Calcio, è morto il super procuratore Mino Raiola. Aveva 54 anni

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photo 2022 04 28 13 50 36È morto Mino Raiola. Il popolare agente sportivo, protagonista di alcune delle più importanti operazioni di calciomercato degli ultimi 15 anni, era malato da tempo.

A gennaio la Bild aveva diffuso la notizia di un suo ricovero d’urgenza, poi le sue condizioni erano rimaste riservate. Raiola aveva 55 anni.

Tra i suoi assistiti, nomi di spicco quali Gianluigi Donnarumma, Paul Pogba, Zlatan Ibrahimovic ed Erling Haaland.

ag DIRE – www.dire.it




Storica promozione per il Sudtirol che si aggiudica il passaggio in serie B

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sudtirolStorica promozione nella serie B di calcio per una società dell’Alto Adige, l’Fc Sudtirol. Con una doppietta firmata da Daniele Casiraghi al 41mo e al 64mo, i biancorossi altoatesini hanno espugnato per 2 a 0 lo stadio Nereo Rocco battendo la Triestina. Nell’ultima giornata del girone A di Serie C la rivale diretta, il Padova, ha perso in caso contro la Virtus Verona ma era comunque tagliata fuori dal primo posto con il successo dei biancorossi altoatesini dell’Fcs.

Per il calcio della provincia più settentrionale d’Italia si tratta di un risultato storico: era dal 1947 che una società altoatesina, il Bolzano Calcio, non approdava in serie B. La lunga rincorsa del club fondato nel 1974 era iniziata il 4 maggio del 2000, con la prima promozione dell’Fcs nell’allora campionato di serie C2, proseguita poi nel 2010 con il salto in Lega Pro Prima divisione, la terza serie nazionale. Dalla C quest’anno sono salite direttamente nella serie cadetta anche Bari e Modena.

“La vittoria in un combattutissimo campionato di C, dimostra capacità di grande tenuta”, si è congratulato con il Sudtirol il presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli, “è stata caratterizzata da un confronto sportivo, tecnicamente ed agonisticamente di alta qualità. Questo è merito indiscutibile da ascrivervi. Permettetemi di ricordare il valore e la qualità del Padova e di rendere omaggio al suo grande campionato”.

Il presidente della Provincia e assessore allo sport dell’Alto Adige, Arno Kompatscher, ha parlato di “giornata fantastica per il mondo dello sport e del calcio altoatesino al termine di una stagione molto brillante”. “L’FCS merita questo traguardo, dimostrazione evidente di come programmazione, sacrifici e lavoro, in campo e dietro le quinte, portino sempre a grandi risultati”, ha aggiunto.

Il Sudtirol è stato guidato alla promozione dal croato Ivan Javori, subentrato in panchina a inizio stagione all’ex tecnico Inter Primavera Stefano Vecchi, passato al Feralpisalò. I biancorossi (con due soli stranieri, il difensore francese Kevin Vinetot e il centrocampista ghanese Shaka Mawuli) si reggono sulla solidita’ difensiva davanti al portiere Giacomo Poluzzi. Il presidente è l’architetto Hans Huber, il ds è Joseph Insam.

La provincia di Bolzano ha mezzo milione di abitanti che parlano tre lingue (l’italiano, il tedesco e il ladino) ma finora avevano una sola ‘religione’ sportiva: lo sci e le discipline invernali, hockey in testa. Ora c’è anche il calcio, anche se proprio la lingua divide la tifoseria: la componente italiana contesta la scelta fatta nel 2016, con il cambio del logo societario, di abbandonare la doppia denominazione che prevedeva Alto Adige accanto a Sudtirol, e questo ha anche comportato un calo delle presenze allo stadio.

La squadra gioca nello stadio Druso di Bolzano, con una capienza di oltre 5.000 posti, l’unico dell’Alto Adige omologato per partite professionistiche e che presto sarà ampliato, ha promesso il Comune. Per allenarsi usa lo stupendo centro sportivo di Appiano, in mezzo a un bosco, con due campi in erba naturale.

L’Alto, come è soprannominato, è il club di Bolzano e della sua provincia autonoma. Nacque nel 1974 a Bressanone come sezione della polisportiva Milland e poi fu rifondato nel 1995 da un gruppo di imprenditori di Bolzano per farne la prima eccellenza del calcio regionale. Dopo la promozione al campionato Dilettanti (l’attuale serie D), nel 1999-00, sotto la guida del tecnico Giuseppe Sannino e con i gol dell’attaccante Joachim De Gasperi, l’Alto accede alla Serie C2. Dopo aver sfiorato diverse volte la C1, nel maggio 2010 arriva la promozione nella terza divisione per la prima volta nella sua storia. Da allora il Sudtirol aveva raggiunto per sei volte i playoff per la B mancando sempre l’obiettivo alle ultime battute.

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Ricorso respinto: Bologna-Inter si giocherà il 27 aprile

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81331b537473066048a85e1bd650a500Bologna-Inter e Atalanta-Torino, match della ventesima giornata di Serie A non disputati lo scorso 6 gennaio, verranno recuperati. Questa la decisione definitiva del Collegio di Garanzia dello Sport, che ha confermato quanto stabilito dalla giustizia della Figc. Respinti dunque i ricorsi presentati dall’Inter e dall’Atalanta, che chiedevano la vittoria a tavolino perché le rispettive avversarie non si erano presentate in campo.

Bologna-Inter si giocherà il 27 aprile prossimo.

Il Collegio di Garanzia del Coni “ha respinto il ricorso iscritto al R.G. ricorsi n. 16/2022, presentato, in data 21 marzo 2022, dalla società F.C. Internazionale Milano S.p.A. contro la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) e nei confronti della società Bologna Football Club 1909 S.p.A. e della Lega Nazionale Professionisti Serie A per l’annullamento e/o la riforma della decisione della Corte Sportiva d’Appello Nazionale della FIGC, Sezioni Unite, n. 172/CSA/2021-2022, pubblicata in data 23 febbraio 2022, che ha respinto il reclamo n. 155/CSA/2021-2022, proposto dall’Inter in data 30 gennaio 2022, avverso la decisione del Giudice Sportivo Nazionale, pubblicata con C.U. n. 147 del 21 gennaio 2022 in merito alla gara Bologna-Inter del 6 gennaio 2022, con cui non sono state applicate al Bologna le sanzioni previste dall’art. 53 NOIF per la mancata disputa della medesima gara, rimettendo alla Lega Nazionali Professionisti Serie A i provvedimenti organizzativi necessari relativi alla disputa di quest’ultima; ha, altresì, disposto l’integrale compensazione delle spese del giudizio”




Il mito della velocità Valery Borzov: “Onorai l’Urss ma questa guerra è spaventosa”

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unnamedAGI – Da leggenda dello sprint e dell’atletica mondiale gareggiando per l’Unione Sovietica a primo presidente del Comitato olimpico ucraino e ora membro di quello stesso Comitato presso il Cio: Valery Borzov è stato un alfiere dell’Urss, al punto da aderire ai giovani comunisti del Komsomol, ma ora insieme a tutto il suo Paese vive l’orrore dell’invasione voluta da Mosca. “La guerra è la natura selvaggia del ventunesimo secolo”, dichiara commosso dalla sua casa di Kiev in un’intervista all’AGI, “è spaventoso guardare il telegiornale e vedere le strutture civili e le abitazioni che vengono distrutte: muoiono le persone a noi familiari. Facciamo un grande sospiro, quasi ci rallegriamo, quando un razzo russo cade senza aver colpito nulla”.

Borzov oggi ha 72 anni ma resta l’unico europeo ad aver vinto l’oro nei 100 e 200 metri nella stessa edizione delle Olimpiadi: accadde mezzo secolo fa a Monaco di Baviera. Assieme a lui c’è la moglie Lyudmila Tourischeva, mito della ginnastica artistica con in bacheca nove medaglie olimpiche (sei d’oro) e otto ori mondiali conquistati nel decennio ’60-’70. Valery e Lyudmila hanno scritto la storia nei loro sport da sovietici ma dalla dissoluzione dell’Urss sono a tutti gli effetti ucraini.

Valery Borzov, soprannominato il ‘missile a due gambe’, era il grande rivale di Pietro Mennea. Sul podio dei 200 ai Giochi del ’72 sono saliti assieme, Valery sul gradino più alto, la “freccia del sud” su quello più basso. A differenza di Mennea, Borzov non è mai stato primatista mondiale dei 200 dove il suo personale è di 20″00 (10″07 sulla mezza distanza). “Pietro era speciale in tutto, la natura lo aveva dotato di enormi individualità, era prima un mio amico e poi un rivale”, ha detto Borzov rispondendo alla domanda sul rapporto che aveva con Mennea. “Gli italiani mi hanno reso amico dell’Italia proprio grazie a destini sportivi di Pietro e mio”, ha aggiunto lo sprinter nato a Sambir, cittadina ai confini con la Polonia. Poi il pensiero va a un italiano dei ‘tempi moderni’, Marcell Jacobs: “Voglio augurare a Jacobs di migliorare il suo record (9″80 sui 100, ndr) e di sorprendere se stesso e ancora una volta i suoi tifosi”.

Imbattuto in Europa nei 100 metri dal 1969 al 1977 – nel 1978 a Praga, Mennea vinse 100 e 200 – Borzov ricorda con piacere l’impresa di 50 anni fa. “Quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario della mia doppia vittoria alle Olimpiadi di Monaco. Sono momenti che resteranno nella memoria per tutta la vita, dalla festosa reazione degli spettatori allo stadio alla maggiore attenzione dei giornalisti, dalle congratulazioni di parenti e amici fino alla popolarità per strada e nei luoghi pubblici. Quando ho tagliato il traguardo il mio primo pensiero è stato: “È davvero così semplice?”.

Nel 1978 i primi guai, l’infortunio al tendine d’Achille che lo portò abbastanza rapidamente ad appendere le scarpette al chiodo e quindi a rinunciare alle Olimpiadi di Mosca ’80. “La decisione di porre fine alla mia carriera è stato, come il tradimento di alcuni amici, il momento meno bello della mia vita”, dice Borzov, “sognavo davvero di partecipare alle Olimpiadi di Mosca ma ho tirato un sospiro di sollievo quando mi sono reso conto che non avrei potuto esprimermi al meglio”.

Borzov è stato un simbolo dello sport sovietico e non rinnega di aver servito l’Urss: “L’Unione Sovietica fa parte della mia biografia, insieme a tutti i suoi vantaggi e svantaggi, per me è stato un onore portare la bandiera del Paese alla chiusura dei Giochi di Monaco di Baviera”.

Dal ritiro fino a metà degli anni ’80, il cinque volte medagliato olimpico aveva militato nel Komsomol, i giovani comunisti leninisti dell’Urss. Dopo una carriera sportiva lunga 16 anni sotto le insegne sovietiche, Borzov è stato il presidente fondatore del Comitato olimpico nazionale ucraino, in seguito all’indipendenza del 1991. “La creazione del Comitato è avvenuta sulla base i documenti che ci impegnavano a seguire le tradizioni degli sport nazionali e del movimento olimpico internazionale”, ricorda, “la missione principale della mia presidenza era far ottenere all’Ucraina il riconoscimento dal Comitato Olimpico Internazionale”.

Sul doping, piaga nello sport, Valery Borzov è chiaro: “Il doping è una malattia morale dello sport moderno, personalmente ho ottenuto vittorie e risultati prestigiosi senza essere ricorso al doping”. Infine, un pensiero per l’atletica leggera: “L’innovazione è il motore del progresso e l’atletica è già cambiata perché è diventata più femminile”.




Leclerc domina in Australia, ritiri per Sainz e Verstappen

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064901309 37aa436f cf17 447e 84c6 4bd8cca58bcaAGI – Pole position, vittoria e super giro veloce: un favoloso Charles Leclerc domina il weekend in Australia e si prende il secondo successo stagionale, mandando in estasi scuderia e popolo ferrarista.

Il monegasco chiude davanti alla Red Bull di Perez e alla Mercedes di Russell, mentre Max Verstappen è costretto al secondo ‘zero’ in tre gare a causa di un ritiro per problemi alla sua monoposto. Peccato per l’altra Ferrari di Sainz, fuori dopo un paio di giri a causa di un’uscita di pista.

Grande allungo in vetta al mondiale piloti per Leclerc, che vola a 71 punti a +34 su Russell, che scavalca in un colpo solo proprio i ritirati Sainz e Verstappen.

Tra due settimane sarà ‘marea rossa’ ad Imola per una Ferrari che sta letteralmente volando e facendo sognare in questo inizio di stagione. In partenza Leclerc e Verstappen mantengono le rispettive posizioni, subito dietro invece un ottimo Hamilton si prende il terzo posto con un doppio sorpasso su Perez e Norris, sopravanzato anche da Russell.




F1, è ufficiale: dal 2023 Gp torna a Las Vegas

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ferrari f1 afpLa F1 dal 2023 farà tappa a Las Vegas. Il circus ha annunciato un accordo per un terzo appuntamento negli Usa dopo Miami e Austin a partire dal prossimo anno. Las Vegas ha ospitato gare quaranta anni fa, nel 1981 e nel 1982, ma questa sarà la prima volta che le auto di F1 gareggeranno sull’iconica Strip di Las Vegas, con il circuito che attraversa famosi hotel e casinò. Si correrà di sera, eccezionalmente di sabato, col Gran Premio di Las Vegas che troverà collocazione nel calendario a novembre.

La pista da 14 curve durerà 6,12 km con velocità massime che dovrebbero raggiungere i 342 km/h. Il progetto prevede tre rettilinei, una sequenza di curve ad alta velocità e una singola sezione di chicane, con il Gran Premio da correre su 50 giri. La notizia è stata annunciata in uno scintillante evento a Las Vegas, alla presenza del presidente e Ceo di Liberty Media Greg Maffei e del presidente e Ceo di F1 Stefano Domenicali. A loro si sono uniti gli stakeholder locali tra cui il governatore del Nevada, Steve Sisolak, Ceo e Presidente di Lvcva, Steve Hill e il Presidente e Co di Live Nation Entertainment, Michael Rapino.

“L’iconica Las Vegas e la Formula 1, l’apice del motorsport, è il connubio perfetto tra velocità e glamour”, ha affermato Maffei. “La nostra fiducia in questa opportunità unica è evidente nella nostra decisione di assumere il ruolo di promotore del Gran Premio di Las Vegas in collaborazione con Live Nation. Non potremmo essere più entusiasti di lavorare con i nostri partner locali per creare un evento importante. Il potenziale della Formula 1 è stato ben dimostrato nelle ultime stagioni e il Gp di Las Vegas lo porterà solo al livello successivo”.

Domenicali ha aggiunto: “Questo è un momento incredibile per la Formula 1 che dimostra l’enorme appeal e la crescita del nostro sport con una terza gara negli Stati Uniti. Las Vegas è una destinazione conosciuta in tutto il mondo per la sua eccitazione, ospitalità, emozioni e, naturalmente, la famosa Strip. Non c’è posto migliore per correre la Formula 1 che nella capitale mondiale dell’intrattenimento e non vediamo l’ora di essere qui l’anno prossimo. Voglio ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a realizzare questo evento, in particolare il governatore Sisolak, la Clark County Commission, Steve Hill presso l’Lvcva e i nostri partner locali”.

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Roberto Mancini vicino alla conferma sulla panchina azzurra

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105518944 47a95f0f 405f 480b 8f25 423cedfff517AGI – Roberto Mancini ha aperto a una permanenza al timone della nazionale azzurra. “Ho parlato in questi giorni con il presidente Gravina, siamo allineati su tutto”, ha spiegato il ct in una conferenza stampa a Coverciano, “ne riparleremo poi con calma, vedremo cosa migliorare”. Quanto alla sua conferma, il tecnico marchigiano ha spiegato di voler prima attendere la partita con la Turchia: “Ne riparleremo nei prossimi giorni: ora pensiamo a questa partita, poi con calma discuteremo sulle cose da migliorare per il futuro. Tutto qui“.

Mancini ha spiegato che la partita con la Turchia è importante perché dopo l’esclusione dai mondiali “bisogna ripartire, ricordando che ci saranno poi in futuro anche gare importanti”. Quanto ai giocatori rientrati ai loro club, il ct ha precisato: “Io li ho obbligati ad andare via perché se posso fare qualcosa per loro e per i club noi lo facciamo… Non avrebbero giocato, alcuni non erano al meglio fisicamente. Alcuni di loro li ho obbligati ad andare: il Chelsea ci ha mandato Jorginho tre giorni prima, non gli ha fatto giocare l’FA Cup. Anche Florenzi e Politano, non al meglio, li ho rispediti a casa perché non avrebbero giocato. Problemi fisici per Insigne? Lorenzo aveva problemi fisici già da prima. Immobile sarebbe andato in tribuna, Mancini e Verratti sì. Insigne al 50% sarebbe andato in tribuna per provare soluzioni alternative”.

“I ragazzi in questi anni hanno meritato tanto”, ha insistito il ct, “non è stato solo un Europeo ma un tragitto lungo tre anni con una serie di partite senza sconfitte e va dato merito a questi ragazzi. Ci sono qui calciatori speciali, è stato creato un gruppo speciale: non sono nel gruppo squadra, ma anche tutto ciò che c’è intorno”.

“È inutile stare a trovare spiegazioni… Il nostro gruppo dovevamo vincerlo almeno con due punti di vantaggio sulla Svizzera. A Basilea la partita doveva finire 3-0, in Bulgaria doveva finire in goleada”: il ct azzurro, Roberto Mancini, è tornato così sull’esclusione dai mondiali in Qatar.

“La squadra ha sempre giocato”, ha detto nel corso della conferenza stampa a Coverciano, “può essere stata più imprecisa ma questo è il calcio, le cose ci sono andate storte. La gara di Basilea la ricordate tutti: dovevamo vincere 2-0 stando stretti… Però è così, inutile stare a pensare o a cercare scuse. È accaduto ciò che è accaduto, dobbiamo accettarlo”.

“Guardiamo a un Europeo che c’è fra due anni e a cercare di qualificarci per vincere”: questo l’orizzonte tracciato dal ct azzurro, Roberto Mancini, nella conferenza stampa alla vigilia della sfida in programma domani sera a Konya fra Turchia e Italia.

“Non è stato solo il mese dell’Europeo, dove le cose possono essere andate nella maniera giusta, ma abbiamo sempre cercato di proporre un calcio propositivo, cercando di vincere. E spesso ci siamo riusciti”, ha detto Mancini facendo un bilancio della sua avventura azzurra dopo l’esclusione dai mondiali in Qatar.

In chiusura della conferenza stampa, la frase che toglie ogni dubbio sulla sua volontà di restare: “Mi sento di restare perché sono ancora a giovane: volevo vincere un Europeo e un Mondiale, quindi per il Mondiale devo aspettare un attimo – ha detto il Ct – mi piace questo lavoro e con i ragazzi voglio riorganizzare qualcosa di importante. A parte la delusione, il resto va avanti”.




La generazione Z non vedrà (di nuovo) i Mondiali

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unnamedAGI – “A causa degli ultimi due esiti delle qualificazioni, la generazione Z non ha avuto la possibilità di tifare la Nazionale azzurra ai Mondiali di calcio, di vivere i momenti di tensione condivisa che caratterizzano le estati in piazza, di assistere ai rigori destinati a entrare nella storia del calcio e di ascoltare ripetutamente le frasi iconiche dei cronisti emozionati. Nonostante le possibili conseguenze emozionali di questa situazione, non ci sono i presupposti di un fenomeno sociologico”.

Ad approfondire questa tematica con l’AGI da un punto di vista sociale è Stefano Tomelleri, ordinario di Sociologia e Sociologia dello sport presso l’Università degli sudi di Bergamo, commentando le possibili implicazioni della mancata qualificazione ai Mondiali del 2022 in Qatar e delle ripercussioni sulla generazione Z.

“Anzitutto – afferma l’esperto – è fondamentale distinguere il calcio come fenomeno mediatico dalla cultura popolare che ruota attorno a questo sport. Si pensi che in Italia ogni paesino o cittadella in campagna, mare o montagna vanta almeno un campetto da calcio, dove la domenica si giocano in media circa 16 mila partite a livello nazionale. Il calcio è quindi uno degli sport più diffusi, e non credo che basti un paio di mancate qualificazioni per provocare una qualunque forma di disaffezione nelle giovani generazioni, che comunque hanno assistito a una vittoria significativa nella competizione internazionale degli Europei”.

“Sicuramente l’impossibilità di partecipare ai Mondiali lascia amareggiati e può costituire argomento di conversazione all’interno delle stesse famiglie – aggiunge Tomelleri – ma il fenomeno calcio si sviluppa su più livelli, ci sono i club, c’è la Serie A, la Champions, gli Europei e tutte le partite che la stragrande maggioranza di cittadini italiani può disputare sul campetto di quartiere”.  I Mondiali costituiscono sicuramente un momento di inclusività molto particolare, tanto che spesso anche chi non è propriamente appassionato di calcio si interessa delle partite della Nazionale, che, con il fascino del folklore comune, coinvolgono un pubblico generalmente più ampio.

“Credo che le conseguenze di questa situazione siano mediatiche più che sociologiche – sottolinea il docente – i media svolgono un ruolo importante nel favorire la promozione di determinati sport. Basti pensare allo spazio mediatico che possono avere sport come il nuoto o l’atletica alle Olimpiadi o la nazionale di Rugby al Torneo Sei Nazioni”.

“Da approfondire è invece il discorso sulla pandemia e il legame con lo sport – osserva Tomelleri – l’impossibilità di sperimentare la socialità attraverso le relazioni tipiche dell’ambito sportivo ha provocato un impatto sulle giovani generazioni che a mio parere è stato superiore rispetto all’amarezza della mancata qualificazione ai mondiali”.  Sebbene le connessioni sociali in ambito scolastico siano state garantite dalla didattica a distanza, l’insegnamento e la pratica dello sport hanno subito una battuta d’arresto su una scala molto più ampia. “Durante il lockdown l’unica forma di attività fisica concessa era la corsa – ricorda l’esperto – si è perso il momento di condivisione e di interazione dello sport. Anche nelle attività individuali, come il nuoto o la palestra, infatti, c’è una forma di incontro, che riguarda l’ambiente di allenamento, ma anche lo spogliatoio. Con la pandemia questa dimensione è stata completamente soverchiata dall’anonimato della corsa, che, per quanto salutare e positiva per l’organismo, se non in rari casi, è poco orientata alla condivisione e alla mediazione del contatto con il prossimo”.

“Allo stesso tempo – continua il docente – l’assenza di tifoseria negli stadi, ai campionati locali, regionali o nazionali, ma anche nelle piscine, restituisce la misura dell’impatto della pandemia nello sport. Fin dai tempi degli anfiteatri in Grecia, l’attività fisica è associata alla presenza di un pubblico, che in questi due anni è venuto meno. Quando si assiste a un match allo stadio, si avverte enormemente il senso di partecipazione a un evento collettivo”.  Oltre al senso di sconforto per gli atleti e i professionisti, quindi, l’assenza di supporter durante un match potrebbe aver influenzato la percezione di qualunque performance.

“Credo che la passione per il calcio sia profondamente radicata nella cultura italiana – conclude Tomelleri – dalla partita di calcetto con gli amici alla serie A, i ragazzi dell’ultima generazione possono contare su una serie di spunti per sentirsi parte di un evento collettivo. La mancata qualificazione ai Mondiali può quindi essere inquadrata in una sfera emozionale più che sociologica. Al di là dell’amarezza per l’esito dell’ultima partita, resta vivo il ricordo della vittoria agli Europei. In fin dei conti, ci saranno altre occasioni per vivere l’euforia delle partite dei Mondiali, auspicabilmente, potremo tornare in piazza a tifare in sicurezza per la nazionale”.




Tracollo Italia. Perde con la Macedonia del Nord e non giocherà i Mondiali

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214717302 b236e1b6 4823 42b8 b2de 6ac7cd90084cAGI – Niente da fare per l’Italia, la qualificazione ai mondiali del Qatar non arriva. Al “Renzo Barbera” di Palermo è la Macedonia del Nord a passare vincendo 1-0 con un gol segnato al 92esimo che condanna gli azzurri.

Gli azzurri, campioni d’Europa in carica, hanno dominato contro un avversario che era alla nostra portata ma non hanno trovato il gol nonostante 32 tiri in porta contro i 4 della Macedonia di cui uno decisivo, quello di Trajkovski al 92esimo.

Sedici i corner battuti dall’Italia, zero quelli della Macedonia. Mancini ha cambiato tanto, Pellegrini per Immobile, Tonali per Barella, Raspadori per Insigne, Joao Pedro per Berardi, Chiellini per Mancini. È la seconda volta di seguito che gli azzurri non prendono parte alla Coppa del Mondo.

Le parole di Mancini

“Se quella di Wembley è la cosa più bella a livello professionale, questa è la più grande delusione”: il ct della Nazionale, Roberto Mancini, non nasconde il rammarico dopo la mancata qualificazione al Mondiale.

“Il calcio è così, accadono cose incredibili, è difficile parlare della partita – ha detto a Rai Sport – La vittoria dell’Europeo è stata strameritata, poi la fortuna si è trasformata in totale sfortuna. Ci sono stati episodi, ne sarebbe bastato uno per essere al Mondiale”.

Non è il momento di pensare al futuro: “Vediamo cosa succede, la delusione è troppo grande per parlarne ora. Ai miei ragazzi voglio più bene ora che a luglio scorso”, conclude il Ct.

Sarà Portogallo-Macedonia del Nord la finale playoff per i mondiali di Qatar 2022. Mentre la squadra balcanica espugnava a sorpresa il Barbera contro l’Italia, i lusitani hanno superato 3-1 la Turchia. Le reti di Otavio al 15mo, Diogo Jota al 42mo nel primo tempo. Nella ripresa i turchi hanno accorciato con Yilmaz al 65mo e hanno sfiorato il pareggio con un rigore concesso dal Var per fallo di Fonte su Unes, mandato alle stelle dallo stesso Yilmaz. Nel finale il gol di Nunes al 94mo.




La doppietta Ferrari nel Gran Premio del Bahrein

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164618499 9f916dc7 7af0 4e39 b6c9 31e82d24b908AGI – Super doppietta della Ferrari nel Gran Premio del Bahrein, con Charles Leclerc e Carlos Sainz che chiudono davanti a tutti la prima tappa del Mondiale 2022 di Formula 1. Un esordio con il botto ed un risultato che la rossa di Maranello non otteneva dal 22 settembre 2019, giorno dell’uno-due piazzato da Vettel e lo stesso Leclerc a Singapore.

Una gara ai limiti della perfezione per il monegasco, che dopo la pole position si prende uno straordinario successo condito anche dal giro veloce; super anche lo spagnolo che approfitta nel finale dei problemi della Red Bull di Verstappen, costretto al ritiro per problemi così come il suo compagno Perez.

Chiude il podio Lewis Hamilton con la Mercedes, che comunque è sembrato non averne per tutto il corso della gara. Leclerc parte alla grande e non sbaglia mai nulla, anche quando il campione del mondo in carica della Red Bull ha provato a sopravanzarlo tra il 16 e 18 giro, in occasione del primo valzer di pit-stop, e successivamente nel finale di gara.

Un problema al motore con principio di incendio alla macchina di Gasly, infatti, sembrava poter riaprire i giochi a dieci giri dalla bandiera a scacchi rimettendo tutti in coda dietro alla Safety Car. Ma non ce n’è stato per nessuno, Leclerc ha subito riallungato, la Red Bull è ‘scoppiata’ tagliandosi fuori dalla corsa con entrambi i piloti e Sainz ne ha approfittato per completare una super doppietta rossa.

“Sono super felice di aver esordito con questo risultato dopo due anni difficili. Il team ha fatto un lavoro incredibile, hanno costruito una macchina fantastica e non potevano sperare in un risultato migliore per questo weekend”, dice un raggiante Leclerc dopo la vittoria nel Gp del Bahrain alla guida della sua super Ferrari. “Ho cercato di essere intelligente il più possibile quando Verstappen ha provato ad attaccarmi, ho usato bene il drs e ho ripreso subito la posizione – chiosa il monegasco – Safety Car nel finale? Avrei preferito non ci fosse, ma sono ripartito alla grande e ho preso subito margine per gestire bene fino al traguardo”.