Stati Uniti: dietrofront sulle energie pulite, allarme per le emissioni

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e5rivdaqd5ow3haztruszcllnuGli Stati Uniti tornano a puntare sui combustibili fossili. È questa la conclusione del nuovo rapporto della società di consulenza DNV, che fotografa un cambio di rotta deciso nelle politiche energetiche federali. Dopo anni di incentivi alle rinnovabili, l’amministrazione Trump ha ridotto i sussidi per l’eolico e il solare, privilegiando carbone, gas e petrolio come pilastri per sostenere la domanda crescente di energia.

Secondo lo studio, questa inversione di tendenza avrà un prezzo pesante: entro il 2050 le emissioni di anidride carbonica in Nord America potrebbero aumentare di oltre tre miliardi di tonnellate rispetto alle proiezioni formulate solo tre anni fa. La produzione da carbone, che si pensava in declino, risulterebbe ora del 46% superiore alle stime precedenti, mentre l’energia eolica scenderebbe del 24% e quella solare del 5%.

Il governo difende la decisione parlando di “realismo energetico”: le fonti rinnovabili non sarebbero ancora sufficienti a garantire continuità di fornitura e stabilità dei prezzi, soprattutto in un momento in cui il Paese deve sostenere la riapertura di grandi impianti industriali e l’espansione del settore manifatturiero. Tuttavia, gli analisti avvertono che questa scelta potrebbe rivelarsi miope. L’aumento delle emissioni, infatti, non solo aggraverà la crisi climatica globale, ma rischia anche di peggiorare la qualità dell’aria e di inasprire i fenomeni meteorologici estremi che già colpiscono vaste aree degli Stati Uniti e del Canada.

Per gli italiani che vivono in Nord America — molti dei quali impegnati nel settore delle rinnovabili o semplicemente sensibili alle questioni ambientali — la notizia ha un significato diretto. Il ridimensionamento dei programmi verdi potrebbe rallentare progetti di cooperazione tra imprese italiane e americane, specialmente nei campi del solare, dell’efficienza energetica e delle batterie di accumulo. Ma potrebbe anche aprire nuove opportunità per chi saprà proporre tecnologie più competitive in un contesto meno sostenuto dai fondi pubblici.

Gli esperti invitano a non sottovalutare gli effetti collaterali: meno rinnovabili significa più dipendenza dai combustibili fossili e, a lungo termine, tariffe più instabili. In un Paese già segnato da fratture sociali e climatiche, il rischio è che la “retromarcia verde” si trasformi in un boomerang politico ed economico.

Il tema energetico resta particolarmente sentito anche tra gli italiani residenti in Nord America, dove non pochi connazionali operano nel campo delle rinnovabili, dell’innovazione ambientale e della consulenza tecnica.

La svolta impressa da Washington potrebbe modificare scenari di lavoro e investimento, ma conferma al tempo stesso quanto la competenza italiana in materia di sostenibilità resti un punto di riferimento riconosciuto a livello internazionale.

Fonte: Reuters, DNV Energy Transition Report 2025.