Las Vegas battezza un nuovo sport: arriva il campionato di ‘schiaffi in faccia’
scritto da Fatti Nostri | 25 Ottobre 2022
Via libera, ma con giudizio, della commissione atletica dello stato del Nevada, Usa, per il campionato di combattimento a schiaffi in faccia. La peculiare specialità sarà regolamentata e supervisionata dalla Nevada State Athletic Commission (NSAC) dopo una votazione avvenuta a Las Vegas durante la riunione mensile della commissione, secondo quanto riportato da “ESPN”.
La discussione sulla questione sarebbe durata circa 13 minuti e sarebbe iniziata con un intervento di Hunter Campbell della UFC (Ultimate Fighting Championship) , che secondo il portale dedicato “MMAjunkie” farà parte del gruppo di proprietà principale della Power Slap League. Campbell ha dichiarato a “ESPN” che le persone coinvolte nella Power Slap League hanno lavorato con i funzionari della commissione, tra cui il presidente Stephen Cloobeck, il direttore esecutivo Jeff Mullen e Joel Becker dell’ufficio del procuratore generale del Nevada, nell’ultimo anno per lavorare su un set di regole per dare una migliore struttura allo “sport”.
La Power Slap League avrà anche requisiti medici, classi di peso e matchmaking simili a quelli delle arti marziali miste (MMA). Gran parte della presentazione di Campbell avrebbe ruotato attorno alla necessità di una regolamentazione in uno sport che secondo lui stava crescendo in popolarità ma con eventi da “magazzino”, ha riportato sempre “MMAjunkie”. Campbell ha aggiunto, secondo quanto chiarito da “ESPN”, che spera che il coinvolgimento della commissione garantisca due cose: la sicurezza dei combattenti e l’integrità degli atleti. Le competizioni di schiaffo in faccia esistono da anni in varie forme. Ma sono cresciute in popolarità nei primi giorni della pandemia, con l’aiuto di alcuni video virali.
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Mondiali di ciclismo: oro per Viviani nell’Eliminazione
scritto da Fatti Nostri | 25 Ottobre 2022
È grand’Italia ai Mondiali di ciclismo su pista in Francia. Dopo la strepitosa vittoria di Ganna nell’inseguimento, coronata anche dal primato del mondo, Elia Viviani è salito sul podio più alto nella specialità dell’Eliminazione.
In questo modo Viviani conferma l’oro che aveva già vinto lo scorso anno.
La medaglia d’argento è andata al neozelandese Corbin Strong, terzo posto e bronzo per l’inglese Ethan Vernon.
Ganna, un missile mondiale
scritto da Ennio Marchetti | 25 Ottobre 2022
Dopo aver battuto abbondantemente il record dell’ora, il verbanese Filippo Ganna ha conquistato anche l’oro nei mondiali d’inseguimento di ciclismo.
E lo ha fatto alla sua maniera, cioè stabilendo anche il nuovo record mondiale con il tempo di 3’59” e 6 a dimostrazione di un periodo di forma straordinario.
Da rilevare anche la medaglia d’argento dell’altro azzurro Johnathan Milan, superato da Ganna in una finale tutta italiana.
Filippo Ganna, il nuovo re dell’ora
scritto da Fatti Nostri | 25 Ottobre 2022
Filippo Ganna, ciclista supersonico: 56 chilometri e 792 metri pedalati in sessanta minuti. Storico, leggendario, ‘Pippo’ Ganna ha spostato in avanti di almeno un decennio la barriera del record dell’ora del ciclismo. Il fuoriclasse del ciclismo italiano, che da mercoledì prossimo sarà impegnato nei Mondiali su pista, è entrato nella storia stabilendo un primato mondiale incredibile che nemmeno lui avrebbe pensato di realizzare.
“Un metro in più è sufficiente”, aveva detto poche ore prima della gara facendo riferimento al primato del britannico Dan Bigham di 55,548 chilometri. Invece, il 26enne di Verbania del Team Ineos Grenadiers ha fatto meglio di 1.244 metri, un’enormità. Sui listelli di legno di abete siberiano del ‘Tissot Velodrome Suisse’ di Grenchen nel Canton Soletta, Ganna ha fatto volare il suo bolide.
In sella alla sua Pinarello Bolide F HR 3D, stampata interamente in 3D in ogni suo componente dal valore di 75mila euro, ha lottato sin dal primo metro. Nei primi minuti era rimasto leggermente sopra il record ma poi le sue gambe hanno frustato sui pedali con quel rapporto da brivido di 65×14 che sviluppa 9,89 metri ad ogni pedalata completa.
“Ringrazio a tutti, il supporto che mi avete dato è stato incredibile, è la giusta soddisfazione per tutti questi mesi di lavoro – ha detto Ganna pochi minuti dopo essere sceso dalla bicicletta -. Durante la gara mi sono reso conto che stavo andando oltre ogni aspettativa. Adesso è il momento di recuperare perche’ mi attende un Mondiale. Il momento più difficile? Negli ultimi cinque minuti perché sentivo le gambe pesanti e non ho avuto la forza per arrivare ai 57 chilometri“. Parlando delle recenti critiche ricevuto dopo il Mondiale su strada, Filippo ha detto, “ero in giornata no, ora la gente prima di parlare e’ meglio ci pensi di più”.
Ganna aggiunge un prestigioso risultato, questa volta un diploma, alla sua bacheca che vede l’oro olimpico di Tokyo 2020 nell’inseguimento a squadre, due ori mondiali nella cronometro su strada, quattro titoli iridati individuali nell’inseguimento individuale e una serie di podi sia mondiali che europei individuale e di squadra.
Il piemontese soprannominato ‘Top Ganna’, figlio di Marco, canoista che prese parte ai Giochi di Los Angeles ’84, ha riportato in Italia il record del mondo dell’ora dopo 66 anni, dai 46,394 chilometri coperti da Ercole Baldini. Oltre ad aver migliorato Bigha, Ganna ha frantumato anche la ‘prestazione umana dell’ora’ che sembra inavvicinabile di 56,375 km (6 settembre 1996) dell’altro britannico Chris Boardman.
Filippo Ganna è diventato il quinto ciclista italiano a stabilire il primato italiano. In precedenza tre uomini e due donne con un asterisco per Francesco ‘Checco’ Moser’. Il primo recordman fu il ligure Giuseppe Olmo che il 31 ottobre del 1935 al Vigorelli di Milano in sessanta minuti pedalò per 45,090 chilometri. Il 7 novembre del 1942 sempre a Milano, il mito Fausto Coppi terminà l’ora in 45,798 km.
Il 19 settembre del 1956 a Milano, il romagnolo Ercole Baldini stabilì il record con 46,394 km. La prima recordwomen mondiale italiana fu la bresciana Maria Cressari che il 25 novembre del 1972 a Citta’ del Messico in un’ora pedalo’ 41,471 chilometri. Il 13 settembre del 2018 ad Aguascalientes in Messico, dopo due tentativi, la romana Vittoria Bussi stabili’ il primato con 47,576 km. Nella storia è entrato anche Francesco Moser, il primo al mondo ad utilizzare le ruote lenticolari.
I due primati di ‘Checco’ da Palu’ di Giovo, 50,808 e 51,151 chilometri, di Città del Messico, però, non furono considerati record del mondo. Dai primi anni ’80 al 2000, l’Uci, Unione ciclistica internazionale dirottò i primati nella lista delle ‘migliori prestazioni umane dell’ora’ perché considerava le biciclette del record dell’ora ‘troppo tecnologiche’.
La gioia di Moser
“Ganna ha fatto una cosa eccezionale ha battuto anche il record che sembrava imbattibile di Boardman. Per andare più veloce bisogna saper spingere rapporti duri per un’ora. Ganna ha pedalato con il 65×14, io quando ho stabilito il secondo record avevo 57×15, ero lontano anni luce“. Lo ha detto all’AGI Francesco Moser, commentando lo straordinario record del mondo dell’ora di 56,792 chilometri stabilito questa sera da Filippo Ganna al Tissot Velodrome Suisse di Grenchen.
Moser, ciclista trentino che nel 1977 si laureo’ campione del mondo nella corsa in linea, tra il 19 ed il 23 gennaio del 1984 a Citta’ del Messico miglioro’ due volte il primato mondiale portandolo prima a 50,808 chilometri e poi a 51,151 ma non vennero considerati record dell’Uci, l’Unione ciclistica internazionale perche’ le biciclette erano considerate troppo tecnologiche. Moser uso’ per la prima volte ruote lenticolari.
“Adesso voglio vedere cosa farà l’Uci – dice Moser -. I nostri record vennero cancellati perché avevano ritenuto che fossero realizzati con biciclette troppo tecnologiche. Ora questa cosa non ha più ragione di esistere”. L’Uci considerò i record fino al 1972 e poi dal 2000. Tra il 1984 ed il 1996 i record mondiali vennero inseriti in una lista chiamata ‘miglior prestazione umana sull’ora’ e comprendono, oltre a quelli di Moser, anche quelli dei britannici Graeme Obree (52,713 km) e Chris Boardman (56,375 km), dello spagnolo Miguel Indurain (53,040 km) e dello svizzero Tony Rominger (55,291 km).
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Gli indimenticabili di ogni tempo: Giorgio Chinaglia (VIDEO)
scritto da Alex Ziccarelli | 25 Ottobre 2022
E’ da un po’ di giorni che stavo pensando di parlare delle tante leggende e simboli indimenticabili della pedata italica, a prescindere dalla fede calcistica, quelli che hanno segnato un’epoca con il loro stile e le loro gesta, dentro e fuori il rettangolo di gioco. Poi ieri, parlandone con un caro amico, Italo Lo Presti, in questo caso del gruppo ‘’Controsport di NS’’ oltre che della ‘’Stanza’’ con l’amico Filippo Didiano, l’idea ha preso magicamente forma. Uno dei grandissimi che sposa in pieno l’unicità e le caratteristiche di cui voglio parlare è, senza dubbio, Giorgio Chinaglia, indimenticato e indimenticabile alfiere e campione della Lazio, nonché poi dei Cosmos di New York. Spiegare ai più questo fenomeno non è possibile, se non tenendo in grande considerazione l’importanza del racconto che di Chinaglia, detto Long John, hanno fatto i suoi tifosi, travalicando qualche volta anche l’effettivo valore tecnico ma aggiungendone di altri quasi a volerne aumentare il mito.
Di Giorgio Chinaglia è stato detto tutto: giocatore tecnico e molto potente, caratterialmente forte al limite della prepotenza, stoffa del leader sia in campo che fuori. Solo uno così avrebbe potuto portare la Lazio dalla serie B a vincere il suo primo storico scudetto, nel 1974, contro gli squadroni del nord. Certo, in quella squadra non c’era solo il formidabile ‘’Giorgione’’: c’erano Pulici, Pino Wilson, il compianto Re Cecconi, Frustalupi, Garlaschelli, D’Amico, l’allenatore Maestrelli, tanto per fare qualche nome, tutti protagonisti assoluti.
Perché allora quello sarà sempre ricordato come “lo scudetto di Chinaglia”? Cosa ha rappresentato il nostro Giorgione per tutti quelli che, dopo di lui, hanno seguito la Lazio?
Ed ecco allora che prende forza il racconto, con le storie di campo, gli aneddoti che diventano leggende metropolitane, le immagini e le foto. Soprattutto le foto.
C’è ad esempio la foto più iconica, quella più simbolica, con Long John urlante che punta il dito contro i nemici inferociti, con sul volto la maschera dell’urlo vittorioso di chi ce l’ha fatta per l’ennesima volta. Giorgione è la lazialità, una lazialità che basta a sè stessa, che non ha bisogno di essere definita da chi non la capisce, anzi, più di tutto, la contesta. Il più amato di sempre per i suoi, il più odiato di sempre per gli avversari. Nell’album dei ricordi laziali ci sono foto di abbracci clamorosamente disperati, esodi oceanici e imprese quasi titaniche, anche quelle relegate nelle ultime righe delle cronache sportive. Ci sono foto di successi a colori, maglie scintillanti come le coppe internazionali e ancora uno scudetto, che stavolta non è “quello di Chinaglia”: nel secondo scudetto Long John non c’è, ma nessuno, nemmeno quelli nati dopo il 1974, quel 14 maggio del 2000, con il sole cocente di Roma sulla pelle e la pioggia di Perugia nelle cuffiette della radio, ha potuto evitare di pensare a lui, almeno per un momento.
A distanza di più di quarant’anni dall’ultima partita di Chinaglia con la maglia biancoceleste c’è ancora la Lazio e non c’è più Giorgione ma il suo mito non è stato mai offuscato: non ci sono riusciti i successi, i tanti campioni dell’era successiva e nemmeno le tristi vicende giudiziarie che il bomber del ’74 dovette affrontare. Troppo forte quell’amore, troppo forti le gioie regalate da quell’uomo ad un intero popolo, in campo e fuori. L’omone col dito puntato e il sorriso beffardo di sfida ormai non può più essere dimenticato, nemmeno poi quando se ne andò per segnare caterve di gol a fianco di Pelè e Beckembauer, nei Cosmos di New York, negli Stati Uniti.
Oggi che Chinaglia non c’è più, di lui resta il magnifico ricordo di uno scudetto memorabile e resta, nella mente di tutti, il racconto dei suoi tifosi e quel famoso gesto di dissenso verso Ferruccio Valcareggi dopo la sostituzione in Italia-Haiti ai Mondiali del 1974.
L’Italia batte l’Ungheria e vola alle Final Four di Nations League
scritto da Fatti Nostri | 25 Ottobre 2022
L’Italia batte in trasferta l’Ungheria 2-0 e si qualifica alle Final Four di Nations League. Alla Puskas Arena il sorpasso al primo posto del gruppo 3 porta le firme di Raspadori e Dimarco, autori dei due gol, e di Donnarumma, decisivo tra i pali. L’Ungheria attende la manovra di Jorginho e compagni con una linea bassa e si affida ai duelli aerei di Adam Szalai, omaggiato da stadio e federazione nel giorno della sua ultima partita in nazionale.
Rispetto alle prove granitiche contro Germania e Inghilterra, la squadra di Rossi commette diverse sbavature nelle zone pericolose di campo. Al 5′ su cross di Cristante al centro, Gulacsi si fa sfuggire il pallone dalle mani ma viene salvato da Attila Szalai. Al regalo successivo però l’Italia non perdona e Raspadori trova il secondo gol in due partite dopo la magia contro l’Inghilterra.
Stavolta l’assist non e’ di Bonucci ma dell’ungherese Nagy che sbaglia il retropassaggio per Gulacsi. Il portiere anticipa Gnonto ma non l’attaccante del Napoli che evita due giocatori e a porta sguarnita appoggia in rete. Al 41′ l’Ungheria si rende pericolosa su calcio piazzato: Szoboszlai dalla destra disegna una traiettoria in area, Donnarumma non esce e favorisce il tocco di Orban per Attila Szalai che non punisce gli azzurri da due passi.
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Sofia Raffaeli entra nella storia della ginnastica e dedica i successi alle Marche
scritto da Fatti Nostri | 25 Ottobre 2022
“Dedico questo oro nell’all around e i tre conquistati dei giorni scorsi alle Marche, la mia terra e a tutte le famiglie che stanno soffrendo, ma anche a tutta Italia”. È una dedica speciale quella che Sofia Raffaeli, numero uno al mondo della ginnastica ritmica, ha voluto fare da Sofia dove oggi si è laureata campionessa mondiale nell’all around, la gara che premia la ginnasta più completa nei quattro attrezzi di questo sport che a livello olimpico, ancora l’unico, è rimasto esclusivamente femminile.
Raffaeli è entrata nella storia sia dello sport italiano che della ginnastica mondiale. Infatti, è la prima azzurra a vincere un oro iridato individuale: nella capitale bulgara la 18enne di Chiaravalle ne ha vinti tre nei singoli attrezzi (palla, cerchio e nastro) e quello nel completo, oltre al bronzo alle clavette.
A livello internazionale bissa la russa Dina Averina (assente a Sofia ma con già in bacheca ben 18 ori iridati) che lo scorso anno si era imposta anche lei in tre prove individuali e nell’all around. Dalla prima edizione di Budapest 1963, nessuna ginnasta italiana era riuscita a salire sul podio nell’all around, gara che è sempre stata terra di conquista di sovietiche, bulgare, ucraine e bulgare.
Complessivamente la Federazione Ginnastica d’Italia ha conquistato 47 medaglie nella ritmica (15 ori, 20 argenti e 12 bronzi) in una classifica che vede la Russia al primo posto con 205 podi (113 ori, 57 argenti e 35 bronzi) davanti alla Bulgaria con 180 (68 ori).
Raffaeli, seconda fino all’ultima rotazione, è protagonista assoluta con la palla balzando al termine della gara al primo posto con 133.250 punti (cerchio 33.800, palla 34.250, clavette 32.250, nastro 32.950) si è lasciata alle spalle la tedesca di origini siberiane, Darja Varfolomeev (132.450) e la bulgara Stiliana Nikolova (128.800). Quarta l’ucraina Viktoriia Onopriienko (125.050), quinta l’altra italiana Milena Baldassarri (124.900).
Sofia, soprannominata la ‘Formica Atomica’, all’Arena Armeec della capitale della Bulgaria oltre ad aver fatto risuonare quattro volte l’Inno di Mameli, ha emozionato, è piaciuto molto a pubblico e soprattutto alle giurie, scrivendo una pagina indelebile che la proietta verso le Olimpiadi di Parigi 2024.
Infatti, l’oro nell’all around vale la carta olimpica per l’Italia. La ginnastica marchigiana è tesserata per le Fiamme Oro, gruppo sportivo della Polizia di Stato, e viene allenata da Julieta Cantaluppi e da sua figlia Kristina Ghiurova che sono di origini bulgare.
“Alle clavette l’esecuzione è stata buona ma all’ultimo movimento ho perso le clavette, volevo fare meglio ma poi mi sono ripresa al nastro dove ho dato il massimo per recuperare – ha commentato Sofia con l’oro al collo -. Al cerchio non sono stata perfetta ma ho cercato di non fare errori ed ottenere un buon punteggio. Alla palla sapevo che dovevo fare bene ma anche restare tranquilla: sono entrata concentrata e gasata. Sotto l’aspetto tecnico non sono soddisfatta perchè potevo fare molto meglio: non ho fatto delle cose che avrei potuto fare. Io voglio sempre fare tutto che offre il mio potenziale, sono contenta quando riesco a fare tutto”.
Raccontandosi, Raffaeli, che oggi a Sofia ha festeggiato il suo onomastico, ha detto, “è dall’eta’ di 7 anni che pratico la ginnastica ritmica, è stata mia mamma ad accompagnarmi poi nonno Nello è stato il mio autista. I miei idoli? All’inizio era proprio Julieta, poi la russa Yana Kudryavtseva e l’israeliana Linoy Ashram”.
Domani ultima giornata con le ‘Farfalle’ a caccia dell’oro poi l’appuntamento con i Mondiali sarà per il 2023 a Valencia, in Spagna.
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Mondiali di ginnastica ritmica. Sofia Raffaeli, due ori al cerchio e alla palla
scritto da Fatti Nostri | 25 Ottobre 2022
È storico bis per Sofia Raffaeli. In poco più di mezz’ora la fuoriclasse della ginnastica ritmica azzurra ha conquistato ben due medaglie d’oro nella prima giornata dei Campionati mondiali assoluti di Sofia in Bulgaria.
Dopo quello al cerchio, la 18enne ginnasta di Chiaravalle si è imposta anche alla palla.
La portacolori delle Fiamme Oro ha totalizzato 34.900 punti. Argento alla tedesca Darja Varfolomeev (34.100).
Ottimo bronzo per l’altra italiana Milena Baldassarri: la 20enne di Ravenna ha totalizzato 32.400 punti.
In una sola serata le medaglie italiane ai Campionati mondiali di ginnastica ritmica sono salite da quattro a sette. Il primo podio iridato della Federginnastica era stato quello di Samantha Ferrari, bronzo alle clavette alla rassegna di Atene nel 1991.
Per applaudire la seconda medaglia si sono dovuti attendere ben 27 anni, il bronzo di Alexandra Agiurgiuculese alla palla a Sofia 2018 edizione nella quale Milena Baldassarri si era laureata vicecampionessa al nastro.
Lo scorso anno a Kitakyushu in Giappone, Sofia Raffaeli aveva conquistato il bronzo al cerchio.
Questa sera all’Arena Armeec della capitale della Bulgaria, Raffaeli ha centrato una storica doppietta cerchio e palla, mentre Baldassarri è giunta terza alla palla.
“Una delle medaglie d’oro è per nonno Nello, è grazie a lui che ho iniziato a praticare la ginnastica, mi portava tutti i giorni a Fabriano, con lui oltre 60mila chilometri per accompagnarmi alle gare”. È la dedica che Sofia Raffaeli ha voluto fare al nonno con le due medaglie al collo – negli attrezzi cerchio e palla – conquistate nella prima giornata della 39/a edizione dei Campionati mondiali di ginnastica ritmica, unico sport olimpico rimasto esclusivamente femminile. Raffaeli, 18 anni, portacolori delle Fiamme Oro, crescita alla scuola di Fabriano non distante dalla natia Chiaravalle, all’Arena Armeec della capitale della Bulgaria ha compiuto la doppia impresa in poco più di mezz’ora.
“Per arrivare pronta a questo Campionato del mondo ho lavorato molto, ho cercato di fare del mio meglio, mi sono espressa al massimo e sono riuscita a coinvolgere anche il pubblico e la giuria – ha detto Raffaeli allenata da Julieta Cantaluppi e Kristina Ghiurova –. Al cerchio ero un po’ più tesa ma sono riuscita a sciogliermi e ho fatto qualche piccola imprecisione, alla palla qualche ripresa non era perfetta ma alla fine ho salvato tutto”.
Out due delle favorite. L’israeliana Daria Atamanov, campionessa continentale in carica, nel corso del riscaldamento si è infortunata al piede sinistro, mentre la bulgara Boryana Kaleyn, argento agli Europei di giugno, è stata costretta al forfait causa un’infezione. Non sono al Mondiale le ginnaste russe e bielorusse a seguito della raccomandazione del Comitato Olimpico Internazionale di non invitare atleti e dirigenti dei due Paesi ritenuti responsabili nell’operazione dell’invasione militare in Ucraina.
Domani sono in programma qualificazioni e finali delle clavette e del nastro. Grande attesa per venerdì con le Farfalle nel concorso generale e sabato per il concorso generale individuale dove Raffaeli e Milena Baldassarri (oggi bronzo alla palla) punteranno al podio, ovvero alla qualificazione diretta alle Olimpiadi di Parigi 2024.
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Italia campione del mondo di volley
scritto da Fatti Nostri | 25 Ottobre 2022
L’Italvolley maschile è campione del mondo di pallavolo: a Katowice gli azzurri di Ferdinando De Giorgi hanno battuto i padroni di casa della Polonia in quattro set, 22-25, 25-21, 25-18, 25-20. Per gli azzurri è il quarto titolo iridato dopo i tre successi consecutivi conquistati tra il 1990 e il 1998.
“La squadra è stata monumentale, dedico questa vittoria alla mia famiglia, a mia moglie. Abbiamo fatto una cosa incredibile, a casa loro, nessuno se lo aspettava, nemmeno noi”. Questa la gioia di Fabio Balaso, libero dell’Italia, per il successo al Mondiale di volley in Polonia.
“Abbiamo sempre mantenuto la calma, anche in vantaggio – ha raccontato ai microfoni Rai parlando della finale contro i padroni di casa – Questo è stato il segreto, era fondamentale non farsi prendere dalla fretta. Io il più grande libero del mondo? Non penso, faccio quello che posso”. “Forse qualcuno ci spingeva dall’alto ed è lui, mio zio. Ce l’ho fatta – ha esultato Simone Anzani ricordando lo zio Pasquale – Siamo un gruppo speciale, unito: abbiamo fatto qualcosa di straordinario, ora lo capiremo”.
“Dopo 24 anni torniamo sul tetto del mondo con una prestazione straordinaria. Gli azzurri di De Giorgi sotto di un set hanno giocato una grande partita con determinazione e personalità. Grazie ragazzi, orgogliosi di voi”.
Così sui social Valentina Vezzali, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega allo sport, commentando la vittoria del mondiale di volley da parte dell’Italia a Katowice. Gli azzurri hanno sconfitto in finale i padroni di casa della Polonia per 3-1.
Subito al Quirinale
Gli azzurri campioni del mondo di pallavolo sono attesi al rientro in Italia dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che riceverà la squadra al Quirinale. La Nazionale sarà accompagnata all’incontro, voluto particolarmente dal Capo dello Stato e fissato per le ore 12:45, dal presidente del Coni Giovanni Malagò, dal Segretario generale del Coni Carlo Mornati e dal presidente della FIPAV Giuseppe Manfredi.
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Le azzurre del calcio si qualificano ai mondiali del 2023
scritto da Fatti Nostri | 25 Ottobre 2022
Dopo un percorso durato un anno, caratterizzato da grandi prestazioni e dalla provvidenziale rimonta sulla Svizzera, la Nazionale di calcio femminile può festeggiare la qualificazione al Mondiale contrariamente all’amaro per il mancato pass che rimane ancora in bocca ai ‘colleghi’ maschi.
A Ferrara l’Italia supera 2-0 la Romania staccando il biglietto diretto per la competizione che si disputerà nell’agosto del 2023 in Australia e Nuova Zelanda.
“Serviva una scossa – sottolinea la Figc – dopo il deludente Europeo di questa estate e la reazione delle Azzurre, come al solito, non si è fatta attendere. Nel primo tempo è arrivata la rete di Giacinti, nella ripresa il primo sigillo in Nazionale di Boattin che di fatto ha chiuso i giochi: dopo il fischio finale la squadra ha celebrato la seconda qualificazione consecutiva alla fase finale della competizione insieme ai circa 3mila spettatori presenti al ‘Mazza’, godendosi tra sorrisi, abbracci e qualche gavettone questa afosa ma perfetta serata di fine estate”.
“Siamo nella storia” ha detto la ct della Nazionale femminile Milena Bertolini che ha poi aggiunto: “Siamo molto felici, è la prima volta nella nostra storia che ci qualifichiamo a due Mondiali di fila e sappiamo quanto sia importante per il movimento e per questo gruppo di ragazze. Per loro partecipare a una competizione simile è fantastico, penso che sia anche una forma di riscatto dopo l’Europeo e le lacrime di molte calciatrici lo testimoniano”.