L’addio di Valentino Rossi, “a fine stagione lascio la Moto Gp”

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145941983 ab3e2f04 da2a 4c14 b5d7 51126a33f1d0AGI – Valentino Rossi a fine stagione si ritirerà dalle corse nella Moto Gp. “Ho deciso di fermarmi a fine stagione”, ha annunciato il 42enne pilota in una conferenza stampa in vista del GP di Stiria, in Austria, “è dura prendere questa decisione, avrei voluto correre per altri 25 anni ma è arrivato il momento di dire basta. Purtroppo, quindi, questa sarà l’ultima metà stagione come pilota MotoGP”. Il Dottore ha iniziato la carriera nel 1996 con l’esordio nella 125 e che lo ha portato a vincere nove titoli mondiali, distribuito fra tutte le classi.

“I risultati fanno la differenza”

“Credo che negli sport i risultati facciano la differenza. Penso che sia la strada giusta. E’ stata difficile perché avrei l’opportunità di gareggiare nel mio team assieme a mio fratello, mi sarebbe piaciuto ma va bene così”, ha aggiunto.  “Abbiamo ancora metà stagione, credo sarà più difficile quando si arriverà all’ultima gara, non posso lamentarmi della mia carriera“. “Dall’anno prossimo la mia vita cambierà. Non correrò con la moto, una cosa che ho fatto più o meno per gli ultimi 30 anni, è stato molto, molto bello”.

Futuro nelle quattro ruote

“Il futuro? Adoro correre con le macchine, forse appena meno rispetto alle moto. Penso che correrò con le auto ma non c’è ancora una decisione presa. Mi sento un pilota e lo resterò per tutta la vita”, ha detto Vale. “La decisione l’ho presa nel corso della stagione, all’inizio pensavo di decidere durante la pausa estiva e ho fatto così”, ha spiegato il Dottore. “Volevo continuare, ma come ho detto bisognava capire se ero abbastanza veloce. Purtroppo i risultati sono stati inferiori alle aspettative. Gara dopo gara ho iniziato a riflettere. L’anno scorso volevo provarle tutte, ora va bene così: sono in pace con me stesso, non sono felice perché avrei voluto gareggiare per altri 20 anni lo stesso”.

26 anni di successi

Ventisei anni di carriera, 423 gare disputate (di cui 115 vinte), 235 podi e 9 titoli mondiali. Classe 1979, Valentino Rossi è un vero e proprio mattatore del motomondiale. Finito nella storia sportiva fin da ragazzino, Valentino ha sempre attratto simpatia anche per i suoi modi di fare e i look stravaganti. Tra i piloti più titolati del motociclismo, in virtù dei nove titoli mondiali conquistati (cinque dei quali vinti consecutivamente tra il 2001 e il 2005), è l’unico pilota nella storia del motomondiale ad aver vinto il titolo in quattro classi differenti: 125, 250, 500 e MotoGP.

Il primo podio arriva nel 1996 quando Valentino, ancora 17enne, corre con l’Aprilia nella classe 125. Nel 1997 sullo stesso circuito – quello di Brno in Repubblica Ceca – il Dottore conquista anche il suo primo Mondiale 125. L’anno successivo fa il suo esordio in 250 a Suzuka e nel ’99 vince il suo secondo titolo mondiale. E’ alla fine di questa stagione che Rossi sbarca, in sella alla Honda, nella classe regina, la 500, dove nel 2001 domina la scena con undici vittorie, tredici podi.

Anche in MotoGp il dominio di Rossi è incontrastato: vince i primi 4 anni, i primi 2 con la Honda, gli ultimi con la Yamaha. Il 28 settembre 2008, a Motegi, il Dottore si laurea campione del mondo per l’ottava volta in carriera e nel 2009 conquista il nono titolo. Oggi l’annuncio dell’addio.




Tokyo 2020, Stano oro nei 20 km di marcia.

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strano afpMassimo Stano ha vinto la medaglia d’oro nella 20 km di marcia alle Olimpiadi di Tokyo 2020 in 1h21’05”. Il pugliese ha dominato la gara precedendo recede i due giapponesi padroni di casa Koki Ikeda (1h21’14”) e Toshikazu Yamanishi (1h21’28”) in una prova condotta dal dodicesimo chilometro. È la terza medaglia d’oro nella 20 km di marcia, nella storia azzurra, dopo quella di Maurizio Damilano a Mosca ’80 e quella di Ivano Brugnetti ad Atene 2004. Settimo oro per la spedizione azzurra a Tokyo 2020.

Stano, terzo a metà gara sul circuito da un chilometro all’Odori Park, prende progressivamente il controllo. L’azzurro detta il ritmo con due spagnoli (Garcia e Martin), ii giapponesi Yamanishi e Ikeda e due cinesi (Wang e Zhang). Stano è capofila anche al passaggio al quindicesimo chilometro (1h01’27”). L’italiano accelera nel 17esimo km (parziale di 4’04”) piegando di fatto la coppia spagnola e quella cinese. Resiste soltanto il duo giapponese e si forma un terzetto che passa al km 18 a 1h13’30” dopo un mille da 3’48”. Stano è straordinario all’inizio del km 19, con un’altra scossa che manda in crisi Yamanishi. L’azzurro passa a 1h17’22” (3’52”), Ikeda stringe i denti ma deve alzare bandiera bianca. Stano vola verso il traguardo e l’oro con il pollice in bocca, per dedicare il successo olimpico alla figlia Sophie nata nel mese di febbraio.

Per l’Italia è la settima medaglia d’oro in questa edizione dell’Olimpiade.

ADN KRONOS




È d’oro la trentesima medaglia azzurra. Impresa dell’Italia del ciclismo su pista

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094652311 daecf0c3 eae8 431e 8cd8 358169b33601AGI – Oro all’Italia nel ciclismo su pista, inseguimento a squadre. Il team azzurro composto da Simone Consonni, Filippo Ganna, Francesco Lamon, Jonatham Milan è partito un po’ in affanno ma poi ha chiuso una bellissima gara superando di misure la Danimarca.

Per la squadra azzurra è anche record del mondo. La Danimarca è stata battuta con il tempo di 3’42”032. Gli avversari sono stati superati di 166 centesimi. Per l’Italia è la sesta medaglia d’oro conquistata ai giochi olimpici di Tokyo 2020.

Delusione per le ragazze del volley: cedono per 3 set a 0 contro la fortissima Serbia nella qualificazione per la semifinale.

Si è aperta con una delusione per l’Italia la dodicesima giornata dei Giochi Olimpici di Tokyo. Rachele Bruni, argento olimpico a Rio de Janeiro e bronzo mondiale ed europeo in carica, non è riuscita a lottare per il podio nella 10 km di fondo vinta dalla 29enne brasiliana Ana Marcela Cuhna davanti all’olandese Sharon van Rouwendal e all’australiana Kareena Lee.

All’Odaiba Marine Park la 30enne fiorentina ha chiuso al 14esimo posto con oltre due minuti e mezzo di ritardo dalla zona medaglie. “E’ stata una gara tirata sin da subito – ha spiegato Rachele Bruni – e purtroppo ho sofferto il ritmo delle prime. Faticavo a rimanere nel gruppo di testa e dopo lo strappo decisivo della tedesca Beck intorno ai sette chilometri mi sono accorta che non ne avevo. Avevamo lavorato bene, ho fatto la gara sulla Van Rouwendaal sperando di poter rientrare nel primo gruppo, cercavo di non sprecare energie ma evidentemente non ne avevo molte oggi. Sono dispiaciuta e arrabbiata, sentivo di poter far bene”.

Nel mattino giapponese sono andate in scena anche le batterie della canoa sprint con l’esordio olimpico di Manfredi Rizza. L’azzurro, bronzo mondiale lo scorso anno, ha esordito nel K1 200 vincendo agevolmente con il tempo di 34″867. Semifinale anche per Luca Beccaro e Samuele Burgo nel K2 1.000: dopo aver chiuso al quarto posto la batteria, gli azzurri hanno terminato in terza posizione i quarti di finale ottenendo il passaggio del turno.

Niente da fare invece per Francesca Genzo, rimasta fuori dalle semifinali del K1 500 dopo il quinto posto nei quarti di finale.

Nel’atletica leggera Paolo Dal Molin, unico azzurro in gara al mattino, non è riuscito a staccare il biglietto per la finale dei 110 ostacoli chiudendo la sua semifinale al quarto posto in 13″40. Oro e record del mondo, infine, per Sydney McLaughlin nei 400 ostacoli in 51″46.

Nel pomeriggio giapponese grande attesa per la finale dell’inseguimento a squadre di ciclismo su pista, con l’Italia impegnata contro la Danimarca, per i quarti di finale dei tornei di pallavolo femminile, pallanuoto maschile e per la coppia azzurra del beach volley Lupo-Nicolai. 




GrandItalia, Olimpiadi d’oro

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A Tokio, nella disciplina principe delle Olimpiadi, l’atletica leggera, pazzesco Jacobs che vince la finale dei 100 metri in 9’80 e grandissimo Tamberi, primo nell’alto, con 2,37, a pari merito con Barshim.




Vince Dell’Aquila. Il taekwondo regala il primo oro all’Italia a Tokyo 2020

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134450880 ef2335c9 20c7 4d55 8de3 ab4c9ee69707AGI – Vito Dell’Aquila, l’oro tanto atteso ma non scontato. è arrivata dal taekwondo la prima medaglia d’oro dell’Italia alle Olimpiadi di Tokyo.

Dell’Aquila è andato a prendersi l’oro nella categoria fino a 58 chilogrammi al termine della combattuta finale contro l’ostico tunisino Mohamed Khalil Jendoubi vinta per 16 a 12 negli ultimi 13 secondi.

Dopo un inizio di finale difficile con l’azzurro andato sotto di 5 a 0, attorno a metà del secondo round il 20enne lottatore di Mesagne è riuscito a riprendersi e a portarsi a un punto dall’avversario (6-7).

L’esperienza del giovane atleta pugliese emerge nel finale. A 1’08” dal termine, Dell’Aquila affonda un colpo da due punti che pareggia sul 10 a 10.

A 13″ dalla fine l’azzurro ha messo a segno un altro kick al corpo da due punti per il primo sorpasso (12-10), due secondi piu’ tardi un altro colpo da due punti per un prezioso 14 a 10. Poi gli attivi finale ma l’oro era ormai in cassaforte. Il pugliese sui tappeti della Makhuari Messe Hall di Tokyo aveva iniziato il suo cammino verso l’oro olimpico superando l’ungherese Omar Salim 26-13 agli ottavi

Successivamente l’azzurro ha battuto il tailandese Ramnarong Sawekwiharee per 37-17 aprendosi la strada verso la semifinale in cui ha sconfitto l’argentino Lucas Lautaro Guzman 29-10

Dell’Aquila, classe 2000, anno in cui il taekwondo ha esordito nel programma olimpico di Sydney, impreziosisce cosi’ la sua bacheca personale in cui trovano posto anche un oro e un bronzo europeo (2019 e 2018) e un bronzo mondiale (2017).




Tokyo 2020, domani cerimonia: boom contagi covid in città

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tokyo2020 skate afpRecord di contagi di coronavirus oggi a Tokyo, in Giappone. Alla vigilia dell’apertura delle Olimpiadi, si è registrato il numero più alto di nuovi casi covid degli ultimi sei mesi. Lo riferiscono le autorità sanitarie locali parlando di 1.979 positivi nelle ultime 24 ore, il dato più alto da gennaio. Si tratta di un aumento di oltre 600 contagi rispetto alla scorsa settimana e di 147 casi rispetto a ieri. Dei nuovi casi, undici riguardano atleti giunti a Tokyo per partecipare alle Olimpiadi. I Giochi olimpici, rimandati di un anno a causa della pandemia, si svolgeranno per la prima volta senza pubblico e con eccezionali misure per contenere la diffusione del virus.

ADN KRONOS




Tokyo 2020, il capo dell’organizzazione non esclude l’annullamento

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131230317 ec3ff067 5f53 4650 9d81 8b418791b309AGI – Il capo del comitato organizzatore di Tokyo 2020, Toshiro Muto, non ha escluso alcuno scenario nel caso di un’esplosione dei contagi di Covid nel villaggio olimpico, neppure una cancellazione dell’evento all’ultimo momento: “Non possiamo prevedere cosa accadrà in termini di contagi”, ha osservato, “potrebbero sia aumentare che diminuire e penseremo a cosa fare quando si presenterà il problema”.“Continueremo a discuterne se ci sarà un aumento dei casi”, ha aggiunto Muto, “abbiamo convenuto che sulla base dell’andamento della pandemia, terremo nuovi colloqui a cinque (comitato organizzatore, municipio di Tokyo, governo giapponese, Cio e Comitato paralimpico, ndr)”.

Le grandi aziende prendono le distanze

Intanto l’irrompere del coronavirus nel Villaggio Olimpico ha spinto le grandi aziende a cercare di dissociarsi da Giochi sempre più impopolari, visti con favore solo dal 33% dell’opinione pubblica nipponica, secondo l’ultimo sondaggio di Asahi Simbun. Toyota, che ha tolto il logo olimpico dagli spot trasmessi in Giappone, non è l’unico sponsor i cui dirigenti diserteranno la cerimonia d’apertura per essere associati il meno possibile a un’Olimpiade che si sta trasformando in una fonte di imbarazzo per il Paese. Anche i vertici aziendali di colossi come Asahi, Panasonic, Fujitsu e Ntt hanno preso la stessa decisione. L’assenza più pesante sarà però quella di Masakazu Tokura, numero uno del gruppo chimico Sumitomo e, soprattutto, presidente di Keidanren, l’equivalente giapponese della Confindustria. 

Macron in tribuna

La cerimonia d’apertura, alla quale ha annunciato la sua presenza il presidente francese Emmanuel Macron, unico tra i leader del G7 a parte il padrone di casa, dovrà inoltre fare a meno della musica del celebre compositore giapponese Keigo Oyamada, noto come Cornelius, che ha deciso di rinunciare in seguito al riemergere di una vecchia intervista nella quale si era vantato di aver commesso atti di bullismo ai danni di un compagno di scuola disabile. Uno dei tanti danni d’immagine che fanno da contorno a quello, ben più pesante, di una “bolla” olimpica rivelatasi vulnerabile nonostante i test quotidiani sugli atleti, l’80% dei quali risulta vaccinato. Sono ormai 71 le persone coinvolte a vario titolo nei Giochi che sono risultate positive al Covid-19, quattro delle quali all’interno del Villaggio Olimpico.




MalindiKenya.net/ Danilo, un italo-keniano alle Olimpiadi di Tokyo – di Freddie del Curatolo

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malindikenyaMALINDI\ aise\ – “Il nuoto olimpico del Kenya a Tokyo avrà spirito, volontà e orgoglio italiano, insieme ai giovani muscoli, alle “branchie” e alla passione di un ragazzo di Mombasa. Già, perché l’unico nuotatore della squadra maschile keniana, qualificatosi per le Olimpiadi 2021 che partiranno tra pochi giorni in Giappone, si chiama Danilo Rosafio ed ha chiare origini italiane da parte di padre, l’imprenditore Antonio “Tony” Rosafio, pur avendo una madre keniana ed essendo nato e cresciuto nella più importante città marittima del paese africano”. A intervistarlo è stato Freddie del Curatolo per “MalindiKenya.net”.
“Tra poco meno di un mese compirà 20 anni ed è un atleta in continuo miglioramento. Sessantanovesimo nuotatore più veloce ai campionati del mondo in Cina nei 100 stile libero, ha già migliorato di cinquanta centesimi quel tempo arrivando quasi a toccare il limite dei 52 secondi.
Malindikenya.net lo ha intercettato a Loughborough, in Gran Bretagna, dove frequenta l’università e si allena.
19rosafioPur esordendo con un “Ciao”, Danny (com’è chiamato da sempre) ammette che preferirebbe conversare in inglese, perché il suo italiano non è così fluente.
“Ma il fatto che non parlo bene l’italiano – premette la giovane promessa del nuoto africano – non significa che non mi senta profondamente legato all’Italia e che sia orgoglioso del mio essere metà italiano e metà keniano”.
Rosafio sprizza gioia da tutti i pori per l’avventura che tra qualche giorno lo porterà nelle piscine dell’estremo oriente per la più prestigiosa competizione sportiva del mondo.
“Sono molto emozionato e pieno di eccitazione – rivela Danilo – ho lavorato molto e duramente in tutti questi anni per arrivare a sognare obbiettivi di questa portata. Ho iniziato a nuotare a 4 anni, quando mio padre mi buttò nella piscina di casa nostra a Mombasa e mi insegnò a stare a galla e muovermi. Da lì in poi non ho mai smesso e a 15 anni ho deciso di diventare professionista. Oggi mi alleno fino a 18 ore alla settimana e sono molto concentrato sulla mia carriera”.
Il padre non è il solo legame con l’Italia, piccola terra di grandi sportivi che sta ancora festeggiando la vittoria degli Europei di calcio ma da anni celebra a livello internazionale incredibili nuotatori come ad esempio Francesca Pellegrini.
“Sicuramente l’essere italo-keniano mi aiuta, seguo e ammiro i nuotatori della mia seconda patria che incontrerò in Giappone come Fede Burdi (Federico Burdisso nda), Nicolò (Martinenghi) e Greg Paltrinieri, anche se il mio idolo, il nuotatore a cui mi ispiro è l’americano Cody Miller, vorrei diventare come lui”.
Danilo Rosafio gareggerà nei 50 e nei 100 metri stile libero, unico keniano selezionato insieme alla nuotatrice Emily Muteti, che vive e studia negli Stati Uniti. Le sue aspettative sono alte ma anche pervase da un sano realismo che mostra una buona dose di maturità per un ragazzo di non ancora vent’anni.
“Sarà la più bella esperienza della mia vita – ammette il portabandiera del nuoto keniano – mi permetterà di crescere, imparare da grandi campioni e migliorare. Il mio obbiettivo è quello di stare in scia e poter ritoccare il mio record personale, sarebbe già un successo. Sinceramente però non credo di poter andare oltre, sarà difficilissimo riuscire a qualificarmi per le fasi avanzate delle gare”.
Il vero obbiettivo di Danny è più a lunga scadenza, e non è affatto impossibile da raggiungere. Il record nazionale del Kenya che appartiene ad un altro nuotatore metà africano e metà europeo, Jason Dunford la cui specialità era farfalla (arrivò quinto alle olimpiadi di Pechino nel 2008) ma detiene anche i migliori tempi dei 50, dei 100 e dei 200 metri stile libero.
“Credo che se continuo ad allenarmi così e a fare altre esperienze, tra uno o al massimo due anni potrò arrivare a battere il suo record e diventare il miglior nuotatore di sempre del Kenya, almeno nella mia disciplina”.
Ovviamente la vita di Danilo non è solo e unicamente nuoto, allenamenti e studio.
“Appena ne ho la possibilità, mi piace tornare in quella che considererò sempre casa mia – racconta il giovane – a Mombasa oltre alla mia famiglia, papà mamma e due sorelle che non hanno scelto il nuoto come professione, ho tanti amici con cui mi piace ritrovarmi e magari andare a fare una bella mangiata italiana”.
Pizza in cima ai suoi desideri, ma non solo.
“La mia italianità si vede anche in questo, oltre al fatto che come gli italiani gesticolo molto quando parlo. – sorride Danny – E se in Inghilterra soffro molto la mancanza di certi piatti, la mia fortuna in Kenya è anche avere Zio Fernando che a Kilifi ha un ristorante italiano, il Makuti. Quando torno non vedo l’ora di andare da lui a mangiare qualche specialità dell’altra terra che amo”.
Nuoto, pizza, Kenya, Italia e tanti sogni di un ragazzo con la cuffia keniana in testa e la testa sulle spalle…un po’ tricolori. Fargli gli auguri di realizzarli tutti, a partire da Tokyo 2021 ci sembra il minimo”. (aise) 




Pietrangeli: “Berrettini può vincere Wimbledon”

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AGI – “Adesso Berrettini può vincere Wimbledon, ha tutti i mezzi per farlo”. Nicola Pietrangeli, oggi 87 anni, per 61 anni unico italiano ad arrivare in semifinale (perse contro il mito Rod Laver) sull’erba di Church Road è stato prima raggiunto e ora scavalcato da Matteo Berrettini, il venticinquenne romano, che battendo Hubert Hurkacz in quattro set  (6/3- 6/0-6/7-6/4) è diventato il primo italiano finalista nella storia di Wimbledon.

Matteo domenica giocherà la finale contro Djokovic, il numero uno del mondo alla ricerca del suo ventesimo slam, puntando a una vittoria epica e alla rivincita rispetto al match del Roland Garros, quando il coprifuoco e la relativa sospensione del match per far uscire il pubblico con il romano in rimonta rovinò il momento magico. E Pietrangeli ci crede: l’ex tennista all’AGI spiega che, nonostante sulla carta parta sfavorito, Berrettini può farcela.

“Nole  non si porta certo la vittoria da casa e se Matteo ce la facesse non si dovrebbe gridare al miracolo ma a un’impresa raggiunta grazie alle sue doti e al suo impegno”. Che consigli gli dà? “Gli direi di servire come ha fatto finora e anche di non pensare che sta giocando la finale di Wimbledon, ma un semplice primo turno. Non è facile lo so, ma Nole avrà molti più pensieri di lui, è il campione uscente e dopo la vittoria a Melbourne e al Roland Garros punta al Career grand Slam” (gli slam più l’oro olimpico nello stesso anno solare ndr).

Sui sessantuno anni impiegati dalle nuove generazioni tennistiche a raggiungere (e ora a superare) il suo record spiega: “Evidentemente non era così banale farlo, mi parlano tutti dei tennisti dell’era moderna della loro velocità e delle bordate che tirano, ma forse non era così facile eguagliarci”. Come ci è riuscito Berrettini? “Grazie a un servizio che ha bisogno di un porto d’armi – spiega – e anche grazie a un’educazione e a uno staff che lo ha portato a non montarsi la testa.

Il suo coach Vincenzo Santopadre non si dà arie, potrebbe farlo visti i risultati invece ha trasmesso la sua modestia a Matteo che non parla e lavora. Oggi può solo migliorare, non nel servizio e nel dritto già perfetti, quanto nel rovescio”.  In merito all’ultimo match osserva che  “i primi due set, con Hurkacz quasi annientato, non sembravano neanche quelli di una semifinale, per merito di Matteo, ovviamente”.

Al tennista romano è grato anche per aver restituito al polacco il 6/0 inflitto  a Federer nei quarti di finale: “Speravo che Matteo vendicasse Roger, deve avermi sentito in qualche modo, un signore come Federer non si può lasciare a zero, mai. In modo intelligente, magari con un paio di doppi falli, un game lo deve vincere”.




La finale di Wimbledon consacra il talento di Matteo Berrettini

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180954381 ce27e34b fb14 41c1 ae22 cd5519716209AGI – Matteo Berrettini sarà il primo tennista italiano a giocare una finale a Wimbledon. Il quarto a scendere in campo per vincere un torneo dello Slam dopo Giorgio De Stefani, Nicola Pietrangeli e Adriano Panatta. 

Se alla fine del 2019 era stato ‘nominato’ tennista più migliorato del circuito è proprio il 2021 a consacrare il tennista romano ai vertici del circuito mondiale. Due tornei vinti dei cinque in carriera sono arrivati proprio negli ultimi sei mesi, prima sulla terra di Belgrado e poi sull’erba del Queen’s, uno dei tornei più antichi del mondo, giocato a pochi giorni dall’inizio di Wimbledon. Berrettini è stato l’unico tennista della storia, insieme a Boris Becker, ad averlo conquistato all’esordio.

 Insieme a tutto ciò, Berrettini ha anche migliorato, proprio quest’anno, le sue performance nei tornei dello Slam: ottavi di finale agli Australian Open e quarti di finale al Roland Garros. In attesa degli Us Open, che si terranno dopo l’estate, in cui ha già raggiunto la semifinale nel 2019.

Il tennista romano ha giocato quest’anno anche un’altra finale importante, quella del Master 1000 di Madrid, dove pur vincendo il primo set si è dovuto arrendere alla rimonta del tedesco Alexander Zverev, numero 6 del mondo.

Berrettini, classe 1996, ha iniziato a giocare a tennis all’età di 4 anni ma è a 8 anni, sulla spinta del fratello Jacopo, che ha intensificato i suoi allenamenti e la sua passione per il gioco. 

 Il primo a seguirlo fu Raoul Pietrangeli, nel 2013, maestro e direttore tecnico del Circolo della Corte dei Conti di Roma. Il salto decisivo, però, è avvenuto con il trasferimento al Circolo Canottieri Aniene, sotto la guida dell’attuale coach Vincenzo Santopadre.

Dopo aver esordito nel circuito ATP nel 2017, un anno dopo è arrivato il primo trofeo, a Gstaad, in Svezia, a cui si sono aggiunti nel 2019 quelli di Stoccarda e Budapest. Un percorso che non si è arrestato durante l’anno di pandemia che Berrettini, giocando pochissimo, ha usato soprattutto per superare alcuni infortuni e problemi fisici.

Due anni fa Berrettini ha raggiunto l’ottavo posto nella classifica mondiale. Era dai tempi di Barazzutti (1978) che un tennista ‘tricolore’ non raggiungeva una posizione così elevata. Attualmente è sceso di un gradino anche se, grazie all’exploit londinese, è destinato a una rapida risalita.

Grande potenza nel servizio, che supera ampiamente i 200 km/h, il tennista romano ha nel dritto il suo colpo migliore anche se, soprattutto negli ultimi tempi, ha migliorato anche il rovescio, a due mani, la copertura della rete (numerosissime le palle corte utilizzate durante Wimbledon), su cui ha influito la sempre crescente partecipazione ai tornei di doppio, e la sua capacità di leggere le strategie dell’avversario adattandosi alle situazioni proposte in campo. 

Ma se il fisico lo aiuta, sfiora i due metri di altezza per circa 90 chilogrammi, è soprattutto dal punto di vista mentale che Berrettini è cresciuto maggiormente negli ultimi mesi riuscendo a gestire con più freddezza i momenti più tesi e decisivi di un match. Tutte queste caratteristiche lo rendono un giocatore completo in grado di imporsi su tutte le superfici.