Alex Zanardi ora vede e sente

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5fe03fcf2b0000b001c37123Alex Zanardi vede e sente. Non parla ancora, anche perché ha un buco nella trachea che presto potrebbero chiudergli, ma il cervello sta recuperando le sue funzioni.

In un articolo di Carlo Verdelli, il Corriere della Sera descrive i progressi nella riabilitazione impossibile del campione di automobilismo e handbike, uscito vivo da un incidente che lo tagliò letteralmente in due durante una gara in Germania nel 2001 e ora impegnato nella battaglia dopo un terribile incidente stradale in handbike, il 19 giugno scorso.

Dal 21 novembre Alex è stato trasferito nel reparto di neurochirurgia di Padova, vicino a casa.




Addio a Paolo Rossi, eroe del Mundial ’82

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054308433 5af3daa6 fdc6 41e5 a255 b3560bf85b8aPer tutti era Pablito, l’eroe del Mundial ’82. Paolo Rossi è morto a 64 anni, era affetto da un male incurabile. L’annuncio è stato dato dalla moglie, Federica Cappelletti, con un post su Instagram. La foto ritrae i due coniugi stretti e sorridenti ed è accompagnata dal commento “Per sempre”, seguito da un cuore.

E nel cuore di tutti gli appassionati di calcio italiani Rossi era entrato in quell’estate di 38 anni fa quando con i suoi gol trascinò gli Azzurri di Enzo Bearzot a vincere i campionati del Mondo in Spagna. Tre gol al Brasile, due alla Polonia, uno alla Germania in finale. Il trionfo, il titolo di capocannoniere, il pallone d’oro. E un posto indelebile nella storia sportiva del Paese.

A quella competizione Rossi era arrivato dopo due anni di squalifica per il calcio scommesse. Nonostante le critiche di chi lo vedeva spento, Bearzot lo difese contro tutto e tutti e ne fu ripagato. Tutta l’Italia scese in piazza per festeggiare. Nell’immaginario del paese brilla ancora il presidente della Repubblica, Sandro Pertini, esultante in tribuna a Madrid al fianco di re Juan Carlos.

Rossi era un rapace dell’area di rigore, un centravanti piccolo e furbo, capace di apparire alle spalle dello sventurato difensore di turno per trasformare un mezzo pallone in un gol. Era esploso nel Vicenza. Poi, dal Perugia era passato alla Juventus. Tra le sue maglie figura anche quella del Milan. A Verona la chiusura della carriera.

Con Vieri e Baggio condivide il record azzurro di nove marcature ai Mondiali. Fu il primo, seguito poi da Ronaldo, a vincere nello stesso anno campionati del Mondo, titolo di capocannoniere della fase finale e pallone d’oro. Con la Juventus ha conquistato due scudetti, una coppa delle coppe, una Supercoppa e una Coppa dei Campioni. Fu anche capocannoniere della Serie B con il Vicenza.

Dopo la carriera di calciatore è stato a lungo opinionista in Tv, prima che la malattia lo allontanasse dagli schermi. Lascia la moglie Federica e tre figli: Sofia Elena, Maria Vittoria e Alessandro. Nel 2004 era stato inserito nel Fifa 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi, selezionata da Pelè e dalla stessa Fifa in occasione del centenario della federazione.

Il ricordo dei compagni del Mundial…

“Il mio è il ricordo di un calciatore straordinario, un ottimo compagno di squadra e amico. Già, perché quella Nazionale, quella dei Mondiali del 1982, era una squadra di amici”. Così all’AGI, Dino Zoff, portiere della Nazionale campione del mondo ai mondiali di Spagna nel 1982 e della Juventus per tantissimi anni, ricorda Paolo Rossi, scomparso stanotte.

Rossi, giunse a quel campionato del mondo con gli occhi di tutti puntati addosso accompagnato anche da qualche critica visto che era arrivato in Nazionale dopo due anni di squalifica per il calcio scommesse. Ma il suo capitano, Dino Zoff appunto, che era alla guida di quel team straordinario che stupì il mondo, sottolinea che “quella storia non ci aveva turbato per niente. Non ci interessava”. E aggiunge: “Noi sapevamo bene chi era Paolo Rossi, che persona seria era e che calciatore straordinario avevamo con noi. Sapevamo quanto fosse importante. E lui ha reagito benissimo. Abbiamo passato tanto tempo insieme sul campo, nella Nazionale, in allenamento. Rossi aveva qualità incredibili, faceva le cose giuste al momento giusto. Era insostituibile in quel gruppo. E i rapporti con lui erano ottimi. Eravamo una squadra di amici, un grande gruppo”, che infatti ha vinto.

“Mi continuano a scrivere nella chat i miei compagni dell’82… se ne è andata una parte di noi. Se ne va una parte della mia vita”. Così Fulvio Collovati, anche lui campione del mondo con la nazionale italiana nell’82, nel ruolo di difensore, ricorda ai microfoni di Radio anch’io il compagno di squadra. “Vogliamo continuare a ricordarlo come ce lo ha ricordato stanotte sua moglie” ha aggiunto facendo riferimento alla foto postata su Instagram. “Io devo molto a lui” ha sottolineato “perché ci ha fatto vincere i Mondiali nell’82”. “Era stato mio avversario, io lo marcavo da difensore, era un avversario onesto, ma imprevedibile” ha concluso.

“Ci hai portato sul tetto del mondo. Maledetto 2020. Ciao Amico Mio” scrive su Instagram Bruno Conti, compagno di Rossi nella Nazionale che vinse il mondiale in Spagna. E lo ricorda con una bella foto in bianco e nero, che li ritrae mentre si abbracciano, con la maglia azzurra. A Conti durante le partite di quel mondiale, lanciava, involandosi sulla fascia, deliziosi cross proprio indirizzati al numero 20, quel Paolo Rossi che in diverse interviste, negli anni successivi, raccontò che su quei palloni c’era scritto “basta spingere”.

…e di chi lo ha celebrato

“Paolo Rossi… era ragazzo come noi”, e un cuore rosso accanto disegnato con un emoticon. Così, con questa didascalia, Antonello Venditti sul suo profilo Facebook, rende omaggio a Paolo Rossi.

“Paolo Rossi ci ha fatto sentire orgogliosi di essere italiani, è stato l’eroe di tutti noi. La Serie A piange un immortale del nostro calcio, amato dal mondo intero. Mando un sentito abbraccio e le condoglianze della Lega Serie A a tutta la sua famiglia” è il ricordo di Paolo Dal Pino, presidente della Lega Serie A.

“La scomparsa di Pablito è un altro dolore profondo, una ferita al cuore di tutti gli appassionati difficile da rimarginare. Perdiamo un amico e un’icona del nostro calcio” dice il presidente della Figc, Gabriele Gravina. “Trascinando con i suoi gol al successo la Nazionale dell’82, ha preso per mano un intero Paese, che ha gioito in piazza, per lui e con lui. Ha legato in maniera indissolubile” prosegue Gravina “il suo nome all’Azzurro e ha ispirato, con il suo stile di gioco, numerosi attaccanti delle generazioni future”.

La ‘sua’ Juve

Che brutta notizia, questa mattina: per una nazione intera, l’uomo di un Mundial indimenticabile, per noi “anche” molto, ma molto altro” ricorda la Juventus “Paolo è un’intera generazione di juventini che ha esultato con lui, davanti a televisori che, mese dopo mese, diventavano a colori. Ma le nostre gioie continuavano a essere, meravigliosamente, in bianconero. Se cercate nelle vostre camere, o nelle vostre soffitte, probabilmente lo trovate, un poster di quella Juve incredibile. Quella Juve che, con lui a suggellare i gol più importanti, dal 1981 al 1985, ha vinto letteralmente di tutto”.

“Alla Juve, Paolo è rinato, lasciandosi alle spalle le difficoltà, e diventando quello che poi l’Italia ha celebrato, in quella caldissima estate 1982 nelle piazze e nelle fontane di ogni città. Bianconero (nelle giovanili, con 3 presenze in Coppa Italia) già dal 1973 al 1975, la “vera” avventura juventina ricomincia nel 1981, anche se per forza di cose, quella stagione lo vede in campo solo 3 volte in Serie A. Tre volte sono però sufficienti per far maturare in lui (e in Mister Bearzot) quella visione che lo porterà in Spagna, a diventare protagonista con gol incredibili in partite incredibili e a tornare a casa con una Coppa del Mondo che mai nessuno dimenticherà. E che a fine 1982, gli permetterà di mostrare a tutti il trofeo di calciatore più forte del pianeta, il Pallone d’Oro. Gol segnati in tutti i modi: di testa, di rapina, con inserimenti repentini. Perché Paolo segnava in tutti i modi, facendo valere la sua fisicità cosi’ particolare.

“Attenti a Rossi”, ti diceva il portiere, e nel momento in cui tu, difensore, ti giravi, lui aveva già fatto gol. Quarantaquattro, in totale, nel suo meraviglioso periodo juventino: reti grazie alle quali Pablito e la Juve in quelle stagioni portano a casa due Scudetti, una Coppa Italia e ben tre allori europei, la Coppa delle Coppe, la Supercoppa Europea e la Coppa dei Campioni. C’è tutto Paolo, in quel gol al Manchester United che valse la Finale di Coppa delle Coppe 1984. Uno a uno a Manchester, al 90′ siamo uno a uno a Torino: Paolo scatta più veloce di tutti su un tiro che viene rimpallato a Scirea, che aveva calciato dal limite. La palla non è vagante, è li per lui. Lo chiama. E lui c’è: batte il portiere Bailey con freddezza, e il resto è esultanza. È gioia. Se avete trovato quel poster di quella Juve magnifica, apritelo, e salutate in modo speciale quel ragazzo con il nove sulle spalle. Perché come lui ne nascono pochi. Ciao, Pablito”.

Il Vicenza degli esordi

“A volte semplicemente non esistono parole per esprimere il dolore che tutti noi stiamo provando. Ciao Paolo” scrive il Vicenza Virtus, la squadra che ha lanciato Rossi, ricordando sul proprio sito l’attaccante con una foto che lo ritrae con la maglia biancorossa della squadra veneta. AGI




La conversione del San Paolo, ora è lo Stadio Maradona

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unnamedIl San Paolo di Napoli diventa stadio Diego Armando Maradona: la decisione preannunciato subito dopo la morte del campione argentino è ora ufficiale con la delibera della giunta comunale firmata dal sindaco, Luigi de Magistris.

Un omaggio al “più grande calciatore di tutti i tempi che con il suo immenso talento e la sua magia ha onorato per sette anni la maglia del Napoli, regalandole i due scudetti e altre coppe prestigiose e ricevendo in cambio dalla città amore eterno”, si legge nell’atto comunale.

La soddisfazione del club “La SSC Napoli si rallegra per la delibera firmata da tutta la Giunta Comunale nel dedicare a Diego Armando Maradona l’ormai ex Stadio San Paolo”, ha commentato il club azzurro in un comunicato.

Un ulteriore omaggio l’intitolazione della stazione della cumana di Piazzale Tecchio, davanti allo stadio.




Maradona è morto, addio al re di Napoli: «Arresto cardiorespiratorio in casa»

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MaradonaDiego Armando Maradona è morto. A poche settimane dall’operazione al cervello subita a Buenos Aires, il Pibe de Oro è deceduto nella sua casa argentina. Poco prima di mezzogiorno, Diego è stato raggiunto da numerose ambulanze per alcuni problemi respiratori che ne hanno resa necessaria una nuova corsa in ospedale. Secondo gli ultimi aggiornamenti del Clarin, nota testata argentina, l’ex stella di Napoli e Barcellona sarebbe morta dopo la corsa in ospedale. I problemi respiratori si sarebbero aggravanti rendendo nullo l’intervento ospedaliero.

La conferma ufficiale è arrivata dalla Federcalcio argentina. «L’AFA, attraverso il suo presidente Claudio Tapia, manifesta il suo più grande dolore per la morte della nostra leggenda Diego Armando Maradona» si legge dal tweet ufficiale della federazione.

La notizia della scomparsa di Diego Armando Maradona ha fatto subito il giro del mondo. Il presidente dell’Argentina, Alberto Fernandez, ha decretato tre giorni di lutto nazionale per la morte del Pibe de oro, una morte che ha sconvolto l’intero mondo argentino. Il presidente Fernandez lo ha fatto attraverso un breve comunicato diffuso a pochi minuti dalla conferma del decesso della ex stella di Napoli e Argentina.

Da Il Mattino




Vidal. Un istriano campione del mondo 1950 con l’Uruguay

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16vidalPer gli appassionati di calcio, il mondiale del 1950 rimarrà nella storia per la tragica sconfitta del favoritissimo Brasile nei confronti dell’Uruguay; quello che si vide nel mitico Maracanà di Rio de Janeiro fu un vero e proprio dramma nazionale: il 16 luglio 1950 il Brasile andò anche in vantaggio ma poi subì due gol dalla squadra uruguagia e perse il mondiale. Furono proclamati tre giorni di lutto nazionale, e ci furono ben 34 suicidi e 56 morti per infarto. Ma pochi sanno che uno dei protagonisti del mondiale dell’Uruguay fu un istriano nato a Buie, Ernesto Servolo Vidal.
La famiglia Vidal emigrò a metà degli anni venti in Argentina, dove il giovane Ernesto, nato il 15 novembre 1921, incominciò a giocare a calcio nell’Atletico Belgrano e nel Rosario Central. Poi si trasferì in Uruguay, dove Vidal divenne una colonna del Penarol, vincendo ben quattro campionati nazionali (1944, ‘45, ‘49, ‘51) e dove acquisì la cittadinanza uruguagia.
Venne convocato per i mondiali del 1950, giocò le partite del girone finale, ma per un infortunio non scese in campo nell’ultima partita; complessivamente nella nazionale uruguagia giocò otto partite segnando due gol.
Dopo i mondiali venne in Italia, dove giocò, sempre come ala sinistra, con la Fiorentina e la Pro Patria di Busto Arsizio, poi rientrò in Uruguay dove finì la carriera nell’altro famoso club di Montevideo, il Nacional.
Soprannominato Patrullero, morì ancora giovane a Cordoba (Argentina) nel 1953.
Non sorprenda il suo secondo nome, piuttosto desueto…San Servolo, infatti, è il patrono di Buie.




Ciclismo: Ganna vince titolo mondiale nella cronometro

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GannaFilippo Ganna ha conquistato il titolo mondiale nella cronometro su strada di ciclismo disputata oggi a Imola.

Il piemontese è il primo azzurro a trionfare in questa prova iridata, che si disputò per la prima volta nel 1994 a Catania.

Ganna, con il tempo di 35’54″10, alla media di 53 km/h, ha preceduto il belga Wout Van Aert, secondo a 26″72; lo svizzero Stefan Kung, terzo a 29″80; il britannico Geraint Thomas, quarto a 37″02; il campione del mondo 2018 e 2019, l’australiano Rohan Dennis, quinto a 39″76. (ANSA)




Suarez, ‘El Pistolero’ che vuole diventare cittadino italiano

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132038429 a8555571 dde3 48b6 ad75 65091e32a949È noto per essere ‘El Pistolero’ del calcio mondiale. Al secolo  è Luis Alberto Suarez Diaz, uno degli attaccanti più completi ma anche blasonati a livello internazionale. Nato il 24 gennaio di 33 anni fa a Salto in Uruguay, località ai confini con un’altra Nazione calcistica quale l’Argentina, Suarez ha il diritto di diventare cittadino italiano perché dal 2009 è sposato con Sofia Balbi, uruguaiana anche lei ma già con la cittadinanza italiana avendo origini friulane.

Luis e Sofia si sono conosciuti quando lui aveva 15 anni e lei 13. Il loro rapporto è proseguito anche quando lei è stata costretta a trasferirsi a Barcellona per motivi di lavoro del padre, un banchiere. Cresciuto calcisticamente nel Nacional di Montevideo, nel 2005 Luis fa l’esordio in prima squadra contribuendo alla vittoria del campionato nazionale.

Nel 2006, Suarez approda in Europa venendo ingaggiato per 800.000 euro dalla società olandese del Groningen dove resterà per una sola stagione. Nell’estate successiva per una somma di 7,5 milioni di euro viene ceduto all’Ajax e nello stesso periodo di diventa titolare della nazionale dell’Uruguay in occasione delle partite di qualificazione ai Mondiali del 2010.

Con la società biancorossa di Amsterdam resta fino al 2011 quando passa al Liverpool. In Inghilterra, Suarez gioca fino al 2014 quando approda ne LaLiga spagnola accasandosi al Barcellona. Nei ‘Blaugrana’ trova le stelle Lionel Messi e Neymar: assieme a loro formerà il tridente più prolifico e spumeggiante della storia societaria.

Con il ‘Barca’, Suarez vince quattro titoli spagnoli, altrettante Coppe di Spagna, due Supercoppe spagnole ma soprattutto la Champions League del 2015, la Supercoppa Uefa e, sempre nel 2015, la Coppa del mondo per club: un memorabile triplete.

Nella bacheca, oltre a tre partecipazioni ai Mondiali (2010, 2014 e 2018), con la maglietta della ‘Celeste’, anche la vittoria della Coppa America 2011 e la Confederations Cup 2013. Nelle 113 partite disputate con la nazionale dell’Uruguay, Suarez ha affrontato due volte l’Italia.

La prima, il 30 giugno 2013 a Salvador nella finale per il terzo posto della Conferation Cup vinta dagli azzurri ai rigori per 3 a 2, la seconda, il 24 giugno dell’anno dopo a Natal in occasione del primo turno dei Mondiali in Brasile con i sudamericani vittoriosi 1 a 0 sull’Italia.

Una partita diventata celebre per quel morso di Suarez alla spalla dell’italiano Giorgio Chiellini. In quell’occasione il direttore di gara – il messicano Marco Antonio Rodríguez – non sanzionò Suarez che venne successivamente sospeso dalla Fifa per 4 mesi e squalificato per 9 giornate per partite con la sua Nazionale.

Ad oggi ‘El Pistolero’ è sceso 762 volte in campo in partite ufficiali segnando 482 gol. Adesso l’esame di italiano a all’Università di Perugia per ottenere la cittadinanza italiana ma con annessa truffa – dalle domande concordate ai punteggi assegnati prima dell’esame – come da documentazione fornita dalla Guardia di Finanza e dalla Procura del capoluogo umbro. AGI




Calcio: serie a 20/21 al via il 19 settembre

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La Serie A 2020/21 partirà ufficialmente il 19 settembre 2020. È questa la data scelta dalla Lega Serie A al termine del Consiglio di Lega riunitosi oggi.

Slitta quindi di una settimana l’inizio del prossimo campionato rispetto alla prima data ipotizzata del 12 settembre. (ANSA)




Al momento “non si può ripartire con il campionato a stadi aperti”, avverte Spadafora

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171629662 10b22230 98a9 4dcd b301 732920a9da5d“Allo stato attuale non si può ripartire con il campionato a stadi aperti”. Così il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, a Napoli rispondendo alle domande dei giornalisti sulla proposta della Lega che vorrebbe ripartire con con il campionato con gli stadi aperti. “Il Cts proprio stamattina ha deliberato il no al pubblico agli Internazionali di Tennis perché c’è preoccupazione per le riaperture di settembre e di conseguenza molta cautela. Arriviamo a settembre e vediamo come saranno i dati, ma le persone allo stadio torneranno quando potranno tornarci in sicurezza”, spiega.

“La riforma dello sport è una grande opportunità”

“La riforma dello sport è una grande opportunità. perché riformiamo tantissime cose che aspettavano di esser riformate. Ora sul numero dei mandati io ho soltanto detto che i presidenti che sono lì da piu’ di 20 anni dovrebbero dare un bel segno di discontinuità garantendo ad altri la possibilità di candidarsi alle Federazioni. Lo stiamo vedendo con la maggioranza, voglio fare le cose condivise: questa riforma funzionerà se sarà approvata dalla maggioranza. Credo comunque che un limite sui mandati vada messo”, ha aggiunto. (AGI)




Juve campione d’Italia

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unnamed 4I bianconeri, con la vittoria di ieri per 2 a 0 sulla Sampdoria, si sono assicurati matematicamente il titolo. Gol di Ronaldo e Bernardeschi.

Per i torinesi é il 36esimo titolo, il nono consecutivo.