Dall’Uefa alla Formula 1, quando i veleni si prendono la scena

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191800251 3200706c 40d6 43e9 bee4 6354af05808bAGi – L’epilogo del mondiale di Formula 1 e i sorteggi per gli ottavi di finale di Champions: due degli avvenimenti sportivi più attesi di questo finale di 2021 sono stati oscurati dalle polemiche per errori che potrebbero aver indirizzato in modo decisivo il risultato sportivo.

A 24 ore di distanza, la Mercedes e Lewis Hamilton si sono trovati a recriminare per una direzione di gara che a loro dire ha regalato a Max Verstappen il trionfo iridato sul filo del traguardo di Abu Dhabi e il Real Madrid può lamentarsi di essersi visto cancellare un abbinamento benevolo con il Benfica e affibbiare la corazzata Psg agli ottavi.

L’ira della Mercedes si è riversata soprattutto sul direttore di gara australiano, Michael Masi: non tanto per la decisione di introdurre la Safety Car quando a cinque giri dalla fine la Williams di Latifi è finita contro un muro, quanto per la successiva gestione. Il caos si è scatenato per la ripartenza: a separare Hamilton e Verstappen, che nel frattempo aveva montato gomme morbide, c’erano cinque doppiati.

Il regolamento prevede che i piloti non a pieni giri possano ‘sdoppiarsi’, cioè essere sorpassati, aggiungendo che, in questo caso, la ripartenza debba essere prevista nel giro seguente: dunque, dando l’ok ai doppiati, la gara sarebbe dovuta finire con la Safety Car e il pilota inglese avrebbe vinto. Masi, invece, prima ha vietato ai doppiati di sdoppiarsi ma poi, su pressione del muretto Red Bull, ha dato l’ok stabilendo che si ripartisse al termine di quello stesso giro.

Un’interpretazione delle regole molto elastica che ha fatto infuriare Toto Wolff e la Mercedes, che dopo il reclamo respinto ora minacciano di riaprire la stagione in un’aula di tribunale.

Un epilogo giudiziario è stato adombrato anche dai dirigenti del Real Madrid, esasperati dalla ripetizione del sorteggio Champions. In questo caso l’errore è attribuibile all’Uefa la quale ha subito scaricato la responsabilità sul software di un fornitore esterno utilizzato per i sorteggi.

Il fuori programma è avvenuto quando dall’urna Giorgio Marchetti, vice segretario generale della Uefa, ha pescato la pallina del Villarreal. Tra le possibili rivali, gli spagnoli avrebbero potuto trovare solo le teste serie ma inspiegabilmente c’è anche quella del Manchester United che i Sottomarini Gialli avevano già affrontato nel girone.

E proprio lo United viene estratto da un incredulo Andrei Arshavin. Si ripete l’abbinamento e stavolta esce l’altro club di Manchester, ovvero il City.

La pallina del Manchester United innesca tuttavia una concatenazione di errori tale da falsare l’intera procedura. L’Atletico Madrid, che aveva trovato il Bayern Monaco, ha fatto ricorso perché nell’urna delle possibili avversarie c’era il Liverpool, che non poteva trovare in quanto era nel suo girone, ma non lo United.

Di qui la ripetizione del sorteggio alle 15 che ha scontentato in primo luogo il Real Madrid, abbinato stavolta al Psg: i dirigenti dei ‘blancos’ hanno espresso stupore e indignazione facendo notare che si poteva mantenere l’accoppiamento Benfica-Real in quanto avvenuto prima del caos iniziato con il successivo sorteggio del Villarreal con il Manchester United.

All’Uefa, riferisce Marca, è stato fatto notare che così si commetteva un errore altrettanto plateale del primo. I media spagnoli hanno anche ricordato che i rapporti tra il Real Madrid e l’Uefa sono gelidi dopo il progetto abortito di far vita alla Super Lega che ha portato a scambi di accuse tra il numero uno della federazione europea, Aleksander Ceferín, e Florentino Perez.

Ce n’è abbastanza per spargere nuovi veleni, destinati a rendere infuocata la supersfida agli ottavi con i parigini, decisamente in migliore sintonia con l’Uefa.

 




Un anno senza Paolo Rossi

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unnamedAGI – Il calcio ricorda Paolo Rossi a un anno dalla sua scomparsa a Siena, il 9 dicembre 2020: dopo la gaffe di France Football con la mancata menzione nella notte del Pallone d’oro, al Museo della Fifa di Zurigo si tiene una commemorazione di Pablito alla presenza della vedova Federica Cappelletti e di alcuni dei suoi compagni di squadra nel trionfo ai mondiali di Spagna del 1982. L’evento segna anche l’avvio della collaborazione con la mostra “Un Ragazzo d’Oro” che ne ripercorre la carriera tra arte, realtà virtuale, maglie originali e fotografie d’epoca. Al Museo resteranno vari oggetti dell’attaccante deceduto all’eta’ di 64 anni. “È stato un anno difficile”, ha dichiarato la vedova Federica a Rtl 102.5, “un anno in cui inizialmente mi sentivo dentro una lavatrice, quindi ero un po’ frastornata da tutto quello che stava succedendo dalla perdita di Paolo. Però avevo come la sensazione che lui sarebbe tornato: adesso è un dolore più consapevole, un percorso doloroso e oggi la consapevolezza che non tornerà piu’ c’è e quindi si affronta tutto con grande verità”. La giornalista ha anche dedicato un libro al marito scomparso, “Per sempre noi due – Le nostre parole d’amore”: “Scriverlo per me e’ stata una terapia, un voler lasciare Paolo sulla carta rendendolo indelebile in qualche modo”, ha spiegato, “negli ultimi giorni in ospedale parlavamo molto di noi: abbiamo rivisto tante foto di momenti vissuti insieme e lui a un certo punto mi ha chiesto di non dimenticare il nostro amore”. Anche Vicenza ha ricordato l’attaccante del Lanerossi che nel 1976/77 trascino’ i biancorossi alla promozione in A con 21 gol e l’anno dopo al secondo posto dietro la Juve con altri 24. Il Comune ha distribuito in citta’ 20mila cartoline con l’immagine del campione e la scritta “Grazie Paolo” invitando a condividerle nei social con un selfie e l’hashtag #amicidipaolorossi. “Abbiamo raccolto la proposta del Gruppo Amici di Paolo Rossi – ha affermato il sindaco Francesco Rucco ricordando il grande campione, cittadino onorario di Vicenza – di realizzare un ricordo speciale dell’amato Paolo a un anno dalla sua scomparsa. Un momento importante per la nostra citta’, per cio’ che Paolo ha rappresentato sia dal punto di vista sportivo sia da quello personale, il suo sorriso infatti e’ sempre con noi”.




Help Haiti: il Fvg si avvicina all’isola caraibica con il ciclismo

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9helphaitiUDINE\ aise\ – “Eventi come Help Haiti sono l’esempio del modo in cui il connubio tra sport e solidarietà possa dare risultati encomiabili sia in termini di aiuti concreti a popolazioni in difficoltà, sia per la capacità di aggregare le comunità locali attorno a obiettivi condivisi e creare indotto e promozione turistica”. È questo il commento che l’assessore alle Attività produttive e Turismo di Regione Friuli Venezia Giulia, Sergio Emidio Bini, ha portato all’evento pre-natalizio “Help Haiti” che avvicina il Friuli all’isola caraibica attraverso il ciclismo e una raccolta di fondi.
“Un encomio particolare va al mondo privato e ad aziende come Chiarcosso che, promuovendo queste iniziative, dimostra la volontà concreta delle aziende più evolute di crescere anche sotto il profilo della responsabilità sociale d’impresa. Il profitto moltiplica esponenzialmente il proprio valore se condiviso con il benessere di tutti e in questo caso con il futuro di una popolazione martoriata da avvenimenti avversi. A ciò si unisce la lungimiranza di creare un appuntamento sportivo esaltante con ricadute anche sul territorio locale in termini di promozione turistica e identità” ha aggiunto ancora Bini.
La serata si è svolta nella sala Haiti del Gruppo Autotrasporti Chiarcosso a Udine ed è stata aperta da Sante Chiarcosso, presidente della Asd Chiarcosso Help Haiti che ha illustrato la situazione sull’isola e le iniziative solidaristiche dell’associazione.
Nel corso dell’evento, a cui hanno preso parte anche gli amministratori delle Valli del Natisone dove ogni anno si svolge la gara ciclistica solidale, si sono svolte le premiazioni degli atleti che hanno primeggiato nelle classifiche della Combinata 2021, ovvero la somma dei piazzamenti ottenuti nella Granfondo Help Haiti del 16 maggio 2021 a Cividale e la Marathon Mtb di Attimis del 11 luglio. A fare da testimonial dell’evento sono stati chiamati Katia Aere, atleta paralimpica, bronzo a Tokyo 2020 nella handbike e Alessandro De Marchi, ciclista professionista, quest’anno fregiatosi della maglia rosa al Giro d’Italia e vincitore della Tre Valli Varesine, oltre che campione europeo team Relay. (aise) 




Addio Frank Williams, la leggenda che accese la Formula 1 con una sigaretta

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151303168 be13a7c4 f31d 4044 a9d8 ce299d06737aAGI – Frank Williams, uno dei massimi protagonisti della Formula 1 di tutti i tempi, vincitore di nove mondiali costruttori, è morto all’età di 79 anni.

Solamente Ferrari e McLaren hanno saputo fare meglio di lui nella storia delle gare automobilistiche: in oltre 50 anni di appartenenza al Circo della Formula 1, Williams ha visto per sette volte un suo pilota salire sul gradino più alto del Campionato del Mondo.

Quanto alle classifiche costruttori, di titoli iridati ce ne sono nove. Nove e sette fa 16, non occorre essere ingegneri meccanici per calcolarlo, il che vuol dire che Frank Williams, morto sabato ma con notizia data a passo di safety car, fu tra i più grandi dei più grandi.

Aveva iniziato nel 1972, come patron della Politoys, scuderia che tre anni più tardi avrebbe portato il suo nome. In realtà quello era il suo sogno. Già nel ’66 – erra Beatles e Swingin’ London – aveva dato alla luce la Williams Racing Cars, Formule 2 e 3 mentre Silverstone era la mecca del motore rombante.

Il debutto della Politoys fu da copione: fuori pista e tanti saluti. Lui era alle strette: pochi soldi e tanti debiti. La risolse vendendo – visto con gli occhi di oggi che guardano attraverso il prisma del salutismo politicamente corretto – l’anima a chi non bisognerebbe venderla.

Uno sponsor di sigarette salvò la giornata, la scuderia e tanti fumi di scappamento. Ma fu solo per poco, meno di un lustro. Alla fine il patron eponimo dovette mollare la sua creatura e ridursi a occupare un ex negozio di tappeti per ricominciare. Nacque così la Williams Grand Prix Engineering, che poi tuttora esiste e resiste sui circuiti del mondo, che non sono solo più solo Silvetrstone, Monza o Nuerburgring, ma si sono estesi in Paesi una volta improbabili.

La prima grande guida della scuderia fu uno svizzero dal cognome italiano e dall’accento ticinese, Clay Regazzoni, che nel 1979 gli regalò la prima vittoria in un GP. L’anno dopo sarebbe arrivata la consacrazione definitiva: il Titolo con Alal Jones e poi ancora nel 1982 con Keke Rosberg. Nel mezzo altri due campionati del mondo, ma costruttori. Un decennio d’oro, gli Anni ’80, che vanno a corrispondere con un certo declino Ferrari dopo il trionfo e le tragedie dell’epoca Villeneuve e Pironi.

Motori Honda e piloti di classe: il dominio tecnico si protrasse per tutto il decennio successivo. La media e’ di quasi un mondiale costruttori ogni due disputati. Ora anche l’Inghilterra aveva un suo drago.

La vita ed i motori, però, avevano preteso nel frattempo il pagamento del conto, e dal 1986 Williams era in sedia a rotelle, a causa di uno schianto in Francia. In autostrada, sulla via dell’aeroporto di Nizza. Auto rovesciata, quarta vertebra distrutta. Ma non fu quello l’incidente peggiore.

Era il 1994, e quell’anno Fangio si chiamava Ayrton Senna. L’auto veloce correva, sul circuito di Imola. Lui, Senna, pare si fosse lamentato di una vettura troppo esigente per il fisico di chiunque. Più tardi si dirà che anche il modo in cui era stata disegnata non era impeccabile, e che il fondo non era impeccabile, ma ormai è tardi. All’uscita della curva del Tamburello Senna esce di pista, colpisce con il fianco destro le strutture esterne del circuito, gli entra uno spuntone nel casco. Niente da fare: una decina d’anni dopo Villeneuve il Grande Circo piange di nuovo il suo ragazzo più bello. Per Williams c’è anche l’accusa di omicidio colposo, che però cade nel vuoto.

Parlare di declino successivo è troppo e profondamente errato: si vedano le soddisfazioni che riempiono gli albi e gli almanacchi. Certo però che con la morte di Senna se ne andò un modo di vedere la Formula 1, adesso meno eroica e più tecnologica, più fredda e meno creativa.

Lui stesso, Williams, iniziò un lento ma progressivo disimpegno, fino a lasciare del tutto nel 2013. Ma, per l’appunto, ci mise vent’anni. Il rombo dei motori è il richiamo più forte in natura, anche se ad accenderli è stata per tanti anni una sigaretta.




La procura di Torino indaga anche sugli stipendi di Ronaldo

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115743206 80f4e740 6f5d 46e6 ae31 8d13acf32bacAGI – La Guardia di finanza ha perquisito le sedi di Torino e Milano della Juventus, per reperire documentazione e altri elementi utili relativi ai bilanci societari del club bianconero, approvati negli anni dal 2019 al 2021, con riferimento sia alle compravendite di calciatori, sia alla regolare formazione dei bilanci.

Ci sarebbero anche documenti e scritture private, che non risulterebbero essere stati pubblicati e comunicati agli organi competenti, tra il materiale oggetto della perquisizione  nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte plusvalenze del club bianconero, coordinata dalla Procura di Torino.

In particolare, una scrittura attestante la sussistenza di un “obbligo non federale” a carico dell’Atalanta, nell’ambito della doppia operazione di trasferimento dei calciatori Demiral e Romero, e una scrittura privata “carta famosa che non deve esistere teoricamente” riguardante il rapporto contrattuale e le retribuzioni arretrate di Cristiano Ronaldo.

Circa 323 milioni plusvalenze in ultimi 3 anni

Ammontano a circa 323 milioni di euro le plusvalenze contabilizzate dalla Juventus nei bilanci degli ultimi tre anni, con le analisi delle singole transizioni che avrebbe evidenziato “la ricorrenza di manifesti profili di anomalia”.

È quanto ipotizza la Procura di Torino, che indaga i vertici del club bianconero. Secondo i magistrati, nella maggior parte dei casi si tratterebbe di operazioni cosiddette “a specchio”, realizzate mediante uno scambio contestuale di calciatori dove, a fronte di una o più cessioni, sono state disposte una o più acquisizioni, ottenendo così operazioni “a somma zero” tra le parti “con conseguente assenza di movimento finanziario e presenza di un duplice effetto positivo sui bilanci della cedente e della cessionaria”.

Nel mirino degli inquirenti, inoltre, ci sono numerose cessioni di giovani calciatori appartenenti alla Juventus Under 23 “con corrispettivi rilevanti e fuori range rispetto a calciatori di medesimo livello e categoria” e cessioni/acquisizioni realizzate in prossimita’ della scadenza contrattuale.

Le ipotesi di reato sono di false comunicazioni delle società quotate ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, nei confronti dei vertici del club e dei direttori delle aree business, financial e gestione sportiva.

Al vaglio diverse operazioni di trasferimento di giocatori e le prestazioni rese da alcuni agenti coinvolti nelle relative intermediazioni. Inoltre, si ipotizza a carico della società il profilo di responsabilità amministrativa da reato, previsto nel caso in cui una persona giuridica abbia tratto vantaggio dalla commissione di specifici illeciti. L’attività in corso è stata comunicata alla Consob e alla Procura federale della Figc.

L’indagine, denominata “Prisma” è stata avviata nel maggio 2021 e affidata ai magistrati torinesi Ciro Santoriello, Mario Bendoni e al procuratore aggiunto Marco Gianoglio, che si sono avvalsi di intercettazioni.

Le perquisizioni nelle sedi di Torino e Milano della Juventus eseguite dalla Guardia di finanza sono state avviate dopo la chiusura della Borsa, dove il club bianconero è quotato nell’ambito del Mercato Euronext Milan (già Mercato Telematico Azionario MTA ), vale a dire il comparto riservato alle imprese di media e grande capitalizzazione.

Nel mirino dei magistrati torinesi Ciro Santoriello e Mario Bendoni e del procuratore aggiunto Marco Gianoglio, compravendite di calciatori e bilanci societari. In particolare, nei confronti dei vertici del club e dei direttori delle aree business, financial e gestione sportiva, si ipotizzano i reati di false comunicazioni delle societa’ quotate ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Al vaglio degli inquirenti, diverse operazioni di trasferimento di giocatori e le prestazioni rese da alcuni agenti coinvolti nelle relative intermediazioni.




Dalla più breve (i 100 metri) alla più lunga: l’Italia è regina della corsa

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andrea++m42 giorni, 17 ore, 38 minuti e 38 secondi. Questo è il tempo occorso da Andrea Marcato per completare e vincere la «Sri Chinmoy Self-Transcendence 3100 Mile Race», la corsa su strada certificata più lunga al mondo. Indicata in «yards» nel nome originale, il percorso massacrante equivale a ben 4987 chilometri. L’atleta italiano non solo ha vinto ma è diventato anche il terzo uomo più veloce al mondo a completare il percorso, battendo il tempo dell’ucraino Galya Volodymer Baltskyy di 1 minuto e 21 secondi.

Qualcuno ha definito la «Sri Chinmoy Self-Transcendence 3100 Mile Race», una corsa da topi perché questa competizione si percorre quasi interamente intorno allo stesso isolato di New York, un giro da meno di un chilometri da ripetere per 5649 volte. Andrea Marcato, accademico di professione ha corso per oltre 72 miglia (116 chilometri) al giorno consumando 16 paia di scarpe, avendo modo di riposare solo 6 ore al giorno e mettendo in fila l’equivalente di 118 maratone consecutive.

andrea marcato1 752x490Per dare una misura del risultato, è come se Marcato avesse corso 118 maratone in successione. La gara è stata descritta come il «Monte Everest dell’ultra-running» e solo 49 atleti hanno completato in 24 anni il massacrante percorso. Tuttavia non conserva lo stesso fascino che ancora oggi ha la Trans-American Footrace , nata nel 1928, anno e considerata ancora oggi  come la prima “Utramaratona”.

Promossa dall’impresario sportivo Charles C. Pyle, si inserì in una serie di iniziative che promuovevano  la nascita della famosa 66Highway, la nuova autostrada che collegava la costa  orientale a quella occidentale e destinata a entrare nell’immaginario collettivo americano e non solo.  L’evento sportivo era incentrato pertanto su elementi di spettacolo e attirò 199 atleti provenienti da tutto il mondo. Il costo di iscrizione era di 25 dollari. 25 dollari per poter correre 5507,39 chilometri su strada, da un capo all’altro degli Stati Uniti!

Gli atleti partirono il 4 marzo 1928 dall’Ascot Speedway di Los Angeles e tra i  quasi duecento corridori vi furono due italo-americani, Louis Perrella da Albany e Norman Codeluppi da Pasadena, un inglese di origine piemontese (Pietro Gavuzzi). Iscritto, ma non partito, anche Giuseppe Conte, alessandrino emigrato in USA nel 1921 mentre nell’edizione del 1929 parteciparono  gli italo-americani  Antony Montalbo e Emer Cominciala, il romano Cesare Diorio o Di Iorio (patrocinato da Beniamino Gigli), Pietro Marini di Voghera, e il podista-ciclista di Genova Colombo Pandolfi, questi ultimi tre tutti   costretti al ritiro. Iscritti ma non partiti anche Orlando Cesaroni di Roma e Armando Giovannetti di Forio d’Ischia, mentre un atleta di Trieste, Giusto Umek, maricatore, sarebbe entrato nella leggenda della corsa.

giusto umek 2Dei 199 atleti partiti da Los Angeles ne arrivarono solo 55. Umek si piazzò prima dell’italo-americano Luigi Perrella (arrivato settimo)  e di Norman Codeluppi (arrivato al 27 posto). Atleti preparati come l’italo-inglese Gavazzi, si dovettero ritirare. Il triestino vinse anche i premi previsti a ogni arrivo di tappa, aggiudicandosene quattro.

La corsa segnò l’apoteosi di numerosi artigiani che lungo il tragitto poterono dare assistenza all’impianto logistico della corsa: meccanici, riparatori di biciclette, infermieri e massaggiatori, perfino palafrenieri sostennero con le loro abilità i quasi duecento atleti e i loro assistenti nell’attraversata del Continente americano. La corsa prese il nome di BUNION DERBY, per sottolineare le vesciche e le callosità che si formarono nei piedi di atleti che gareggiavano con scarpette primordiali e lontanissime parenti delle calzature tecniche contemporanee.

bunyan derbyL’edizione del 1929 vide un netto calo d’iscrizioni. Questa volta si presentarono alla partenza al Columbus Circe di  New York (il tragitto era inverso rispetto a quello dell’anno precedente) solo 90

atleti, pronti a sfidarsi per 78 giorni su un percorso totale di 5927,15 chilometri. La corsa vide arrivare al traguardo di Wrigley Field di Los Angeles solo 19 atleti. Nella seconda edizione l’organizzatore Pyle aumentò il montepremi da 48    a 60 mila dollari ma gli atleti dovevano provvedere in proprio a tutto il necessario, compreso il vitto e l’alloggio, permettendo l’uso di sponsorizzazione. Umek, che nell’anno trascorso in America aveva conosciuto molti italiani, vennesponsorizzato dalla ditta L.Gandolfi & C di New York, concessionaria per il Nordamerica della società Fratelli Branca di Milano. Umek potè contare anche sull’assistenza di un’automobile e di un meccanico al seguito, guidata da un certo signor Ferro che aveva tappezzato l’automobile di striscioni sui quali gli italiani potevano scrivere il loro nome per ricordo. Umek conquistò nella seconda edizioni ben 13 vittorie di tappa e assaporò per alcuni istanti il piacere di ricevere 6.500 dollari per il piazzamento al terzo posto (dietro all’italo- inglese Peter Gavazzi) della ultramaratonaamericana. Non vide però nulla perché l’organizzatore scappò senza pagare i concorrenti e non fu mai più in grado di saldare i debiti del suo fallimento delle catene di teatri e cinema




Ok ai tifosi negli stadi al 75%, per cinema e teatri al chiuso pubblico all’80%

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203809230 26e5ac7e 7265 4c20 96a9 635b05cc7033AGI – Via libera a una capienza del 75% per gli impianti sportivi all’aperto e del 50% al chiuso, ma solo in zona bianca. Inoltre, sì alla capienza massima per cinema e teatri all’aperto, e all’80% per quelli al chiuso sempre nelle zone bianche. E’ quanto ha deciso il Comitato tecnico-scientifico, come riferisce una nota del portavoce Silvio Brusaferro.

“Il Cts – si legge – ritiene si possa procedere con graduali riaperture degli accessi di persone munite di green pass agli eventi sportivi. In particolare ritiene possibile prevedere un aumento della capienza massima delle strutture all’aperto al 75% e per quelle al chiuso al 50% in zona bianca”. Il Cts inoltre raccomanda che “la capienza negli impianti debba essere rispettata utilizzando tutti i settori e non solo una parte al fine di evitare il verificarsi di assembramenti in alcune zone”, “siano rispettate le indicazioni all’uso delle mascherine chirurgiche durante tutte le fasi degli eventi” e “ci sia la vigilanza sul rispetto delle indicazioni”.

Capienza massima, al 100%, per cinema e teatri all’aperto, e all’80% al chiuso in zona bianca. “Il Cts – si legge ancora nella nota – ritiene si possa procedere con graduali riaperture degli accessi di persone munite di green pass per cinema, teatri, sale da concerto. In particolare il Cts ritiene possibile prevedere un aumento della capienza massima delle strutture al 100% all’aperto e all’80% al chiuso in zona bianca. Tale indicazione potrà essere rivista nell’arco del prossimo mese”.

Il Cts inoltre raccomanda che “siano rispettate le indicazioni all’uso delle mascherine chirurgiche durante tutte le fasi degli eventi, sia posta massima attenzione alla qualità degli impianti di aereazione” e “ci sia la vigilanza sul rispetto delle indicazioni”.

Quanto agli accessi ai musei, il Cts “non pone limitazioni ma raccomanda di garantire l’organizzazione dei flussi per favorire il distanziamento interpersonale in ogni fase con l’eccezione dei nuclei conviventi”.




Varsavia: una corsa per celebrare l’amicizia tra Italia e Polonia

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16runnersVARSAVIA\ aise\ – L’Ambasciata d’Italia a Varsavia ha riunito per l’iniziativa “Run on Together” oltre 600 “runners” che hanno partecipato alla corsa che si è snodata, nei giorni scorsi, per 5 chilometri nel parco Kepa Potocka della città.
L’iniziativa, finanziata dall’Enit insieme ad alcune tra le principali aziende italiane presenti in Polonia, è stata ideata per celebrare l’amicizia italo-polacca e allo stesso tempo per lanciare un messaggio di speranza e ottimismo dopo oltre un anno segnato dalla pandemia. Non a caso l’iniziativa è stata denominata “Run on Together”, proprio per trasmettere l’idea di due Paesi che vogliono voltare pagina, “correndo” assieme fuori dalla pandemia.
L’evento, inoltre, è stato occasione per organizzare un’iniziativa benefica a favore del Rifugio per animali “Paluch”, il più importante della Capitale polacca al quale i cittadini di Varsavia sono molto legati, cui è stato interamente devoluto l’incasso delle quote di registrazione. L’evento ha consentito, infine, di promuovere, attraverso un maxischermo, le principali destinazioni turistiche del nostro Paese nell’ottica di stimolare ancora più efficacemente la ripresa dei flussi dopo i mesi più duri del Covid. (aise) 




Violato protocollo anti Covid, sospesa la partita Brasile-Argentina

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unnamedQuattro giocatori argentini, attivi nella Premier League inglese, hanno violato le regole di sicurezza. Il match sarebbe stato valido per le qualificazioni al mondiale del 2022 in QatarAGI – La partita tra Brasile e Argentina in corso a San Paolo è stata sospesa per una violazione del protocollo anticovid: lo ha reso noto l’Albiceleste in un tweet.

I giocatori argentini, guidati da Lionel Messi, hanno lasciato il campo dopo l’ingresso di alcuni funzionari dell’Agenzia nazionale di sorveglianza sanitaria brasiliana (Anvisa) dovuto al fatto che quattro giocatori argentini, attivi nella Premier League inglese, hanno violato il protocollo anti Covid. I funzionari cercano di far rispettare un ordine di espulsione emesso nei loro confronti.

La partita era valida per le qualificazioni al mondiale del 2022 in Qatar ed è stata interrotta dopo appena 5 minuti di gioco. Alcune ore prima del fischio di inizio, l’Anvisa aveva annunciato in una nota di aver chiesto alle autorità locali dello Stato di San Paolo di “sottoporre immendiatamente a quarantena” quattro calciatori argentini in quanto avevano affermato “falsità” nel modulo compilato per entrare in Brasile.

I quattro sono Giovanni Lo Celso (del Tottenham), Cristian Romero (anche lui del Tottenham) e Emiliano Martinez e Emiliano Buendia, entrambi dell’Aston Villa. Secondo l’Anvisa non hanno segnalato la loro permanenza nel Regno Unito nei 14 giorni antecedenti l’arrivo in Brasile. La Confederazione calcistica brasiliana (CBF) si è detta “profondamente dispiaciuta per gli eventi che hanno portato alla sospensione”.

“La CBF rispetta l’attuazione dei protocolli sanitari più rigorosi nella loro interezza – si legge nella nota – Tuttavia, rimane assolutamente sorpresa dall’azione svolta dell’Agenzia nazionale di vigilanza sanitaria, a gara già iniziata, poiché Anvisa avrebbe potuto esercitare la sua attività in maniera molto più adeguata nei vari momenti e giorni prima della partita”. La situazione è delicata e la risposta della Commissione disciplinare della Fifa arriverà entro 72 ore dalla sospensione del match: da una parte l’Argenitna che spera nel 3-0 a tavolino, dall’altra il Brasile che vuole evitare qualsiasi tipo di ripercussione per l’accaduto.

“La CBF sottolinea inoltre che in nessun momento, attraverso il presidente ad interim, Ednaldo Rodrigues, o i suoi direttori, sono intervenuti in alcun punto relativo al protocollo sanitario stabilito dalle autorità brasiliane per l’ingresso delle persone nel paese.

Il ruolo della CBF è sempre stato nel tentativo di promuovere la comprensione tra le entità coinvolte in modo che i protocolli sanitari potessero essere rispettati in maniera soddisfacente e il match potesse essere giocato. La CBF ribadisce la sua delusione per gli eventi e attende la decisione di CONMEBOL e Fifa in merito alla gara”.Fare chiarezza sull’accaduto appare piuttosto complicato.

Al momento la fattispecie contestata è legata a quattro giocatori che – secondo l’Anvisa – avrebbero dovuto esser sottoposti a quarantena. Nello specifico, secondo quando riferito a Espn dal dirigente dell’organo di vigilanza sanitaria Antonio Barra Torres, sarebbero Emiliano Martinez, Cristian Romero, Giovani Lo Celso ed Emiliano Buendia, tutti giocatori della Premier League.I quattro argentini “al momento della dichiarazione sanitaria, non hanno detto che negli ultimi 14 giorni erano stati nel Regno Unito”, ha spiegato Torres. “Dovrebbero dire la verità.

Il nostro orientamento era che rimanessero isolati, senza partecipare al match, cosa che non hanno fatto. Se avessero rispettato i regolamenti tutto questo non sarebbe successo”. Il direttore dell’Anvisa ha poi sottolineato che si tratta di “una legge nazionale e tutti coloro che la violano sono soggetti a sanzioni”.

AGI.IT




Un calcio al pallone… nel nome di Dio

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02 argentina massaEra il giorno dell’Immacolata Concezione del 1946. Nel vecchio stadio del Gasometro,  quartiere di Almagro di Buenos Aires, la  formazione guidata dal talento dei tre italo-argentini Pontoni, Farro e Martino conquistò dopo dieci lunghi anni il titolo di campione d’Argentina. La squadra vestiva i colori rosso e azzurro del San Lorenzo e tra i tifosi festanti che invasero il campo c’era Mario Bergoglio, un ferroviere di origini piemontesi, insieme ai suoi cinque figli. Il primogenito Jorge Mario,   67 anni dopo sarebbe diventato il 266° papa della chiesa cattolica. 

Papa Francesco I,  tessera del  club n° 88.235, non ha mai fatto mistero della sua simpatia calcistica   per il San Lorenzo. E ancora oggi sorride amabilmente a chi, magari tifoso di altre compagini argentine, lo apostrofa simpaticamente “cuervo”, soprannome dato a tutti i supporter del sodalizio.

 

La squadra di Almagro  affonda infatti  le radici proprio nell’impegno evangelizzatore di un sacerdote figlio dell’emigrazione italiana in Argentina,  che nei primi anni del Novecento intuì le grandi potenzialità sociali di questa disciplina sportiva: Lorenzo Bartolomeo Martino Massa.

 

cura lorenzo ca 1910

 

Nato a Morón (Buenos Aires) l’11 novembre 1882 , era figlio di  Lorenzo Massa, nato a Nervi di Sant Ilario, e di Margherita Scanavino nata a Sestri Levante. Il giovane a 12 anni entrò nel collegio Pío IX dei Salesiani e nel 1895 entrò nel seminario di Bernal per venire ordinato sacerdote nel 1907.

Nei primi anni del Novecento nelle strade di Almagro un gruppo di ragazzi sfidava gli avversari dei quartieri vicini facendosi chiamare  “Los Forzosos de Almagro”.  Le sfide avvenivano in strada e col tempo divennero pericolose per i ragazzi a causa del crescente numero di auto e mezzi pubblici. In seguito al grave ferimento di uno di loro (Juancito Abbondanza), il sacerdote salesiano decise di seguire i suggerimenti di Don Bosco e di ospitare le partite nell’oratorio della parrocchia di San Antonio di Padova in cambio dell’impegno a venire a Messa ogni domenica.

lorenzo massaIl 1 aprile del 1908 venne fondato ufficialmente il San Lorenzo de Almagro in onore di padre Lorenzo e del quartiere. I colori scelti da Padre Massa per le divise erano l’azzurro e il rosso, gli stessi che tingevano le vesti della Vergine Maria Ausiliatrice, alla quale il sacerdote era molto devoto. E proprio per la presenza delle sottane nere di padre Massa e di altri sacerdoti salesiani alle partite del club, per i rivali quelli del San Lorenzo divennero semplicemente “i corvi”. Al parroco fondatore del San Lorenzo è stata dedicata una cappella all’interno del centro sportivo della squadra, donata dall’attore Viggo Mortensen che durante la sua infanzia a Buenos Aires si innamorò dei colori azulgrana. La cappella “Padre Lorenzo Massa” è stata inaugurata nel 2011 proprio dall’allora cardinale Jorge Mario Bergoglio, che da lì a due anni sarebbe diventato il tifoso più celebre del San Lorenzo, più dello stesso Mortensen.

 

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Anche Glasgow vanta ad esempio una celebra squadra fondata nel nome della fede cattolica. Il Celtic fu infatti fondato nel 1887 da Andrew Kerins, conosciuto come Fratello Walfrid, nato a Ballymote (un villaggio nel sud della contea di Sligo nel nord ovest dell’Irlanda) il 18 maggio 1840 Entrato nel 1864   nella congregazione dei Fratelli Maristi (FMS) si trasferì in Scozia nel 1870 e nel 1887  fondò il Celtic Football Club con lo scopo di raccogliere fondi per i poveri e gli orfani che vivevano nella zona est della città di Glasgow.

 

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Cinque anni dopo fratello Walfrid fu trasferito alla London’s East End dove continuò la sua attività di organizzatore di partite di calcio per i poveri del quartiere di Bethnal Green e di Bow. La sua azione di volontariato fu chiamata The Poor Children’s Dinner Table e il sacerdote aveva preso esempio dall’Hibernian Football Club di Edimburgo, fondato per motivi simili 30 anni prima. Andrew Kerins morì il 17 aprile 1915, nella tranquilla Dumfries, nel sud della Scozia. A lui però sopravvisse il Celtic che ingaggiò animate battaglie calcistiche con i rivali (protestanti) dei Rangers. Il sodalizio trovò la sua prima sede nella Chiesa di Santa Maria a East Rose Street di Calton.

Il nome Celtic fu scelto per richiamare le radici storico-culturali di natura celtica delle popolazioni scozzesi e irlandesi. Mentre i colori bianco-verdi sono un chiaro omaggio all’Irlanda.  La prima partita fu disputata il 28 maggio 1888 quando i cattolici del Celtic sconfissero in amichevole proprio i Rangers 5-2. 

Il Celtic non ha mai dimenticato Fratel Walfrid, e all’ingresso principale del suo stadio, il Celtic Park (chiamato dai tifosi The Paradise), è stata eretta una statua bronzea che raffigura il frate marista. Ancora oggi una fondazione collegata al team (con i bilanci sempre in ordine) devolve migliaia di sterline a favore di chi ha bisogno, delle vecchie e nuove povertà. L’alleanza tra calcio e religione ha lasciato il segno anche nei singoli atleti. Phil Mulryne, centrocampista del Manchester United tra il ’96 e il ’98, dopo aver appeso le scarpette al chiodo nel 2016 è stato ordinato sacerdote dall’arcivescovo di Dublino.

 

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Juan Manuel Basurco Ulacia, nato a Motrico (Spagna) il 22 gennaio 1944, si guadagnò il soprannome di El Cura (Il curato). Basurco venne acquistato dal quotato Barcelona Sporting Club di Guayaquil. Con cui nel 1971 realizzò il gol che consentì al club di strappare una storica vittoria in Copa Libertadores (la vittoria è passata alla storia con il nome di La Hazaña de la Plata) a casa del ben più quotato Estudiantes.  

In Italia è ancora forte e vivo il ricordo di Don Paolo De Grandi (deceduto nel 2016) , promessa del calcio italiano e ordinato sacerdote nel 2005. Don Paolo fece costruire un campo di calcio  nella sua parocchia di Campoluci, una piccola frazione di Arezzo e fu tra i promotori del progetto “Bambini senza confini”, grazie al quale dal 2012, in collaborazione con le vecchie glorie dell’HellasVerona, vengono ospitati ad Arezzo e Verona centinaia di bambini provenienti dalla Palestina.

Samuel Piermarini è infine uno dei nuovi sacerdoti consacrati da Papa Francesco domenica 25 aprile 2021. Giovane talentuoso portiere stava per firmare il suo contratto professionistico con la AS Roma ma  ha scelto la strada del sacerdozio. Durante il seminario, Piermarini ha però continuato  la sua vita parrallela da portiere nella Clericus Cup ( torneo del Centro sportivo italiano nel quale si sfidano sacerdoti e seminaristi pontifici) che lo ha visto indossare la maglia del Redemptoris Mater e difendere la porta in nome di Dio.