Sci. La Brignone nuova campionessa del mondo della combinata, prima italiana di sempre

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155003788 2c5651f6 e96a 4922 93df b6966618db88Federica Brignone, talento, grinta innata, lacrime e commozione, per quell’Inno di Mameli tutto per lei, nuova campionessa del mondo di combinata, gara antica dello sci alpino che mai era stata vinta da un’azzurra nelle precedenti 46 edizioni. A Meribel, nel cuore delle Alpi francesi, non così tanto distante dalla sua La Salle in Valle d’Aosta, Federica Brignone ha aperto la kermesse iridata con una medaglia d’oro tanta sognata diventata realtà dopo la clamorosa uscita di scena a poche porte dal traguardo della campionessa in carica e favorita, la statunitense Mikaela Shiffrin. Brignone, bronzo olimpico della specialità lo scorso anno a Pechino dopo essere stata oro mondiale a livello juniores ben quattordici anni fa, nella lotta per la conquista del titolo si era portata avanti con una straordinaria prova di supergigante terminata al primo posto. Seguendo il proverbio ‘chi ben comincia è a metà dell’opera’, Federica tra i pali stretti si è ben destreggiata, andando all’attacco ma con testa, ovvero senza prendersi rischiare da ‘kamikaze’.

Centesimi di ‘paura’ quando, poco dopo metà del tracciato, lo scarpone destro è andato a toccare la neve: per fortuna solo uno scossone, un paio di decimi lasciati in pista ma non l’uscita di scena che avrebbe portato a lacrime di disperazione. La ‘tigre valdostana’ si è lasciata andare in lacrime di gioia quando era sul podio, poi tamponate da guanto a manopola di coloro multicolor. Un avvio di Mondiale senza dubbio scoppiettante per l’Italsci che proprio dal settore femminile si aspetta molto.

Brignone, 32 anni, portacolori del Centro Sportivo Carabinieri, nativa di Milano, figlia di Daniele, ingegnere savonese diventato maestro di sci, e Maria Rosa detta ‘Ninna’ Quario, ex azzurra e attualmente giornalista, si conferma l’italiana del momento più longeva. Infatti, il suo primo acuto risale a dodici anni fa, l’argento iridato in gigante a Garmisch-Partenkirchen. In Coppa del mondo è esplosa più tardi – prima vittoria nell’ottobre del 2015 – ma ora vanta il record italiano al femminile di podi, ben 53, e di vittorie, 21. ‘Fede’ con la combinata – sia discesa e slalom che supergigante e slalom – ha sempre avuto un feeling particolare: nel 2019 e nel 2020 ha alzato la coppetta di specialità. Brignone è stata l’unica sciatrice italiano a aver vinto la Coppa del mondo generale, nel 2020 nella stagione interrotta causa la pandemia di coronavirus.

Nella bacheca ci sono altre due medaglie a cinque cerchi, l’argento in gigante a Pechino 2022 ed il bronzo sempre in gigante a PyeongChang 2018. Nella vita sportiva è seguita dal fratello Davide per un team privato che fino a pochi mesi fa – quando è stato inglobato nello staff tecnico federale – non era ben visto dalla federazione. Tra le passioni di Federica ci sono le escursioni (a volte qualche scalata in roccia) sui sentieri della sua Valle d’Aosta. Federica è sempre stata molto diretta, se c’è da sollevare una problematica non si è mai tirata indietro.

Oggi sulle nevi della pista ‘Roc de Fer’ di Meribel ha vinto grazie anche per merito dell’esperienza per un oro che vale la carriera anche perché ai Giochi di Milano Cortina 2026 ancora non ci pensa. L’argento è andato al collo della svizzera Wendy Holdener, staccata di 1”62 e che in carriera ha più raccolto nei grandi eventi che in Coppa.

L’elvetica è stata due volte campionessa iridata della combinata, la prima volta nel 2017 e poi due anni dopo. Bronzo all’austriaca Ricarda Haaser (a 2”26), al suo primo importante risultato della carriera. In gara c’era anche Sofia Goggia ma ‘Sofi’ dopo una non bella prova di superg – solo ventesimo crono – ha abbandonato come altre sette atlete che volevano testare la pista di gara del supergigante individuale. In classifica c’è anche Elena Curtoni ma dopo il quarto posto a metà combinata è scesa al nono a 4”05 dalla connazionale.

Prima di oggi un solo italiano era riuscito a vincere l’oro in combinata ai Mondiali, Gustav Thoeni a Sapporo nel 1972 e a Innsbruck nel 1976. Thoeni vinse nell’ambito dei rispettivi Giochi olimpici e, a differenza della combinata attuale, in quegli anni la gara di svolgeva su una prova di discesa libera (ora è di supergigante) ed una di slalom speciale. Brignone è la quinta italiana ad aver vinto un titolo mondiale. La prima era stata nel 1932 in discesa libera la pioniera Paula Wiesinger, quindi nel 1996 a Sierra Nevada, Deborah Compagnoni in slalom gigante ed Isolde Kostner in supergigante, nel 1997 a Sestriere, Compagnoni in slalom gigante e slalom speciale, e Kostner sempre in superg. Nel 2021 a Cortina, Marta Bassino nella nuova specialità del parallelo, aveva conquistato l’oro ex aequo con l’austriaca Katharina Liensberger.

agi.it




Dal Tribunale di Madrid un’altra sentenza pro Superlega: Uefa e Fifa non possono fermarla

calcio

calcioIn attesa che arrivi la decisione finale della Corte di giustizia dell’Unione europea sull’eventuale monopolio della Uefa nell’organizzazione del calcio europeo, il Tribunale Provinciale di Madrid ha emesso una clamorosa sentenza favorevole alla Superlega. Nella sentenza, cui ha avuto accesso il giornale spagnolo As, i tre magistrati del tribunale assicurano che “Fifa e Uefa non possono giustificare il loro comportamento anticoncorrenziale come se fossero gli unici depositari di certi valori europei, soprattutto se questo deve servire da scusa per sostenere un monopolio dal quale poter escludere od ostacolare l’iniziativa di quella che aspira ad essere la sua concorrente, la Superlega“. I giudici aggiungono che “alla luce delle indicazioni che ci sono state messe a disposizione, non ci sembra giustificabile il comportamento dei convenuti a tutela degli interessi generali del calcio europeo. Quella che si avverte è un’azione che ha tutte le caratteristiche di un ingiustificabile abuso da parte di chi detiene una posizione dominante“.

“Inoltre, non possiamo presumere in questa procedura cautelare che il meccanismo di distribuzione degli utili utilizzato da Fifa e Uefa, che non è controllata da un regolatore pubblico indipendente, costituisce necessariamente il meglio possibile per gli interessi generali dello sport”. La sentenza del Tribunale di Madrid ordina a Fifa e Uefa di “astenersi dall’adottare qualsiasi provvedimento o azione contro la Superlega e persino dal rilasciare qualsiasi dichiarazione contraria durante l’istruttoria del procedimento principale, che impedisca od ostacoli, direttamente o indirettamente, la preparazione o lo sviluppo della Superlega”. E vieta di “annunciare o minacciare qualsiasi misura disciplinare o sanzionatoria nei confronti dei club, dirigenti e giocatori dei club che partecipano alla preparazione della Superlega”.

ag DIRE – www.dire.it




Controprotesta pro-Dazn-Sky a sostegno della libera informazione sportiva

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typoramaInnanzitutto parliamo dei fatti e della protesta da parte dei tifosi bianconeri contro la sentenza della Corte Federale ma anche di una controprotesta che in queste ore sta nascendo a supporto della libera informazione e contro ogni tipo di censura da parte di tifosi o pseudo-tifosi a difesa di una quasi ‘’lesa maestà’’, sostenendo in parallelo le 2 emittenti televisive oggetto loro malgrado della rabbia accecata dal tifo di una buona parte del tifo bianconero.

I tifosi della Juventus sono furiosi. Una settimana dopo la sentenza della Corte d’Appello Federale che ha comminato quindici punti di penalizzazione al club bianconero per il caso plusvalenze sta spopolando l’hashtag #DisdettaSkyDazn. Una forma di protesta  di parecchi tifosi bianconeri, il cui obiettivo finale è colpire sotto il profilo economico il campionato italiano.

Diversi Juventus Fan Club di tutta Italia (ma anche in altri paesi) si sono uniti alla protesta, diramando comunicati in cui si chiede, per esprimere il dissenso, “l’allontanamento da tutto ciò che circonda il calcio”, a cominciare da pay tv, mass media e canali social. Una campagna che prosegue da giorni e che ha registrato migliaia di adesioni, anche se al momento è impossibile azzardare delle cifre ufficiali soprattutto perché le disdette di Dazn potranno quantificarsi tra un mesetto circa.

Una protesta che, però sta facendo il giro dei social, ma non solo. E che mira a espandersi sempre più. Nonostante questo lo scorso turno Dazn ha registrato il più alto indice di ascolto televisivo. Alla base di tutto c’è comunque la non accettazione delle regole e il sentirsi al di sopra di tutto e di tutti. Ci si deve sempre rapportare in ogni campo a delle limitazioni regolate per legge fatte per impedire a chicchessia di trarre illecito vantaggio nell’aggirarle a scapito di chi agisce sempre entro i limiti della legalità. Ovviamente è difficile vedere così tante persone passare dalle proteste ai fatti, e bisogna inoltre considerare il ricorso della Juventus. In caso di buon esito dell’appello, infatti, gli appassionati dovrebbero riabbonarsi, andando incontro alla minore flessibilità del nuovo listino prezzi che punta sull’abbonamento annuale e che, a parer mio, in vista anche di possibili accordi con altre piattaforme attive anche su più campi, dovrebbe prevedere dei costi maggiorati in caso di riattivazione dell’abbonamento dopo averlo cancellato.




Juve, 15 punti di penalizzazione. La stangata della Corte Federale d’Appello

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Il processo bis per le plusvalenze si riapre e a pagare è solo la Juventus. E con una stangata: – 15 punti in classifica e tutti i dirigenti condannati.

Dopo oltre quattro ore di Camera di consiglio la Corte federale d’appello non solo ha accolto la richiesta di rimettere sul banco degli imputati il club bianconero, ma ha anche aumentato le pene che aveva chiesto il capo della procura Giuseppe Chinè.

È un vero e proprio tsunami sulla classifica (i bianconeri di Allegri scendono al momento del terzo al decimo posto) e sul futuro del club, ora atteso da un possibile secondo processo sportivo, derivato dai nuovi atti dell’inchiesta Prisma, oltre alle possibili sanzioni minacciate dall’Uefa per la violazione del financial fair play. La nuova Juve del dopo Agnelli si trova intanto a scontare sanzioni per i vecchi guai: ed è stato solo il primo dei giorni del ‘giudizio’, quello in cui la Corte federale d’appello appunto era chiamata a valutare la riapertura del processo sportivo che vedeva coinvolti oltre alla Juve altri otto club e che lo scorso maggio si era concluso con il proscioglimento.

“Ricorso inammissibile” le parole della difesa dei bianconeriin assenza di “fatti nuovi” rispetto al processo già celebrato mesi fa e che aveva assolto tutti. I legali bianconeri hanno fatto leva sul principio giuridico per cui “nessuno può essere perseguito o condannato penalmente dalla giurisdizione dello stesso Stato per un reato per il quale è già stato assolto o condannato”. La Procura della Figc, uscita sconfitta al primo round sulla vicenda plusvalenze, aveva voluto riaprire il procedimento alla luce dell’inchiesta penale Prisma della procura di Torino, quella infarcita di intercettazioni, documenti, e il ‘libro nero di FP’, con le operazioni di mercato dell’ex ds Paratici appunto.

“Nessuno degli elementi valorizzati dalla procura Federale” nell’ambito delle operazioni di mercato “dimostra l’esistenza di una artificiosa sopra-valutazione dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori alle predette operazioni, con ciò rendendosi piena infondatezza dell’odierno ricorso” ha sostenuto la difesa della Juve. Che con la Procura ha avuto più di un botta e risposta durante l’udienza sull’uso delle plusvalenze: Chinè ha sottolineato che secondo la sua accusa quelle contestate servivano a coprire le perdite; i difensori del club bianconero hanno ribattuto che le plusvalenze in oggetto, per 60 milioni, rappresentano solo il 3,6% dei ricavi. In particolare, hanno sottolineato, negli anni ai quali la procura fa riferimento la società ha chiamato 700 milioni di aumenti di capitale, su tre anni ha avuto ricavi di 1675 milioni e su un totale di 323 milioni di plusvalenze i 60 contestati da Chinè sono il 18% del totale e, appunto, il 3,6% dei ricavi. Per la Juve è una nuova Calciopoli: pagano anche i dirigenti anche se sono ormai ex: 24 mesi ad Agnelli e 30 a Paratici, 16 mesi a ds Cherubini, 8 mesi anche a Paolo Garimberti: più di quanto aveva chiesto Chinè. La Juve sprofonda in classifica e, tra processi pensali (c’è anche la vicenda del falso in bilancio) rischia anche in Europa.

ANSA




Sci, Coppa del Mondo. La Goggia vince nella discesa di Cortina

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goggia afpAltro successo per Sofia Goggia in Coppa del Mondo.

L’azzurra si è imposta nella discesa libera di Cortina d’Ampezzo, che recupera quella cancellata la scorsa settimana a St. Anton.

Per la bergamasca è la vittoria numero 21 in carriera in Coppa del Mondo, dove eguaglia Federica Brignone come italiana più vincente della storia.

La Goggia ha chiuso la sua discesa in 1:33.47, alle sue spalle la slovena Ilka Stuhec e la tedesca Kira Weidle. Fuori dal podio Mikaela Shiffrin, quarta, mentre Elena Curtoni ha chiuso in ottava posizione.




L’Inter vince la Supercoppa. A Riad 3 a 0 al Milan

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211603303 50305eca 7af4 43de 9796 157d255848b3A un anno di distanza dal successo di San Siro contro la Juventus, l’Inter si ripete aggiudicandosi la seconda Supercoppa italiana consecutiva. A Riad, in Arabia Saudita, i nerazzurri s’impongono nettamente 3-0 nel derby contro il Milan, grazie ai sigilli di Dimarco e Dzeko nella prima frazione di gioco e di Lautaro nella ripresa. Si tratta del settimo titolo nella storia dell’Inter, che pareggia quindi i successi dei ‘cugini’: Simone Inzaghi conferma il bilancio super positivo nella competizione, centrando la quarta vittoria in altrettante gare disputate (con la Lazio nel 2017/18 e nel 2019/20, con l’Inter la scorsa stagione ed oggi), mentre Stefano Pioli è costretto al secondo ko in carriera (il primo con la Lazio nel 2015/16).

Dieci minuti sul cronometro e la sfida già si sblocca, dopo le primissime battute di gioco fatte di studio e pochi azzardi: a passare in vantaggio sono i nerazzurri grazie al mancino di Dimarco, che sfrutta l’assist di Barella chiudendo nel migliore dei modi una bellissima azione in verticale tutta di prima, partita da Darmian e passata anche per i piedi di Dzeko. I rossoneri provano a scuotersi con il solito Leao, ma al 21′ una dormita colossale su una punizione interista in zona difensiva, porta al raddoppio della squadra di Inzaghi: Bastoni lancia Dzeko, Tonali lo insegue ma si lascia sorprendere da una finta del bosniaco, che rientra sul destro e fulmina Tatarusanu per il 2-0. Lo stesso attaccante dell’Inter sfiora anche il tris una manciata di minuti più tardi, girando di mancino sul corner di Dimarco e trovando la parata del portiere avversario. Nella ripresa il Milan entra in campo con un altro piglio e cerca di alzare subito la pressione, creando diverse potenziali occasioni in pochi minuti ma senza troppa fortuna. L’Inter invece, dopo un quarto d’ora di atteggiamento troppo passivo, torna a controllare senza grandi problemi il doppio vantaggio e senza forzare troppo la mano offensivamente. Al 77′ poi ci pensa Lautaro a chiudere definitivamente i conti: l’argentino elude l’intervento di Tomori sulla punizione dalle retrovie di Skriniar, controlla di esterno sinistro e di esterno destro batte Tatarusanu firmando il bellissimo gol del 3-0 finale. Per il resto del tempo succede poco, da segnalare solo una traversa colpita dai rossoneri nel recupero con un tiro cross di Dest.

agi.it




Il Napoli travolge la Juve ma Spalletti non si esalta

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7166415 13224742 whatsapp image 2023 01 13 at 22.44.34Doveva essere una notte straordinaria e così è stato. Il Napoli travolge la Juventus 5-1 al Maradona e lo fa con la bellezza chiesta da Luciano Spalletti: «È una serata bellissima perché abbiamo giocato una grande partita, con ritmi alti. E c’era una cornice di pubblico importantissima: i tifosi sono sempre con noi, abbiamo saputo ricreare l’amore verso questi colori e meritiamo di giocarci partite come quella di stasera» le parole del toscano al termine di una vittoria che porta gli azzurri a +10 in classifica sui bianconeri.

«Se giochiamo come sappiamo possono venir fuori partite come quella di stasera. Abbiamo mandato un messaggio a noi stessi: abbiamo sempre il dubbio di non essere di questo livello qui, stasera abbiamo fatto vedere quello che siamo vincendo con merito».

da ilmattino.it




Allegri alla vigilia di Napoli – Juventus: “Spalletti è il migliore”.

allegri serio afp

allegri serio afp“Napoli-Juve non è un crash test. È una partita del campionato. Noi arriviamo con dei buoni risultati, ma anche loro. Il Napoli ha 44 punti e può girare a 50. Domani non è una partita decisiva, ma molto importante per loro”. Massimiliano Allegri presenta così il match che la sua Juventus disputerà domani sul campo del Napoli capolista nella 18esima giornata della Serie A. “Dobbiamo giocare una partita con grande tecnica e grande intensità. Giochiamo contro la più forte del campionato. La squadra sta abbastanza bene abbiamo fatto 3 giorni di lavoro e siamo in buone condizioni. Vediamo domani sera cosa riusciremo a fare”, afferma il tecnico bianconero.

“Il punto di forza del Napoli? La classifica dice che sono i favoriti. Credo che Spalletti sia il migliore a insegnare”, aggiunge. “Io ho grande stima di Luciano. Io faccio questo mestiere per sbaglio e faccio un’altra roba. Più importante per loro? Per loro è molto più importante”, ribadisce. “I rientri dovrebbero essere imminenti, prima di Monza difficilmente rientrerà qualcuno per la partita di Coppa Italia. Potrebbe tornare qualcuno con l’Atalanta. Cuadrado da martedì dovrebbe essere in gruppo e potrebbe tornare forse per il Monza, però devo vedere perchè non hanno fatto allenamento con la squadra. Gli altri stanno meglio e siamo fiduciosi. Quanto è importante Danilo? Sta facendo bene come stanno facendo bene tutti. L’atteggiamento è cambiato e bisogna continuare su questa strada”.

Poi sulla formazione il tecnico bianconero non si sbilancia. “Chiesa può partire dal primo minuto? Chiesa sta molto meglio, sono molto contento. Se fossi certo che anche domani, a partita in corso, possa fare la differenza, ma non ho la palla magica. Valuterò il momento, poi deciderò. Se dobbiamo aspettarci un’allegrata? Gli avversari non ci hanno messo in difficoltà. Non abbiamo preparato ancora niente. Dobbiamo sistemare ancora due o tre cosine e poi deciderò, speriamo bene, la formazione. Domani sarà una bellissima partita, una serata di sport e di calcio, in uno stadio stracolmo, non sarà una partita decisiva per il campionato”.

C’è del rammarico però per i due punti contro la Salernitana. “Quei punti sono andati, inutile stare a pensare lì. Pensiamo in avanti, a quanto abbiamo fatto fino a oggi. Risultati buoni, ma domani è un’altra partita. Nel calcio c’è una regola: ciò che fai, il giorno dopo non conta più. Serve lavorare, profilo basso e continuare il nostro percorso di crescita. Come squadra bisogna migliorare tante cose, come singoli, poi bisogna arrivare al nostro obiettivo finale quello di arrivare nei primi quattro posti. Bisogna pensare a cosa serve fare domani”, ha aggiunto Allegri che sul fatto che la Juve cresce nei secondi tempi, ha sottolineato che “se la squadra cresce nel secondo tempo vuol dire che sta bene fisicamente. Domani sarà una partita diversa perché a Napoli le partite non finiscono mai. Sono una squadra molto forte tecnicamente, ben organizzata e ben allenata”.

adnkronos.it




Il nostro tennis: “sempre più in alto”

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114450579 5efd1538 d3b7 4916 9bae b2c0cb47a8f8Per la prima volta da quando esiste la classifica computerizzata del circuito maschile Atp di tennis (fu introdotta nel 1973), non era mai successo che tre italiani entrassero nella top 20. A Matteo Berrettini, numero 14 del mondo (+2) e di nuovo numero 1 d’Italia, e Jannik Sinner (n.16, -2), si aggiunge infatti oggi Lorenzo Musetti (che diventa n.19).

I successi in United Cup sul norvegese Viktor Durasovic, il brasiliano Felipe Meligeni Alves, il polacco Daniel Michalski e il greco Stefanos Sakellaridis hanno permesso al carrarino di guadagnare 60 punti e soprattutto quattro posizioni nel ranking. L’Italia inaugura la settimana che porta agli Australian Open con quattro giocatori in Top 50 e sei in Top 100.

Alle spalle di Berrettini, Sinner e Musetti, infatti, troviamo Lorenzo Sonego numero 44 (+1), Fabio Fognini numero 57 (-2) e Marco Cecchinato numero 93 (+8). La prima settimana del 2023 ha regalato un grande sogno anche al 25enne Raul Brancaccio, che ha conquistato a Noumea il secondo titolo Challenger in carriera ed è così entrato per la prima volta in Top 150. Il campano, che al massimo era stato numero 170 del mondo, è salito dalla posizione n.194 alla 146 nei Pepperstone ATP Rankings. È il più significativo salto in avanti in classifica tra i diciassette italiani in Top 200 questa settimana.

La Top 10 dei tennisti italiani:

  • 1. (14) Matteo Berrettini 2.490 punti;
  • 2. (16) Jannik Sinner 2.375;
  • 3. (19) Lorenzo Musetti 1.925;
  • 4. (44) Lorenzo Sonego 950;
  • 5. (57) Fabio Fognini 843;
  • 6. (93) Marco Cecchinato 582;
  • 7. (120) Francesco Passaro 473;
  • 8. (134) Matteo Arnaldi 421;
  • 9. (146) Raul Brancaccio 385;
  • 10.(153) Mattia Bellucci 374.

Lo spagnolo Carlos Alcaraz è ancora davanti al connazionale Rafael Nadal nella classifica ATP, anche se non giocherà i prossimi Australian Open. Il primo Slam della stagione comincerà lunedì prossimo, vedrà ancora ferme le due prime posizioni della classifica mondiale. Il serbo Novak Djokovic, che ieri ha vinto il torneo di Adelaide, rimane al quinto posto. Il russo Andrey Rublev sale di due posizioni al n. 6, superando il canadese Felix Auger-Aliassime e il suo connazionale Daniil Medvedev.

Lorenzo Musetti, che ha perso la finale di United Cup di domenica con l’Italia contro gli Stati Uniti, ha raggiunto il 19 posto nella classifica mondiale, salendo di quattro posizioni. Il norvegese Holger Rune, decimo, in salita di un posto, e l’americano Frances Tiafoe, diciassettesimo, in salita di due posti, sono di nuovo ai primi posti nelle rispettive carriere.

Questa la classifica aggiornata:

  • 1. Carlos Alcaraz (ESP) 6820 punti;
  • 2. Rafael Nadal (ESP) 5770;
  • 3. Casper Ruud (NOR) 5720;
  • 4. Stefanos Tsitsipas (GRE) 5715;
  • 5. Novak Djokovic (SRB) 5070;
  • 6. Andrey Rublev (RUS) 3930 (+2);
  • 7. Felix Auger-Aliassime (CAN) 3895 (-1);
  • 8. Daniil Medvedev (RUS) 3860 (-1);
  • 9. Taylor Fritz (USA) 3585;
  • 10. Holger Rune (DEN) 2876 (+1);
  • 11. Hubert Hurkacz (POL) 2860 (-1);
  • 12. Cameron Norrie (GBR) 2575 (+2);
  • 13. Alexander Zverev (GER) 2560 (-1);
  • 14. Matteo Berrettini (ITA) 2490 (+2);
  • 15. Pablo Carreno (ESP) 2420 (-2);
  • 16. Jannik Sinner (ITA) 2375 (-1);
  • 17. Frances Tiafoe (USA) 2320 (+2);
  • 18. Marin Cilic (CRO) 2060 (-1);
  • 19. Lorenzo Musetti (ITA) 1925 (+4);
  • 20. Karen Khachanov (RUS) 1885
  • agi.it



Calcio in lutto. È morto Vialli

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gianluca vialli 1024x649È morto oggi a 58 anni Gianluca Vialli, da cinque anni lottava contro un tumore. Un “ospite indesiderato” che è arrivato nel 2017 e non è andato più via, nonostante a tratti fosse rimasto in silenzio acquattato in un angolo. Il tempo d’illudere. Gianluca Vialli all’inizio aveva provato a nascondere la malattia, indossava maglioni e felpe sotto la camicia per non far capire che stava dimagrendo, “perché non vorresti mai far soffrire le persone che ti vogliono bene”.

Poi, è arrivato il tempo di dire a tutti che era malato. Un cancro al pancreas, non la più semplice delle diagnosi se per assurdo ci fosse una classifica di peggio e meno peggio del buio chiamato tumore. L’uomo ha vacillato e poi ha ripreso le energie per riprendere il cammino, fiaccato sì, ma con la voglia disperatissima di andare il più avanti possibile. “Voglio ispirare le persone. Voglio che qualcuno mi guardi e dica ‘grazie a te, non ho mollato’, ha scritto nel 2018 nel suo libro ‘Goals’. Una formula matematica dove gol sta un po’ meno al calcio e un po’ più al futuro. Meno reti da segnare, più ‘Obiettivi’.

Non a caso il sottotitolo è ’98 storie + 1 per affrontare le sfide più difficili’. Che obiettivo difficile deve essere stato pensare al ‘dopo’ cercando di restare lucidi e positivi. “Ho meno tempo per essere un esempio, adesso che so che non morirò di vecchiaia“, raccontò in una intervista tv pensando alle sue figlie che – confessò – sperava tanto di poter accompagnare all’altare. Davanti ad Alessandro Cattelan e a milioni di telespettatori tirò fuori la ricetta della felicità, quella che tutti cercano e pochi trovano. La regalò senza chiedere nulla in cambio, perché a un certo punto nella vita tutto prende un significato diverso. “La felicità dipende dalla prospettiva con cui guardi la vita, non ti devi dare delle arie, devi ascoltare di più e parlare di meno. Ridere spesso, aiutare gli altri. Questo è il segreto”.

Sulla retorica ormai sgonfiata e ammuffita del ‘guerriero che vince/perde la lotta al cancro’, disse la sua: “Non è vero che il cancro è questo grande nemico da sconfiggere, non è una lotta per uccidere lui. E’ una sfida per cambiare se stessi”. Né vincitori né vinti da annotare su una cartella clinica, solo trionfatori nella sublimazione della vita. Certo detta così pare facile. Non lo è. Ma se non si può scegliere di vincere una partita, si può sempre scegliere come giocarla. Anche la scelta di scrivere un libro faceva parte del progetto. Vialli si decise dopo mesi e mesi di cure difficili, quando confessava di sentirsi “molto bene. È passato un anno e sono tornato ad avere un fisico bestiale, ma non ho ancora la certezza di come finirà la partita”.

Ma intanto si gioca. La chemio durissima, poi gli esami che accendono il semaforo verde: “Non ci sono segni di malattia”. Vialli si coccola la sensazione ovattata nella prudenza. La strada verso la completa guarigione è ancora lunga ma riparte dalle piccole – grandi – cose. “Normalità significa vedersi di nuovo bene allo specchio e osservare i peli che ricrescono. Non devo più disegnarmi le sopracciglia a matita”. Piano piano, senza quasi farsi accorgere, lo spazio per nuovi progetti si era già allargato, il richiamo della normalità si era fatto più forte e a un certo punto irresistibile. Il suo ‘gemello’ Roberto Mancini è il Ct azzurro, ci sono gli Europei di calcio, ecco la pazza idea: ‘Luca vieni pure tu’.

Nel novembre 2019 la Figc lo nomina capo delegazione della Nazionale e si parte per un altro viaggio. Come è finito quello, lo sappiamo tutti: la missione è compiuta e c’è una cartolina dal paradiso. La felicità sta tutta nell’abbraccio stretto di Wembley, dopo l’ultimo rigore che consegna il trofeo all’Italia. Mancini e Vialli che si avvolgono nella gioia, Gianluca che appoggia la testa sulla spalla di Roberto e piange. Roberto che mischia le lacrime a quelle dell’amico. “Penso che il fatto di stare insieme e di pensare al calcio, che è il nostro lavoro da sempre, lo abbia fatto stare bene”, la tesi di ‘Mancio’. Quell’immagine resta fortissima, mentre la magia a poco a poco sbiadisce. Un anno fa, dicembre 2021, “l’ospite” è uscito dall’angolo. “È ancora con me, a volte più presente, altre meno”, dice Vialli. “Spero mi possiate sopportare ancora per tanti anni, sono fiducioso e ottimista, chi mi circonda mi trasmette forza e coraggio”.

Nel marzo scorso pure la bacchetta magica del calcio si spezza, con l’Italia che non si qualifica ai Mondiali. Lo spazio “dell’altro”, di tutto quello che non è malattia, si riduce. L’ospite si siede sul divano e piazza i piedi sul tavolino, mettendosi a guardare in tv il film di cui è regista. Vialli capisce, e tutto quel che può fare è premere il tasto pausa, chissà per quanto. “Al termine di una lunga e difficoltosa ‘trattativa’ con il mio meraviglioso team di oncologi ho deciso di sospendere, spero in modo temporaneo, i miei impegni professionali presenti e futuri”, scrive in un messaggio affidato alla Federcalcio il 14 dicembre scorso. Ventritrè giorni fa. Voleva tutte le energie per continuare a camminare, nonostante tutto. Perché, come aveva scritto ancora nel suo libro, “ai colpi della vita i perdenti rispondono ‘perché proprio io? I vincenti rispondono ‘mettimi alla prova’”.

ag DIRE – www.dire.it