Sci, Sofia Goggia vince la Coppa del mondo di discesa

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goggia sofia fgSofia Goggia ha vinto la Coppa del Mondo di discesa per la terza volta in carriera. La 29enne bergamasca ha avuto la certezza del successo nell’ultima gara delle finali di Courchevel prima ancora di scendere in pista perché la sua avversaria, la svizzera Corinne Suter, staccata di 75 punti dall’azzurra in classifica, è scivolata fuori dalle prime due posizioni e non può più raggiungere la campionessa della Fiamme Gialle.

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Calcio e covid, stadi pieni al 100% entro fine marzo

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italian football serie a match as roma vs ss lazioStadi di calcio pieni entro la fine di marzo. Green pass non più richiesto a fine maggio. Estate senza restrizioni covid. E’ lo scenario che delinea il sottosegretario alla Salute Andrea Costa. “Ritengo ragionevole pensare che a fine maggio nel nostro Paese il green pass non sarà più richiesto. Questo è un obiettivo del Governo”, dice a ’24 Mattino’ su Radio24. Secondo Costa “arriveremo ad un momento in cui il Green pass”, anche nella versione base, “non sarà più richiesto. Poi lo strumento rimane lì qualora ci fosse la necessità di affrontare la situazione”.

Il green pass, spiega Costa, “è stato strumento utile, ci ha permesso di gestire la pandemia e il precorso di riapertura di tutte le attività. Ma credo che dal 1 aprile ci saranno alcune situazioni in cui il certificato non sarà più richiesto pensiamo ai bar e ristoranti all’aperto, alle attività sportive all’aperto. Poi ci sarà una seconda fase nel mese di maggio dove si arriverà a un ulteriore allentamento”. “Credo che ci sono le condizioni per pensare ad un’estate senza restrizioni”.

STADI – “Gli stadi sicuramente entro la fine di marzo torneranno alla capienza del 100%“, dice poi Costa a ‘In Viva Voce’ su Rai Radio1. “Ciò che dobbiamo guardare con grande attenzione non è tanto il numero dei contagi ma è la ricaduta e la pressione che questi contagi provocano sui nostri ospedali. Abbiamo bisogno che i nostri ospedali tornino e continuino l’attività primaria. C’è bisogno di recuperare il terreno perduto”.

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Nelle acque di Ostia le sincronette ucraine scampate alle bombe

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153135302 c1848b28 7029 41f0 8bc9 7ea7b2b65890AGI – Tra emozione, felicità per poter proseguire l’attività sportiva ma anche con tanta preoccupazione per quello che sta accadendo nella martoriata terra natia d’Ucraina da due settimana invasa militarmente dall’operazione speciale russa. Oggi le sincronette della nazionale ucraina, tra le migliori d’Europa, sono entrate nelle acque del centro federale di Ostia per un significativo allenamento.

Scappate dalle bombe grazie al progetto coordinato dalla Federazione Italiana Nuoto e dal presidente Paolo Barelli, le atlete ucraine – alcune originarie di Leopoli, altre da Chernivtsi e dalla più lontana Charkiv – si sono allenate con alcuni atleti della nazionale italiana. Olesia, Anzhelina, Anastasiia, Daria, Anastasiia, Amelia, Valeriya, le sorelle Marina e Vlada Alekseeva, sono solo alcuni dei nomi delle atlete che hanno solcato le acque del centro di Ostia. Un ritorno in acqua dopo due settimane caratterizzate da terrore, devastazione, da quel viaggio della speranza lungo tremila chilometri in direzione Italia. Il gruppo ucraino si completerà questa sera quando arriveranno altre tre atlete ed altrettanti allenatori.

Ucraina bombe sincro italo-ucraino acque Ostia

Nella piscina del centro federale lungo il litorale romano, ribattezzato ‘Polo Acquatico Frecciarossa’, le nuotatrici ucraine assieme agli azzurri Giorgio Minisini, Lucrezia Ruggiero, Costanza Ferro e Linda Cerruti hanno offerto un simbolico cameo di ringraziamento preparato in meno di 24 ore dal titolo ‘Italy supports Ukrainè. La frase più significativa l’hanno detta le sorelle Alekseeva: “Le nostre famiglie sono lontane ma felici di sapere che noi siamo in salvo, grazie a tutti, vogliamo imparare l’italiano”.

Il desiderio di allenarsi assieme tra azzurri e ucraine ha radici impiantante quasi per caso durante la pandemia di coronavirus. “Durante la pandemia avevamo svolto una parte della preparazione atletica via Zoom, poi alle Olimpiadi di Tokyo ci eravamo ripromesse di allenarci insieme ma non immaginavamo in una situazione così drammatica – ha detto il direttore tecnico azzurro Patrizia Giallombardo che ha condotto l’allenamento assieme alla collega ucraina Oleisia Zaitseva -. Le ragazze ucraine sono maestre nella tecnica delle spinte e in Giappone avevamo avuto l’idea di poterle provare con loro.

Ucraina bombe sincro italo-ucraino acque Ostia

Questo primo allenamento collegiale è stato particolarmente emozionante. Sono delle ragazze splendide e posso dire che questo combo (quello proposto oggi, ndr) sarebbe da podio mondiale”. A rivelare un momento toccante è stata Lucrezia Ruggiero, compagna del campione del mondo di Budapest 2017 Giorgio Minisini nel doppio misto: “Le supportiamo anche nelle piccole cose quotidiane ma un episodio che mi ha fatto pensare ed immedesimare nella loro situazione è stato quando siamo andate ieri a pranzo, stavamo parlando e, nel momento che è transitato un aereo diretto a Fiumicino, abbiamo visto i loro occhi carichi di paura e preoccupazione”.

AGI.IT




Bastianini trionfa in Qatar, tris italiano con Migno e Vietti

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180051145 627221f8 591b 4a50 9630 89c388ba4f70AGI – La prima tappa del motomondiale si chiude con tre vittorie tricolori. Dalla Moto3 con Andrea Migno, passando per la Moto2 con Celestino Vietti alla MotoGp con uno storico Enea Bastianini.

Il 24enne riminese della Ducati Gresini ha ottenuto il suo primo successo in top-class davanti a Brad Binder e Pol Espargaro, conducendo una gara di rimonta, senza strafare e sfruttando le piccole sbavature degli avversari.

La dedica, dopo un abbraccio intenso con Nadia Padovani, non poteva che andare al compianto Fausto Gresini, colui che ha creato il team ora nelle mani della moglie: “Difficile spiegare cosa ci passa per la testa, avrei voluto condividere questa vittoria con lui. Abbiamo realizzato il nostro sogno di arrivare in MotoGP, ma ci siamo arrivati purtroppo senza di lui. Non è il momento per essere tristi, solo per ringraziarlo e onorarlo”, ha spiegato Enea.

Nomi inaspettati sul podio, a partire dal sudafricano Brad Binder: “È folle salire sul podio a Losail per noi, in futuro mi aspetto altri risultati del genere a questo punto”.

Mentre Espargaro ha alzato la voce dopo che spesso e volentieri è stato messo ai margini, offuscato dalla figura ingombrante di Marc Marquez: “Avevamo come tutti dei problemi di carburante, ma i tempi mi venivano facilmente. Forse ho esagerato un pochino su una curva, ma siamo tornati. Questo è il segnale che la Honda ha due piloti forti, non solo uno”.

Lo stesso Marquez è soddisfatto a metà di un quinto posto seguito dalla caduta mattutina nel warm-up: “Oggi non avevamo velocità, c’erano piloti più forti che hanno chiuso davanti. La gara però è stata buona perché io ho sempre fatto tanta fatica qui. Si andava molto forte sin dall’inizio e ho subito consumato le gomme. La cosa più importante è che io stia bene”.

A deludere di più sono Francesco Bagnaia e Fabio Quartararo, due tra i favoriti della vigilia. ‘Pecco’ è caduto assieme al poleman Jorge Martin a metà gara, mentre il francese ha raccolto un opaco nono posto: “È molto difficile, abbiamo tanti problemi. È stato un disastro, ma io ho dato il mio 100% e non posso fare di più. Quando non hai grip è complicato”, si è sfogato il centauro della Yamaha

In precedenza, il Qatar si era già tinto d’azzurro con il successo di Migno in Moto3, capace di prevalere al fotofinish su Sergio Garcia.

Poi l’affermazione in Moto2 di Celestino Vietti, il quale fa sorridere Valentino Rossi con il primo successo nella categoria e soprattutto del neonato Team Mooney VR46.




Roma-Medellín: la sciarpa solidale che sostiene il calcio di strada in Colombia

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3sciarpamedellinUna sciarpa per sostenere il calcio di strada in Colombia: parte oggi la campagna “Roma per Comuna 13”, organizzata da un gruppo di amici e tifosi della Roma per supportare le attività della “Corporación Sembrando Paz y Esperanza”, un’associazione no-profit che ogni giorno da anni organizza scuola calcio, attività educative e mensa per oltre 300 bambini nella Comuna 13, uno dei quartieri più difficili di Medellín.
Sembradores (i “seminatori”) utilizzano tutto il loro tempo e i pochi fondi a disposizione per creare un luogo sicuro dove insegnare a vivere nel rispetto, nella lealtà e nella condivisione, valori necessari affinché i più giovani possano crescere scegliendo la strada giusta nel quartiere di Comuna 13. Una zona che, fino a pochi anni fa, è stata teatro di violentissime guerre tra gruppi criminali. Yenni, Andres e le altre persone che organizzano le attività hanno capito e sperimentato che attraverso la pratica del calcio è possibile regalare ai bambini dei sogni per il proprio futuro, in un posto dove per anni i sogni sono stati vietati.
Attraverso le prime raccolte fondi e con molto lavoro manuale, anche grazie all’apporto di molti volontari, i Sembradores hanno comprato e ripulito quello che era un terreno usato come discarica, e lo hanno trasformato in un incredibile campo di calcio. Ma hanno ancora bisogno di aiuto. L’associazione ogni giorno spende soldi per materiale tecnico, illuminazione, bollette. Una delle prossime spese ingenti sarà quella di un pullman per portare le squadre in trasferta e poterle finalmente iscrivere ai tornei giovanili ufficiali.
La sciarpa “Roma per Comuna 13” (acquistabile a questo link: https://bit.ly/SciarpaMedellin) rappresenta la connessione tra Roma e Medellín, perché fonde i colori della Città Eterna con quelli della bandiera colombiana. La campagna di raccolta fondi è partita da Tor Marancia, quartiere del Municipio VIII della capitale italiana dove le associazioni Parco della Torre e TormarArte si impegnano già da mesi a promuovere l’iniziativa. Iniziativa cui fine ultimo è quello di raccogliere fondi che saranno inviati all’associazione, sia per le spese quotidiane, sia per realizzare nuovi progetti dedicati ai bambini e alle bambine della Comuna 13, in Colombia. (aise) 




La Premier League non… russa

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abraAGI – La Premier League inglese parla sempre meno russo: dopo la rottura del Manchester United con lo sponsor Aeroflot, è arrivata la conferma di Roman Abramovich che dopo quasi vent’anni ha messo in vendita il suo Chelsea e dirà addio alla Gran Bretagna. In più l’Everton, altro club della ‘Russian connection’, ha fatto sapere che rinuncerà alle sponsorizzazioni di tre società russe, USM, Megafon e Yota, che fanno capo all’oligarca Alisher Usmanov, nel mirino delle sanzioni occidentali.

Abramovich in un comunicato ha confermato le voci sulla vendita del Chelsea e, a sorpresa, ha annunciato che i ricavi netti dell’operazione saranno devoluti a una fondazione per aiutare le vittime della guerra in Ucraina. E la fine di un’era: il 55enne magnate russo aveva acquistato il club londinese nel 2003 facendone uno dei più vincenti d’Inghilterra e d’Europa con la conquista di cinque Premier League e due Champions League. I ricavi saranno devoluti a una sua fondazione caritatevole di imminente istituzione “a beneficio di tutte le vittime della guerra in Ucraina” che si prenderà cura anche della riabilitazione a lungo termine dei feriti.

Il Chelsea è valutato circa 1,9 miliardi di euro secondo Kpmg, anche se i media inglesi parlano di una valutazione che secondo la proprietà potrebbe arrivare a 3,3 miliardi. Sarebbero già arrivate le prime offerte e in particolare, secondo i media inglesi, è stato contattato il milionario svizzero Hansjorg Wyss che potrebbe guidare una cordata. È circolato anche il nome di Jim Ratcliffe, l’imprenditore della chimica che è considerato l’uomo più ricco del Regno Unito.

Abramovich ha assicurato che non chiederà la restituzione dei prestiti accesi per i Blues e che la vendita non sarà affrettata ma rispetterà i giusti tempi. La decisione di cedere il Chelsea era quasi obbligata perchè Abramovich non è nella lista degli oligarchi russi sottoposti a sanzioni per la guerra in Ucraina ma a Westminster c’è un forte pressing perchè ci finisca. Del resto da tempo non mette più piede in Gran Bretagna dove può entrare solo come turista grazie al passaporto israeliano.

Intanto l’altro club di Premier League con legami russi, l’Everton, ha cancellato su pressione del Parlamento britannico i contratti di sponsorizzazione con le società russe USM, Megafon e Yota di proprietà dell’oligarca Alisher Usmanov. Per i Toffees resta però il nodo più delicato, quello della proprietà: l’azionista di maggioranza è infatti il manager britannico-iraniano Farhad Moshiri, che è anche presidente della USM Holdings fondata da Usmanov. E il club di Liverpool ha confidato molto nel sostegno finanziario russo anche per finanziare il nuovo stadio da 500 milioni di sterline a Bramley-Moore Dock che dovrebbe essere inaugurato nella stagione 2024-2025. In una nota l’Everton si è detto “rattristato e sconvolto” dagli eventi in Ucraina. Nell’Everton, tra l’altro, milita il difensore ucraino Vitaliy Mykolenko, che dopo essersi abbracciato in lacrime con il connazionale Oleksandr Zinchenko del Manchester City, prima della partita di sabato a Goodison Park. Proprio Mykolenko in un post ha attaccato il capitano Artem Dzyuba e gli altri calciatori della nazionale russa per non aver preso posizione sull’invasione dell’Ucraina condannandosi a restare “rinchiusi in una prigione per il resto della loro vita”. “Mentre voi bastardi rimanete in silenzio”, ha scritto su Instagram, “dei civili pacifici vengono uccisi in Ucraina”.

Dzyuba, attaccante del San Pietroburgo e forse il volto più noto del calcio russo, gli ha replicato di non avere preso posizione perché non si sente un esperto di politica. “Dal momento che sono tirato dentro questo argomento da tutte le parti, esprimerò la mia opinione: sono contro ogni guerra. La guerra fa paura. Ma sono anche contro l’aggressività e l’odio umano che ogni giorno diventa sempre più preoccupante”, ha scritto Dzyuba.




Dalla Champions alla Formula 1, lo sport isola la Russia

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213152650 e887dc93 c000 4e34 8c52 cf7bf92b314bAGI – Niente finale di Champions League, niente Gran Premio di Sochi di Formula 1, partite e tornei annullati o spostati in campo neutro: il mondo dello sport isola la Russia e la sua alleata Bielorussia dopo l’invasione dell’Ucraina.

La misura più eclatante è la decisione ufficializzata dall’Uefa di spostare da San Pietroburgo a Parigi la finale della Champions in programma il 28 maggio.

È il terzo anno consecutivo che l’ultimo atto della stagione di calcio europea per club trasloca, dopo che Istanbul e la stessa San Pietroburgo nel 2021 avevano dovuto rinunciare per l’emergenza Covid. Stavolta, però, è politico il segnale che arriva dal mondo dello sport.

Se la finale della Gazprom Arena sarà spostata al Saint-Denis di Parigi, l’Uefa ha anche disposto che i club russi e ucraini e le squadre nazionali che partecipano a competizioni internazionali devono giocare le partite in casa in luoghi neutrali “fino a nuovo ordine”.

Lo Spartak Mosca dovrà quindi giocare in campo neutro il ritorno degli ottavi di Europa League contro il Lipsia, il 17 marzo, e la Fifa potrebbe anche spostare il playoff per i mondiali in Qatar del 24 marzo tra Russia e Polonia, in programma a Mosca.

La federcalcio italiana ha deciso di posticipare di 5 minuti l’inizio di tutte le partite del weekend per “inviare un unanime messaggio di pace”.

Il Cio, da parte sua, dopo aver accusato Mosca di aver violato la tregua olimpica, ha esortato tutte le Federazioni Sportive Internazionali a trasferire o annullare i loro eventi sportivi attualmente programmati in Russia o Bielorussia e a a mettere al bando le bandiere e gli inni dei due Paesi.

La Formula 1 ha annullato il Gran Premio di Russia in programma a Sochi dal 23 al 25 settembre. La Fis annullato ha tutti gli eventi di Coppa del mondo di sci organizzati in Russia fino a fine stagione.

L’Eurolega di basket ha deciso che le gare interne delle tre squadre russe iscritte alla competizione, Cska Mosca, Zenit San Pietroburgo e Unics Kazan, tutte ampiamente in lotta per i playoff, debbano svolgersi in campo neutro.

Per ora la reazione di Mosca è stata cauta: il Cremlino si è rammaricato per la finale di Champions spostata sostenendo che è “un peccato perché “San Pietroburgo avrebbe fornito le migliori condizioni possibili per ospitare questo evento calcistico”.

La Federcalcio russa ha lamentato che la decisione è stata “dettata da ragioni politiche” e ha criticato anche la scelta d’imporre il campo neutro “in quanto viola il principio sportivo e gli interessi di giocatori, allenatori e tifosi”.




Pechino 2022, chiuse Olimpiadi invernali. Milano-Cortina nel 2026

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olimpiadi chiusura afpSi sono chiuse le Olimpiadi di Pechino 2022. La cerimonia di chiusura, ultimo atto dei XXIV Giochi olimpici invernali, al Bird’s Nest di Pechino, lo stadio olimpico della capitale cinese, con il passaggio di testimone a Milano-Cortina per l’Olimpiade invernale del 2026.

E’ stata l’azzurra Francesca Lollobrigida a portare il Tricolore. La campionessa del pattinaggio velocità, argento Olimpico nei 3000 metri individuali di pattinaggio di velocità e bronzo nella mass start femminile, ha rappresentato la spedizione azzurra con in mano la bandiera dell’Italia.

Il presidente del Cio Thomas Bach ha ricevuto dal sindaco di Pechino la bandiera olimpica e l’ha consegnata ai sindaci di Milano-Cortina 2026, Giuseppe Sala e Gianpietro Ghedina. Dopo la consegna la cantante italiana Malika Ayane ha cantato l’inno nazionale italiano.

“Grazie Cina. Negli ultimi 16 giorni abbiamo ammirato eccezionali performance. Ognuno di voi si è sforzato per raggiungere il meglio. Siamo profondamente toccati per come facevate il tifo verso i vostri concorrenti per far sì che raggiungessero anche loro il meglio. Non solo vi siete rispettati, ma sostenuti a vicenda, abbracciati anche se i vostri Paesi sono divisi da conflitti” ha detto Bach iniziando il suo discorso alla cerimonia di chiusura. “Avete superato queste divisioni, dimostrando che in questa comunità olimpica siamo tutti uguali, indipendentemente dal nostro aspetto, da cosa vogliamo o cosa crediamo. Questo potere unificante dei Giochi è più forte delle forze che vogliono dividerci. Voi date una possibilità alla pace. Che i leader politici di tutto il mondo si ispirino a voi”, ha aggiunto Bach.

“Condividiamo questo spirito olimpico con tutti gli atleti che per via della pandemia non hanno potuto realizzare il loro sogno, ci spezza il cuore, ma voi apparterrete sempre alla comunità olimpica. Se vogliamo superare finalmente questa pandemia dobbiamo puntare più in alto, essere più forti, restare insieme. E in questo spirito olimpico di solidarietà ci appelliamo alla comunità internazionale: date uguale accesso ai vaccini a tutti nel mondo”, ha chiesto il presidente del Cio.

“Lo spirito olimpico ha potuto brillare solo perché il popolo cinese ha allestito la scena in modo eccellente e sicuro. I villaggi olimpici eccezionali, le sedi magnifiche, l’organizzazione straordinaria. Il supporto dei comitati olimpici nazionali, delle federazioni è stato incrollabile. I più profondi ringraziamenti vanno al comitato organizzatore, ai nostri partner e agli amici cinesi. A nome dei migliori atleti degli sport invernali dico grazie amici cinesi. I Giochi sono stati l’inizio di una nuova era dello sport invernale globale e congratulazione Cina. E ora devo segnare la fine di questa indimenticabile esperienza olimpica”.

Dichiaro chiusi i 24esimi giochi invernali di Pechino 2022. Come da tradizione invito i giovani del mondo a riunirsi tra quattro anni a Milano-Cortina a celebrare con tutti noi la 25esima edizione dei giochi olimpici invernali” ha detto il presidente del Cio. Dopo che Bach ha dichiarato chiusi i Giochi, la torcia olimpica, incastonata dentro un fiocco di neve gigante, si è spenta e la cerimonia si è conclusa con una lunga serie di fuochi d’artificio.

“Da Pechino a Milano-Cortina, il testimone oggi passa a noi. Un territorio di 22mila chilometri quadrati che rappresenta dinamismo economico e custodisce bellezze paesaggistiche uniche al mondo, e che unito darà vita a un progetto sportivo senza eguali nella storia dei Giochi Olimpici – ha detto il presidente del Veneto, Luca Zaia – Un sogno che diventa realtà, grazie al lavoro di squadra tra Istituzioni, imprese, atleti che insieme, già nel 2019 a Losanna, hanno iniziato questo viaggio sostenendo e promuovendo la candidatura di Milano Cortina 2026. Ora, che anche la bandiera passa ufficialmente nelle nostre mani, inizia il conto alla rovescia per quella che sarà l’Olimpiade che farà dialogare le città con le cime dolomitiche”.




Ferrari presenta F1-75, la rossa per il Mondiale 2022

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ferrari f1 75La Ferrari svela la F1-75, la monoposto che la scuderia di Maranello schiera nel Mondiale 2022 di Formula 1. “Sono emozionato, questa vettura è l’espressione dell’impegno e della passione di tutti di noi, frutto di un grande lavoro di squadra. Il nome F1-75 ci ricorda che quest’anno celebriamo i 75 anni della prima vettura che porta il nome del nostro fondatore. E una sfida importante, speriamo di scrivere un’altra pagina di questa storia”, dice il team principal Mattia Binotto.

“In questa monoposto abbiamo messo il meglio di noi, sono orgoglioso del lavoro fatto per progettare questa F1-75, qui c’è il nostro know-how, la nostra creatività e soprattutto la nostra passione. Questa è una Ferrari che voglio definire coraggiosa, è evidente che abbiamo voluto interpretare il nuovo regolamento in modo diverso. Sappiamo che le aspettative sono molto alte e che negli ultimi anni i risultati non sono stati all’altezza del nome che portiamo: nel 2019 , abbiamo incominciato un percorso che ci ha reso una squadra più forte e unita, e che in questa macchina vede la miglior espressione del suo lavoro”, prosegue Binotto.

“Le aspettative sono alte e vogliamo puntare a grandi risultati nella stagione. La macchina è aggressiva, impressionante. L’obiettivo principale è quello di lavorare assieme per migliorare dopo un anno difficile. Questa stagione sarà fondamentale per noi, le aspettative sono molto alte per tutti e c’è molto lavoro dietro”, dice Charles Leclerc.

“Cercheremo quindi di ottenere grandi risultati durante l’imminente mondiale. La F1-75? Mi piace molto la macchina e la amerò ancora di più quando sarò in pista”, aggiunge il pilota monegasco.

“So che ci si aspetta molto da me, con Leclerc dovremo lavorare assieme per una grande stagione”, fa eco lo spagnolo Carlos Sainz.

 

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Djokovic non si vaccinerà anche se dovrà rinunciare ai prossimi tornei di tennis

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065555022 8975ce49 7a2b 43c4 873d b412bbdf953eAGI – Novak Djokovic assicura di non essere no-vax ma si dice disposto anche a rinunciare ai prossimi tornei di tennis piuttosto che vaccinarsi.

Il tennista serbo, numero uno del tennis mondale, ha posto l’accento con forza, in un’intervista esclusiva alla Bbc, sul diritto di scelta dell’individuo; e quando gli è stato chiesto se sia pronto a sacrificare la partecipazione a competizioni come Wimbledon o gli Open di Francia piuttosto che vaccinarsi non ha mostrato dubbi: “Sì, è il prezzo che sono disposto a pagare”. 

Con 20 trionfi nelle prove del Grande Slam, il tennista serbo è stato espulso dall’Australia nelle scorse settimane dopo che il governo ha annullato il suo visto proprio per il suo stato vaccinale.

“Non sono mai stato contrario alle vaccinazioni”, ha spiegato, confermando di aver fatto i vaccini da piccolo; “ma ho sempre sostenuto la libertà di scegliere cosa mettere nel proprio corpo”.