Inter-Empoli 4-2, rimonta e nerazzurri primi in classifica

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lautaro afp 0605L’Inter rimonta e batte l’Empoli 4-2 nell’anticipo della 36esima giornata della Serie A e sale in testa alla classifica. I nerazzurri, sotto 0-2, ribaltano il match e conquistano il successo che vale il primo posto: i campioni d’Italia volano a 78 punti e scavalcano il Milan, che è a quota 77 e domenica farà visita al Verona. L’Empoli, già salvo, rimane a quota 40.

LA PARTITA

L’Empoli colpisce subito. I toscani evitano il pressing nerazzurro, Zurkowski scappa a destra e accende Pinamonti: scivolata perfetta, palla in rete e 0-1 al 5’. I padroni di casa provano a reagire a testa bassa, al 22’ Barella va giù nell’area avversaria dopo l’intervento di Parisi. Il difensore dell’Empoli colpisce nettamente il pallone, il rigore assegnato dall’arbitro Manganiello viene cancellato dal Var. L’Inter si sbilancia, gli spazi per gli ospiti abbondano. Una palla lunga diventa un assist per Asllani, che batte Handanovic: 0-2 al 28’. I nerazzurri provano a ripartire, Barella reclama un altro rigore per una spinta a pochi passi dalla porta toscana: il centrocampista vola con una capriola, ma per il direttore di gara il contatto non è sufficiente per il penalty. A rimettere in carreggiata la formazione di Inzaghi provvede l’autorete di Romagnoli al 40’. Cross da sinistra, il difensore in scivolata infila nella propria porta: 1-2. Il pubblico spinge l’Inter alla rimonta, coronata al 44’. Ancora un’iniziativa a sinistra, Chalanoglu mette al centro e Lautaro insacca: 2-2, mentre l’Empoli protesta per l’intervento di Barella su Asllani all’inizio dell’azione.

La ripresa è un monologo, l’assedio dell’Inter è totale. Vicario salva a ripetizione la porta dell’Empoli con interventi in serie. Al 64’, però, deve alzare bandiera bianca. Ennesimo assalto, iniziato con un recupero di Skriniar che usa le maniere forti. La difesa non libera, Lautaro colpisce al volo e fa centro: 3-2. L’Inter rifiata, rallenta ma non cede le redini del gioco. Al 79′ Correa accelera e tira, ma trova il solito Vicario sulla propria strada. Al 90′ Sanchez ha la palla per il poker, in spaccata trova il pallone ma non la porta. Al 92′ ci prova Dzeko, diagonale potente: palo pieno. Il sipario cala al 95′. Sanchez ringrazia Dzeko e deposita in rete il pallone del 4-2: l’Inter vince e vola al primo posto aspettando il Milan.




Calcio, Ancelotti: “Dopo il Real Madrid probabilmente smetto”

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ancelotti6 afp“Dopo il Real sì, probabilmente smetto”. Così l’allenatore del Real Madrid Carlo Ancelotti ai microfoni di Prime Video, dove parla, per la prima volta, del suo ritiro a poche ore dalla semifinale di ritorno Champions League contro il Manchester City. “Se il Real Madrid mi tiene qui per dieci anni, allenerò per dieci anni -prosegue il tecnico emiliano-. Mi piacerebbe stare con i miei nipoti, andare in vacanza con mia moglie, ci sono tante cose da fare che ho tralasciato e che mi piacerebbe fare. Andare in tanti posti in cui non sono mai stato”, afferma. “Non sono mai stato in Australia. Non sono mai stato a Rio de Janeiro. Andare a trovare mia sorella più spesso. Purtroppo non è che si può fare tutto, e quindi il giorno in cui smetterò avrò tutte queste cose da fare”, aggiunge.

Ancelotti si esprime poi su un possibile futuro da ct: “Sì, una Nazionale ci sarebbe ma adesso è prematuro, non sicuramente per questo Mondiale. Mondiale 2026, perché no? Potrebbe essere. Alla domanda ‘Il Canada?’, ha risposto: “Perché no? Mi piacerebbe, certo. Il Canada ha fatto benissimo”.

Quanto a Benzema, “una delle sue caratteristiche e della sua carriera è stata la continuità. Ha progredito sempre, non ha avuto una carriera di alti e bassi, una carriera costantemente ad alti livelli. Forse adesso è al livello più alto della sua carriera”. “Karim non va allenato, ma neanche gestito. Karim va utilizzato. Gestito si gestisce da solo perché è un grande professionista, molto umile, un grande giocatore – sottolinea Ancelotti – A Karim non gli si dice niente, questa è la verità. Molte partite ce le ha risolte, è stato determinante in questa stagione”.

“Al momento è uno dei giocatori più famosi al mondo e mantiene una grande umiltà, e credo che questa sia la sua forza -aggiunge il tecnico emiliano – Non si vince solo per Benzema, dietro c’è la struttura forte di un club forte, e la qualità di una rosa che è di alto livello”. Il Pallone d’Oro? “Non c’è un se e un ma. Credo che lo vincerà lui”.

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Uefa esclude nazionale e club della Russia dalle competizioni 2022/23

spielball, adidas, symbolbild

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Il Comitato Esecutivo della Uefa ha deciso di escludere la Russia dalla prossima edizione della Nations League. La nazionale russa non parteciperà al Gruppo 2 della Lega B e sarà automaticamente classificata al quarto posto nel girone. Quindi retrocederà al termine della fase a gironi e si classificherà al 16esimo e ultimo posto della Lega B.

La Uefa inoltre ha deciso di escludere le squadre di club dalla Champions League e dall’Europa League del prossimo anno. Per il calcolo del coefficiente alla Russia verrà assegnato un numero di punti equivalente al numero più basso ottenuto in una delle ultime cinque stagioni, ovvero 4.333 punti per il coefficiente per i club maschili e 1.750 per i club femminili.

ANNULLATA CANDIDATURA RUSSA PER EUROPEI 2028 e 2032

La Russia non potrà ospitare gli Europei del 2028 o del 2032. Il Comitato Esecutivo della Uefa ha dichiarato non ammissibile l’offerta presentata dalla Federcalcio russa “in conformità con l’articolo 16.02 del regolamento di gara” che afferma che “ogni offerente dovrà assicurarsi di non agire in un modo che potrebbe portare discredito alla Uefa, o al calcio europeo in discredito”.

ag DIRE – www.dire.it




Il leggendario palmares di Carlo Ancelotti

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170558083 d0e47535 9682 4765 8008 adcc74bb8cfaCon la Liga conquistata oggi pomeriggio Carlo Ancelotti, emiliano di Reggiolo nato 62 anni fa, è il primo tecnico al mondo ad aver vinto i cinque maggiori campionati europei. Prima del successo ottenuto in Spagna con il Real Madrid, aveva trionfato in Italia (Milan),  Inghilterra (Chelsea), Francia (Psg) e Germania (Bayern).

Con i ‘blancos’ Carletto ha vinto anche la sua ultima Champions League da tecnico nel 2013-14, dopo le due in rossonero nel 2002-03 e 2006-2007. Ha poi collezionato ben 7 trofei in competizioni Uefa per club, con Milan, Real Madrid e Juventus, a pari merito con Giovanni Trapattoni e Alex Ferguson. Nel 2014 è entrato nella Hall of Fame del calcio italiano.

I suoi primi passi da allenatore li compie tra il 1992 e il 1995 come vice alla guida della Nazionale italiana di Arrigo Sacchi, il suo mentore di sempre ed allenatore ai tempi delle sue performance da giocatore. Il suo esordio ufficiale è nel 1995, appena trentaseienne e senza ancora un patentino per esercitare la professione, in serie B alla Reggiana che grazie al suo contributo torna a militare nel più importante campionato italiano.

Nel 1996 diventa allenatore del Parma, il club che lo aveva lanciato da calciatore e col quale raggiunge il secondo posto in classifica di A conquistando il pass per la Champions League, un record mai superato dai gialloblù. Dal 1999-2001 approda per due stagioni alla Juve, con cui non avrà mai un rapporto idilliaco a causa dei suoi trascorsi da giocatore alla Roma e al Milan, ma a cui deve la sua prima esperienza in un grande club. Dal 2001 Carletto approda a Milanello, per otto stagioni caratterizzate da momenti memorabili, come i due scudetti e l’ultima Champions vinta nel 2006-2007, e da altri molto difficili come ‘Calciopoli’.

Il primo giugno 2009 comincia l’avventura all’estero: al Chelsea, con cui diventerà il primo allenatore italiano a vincere il campionato inglese e il secondo straniero a farlo alla prima stagione in Inghilterra, dopo José Mourinho. Nel 2011 è il secondo mister più pagato al mondo dopo lo Special One, grazie all’ingaggio da 13,5 milioni di euro lordi l’anno offerti dal Paris Saint-Germain. Uno strepitoso investimento per il club francese, che si proclama campione della Ligue 1 con due giornate di anticipo per la terza volta nella storia e 19 anni dopo dopo l’ultimo precedente. Nel 2020, in occasione dei 50 anni del Psg, viene nominato miglior allenatore della storia del club.

Dal 2013 comincia la prima fase dei suoi anni spagnoli al Real Madrid, con cui conquista la sua terza Champions League, portando i ‘blancos’ alla storica Décima. Al Bayern Monaco nel 2016 prende il posto di Guardiola e aggiunge un nuovo trofeo in bacheca con la vittoria del campionato tedesco, entrando così nella ristretta cerchia di allenatori capaci di vincere il titolo in quattro Paesi diversi.

Torna in Italia nel 2018, dopo nove anni dall’esperienza milanista, questa volta scelto dal Napoli in sostituzione di Maurizio Sarri. Dopo una sola stagione viene esonerato e sbarca all’Everton, collezionando subito le prime sei vittorie di fila di una stagione, come non succedeva dal 1938-1939.

Il primo giugno 2021, a sei anni dalla fine della prima esperienza, viene annunciato il suo ritorno sulla panchina del Real Madrid, con il quale sottoscrive un contratto di tre anni, al posto di Zinédine Zidane. Ancelotti diventa il primo allenatore nella storia del torneo a qualificarsi in semifinale per quattro decenni consecutivi (dopo gli anni ’90 con la Juventus, gli anni 2000 con il Milan e gli anni 2010 sempre alla guida del Real). E da oggi conterà un trionfo in più.

Il calciatore Ancelotti

Del resto Carletto aveva già cominciato a fare la differenza nel calcio, dalle prime esperienze con le scarpette nel rettangolo verde, nel centrocampo del Parma, a soli 16 anni. Nel ’79 è autore della doppietta che regala il ritorno in Serie B gli emiliani, poi l’esordio in Serie A nel 1979 con la Roma, con cui vince la sua prima delle 4 Coppe Italia in giallorosso, oltre al suo primo scudetto 1982-1983.

Al Milan diventa l’uomo nuovo del calcio sacchiano, nonché suo miglior interprete e perfetto intermediario tra tecnico e squadra, imponendosi fin da subito e vincendo lo scudetto 1987-1988. Poi la Supercoppa italiana nell’88 e la sua prima Coppa dei Campioni dell’89, della quale si ricorda il gol segnato dalla lunga distanza nella semifinale stravinta per 5 a 0 contro il Real Madrid. E ancora la stagione seguente, il nuovo trionfo europeo, in Supercoppa europea e Coppa Intercontinentale.

Un personaggio che in panchina ha sempre saputo farsi apprezzare anche sul piano umano, grazie soprattutto alla sua cosiddetta “leadership calma”, incentrata sul confronto diretto e onesto con i suoi atleti, allenando calciatori anche molto diversi tra loro ma con cui è sempre riuscito a trovare il giusto equilibrio. Un fuoriclasse che non ha mai ostentato le sue doti, lavorando con serietà e umiltà.




E’ morto Mino Raiola, aveva 54 anni

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raiola ipa fgÈ morto a 54 anni l’agente dei calciatori Mino Raiola. Era malato da tempo. A gennaio era stato ricoverato all’ospedale San Raffaele e, secondo un tweet pubblicato sul suo profilo, era “stato sottoposto a controlli medici ordinari programmati”, senza “nessun intervento d’urgenza”. Negli stessi giorni, la stampa tedesca diffondeva notizie relative alle gravi condizioni dell’agente.

Raiola, uno dei più importanti procuratori del calcio mondiale, negli ultimi anni ha legato il suo nome ad alcuni dei calciatori più noti e ai trasferimenti più ricchi del calciomercato: da Donnarumma a Haaland, da Pogba a deLigt, tanti i big che si sono affidati all’agente.

L’ANNUNCIO DELLA FAMIGLIA – “Con infinito dolore annunciamo la scomparsa di Mino, il più straordinario procuratore di sempre” scrivono i suoi familiari in una nota sui social. “Mino ha lottato fino all’ultimo istante con tutte le sue forze proprio come faceva per difendere i calciatori. E ancora una volta ci ha resi orgogliosi di lui, senza nemmeno rendersene conto”.

“Mino è stato parte delle vite di tanti calciatori e ha scritto un capitolo indelebile della storia del calcio moderno. Ci mancherà per sempre e il suo progetto di rendere il mondo del calcio un posto migliore per i calciatori sarà portato avanti con la stessa passione. Ringraziamo di cuore coloro che gli sono stati vicini e chiediamo a tutti di rispettare la privacy di familiari e amici in questo momento di grande dolore”, conclude la famiglia di Mino Raiola.

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“Mino Raiola non è morto”, parla il socio dell’agente

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mino raiola fgMino Raiola, 54 anni, “è in una brutta situazione ma non è morto”. José Fortes Rodriguez, socio del super-procuratore, all’emittente olandese Nos Sport smentisce le voci secondo cui l’agente sarebbe deceduto dopo una malattia.

“Sono indignato dalle telefonate di pseudogiornalisti che speculano sulla vita di un uomo che sta combattendo”, dichiara Alberto Zangrillo, direttore del Dipartimento di anestesia e terapia intensiva dell’Irccs ospedale San Raffaele.

A gennaio Raiola era stato ricoverato all’ospedale San Raffaele e, secondo un tweet pubblicato sul suo profilo, era “stato sottoposto a controlli medici ordinari programmati”, senza “nessun intervento d’urgenza”. Negli stessi giorni, la stampa tedesca diffondeva notizie relative alle gravi condizioni dell’agente. Raiola, uno dei più importanti procuratori del calcio mondiale, negli ultimi anni ha legato il suo nome ad alcuni dei giocatori più noti e ai trasferimenti più ricchi del calciomercato: da Donnarumma a Haaland, da Pogba a deLigt, tanti i big che si sono affidati all’agente.

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Calcio, è morto il super procuratore Mino Raiola. Aveva 54 anni

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photo 2022 04 28 13 50 36È morto Mino Raiola. Il popolare agente sportivo, protagonista di alcune delle più importanti operazioni di calciomercato degli ultimi 15 anni, era malato da tempo.

A gennaio la Bild aveva diffuso la notizia di un suo ricovero d’urgenza, poi le sue condizioni erano rimaste riservate. Raiola aveva 55 anni.

Tra i suoi assistiti, nomi di spicco quali Gianluigi Donnarumma, Paul Pogba, Zlatan Ibrahimovic ed Erling Haaland.

ag DIRE – www.dire.it




Storica promozione per il Sudtirol che si aggiudica il passaggio in serie B

sudtirol

sudtirolStorica promozione nella serie B di calcio per una società dell’Alto Adige, l’Fc Sudtirol. Con una doppietta firmata da Daniele Casiraghi al 41mo e al 64mo, i biancorossi altoatesini hanno espugnato per 2 a 0 lo stadio Nereo Rocco battendo la Triestina. Nell’ultima giornata del girone A di Serie C la rivale diretta, il Padova, ha perso in caso contro la Virtus Verona ma era comunque tagliata fuori dal primo posto con il successo dei biancorossi altoatesini dell’Fcs.

Per il calcio della provincia più settentrionale d’Italia si tratta di un risultato storico: era dal 1947 che una società altoatesina, il Bolzano Calcio, non approdava in serie B. La lunga rincorsa del club fondato nel 1974 era iniziata il 4 maggio del 2000, con la prima promozione dell’Fcs nell’allora campionato di serie C2, proseguita poi nel 2010 con il salto in Lega Pro Prima divisione, la terza serie nazionale. Dalla C quest’anno sono salite direttamente nella serie cadetta anche Bari e Modena.

“La vittoria in un combattutissimo campionato di C, dimostra capacità di grande tenuta”, si è congratulato con il Sudtirol il presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli, “è stata caratterizzata da un confronto sportivo, tecnicamente ed agonisticamente di alta qualità. Questo è merito indiscutibile da ascrivervi. Permettetemi di ricordare il valore e la qualità del Padova e di rendere omaggio al suo grande campionato”.

Il presidente della Provincia e assessore allo sport dell’Alto Adige, Arno Kompatscher, ha parlato di “giornata fantastica per il mondo dello sport e del calcio altoatesino al termine di una stagione molto brillante”. “L’FCS merita questo traguardo, dimostrazione evidente di come programmazione, sacrifici e lavoro, in campo e dietro le quinte, portino sempre a grandi risultati”, ha aggiunto.

Il Sudtirol è stato guidato alla promozione dal croato Ivan Javori, subentrato in panchina a inizio stagione all’ex tecnico Inter Primavera Stefano Vecchi, passato al Feralpisalò. I biancorossi (con due soli stranieri, il difensore francese Kevin Vinetot e il centrocampista ghanese Shaka Mawuli) si reggono sulla solidita’ difensiva davanti al portiere Giacomo Poluzzi. Il presidente è l’architetto Hans Huber, il ds è Joseph Insam.

La provincia di Bolzano ha mezzo milione di abitanti che parlano tre lingue (l’italiano, il tedesco e il ladino) ma finora avevano una sola ‘religione’ sportiva: lo sci e le discipline invernali, hockey in testa. Ora c’è anche il calcio, anche se proprio la lingua divide la tifoseria: la componente italiana contesta la scelta fatta nel 2016, con il cambio del logo societario, di abbandonare la doppia denominazione che prevedeva Alto Adige accanto a Sudtirol, e questo ha anche comportato un calo delle presenze allo stadio.

La squadra gioca nello stadio Druso di Bolzano, con una capienza di oltre 5.000 posti, l’unico dell’Alto Adige omologato per partite professionistiche e che presto sarà ampliato, ha promesso il Comune. Per allenarsi usa lo stupendo centro sportivo di Appiano, in mezzo a un bosco, con due campi in erba naturale.

L’Alto, come è soprannominato, è il club di Bolzano e della sua provincia autonoma. Nacque nel 1974 a Bressanone come sezione della polisportiva Milland e poi fu rifondato nel 1995 da un gruppo di imprenditori di Bolzano per farne la prima eccellenza del calcio regionale. Dopo la promozione al campionato Dilettanti (l’attuale serie D), nel 1999-00, sotto la guida del tecnico Giuseppe Sannino e con i gol dell’attaccante Joachim De Gasperi, l’Alto accede alla Serie C2. Dopo aver sfiorato diverse volte la C1, nel maggio 2010 arriva la promozione nella terza divisione per la prima volta nella sua storia. Da allora il Sudtirol aveva raggiunto per sei volte i playoff per la B mancando sempre l’obiettivo alle ultime battute.

agi.it




Ricorso respinto: Bologna-Inter si giocherà il 27 aprile

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81331b537473066048a85e1bd650a500Bologna-Inter e Atalanta-Torino, match della ventesima giornata di Serie A non disputati lo scorso 6 gennaio, verranno recuperati. Questa la decisione definitiva del Collegio di Garanzia dello Sport, che ha confermato quanto stabilito dalla giustizia della Figc. Respinti dunque i ricorsi presentati dall’Inter e dall’Atalanta, che chiedevano la vittoria a tavolino perché le rispettive avversarie non si erano presentate in campo.

Bologna-Inter si giocherà il 27 aprile prossimo.

Il Collegio di Garanzia del Coni “ha respinto il ricorso iscritto al R.G. ricorsi n. 16/2022, presentato, in data 21 marzo 2022, dalla società F.C. Internazionale Milano S.p.A. contro la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) e nei confronti della società Bologna Football Club 1909 S.p.A. e della Lega Nazionale Professionisti Serie A per l’annullamento e/o la riforma della decisione della Corte Sportiva d’Appello Nazionale della FIGC, Sezioni Unite, n. 172/CSA/2021-2022, pubblicata in data 23 febbraio 2022, che ha respinto il reclamo n. 155/CSA/2021-2022, proposto dall’Inter in data 30 gennaio 2022, avverso la decisione del Giudice Sportivo Nazionale, pubblicata con C.U. n. 147 del 21 gennaio 2022 in merito alla gara Bologna-Inter del 6 gennaio 2022, con cui non sono state applicate al Bologna le sanzioni previste dall’art. 53 NOIF per la mancata disputa della medesima gara, rimettendo alla Lega Nazionali Professionisti Serie A i provvedimenti organizzativi necessari relativi alla disputa di quest’ultima; ha, altresì, disposto l’integrale compensazione delle spese del giudizio”




Il mito della velocità Valery Borzov: “Onorai l’Urss ma questa guerra è spaventosa”

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unnamedAGI – Da leggenda dello sprint e dell’atletica mondiale gareggiando per l’Unione Sovietica a primo presidente del Comitato olimpico ucraino e ora membro di quello stesso Comitato presso il Cio: Valery Borzov è stato un alfiere dell’Urss, al punto da aderire ai giovani comunisti del Komsomol, ma ora insieme a tutto il suo Paese vive l’orrore dell’invasione voluta da Mosca. “La guerra è la natura selvaggia del ventunesimo secolo”, dichiara commosso dalla sua casa di Kiev in un’intervista all’AGI, “è spaventoso guardare il telegiornale e vedere le strutture civili e le abitazioni che vengono distrutte: muoiono le persone a noi familiari. Facciamo un grande sospiro, quasi ci rallegriamo, quando un razzo russo cade senza aver colpito nulla”.

Borzov oggi ha 72 anni ma resta l’unico europeo ad aver vinto l’oro nei 100 e 200 metri nella stessa edizione delle Olimpiadi: accadde mezzo secolo fa a Monaco di Baviera. Assieme a lui c’è la moglie Lyudmila Tourischeva, mito della ginnastica artistica con in bacheca nove medaglie olimpiche (sei d’oro) e otto ori mondiali conquistati nel decennio ’60-’70. Valery e Lyudmila hanno scritto la storia nei loro sport da sovietici ma dalla dissoluzione dell’Urss sono a tutti gli effetti ucraini.

Valery Borzov, soprannominato il ‘missile a due gambe’, era il grande rivale di Pietro Mennea. Sul podio dei 200 ai Giochi del ’72 sono saliti assieme, Valery sul gradino più alto, la “freccia del sud” su quello più basso. A differenza di Mennea, Borzov non è mai stato primatista mondiale dei 200 dove il suo personale è di 20″00 (10″07 sulla mezza distanza). “Pietro era speciale in tutto, la natura lo aveva dotato di enormi individualità, era prima un mio amico e poi un rivale”, ha detto Borzov rispondendo alla domanda sul rapporto che aveva con Mennea. “Gli italiani mi hanno reso amico dell’Italia proprio grazie a destini sportivi di Pietro e mio”, ha aggiunto lo sprinter nato a Sambir, cittadina ai confini con la Polonia. Poi il pensiero va a un italiano dei ‘tempi moderni’, Marcell Jacobs: “Voglio augurare a Jacobs di migliorare il suo record (9″80 sui 100, ndr) e di sorprendere se stesso e ancora una volta i suoi tifosi”.

Imbattuto in Europa nei 100 metri dal 1969 al 1977 – nel 1978 a Praga, Mennea vinse 100 e 200 – Borzov ricorda con piacere l’impresa di 50 anni fa. “Quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario della mia doppia vittoria alle Olimpiadi di Monaco. Sono momenti che resteranno nella memoria per tutta la vita, dalla festosa reazione degli spettatori allo stadio alla maggiore attenzione dei giornalisti, dalle congratulazioni di parenti e amici fino alla popolarità per strada e nei luoghi pubblici. Quando ho tagliato il traguardo il mio primo pensiero è stato: “È davvero così semplice?”.

Nel 1978 i primi guai, l’infortunio al tendine d’Achille che lo portò abbastanza rapidamente ad appendere le scarpette al chiodo e quindi a rinunciare alle Olimpiadi di Mosca ’80. “La decisione di porre fine alla mia carriera è stato, come il tradimento di alcuni amici, il momento meno bello della mia vita”, dice Borzov, “sognavo davvero di partecipare alle Olimpiadi di Mosca ma ho tirato un sospiro di sollievo quando mi sono reso conto che non avrei potuto esprimermi al meglio”.

Borzov è stato un simbolo dello sport sovietico e non rinnega di aver servito l’Urss: “L’Unione Sovietica fa parte della mia biografia, insieme a tutti i suoi vantaggi e svantaggi, per me è stato un onore portare la bandiera del Paese alla chiusura dei Giochi di Monaco di Baviera”.

Dal ritiro fino a metà degli anni ’80, il cinque volte medagliato olimpico aveva militato nel Komsomol, i giovani comunisti leninisti dell’Urss. Dopo una carriera sportiva lunga 16 anni sotto le insegne sovietiche, Borzov è stato il presidente fondatore del Comitato olimpico nazionale ucraino, in seguito all’indipendenza del 1991. “La creazione del Comitato è avvenuta sulla base i documenti che ci impegnavano a seguire le tradizioni degli sport nazionali e del movimento olimpico internazionale”, ricorda, “la missione principale della mia presidenza era far ottenere all’Ucraina il riconoscimento dal Comitato Olimpico Internazionale”.

Sul doping, piaga nello sport, Valery Borzov è chiaro: “Il doping è una malattia morale dello sport moderno, personalmente ho ottenuto vittorie e risultati prestigiosi senza essere ricorso al doping”. Infine, un pensiero per l’atletica leggera: “L’innovazione è il motore del progresso e l’atletica è già cambiata perché è diventata più femminile”.