Filippo Ganna, il nuovo re dell’ora

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192035064 9f6b9622 bfdb 4faa 8534 f8cfdc9bf9aaFilippo Ganna, ciclista supersonico: 56 chilometri e 792 metri pedalati in sessanta minuti. Storico, leggendario, ‘Pippo’ Ganna ha spostato in avanti di almeno un decennio la barriera del record dell’ora del ciclismo. Il fuoriclasse del ciclismo italiano, che da mercoledì prossimo sarà impegnato nei Mondiali su pista, è entrato nella storia stabilendo un primato mondiale incredibile che nemmeno lui avrebbe pensato di realizzare.

“Un metro in più è sufficiente”, aveva detto poche ore prima della gara facendo riferimento al primato del britannico Dan Bigham di 55,548 chilometri. Invece, il 26enne di Verbania del Team Ineos Grenadiers ha fatto meglio di 1.244 metri, un’enormità. Sui listelli di legno di abete siberiano del ‘Tissot Velodrome Suisse’ di Grenchen nel Canton Soletta, Ganna ha fatto volare il suo bolide.

In sella alla sua Pinarello Bolide F HR 3D, stampata interamente in 3D in ogni suo componente dal valore di 75mila euro, ha lottato sin dal primo metro. Nei primi minuti era rimasto leggermente sopra il record ma poi le sue gambe hanno frustato sui pedali con quel rapporto da brivido di 65×14 che sviluppa 9,89 metri ad ogni pedalata completa.

“Ringrazio a tutti, il supporto che mi avete dato è stato incredibile, è la giusta soddisfazione per tutti questi mesi di lavoro – ha detto Ganna pochi minuti dopo essere sceso dalla bicicletta -. Durante la gara mi sono reso conto che stavo andando oltre ogni aspettativa. Adesso è il momento di recuperare perche’ mi attende un Mondiale. Il momento più difficile? Negli ultimi cinque minuti perché sentivo le gambe pesanti e non ho avuto la forza per arrivare ai 57 chilometri“. Parlando delle recenti critiche ricevuto dopo il Mondiale su strada, Filippo ha detto, “ero in giornata no, ora la gente prima di parlare e’ meglio ci pensi di più”.

Ganna aggiunge un prestigioso risultato, questa volta un diploma, alla sua bacheca che vede l’oro olimpico di Tokyo 2020 nell’inseguimento a squadre, due ori mondiali nella cronometro su strada, quattro titoli iridati individuali nell’inseguimento individuale e una serie di podi sia mondiali che europei individuale e di squadra.

Il piemontese soprannominato ‘Top Ganna’, figlio di Marco, canoista che prese parte ai Giochi di Los Angeles ’84, ha riportato in Italia il record del mondo dell’ora dopo 66 anni, dai 46,394 chilometri coperti da Ercole Baldini. Oltre ad aver migliorato Bigha, Ganna ha frantumato anche la ‘prestazione umana dell’ora’ che sembra inavvicinabile di 56,375 km (6 settembre 1996) dell’altro britannico Chris Boardman.

Filippo Ganna è diventato il quinto ciclista italiano a stabilire il primato italiano. In precedenza tre uomini e due donne con un asterisco per Francesco ‘Checco’ Moser’. Il primo recordman fu il ligure Giuseppe Olmo che il 31 ottobre del 1935 al Vigorelli di Milano in sessanta minuti pedalò per 45,090 chilometri. Il 7 novembre del 1942 sempre a Milano, il mito Fausto Coppi terminà l’ora in 45,798 km.

Il 19 settembre del 1956 a Milano, il romagnolo Ercole Baldini stabilì il record con 46,394 km. La prima recordwomen mondiale italiana fu la bresciana Maria Cressari che il 25 novembre del 1972 a Citta’ del Messico in un’ora pedalo’ 41,471 chilometri. Il 13 settembre del 2018 ad Aguascalientes in Messico, dopo due tentativi, la romana Vittoria Bussi stabili’ il primato con 47,576 km. Nella storia è entrato anche Francesco Moser, il primo al mondo ad utilizzare le ruote lenticolari.

I due primati di ‘Checco’ da Palu’ di Giovo, 50,808 e 51,151 chilometri, di Città del Messico, però, non furono considerati record del mondo. Dai primi anni ’80 al 2000, l’Uci, Unione ciclistica internazionale dirottò i primati nella lista delle ‘migliori prestazioni umane dell’ora’ perché considerava le biciclette del record dell’ora ‘troppo tecnologiche’.

La gioia di Moser

“Ganna ha fatto una cosa eccezionale ha battuto anche il record che sembrava imbattibile di Boardman. Per andare più veloce bisogna saper spingere rapporti duri per un’ora. Ganna ha pedalato con il 65×14, io quando ho stabilito il secondo record avevo 57×15, ero lontano anni luce“. Lo ha detto all’AGI Francesco Moser, commentando lo straordinario record del mondo dell’ora di 56,792 chilometri stabilito questa sera da Filippo Ganna al Tissot Velodrome Suisse di Grenchen.

Moser, ciclista trentino che nel 1977 si laureo’ campione del mondo nella corsa in linea, tra il 19 ed il 23 gennaio del 1984 a Citta’ del Messico miglioro’ due volte il primato mondiale portandolo prima a 50,808 chilometri e poi a 51,151 ma non vennero considerati record dell’Uci, l’Unione ciclistica internazionale perche’ le biciclette erano considerate troppo tecnologiche. Moser uso’ per la prima volte ruote lenticolari.

“Adesso voglio vedere cosa farà l’Uci – dice Moser -. I nostri record vennero cancellati perché avevano ritenuto che fossero realizzati con biciclette troppo tecnologiche. Ora questa cosa non ha più ragione di esistere”. L’Uci considerò i record fino al 1972 e poi dal 2000. Tra il 1984 ed il 1996 i record mondiali vennero inseriti in una lista chiamata ‘miglior prestazione umana sull’ora’ e comprendono, oltre a quelli di Moser, anche quelli dei britannici Graeme Obree (52,713 km) e Chris Boardman (56,375 km), dello spagnolo Miguel Indurain (53,040 km) e dello svizzero Tony Rominger (55,291 km).

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Gli indimenticabili di ogni tempo: Giorgio Chinaglia (VIDEO)

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imageE’ da un po’ di giorni che stavo pensando di parlare delle tante leggende e simboli indimenticabili della pedata italica, a prescindere dalla fede calcistica, quelli che hanno segnato un’epoca con il loro stile e le loro gesta, dentro e fuori il rettangolo di gioco. Poi ieri, parlandone con un caro amico, Italo Lo Presti, in questo caso del gruppo ‘’Controsport di NS’’ oltre che della ‘’Stanza’’ con l’amico Filippo Didiano, l’idea ha preso magicamente forma. Uno dei grandissimi che sposa in pieno l’unicità e le caratteristiche di cui voglio parlare è, senza dubbio, Giorgio Chinaglia, indimenticato e indimenticabile alfiere e campione della Lazio, nonché poi dei Cosmos di New York. Spiegare ai più questo fenomeno non è possibile, se non tenendo in grande considerazione l’importanza del racconto che di Chinaglia, detto Long John, hanno fatto i suoi tifosi, travalicando qualche volta anche l’effettivo valore tecnico ma aggiungendone di altri quasi a volerne aumentare il mito.

Di Giorgio Chinaglia è stato detto tutto: giocatore tecnico e molto potente, caratterialmente forte al limite della prepotenza, stoffa del leader sia in campo che fuori. Solo uno così avrebbe potuto portare la Lazio dalla serie B a vincere il suo primo storico scudetto, nel 1974, contro gli squadroni del nord. Certo, in quella squadra non c’era solo il formidabile ‘’Giorgione’’: c’erano Pulici, Pino Wilson, il compianto Re Cecconi, Frustalupi, Garlaschelli, D’Amico, l’allenatore Maestrelli, tanto per fare qualche nome, tutti protagonisti assoluti.
Perché allora quello sarà sempre ricordato come “lo scudetto di Chinaglia”? Cosa ha rappresentato il nostro Giorgione per tutti quelli che, dopo di lui, hanno seguito la Lazio?
Ed ecco allora che prende forza il racconto, con le storie di campo, gli aneddoti che diventano leggende metropolitane, le immagini e le foto. Soprattutto le foto.
image (1)C’è ad esempio la foto più iconica, quella più simbolica, con Long John urlante che punta il dito contro i nemici inferociti, con sul volto la maschera dell’urlo vittorioso di chi ce l’ha fatta per l’ennesima volta. Giorgione è la lazialità, una lazialità che basta a sè stessa,  che non ha bisogno di essere definita da chi non la capisce, anzi, più di tutto, la contesta. Il più amato di sempre per i suoi, il più odiato di sempre per gli avversari. Nell’album dei ricordi laziali ci sono foto di abbracci clamorosamente disperati, esodi oceanici e imprese quasi titaniche, anche quelle relegate nelle ultime righe delle cronache sportive. Ci sono foto di successi a colori, maglie scintillanti come le coppe internazionali e ancora uno scudetto, che stavolta non è “quello di Chinaglia”: nel secondo scudetto Long John non c’è, ma nessuno, nemmeno quelli nati dopo il 1974, quel 14 maggio del 2000, con il sole cocente di Roma sulla pelle e la pioggia di Perugia nelle cuffiette della radio, ha potuto evitare di pensare a lui, almeno per un momento.

A distanza di più di quarant’anni dall’ultima partita di Chinaglia con la maglia biancoceleste c’è ancora la Lazio e non c’è più Giorgione ma il suo mito non è stato  mai offuscato: non ci sono riusciti i successi, i tanti campioni dell’era successiva e nemmeno le tristi vicende giudiziarie che il bomber del ’74 dovette affrontare. Troppo forte quell’amore, troppo forti le gioie regalate da quell’uomo ad un intero popolo, in campo e fuori. L’omone col dito puntato e il sorriso beffardo di sfida ormai non può più essere dimenticato, nemmeno poi quando se ne andò per segnare caterve di gol a fianco di Pelè e Beckembauer, nei Cosmos di New York, negli Stati Uniti.

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Oggi che Chinaglia non c’è più, di lui resta il  magnifico ricordo di uno scudetto memorabile e resta, nella mente di tutti, il racconto dei suoi tifosi e quel famoso gesto di dissenso verso Ferruccio Valcareggi dopo la sostituzione in Italia-Haiti ai Mondiali del 1974.

 




L’Italia batte l’Ungheria e vola alle Final Four di Nations League

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205918948 6f6420fe 566e 41f3 951e ef72596a9ffeL’Italia batte in trasferta l’Ungheria 2-0 e si qualifica alle Final Four di Nations League. Alla Puskas Arena il sorpasso al primo posto del gruppo 3 porta le firme di Raspadori e Dimarco, autori dei due gol, e di Donnarumma, decisivo tra i pali. L’Ungheria attende la manovra di Jorginho e compagni con una linea bassa e si affida ai duelli aerei di Adam Szalai, omaggiato da stadio e federazione nel giorno della sua ultima partita in nazionale.

Rispetto alle prove granitiche contro Germania e Inghilterra, la squadra di Rossi commette diverse sbavature nelle zone pericolose di campo. Al 5′ su cross di Cristante al centro, Gulacsi si fa sfuggire il pallone dalle mani ma viene salvato da Attila Szalai. Al regalo successivo però l’Italia non perdona e Raspadori trova il secondo gol in due partite dopo la magia contro l’Inghilterra.

Stavolta l’assist non e’ di Bonucci ma dell’ungherese Nagy che sbaglia il retropassaggio per Gulacsi. Il portiere anticipa Gnonto ma non l’attaccante del Napoli che evita due giocatori e a porta sguarnita appoggia in rete. Al 41′ l’Ungheria si rende pericolosa su calcio piazzato: Szoboszlai dalla destra disegna una traiettoria in area, Donnarumma non esce e favorisce il tocco di Orban per Attila Szalai che non punisce gli azzurri da due passi.

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Sofia Raffaeli entra nella storia della ginnastica e dedica i successi alle Marche

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201823999 bf6f9903 7967 4fcb b1cd 8ff82cd9e3fa“Dedico questo oro nell’all around e i tre conquistati dei giorni scorsi alle Marche, la mia terra e a tutte le famiglie che stanno soffrendo, ma anche a tutta Italia”. È una dedica speciale quella che Sofia Raffaeli, numero uno al mondo della ginnastica ritmica, ha voluto fare da Sofia dove oggi si è laureata campionessa mondiale nell’all around, la gara che premia la ginnasta più completa nei quattro attrezzi di questo sport che a livello olimpico, ancora l’unico, è rimasto esclusivamente femminile.

Raffaeli è entrata nella storia sia dello sport italiano che della ginnastica mondiale. Infatti, è la prima azzurra a vincere un oro iridato individuale: nella capitale bulgara la 18enne di Chiaravalle ne ha vinti tre nei singoli attrezzi (palla, cerchio e nastro) e quello nel completo, oltre al bronzo alle clavette.

A livello internazionale bissa la russa Dina Averina (assente a Sofia ma con già in bacheca ben 18 ori iridati) che lo scorso anno si era imposta anche lei in tre prove individuali e nell’all around. Dalla prima edizione di Budapest 1963, nessuna ginnasta italiana era riuscita a salire sul podio nell’all around, gara che è sempre stata terra di conquista di sovietiche, bulgare, ucraine e bulgare.

Complessivamente la Federazione Ginnastica d’Italia ha conquistato 47 medaglie nella ritmica (15 ori, 20 argenti e 12 bronzi) in una classifica che vede la Russia al primo posto con 205 podi (113 ori, 57 argenti e 35 bronzi) davanti alla Bulgaria con 180 (68 ori).

Raffaeli, seconda fino all’ultima rotazione, è protagonista assoluta con la palla balzando al termine della gara al primo posto con 133.250 punti (cerchio 33.800, palla 34.250, clavette 32.250, nastro 32.950) si è lasciata alle spalle la tedesca di origini siberiane, Darja Varfolomeev (132.450) e la bulgara Stiliana Nikolova (128.800). Quarta l’ucraina Viktoriia Onopriienko (125.050), quinta l’altra italiana Milena Baldassarri (124.900).

Sofia, soprannominata la ‘Formica Atomica’, all’Arena Armeec della capitale della Bulgaria oltre ad aver fatto risuonare quattro volte l’Inno di Mameli, ha emozionato, è piaciuto molto a pubblico e soprattutto alle giurie, scrivendo una pagina indelebile che la proietta verso le Olimpiadi di Parigi 2024.

Infatti, l’oro nell’all around vale la carta olimpica per l’Italia. La ginnastica marchigiana è tesserata per le Fiamme Oro, gruppo sportivo della Polizia di Stato, e viene allenata da Julieta Cantaluppi e da sua figlia Kristina Ghiurova che sono di origini bulgare.

“Alle clavette l’esecuzione è stata buona ma all’ultimo movimento ho perso le clavette, volevo fare meglio ma poi mi sono ripresa al nastro dove ho dato il massimo per recuperare – ha commentato Sofia con l’oro al collo -. Al cerchio non sono stata perfetta ma ho cercato di non fare errori ed ottenere un buon punteggio. Alla palla sapevo che dovevo fare bene ma anche restare tranquilla: sono entrata concentrata e gasata. Sotto l’aspetto tecnico non sono soddisfatta perchè potevo fare molto meglio: non ho fatto delle cose che avrei potuto fare. Io voglio sempre fare tutto che offre il mio potenziale, sono contenta quando riesco a fare tutto”.

Raccontandosi, Raffaeli, che oggi a Sofia ha festeggiato il suo onomastico, ha detto, “è dall’eta’ di 7 anni che pratico la ginnastica ritmica, è stata mia mamma ad accompagnarmi poi nonno Nello è stato il mio autista. I miei idoli? All’inizio era proprio Julieta, poi la russa Yana Kudryavtseva e l’israeliana Linoy Ashram”.

Domani ultima giornata con le ‘Farfalle’ a caccia dell’oro poi l’appuntamento con i Mondiali sarà per il 2023 a Valencia, in Spagna.

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Mondiali di ginnastica ritmica. Sofia Raffaeli, due ori al cerchio e alla palla

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200939457 acb12800 7ea8 405c 8be0 3267970d0872È storico bis per Sofia Raffaeli. In poco più di mezz’ora la fuoriclasse della ginnastica ritmica azzurra ha conquistato ben due medaglie d’oro nella prima giornata dei Campionati mondiali assoluti di Sofia in Bulgaria.

Dopo quello al cerchio, la 18enne ginnasta di Chiaravalle si è imposta anche alla palla.

La portacolori delle Fiamme Oro ha totalizzato 34.900 punti. Argento alla tedesca Darja Varfolomeev (34.100).

Ottimo bronzo per l’altra italiana Milena Baldassarri: la 20enne di Ravenna ha totalizzato 32.400 punti.

In una sola serata le medaglie italiane ai Campionati mondiali di ginnastica ritmica sono salite da quattro a sette. Il primo podio iridato della Federginnastica era stato quello di Samantha Ferrari, bronzo alle clavette alla rassegna di Atene nel 1991.

Per applaudire la seconda medaglia si sono dovuti attendere ben 27 anni, il  bronzo di Alexandra Agiurgiuculese alla palla a Sofia 2018 edizione nella quale Milena Baldassarri si era laureata vicecampionessa al nastro.

Lo scorso anno a Kitakyushu in Giappone, Sofia Raffaeli aveva conquistato il bronzo al cerchio.

Questa sera all’Arena Armeec della capitale della Bulgaria, Raffaeli ha centrato una storica doppietta cerchio e palla, mentre Baldassarri è giunta terza alla palla.

“Una delle medaglie d’oro è per nonno Nello, è grazie a lui che ho iniziato a praticare la ginnastica, mi portava tutti i giorni a Fabriano, con lui oltre 60mila chilometri per accompagnarmi alle gare”. È la dedica che Sofia Raffaeli ha voluto fare al nonno con le due medaglie al collo – negli attrezzi cerchio e palla – conquistate nella prima giornata della 39/a edizione dei Campionati mondiali di ginnastica ritmica, unico sport olimpico rimasto esclusivamente femminile. Raffaeli, 18 anni, portacolori delle Fiamme Oro, crescita alla scuola di Fabriano non distante dalla natia Chiaravalle, all’Arena Armeec della capitale della Bulgaria ha compiuto la doppia impresa in poco più di mezz’ora.

“Per arrivare pronta a questo Campionato del mondo ho lavorato molto, ho cercato di fare del mio meglio, mi sono espressa al massimo e sono riuscita a coinvolgere anche il pubblico e la giuria – ha detto Raffaeli allenata da  Julieta Cantaluppi e Kristina Ghiurova –. Al cerchio ero un po’ più tesa ma sono riuscita a sciogliermi e ho fatto qualche piccola imprecisione, alla palla qualche ripresa non era perfetta ma alla fine ho salvato tutto”.

Out due delle favorite. L’israeliana Daria Atamanov, campionessa continentale in carica, nel corso del riscaldamento si è infortunata al piede sinistro, mentre la bulgara Boryana Kaleyn, argento agli Europei di giugno, è stata costretta al forfait causa un’infezione. Non sono al Mondiale le ginnaste russe e bielorusse a seguito della raccomandazione del Comitato Olimpico Internazionale di non invitare atleti e dirigenti dei due Paesi ritenuti responsabili nell’operazione dell’invasione militare in Ucraina.

Domani sono in programma qualificazioni e finali delle clavette e del nastro. Grande attesa per venerdì con le Farfalle nel concorso generale e sabato per il concorso generale individuale dove Raffaeli e Milena Baldassarri (oggi bronzo alla palla) punteranno al podio, ovvero alla qualificazione diretta alle Olimpiadi di Parigi 2024.

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Italia campione del mondo di volley

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220254425 56e4f887 7818 43a5 90fd 12fabc5e47a2L’Italvolley maschile è campione del mondo di pallavolo: a Katowice gli azzurri di Ferdinando De Giorgi hanno battuto i padroni di casa della Polonia in quattro set, 22-25, 25-21, 25-18, 25-20. Per gli azzurri è il quarto titolo iridato dopo i tre successi consecutivi conquistati tra il 1990 e il 1998.

“La squadra è stata monumentale, dedico questa vittoria alla mia famiglia, a mia moglie. Abbiamo fatto una cosa incredibile, a casa loro, nessuno se lo aspettava, nemmeno noi”. Questa la gioia di Fabio Balaso, libero dell’Italia, per il successo al Mondiale di volley in Polonia.

“Abbiamo sempre mantenuto la calma, anche in vantaggio – ha raccontato ai microfoni Rai parlando della finale contro i padroni di casa – Questo è stato il segreto, era fondamentale non farsi prendere dalla fretta. Io il più grande libero del mondo? Non penso, faccio quello che posso”. “Forse qualcuno ci spingeva dall’alto ed è lui, mio zio. Ce l’ho fatta – ha esultato Simone Anzani ricordando lo zio Pasquale – Siamo un gruppo speciale, unito: abbiamo fatto qualcosa di straordinario, ora lo capiremo”.

“Dopo 24 anni torniamo sul tetto del mondo con una prestazione straordinaria. Gli azzurri di De Giorgi sotto di un set hanno giocato una grande partita con determinazione e personalità. Grazie ragazzi, orgogliosi di voi”.

Così sui social Valentina Vezzali, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega allo sport, commentando la vittoria del mondiale di volley da parte dell’Italia a Katowice. Gli azzurri hanno sconfitto in finale i padroni di casa della Polonia per 3-1.

Subito al Quirinale

Gli azzurri campioni del mondo di pallavolo sono attesi al rientro in Italia dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che riceverà la squadra al Quirinale. La Nazionale sarà accompagnata all’incontro, voluto particolarmente dal Capo dello Stato e fissato per le ore 12:45, dal presidente del Coni Giovanni Malagò, dal Segretario generale del Coni Carlo Mornati e dal presidente della FIPAV Giuseppe Manfredi.

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Le azzurre del calcio si qualificano ai mondiali del 2023

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unnamed (1)Dopo un percorso durato un anno, caratterizzato da grandi prestazioni e dalla provvidenziale rimonta sulla Svizzera, la Nazionale di calcio femminile può festeggiare la qualificazione al Mondiale contrariamente all’amaro per il mancato pass che rimane ancora in bocca ai ‘colleghi’ maschi.

A Ferrara l’Italia supera 2-0 la Romania staccando il biglietto diretto per la competizione che si disputerà nell’agosto del 2023 in Australia e Nuova Zelanda.

“Serviva una scossa – sottolinea la Figc – dopo il deludente Europeo di questa estate e la reazione delle Azzurre, come al solito, non si è fatta attendere. Nel primo tempo è arrivata la rete di Giacinti, nella ripresa il primo sigillo in Nazionale di Boattin che di fatto ha chiuso i giochi: dopo il fischio finale la squadra ha celebrato la seconda qualificazione consecutiva alla fase finale della competizione insieme ai circa 3mila spettatori presenti al ‘Mazza’, godendosi tra sorrisi, abbracci e qualche gavettone questa afosa ma perfetta serata di fine estate”.

“Siamo nella storia” ha detto la ct della Nazionale femminile Milena Bertolini che ha poi aggiunto: “Siamo molto felici, è la prima volta nella nostra storia che ci qualifichiamo a due Mondiali di fila e sappiamo quanto sia importante per il movimento e per questo gruppo di ragazze. Per loro partecipare a una competizione simile è fantastico, penso che sia anche una forma di riscatto dopo l’Europeo e le lacrime di molte calciatrici lo testimoniano”.




Esordio vincente per l’Italia che batte il Canada ai mondiali di pallavolo

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211127165 99d2b798 5fde 42ec a223 2bbb4750367cLa nazionale azzurra del volley parte bene ai Mondiali maschili di pallavolo, in scena in Polonia e in Slovenia. La squadra allenata da Fefè De Giorgi, inserita nel girone E, batte il Canada 3 a 0. Questi i parziali: 25-13, 25-18, 39-37.

Per l’Italia, in campo dal primo minuto Roberto Russo, preferito a Simone Anzani, e Gianluca Galassi al centro, con Simone Giannelli in regia, Yuri Romanò opposto, Daniele Lavia e Alessandro Michieletto schiacciatori e Fabio Balaso nel ruolo di libero.

Prossimo impegno lunedì, alle 21.15, contro la Turchia. Mercoledì, poi, per gli azzurri ultima partita nel girone contro la Cina, sempre alle 21.15.

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Champions: Inter un girone di ferro con Bayern e Barcellona. Juve con il Psg

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downloadIl Milan può sorridere, al Napoli non è andata male, per la Juventus e soprattutto per l’Inter la strada per gli ottavi è già in salita. Il sorteggio dei gironi di Champions a Istanbul non è stato del tutto benevolo per le quattro squadre italiane che fra il 6-7 settembre e l’1-2 novembre saranno impegnate in un vero e proprio tour de force, a caccia di un posto al sole.

Stavolta in prima fascia in quanto campione d’Italia, il Milan evita un gruppo di ferro come un anno fa e pesca il Chelsea di Jorginho e Koulibaly che in Premier non è partito benissimo ma ha ancora il portafoglio pieno e punta altri colpi. Il Salisburgo non va sottovalutato ma nemmeno temuto, idem la Dinamo Zagabria per un gruppo dove i rossoneri possono aspirare a passare anche da primi.

In seconda fascia c’era la Juve e l’urna turca ha regalato ai bianconeri una delle teste di serie peggiori, quel Psg che sotto la guida di Galtier sta trovando la quadra e con Messi, Neymar e Mbappé che vogliono finalmente sfatare il tabù Champions. A complicare le cose verso la qualificazione la presenza anche del Benfica – per Di Maria dunque un doppio incrocio col passato – e l’insidiosa trasferta israeliana col Maccabi Haifa.

Decisamente peggio è andata all’Inter, che scattava dalla terza fascia: il Bayern Monaco si è rinnovato con i vari Manè, De Ligt e Gravenberch e pur perdendo Lewandowski è rimasto una macchina da gol, ma pure il Barcellona – per l’attaccante polacco subito sfida da ex con i bavaresi – ha cambiato molto alzando parecchio l’asticella. Il Viktoria Plzen completa il gruppo e tutto lascia pensare che i cechi raccoglieranno solo le briciole. In Spagna parlano già di “girone della morte” in cui a rischiare è anche il club catalano ancora in fase si allestimento sotto la guida di Xavi.

Obiettivo ottavi abbordabile per il Napoli: il Liverpool di Klopp è un pessimo cliente ma l’Ajax non è più quello che ha stupito l’Europa nelle scorse stagioni (via Ten Hag e altri gioielli) e i Rangers, al di là del blasone, non sono un rivale impossibile per Osimhen e soci. Guardando altrove, non ci sono gironi di ferro.

Non può lamentarsi Antonio Conte, finito col suo Tottenham con Eintracht, Sporting Lisbona e Marsiglia, mentre per il Real Madrid di Ancelotti ecco Lipsia, Shakhtar Donetsk e Celtic.

Ritroverà subito il suo recente passato Erling Haaland: nel gruppo col Manchester City c’è anche il Borussia Dortmund oltre a Siviglia e Copenaghen mentre si annuncia equilibrato il raggruppamento con Porto, Atletico Madrid, Bayer Leverkusen e Bruges.

Ecco come sarà l’edizione 2022-23 della Champions per le quattro italiane impegnate.

Gruppo A: Ajax (Olanda), Liverpool (Inghilterra), Napoli (Italia), Glasgow Rangers (Scozia)

Gruppo B: Porto (Portogallo), Atletico Madrid (Spagna), Bayer Leverkusen (Germania), Club Bruges (Belgio)

Gruppo C: Bayern Monaco (Germania), Barcellona (Spagna), Inter (Italia), Viktoria Plzen (Repubblica Ceca)

Gruppo D: Eintracht Francfort (Germania), Tottenham Hotspur (Inghilterra), Sporting Lisbona (Portogallo), Marsiglia (Francia)

Gruppo E: Milan (Italia), Chelsea (Inghilterra), RB Salisburgo (Austria), Dinamo Zagabria (Croazia)

Gruppo F: Real Madrid (Spagna), Lipsia (Germania), Shakhtar Donetsk (Ucraina), Celtic Glasgow (Scozia)

Gruppo G: Manchester City (Inghilterra), Siviglia FC (Spagna), Borussia Dortmund (Germania), FC Copenaghen (Danimarca)

Gruppo H: Paris Saint-Germain (Francia), Juventus (Italia), Benfica (Portogallo), Maccabi Haifa (Israele)




Acqua ‘azzurra’ a Roma. L’Italia 67 volte sul podio dei campionati europei

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174714102 bc51a20f 271c 4815 b151 1b7dd68318b1Cinque sport acquatici, dal nuoto alla novità dei tuffi dalle grandi altezze, dagli immancabili tuffi alla cassaforte di medaglie del nuoto in acque libere senza dimenticare gli storici bottini nel nuoto artistico, per un’Italia che ha battuto ogni record.

Sono state ben 67 le medaglie azzurre, numero di podi mai ottenuto nelle precedenti 35 edizioni del Campionato europeo. Teatri dei trionfi azzurri, gli impianti del Foro Italico a Roma, dallo ‘Stadio del Nuoto’ allo ‘stadio Nicola Pietrangelì lungo viale delle Olimpiadi, e le acque antistanti la spiaggia dei romani, quella di Ostia.
nuoto italia record medaglie campionati europei

L’Italia nel numero delle medaglie ha preceduto la Gran Bretagna con 27 podi, la Francia con 21, l’Ucraina con 17 e l’Ungheria con 16. Dal nuoto tra le corsie sono arrivate 35 medaglie, 13 di esse d’oro con grandi protagonisti Thomas Ceccon, Gregorio Paltrinieri, Nicolo Martinenghi, Simona Quadarella, Benedetta Pilato e Margherita Panziera, 12 da quello artistico (4 d’oro), 12 anche dai tuffi (4 d’oro), due dalle grandi altezze e 6 (3 d’oro) nel nuoto di fondo.

Una sola gara non si è svolta, la 25 chilometri in acque libere dove l’Italia sembrava lanciata verso altri trionfi. A coronare un Europeo che per l’Italia è stato meraviglioso, l’oro nella staffetta mista (ognuno ha nuotato 1250 metri) tra le onde del mar Tirreno, e quello di Acerenza nella 10 chilometri che è distanza olimpica.

Il quartetto italiano composto da Rachele Bruni (inserita al posto di Giulia Gabbrielleschi), Ginevra Tadduecci, poche ore prima argento nei 10 chilometri, ed i neo campioni d’Europa, Gregorio Paltrinieri (5 km e 800 stile libero) e Domenico Acerenza (10 km), ha dettato la legge del più forte.

Vibrante ed emozionante il finale di gara con il testa a testa tra Mimmo Acerenza e l’ungherese Kristof Rasovszky. Gli ultimi settecento metri sono al cardiopalma. Il magiaro sorpasso l’italiano che poi incrementa il ritmo, mette la freccia e va a sorpassarlo per gli ultimi 200 metri che diventano uno sprint verso l’oro.

Dopo quasi un’ora di gara (59’43″1), l’Italia è oro, l’Ungheria argento a dieci secondi e la Francia bronzo venticinque. In mattinata la ripresa del programma, già modificato causa il maltempo dei giorni scorsi, delle acque libre dopo il caos causato dai giudici che hanno portato l’annullamento della 25 km, l’Italia aveva festeggiato il primo importante risultato di Domenico Acerenza laureatosi campione europeo nei 10 km.

Il 27enne di Potenza, portacolori delle Fiamme Oro e Canottieri Napoli allenato da Fabrizio Antonelli, ha dominato la scena nella giornata ‘nò del campione del mondo Gregorio Paltrinieri, finito settimo a 39 secondi dal connazionale.

Acerenza dopo 110 minuti di gara, forte di finale travolgente, si è messo alle spalle i francesi Marc-Antoine Olivier (a soli 3″7) e Logan Fontaine (a 5″5).

Fiamme Oro in festa anche per l’argento della Taddeucci. La 25enne fiorentina seguita da Giovanni Pistelli, sempre nelle posizioni di testa, ha ceduto per appena 1″8 dalla tedesca Leonie Antonia Beck, prima in 2 ore 01’13” dopo l’argento iridato di un mese fa.

L’ultimo acuto dei tuffi è stato quello nel sincro dal trampolino con Lorenzo Marsaglia e Giovanni Tocci, i ‘gemelli diversì, a mettersi al collo la medaglia d’argento e soprattutto fatto ritornare l’Italia sul podio continentale dopo tredici anni, ovvero dal bronzo dei fratelli Marconi a Torino 2009.

Nella gara individuale dai tre metri Marsaglia, 25 anni di Roma della Marina Militare e Circolo Canottieri Aniene, e Tocchi, 27 anni calabrese dell’Esercito, erano saliti sul podio. Matteo, straordinario a vincere l’oro, e Giovanni il bronzo.

La coppia azzurra si è messa particolarmente in evidenza sul quarto salto il doppio salto mortale e mezzo avanti carpiato con due avvitamenti da 84.66 punti parziali. Al termine della gara i 387.51 non sono bastati per restare davanti ai britannici, vicecampioni del mondo in carica Jack Laugher e Anthony Harding che hanno chiuso a quota 412.83.

A completare il podio gli ucraini Oleksandr Horshkovozov ed Oleg Kolodiy (384.39). Dal 1997, anno nel quale il sincro dal trampolino è stato inserito nel programma degli Europei, l’Italia ha vinto due vote, nel 1999 a Istanbul con Nicola Marconi e Donald Miranda, e nel 2004 a Madrid con Nicola Marconi e Tommaso Marconi.

La prossima edizione degli Europei di nuoto nel 2024 a Kazan, in Russia, una delle capitali mondiali degli sport acquatici. Il 2023 sarà l’anno dei Mondiali a Fukuoka in Giappone dal 14 al 30 luglio.

agi.it