Stavamo meglio quando stavamo peggio?

C’era una volta la lira. Era instabile, fragile, ogni tanto crollava… ma era nostra. E soprattutto, con la lira l’Italia cresceva, esportava, produceva, e aveva ancora un margine di manovra per decidere il proprio destino. Poi arrivò l’euro. E con l’euro arrivò Romano Prodi, il grande regista dell’operazione.
Oggi ci raccontano che senza l’euro saremmo falliti. Ma chi lo dice? Gli stessi che hanno svenduto il Paese pezzo per pezzo? Gli stessi che oggi ci spiegano in TV che “la crisi è passeggera” mentre le bollette volano e le imprese chiudono?
La verità è che non c’è mai stata una prova concreta che l’Italia sarebbe fallita senza l’euro. È stata una scelta politica, non una necessità. Una scelta fatta da chi non avrebbe mai subito le conseguenze. E il risultato, oggi, è sotto gli occhi di tutti.
Il grande inganno dell’euro
Con l’ingresso nella moneta unica, ci promisero stabilità, crescita, prezzi stabili. Invece abbiamo avuto:
- Prezzi raddoppiati
- Salari fermi
- Disoccupazione giovanile alle stelle
- PIL stagnante per vent’anni
Altro che miracolo europeo. L’euro ha fatto bene a chi aveva già tanto, ma ha tolto ossigeno a lavoratori, pensionati e piccoli imprenditori. L’Italia, privata della sua moneta e della sua banca centrale, è diventata un Paese senza strumenti per difendersi dalle crisi.
Prodi, con la sua aria da professore rassicurante, ha guidato questa transizione come fosse un trionfo. Ma per milioni di italiani è stato un salto nel buio, a occhi bendati.
Privatizzazioni: svendita con il sorriso
Non dimentichiamolo: Prodi è anche l’uomo che ha dato il via libera alle grandi privatizzazioni. In nome dell’efficienza e del “libero mercato”, sono finite in mano ai privati aziende strategiche come Telecom, Autostrade, ENI, Alitalia.
Una modernizzazione? No e oggi ne paghiamo le conseguenze: pedaggi alle stelle, servizi scadenti, cittadini trattati come clienti da spremere.
Governi deboli, risultati scarsi
Chi ancora lo difende ama ricordare che ha battuto Berlusconi due volte. Ma a che prezzo? Governi traballanti, tenuti in piedi con lo sputo, senza visione e senza coraggio. Compromessi su tutto, tranne che sulla fedeltà cieca all’Europa. Il popolo? Sempre l’ultimo a essere ascoltato.
Alla fine, Romano Prodi passerà alla storia come “il padre dell’euro”. Ma per chi ha visto la propria pensione svanire, il potere d’acquisto dimezzarsi e l’Italia perdere la sua anima produttiva, rimane il simbolo di un’epoca in cui ci hanno venduto l’Europa come salvezza, ma ci hanno consegnato l’austerità come condanna.
Altro che “ha fatto bene all’Italia”.
E sì, forse stavamo davvero meglio quando stavamo peggio.