O Rey è morto! Addio a Pelé

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Addio a Pelè, leggenda del calcio mondiale.

Aveva 82 anni, era ricoverato all’Albert Einstein da fine novembre per un tumore.

Tantissime le manifestazioni di affetto per Pelé.

Se il calcio non si fosse chiamato così avrebbe dovuto avere come nome Pelé, scriveva Jorge Amado. E ora che Pelé non c’è più, portato via da un tumore più feroce dei tanti mediani che lo hanno picchiato in campo, con lui davvero se ne va anche una parte importante di questo sport, quella a misura d’uomo e di campione che ha caratterizzato il ventesimo secolo. D’altra parte Edson Arantes Do Nascimiento (come si chiamava prima di diventare un bisillabo dalla popolarità siderale pur in assenza di social) del calcio e stato indiscutibilmente O Rei, come lo soprannominarono estasiati i suoi connazionali brasiliani. Un monarca illuminato che in una vita da copertina ha regalato record (unico calciatore a vincere tre mondiali, il primo a 17 anni, 1279 reti segnate in carriera…) e soprattutto sogni.     Generazioni di bambini hanno provato il colpo da fuoriclasse ispirandosi a Pelé su un prato di periferia, un cortile, un campetto. E in effetti chiunque poteva ispirarsi per una piccola parte a lui, che era fuoriclasse in tutto: destro, sinistro, velocità, dribbling e colpo di testa. Per lui si sono sprecate le iperboli. Atleta del secolo (assegnato dal Cio nel 1999), calciatore del secolo (ex aequo con Maradona). O Rei è stato con Muhammad Ali’ l’atleta piu’ celebre della storia, famoso nei punti piu’ remoti del mondo come nelle grandi capitali.

Nessun altro sportivo ha avuto piu’ spettatori di lui, e la sua faccia è tuttora, molti anni dopo il suo ritiro, tra le piu’ popolari del pianeta. ”Sono conosciuto piu’ di Gesù Cristo”, disse anni fa in un’intervista all’ANSA. Una frase che gli attirò critiche: ma a pensarci bene non aveva torto perché “anche se è una cosa blasfema – spiego’ – c’e’ una logica. Io sono cattolico, e so cosa significhi Gesu’ con i suoi valori.     Ma nel mondo e’ pieno di gente che crede in altro: in Asia , ad esempio, ci sono centinaia di milioni di buddisti. Magari non sanno chi e’ Cristo, ma di Pelé hanno sentito parlare…”.     Nel mondo, più prosaicamente, c’è anche gente che crede che un altro fenomeno del calcio, Maradona, gli sia stato superiore.

“Falso – rispose in quell’intervista -, basta guardare i fatti.  Sapete quanti gol di testa ha segnato Diego? Ve lo dico io, nessuno: Pelé cento. E di destro?….in tutto io ho segnato quasi 1300 reti, vi dice niente questo dato? Il problema é che gli argentini non si rassegnano, mi hanno contrapposto prima Di Stefano, quindi Sivori, poi Maradona. Prendano atto del fatto che comunque io valgo più di tutti e tre”.     E’ stato intervistato e fotografato piu’ di qualsiasi altra persona: statisti e divi del cinema. E’ stato accolto da ‘Rei’ in 88 nazioni, e ricevuto da 70 premier, 40 capi di Stato e tre Papi. In Nigeria venne dichiarata una tregua di 48 ore ai tempi della guerra con il Biafra perche’ tutti, da entrambi gli schieramenti, potessero vederlo giocare. Lo Scia’ di Persia lo aspetto’ tre ore in un aeroporto solo per potersi fare una foto con lui, le guardie alle frontiera cinese abbandonarono i loro posti e si spostarono a Hong Kong, attirandosi le ire del regime, solo perche’ avevano saputo che la Perla Nera si trovava quel giorno nella citta’-colonia. In Colombia Pele’ fu espulso durante una partita, e la folla invase il campo costringendo l’arbitro alla fuga. Il match riprese solo con il ritorno in campo del grande brasiliano, a quel punto la folla torno’ disciplinatamente sugli spalti.     Quando aveva 20 anni in Brasile venne dichiarato ”tesoro nazionale”, e fu quindi proibita la sua cessione all’estero: ci rimase male il presidente dell’Inter Angelo Moratti che sognava di portarlo in nerazzurro e gli aveva fatto offerte molto serie.

La rovesciata di Pelè in ‘Fuga per la vittoria – Youtube

Pelé è stato immortalato da Andy Warhol nella galleria dei suoi ritratti. Bauru’, la citta’ brasiliana dove comincio’ a giocare, gli ha dedicato una statua che produrrebbe miracoli (c’e’ chi sostiene di essere guarito toccandola): di sicuro ha reso famosi anche i pochi che lo hanno fermato magari in una giornata di scarsa vena, tra questi Giovanni Trapattoni. Cento canzoni (due le incise lui stesso, nel 1969, assieme alla grande Elis Regina) narrano la sua leggenda. Iperboli su iperboli, numerose quanto i suoi gol. Ma a ben pensarci tutte insieme non lo raccontano come il gesto plastico della rovesciata nel film Fuga per la vittoria o iL gol di testa all’Italia nella finale del mondiale 1970, con Burgnich annichilito dalla sua sfida alla forza di gravità. Figlio d’arte di un calciatore che ebbe poca fortuna, Dondinho, non ha mai saputo spiegare l’origine del suo nome, e in privato, lui cosi’ popolare e pubblico, regalava persino momenti di grande pudore. Nell’intervista con l’ANSA, prese la cornetta del telefono e disse semplicemente ”Sono Edson, come va?”. Verrebbe da rispondergli: andava benone, Edson, fino a quando c’era il tuo sorriso a impreziosire il pallone. Adesso molto meno.

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Ciclismo: Morto Vittorio Adorni, vinse il Giro nel 1965 e i Mondiali nel ’68

ciclismo: morto vittorio adorni

ciclismo: morto vittorio adorni

E’ morto a 85 anni l’ex campione di ciclismo Vittorio Adorni.

A dare notizia della scomparsa è Norma Gimondi, figlia di Felice, con un post su Facebook: “Ciao Vittorio, salutami papà. Sentite condoglianze alla famiglia, vi siamo vicine”.

Nato a San Lazzaro Parmense il 14 novembre 1937, Adorni è stato professionista dal 1961 al 1970 e nel 1965 vinse il Giro d’Italia, mentre nel 1968 divenne campione del mondo di ciclismo a Imola. A breve distanza dalla tragica fine di Davide Rebellin e dalla scomparsa di Ercole Baldini, il ciclismo italiano è ancora in lutto per la morte di Adorni, uno dei personaggi del ciclismo più noti, che segnò un’epoca dominata da Eddy Merckx e Felice. Il presidente della Federazione ciclistica italiana (Fci), Cordiano Dagnoni, ha espresso “a nome di tutto il mondo del ciclismo i sensi del più profondo cordoglio alla famiglia”. Adorni esordì tra i professionisti nel 1961, a 24 anni, e nel 1964 approdò alla Salvarani, team con il quale conquistò il Giro d’Italia dell’anno successivo battendo Italo Zilioli e Gimondi. La cavalcata di 90 chilometri al mondiale di Imola, quando tagliò il traguardo con 9’50” su Herman Van Springel e 10’18” su Michele Dancelli, lo fece entrare nella storia del ciclismo. Quando scese di sella, nel 1970, il suo palmares contava 60 successi tra i professionisti. Salì sul podio della Corsa Rosa in altre due occasioni (secondo nel 1963 e nel 1968) e tra i piazzamenti più importanti ci sono tre podi consecutivi alla Liegi-Bastogne-Liegi (tra il 1963 e il 1965) e la seconda piazza alla Milano-Sanremo nel 1965 e al mondiale di Sallanches, nel 1964. Chiusa la carriera sportiva è stato poi dirigente della stessa Salvarani e della Bianchi. ‘Scoperto’ da Sergio Zavoli, che l’ha voluto subito con lui nel Processo alla tappa, ha dimostrato una capacità comunicativa fuori dal comune, che gli ha permesso, anche dopo la fine della carriera sportiva, di proseguire come commentatore.
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Plusvalenze: La Figc chiede di riaprire il processo alla Juventus e ad altri 9 club

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195403722 b6651dd4 9995 4caf a92c ab7fb1daddebLa Procura della Federcalcio ha chiesto la revocazione della sentenza con cui a maggio la Corte d’appello della Figc aveva assolto la Juventus e altri 10 club nel processo sulle plusvalenze. L’annuncio della Figc è arrivato alla luce dell’inchiesta Prisma sul club bianconero. A parte il Napoli, la cui plusvalenza riguardava Osimehn e non coinvolgeva la Juve, rischiano un nuovo processo lo stesso club bianconero, Samp, Empoli, Genoa, Parma, Pescara, Pisa, Pro Vercelli, Novara e Chievo.

La procura guidata da Giuseppe Chiné ha qaindi rinvenuto tra i documenti forniti dalla procura di Torino nuovi elementi sufficienti per riaprire il caso delle pulvalenze relative alla stagione 2021-2022. La Corte avrà ora 30 giorni per convocare l’udienza in cui la Procura chiederà nuove sanzioni non nei confronti della Juventus, degli altri nove club e di 52 dirigenti che nel primo processo erano stati accusati di plusvalenze fittizie nelle operazioni con i bianconeri.

Secondo la Procura di Torino, la Juventus avrebbe sovrastimato le plusvalenze per un totale di 155 milioni tra il 2018-19 e il 2020-21.

agi.it




Il Tour de France 2024 partirà da Firenze, è la prima volta in Italia

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191608517 cf32c625 958e 4375 b36a 110a8fd85669Il Tour de France del 2024 prenderà il via, per la prima volta, in Italia: partenza il 29 giugno da Firenze, poi altre due tappe con arrivo a Bologna e Torino.

Con tappe dalla valenza anche simbolica che celebreranno i miti del ciclismo italiano. Lo ha annunciato il direttore della gara Christian Prudhomme, secondo cui il fatto che la prestigiosa corsa ciclistica non sia mai partita dall’Italia era “un’incongruenza” finalmente sanata, peraltro nell’anno del centenario della prima vittoria azzurra, quella di Ottavio Bottecchia nel 2024.

Il Tour 2024 sarà doppiamente storico: partirà da Firenze e si concluderà a Nizza e non a Parigi, per la prima volta dal 1905, perché nella capitale saranno in corso le Olimpiadi.
La prima tappa, il 29 giugno, di media montagna, con un dislivello di 3.700 metri, porterà il gruppo da Firenze a Rimini. La seconda partirà da Cesenatico e via Imola raggiungerà Bologna.

La terza è una tappa per velocisti da Piacenza a Torino. Anche la quarta tappa inizierà in Italia prima di concludersi in Francia.

Sarà una grande occasione di celebrazione del ciclismo italiano: la prima tappa passerà dal museo Gino Bartali, dedicato al vincitore del Tour nel 1938 e nel 1948. I corridori passeranno anche vicino al luogo dove riposa un altro grande campione azzurro, Fausto Coppi. E la partenza di Cesenatico sarà, ovviamente, occasione per commemorare Marco Pantani, vincitore del Tour nel 1998.

Sarà “un evento storico, mai successo prima che il Tour partisse dall’Italia e doppia soddisfazione perché parte da Firenze”, ha commentato il sindaco di Firenze Dario Nardella. “Ringrazio Prudhomme – ha aggiunto – perché ha creduto nella candidatura italiana e il presidente Bonaccini che ha subito sostenuto la candidatura italiana con la costruzione di queste 3 tappe e tutte le figure istituzionali che ci hanno seguito”.

Anche lo stesso Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna, ha parlato di “bella soddisfazione, un sogno che diventa realta’: la prima volta in Italia, addirittura 3 tappe, la partenza dalla città più bella del mondo, la mia Regione protagonista, insomma sarà una grande festa popolare”.

agi.it




Messi è tornato a casa, in Argentina è festa nazionale

leo messi argentina

leo messi argentinaSi è presentato sull’uscio dell’aereo prima di chiunque altro, per replicare il gesto che il giorno prima lo aveva consegnato alla storia del calcio. Leo Messi alza la Coppa del Mondo sotto il cielo dell’Argentina. Con Lionel Scaloni da una parte e Claudio Chiqui Tapia dall’altra, scende le scalette imbracciando il trofeo. Dietro di loro la coda dei campioni del mondo. Ad attenderli, lì sotto, una folta delegazione, tra cui il ministro dell’Interno Wado de Pedro, e l’ambasciatore del Qatar, Battal Al Dosari, tra gli altri.

“Muchachos”, il rovesciamento della canzone de La Mosca diventata l’inno dei tifosi argentini in Qatar, viene suonata all’apertura del portellone dell’aereo. “Benvenuti, campioni del mondo”, urla il cantante, Guillermo Novellis. Lautaro Martínez caracolla, segue le orme del capitano insieme a Julián Álvarez. Ángel Correa ha un sorriso simile a quello del capitano. Paulo Dybala stringe il pugno destro. “Grazie, campioni”, si legge sui cartelloni ai lati del percorso che porterà i giocatori alla proprietà che l’AFA ha a Ezeiza. Lungo la strada un primo assaggio della folla che li aspetterà poi per la sfilata sul bus scoperto lungo le autostrade Ricchieri, Dellepiane e 25 de Mayo fino in viale 9 de Julio e infine all’Obelisco. Un ‘ritorno’ ininterrotto lungo il viale al Libertador, poi al Generale Paz e ancora al Sud. Durata stimata tra le otto e le nove ore, anche qualcuna in più.

Il trionfo della Nazionale argentina ai Mondiali ha cambiato il calendario di un dicembre già atipico. Dopo i massicci festeggiamenti di domenica, e la festa “ufficiale” all’Obelisco, il Governo argentino ha deciso di decretare una giornata di festa nazionale. Niente lavoro. E ovviamente, in un momento di profonda crisi economica del Paese il provvedimento è stato aspramente criticato dalle opposizioni; in province come Santa Fe, San Juan, Catamarca, La Rioja, Chaco, Tucumán e Corrientes non lo applicheranno. A tarda notte, il governo ha rilasciato il decreto 842/22 con il quale ha confermato la giornata di festa, “affinché il popolo argentino possa celebrare e condividere con la squadra di calcio argentina il titolo di campioni del mondo di calcio. Poiché la nazionale argentina tornerà in patria martedì 20 dicembre 2022 e affinché il popolo argentino possa festeggiare in pace e insieme, condividendo la gioia con i nostri giocatori e il loro staff tecnico, è opportuno dichiarare la festa nazionale”.

ag. DIRE – www.dire.it




Argentina campione del mondo!

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downloadBattuta la Francia ai rigori.

Tempi regolari e supplementari erano finiti 3 a 3.

 




Super Goggia. Vince anche con la mano fratturata

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110736616 0a30178d cd61 4d9f bfe7 d0691c8a0214Sofia Goggia è davvero una sciatrice straordinaria. L’azzurra ha vinto la seconda discesa libera di Coppa del mondo di Sankt Moritz gareggiando con la mano sinistra gonfia e fasciata a seguito dell’intervento chirurgico di ieri necessario per la riduzione della frattura scomposta del secondo e terzo metacarpo riportata nella gara di ieri conclusa al secondo posto alle spalle di Elena Curtoni.

Per la 30enne azzurra una gara perfetta nell’interpretazione del tracciato disegnato dal tecnico italiano in seno alla Federazione internazionale, Alberto Senigagliesi. Quella ottenuta oggi dalla Goggia sulle nevi della pista ‘Corviglia’ della località svizzera – stamattina baciata da un sole stupendo e liberata dal ‘serpente del Maloja’, la perturbazione che caratterizza questa zona – è la vittoria numero 117 di sempre di un’italiana in Coppa. Sofia centrando la ventesima vittoria (15 in discesa), ha raggiunto in vetta alla graduatoria alltime, Federica Brignone, oggi attorno alla trentesima piazza a 2″33.

Goggia ha vinto per la sua precisione nel tratto centrale dell’impegnativo tracciato elvetico. Dopo solo due colpi di bastoncini, ‘Sofì’ si è subito messa in posizione a ‘uovo’ e, sempre attenta di non sbattere con la mano con i palo o poggiarlo sulla neve, nel tratto più tecnico ha fatto la differenza. Alle spalle della finanziera bergamasca, oro olimpico nel 2018 a PyeongChang e argento nel 2022 a Pechino, la slovena Ilka Stuhec a 43 centesimi e la tedesca Kira Weidle a 52.

Fuori dal podio l’americana Mikaela Shiffrin a 61 dalla Goggia. Giornata amara per il Wunderteam austriaco: quinta Cornelia Huetter a 75 centesimi, sesta Nina Ortlieb a 81, e settima Mirjam Puchner a 1″04. Ottava Elena Curtoni a 1″16. Domani a Sankt Moritz è in programma un supergigante (ore 11,30).

agi.it




Argentina e Francia, reparti a confronto

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163131431 f5ede839 52f1 43e7 ade6 e1571024f873La finale dei mondiali tra Argentina e Francia vivrà anche del confronto tra i reparti delle due squadre che si sono dinsotrate le migliori del torneo. Vediamole in raffronto:

DIFESA

La finale tra Argentina e Francia mette di fronte due delle migliori difese del mondiale: più improntata sulla fisicità quella dei Bleus, grande ‘garra’ per l’Albiceleste. Tra i pali due portieri diversi nello stile ma ugualmente efficaci.

Stesso ruolo, storie differenti

A difendere i pali della Francia sarà il portiere del Tottenham, Hugo Lloris. Il capitano dei Blues con la finale raggiungerà quota 144 presenze (20ma a una Coppa del mondo) con la nazionale e proverà a regalarsi la soddisfazione di diventare il primo portiere a vincere due mondiali consecutivi con la fascia al braccio. In occasione dei quarti di finale era stato preso di mira dai media inglesi, che lo avevano definito l’anello debole dei transalpini, lui ha risposto sul campo con una prestazione impeccabile contro i rivali storici. Carriera opposta per l’estremo difensore dell’Albiceleste Emiliano Martinez, da spettatore in tribuna in Russia nel 2018 a eroe per caso, dopo aver vissuto una carriera in prestito in giro per l’Europa, fino alla grande occasione con l’Aston Villa. Un personaggio atipico, eversivo nell’interpretazione del ruolo e che fa del lavoro e della passione i suoi punti di forza. Il ‘Dibu” sogna di vedere il suo idolo e compagno Lionel Messi alzare la Coppa del mondo alla sua ultima apparizione mondiale. Era riuscito nell’impresa di vincere la Coppa America nel 2021 con parate decisive, soprattutto nella lotteria dei rigori contro la Colombia, dove tramite riti propiziatori e giochetti mentali ha ipnotizzato i tiratori avversari. La storia si è ripetuta contro l’Olanda nei quarti finali.

Garra contro forza fisica

Le coppie centrali sono di altissimo livello e ugualmente solide ma con caratteristiche differenti. Quella francese è composta dal quattro volte vincitore della Champions League Raphael Varane e dal giocatore del Bayern Monaco Dayot Upamecano. Con prestazioni di prim’ordine hanno preso per mano la retroguardia francese risultando praticamente perfetti. Entrambi abili e sicuri nell’impistazione, caratteristica imprescindibile per il calcio di Didier Deschamps.

Sponda Argentina dopo gli errori nel match d’esordio contro l’Arabia Saudita, Nicolas Otamendi e Cristian Romero hanno mostrato tutte la qualità del loro repertorio, compensando il deficit fisico con l’aggressività, e incarnando lo spirito della ‘garra’ argentina. La vera sfida sarà la contraerea per fermare Olivier Giroud, uno specialista dei colpi di testa che sono il punto debole dei due centrali della Selecion, come emerso dalle sfide con Olanda e Austalia.
Un elemento comune alle due coppie sono la capacità di leggere il gioco, l’abilità di pensare in anticipo e di farsi trovare al posto giusto nel momento giusto. Più eleganti i Bleus con chiusure pulite, maggiormente esuberanti i due della Selecion, scommettendo sull’anticipo e pronti a fermare gli avversari con le buone o con le cattive. Pronti a subentrare dalla panchina Ibrahima Konaté fra i transalpini e Lisandro Martinez tra i sudamericani, sempre attenti quando chiamati in causa.

Un pezzo di finale si potrebbe decidere sulle fasce

Sfida ad alta velocità sulla corsia di sinistra della Francia e destra dell’Argentina, tra il treno rossonero Theo Hernandez e la vecchia conoscenza della Serie A Nahuel Molina. Entrambi predisposti alla fase offensiva, avventatezza e spensieratezza al servizio della loro squadra.
Il francese è il terzo giocatore per occasioni create in Qatar (11) e con il gol in acrobazia contro il Marocco è diventato il terzo difensore nella storia della Francia a mettere a segno almeno un gol e un assist ad un mondiale, dopo Marius Tresor nel 1892 e Bixente Lizarazu nel 1998. L’argentino con una corsa da centometrista ha toccato i 34,9km/h nella partita contro la Croazia. Più cauti i laterali che occupano l’altra corsia, Jules Kounde per i Bleus e Marcos Acuña per l’Albiceleste. Il giocatore del Barcellona ha giocato fin qui nella posizione a lui insolita di terzino destro, giocando di posizione e facendo emergere le sue caratteristiche da difensore puro e roccioso. La sua staticità e prudenza trovano complementarità con le caratteristiche di Theo Hernandez, permettendo ai transalpini di trovare il giusto bilanciamento tra equilibrio tattico e qualità dei singoli.
Per i sudamericani ci sarà el ‘Huevo’ Acuña, elemento importante nei meccanismi del ct Lionel Scaloni e che si è alternato più volte con Nicolas Tagliafico. Il laterale del Siviglia ha disputato un ottimo mondiale con tenacia e caparbietà, raggiungendo l’apice con il rigore conquistato contro l’Olanda. Davanti si ritroverà Dembele, cliente imprevedibile e in grande forma.

CENTROCAMPO

I duelli individuali a centrocampo potrebbero essere la chiave per rompere l’equilibrio di una finale. Leandro Paredes e Adrien Rabiot compagni di squadra nella Juventus saranno avversari per una sera. Sfida della gioventù tra due giocatori dal grande futuro, Aurelien Tchouameni e Enzo Fernandez. Pronti anche Antoine Griezmann e Rodrigo De Paul, due centrocampisti dall’indole offensiva riadattati nel compito di tuttocampisti.

Centrocampisti moderni

Nati come seconde punte, Antoine Griezmann e Rodrigo De Paul hanno cambiato modo di giocare in nazionale, diventando calciatori box-to-box e coniugando dinamismo e sostanza alle loro indiscutibili proprietà tecniche. Le ‘Petit Diable’ ha scoperto una nuova vita all’età di 31 anni, con la scelta di Didier Deschamps di utilizzarlo come tuttofare, trequartista e incontrista e che va a recuperare il pallone fino a dentro la sua area di rigore. Sempre nella posizione migliore in funzione del gioco, i suoi movimenti creano scompiglio all’assetto difensivo avversario come provato dai suoi numeri al mondiale: 21 occasione occasioni create (primo in questa statistica) e 3 assist all’attivo.
Compiti simili per De Paul con l’Argentina, capace di leggere le situazioni in modo ottimale e abile quando deve innescare il fenomeno con la maglia numero dieci. I due centrocampisti sono fondamentali nell’aggiungere creatività e imprevedibilità alle rispettive mediane. La combinazione di visione di gioco, dribbling, agonismo e tecnica fanno di loro il prototipo dei centrocampisti moderni.

Avversari per una notte

Leandro Paredes e Adrien Rabiot compagni di squadra nella Juventus saranno avversari per una notte. Meglio il francese fin qui, apparso in grande forma nelle ultime uscite prima della febbre che lo ha costretto a saltare la semifinale contro il Marocco. Il ‘Duca’, come lo chiamano in Francia, ha cambiato marcia in questa stagione e i risultati sono evidenti: prestazioni da grande giocatore condite anche da gol e assist, come accaduto all’esordio mondiale contro l’Australia. I suoi inserimenti potrebbero essere l’arma che rompe gli schemi, facendo breccia nella difesa argentina. Da tenere d’occhio anche sulle palle inattive.
Discorso opposto per Paredes, un amore ancora non sbocciato con il proprio club e che dopo la gara persa contro i sauditi sembrava aver perso il posto nell’undici titolare di Scaloni. Il 28enne non è riuscito ad incidere con la sua tecnica individuale, ma in compenso si è messo a disposizione della squadra. Giocatore dal temperamento focoso, sta dimostrando tutto l’orgoglio Xeniexes acquisito con la crescita nel Boca Juniors, mischiando la passione per il proprio Paese con un nervosismo a tratti eccessivo.

Gioventù al potere

Non una sorpresa assoluta, in Qatar sono finiti sotto la luce della ribalta due dei giovani più promettenti nel panorama mondiale, Aurelien Tchouameni per la Francia ed Enzo Fernandez con la maglia della Selecion. Un impatto debordante con la loro nazionale tanto da diventare insostituibili, hanmnmo mostrato qualità balistiche, abilità nel fraseggio e facilità nel recuperare palloni.
Non solo, i due gioielli hanno colpito soprattutto per la naturalezza con cui affrontano partite ad alto tasso di emotività e per una conoscenza del gioco fuori dal normale per la loro età. Il classe 2000 dei transalpini è passato in estate al Real Madrid per 80 milioni e, abbinando fisico e tecnica, racchiude in un solo corpo le caratteristiche dei grandi assenti Paul Pogba e N’Golo Kanté.     Non ha bruciato le tappe il classe 2001 Enzo Fernandez, ex River Plate, passato anche per il Defensa y Justicia e attualmente in forza al Benfica. Il collante dell’Albiceleste è destinato nel futuro imminente a fare il grande salto.

ATTACCO

La finale dei mondiali al Lusail Stadium di Doha mette di fronte due attacchi stellari guidati dai loro fenomenali numeri 10, Lionel Messi e Kylian Mbappé. Particolare attenzione anche per Olivier Giroud e Julian Alvarez, arrivati in Qatar in sordina ma diventati titolari a suon di gol decisivi. Tutti e quattro realisticamente sono ancora in corsa per il titolo di capocannoniere del torneo che sarà deciso proprio nell’ultimo atto della Coppa del mondo.

Scontro generazionale

Argentina-Francia è soprattutto Messi contro Mbappé, il re 35enne contro il principe di 23 anni, na generazione alla fine del suo ciclo contro quella nuova che avanza prepotentemente. Due modi opposti di essere un leader, il capitano dell’Albicelste è il fulcro di tutte le azioni argentine, l’enfant prodige dei Blues è più un terminale offensivo dagloi strappi letali, ma entrambi sono un riparo sicuro quando la palla scotta. A Parigi sono compagni di squadra ma non hanno mai avuto un rapporto idilliaco, soprattutto er  frizioni legate ai calci di rigore, tutto dissolto in virtù del bene della squadra e dei soldi. Lionel Messi con l’obiettivo di seguire le orme di Diego Armando Maradona e vincere la sua prima coppa del mondo alla sua ultima apparizione, per togliersi un peso dalle spalle e chiudere il viaggio gratificante quanto duro con la nazionale nel miglior modo possibile. Al contrario, Mbappe ha già vinto il mondiale in Russia nel 2018 alla sua prima partecipazione, e ora vuole aggiungere il secondo, eguagliando la precocità di Pele che raggiunse questo obiettivo alla soglia dei 21 anni. Fino adesso il giocatore di Rosario ha segnato 5 gol e confezionato 3 assist, incantando gli appassionati con passaggi irreali in corridoi che non esistono e glissando gli avversari come fossero birilli. Meno appariscente il francese anche se ugualmente decisivo mettendo a referto 5 gol (senza rigori) 2 assist.

Da sostituti a protagonisti: sfida tra numeri 9

Con 4 gol e tredici anni di differenza, i due attaccanti Giroud e Alvarez rientrano nella lista dei giocatori ancora in corsa per ottenere la palma di miglior marcatore del torneo. L’attaccante rossonero ha colto l’opportunità di giocare da titolare grazie all’infortunio rimediato Karim Benzema alla vigilia del mondiale, sostituendolo ancora una volta come quattro anni fa. A differenza della scorsa esperienza in Russia in cui non aveva fatto registrare neanche un tiro in porta, il centravanti forte anche del ringiovanimento ottenuto con il Milan sta unendo al suo solito altruismo anche la freddezza sotto porta. Nessuno meglio di lui nel gioco aereo in questa coppa del mondo. Storia diversa per Julian Alvarez, a cui uno scarico Lautaro Martinez ha consegnato il posto in attacco al fianco di Messi, creando un’intesa vincente. Il ragno che morde a soli 22 anni è pronto a consacrarsi tra i migliori, dopo il passaggio definitivo in estare alla corte di Pep Guardiola. Le qualità di certo non gli mancano, cinico, sempre forte nel pressing, utilizza entrambi i piedi e capace anche di comportarsi da regista offensivo, in poche parole il centravanti ideale di molti allenatori.

Sorpresa finale

Completeranno il trio offensivo delle loro nazionali Alexis Mac Allister e Ousmane Dembele, nomi non da copertina ma giocatori fondamentali anche per il fatto di saper stare in seconda fila. Un cognome britannico per il centrocampista del Brighton di De Zerbi, Mac Allister si è fatto trovare pronto quando chiamato a sostituire un Di Maria a mezzo servizio a causa degli infortuni. Il classe 98 è stato la soluzione ai problemi comparsi contro l’Arabia Saudita, sebbene venga schierato come esterno nella Selecion, agisce da ago della bilancia per garantire ordine all’interno della squadra. Possiede anche ottime doti offensive, facendosi trovare reattivo e presente in zona gol come contro la Polonia.
Un cliente scomodo per i difensori, rapido nello stretto e sempre pericoloso palla al piede, nonostante ciò, Ousmane Dembele non ha ancora trovato la via del gol in Qatar. Il giocatore del Barcellona è stato importante nei ripiegamenti difensivi, permettendo a Mbappe di restare alto e di esprimersi al meglio sul proscenio mondiale. Talvolta criticato per la sua inconcludenza vicino alla porta, ha davanti a sé una grande opportunità per mitigare le perplessità intorno al suo talento.

agi.it




È morto Sinisa Mihajlovic

++ calcio: è morto sinisa mihajlovic ++

++ calcio: è morto sinisa mihajlovic ++

È morto Sinisa Mihajlovic, aveva solo 53 anni.

“La moglie Arianna, con i figli Viktorija, Virginia, Miroslav, Dusan e Nikolas, la nipotina Violante, la mamma Vikyorija e il fratello Drazen, nel dolore comunicano la morte ingiusta e prematura del marito, padre, figlio e fratello esemplare, Sinisa Mihajlovic”, hanno scritto.

“Uomo unico professionista straordinario, disponibile e buono con tutti – prosegue il comunicato della famiglia Mihajlovic -. Coraggiosamente ha lottato contro una orribile malattia. Ringraziamo i medici e le infermiere che lo hanno seguito in questi anni, con amore e rispetto, in particolare la dottoressa Francesca Bonifazi, il dottor Antonio Curti, il Prof. Alessndro Rambaldi, e il Dott. Luca Marchetti. Sinisa resterà sempre con noi. Vivo con tutto l’amore che ci ha regalato”.

“Hai lottato come un leone in campo e nella vita – ha scritto su Twitter la presidente del Consiglio Giorgia Meloni -. Sei stato esempio e hai dato coraggio a molti che si trovano ad affrontare la malattia. Ti hanno descritto come un sergente di ferro, hai dimostrato di avere un gran cuore. Sei e resterai sempre un vincente. Addio Sinisa Mihajlovic”.

“Un grande uomo, un grande combattente. Lo ricorderemo come uno dei più forti giocatori serbi che hanno giocato in Italia. Un caro abbraccio alla sua famiglia. Ciao Sinisa, riposa in pace”, ha scritto in un tweet il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

“La Lega Serie A è profondamente addolorata per la scomparsa di Sinisa Mihajlovic, icona di calcio e di vita. La sua classe purissima come calciatore e allenatore, la sua forza e la sua umanità sono un esempio che lascia un solco indelebile nel calcio italiano e mondiale”. “Il presidente Lorenzo Casini, l’Amministratore Delegato Luigi De Siervo e l`intera Lega Serie A si stringono intorno alla famiglia di Mihajlovic ed esprimono le più sentite condoglianze per la scomparsa di Sinisa”, conclude la Lega in una nota sul sito.

“Il nostro cuore piange la scomparsa di Sinisa Mihajlovic – ha dichiarato Paolo Trancassini, deputato di Fratelli d’Italia e presidente del Lazio Club Montecitorio -. Il giocatore serbo è entrato di diritto nella storia della Lazio per la conquista dell’ultimo scudetto e degli altri trofei vinti anche grazie alle sue prodezze. Oltre al lato sportivo, ci piace omaggiare anche l’aspetto umano di una persona leale e sempre a disposizione. Indimenticabili resteranno le sue parole con cui lui – che in anni diversi ha vestito entrambe le casacche delle due squadre della Capitale – raccontava con ferma convinzione di essere tifoso Laziale”.

“Sinisa Mihajlovic ci ha lasciato, non senza aver combattuto anche questa dura partita. Un ottimo atleta e un grande uomo di sport, mancherà ad ogni amante del calcio. Sentite condoglianze alla sua famiglia”, ha scritto il leader del M5s Giuseppe Conte. “Non ci voglio credere – è il messaggio del vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini -, stramaledetta bastarda malattia. Buon viaggio Sinisa, campione dentro e fuori dal campo. Ci mancherai, tanto”. “E’ con sincero e profondo dolore che apprendo della scomparsa di Sinisa Mihajlovic, un grande sportivo, un tenace combattente ma soprattutto un uomo vero che ha affrontato la malattia sempre a testa alta – così in una nota il presidente del Senato, Ignazio La Russa -. I calci di punizione, la grinta in campo e la schiettezza tagliente e divertente davanti alle telecamere: di lui conserveremo tanti bei ricordi. Alla famiglia giungano le mie sincere condoglianze”.

“Addio a Sinisa Mihajlovic – scrive il Genoa -. Ci uniamo al dolore della sua famiglia e partecipiamo al lutto del calcio italiano”. La Fiorentina, tramite i propri social, ha dedicato un pensiero a Sinisa Mihajlovic. ”RIP Sinisa. La Fiorentina piange la scomparsa di Sinisa Mihajlovic e si stringe attorno alla famiglia e ai suoi cari”. Il tecnico serbo ha allenato a Firenze nella stagione 2010-11 quando succedette a Cesare Prandelli. Nel primo anno in viola si classificò al 9° posto, riconfermato da Andrea Della Valle nella stagione successiva Mihajlovic fu esonerato il 7 novembre 2011 dopo la sconfitta con il Chievo. “Il Paradiso ha guadagnato un’altra leggenda. Ci mancherai molto, Sinisa”: è il messaggio di cordoglio del Milan. E una lunga lettera sul sito della società per ricordare Sinisa Mihajlovic: così la Sampdoria ha voluto rendere omaggio a “un uomo vero e coraggioso, un’autentica leggenda che noi non dimenticheremo mai”. C’è stato un rapporto strettissimo tra Sinisa e il club ligure: prima da calciatore dal 1994 al 1998 con oltre 100 presenze e poi come tecnico dal 2013 al 2015. La Sampdoria ha ricordato Sinisa con alcuni flash della sua esperienza doriana nei due momenti da giocatore e poi mister quando tornando in panchina citò Kennedy, poi la vittoria nei due derby col Genoa grazie a Gabbiadini e Maxi Lopez. Un dolore fortissimo per tutto l’ambiente blucerchiato con le più sentite condoglianze da parte del presidente Marco Lanna e di tutta la società alla famiglia di Sinisa. “La Lazio piange la scomparsa di Sinisa Mihajlovic: un grande laziale – così il presidente della Lazio, Claudio Lotito -, un guerriero in campo e nella vita. Il suo coraggio sul terreno di gioco è stato secondo solo a quello dimostrato di fronte a una grave malattia, che mai ne ha fiaccato lo spirito e la tempra”. “Di questo combattente dal grande cuore resterà una traccia indelebile nella storia della Lazio, non solo per essere stato Campione d’Italia, ma per il messaggio di speranza di fronte alle difficoltà che ha saputo rappresentare fino all’ultimo momento della sua vita. Lo ricorderemo come merita con l’abbraccio infinito della sua squadra e della sua gente. Alla famiglia le nostre commosse condoglianze”, conclude il presidente laziale.

“Non si è mai pronti a salutare un compagno di viaggio. Sembra che il tempo sia stato troppo poco, già svanito, solo un ricordo. Salutare per sempre Sinisa Mihajlovic è difficile per tante ragioni. È doloroso, ingiusto, profondamente malinconico”: così l’Inter ricorda Sinisa Mihajlovic, ex calciatore e poi vice allenatore di Roberto Mancini in nerazzurro. “Prima avversario in campo, poi nerazzurro, da giocatore e da vice allenatore. Poi di nuovo di fronte, sulle panchine rivali. Sempre fedele a se stesso: nella grinta e nell’atteggiamento, nella fierezza e nella serietà”, prosegue il club sul proprio sito. “Personalità e sicurezza trasmesse ai suoi calciatori, lottatore in campo e fuori, quando ha dovuto intraprendere la sfida più difficile e importante, quella contro la malattia. Affrontata alla Sinisa: la voglia di vivere, di lottare. Sinisa fino in fondo. Con un messaggio che ha raggiunto e resterà nel cuore di tutti gli appassionati di calcio. Sport e vita”. “FC Internazionale Milano, il suo presidente Steven Zhang, il Vice President Javier Zanetti, gli Amministratori Delegati Alessandro Antonello e Giuseppe Marotta, l’allenatore Simone Inzaghi e il suo staff, i calciatori e tutto il mondo Inter, si uniscono al cordoglio per la scomparsa di Sinisa Mihajlovic e, nel ricordarlo, abbracciano i suoi familiari”, conclude l’Inter.

ansa.it




Mondiali. La finale sarà Argentina – Francia

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ee3447d5652173bb671f13fc67746b31La Francia si assicura la finale dei Mondiali in Qatar battendo un ottimo Marocco per 2 reti a 0.

Nell’ultimo atto dell’edizione 2022 del campionato del mondo sfiderà l’Argentina di Messi.

Finale per il terzo e quarto posto tra Marocco e Croazia.