Juve, 15 punti di penalizzazione. La stangata della Corte Federale d’Appello

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soccer: serie a; lazio juventus

Il processo bis per le plusvalenze si riapre e a pagare è solo la Juventus. E con una stangata: – 15 punti in classifica e tutti i dirigenti condannati.

Dopo oltre quattro ore di Camera di consiglio la Corte federale d’appello non solo ha accolto la richiesta di rimettere sul banco degli imputati il club bianconero, ma ha anche aumentato le pene che aveva chiesto il capo della procura Giuseppe Chinè.

È un vero e proprio tsunami sulla classifica (i bianconeri di Allegri scendono al momento del terzo al decimo posto) e sul futuro del club, ora atteso da un possibile secondo processo sportivo, derivato dai nuovi atti dell’inchiesta Prisma, oltre alle possibili sanzioni minacciate dall’Uefa per la violazione del financial fair play. La nuova Juve del dopo Agnelli si trova intanto a scontare sanzioni per i vecchi guai: ed è stato solo il primo dei giorni del ‘giudizio’, quello in cui la Corte federale d’appello appunto era chiamata a valutare la riapertura del processo sportivo che vedeva coinvolti oltre alla Juve altri otto club e che lo scorso maggio si era concluso con il proscioglimento.

“Ricorso inammissibile” le parole della difesa dei bianconeriin assenza di “fatti nuovi” rispetto al processo già celebrato mesi fa e che aveva assolto tutti. I legali bianconeri hanno fatto leva sul principio giuridico per cui “nessuno può essere perseguito o condannato penalmente dalla giurisdizione dello stesso Stato per un reato per il quale è già stato assolto o condannato”. La Procura della Figc, uscita sconfitta al primo round sulla vicenda plusvalenze, aveva voluto riaprire il procedimento alla luce dell’inchiesta penale Prisma della procura di Torino, quella infarcita di intercettazioni, documenti, e il ‘libro nero di FP’, con le operazioni di mercato dell’ex ds Paratici appunto.

“Nessuno degli elementi valorizzati dalla procura Federale” nell’ambito delle operazioni di mercato “dimostra l’esistenza di una artificiosa sopra-valutazione dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori alle predette operazioni, con ciò rendendosi piena infondatezza dell’odierno ricorso” ha sostenuto la difesa della Juve. Che con la Procura ha avuto più di un botta e risposta durante l’udienza sull’uso delle plusvalenze: Chinè ha sottolineato che secondo la sua accusa quelle contestate servivano a coprire le perdite; i difensori del club bianconero hanno ribattuto che le plusvalenze in oggetto, per 60 milioni, rappresentano solo il 3,6% dei ricavi. In particolare, hanno sottolineato, negli anni ai quali la procura fa riferimento la società ha chiamato 700 milioni di aumenti di capitale, su tre anni ha avuto ricavi di 1675 milioni e su un totale di 323 milioni di plusvalenze i 60 contestati da Chinè sono il 18% del totale e, appunto, il 3,6% dei ricavi. Per la Juve è una nuova Calciopoli: pagano anche i dirigenti anche se sono ormai ex: 24 mesi ad Agnelli e 30 a Paratici, 16 mesi a ds Cherubini, 8 mesi anche a Paolo Garimberti: più di quanto aveva chiesto Chinè. La Juve sprofonda in classifica e, tra processi pensali (c’è anche la vicenda del falso in bilancio) rischia anche in Europa.

ANSA




Sci, Coppa del Mondo. La Goggia vince nella discesa di Cortina

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goggia afpAltro successo per Sofia Goggia in Coppa del Mondo.

L’azzurra si è imposta nella discesa libera di Cortina d’Ampezzo, che recupera quella cancellata la scorsa settimana a St. Anton.

Per la bergamasca è la vittoria numero 21 in carriera in Coppa del Mondo, dove eguaglia Federica Brignone come italiana più vincente della storia.

La Goggia ha chiuso la sua discesa in 1:33.47, alle sue spalle la slovena Ilka Stuhec e la tedesca Kira Weidle. Fuori dal podio Mikaela Shiffrin, quarta, mentre Elena Curtoni ha chiuso in ottava posizione.




L’Inter vince la Supercoppa. A Riad 3 a 0 al Milan

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211603303 50305eca 7af4 43de 9796 157d255848b3A un anno di distanza dal successo di San Siro contro la Juventus, l’Inter si ripete aggiudicandosi la seconda Supercoppa italiana consecutiva. A Riad, in Arabia Saudita, i nerazzurri s’impongono nettamente 3-0 nel derby contro il Milan, grazie ai sigilli di Dimarco e Dzeko nella prima frazione di gioco e di Lautaro nella ripresa. Si tratta del settimo titolo nella storia dell’Inter, che pareggia quindi i successi dei ‘cugini’: Simone Inzaghi conferma il bilancio super positivo nella competizione, centrando la quarta vittoria in altrettante gare disputate (con la Lazio nel 2017/18 e nel 2019/20, con l’Inter la scorsa stagione ed oggi), mentre Stefano Pioli è costretto al secondo ko in carriera (il primo con la Lazio nel 2015/16).

Dieci minuti sul cronometro e la sfida già si sblocca, dopo le primissime battute di gioco fatte di studio e pochi azzardi: a passare in vantaggio sono i nerazzurri grazie al mancino di Dimarco, che sfrutta l’assist di Barella chiudendo nel migliore dei modi una bellissima azione in verticale tutta di prima, partita da Darmian e passata anche per i piedi di Dzeko. I rossoneri provano a scuotersi con il solito Leao, ma al 21′ una dormita colossale su una punizione interista in zona difensiva, porta al raddoppio della squadra di Inzaghi: Bastoni lancia Dzeko, Tonali lo insegue ma si lascia sorprendere da una finta del bosniaco, che rientra sul destro e fulmina Tatarusanu per il 2-0. Lo stesso attaccante dell’Inter sfiora anche il tris una manciata di minuti più tardi, girando di mancino sul corner di Dimarco e trovando la parata del portiere avversario. Nella ripresa il Milan entra in campo con un altro piglio e cerca di alzare subito la pressione, creando diverse potenziali occasioni in pochi minuti ma senza troppa fortuna. L’Inter invece, dopo un quarto d’ora di atteggiamento troppo passivo, torna a controllare senza grandi problemi il doppio vantaggio e senza forzare troppo la mano offensivamente. Al 77′ poi ci pensa Lautaro a chiudere definitivamente i conti: l’argentino elude l’intervento di Tomori sulla punizione dalle retrovie di Skriniar, controlla di esterno sinistro e di esterno destro batte Tatarusanu firmando il bellissimo gol del 3-0 finale. Per il resto del tempo succede poco, da segnalare solo una traversa colpita dai rossoneri nel recupero con un tiro cross di Dest.

agi.it




Il Napoli travolge la Juve ma Spalletti non si esalta

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7166415 13224742 whatsapp image 2023 01 13 at 22.44.34Doveva essere una notte straordinaria e così è stato. Il Napoli travolge la Juventus 5-1 al Maradona e lo fa con la bellezza chiesta da Luciano Spalletti: «È una serata bellissima perché abbiamo giocato una grande partita, con ritmi alti. E c’era una cornice di pubblico importantissima: i tifosi sono sempre con noi, abbiamo saputo ricreare l’amore verso questi colori e meritiamo di giocarci partite come quella di stasera» le parole del toscano al termine di una vittoria che porta gli azzurri a +10 in classifica sui bianconeri.

«Se giochiamo come sappiamo possono venir fuori partite come quella di stasera. Abbiamo mandato un messaggio a noi stessi: abbiamo sempre il dubbio di non essere di questo livello qui, stasera abbiamo fatto vedere quello che siamo vincendo con merito».

da ilmattino.it




Allegri alla vigilia di Napoli – Juventus: “Spalletti è il migliore”.

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allegri serio afp“Napoli-Juve non è un crash test. È una partita del campionato. Noi arriviamo con dei buoni risultati, ma anche loro. Il Napoli ha 44 punti e può girare a 50. Domani non è una partita decisiva, ma molto importante per loro”. Massimiliano Allegri presenta così il match che la sua Juventus disputerà domani sul campo del Napoli capolista nella 18esima giornata della Serie A. “Dobbiamo giocare una partita con grande tecnica e grande intensità. Giochiamo contro la più forte del campionato. La squadra sta abbastanza bene abbiamo fatto 3 giorni di lavoro e siamo in buone condizioni. Vediamo domani sera cosa riusciremo a fare”, afferma il tecnico bianconero.

“Il punto di forza del Napoli? La classifica dice che sono i favoriti. Credo che Spalletti sia il migliore a insegnare”, aggiunge. “Io ho grande stima di Luciano. Io faccio questo mestiere per sbaglio e faccio un’altra roba. Più importante per loro? Per loro è molto più importante”, ribadisce. “I rientri dovrebbero essere imminenti, prima di Monza difficilmente rientrerà qualcuno per la partita di Coppa Italia. Potrebbe tornare qualcuno con l’Atalanta. Cuadrado da martedì dovrebbe essere in gruppo e potrebbe tornare forse per il Monza, però devo vedere perchè non hanno fatto allenamento con la squadra. Gli altri stanno meglio e siamo fiduciosi. Quanto è importante Danilo? Sta facendo bene come stanno facendo bene tutti. L’atteggiamento è cambiato e bisogna continuare su questa strada”.

Poi sulla formazione il tecnico bianconero non si sbilancia. “Chiesa può partire dal primo minuto? Chiesa sta molto meglio, sono molto contento. Se fossi certo che anche domani, a partita in corso, possa fare la differenza, ma non ho la palla magica. Valuterò il momento, poi deciderò. Se dobbiamo aspettarci un’allegrata? Gli avversari non ci hanno messo in difficoltà. Non abbiamo preparato ancora niente. Dobbiamo sistemare ancora due o tre cosine e poi deciderò, speriamo bene, la formazione. Domani sarà una bellissima partita, una serata di sport e di calcio, in uno stadio stracolmo, non sarà una partita decisiva per il campionato”.

C’è del rammarico però per i due punti contro la Salernitana. “Quei punti sono andati, inutile stare a pensare lì. Pensiamo in avanti, a quanto abbiamo fatto fino a oggi. Risultati buoni, ma domani è un’altra partita. Nel calcio c’è una regola: ciò che fai, il giorno dopo non conta più. Serve lavorare, profilo basso e continuare il nostro percorso di crescita. Come squadra bisogna migliorare tante cose, come singoli, poi bisogna arrivare al nostro obiettivo finale quello di arrivare nei primi quattro posti. Bisogna pensare a cosa serve fare domani”, ha aggiunto Allegri che sul fatto che la Juve cresce nei secondi tempi, ha sottolineato che “se la squadra cresce nel secondo tempo vuol dire che sta bene fisicamente. Domani sarà una partita diversa perché a Napoli le partite non finiscono mai. Sono una squadra molto forte tecnicamente, ben organizzata e ben allenata”.

adnkronos.it




Il nostro tennis: “sempre più in alto”

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114450579 5efd1538 d3b7 4916 9bae b2c0cb47a8f8Per la prima volta da quando esiste la classifica computerizzata del circuito maschile Atp di tennis (fu introdotta nel 1973), non era mai successo che tre italiani entrassero nella top 20. A Matteo Berrettini, numero 14 del mondo (+2) e di nuovo numero 1 d’Italia, e Jannik Sinner (n.16, -2), si aggiunge infatti oggi Lorenzo Musetti (che diventa n.19).

I successi in United Cup sul norvegese Viktor Durasovic, il brasiliano Felipe Meligeni Alves, il polacco Daniel Michalski e il greco Stefanos Sakellaridis hanno permesso al carrarino di guadagnare 60 punti e soprattutto quattro posizioni nel ranking. L’Italia inaugura la settimana che porta agli Australian Open con quattro giocatori in Top 50 e sei in Top 100.

Alle spalle di Berrettini, Sinner e Musetti, infatti, troviamo Lorenzo Sonego numero 44 (+1), Fabio Fognini numero 57 (-2) e Marco Cecchinato numero 93 (+8). La prima settimana del 2023 ha regalato un grande sogno anche al 25enne Raul Brancaccio, che ha conquistato a Noumea il secondo titolo Challenger in carriera ed è così entrato per la prima volta in Top 150. Il campano, che al massimo era stato numero 170 del mondo, è salito dalla posizione n.194 alla 146 nei Pepperstone ATP Rankings. È il più significativo salto in avanti in classifica tra i diciassette italiani in Top 200 questa settimana.

La Top 10 dei tennisti italiani:

  • 1. (14) Matteo Berrettini 2.490 punti;
  • 2. (16) Jannik Sinner 2.375;
  • 3. (19) Lorenzo Musetti 1.925;
  • 4. (44) Lorenzo Sonego 950;
  • 5. (57) Fabio Fognini 843;
  • 6. (93) Marco Cecchinato 582;
  • 7. (120) Francesco Passaro 473;
  • 8. (134) Matteo Arnaldi 421;
  • 9. (146) Raul Brancaccio 385;
  • 10.(153) Mattia Bellucci 374.

Lo spagnolo Carlos Alcaraz è ancora davanti al connazionale Rafael Nadal nella classifica ATP, anche se non giocherà i prossimi Australian Open. Il primo Slam della stagione comincerà lunedì prossimo, vedrà ancora ferme le due prime posizioni della classifica mondiale. Il serbo Novak Djokovic, che ieri ha vinto il torneo di Adelaide, rimane al quinto posto. Il russo Andrey Rublev sale di due posizioni al n. 6, superando il canadese Felix Auger-Aliassime e il suo connazionale Daniil Medvedev.

Lorenzo Musetti, che ha perso la finale di United Cup di domenica con l’Italia contro gli Stati Uniti, ha raggiunto il 19 posto nella classifica mondiale, salendo di quattro posizioni. Il norvegese Holger Rune, decimo, in salita di un posto, e l’americano Frances Tiafoe, diciassettesimo, in salita di due posti, sono di nuovo ai primi posti nelle rispettive carriere.

Questa la classifica aggiornata:

  • 1. Carlos Alcaraz (ESP) 6820 punti;
  • 2. Rafael Nadal (ESP) 5770;
  • 3. Casper Ruud (NOR) 5720;
  • 4. Stefanos Tsitsipas (GRE) 5715;
  • 5. Novak Djokovic (SRB) 5070;
  • 6. Andrey Rublev (RUS) 3930 (+2);
  • 7. Felix Auger-Aliassime (CAN) 3895 (-1);
  • 8. Daniil Medvedev (RUS) 3860 (-1);
  • 9. Taylor Fritz (USA) 3585;
  • 10. Holger Rune (DEN) 2876 (+1);
  • 11. Hubert Hurkacz (POL) 2860 (-1);
  • 12. Cameron Norrie (GBR) 2575 (+2);
  • 13. Alexander Zverev (GER) 2560 (-1);
  • 14. Matteo Berrettini (ITA) 2490 (+2);
  • 15. Pablo Carreno (ESP) 2420 (-2);
  • 16. Jannik Sinner (ITA) 2375 (-1);
  • 17. Frances Tiafoe (USA) 2320 (+2);
  • 18. Marin Cilic (CRO) 2060 (-1);
  • 19. Lorenzo Musetti (ITA) 1925 (+4);
  • 20. Karen Khachanov (RUS) 1885
  • agi.it



Calcio in lutto. È morto Vialli

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gianluca vialli 1024x649È morto oggi a 58 anni Gianluca Vialli, da cinque anni lottava contro un tumore. Un “ospite indesiderato” che è arrivato nel 2017 e non è andato più via, nonostante a tratti fosse rimasto in silenzio acquattato in un angolo. Il tempo d’illudere. Gianluca Vialli all’inizio aveva provato a nascondere la malattia, indossava maglioni e felpe sotto la camicia per non far capire che stava dimagrendo, “perché non vorresti mai far soffrire le persone che ti vogliono bene”.

Poi, è arrivato il tempo di dire a tutti che era malato. Un cancro al pancreas, non la più semplice delle diagnosi se per assurdo ci fosse una classifica di peggio e meno peggio del buio chiamato tumore. L’uomo ha vacillato e poi ha ripreso le energie per riprendere il cammino, fiaccato sì, ma con la voglia disperatissima di andare il più avanti possibile. “Voglio ispirare le persone. Voglio che qualcuno mi guardi e dica ‘grazie a te, non ho mollato’, ha scritto nel 2018 nel suo libro ‘Goals’. Una formula matematica dove gol sta un po’ meno al calcio e un po’ più al futuro. Meno reti da segnare, più ‘Obiettivi’.

Non a caso il sottotitolo è ’98 storie + 1 per affrontare le sfide più difficili’. Che obiettivo difficile deve essere stato pensare al ‘dopo’ cercando di restare lucidi e positivi. “Ho meno tempo per essere un esempio, adesso che so che non morirò di vecchiaia“, raccontò in una intervista tv pensando alle sue figlie che – confessò – sperava tanto di poter accompagnare all’altare. Davanti ad Alessandro Cattelan e a milioni di telespettatori tirò fuori la ricetta della felicità, quella che tutti cercano e pochi trovano. La regalò senza chiedere nulla in cambio, perché a un certo punto nella vita tutto prende un significato diverso. “La felicità dipende dalla prospettiva con cui guardi la vita, non ti devi dare delle arie, devi ascoltare di più e parlare di meno. Ridere spesso, aiutare gli altri. Questo è il segreto”.

Sulla retorica ormai sgonfiata e ammuffita del ‘guerriero che vince/perde la lotta al cancro’, disse la sua: “Non è vero che il cancro è questo grande nemico da sconfiggere, non è una lotta per uccidere lui. E’ una sfida per cambiare se stessi”. Né vincitori né vinti da annotare su una cartella clinica, solo trionfatori nella sublimazione della vita. Certo detta così pare facile. Non lo è. Ma se non si può scegliere di vincere una partita, si può sempre scegliere come giocarla. Anche la scelta di scrivere un libro faceva parte del progetto. Vialli si decise dopo mesi e mesi di cure difficili, quando confessava di sentirsi “molto bene. È passato un anno e sono tornato ad avere un fisico bestiale, ma non ho ancora la certezza di come finirà la partita”.

Ma intanto si gioca. La chemio durissima, poi gli esami che accendono il semaforo verde: “Non ci sono segni di malattia”. Vialli si coccola la sensazione ovattata nella prudenza. La strada verso la completa guarigione è ancora lunga ma riparte dalle piccole – grandi – cose. “Normalità significa vedersi di nuovo bene allo specchio e osservare i peli che ricrescono. Non devo più disegnarmi le sopracciglia a matita”. Piano piano, senza quasi farsi accorgere, lo spazio per nuovi progetti si era già allargato, il richiamo della normalità si era fatto più forte e a un certo punto irresistibile. Il suo ‘gemello’ Roberto Mancini è il Ct azzurro, ci sono gli Europei di calcio, ecco la pazza idea: ‘Luca vieni pure tu’.

Nel novembre 2019 la Figc lo nomina capo delegazione della Nazionale e si parte per un altro viaggio. Come è finito quello, lo sappiamo tutti: la missione è compiuta e c’è una cartolina dal paradiso. La felicità sta tutta nell’abbraccio stretto di Wembley, dopo l’ultimo rigore che consegna il trofeo all’Italia. Mancini e Vialli che si avvolgono nella gioia, Gianluca che appoggia la testa sulla spalla di Roberto e piange. Roberto che mischia le lacrime a quelle dell’amico. “Penso che il fatto di stare insieme e di pensare al calcio, che è il nostro lavoro da sempre, lo abbia fatto stare bene”, la tesi di ‘Mancio’. Quell’immagine resta fortissima, mentre la magia a poco a poco sbiadisce. Un anno fa, dicembre 2021, “l’ospite” è uscito dall’angolo. “È ancora con me, a volte più presente, altre meno”, dice Vialli. “Spero mi possiate sopportare ancora per tanti anni, sono fiducioso e ottimista, chi mi circonda mi trasmette forza e coraggio”.

Nel marzo scorso pure la bacchetta magica del calcio si spezza, con l’Italia che non si qualifica ai Mondiali. Lo spazio “dell’altro”, di tutto quello che non è malattia, si riduce. L’ospite si siede sul divano e piazza i piedi sul tavolino, mettendosi a guardare in tv il film di cui è regista. Vialli capisce, e tutto quel che può fare è premere il tasto pausa, chissà per quanto. “Al termine di una lunga e difficoltosa ‘trattativa’ con il mio meraviglioso team di oncologi ho deciso di sospendere, spero in modo temporaneo, i miei impegni professionali presenti e futuri”, scrive in un messaggio affidato alla Federcalcio il 14 dicembre scorso. Ventritrè giorni fa. Voleva tutte le energie per continuare a camminare, nonostante tutto. Perché, come aveva scritto ancora nel suo libro, “ai colpi della vita i perdenti rispondono ‘perché proprio io? I vincenti rispondono ‘mettimi alla prova’”.

ag DIRE – www.dire.it




Il ritorno a Cagliari di mister Ranieri: “Un maremoto di emozioni”

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110819099 c4c99a10 bad7 4e03 a61c cdce89248171“Sono contento, felice, entusiasta di poter sedere ancora una volta sulla panchina del Cagliari. Dentro di me c’era un grande maremoto, emozioni indelebili di quello che era stato a Cagliari. La squadra che mi ha reso grande e che mi ha fatto capire di poter fare l’allenatore”. Così Claudio Ranieri nella conferenza stampa di presentazione come nuovo allenatore del Cagliari. Il tecnico romano torna in Sardegna dopo più di 30 anni visto che aveva lasciato la panchina rossoblu nel 1991.

Il suo ritorno è stato accolto da centinaia di tifosi all’aeroporto di Elmas dove l’ex tecnico di Leicester, Juventus e Roma è sbarcato questa mattina.

“Arrivai in Serie C (nel 1988, ndr). Io ricordo gli Orrù che mi chiesero di portare la squadra in Serie B visto che la città avrebbe ospitato i Mondiali due anni dopo. Andammo in Serie A in due anni. Una cavalcata incredibile”.

Il 61enne tecnico romano ha confessato la difficoltà della sua scelta: “Tutti questi ricordi mi mettevano paura. Perché devo andare a sporcare quei ricordi bellissimi ritornando a Cagliari? Poi ho pensato: perché essere così egoista? Perché non pensare al Cagliari in difficoltà? Il figlio di Riva mi ha scritto ‘tutti qui ti aspettano, non ti devi preoccupare. Anche papa’ e’ entrato in societa’ come presidente onorario e nessuno si e’ dimenticato di quello che ha fatto'”. E alla fine é arrivato il sì al presidente Giulini: “Tutti questi granelli mi hanno poi convinto ad accettare”.

Ora “tutto l’entusiasmo lo devo tramutare in punti“, ha sottolineato Ranieri, “non nascondo le difficoltà ma sono nato per questo. Mi sono rimboccato le maniche, ho voglia e darò entusiasmo alla squadra. Voglio che i giocatori del Cagliari sentano il senso d’appartenenza, che sentano l’isola come avviene nei Paesi Baschi per l’Athletic Bilbao”.

Il ritorno di Nainggolan? “Non ne sappiamo nulla”

“Voglio conoscere bene i giocatori che ho a disposizione prima di scegliere e giudicare. Abbiamo un mese e non dobbiamo fare errori” sui calciatori “da portare sull’isola. Cercheremo di trovare quelli giusti per noi”. Ranieri, nella sua prima conferenza da stampa da nuovo allenatore del Cagliari, ha toccato anche il tema del calciomercato. E sulle voci di un ritorno di Nainggolan spiega: “Ho sentito. So che vuole tornare e il suo agente spinge per questo. Ma noi non ne sappiamo nulla“. L’allenatore romano, 71 anni, si e’ soffermato sulla stiuazione della squara: “Voglio capire se questi giocatori hanno capito che stanno in Serie B. Questo sara’ il mio sforzo piu’ grande, che dobbiamo lottare su ogni pallone, su ogni singolo centimetro”.

Obiettivo promozione

“La classifica è veritiera sempre. Dice qual è il valore attuale della squadra. Il mio obiettivo è rincorrere e prendere le due lepri che oggi stanno in Serie B. Non so se ci riusciremo ma dobbiamo provarci e andarci vicini. Io voglio il massimo da me stesso e dai miei giocatori. Voglio dei guerrieri”.  E scherza sul suo ruolo: “Mi sento ancora un allenatore-apprendista“.

Sul modulo da adottare spiega che “li ho usati tutti” e “non ne ho uno” specifico. Sulle scelte di formazione, aggiunge: “Non guardo l’età o altro” ma gioca “chi mi dimostra che è capace di legare bene con i compagni di squadra e reparto”. Poi ricorda le situazioni di Parma e Sampdoria: “Arrivai da ultimo in classifica e ci salvammo”. A Cagliari, oggi, l’obiettivo è uno: “Dobbiamo salire”. E poi precisa: “Non so se è la sfida più grande della mia vita, ma particolare, mia. Una sfida che mi bolle dentro”.

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Il mondo piange per la perdita del suo Re. Ciao Pelè…Olá Rei

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Pelè, il Re ci ha lasciati. Non esistono parole, filmati, articoli e statistiche in questo momento, oggi siamo tutti un po’ più poveri, abbiamo perso un mito, un fenomeno inarrivabile in tutto ma anche un grande uomo, uno di quelli che possono entrare direttamente nella galleria dei più grandi di tutti i tempi.

downloadVederlo giocare in campo era una delizia per gli occhi di tutti quelli che amano il calcio, forte con entrambi i piedi che usava allo stesso modo, forte di testa e di acrobazia, velocissimo e geniale, un leader dentro e fuori del rettangolo di gioco.

Lutto nazionale in Brasile, in Italia e in Inghilterra si giocherà con il lutto al braccio ma tutto il mondo piange il Re, non solo i campioni passati e presenti e tutta la gente di sport ma tutti, proprio tutti in ogni dove e in ogni campo. Soprattutto lo piange la sua famiglia e la gente comune in tutto l’universo, quella che lo ha sempre amato e che mai potrà dimenticarlo, un vuoto che non potrà mai essere colmato perché di campioni unici come lui non ne è mai esistito lo stampo. Ciao Pelè…Olá Rei.




In Brasile tre giorni di lutto nazionale per la morte di Pelé

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pele instagramIl presidente brasiliano ha decretato tre giorni di lutto nazionale per la morte di Pelé. Lo ha ufficializzato con un decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale: “Viene decretato il lutto ufficiale in tutto il Paese, segno di rispetto dopo la morte di Edson Arantes do Nascimento”, si legge. La leggenda del calcio, si è spenta ieri a 82 anni. Pelé era malato da tempo e ricoverato in ospedale a San Paolo da un mese.

I FUNERALI

Lunedì 2 gennaio allo stadio Urbano Caldeira di Santos, alle 10 ora locale, è prevista la veglia funebre di O’Rei. I funerali invece, si terranno il 3 gennaio. Dopo una cerimonia privata, riservata solo ai famigliari, la salma di Pelé verrà tumulata al Memorial Necropole Ecumenica.

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