Toronto. Nasce SUPERCALCIO, condotta da Italo Lo Presti, coadiuvato da Alex Ziccarelli

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img 7964Ieri, a Toronto, ha visto la luce SUPERCALCIO, una nuova trasmissione sportiva nell’ambito del Gruppo Controsport di NS, visibile su Facebook e in diretta via Zoom, aperta alla partecipazione di tutti gli iscritti alla chat e, più in generale, a chiunque abbia voglia di partecipare anche alla trasmissione vera e propria.

Il Gruppo Controsport di NS è nato qualche tempo fa e ha subito riscontrato un grande interesse, mirabilmente condotto da Italo Lo Presti, esperto di comunicazione, radio e fotografia, rifacendosi alla grande esperienza del notissimo giornalista sportivo Nicola Sparano e dei suoi ‘’Controsport’’ settimanali, per anni sulle pagine del Corriere Canadese e non solo, famose, tra l’altro, le sue grandi interviste a grandi personaggi dello sport, da Rivera a Capello, da Pelè a Maradona e tantissimi altri ancora nell’ambito della sua ultra quarantennale carriera.

Da ieri, appunto, sarà possibile anche intervenire in diretta su SUPERCALCIO, un programma nato in una bellissima serata al tavolo di un ristorante, discutendo di sport, tra Italo Lo Presti e Alex Ziccarelli, autore fra l’altro del nome, dell’idea e del logo del programma che sarà condotto, ovviamente, da Italo col pieno supporto di Alex e di tutti gli amici che vorranno intervenire. Nella trasmissione si parlerà di calcio e ognuno potrà dire la sua e tutti saranno bene accetti, senza preclusione alcuna a chi vorrà partecipare anche ad altri gruppi o programmi in diretta.

Come sempre si fa, auguriamo al nuovo programma le migliori fortune nella speranza che possa essere un nuovo punto d’incontro virtuale di tutte le tifoserie, senza escludere e senza contrapposizione con nessuno.




Tutto il Giro 2023 che parte oggi con la crono di Ortona

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t13 jesolo plan3469 chilometri e 51400 metri di dislivello: questi sono i numeri del Giro d’Italia 2023 che si conferma una delle corse più dure e iconiche del mondo.

La corsa rosa fa parte delle 3 gare a tappe più prestigiose della stagione, i cosiddetti “Grandi Giri”, e si disputa annualmente nel mese di maggio. La prima edizione risale al 1909 e da quell’anno solamente le guerre mondiali hanno fermato la sua organizzazione.

Per l’edizione 2023 saranno al via 22 squadre per un totale di 176 corridori. La gara si disputa su 3 settimane in cui i corridori affronteranno 21 tappe con 2 giorni di riposo.

Una tappa di montagna al Giro d'Italia

GIRO D’ITALIA 2023: IL CALENDARIO

La partenza del Giro d’Italia 2023 si terrà sabato 6 maggio con la cronometro individuale sulla Costa dei Trabocchi. L’arrivo è previsto a Roma domenica 28 maggio. Vediamo ora nel dettaglio le 21 tappe che visiteranno gran parte dello Stivale da Sud a Nord, prima del finale nella capitale.

DATE E CARATTERISTICHE DELLE 21 TAPPE

Edizione che sarà caratterizzata dalle cronometro, saranno infatti 3 le prove contro il tempo che potrebbero risultare decisive per la vittoria finale. Gli scalatori puri dovranno attendere la terza settimana per affrontare le temute Alpi. I velocisti, come da tradizione della corsa rosa, dovranno guadagnarsi le occasioni per giocarsi il successo in volata: per loro la prima settimana sarà quella da non fallire.

Tappa Data Percorso Km Tipologia Difficoltà (da 1 a 5)
1 06/05/2022 Costa dei Trabocchi Fossacesia Marina – Ortona 20 Crono individuale 2
2 07/05/2022 Teramo – San Salvo 201 Pianeggiante 1
3 08/05/2022 Vasto – Melfi 216 Media Montagna 3
4 09/05/2022 Venosa – Lago Laceno 175 Media Montagna 3
5 10/05/2022 Atripalda – Salerno 171 Pianeggiante 2
6 11/05/2022 Napoli – Napoli 162 Pianeggiante 2
7 12/05/2022 Capua – Gran Sasso d’Italia (Campo Imperatore) 218 Alta Montagna 4
8 13/05/2022 Terni – Fossombrone 207 Media Montagna 3
9 14/05/2022 Savignano sul Rubicone – Cesena 149 Crono individuale 4
15/05/2022 Riposo
10 16/05/2022 Scandiano – Viareggio 196 Pianeggiante 2
11 17/05/2022 Camaiore – Tortona 219 Pianeggiante 3
12 18/05/2022 Bra – Rivoli 179 Media Montagna 3
13 19/05/2022 Borgofranco d’Ivrea – Crans Montana 207 Alta Montagna 5
14 20/05/2022 Sierre – Cassano Magnago 193 Pianeggiante 2
15 21/05/2022
Seregno – Bergamo
195 Alta Montagna 4
22/05/2022 Riposo
16 23/05/2022 Sabbio Chiese – Monte Bondone 203 Alta Montagna 5
17 24/05/2022 Pergine Valsugana – Caorle 195 Pianeggiante 1
18 25/05/2022 Oderzo – Val di Zoldo 161 Media Montagna 4
19 26/05/2022 Longarone – Tre Cime di Lavaredo (Rif. Auronzo) 183 Alta Montagna 5
20 27/05/2022 Tarvisio – Monte Lussari 19 Cronoscalata 5
21 28/05/2022 Roma – Roma 115 Pianeggiante 1

LA MAPPA DEL GIRO D’ITALIA 2023

Dalla Costa dei Trabocchi all’epilogo di Roma. I corridori percorreranno quasi interamente il territorio italiano nelle 21 tappe in programma. La prima settimana si svolgerà nei fantastici panorami dell’Italia meridionale, prima di risalire lentamente gli Appennini e abbracciare le Alpi di Nord Ovest. Le giornate decisive sono attese nel Triveneto, poi trasferimento aereo per la chiusura nella capitale.

La mappa del Giro d'Italia 2023

LE TAPPE PIÙ IMPORTANTI DEL GIRO D’ITALIA 2023

Al Giro d’Italia ogni giornata nasconde insidie e preoccupazioni, anche nelle tappe sulla carta più semplici non si deve abbassare la guardia. Le cadute sono uno dei fattori determinanti di un Grande Giro e sono stati tanti i protagonisti che nel corso degli anni hanno dovuto alzare bandiera bianca per un infortunio in corsa.

Il meteo sarà un’altra variabile fondamentale. Nelle ultime stagioni si era discusso di un possibile slittamento del Giro d’Italia verso il mese di giugno, al fine di evitare le pioggie e la neve delle scorse edizioni. Anche per questo motivo si è scelto di sviluppare la prima settimana al sud, dove i corridori non dovranno sottovalutare alcune tappe “mosse” che potrebbero movimentare la classifica.

Giro d'Italia 2013. Vincenzo Nibali vince la tappa delle Tre Cime di Lavaredo

LA PRIMA SETTIMANA

La crono di Ortona stilerà un primo ordine di gerarchie in classifica, insidiosa sarà in seguito la quarta tappa con arrivo in salita al Lago Laceno. Nel finale della prima settimana ci sarà da superare l’infinita salita del Gran Sasso con traguardo a Campo Imperatore, prima della temuta cronometro di Cesena.

LE ALPI

Il primo tappone alpino si terrà alla 13esima frazione con sconfinamento in Svizzera e arrivo a Crans Montana. La terza e ultima settimana si aprirà con la classica ascesa al Monte Bondone, quest’anno da uno dei versanti più impegnativi.

Il finale di corsa si preannuncia entusiasmante. Tre tappe di montagna senza respiro: l’insidioso arrivo di Val di Zoldo, precederà la tappa regina del 2023 con arrivo alle 3 cime di Lavaredo a cui seguirà l’inedita cronoscalata al Monte Lussari. Con un trasferimento lampo dal Friuli, il Giro d’Italia si chiuderà il giorno successivo a Roma.

CRONOMETRO SAVIGNANO SUL RUBICONE – CESENA

Tappa 9 Giro d'Italia 2023

Andando nel dettaglio, analizziamo le 4 tappe che presumibilmente avranno maggior peso ai fini della classifica generale. La tappa numero 9 offre la cronometro romagnola con arrivo a Cesena. 35 km piatti e con pochissime curve: gli specialisti potrebbero scavare gap considerevoli e avvantaggiarsi sugli avversari prima dell’approccio alle montagne.

BORGOFRANCO D’IVREA – CRANS MONTANA

Tappa 13 Giro d'Italia 2023

Il primo dei tapponi alpini arriva alla tappa 13 e ci darà le prime vere impressioni sulla condizione degli uomini di classifica. Non ci sarà opportunità per nascondersi perchè le 3 salite in programma selezioneranno i migliori scalatori: si parte con il Gran San Bernardo (Cima Coppi del Giro 2023 a quota 2469 metri), poi lo sconfinamento in Svizzera per le esigenti scalate alla Croix de Coeur e a Crans Montana (13 km al 7,2%).

LONGARONE – TRE CIME DI LAVAREDO

Tappa 19 Giro d'Italia 2023

Al termine di 3 settimane senza fiato, il Giro 2023 presenta un menù da brivido. Alla tappa 19 c’è il tappone dolomitico con 5 GPM e il trittico finale della “Scala Santa” con Passo Giau, Passo Tre Croci e Tre Cime di Lavaredo. Quest’ultima celebre scalata propone pendenze anche al 18% e lo spettacolo su queste strade non è mai mancato.

TARVISIO – MONTE LUSSARI

Tappa 20 Giro d'Italia 2023

Non ci sarà il tempo per recuperare dalle Dolomiti perchè il giorno successivo è tempo della resa dei conti. Penultima tappa in Friuli, un’inedita cronoscalata al Monte Lussari. 19 km contro il tempo di cui 8 di vera e propria salita: pendenza media al 12% e picchi al 22% su una strada pavimentata appositamente per il passaggio dei corridori. Questa tappa può rovesciare completamente le gerarchie instaurate nei primi 19 giorni di gara. Al traguardo conosceremo il vincitore del Giro d’Italia 2023.

GIRO D’ITALIA 2023: I FAVORITI

La start list definitiva dell’edizione numero 106 si conoscerà solo a pochi giorni dallo start della gara, ma abbiamo già alcune indicazioni sui possibili protagonisti. Fari puntati sul duello tra il giovane fuoriclasse Remco Evenepoel e il veterano Primoz Roglic.

REMCO EVENEPOEL

Da promessa del calcio (era un talento delle giovanili dell’Anderlecht) a predestinato nel ciclismo. Il 23enne belga aveva fatto parlare di se già nei dilettanti e il passaggio tra i professionisti ha solamente confermato il suo potenziale.

Il 2022 è stato l’anno della consacrazione con vittorie pesanti e prestigiose alla Liegi Bastogne Liegi e al Mondiale australiano. In ottica Giro d’Italia risulta più importante il successo alla Vuelta di Spagna, primo sigillo in un Grande Giro, dove Evenepoel ha tolto ogni dubbio sulle sue qualità nelle corse di 3 settimane.

cronometro è tra i migliori della specialità e anche per questo parte con i favori del pronostico per la corsa rosa. A inizio stagione ha vinto l‘UAE Tour, ma ha ceduto nel confronto con Primoz Roglic alla Volta a Catalunya. Il bis consecutivo alla Liegi lo proietta nel migliore dei modi al Giro d’Italia.

Remco Evenepoel, mondiale ciclismo, DAZN Italia

PRIMOZ ROGLIC

Cadute e una buona dose di sfortuna hanno condizionato le ultime stagioni dello sloveno che rimane però un avversario da non sottovalutare per la vittoria finale.

Lo sloveno vanta 3 vittorie alla Vuelta di Spagna e un secondo posto al Tour de France 2020, edizione persa alla penultima tappa contro il connazionale Pogacar. Il miglior risultato al Giro d’Italia è il terzo posto del 2019. 

Se riuscirà a contare sulla migliore condizione, potrà giocarsi la vittoria fino all’ultimo potendo contare anche su una squadra di valore come la Jumbo-Visma e sulla sua potenza a cronometro.

L’inizio di stagione dello sloveno è stato ottimo: 2 corse a tappe disputate e altrettante vittorie alla Tirreno-Adriatico e alla Volta a Catalunya.

Primoz Roglic Vuelta a España 2021

JOAO ALMEIDA

Il portoghese è un osso duro, un corridore che non molla mai. Non è sul livello di Roglic ed Evenepoel, ma guai a sottovalutarlo.

Sarà il suo quarto Giro d’Italia, i primi 2 li ha chiusi nella top 6 e lo scorso anno fu costretto al ritiro mentre era in piena lotta per il podio. Piazzamento che poi è riuscito a ottenere alla Vuelta, battuto proprio dalla coppia Evenepoel-Roglic.

Ha iniziato il 2023 con una buona gamba trovando un secondo posto alla Tirreno e un terzo posto alla Volta a Catalunya.

ALEXSANDR VLASOV

Il colpo a sorpresa potrebbe arrivare ad opera del russo che si è sempre dimostrato solido nelle corse a tappe, ora è atteso al salto di qualità definitivo.

Il corridore della Bora-Hansgrohe vanta un quarto posto al Giro d’Italia 2021 e un quinto posto all’ultimo Tour de France. Lo scorso anno aveva lanciato segnali importanti imponendosi al Giro di Romandia e al Giro della Comunità Valenciana.

Le sue speranze di classifica dovranno essere testate soprattutto a cronometro, terreno in cui al momento non sembra al livello di Evenepoel e Roglic.

IL TRIO DELLA INEOS: THOMAS, GEOGHEGAN HART E ARENSMAN

L’armata INEOS Grenadiers si presenta con 3 attaccanti: il veterano Thomas, il britannico Geoghegan Hart e il giovane Arensman. Il primo, oltre all’invidiabile palmares, è tra gli uomini più afidabili del gruppo in quanto a costanza di prestazione.

Vincitore del Tour de France 2018, si è poi confermato sul podio della Grand Boucle nel 2019 (2°) e nel 2022 (3°). L’ultima volta al Giro d’Italia non fu fortunata, ko per una caduta nel 2020.

Se Thomas non fosse al suo migliore livello (primavera senza squilli), la squadra ha pronto il piano B in Thymen Arensmanvincitore di 2 tappe nella scorsa edizione, il classe 1999 ha chiuso al sesto posto nella Vuelta di Spagna 2022.

L’uomo più in forma della INEOS Grenadiers sembra però essere Teo Geoghegan Hart. Vincitore del Giro d’Italia nel 2020, si è piazzato sul podio del Giro della Comunità Valenciana e della Tirreno-Adriatico in apertura di stagione. Recentemente si è imposto nettamente al Tour of the Alps, dove Thomas ha corso in veste di gregario.

GLI ITALIANI AL GIRO D’ITALIA 2023, SPERANZE E OBIETTIVI

Per quanto riguarda le corse a tappe, l’Italia sta vivendo un momento di transizione e il ritiro di Vincenzo Nibali non vede un immediato successore. Per la classifica generale sono poche le speranze azzurre, per lo più riposte sull’esperto Damiano Caruso che potrebbe però non partire con i gradi di capitano alla Bahrain Victorious.

Giulio Ciccone avrebbe potuto essere uno dei protagonisti della corsa rosa, ma sfortunatamente l’abruzzese ha contratto il COVID nelle settimane precedenti al Giro ed è stato costretto a rinunciare alla partecipazione. Le nostre speranze di gloria si rivolgono ai due talenti cristallini cresciuti nel ciclismo su pista: Filippo Ganna e Jonathan Milan.

DAMIANO CARUSO

Il siciliano resta l’unica vera possibilità per un piazzamento in top 10 tra gli italiani. Il favoloso exploit al Giro d’Italia 2021 in cui chiuse al secondo posto sarà comunque difficile da replicare.

Per il 35enne si dovrà capire innanzitutto il ruolo all’interno della Bahrain Victorious. Al momento tra i convocati ci dovrebbe essere anche Santiago Buitrago, vincitore di una frazione nel 2022. Vedremo chi sarà il capitano della squadra, ruolo a cui potrebbe ambire anche l’australiano Jack Haig.

Damiano Caruso Vuelta a España 2021

FILIPPO GANNA

Il 26enne di Verbania è entrato nella storia del ciclismo dopo aver ottenuto il nuovo record dell’ora nel Velodromo di Grenchen, lo scorso 10 ottobre. Uno dei più forti corridori italiani di tutti i tempi, cresciuto su pista e diventato un riferimento delle cronometro su strada. 

6 vittorie di tappa al Giro d’Italia, di cui 5 a cronometro. L’uomo della INEOS punta dritto alla maglia rosa nella cronometro inaugurale della Costa dei Trabocchi e vorrà ripetersi nella crono romagnola della tappa 13. Un ulteriore obiettivo sarà quello di vestire la maglia del leader per più giorni possibile, fatto alla portata dell’italiano considerando il programma della prima settimana.

Ha partecipato da protagonista alle classiche di Primavera, cogliendo un secondo posto alla Milano-Sanremo e un sesto posto alla Parigi-Roubaix.

Ganna campione del mondo

GIULIO CICCONE COSTRETTO AL FORFAIT

Cacciatore di tappe o uomo di classifica? L’abruzzese avrebbe dovuto decidere fin da subito quale sarebbe stato il suo ruolo al Giro d’Italia. La gamba sembrava essere qualla giusta per lasciare il segno.

Ha vinto 2 tappe in questa stagione tra Volta a Catalunya e Giro della Comunità Valenciana. L’avvicinamento al Giro è stato particolare: non ha partecipato al Tour of the Alps, ma ha preso parte a Freccia-Vallone e Liegi. In data 25 aprile l’abruzzese risulta positivo al Covid, la persistenza dei sintomi lo ha costretto al forfait.

Rinunciare al Giro mi spezza il cuore. Non riesco a trovare altre parole per descrivere i miei sentimenti in questo momento. Avrei affrontato la mia gara preferita dopo il miglior inizio di stagione della mia carriera. Sarei partito da casa, dal mio Abruzzo; un evento storico, anzi unico. Era tutto perfetto. Sembra assurdo. Devo ingoiare un boccone amaro e il pensiero di cosa avrei potuto fare in questo Giro resterà nella mia mente a lungo. D’altra parte, devo ascoltare il mio corpo. Devo recuperare nel migliore dei modi perché la stagione è lunga e il rischio di comprometterla sarebbe troppo alto. È una decisione difficile, ma devo accettare il fatto e guardare oltre. Appena tornerò a correre trasformerò questa delusione in determinazione” le parole di Ciccone.

JONATHAN MILAN

Anche lui esce dal ciclismo su pista e si sta imponendo come sprinter di assoluto spessore. Nel finale di stagione 2022 ha brillato sui traguardi del Giro di Croazia e in questo 2023 ha iniziato subito con il piede giusto al Saudi Tour. Da capire chi saranno i suoi avversari nelle volate, al momento tra i confermati ci dovrebbero essere Pedersen, Gaviria, Groves e Ackermann. 

da dazn.com




Domani partirà il Giro d’Italia numero 106

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5giro221 tappe, tre settimane, uno show che attraversa, con la forza dei muscoli sui pedali, 3.489 spettacolari chilometri tra le vie d’Italia: si alza il sipario sul 106° Giro d’Italia. Da domani, 6 maggio, fino al 28 maggio, prende il via l’impegnativo percorso fatto quest’anno da 51.400 metri di dislivello per una kermesse entusiasmante e infernale che metterà a dura prova i nervi e le capacità dei migliori ciclisti del globo promuovendo al contempo tutte le bellezze nostrane.
Il Giro numero 106 partirà con una crono individuale di 19,6 km da Fossacesia Marina a Ortona in Abruzzo, e sarà subito battaglia tra le 22 squadre al via. Una sfida destinata a protrarsi fino al 28 maggio, quando sarà Roma a ospitare l’ultima frazione e a incoronare il nuovo re della maglia rosa. È capitato solo 4 volte in passato (l’ultima nel 2018) che il Giro celebrasse l’epilogo nella Capitale, ed è certo un motivo in più d’attrazione.
La Corsa Rosa sarà orfana del vincitore dell’edizione 2022, l’australiano Jay Hindley, 26 anni della Bora-Hansgrohe che quest’anno punta sul Tour de France. Ma lo spettacolo in Italia sarà garantito dal duello tra Primoz Roglic e Remco Evenepol, accomunati dal talento e da un palmares di grandissima classe. Sono loro le stelle del ciclismo moderno cui vanno i favori del pronostico. Incendieranno la corsa garantendo, fin dall’inizio, medie altissime e colpi di scena. Ma non mancano altri motivi d’attrazione e anche l’Italia può recitare da protagonista, aggrappata alle magie di Filippo Ganna che già domani nella cronometro del suo terzo Giro d’Italia può regalare emozioni e prendere la prima Maglia Rosa di questo Giro. Un passaggio per l’azzurro in continua evoluzione: dalla pista, oro olimpico e mondiale al record dell’ora alla strada con il secondo alla Milano-Sanremo alle spalle di Van der Poel, Filippo ha ancora molto da dare e tanto da scoprire anche di se stesso. Ganna sarà un cacciatore di successi parziali, perché per la classifica finale in casa Ineos ci sono Tao Geoghegan Hart (che un Giro lo ha già vinto nel 2020) e Geraint Thomas, il signor G che a 37 anni non ha intenzione di mollare.
Parterre di alto livello, spettacolo assicurato, e tre cronometro individuali di oltre 70 chilometri, come non accadeva da 10 anni. Sono due particolarità che, oltre al Gran Finale a Roma, caratterizzano questo Giro d’Italia. La corsa andrà per sette volte oltre i 2000 metri.
Il 18 maggio sarà già spettacolo con la Bra-Rivoli e con la salita del Colle Braida. Ed è già battaglia nella tredicesima frazione, da Borgofranco d’Ivrea a Crans Montana il 19 maggio, unico sconfinamento di questa edizione. La Cima Coppi, il punto più alto del Giro, sarà il Gran San Bernardo, l’arrampicata svizzera con il traguardo a 2469 metri. Gli arrivi in salita al Lago Laceno e soprattutto del Gran Sasso faranno selezione e diranno chi non potrà prendersi il trofeo senza fine. Importante piuttosto le tappe di Crans Montana, in Svizzera, poi quella sul Monte Bondone e sulle leggendarie Dolomiti tra Val di Zoldo e le Tre Cime di Lavaredo.
La cronoscalata del Monte Lussari da Tarvisio sarà la vera perla della rassegna. Pensata anni fa dall’ex patron friulano Enzo Cainero scomparso nel gennaio scorso, è la salita per eccellenza. Vicino alla Slovenia, scelta per sedurre Primoz Roglic (anche se nei pensieri c’è sempre il fuoriclasse Tadej Pogacar) offre 1050 metri di dislivello in 18,6 km e una salita concentrata negli ultimi 7 km con pendenza media del 12,1% e punte al 22%. Fatica e sofferenza che esalterà le doti di chi sa soffrire. “Vincerà il corridore più completo”, commenta Roglic.
L’Italia delle due ruote sta ancora elaborando l’addio di Vincenzo Nibali che il Giro l’ha vinto due volte (2023 e 2016). E proprio il campione di Messina martedì alla Farnesina, dove la corsa è stata presentata ad ambasciatori e consoli salendo su una passerella internazionale, ha saputo emozionare con le sue parole. “Ho vissuto su me stesso quanto enorme sia il valore del Giro a livello internazionale. È grazie a lui se sono diventato un personaggio pubblico riconosciuto e ho ricevuto inviti in ogni parte del pianeta, proiettandomi su un’altra dimensione come atleta”. (aise) 




Napoli campione, il giorno dopo (VIDEO)

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img 7808Vincere lo scudetto a Napoli è qualcosa che rimane nell’anima e che rimane nel cuore di tutti, per sempre.

Se è vero che gli eroi non muoiono mai, ecco allora che Osimhen e compagni da ieri sono immortali. Vanno a raggiungere una ristretta schiera di eletti capeggiata da Maradona e contorniata da tutti quelli che parlavano di Napoli al mondo e che oggi non sono qui tra noi ma che ci guardano da lassù e sono senza dubbio a festeggiare nei cuori della gente di questa città che ieri è esplosa tutta di gioia insieme a un fiume immenso di tifosi, sparsi dallo stadio di Udine al Maradona di Napoli e per tutte le strade del centro storico, di Via Caracciolo, dei Quartieri Spagnoli, di Spaccanapoli, di Mergellina, del Vomero, di tutte le città del mondo dove vive almeno un cuore napoletano.

Come non ripensare a quelli che non sono più tra noi, da Totò a Eduardo e, fra gli ultimi a lasciarci, Sua Maestà Maradona, Pino Daniele e Massimo Troisi che da oggi hanno un motivo in più per sorridere e guardarci tutti con una benedizione unica per tutta la gente che, dovunque sia, porta Napoli sempre nel suo cuore.

E viene perfino spontaneo, perché finalmente possiamo dirlo, “scusate il ritardo” e “ricominciamo da 3”. Ciao Massimo, ciao Diego, ciao Pino.

*Dedicato con affetto a tutti i napoletani e, in particolare, al mio grande amico Renato Bedini e ai fratelli Carmine e Marcello D’Alonzo.




Napoli color Azzurro vittoria

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Dopo 33 anni la squadra partenopea vince il campionato italiano. Giovedi 4 maggio il Napoli conquista la vittoria matematica con 5 giornate di anticipo.

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L’ultimo chilometro per arrivare al traguardo è stato sicuramente il più duro e il Napoli ci è arrivato con un pizzico di affanno. Ma ciononostante, a cinque giornate dal termine, la squadra partenopea si è matematicamente aggiudicato lo scudetto per il 2023. Si tratta del terzo titolo e arriva 33 anni dopo l’ultima vittoria, nel 1990, una vita calcistica fa.

800px maradona gol napoli 1987 1988Era l’epoca di Diego Maradona. Il pareggio di Udine ha fatto esplodere la festa e un festoso delirio collettivo per un trionfo atteso da tanti anni, sfiorato almeno 4 volte nel decennio e perso anche rocambolescamente sul filo di lana.

Un  trionfo che i napoletani hanno voluto celebrare nel nome di Diego con  lo stadio che gli dedicato   uno dei primi cori dopo la conquista matematica dello scudetto. 33 anni sono tanti, per tutti, specialmente per un popolo che ne ha passate tante e cha visto rinascere il glorioso club calcistico dal fallimento, salvato dall’acume imprenditoriale del produttore cinematografico  Aurelio De Laurentiis.

Una città che ha accompagnato i suoi nuovi eroi per tutta la stagione, da quando si è capito che quest’anno poteva essere diverso. Giornata dopo giornata, il vantaggio sulle inseguitrici è aumentato. Il Napoli vinceva, le altre no. Il percorso trionfale  non ha regalato il record di punti che pure poteva essere infranto. . Quello di superare il primato dei 102 punti in campionato conquistati dalla Juventus di Antonio Conte nella stagione 2013-14, era un obiettivo possibile fino alla gara contro il Milan, con una media che fino a quel momento era stata di 2,6 punti a partita.

Il Napoli non potrà più battere il primato assoluto perché, ammesso che vinca tutte le ultime cinque partite, arriverebbe al massimo a quota 95. Ma con numeri del genere in  città da settimane si stavano preparando i festeggiamenti per uno scudetto che mancava dai tempi di Maradona.

Quella del Napoli è una bella storia di sport, per una città che si identifica nel colore azzurro. Una storia nata nel 1904  , quando l’inglese William Poths, impiegato nella sede napoletana della Cunard Line, deciso ad importare nel capoluogo partenopeo il popolare football e coadiuvato da soci locali come l’ingegnere Emilio Anatra ed Ernesto Bruschini fondò il Naples Foot-Ball & Cricket Club, la prima vera rappresentativa calcistica cittadina, che nel 1906 prese il nome di Naples Foot-Ball Club .

220px napoli1926I colori sociali erano il blu ed il celeste. Giorgio Ascarelli, con l’intento di riunire i sodalizi cittadini allo scopo di creare un club più competitivo, il 1º agosto 1926 fondò l’Associazione Calcio Napoli, di cui divenne il primo presidente. La società esordì in massima serie nella Divisione Nazionale 1926-1927.   Il Napoli prese parte al primo torneo di massima serie a girone unico, la Serie A, nel 1929-1930. La società scelse come allenatore il mister William Garbutt, vincitore di due scudetti alla guida del Genoa, e grazie al contributo di giocatori come Antonio Vojak e Attila Sallustro raggiunse notevoli risultati, come il doppio terzo posto consecutivo nelle stagioni 1932-1933 e 1933-1934 e la qualificazione alla massima competizione europea dell’epoca, la Coppa Mitropa. Nel 1936 entrò in società il comandante Achille Lauro, armatore di grande successo, che non riuscì tuttavia ad apportare particolari benefici al club partenopeo: nella seconda metà degli anni trenta la qualità della squadra andò declinando, fino a culminare nella retrocessione nella categoria inferiore nel 1941-1942.  L’allenatore Eraldo Monzeglio  riportò la squadra in Serie A e avviò un lungo periodo alla guida del club partenopeo. Nonostante i rinforzi apportati alla squadra dal proprietario Achille Lauro, tra i quali spiccavano Bruno Pesaola, Hasse Jeppson e Luís Vinício, il Napoli non andò oltre il quarto posto raggiunto nel 1952-1953 e nel 1957-1958. Nel 1959 venne inaugurato il nuovo stadio San Paolo.

220px ac napoli coppa italia 1961 62Tornato in Serie B nel 1961, il Napoli venne affidato a Bruno Pesaola, il quale guidò gli azzurri al ritorno in massima serie e alla conquista del primo trofeo della loro storia, la Coppa Italia 1961-1962, divenendo insieme al Vado l’unica società ad aver vinto la Coppa Italia non militando in massima serie. Questo successo, inoltre, offrì al Napoli la possibilità di esordire in una competizione UEFA, la Coppa delle Coppe, nella quale raggiunse i quarti di finale. Il 25 giugno 1964 il club assunse l’attuale denominazione di Società Sportiva Calcio Napoli.. Alcuni dei giocatori più rappresentativi dell’epoca furono Dino Zoff, Antonio Juliano, Omar Sivori e José Altafini; il miglior risultato fu il secondo posto del 1967-1968. Divenuto presidente, il giovane ingegnere Corrado Ferlaino  avviò la più longeva e vincente presidenza della storia partenopea. Grazie all’acquisto di calciatori come Sergio Clerici, Giuseppe Bruscolotti e Tarcisio Burgnich, il Napoli raggiunse due volte il terzo posto (1970-1971 e 1973-1974) e un secondo posto nel 1974-1975, questi ultimi due piazzamenti ottenuti grazie al calcio totale di Luís Vinício. Nel 1976 il club azzurro vinse la seconda Coppa Italia, superando in finale il Verona. Alterne fortune caratterizzarono la seconda metà degli anni settanta: nonostante l’acquisto del bomber Giuseppe Savoldi, il rendimento in campionato andò peggiorando, culminando con l’undicesimo posto del 1979-1980.

Dopo uno scudetto sfiorato nel 1981, con il libero olandese Ruud Krol tra i protagonisti, nell’estate del 1984 il Napoli  definì l’acquisto del campione argentino Diego Armando Maradona dal Barcellona per la cifra record di 15 miliardi di lire.

800px napoli coppa uefa 1988 1989 maradonaSotto la conduzione tecnica di Ottavio Bianchi e grazie all’innesto di altri calciatori di notevole livello, tra cui Bruno Giordano, Salvatore Bagni, Claudio Garella e Alessandro Renica, nel 1987 il Napoli conquistò il suo primo scudetto, primo club del Meridione continentale a riuscire nell’impresa, vincendo nel contempo anche la terza Coppa Italia. Il sodalizio partenopeo si consolidò ai vertici del calcio italiano: forte di nuovi innesti come i brasiliani Careca e Alemão, il Napoli arrivò per due volte consecutive al secondo posto e nel 1989 ottenne il primo alloro internazionale, la Coppa UEFA (foto a sinistra), superando nella doppia finale i tedeschi dello Stoccarda.

Nel 1990, con Alberto Bigon allenatore, il club partenopeo conquistò il secondo scudetto, cui fece seguito la vittoria della Supercoppa Italiana, ottenuta superando la Juventus di Maifredi per 5-1.

La crisi finanziaria  constrinse il club a privarsi dei suoi uomini migliori: man mano vennero ceduti, tra gli altri, Gianfranco Zola, Daniel Fonseca, Ciro Ferrara e Fabio Cannavaro. La crisi raggiunse l’apice nel 1997-1998, con l’ultimo posto in classifica e la retrocessione in Serie B dopo 33 anni consecutivi di massima serie. Il club azzurro ritornò in Serie A nel 2000, per poi retrocedere nuovamente dopo appena un anno. Alla crisi di risultati si aggiunse l’ormai compromessa situazione finanziaria, che portò nell’estate del 2004 al fallimento del club e alla conseguente perdita del titolo sportivo.

napoli linkiestaNelle settimane successive l’imprenditore cinematografico Aurelio De Laurentiis rilevò il titolo sportivo dalla curatela fallimentare del tribunale di Napoli e iscrisse la squadra, con la denominazione Napoli Soccer, al campionato serie C. Il rilancio della squadra fu affidato al direttore generale Pierpaolo Marino. La  promozione arrivò due anni dopo sotto la guida di Edoardo Reja. Dopo aver riacquisito la denominazione originaria di Società Sportiva Calcio Napoli, volutamente non utilizzata nei due campionati di terza serie, nel 2007 il club partenopeo conseguì l’immediata promozione in Serie A, tornando in massima serie dopo 6 anni di assenza. In seguito alla guida della squadra si avvicendarono l’ex CT della Nazionale Roberto Donadoni e, quindi, Walter Mazzarri, che dapprima condusse la squadra alla qualificazione diretta in Europa League, la prima dopo 16 anni, quindi nel 2011 riportò il club nella massima competizione europea, la UEFA Champions League, 21 anni dopo l’ultima partecipazione.




Napoli campione d’Italia!

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644612f25ff627bd00320530b8f4e599 940x529La formazione partenopea, pareggiando oggi per 1 a 1 a Udine contro i bianconeri locali, è matematicamente Campione d’Italia.

Lo scudetto è il terzo della storia della squadra napoletana e arriva 33 anni dopo quello della storica formazione con Maradona.

A cinque giornate dalla fine del torneo, il Napoli sale a 80 punti contro i 64 della Lazio. Con i 15 punti ancora in palio la squadra di Spalletti diventa quindi irraggiungibile.

Partiti i festeggiamenti in tutta la città vesuviana.

 




4 maggio 1949, la tragedia del Grande Torino

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891616657be738a29fac62ceb3cbe0417b0c236aEstate 1948. Il Torino del presidente Ferruccio Novo domina da anni in Italia e si appresta a vivere da protagonista una nuova stagione. Nonostante il Secondo conflitto Mondiale gli abbia tolto di fatto due Scudetti, ne ha vinti 4 consecutivi, più una Coppa Italia, lasciando pochissimo alle sue avversarie. I suoi giocatori sono l’ossatura della Nazionale italiana, che l’11 maggio 1947, contro l’Ungheria, scende in campo con 10 calciatori granata più Sentimenti IV, portiere della Juventus, e che nel 1950 dovrà difendere in Brasile il doppio titolo Mondiale conquistato nelle edizioni del 1934 e del 1938.

La fama di quella squadra ha ormai travalicato i confini nazionali, tant’è vero che la nuova stagione si apre per i campioni d’Italia con una lunga tournée in Brasile. Anche alla luce del successo dell’iniziativa, e delle numerose richieste ricevute, Novo pensa ad una squadra che, con una rosa allargata, possa da un lato continuare a competere per lo Scudetto, dall’altro mostrare il suo calcio in giro per il Mondo. 

I titolari storici iniziano a risentire in alcuni elementi del peso degli anni, così sul calciomercato il numero uno granata si preoccupa di acquistare rinforzi che rappresentino nel breve periodo una valida alternativa ai titolari e che nel lungo possano diventare i loro successori. La squadra, con Roberto Copernico passato alla Commissione tecnica della FIGC che guida la Nazionale, è affidata all’allenatore inglese Leslie Levesley, ma la vera mente è Egri Erbstein, nominato ufficialmente Direttore tecnico dopo esser stato per anni consigliere di Novo.

In porta gioca l’inossidabile Bacigalupo, a destra c’è Aldo Ballarin, mentre a sinistra il giovane campione Virgilio Maroso, afflitto spesso da problemi di pubalgia, trova in Operto Sauro Tomà delle valide alternative. Rigamonti è il mastino difensivo del sistema, supportato dai due mediani Grezar e Martelli, che hanno nell’esperto  Castigliano e nel giovane Fadini le loro alternative. Le due mezzali, Loik Valentino Mazzola sono le due colonne portanti. Davanti il tridente d’attacco vede il trentatreenne Gabetto centravanti, supportato dai due esterni offensivi Romeo Menti Franco Ossola.

La partenza in campionato è un po’ soft, e vede la sorprendente Lucchese partire in quarta. Poi ‘gli invincibili’ granata impongono la legge del più forte e si portano in testa. Mentre i toscani scivolano in classifica, alle spalle del Torino emergono Sampdoria e soprattutto Inter, trascinata dai due bomber Amedeo Amadei István Nyers. Il 6 gennaio 1949 il Torino si laurea campione d’inverno con 3 punti di margine su Genoa, Inter e Lucchese, seguite dalla Sampdoria.

Quando succedeva di andare sotto nel punteggio, dagli spalti del Filadelfia risuonava la tromba del capo-stazione Oreste Bolmida, che dava inizio alla riscossa. Capitan Mazzola si piegava le maniche della maglia e il Torino aumentava in modo vertiginoso i ritmi di gioco, travolgendo il malcapitato avversario di turno, che veniva puntualmente rimontato. Era il famoso ‘Quarto d’ora granata’.

Nel girone di ritorno, alla 23ª giornata, il Torino allunga a +6 sulle inseguitrici Sampdoria e Inter, ma dopo 3 giornate i nerazzurri si rifanno sotto a -4. Diventa così decisivo lo scontro diretto, che dovrebbe teoricamente disputarsi il 1° maggio. Invece, su richiesta del Torino, che ha programmato in settimana un’amichevole con il Benfica, la Federazione accorda l’anticipo a sabato 30 aprile.

A San Siro, dove i granata si presentano in formazione rimaneggiata senza Valentino Mazzola e Maroso, lo scontro al vertice si chiude sullo 0-0. Con 4 punti di margine a 4 giornate dalla fine del torneo il Torino è virtualmente campione d’Italia per la 5ª volta consecutiva e Novo dà il permesso ai suoi giocatori di andare in Portogallo. Manca solo l’ufficialità, ma lo Scudetto appare una formalità. Invece quella contro l’Inter resterà l’ultima partita ufficiale del Grande Torino.

Valentino MazzolaGetty Images

DA CAGLIARI A LISBONA: LA MANO DEL FATO

A campionato 1948-49 in pieno svolgimento, il Torino, principalmente attraverso il suo capitano Mazzola, fedele alla linea sposata dal presidente Novo, aveva preso accordi con diverse società per giocare delle amichevoli. Fra queste una partita era stata fissata per il 4 maggio 1949 contro il Cagliari allo Stadio di Via Pola.

“Un settimanale sardo, ‘Sardegna Sport’, in data 15 marzo 1949, titolava: ‘Il Torino il 4 maggio a Cagliari?’ – racconta in esclusiva a GOAL lo storico dello sport Mario Fadda – Sotto un altro stralcio del giornale recitava: ‘I dirigenti del Cagliari hanno preso accordi con la dirigenza granata per disputare un’amichevole il 4 maggio in occasione del ritorno di Sant’Efisio in città’. La notizia mi ha incuriosito e ho voluto approfondire”.

Santo venerato a Cagliari e in tutta la Sardegna, e martirizzato sotto l’imperatore romano Diocleziano il 15 gennaio del 303 d.C. a Nora, Efisio, prima di morire, secondo quanto tramandato dalla tradizione cattolica, aveva invocato la protezione di Dio per tutti i sardi. Per questo motivo è ancora oggi molto venerato sia nel capoluogo isolano, sia in tutta la Sardegna. Durante la Seconda guerra Mondiale, nemmeno i bombardamenti americani avevano impedito che il suo simulacro fosse portato in processione dai fedeli.

Il 4 maggio 1949 cadeva di mercoledì, a metà settimana, e quel giorno terminava la sagra, la grande festa, con il rientro del simulacro dal luogo del martirio. Sia i granata, sia i rossoblù, che allora militavano in Serie C, non avevano impegni di campionato. E nella prima metà del XX secolo era frequente che, a conclusione della festa, venissero allestite manifestazioni sportive.

Il tramite era il dirigente del Cagliari Peppino Deiana, commerciante di pellami che aveva una conceria ed era molto amico di Valentino Mazzola, capitano del Torino, il quale, di secondo mestiere, faceva il fabbricante di palloni. Inoltre il Direttore tecnico del Torino era Egri Erbstein, colui che da allenatore del Cagliari nel 1930/31 aveva vinto il campionato di Prima Divisione, portando per la prima volta i sardi in Serie B.

I rapporti fra le due società, insomma, erano ottimi, come testimona l’anno precedente la cessione in prestito gratuito ai rossoblù di 3 giovani calciatori,  il difensore Ferdinando Terzolo e gli attaccanti Ezio Ronzi e Armando Segato, futuro azzurro e campione d’Italia con la Fiorentina.

“Deiana, originario di Selargius, frequentava spesso il Filadelfia, quella che era la casa del Grande Torino, ed era perciò conosciuto e amico anche degli altri componenti della rosa. Gli accordi erano stati presi con la dirigenza del Torino fra fine febbraio e inizio marzo. Senonché il 27 febbraio si gioca a Genova Italia-Portogallo, Ferreira stringe amicizia con Mazzola e si prendono accordi per organizzare un’amichevole da giocare a Lisbona, inizialmente senza una data ufficiale”.

C’è stato così un sovrapporsi successivo di date. Alla fine i dirigenti si sono ritrovati con 2 partite da giocare nello stesso periodo e il Torino non poteva permettersi, nella fase più calda del campionato, di disputare due amichevoli in 2 settimane consecutive. Così, anticipato al 30 aprile lo scontro Scudetto con l’Inter, scelsero, con il benestare di Novo, a lungo titubante,  di andare a Lisbona, gara che dava loro maggiori introiti, rinviando invece a fine stagione, ovvero agli ultimi giorni di giugno, la sfida con i sardi. 

“In un’intervista rilasciata dopo la tragedia, Deiana raccontò che, appreso del rinvio della gara, aveva allestito la sua villetta campidanese a Selargius per ospitare l’intera squadra. I granata avrebbero fatto a quel punto una vacanza lunga nell’isola. Era tutto organizzato nei dettagli: dopo la partita amichevole, era previsto un tour per visitare le spiagge della Sardegna, ma anche la partecipazione a battute di caccia grossa”. 

“Non sembri strano che in quel periodo una grande squadra come il Torino venisse in Sardegna a giocare un’amichevole contro una squadra di Serie C – sottolinea Fadda – Due anni prima, ad esempio, a giugno del 1947 la Juventus fece un’amichevole a Sassari, con Boniperti in campo, contro la Torres pochi mesi dopo il suo esordio in bianconero. Ma nell’isola vennero anche il Genoa, che giocò contro una Selezione mista del Sud Sardegna, e la Lazio, che affrontò il Carbonia, neopromosso in Serie C. Era una cosa normale che le grandi società aiutassero le piccole realtà a fare incassi importanti. In cambio anch’esse avevano un ritorno economico ma anche pubblicità e nuovi tifosi”. 

Stadio FiladelfiaStadio Filadelfia

L’ULTIMA PARTITA: L’AMICHEVOLE COL BENFICA

Il 3 maggio, giorno di Festa nazionale in Portogallo, in cui si celebra l’anniversario della scoperta del Brasile, il Torino va dunque a Lisbona per giocare contro il Benfica un’amichevole pro-calciatore per aiutare Ferreira, capitano delle Aquile.

“Non, come spesso si è scritto perché si ritirava, visto che ha giocato per altri 5-6 anni, ma perché era in difficoltà economiche e quella partita era un modo per uscire dalla crisi. Succedeva infatti spesso all’epoca che i calciatori, grazie all’aiuto e alla comprensione di alcuni amici e colleghi, riuscissero ad organizzare delle amichevoli che richiamassero una buona quantità di pubblico sugli spalti, nelle quali la società li garantiva l’intero incasso o metà incasso, come avvenne in questo caso”.

Il volo con a bordo il Torino, tecnici, dirigenti e 3 giornalisti al seguito della squadra, il Direttore di Tuttosport Renato Casalbore, Luigi Cavallero de ‘La Nuova Stampa’ Renato Tosatti, de ‘La Gazzetta del Popolo’, parte da Milano Malpensa il 1° maggio alla volta di Lisbona. A bordo si registrano alcune defezioni. Non c’è innanzi tutto il presidente Novo, convalescente dopo una brutta broncopolmonite. Non è presente Sauro Tomà, bloccato da un infortunio al ginocchio.

Non ci sono nemmeno il portiere di riserva Renato Gandolfi, che cede il suo posto al terzo portiere, Dino Ballarin, fratello di Aldo, su intercessione di quest’ultimo, Luigi Giuliano, capitano della Primavera granata che aveva già debuttato in Prima squadra facendo molto bene, e alcuni componenti della Primavera che avranno poi una discreta carriera. Fra questi Pietro Biglino e il terzino Pietro Bersia (che esordirà in Serie A dopo la Tragedia e diventerà successivamente capitano del Cagliari, ndr).

Fra i giornalisti al seguito mancano  il telecronista Nicolò Carosio, bloccato in Italia dalla cresima del figlio, e Vittorio Pozzo, che aveva rotto con Novo dopo esserne stato a lungo un fidato collaboratore e per questo fu escluso dalla comitiva. Parte regolarmente invece Valentino Mazzola, pur febbricitante, che aveva saltato il confronto Scudetto con i nerazzurri.

L’iniziativa del Benfica ha grande successo. All’Estadio Nacionál della capitale lusitana, il pomeriggio del 3 maggio, per vedere il Grande Torino accorrono infatti 40 mila spettatori. L’amichevole termina 4-3 per i portoghesi. Arbitra l’inglese Pearce e Ossola, che ha appena saputo che sua moglie è incinta di un secondo figlio, apre le marcature segnando un gran goal. Che il clima sia amichevole lo si capisce quando il Benfica in 15 minuti si porta sul 3-1: doppietta di Melao e goal di Arsenio. Prima di andare a riposo c’è tempo anche per una rete di Bongiorni, subentrato a Gabetto.

Nella ripresa arriva addirittura il poker delle Aquile con Rogerio, a segno all’85’, prima che un rigore di Menti fissi il risultato finale sul 4-3. Gli spettatori, che hanno pagato il biglietto per godersi lo spettacolo, non sono rimasti delusi, come del resto neanche Ferreira e gli stessi giocatori del Torino.

Valentino Mazzola Ferreira Benfica Torino 1949

IL DISASTRO AEREO

Mazzola e compagni sono stanchi, per questo decidono di ripartire subito per Torino la mattina seguente. L’aereo con a bordo tutta comitiva, un trimotore FIAT G.212, con marche I-ELCE, delle Avio Linee Italiane, decolla dall’aeroporto di Lisbona alle 9:40 di mercoledì 4 maggio 1949. A comandarlo è il tenente colonnello Pierluigi Meroni, il cui nome tornerà alla ribalta 18 anni dopo con la morte del giovane talento granata quasi suo omonimo, e sarà letto anch’esso come un inquietante segno del destino.

Il velivolo atterra alle 13 all’aeroporto di Barcellona per fare rifornimento. Qui i calciatori del Torino incrociano quelli del Milan che stanno andando a Madrid per giocare a loro volta un’amichevole contro il Real Madrid. Fra questi c’è anche Carappellese, attaccante che vestirà in futuro anche la divisa granata, e racconta di aver visto i giocatori granata distrutti dalla stanchezza.

Il FIAT G.212 riparte alle 14.50, ma, anziché dirigersi a Milano Malpensa, come inizialmente programmato, fa rotta diretta per l’aeroporto di Torino-Aeritalia. Ma chi ha deciso il cambio di destinazione? Ancora oggi resta il mistero, ma si fanno diverse ipotesi.

La prima possibilità è che proprio perché particolarmente stanchi, i giocatori granata e in particolare Valentino Mazzola abbiano chiesto al comandante Meroni di arrivare direttamente a Torino. La seconda è che il cambio di rotta fosse dovuto a motivi di dogana: era probabile che la comitiva avesse fatto acquisti a Lisbona e in caso di arrivo diretto nel capoluogo piemontese avrebbe goduto di controlli più leggeri da parte dei finanzieri rispetto a Milano.

All’altezza di Savona l’aereo vira verso nord, e si prevede arrivi a destinazione nel giro di mezzora. Sta di fatto che a Torino il tempo è pessimo, con nuvole basse e fitte che ricoprono il cielo,  pioggia battente, forte vento di libeccio con raffiche e visibilità orizzontale scarsissima (40 metri).  Sicuramente non le condizioni ideali per viaggiare. La comunicazione arriva ai piloti del FIAT G.212 alle ore 16.55.

Dopo alcuni minuti di silenzio, alle 16.59 arriva la risposta dall’aereo:

“Quota 2.000 metri. QDM su Pino, poi tagliamo su Superga”.

A Pino Torinese, a sud est di Torino, c’è una stazione radio VDF (VHF direction finder), per fornire un QDM (rotta magnetica da assumere per dirigersi in avvicinamento a una radioassistenza) su richiesta. In un’epoca in cui la radionavigazione non disponeva di strumenti tecnologicamente avanzati, normalmente si sarebbe optato per quello che in gergo aeronautico è chiamato QCO, ossia la deviazione del volo verso uno scalo più sicuro, in questo caso Malpensa o Linate. Tuttavia l’ordine da Torino non arriverà mai.

SupergaArchivo

Alle 17:02 l’equipaggio chiama così per l’ultima volta la torre di Torino, per avere conferma dell’angolo di approccio alla pista, che viene confermato. Il pilota, una volta giunto sulla perpendicolare di Pino Torinese, conta dunque di virare di 290 gradi di prua per allinearsi alla pista do Torino-Aeritalia, lasciandosi sulla destra il Colle di Superga con la relativa basilica.

Ma l’aereo, anziché con la pista di atterraggio, si allinea fatalmente con la Collina di Superga: il forte vento di libeccio avrebbe spostato di qualche grado l’angolo di approccio di I-ELCE alla pista, inoltre l’altimetro (si scoprirà nelle indagini che seguiranno l’incidente) è impazzito, bloccandosi a quota 2000 metri, mentre in realtà il velivolo si trova a soli 600 metri dal suolo.

Il pilota è indotto in errore, si vede sbucare davanti la basilica all’improvviso e con una velocità di 180 chilometri orari non può più far nulla. Non risultano del resto tentativi in extremis di riattaccata o virata. Sono le 17.03 del 4 maggio 1949 e il trimotore FIAT G.212 con a bordo il Grande Torino si schianta contro il terrapieno della Basilica di Superga, avvolta in una fitta nebbia.  Alle 17.05 Aeritalia Torre chiama I-ELCE, non ricevendo alcuna risposta.

Tutto è compiuto. L’aereo si disintegra, scoppia un incendio e i corpi bruciacchiati dei 31 occupanti vengono sbalzati fuori fra il prato e alcune stanze della stessa basilica. Non ci sono sopravvissuti. Qualcuno, dopo il boato generato dall’incidente, urla: “È caduto un aereo!”. Quando le fiamme iniziano a dissolversi, il primo ad accorrere sul luogo della tragedia è il cappellano di Superga Don Tancredi Ricca, che stava nella sua stanza al primo piano leggendo il suo libro di preghiere, e subito si trova di fronte uno spettacolo terribile e straziante.

Sul posto arrivano i primi soccorritori. Fra questi anche Amilcare Rocco, muratore che abita a pochi metri dalla basilica, con altre persone. Qualcuno trova una foto per terra e vede che è quella del Torino del 1946. In quel momento si materializza il dramma che è appena accaduto: “Ma quello è il Torino!”, esclama in dialetto. Don Ricca trova le maglie granata con lu Scudetto cucito. Non ci sono più dubbi.

La notizia si diffonde rapidamente e oltrepassa i confini nazionali, facendo rapidamente il giro del Mondo. Nello schianto avevano perso la vita Bacigalupo, Aldo e Dino Ballarin, Bongiorni, Castigliano, Fadini, Gabetto, Grava, Grezar, Loik, Maroso, Martelli, Valentino Mazzola, Romeo Menti, Operto, Ossola, Rigamenti e Schubert, i 18 giocatori del Grande Torino che avevano preso parte alla trasferta a Lisbona. Con loro erano morti il D.g. Agnisetta, il consigliere Civalleri, il Direttore Tecnico Egri Erbstein, l’allenatore Lievesley e il massaggiatore Cortina, i tre giornalisti al seguito, ovvero Casalbore, Cavallero e Tosatti, l’organizzatore Bonaiuti e i 4 membri dell’equipaggio, fra cui il comandante Meroni.

Centinaia di persone provano a salire sul colle. Fra i primi c’è anche Vittorio Pozzo, ex Ct. della Nazionale, cui viene chiesto l’ingrato compito di riconoscere le salme sfigurate dei suoi ragazzi, che i carabinieri stavano via via estraendo.

Accetta e dopo aver individuato le prime salme, fra cui quella di Romeo Menti, che portava sulla giacca una spilla con il simbolo della Fiorentina, sente qualcuno che gli tocca le spalle. “Your boys”, “I tuoi ragazzi”, gli dice un gigante avvolto in un impermeabile. È John Hansen, il centravanti danese della Juventus, anche lui accorso a Superga per accertarsi con i suoi occhi di quello che era accaduto al Torino. Pozzo ha un primo mancamento.

Termina comunque il suo compito, non senza fatica, e la sera davanti ai periti nelle due camere mortuarie del cimitero, deve ripetere il riconoscimento salma per salma.

“Uno per uno, li riconobbi tutti. – annoterà nelle sue memorie – Mi occupai di tutto, fuorché dei portafogli, dopo di aver controllato il contenuto di qualcuno di essi: lasciai al commissario di polizia la ingrata e delicata bisogna. Pochi dei giocatori erano deformati nelle fattezze, parecchi avevano perduto le scarpe od addirittura ambo i piedi come tanti soldati in guerra. Il solo allenatore inglese, Lievesley era perfettamente intatto”.

Quando deve pronunciare gli ultimi 2 nomi, l’ex C.t., che fino a quel momento aveva mantenuto una forza incredibile, stramazza però per terra. Sono Martelli e Maroso, 25 e 23 anni. Li riconosce per eliminazione, dato che i loro corpi sono completamente straziati.

SOLO BODY Superga 2Ignasi Oliva

LA COMMEMORAZIONE E IL RICORDO

“Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta”, scrive Indro Montanelli nel suo pezzo commemorativo per il ‘Corriere della Sera’.

Il 5 maggio 1949 tutta Italia si risveglia avvolta in un lutto e in un dolore insostenibile, facendo proprie le parole del noto giornalista. Un’intera squadra, quella che era stata forse la più forte di sempre, sconfitta soltanto dal fato, aveva perso la vita nella tragedia aerea di Superga dopo quella disgraziata amichevole giocata a Lisbona. Decisa all’ultimo, con un cambio di programma.

“Se si fosse giocata l’amichevole programmata a Cagliari il 4 maggio,  – sottolinea lo storico dello sport, Fadda – sicuramente non sarebbero stati a Torino quel pomeriggio verso le 17. Sarebbero rientrati il giorno dopo, il 5, con una situazione climatica differente e non sarebbe accaduto loro nulla. Purtroppo le cose andarono come sappiamo…”. 

Il 6 maggio a Palazzo Madama è allestita la camera ardente, con tutte le bare delle vittime allineate. Oltre mezzo milione di persone presenziano ai funerali, fra cui rappresentanze di tutte le squadre italiane e di molte squadre straniere un giovane Andreotti a nome del Governo ed il Presidente della FIGC, Ottorino Barassi, che fece l’appello della squadra come se il Torino dovesse scendere in campo. Il giornalista Vittorio Veltroni effettua per la RAI la radiocronaca in diretta delle esequie.

La FIGC proclama altresì il Torino Campione d’Italia per la 5ª volta consecutiva, con le ultime 4 giornate che vengono disputate dalle formazioni Primavera delle varie squadre. I giovani granata vincono le 4 partite rimanenti, chiudendo il torneo a 60 punti, 5 di vantaggio sull’Inter. Ma è un successo amarissimo. Valentino e gli altri invincibili non c’erano più. Spazzati via troppo presto da un beffardo destino.

Il 26 maggio seguente al Comunale di Torino è organizzata un’amichevole internazionale il cui incasso è devoluto ai famigliari delle vittime di Superga. In campo da un lato ci sono il grande River Plate di Alfredo Di Stefano, dall’altro il Torino Simbolo, una squadra composta da undici fuoriclasse prestati da tutte le squadre italiane, che indossano la maglia granata. Per il Toro vanno in campo  Sentimenti IV, Manente, Furiassi, Annovazzi, Giovannini, Achilli, Nyers, Boniperti, Nordhal, Hansen, Ferrari II, Lorenzi. 

È il primo passo per la ripartenza. Ancora sotto shock, la Federazione nel 1950 manderà la Nazionale in Brasile con un’estenuante viaggio in nave, e gli azzurri, fiaccati dal lungo viaggio e privi dei loro giocatori simbolo, verranno precocemente eliminati dai Mondiali.

Il ricordo del Grande Torino è stato tramandato fino ai giorni nostri ed è tuttora vivo. A Superga, nel luogo dello schianto, sorge una lapide commemorativa davanti alla quale una delegazione del club granata ogni anno va in visita per ricordare i suoi campioni. Lo Stadio Filadelfia, luogo simbolo in cui quella squadra giocava, è stato recentemente recuperato dalla società e modernizzato per ospitare gli allenamenti della Prima squadra e le Giovanili, mentre agli ‘Invincibili’ è stato intitolato lo Stadio Olimpico del capoluogo piemontese.

da goal.com




Napoli – Salernitana si giocherà domenica alle 15

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192936760 474c2385 ce3a 4911 ab84 3b8a8dd85be7Napoli – Salernitana si giocherà alle 15. Di domenica e non più di sabato. La scelta del giorno è del Viminale, mentre quella dell’orario appartiene alla Lega Calcio. A Napoli si è subito riunito il comitato per l’ordine e la sicurezza con il prefetto Claudio Palomba, che ha voluto affrontare tutti gli aspetti legati ai festeggiamenti che potrebbero esserci per uno scudetto vinto con tanto anticipo.

Alle 12,30 di domenica 30 aprile si giocherà Inter – Lazio e per le 15 si saprà se il Napoli giocherà per appuntare sulla maglia il terzo scudetto della sua storia o dovrà macinare ancora qualche risultato positivo per la matematica certezza.

La scelta di posticipare la sfida che potrebbe assegnare aritmeticamente la vittoria del campionato al Napoli nasce da “ragioni di necessità pubblica”, spiega Palomba, perché “saranno giornate particolarmente convulse in città. Giocare di sabato – aggiunge – avrebbe reso necessario predisporre servizi per sabato e domenica, con risorse quasi duplicate. Abbiamo ragionato in questo senso e predisposto una serie di misure”.

Il posticipo lascia “estremamente soddisfatto” il presidente del Calcio Napoli Aurelio De Laurentiis (nella foto). Rispolvera il vecchio adagio “prevenire meglio che curare” e nota, De Laurentiis, “come questa città sia diventata estremamente matura e cosciente del successo che sta riscuotendo in tutto il mondo, non solo nel calcio”. Il presidente del Calcio Napoli, parlando al termine del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, De Laurentiis sottolinea che “in passato non sono state mai fatte queste riunioni, atte a organizzare e non a lasciare al caso gli accadimenti che possono scaturire quando ci sono dei festeggiamenti. Napoli è una città che ama molto festeggiare – aggiunge – ma bisogna farlo in totale sicurezza. Il mio plauso va a chi sovrintende l’organizzazione e la gestione di questa complicata città”.

Sul fronte della gestione dei festeggiamenti spontanei è impegnato anche il Comune di Napoli, che predisporrà una mega isola pedonale, in tutto il centro. Ma per De Laurentiis per evitare che una città già preda di ingorghi “immani” per una presenza massiccia di turisti durante le festività, la festa andrebbe decentrata. “Vogliamo evitare che il Napoli aggiunga caos al caos, quindi ritengo che eventuali festeggiamenti debbano iniziare e terminare nello stadio Maradona”.

È una visione che scaccia via l’ipotesi di una sfilata della squadra a bordo di un bus scoperto. “Ho visto delle strade addobbate con l’essenza della napoletanità – rimarca De Laurentiis – con immagini di De Filippo, Troisi, Maradona, i calciatori. È la supremazia della bellezza che tanti decantano. I nostri concittadini vivono già da tempo questo evento come un evento che gli appartiene, il terzo scudetto, anche dopo molte delusioni, su cui evitiamo di discutere”. Rivolgendosi poi ai tifosi, il presidente del Napoli chiede di dare “ancora una volta al mondo la dimostrazione che a Napoli si può vivere con bellezza e serenità e si può credere di essere straordinari come la città dimostra da secoli”.

La linea ora è evitare scorribande di moto, scooter, come quelle viste in video divenuti virali domenica scorsa, dopo la vittoria sulla Juventus. La maxi area pedonale nel centro storico è una soluzione.

“Abbiamo pensato a una grande area pedonale nel centro storico – spiega il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, al termine del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica – per garantire che la festa si faccia essenzialmente a piedi, senza scorribande di automobili e motorini, che potrebbero essere incompatibili rispetto alla felicità che tutti vogliono esprimere e alla sicurezza che dobbiamo garantire”.

L’ex ministro ha garantito un “grande impegno del Comune”, precisando che la zona pedonale “partirà alle 12 di domenica e, qualora ci fossero i festeggiamenti, si prolungherà fino alle 4 della notte tra domenica e lunedì”. I varchi dell’area pedonale saranno presidiati da forze dell’ordine e polizia municipale (saranno 300-400 gli agenti in servizio). “Ci sarà anche il presidio di alcuni monumenti individuati insieme alla Soprintendenza – aggiunge Manfredi – per evitare che ci siano eccessi che possano eventualmente danneggiare i monumenti”.

Sarà inoltre garantita una frequenza aumentata dei trasporti e un prolungamento fino a mezzanotte dell’orario di esercizio per garantire la mobilità su ferro, con uno specifico di presidio delle stazioni di competenza di Anm, Ferrovie dello Stato ed Eav, sia con personale della security interna che con le forze dell’ordine, per evitare eccessivi assembramenti all’interno delle stazioni. “Sono convinto che sarà una bellissima festa in cui tutti potranno esprimere la loro gioia, che sarà fatta con grande responsabilità – conclude Manfredi – Napoli è una città che sa festeggiare e domenica lo dimostreremo”.

agi.it




Buttato fuori dalla Coppa Italia, Allegri inveisce contro l’Inter: “Siete delle m… Non vi faremo andare in Champions”

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22f2e2d549a2257bfbfa53ce622103e6 620x349La quiete prima della tempesta. Massimiliano Allegri è arrivato in conferenza stampa spento e anche un po’ abbacchiato, forse perché il meglio lo aveva dato a caldo, subito dopo il fischio finale. In fondo non c’è Inter-Juve senza polemiche, urla e litigi e anche stavolta qualcosa è successo, sebbene a differenza dell’ultima volta non in campo, ma lontano dalle telecamere e dagli occhi degli spettatori. E il più scatenato pare sia stato l’allenatore bianconero, che a quanto pare non vive un momento di particolare serenità, visto che già domenica sera dopo la partita contro il Napoli era stato beccato in un video in cui diceva “Ammazza, avete vinto uno scudetto”, in maniera ironica. In più c’era stato il brutto episodio del vice Landucci, squalificato per aver detto a Spalletti “pelato di m…” e “ti mangio il cuore”.

Tutto è successo, come spesso capita, nel sottopassaggio. Non si sa che cosa abbia scatenato la furia del tecnico, che evidentemente era molto più nervoso di quanto ha fatto vedere in tv e in conferenza stampa. Rientrando negli spogliatoi se l’è presa prima con il dirigente dell’Inter Dario Baccin, con cui c’erano stati degli screzi anche all’andata. Baccin era stato multato perché era sceso in campo a fine partita, nei momenti concitati della doppia espulsione di Handanovic e Lukaku. Sono volate parole grosse, chi era nei paraggi ha raccontato che Allegri ha inveito un po’ contro tutti, se l’è presa perfino con Beppe Marotta, con cui ha lavorato alla Juventus e con cui ha sempre avuto un rapporto splendido (il dirigente provò a portarlo all’Inter prima che Max firmasse di nuovo con la Juventus), fino ad arrivare alla squadra, con offese anche piuttosto pesanti.

NON MANDIAMOLI IN CHAMPIONS

“Siete delle m…, ma tanto arrivate sesti”. Così si sarebbe sfogato il tecnico, che poi entrando nel suo spogliatoio avrebbe continuato con i suoi. Prima rimproverandoli con parole molto dure per la brutta prestazione e per la sconfitta, poi tornando all’Inter: “Dobbiamo arrivare davanti a loro in campionato, non dobbiamo mandarli in Champions”. Chissà se qualcuno degli ispettori federali ha sentito e se qualcosa di tutto questo finirà sul referto arbitrale. Lo scopriremo solo tra qualche giorno. Di sicuro non c’è Inter-Juve che si rispetti senza liti e polemiche. E anche stavolta qualcosa è successo, sebbene lontano dalle tv.

gazzetta.it




Coppa Italia. Inter prima finalista. Juventus battuta

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550a9a4c7ae9ec2d47b15619e3113d76Con un gol di Federico Dimarco l’Inter ha superato al Meazza la Juventus e si qualifica per la finale di Roma della Coppa Italia.

L’incontro di andata, a Torino, si era chiuso sul risultato di 1 a 1.

Vittoria meritata per gli uomini di Simone Inzaghi che più volte hanno sfiorato il raddoppio con i bianconeri mai realmente pericolosi.

Domani la seconda semifinale tra Fiorentina e Cremonese con i viola che hanno vinto l’andata a Cremona per 2 a 0.

Si profila quindi una finale tra Inter e Fiorentina.