Parte dall’Argentina il progetto “Talenti Lombardi nel Mondo”

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2talentilombardiReinserire i lombardi che vivono all’estero o i discendenti dei lombardi all’estero. C’è questo alla base del progetto “Talenti Lombardi nel Mondo”, realizzato dall’Ente di Formazione Ifoa e finanziato da Regione Lombardia, coadiuvato in Argentina dalla Camera di commercio Italiana.
“Talenti Lombardi nel Mondo” è, di fatto, un progetto che rappresenta un’opportunità per gli argentini di origine lombarda, pensata per supportare le persone che vogliono reinserirsi nella vita lavorativa e sociale della regione del nord d’Italia.
Il progetto, che offre orientamento, accompagnamento, networking, coordinamento, si rivolge anche alle comunità locali argentine grazie al contributo della CCI. L’obiettivo dichiarato è quello di “generare connessioni preziose” e arricchire i giovani lombardi nel mondo in cerca di esperienze professionalizzanti e il tessuto economico lombardo attirando talenti dall’estero. Il programma è infatti rivolto agli argentini di origine lombarda fino alla terza generazione e agli italiani nati in Lombardia residenti all’estero.
La proposta mira quindi a facilitare il reinserimento di questi gruppi nella vita professionale e accademica in Lombardia, con un supporto personalizzato e un accesso al portale fisico e virtuale che fornisce informazioni chiave sulle opportunità di lavoro e accademiche, nonché indicazioni sulle procedure amministrative necessarie per facilitare il loro rientro in Italia.
L’iniziativa mette in risalto il legame tra la Lombardia e le sue comunità all’estero, offrendo alle persone interessate l’opportunità di rafforzare i propri legami con il territorio e di pianificare al contempo il proprio futuro professionale in Italia.
È possibile iscriversi al progetto compilando questo form a questo link.(aise) 




“Trento Film Festival”, una mostra e un incontro sull’emigrazione trentina in Argentina

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dalla collaborazione fra trentini nel mondo e trento film festival una mostra e un incontro sullemigrazione in argentinaimmagine13Si intitola “Scolpire le proprie radici. Quando il legno diventa espressione di un’eredità culturale” la mostra che l’Associazione Trentini nel mondo ha allestito presso Palazzo Benvenuti, sede della Banca per il trentino Alto Adige, in via Belenzani 12 a Trento. L’esposizione rientra tra le iniziative inserite nel programma di “Destinazione… Argentina” la sezione del Trento Film Festival dedicata quest’anno al paese sudamericano, che è stato meta di un forte flusso migratorio dal Trentino. Tomás Franzoi, scultore argentino di origini trentine, sostiene che l’intaglio del legno ci connette con la nostra umanità e l’arte permette di avvicinarsi all’anima delle persone, superando ogni barriera culturale e linguistica: sono parole che ben sintetizzano contenuto ed obiettivi della mostra nella quale sono esposti lavori di Tomás Franzoi, Sebastian Novak, Egidio Petri, Ottone e Norberto Zadra. Nell’aquila simbolo del Trentino come nel pertegante, figura emblematica dell’emigrazione dal Tesino – due opere che si possono vedere nella mostra – il legno scolpito diventa materia non solo per dare forma all’estro artistico ma anche per custodire memoria, tramandare valori e rafforzare il legame tra la terra dei padri ed il Paese di accoglienza di coloro che sono emigrati. La mostra, ad ingresso libero, sarà aperta dal 25 aprile al 4 maggio, dalle 8.00 alle 17.00. Sabato 26 aprile, presso la Sala Nones di Palazzo Benvenuti, sede della Banca per il Trentino Alto Adige in via Belenzani 12 a Trento con inizio alle 17.30, è invece in programma l’incontro intitolato “Trentino ed Argentina, distanti ma vicini”. Infatti, la presenza in Argentina di 48 Circoli trentini, fondati da emigrati trentini e da loro discendenti, testimonia che tra il Trentino ed il Paese sudamericano esiste un rapporto nato oltre un secolo fa ma ancora vivo nella contemporaneità. All’incontro saranno presenti in sala il direttore della Trentini nel mondo, Francesco Bocchetti, il direttore responsabile della rivista Trentini nel mondo, Maurizio Tomasi e lo scultore Norberto Zadra. In collegamento dall’Argentina parteciperanno Roberto Paolazzi, referente della Trentini nel mondo in Sud America; lo scultore Tomas Franzoi; il presidente del Circolo trentino di Resistencia, Sergio Escalante; il Coordinatore dei Circoli trentini del Chaco, Rafael Agnelli Acuña; il Coordinatore dei Circoli trentini delle province di Cordoba, Santa Fé, Mendoza, Oscar Menapace e José Sebastian Eidman, Presidente della Fondazione Urunday, che organizza una biennale di scultura nel Chaco.

L’incontro si potrà seguire in streaming sul canale YouTube della Trentini nel mondo.(Inform)




Fontanellato nelle vigne di Mendoza: il convegno con la Consulta EmilianoRomagnoli nel Mondo

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consulta er mondo logocolori definitivo3Il Comune di Fontanellato, in provincia di Parma, ha organizzato per il prossimo 3 maggio, alle ore 10.30, il Convegno “Fontanellato nelle vigne di Mendoza: cinque fontanellatesi protagonisti della viticoltura in Argentina tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900”.
L’evento vedrà la partecipazione, oltre del sindaco Luigi Spinazzi, anche Gianfranco Coda, coordinatore attività della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, insieme a Matteo Daffadà, Consigliere regionale Emilia-Romagna e Alberto Copercini, Presidente “Jacopo Sanvitale”.
È in programma l’intervento “La provincia di Parma tra arretratezza e sviluppo”, con il professor Stefano Magagnoli, Ordinario di storia economica presso Università di Parma.
In collegamento ci sarà anche il Circolo Emiliano-Romagnolo di Mendoza. (aise) 




” Il sangue dà vita alle radici che sono nella nostra identità e nel nostro essere”

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Riceviamo e pubblichiamo.

Caro Presidente del Consiglio Giorgia Meloni,

Egregio Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani,

Cari senatori e onorevoli membri,

Autorità e rappresentanti del popolo italiano,

 

Mi chiamo OSCAR GIOVANELLA, Figlio di LUIS ALBERTO GIOVANELLA e JOSEFA EDITH MARCHESI,ho 38 anni e sono nato in Argentina, Sposato con VILMA CRISTINA SESINO e genitori di FRANCISCO GIOVANELLA, 19 anni, padre di GALIANA GIOVANELLA, 14 anni, e

MORA GIOVANELLA, 9 anni.

Sono nato con un profondo amore per la conoscenza dell’Italia, sapendo che il mio cognome deriva da quella Nazione. Ho sempre voluto sapere quali dei miei antenati erano arrivati in Argentina nei primi anni del 1900 e chi arrivò in Argentina nel 1901, il mio bisnonno FRANCESCO GIOVANELLA, che mise piede sul suolo argentino e che non conosceva.

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FRANCESCO GIOVANELLA CERTIFICATO DI NASCITA DI FRANCESCO GIOVANELLA

FRANCESCO GIOVANELLA, nato a TAINO, VARESE, LOMBARDIA, il 22/12/1887, figlio di GIOVANNI GIOVANELLA e MARIA GIUSEPPA BRUSA, sposato a TAINO il 17/01/1876.

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ATTESTATO DI MATRIMONIO DI GIOVANNI GIOVANELLA E MARIA GIUSEPPA BRUSA

Pur non avendo conosciuto il mio bisnonno FRANCESCO, lo amo come se lo avessi visto una volta. Quando sono nato lui era già morto, ma ho sempre voluto sapere la sua storia, la sua famiglia, ma qui nessuno sapeva niente. I suoi figli e nipoti mi hanno raccontato che non era uno che parlava e raccontava cose del suo passato e della sua terra, tanto che nessuno sapeva dove fosse nato, ed è stato in quel momento che per più di 20 anni ho voluto sapere da dove venisse.

Mio nonno JUAN GIOVANELLA, ora defunto, non mi ha mai parlato di suo padre, non avevo informazioni, ma dentro di me scorreva forte il sangue italiano e volevo sapere dove tutto era iniziato, e così è stato che dopo tanto cercare, nel dicembre 2023 ho ottenuto il CERTIFICATO DI MATRIMONIO DI FRANCESCO qui in Argentina, in una piccola città dove in precedenza erano registrati i cittadini.

Sposò l’8 aprile 1914 Lucia Viglianco, nata a Bagnolo Piemonte, ma giunta in Argentina con i genitori quando era bambina. Inoltre, mi sono sposato l’8 aprile 2015, la stessa data del mio bisnonno, senza saperlo.

Si sono sposati in Argentina, hanno avuto figli, nipoti, pronipoti e pro-pronipoti: una linea di sangue che non può essere interrotta da nulla.

Grazie a Dio sono riuscito a scoprire da dove proveniva e ho trovato addirittura più di quanto avessi chiesto. Ho trovato i miei discendenti fino all’anno 1675. Sì, da quell’anno ho registrazioni nei miei documenti di famiglia, un esteso albero genealogico, ottenuto a TAINO, tramite il segretario del parroco, che ha stilato per me un resoconto che non avrei mai immaginato nella mia vita.

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ALBERO GENEALOGICO SOLO IN LINEA RETTA

ALBERO GENEALOGICO COMPLETO DELLA FAMIGLIA GIOVANELLA

Dopo aver trovato tutta questa documentazione, mia moglie e i miei figli hanno deciso di andare a vivere a TAINO, una volta ottenuta la cittadinanza italiana tramite IUS SANGUINIS, da cui si evince che ho il legittimo diritto ad essere cittadino italiano.

Per questo motivo voglio esprimere la mia preoccupazione riguardo a questo

DECRETO/LEGGE che hanno deciso di rendere effettivo, che danneggerebbe sia me che gli altri discendenti. Il Sangue non ha tagli, il Sangue non ha tagliato e interrotto generazioni, il Sangue è vita fin dai tempi antichi e dove quel Sangue dà vita alle Radici che sono nella nostra identità e nel nostro Essere.

Credo che questo si risolverà e che il giudizio e il buon senso di chi prenderà le decisioni saranno corretti, affinché l’identità degli italiani che per vari motivi hanno dovuto lasciare l’Italia venga rispettata, valorizzata e recuperata a partire dalle radici che hanno lasciato non solo per consuetudine, ma anche perché, come è successo a me, mi sento italiano, nato in un altro Paese.

Sono ITALIANO/ARGENTINO e desidero profondamente vivere dove tutto è iniziato, a TAINO, VARESE, LOMBARDIA!!!

Dio benedica l’Italia, i suoi cittadini, i miei connazionali, l’Italia, noi ti amiamo e tu sei la nostra radice.

FAMIGLIA GIOVANELLA IN ITALIA, I MIEI DISCENDENTI

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FRANCESCO GIOVANELLA Y LUCIA VIGLIANCO, I MIEI BISNONNI SONO NATI IN ITALIA.

 

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OSCAR GIOVANELLA 09/04/2025 ARGENTINA




Tradizione, identità e sangue italiano

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Riceviamo e pubblichiamo.

castillo que da el nombre al pueblo casteletto molinaAnche i discendenti degli immigrati italiani sono italiani, nel profondo, per tradizione, perché facciamo parte di una famiglia italiana e abbiamo sangue italiano.

I nostri antenati hanno preso decisioni coraggiose, abbandonando tutto ciò che conoscevano e imbarcandosi, “letteralmente”, verso l’ignoto, con una valigia e il sogno di poter progredire in altri Paesi, data la terribile situazione che il loro Paese stava attraversando in quel momento.

La più grande emigrazione italiana verso l’Argentina e altri paesi latinoamericani si verificò tra il 1880 e il 1930, motivo per cui, nell’epoca attuale, i discendenti di quegli immigrati sono pronipoti e trisnipoti.

Nella stragrande maggioranza dei casi, come nel mio, essendo un trisnonno, questo non mi ha in alcun modo impedito di crescere con l’influenza della cultura e delle tradizioni italiane nella mia famiglia. Anche se non ho conosciuto personalmente il mio trisnonno, sono cresciuto circondato dai racconti di mia nonna, che mi raccontava ciò che suo padre, il mio bisnonno Alessandro Gregorio Molina, raccontava a lei, e ciò che suo padre, il mio nonno italiano Alessandro Molina, raccontava a suo figlio,  della bella Italia, del suo paese, della sua cultura, dei motivi per cui lasciarono il loro paese, della malinconia per la loro terra natale e del loro viaggio da emigranti in Argentin.

A casa mia, come in molte case argentine, la domenica mangiavamo la pasta che preparava mia nonna. Impastò la pasta fatta in casa e ci riunimmo come una famiglia, come da tradizione italiana, cosa che continuò anche nel mio caso. Pur essendo la quarta generazione che mi unisce al mio trisavolo, nonostante questo Decreto Legge sancisca la distanza generazionale dalle mie radici e da molti discendenti di bisnonni e trisnonni, Ciò non ha impedito in alcun modo la tradizione,  e il sentimento italiano sono sempre rimasti presenti nella mia famiglia.

iglesia de casteletto molina donde estaba la fe de baustismo de alessandro molinaSono cresciuto guardando film italiani, sognando di viaggiare in Italia per ammirare i suoi meravigliosi paesaggi e fantasticando di parlare italiano! Perché ho ascoltato la lingua e mi sono sentito profondamente identificato e connesso.

Nel corso degli anni ho avuto modo di visitare il piccolo paese dove e nato il mio trisnonno italiano ALESSANDRO MOLINA. Ho pianto e mi sono emozionata camminando per le sue strade, immaginando mio nonno italiano che viveva lì, immaginando come sarebbe stata la sua vita e cosa deve aver sofferto dovendo lasciare il suo paese e la sua famiglia.

Come molti altri discendenti, ho svolto un’indagine molto approfondita e lunga, che mi è costata molti sforzi, tempo e denaro, per cercare il certificato di nascita del mio trisnonno. Non sapevo esattamente quando fosse nato. E l’ho trovato nella chiesa del paese di CASTELETTO MOLINA, in provincia di Asti, nella regione Piemonte. La chiesa è piccola e bella. Quando sono arrivato, le campane hanno suonato e ho sentito dei brividi attraversarmi il corpo. Incontrai il prete e ottenni il certificato di nascita del mio trisnonno.

Nel mio caso, ho ottenuto la cittadinanza da mia madre, da mia nonna, dal mio bisnonno e da mio nonno italiano. Sono stato fortunato perché mia madre è nata nel 1948 e ho potuto procedere amministrativamente, ma quando ho deciso di fare tutte le ricerche per ottenere la mia documentazione, mia madre era morta e anche mia nonna, motivo per cui è stato un lavoro arduo e costoso che mi ha portato nel luogo e nella data in cui è nato mio nonno Alessandro.

Dopo un anno di ricerche ho scoperto che Alessandro è nato nel 1863, in un piccolo paese del Piemonte, con un castello che dà il nome al paese, “CASTELETTO”, e che il cognome del mio trisnonno e quello che mi ha permesso di essere italiano oggi è il nome del paese “MOLINA”, qualcosa che mi ha commosso profondamente e mi ha fatto sentire parte viva della storia di quel piccolo e bello paese.

Nel paese c’è anche una casa storica chiamata ANTICA CASA “THEA”, che è il cognome della mia trisnonna, anch’essa originaria di lì.

casteletto molina puebloAttualmente vivo in Toscana, in una piccolo borgo mediavale. Ho vissuto anche in Sicilia e mi piace vivere in Italia, parlare italiano e capire da dove vengo, capire perché sono così passionale, così coraggiosa, perché a volte parlo urlando e muovendo le mani. Ho capito chi sono e da dove vengo, e questo non ha prezzo.

Sono un avvocato laureato in Argentina e, in quanto professionista del diritto, comprendo tutti i difetti giuridici, la violazione dei diritti acquisiti e la suscettibilità all’incostituzionalità di questo decreto legge che pretende di limitare le generazioni e cancellare la nostra identità, ma al di là di tutti i fondamenti giuridici e legali che conosco e che vedo chiaramente in questo decreto legge, in questo momento parlo con il cuore, con la passione e i sentimenti che giustificano e argomentano ancora di più l’ingiustizia di questo decreto legge e manifestano la mia angoscia di discendente italiano, voglio unirmi ai sentimenti di tutti quei discendenti che solo per una questione di tempo non hanno potuto, come me, ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana, ma che sia legalmente che sentimentalmente sono italiani dalla nascita perché discendenti di italiani.

Ciò che voglio esprimere un po’ con la mia storia è la storia di milioni, sì MILIONI! Dei discendenti degli italiani nel mondo, della ricerca delle proprie origini, della fatica, del sentimento, dell’illusione e del sogno condiviso.

Non è vero che coloro tra noi che hanno una distanza generazionale dai propri antenati non abbiano un’eredità con l’Italia. Nella stragrande maggioranza dei casi è esattamente il contrario. Fa parte della nostra IDENTITÀ, del nostro passato, delle nostre origini. È il nostro sangue e fa parte di ciò che siamo.

Chi ha il diritto di affermare che, dopo la seconda generazione, i discendenti non si sentono italiani, non sono legati alla loro cultura, alla loro storia, al loro passato? Esiste qualche studio scientifico che suggerisce che il sangue da quella generazione in poi non scorre più nelle sue vene con lo stesso ritmo, oppure quell’identità trasmessa dai nostri antenati e dalle nostre origini scompare magicamente? Un pronipote o un pro-pronipote sono meno italiani di un nipote o di un figlio? Non ha forse il diritto di vedere riconosciute le sue origini e di avere la possibilità di tornare nella terra dei suoi antenati?

Noi argentini parliamo spesso come gli italiani, a gesti e urlando. Siamo appassionati e orientati alla famiglia. Amiamo la famiglia, i pranzi della domenica, la pasta fatta dalla nonna e sogniamo di visitare o vivere in Italia.

Per noi in Argentina, almeno dove sono nato, l’Italia era ed è la Madrepatria, è un sentimento che portiamo nel cuore da quando siamo nati.

E sebbene nascere italiani sia un concetto sancito dalla legge sulla cittadinanza italiana ius sanguinis, noi, al di là di quanto stabilisce la legge, ci sentiamo argentini per essere nati lì e italiani nel cuore per via del nostro sangue.

Immaginando cosa hanno dovuto passare i nostri antenati quando hanno lasciato il loro paese e la loro famiglia a causa della guerra, momenti in cui non avevano nemmeno da mangiare, hanno preso una barca con il minimo indispensabile, hanno abbandonato la loro famiglia e in molti casi senza mai più rivederla, sono partiti per una destinazione e un paese sconosciuti che non potevano nemmeno vedere in foto, non sapevano nemmeno dove avrebbero vissuto o cosa avrebbero fatto, sono stati un esempio di coraggio e audacia. Noi siamo i “figli”, e dico Figli perché su questo punto non c’è differenza generazionale. Siamo “figli” di immigrati e abbiamo il coraggio che abbiamo ereditato da loro, ed è questo che ci spinge a ricercare le nostre radici e che spinge molti di noi a tornare nei luoghi da cui sono partiti i nostri nonni, bisnonni e trisnonni.

Vogliamo in qualche modo onorare i loro sforzi, il loro coraggio, i loro progressi, senza dimenticare da dove veniamo e grazie a chi possiamo avere la possibilità di essere cittadini italiani.

Non ho mai dimenticato che grazie ad Alessandro Molina, che non ho mai incontrato, ho avuto la possibilità di vivere in Italia e di avere la cittadinanza italiana.

Vi prego, voi che potete influenzare politicamente, vi prego di non dimenticare che il mio Paese e gli altri Paesi in cui sono emigrati gli italiani sono stati quelli che un tempo hanno accolto questi coraggiosi emigranti, e di dare a coloro che vogliono tornare alle proprie radici l’opportunità di farlo.

Limitare le generazioni non cancellerà mai la nostra IDENTITÀ, né il sangue che scorre nelle nostre vene, ma se i diritti di milioni di discendenti di italiani venissero tolti, questo sarebbe qualcosa di cui i nostri antenati sicuramente si pentirebbero e che in loro onore non dovrebbe mai accadere.

 

MARIA CELESTE RAMIREZ, Argentina e Italiana!




Comitato delle Associazioni Venete dell’Argentina: modificare il decreto e i disegni di legge sulla cittadinanza

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cava associazioni venete in argentina immagine16Il Comitato delle Associazioni Venete dell’Argentina (CAVA) esprime una nota perplessità per il decreto legge n. 36/2025 adottato dal Consiglio dei Ministri che introduce importanti modifiche intervenendo su uno dei principi cardini della legislazione italiana, la cittadinanza. Nel comunicato si ricorda come il CAVA, riunisca “i circoli e le associazioni venete in Argentina, e rappresenti la comunità veneto argentina integrata da emigrati e discendenti di prima, seconda e terza generazione”, interessati da un decreto “che, tra altro, impedisce a un gran numero di essi, cittadini italiani, di trasmettere la cittadinanza ai propri figli nati o che nasceranno all’estero”. Per il CAVA La limitazione a solo due generazioni del diritto del riconoscimento di cittadinanza per i nati all’estero mette a rischio il futuro del legame delle comunità all’estero con l’Italia. “Il CAVA – continua la nota – non rinuncia a continuare a svolgere il suo compito: tramandare alle nuove generazioni la propria identità e rafforzare sempre di più i legami con il Veneto e l’Italia. Auspica, pertanto, che il Parlamento, in sede di conversione del Decreto e nel corso del trattamento dei Disegni di Legge annunciati dal Governo, inserisca delle correzioni”, al fine di realizzare una riforma all’istituto di cittadinanza che “salvaguardi il diritto dei nati all’estero ad essere riconosciuti, senza limiti di generazioni ciò che siamo: italiani!”. (Inform)




Firmato l’accordo tra la Camera di Commercio Italiana in Argentina e Promos Italia

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26ccieargLa Camera di Commercio Italiana nella Repubblica Argentina e Promos Italia, Agenzia italiana per l’internazionalizzazione delle imprese, hanno siglato nei giorni scorsi a Buenos Aires un accordo di collaborazione finalizzato a rafforzare la loro partnership decennale.
L’intesa si inserisce nel quadro del rilancio delle relazioni bilaterali tra Italia e Argentina e punta a sviluppare collaborazioni strategiche nei settori industriale, tecnologico e della formazione.
La firma dell’accordo è avvenuta alla presenza dell’ambasciatore italiano in Argentina, Fabrizio Lucentini, nel corso di un ricevimento organizzato in occasione della missione istituzionale della Regione Lombardia, guidata dal presidente Attilio Fontana.
Secondo Giovanni Rossi, direttore generale di Promos Italia, l’accordo sancisce e rilancia una cooperazione già consolidata, che nel tempo si è rivelata tra le più produttive. Rossi ha evidenziato, inoltre, come negli ultimi anni tale collaborazione abbia favorito risultati concreti, in particolare nel settore energetico, con la nascita di nuove opportunità imprenditoriali e accordi che hanno contribuito alla crescita del fatturato delle aziende coinvolte.
Anche Claudio Farabola, amministratore delegato della Camera di Commercio Italiana in Argentina, ha sottolineato l’importanza dell’intesa, spiegando che essa renderà la cooperazione ancora più strutturata, soprattutto alla luce della recente firma dell’accordo Ue-Mercosur, di cui l’Argentina rappresenta un’economia chiave. Farabola ha inoltre evidenziato il forte bisogno da parte del Paese sudamericano di tecnologie innovative per la valorizzazione delle sue risorse naturali, sottolineando il ruolo strategico che le imprese italiane potrebbero assumere in questo contesto. (aise)




Rosario: dal Comites riconoscimenti a due connazionali

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24rosarioIn occasione della visita a Rosario dell’Associazione Trevisani nel Mondo, la Commissione Pari Opportunità del Comites ha consegnato la scorsa settimana due riconoscimenti ad altrettanti connazionali, Elvira Silvana D’Alessandro e Gianni Ferro.
Alla cerimonia – svolta nella sede del Comites – hanno partecipato anche il vice segretario del CGIE Mariano Gazzola; il vicepresidente del Comites Marcelo Castello; il presidente del CAVA Hernán Fumaneri; e i dirigenti delle sezioni Rosario della Trevisani nel Mondo e dell’Associazione Nazionale Alpini.
A consegnare i riconoscimenti sono stati il Presidente del Comites, Lucas del Chierico, la Consigliera Maria Sparisci, il Console Generale Marco Bocchi e il Presidente di ATM Franco Conte.
Elvira Silvana D’Alessandro, nata a Giuliano Teatino, è arrivata in Argentina nel novembre del 1948, ancora bambina, insieme a tutta la famiglia. Con il marito Hugo Baratto, di famiglia trevisana, è sempre stata molto attiva nell’associazionismo veneto, facendo entrambi parte della Commissione Direttiva della Famiglia Veneta, e nel caso di Silvana anche del Coro Veneto.
Gianni Ferro, nato a Castelfranco Veneto (Treviso), è arrivato anche lui bambino con la sua famiglia in Argentina, nell’aprile del 1949. Suo padre è stato uno dei fondatori della sezione di Rosario della Trevisani nel mondo, mentre Gianni è stato un attivo membro della Commissione Direttiva della Famiglia Veneta, di cui è stato vicepresidente. Attualmente è uno degli animatori del Gruppo Rosario dell’Associazione nazionale Alpini. (aise) 




Omar Sivori, el pibe del tunnel

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sito hero sivori10 milioni di pesos. 190 milioni di lire. Tanto costò alla Juventus il cartellino di Omar Sivori, acquistato dal River Plate per strapparlo alla concorrenza dell’Inter. 10 milioi di pesos. Tanti soldi per una società, il River Plate, nata nel quartiere italiano della Boca di Buenos Aires, e diventata peri suoi tifosi la squadra dei “Milionarios”. Con i soldi ottenuti dalla cessione di Sivori, il club ampliò il suo stadio Monumental e si dedicò a coltivare nuovi talenti, dopo aver venduto all’Inter anche Antonio Valentin Angelillo e al Bologna Humberto Dionisio Maschio.

Si potrebbe riassumere in questo fatto di cronaca sportiva tutta l’importanza di un giocatore “italico” che ha lasciato anzitempo la vita terrena, dopo una breve quanto devastante malattia. Omar Sivori appartiene in effetti a una pagina dello sport che sembra molto lontana dai canoni delle nostre domeniche sportive. Lo chiamavano “Angelo dalla faccia sporca”, appellativo dato a tutto il trio d’attacco della nazionale Argentina (con Angelillo e Maschio) ma incollato a Sivori come un’etichetta doc. Perché lui era il vero genio e sregolatezza di un universo calcistico che amava fuggire dai ritiri per passare le notti nei bar, ma che sapeva farsi perdonare gli eccessi con giocate di rara bellezza. Con Omar Sivori si chiude un capitolo della storia del calcio nel quale la televisione contava poco e le cronache fotografiche ed evocative accendevano la fantasia dei tifosi.

8e5c08df1293f996a1a981322f166e3fDefinito da molti critici argentini più grande di Maradona, Omar Sivori venne paragonato al “gatto” per distinguerlo dalla “volpe” brasiliana José Altafini in un campionato italiano segnato da nomi illustri che avrebbero vestito anche l’azzurro della nazionale italiana. Pronipote di un italiano emigrante partito da Cava de Tirreni, Omar Sivori nacque nella città di San Nicolas nel 1935, a soli 17 anni, esordì nel massimo campionato argentino con la maglia bianco rossa del River Plate. Era il 1954 e in tre anni vinse tre campionati divenendo il leader della squadra. Irriverente, provocatore, imprevedibile, Sivori nel River non ebbe un ruolo preciso ma con Angelillo e Maschio venne trapiantato in nazionale e contribuì a vincere la Coppa America del 1957: i tre segnarono 20 delle 25 reti complessive dell’Argentina.

Acquistato nello stesso anno dalla Juve – che lo strappò all’Inter – Sivori entrò a far parte di un altro attacco da leggenda: in bianconero si affiancò a Giampiero Boniperti e a Hohn Charles, un trio indissolubile, in campo e fuori. In otto anni trascorsi a Torino, Sivori conquistò tre campionati e due Coppe Italia.

101531725 4a30c89d ee55 4515 9515 de5ffe43598fConsacrato Pallone d’Oro nel 1961 (secondo giocatore argentino a vincere il prestigioso riconoscimento dopo Alfredo Di Stefano, leggenda del Real Madrid) divenne il “re del tunnel” ma non trovò altrettanta fortuna nelle competizioni europee. Leggendaria però è rimasta la sua prestazione nella triplice sfida con il grande Real, nei quarti di finale della Coppa Campioni del 1961-62. Sua fu la rete dello storico successo juventino a Madrid il 21 febbraio del 1962, sua anche la rete nella “bella” disputata a Parigi, nonostante l’eliminazione dalla competizione; suoi soprattutto i funambolici numeri contro avversari in costante affanno e costretti al fallo. Ma non era tipo da farsi soggiogare, Omar, dai calci e dalle botte. Anzi. Il clima di battaglia lo esaltava e il suo carattere era tutto in quei “calzettoni sempre abbassati” a dimostrare di non temere scontri. In 11 anni di carriera italiana collezionò (oltre alle 146 reti in 278 presenze) 33 giornate di squalifica per il suo carattere “caliente”. Ma conquistò anche il cuore di tutti gli italiani.

Nel 1966, dopo una lunga squalifica, si trasferì al Napoli, nel quale fece coppia con l’oriundo brasiliano Josè Altafini. “Siamo stati acquistati tutti e due dal Napoli – ricorderà Altafini, oggi commentatore sportivo -, che era stato appena promosso in Serie A. Entrambi eravamo reduci da una stagione difficile, io al Milan e lui alla Juventus. Decidemmo allora di fare un patto d’onore per riscattarci e per evitare che la squadra retrocedesse, obiettivo che a fine stagione riuscimmo a centrare”.

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Il caloroso pubblico partenopeo tributò a Sivori un vero e proprio trionfo, eleggendolo a proprio idolo e aiutandolo a chiudere in bellezza una carriera straordinaria, che si tinse anche dei colori della Nazionale. Entrato nel team azzurro grazie a un complicato puzzle genealogico che gli valse la doppia cittadinanza , il talento argentino segnò nove reti ma non poté bissare i successi conquistati con l’Argentina e non riuscì a elevare le quotazioni di una nazionale in debito di credibilità.

“Nel 1958 – ricorderà a tal proposito Angelillo – io, Sivori e Maschio non potemmo partecipare ai Campionati Mondiali perchè chi giocava all’estero non veniva più convocato dalla Nazionale del nostro Paese. In quel contesto l’Italia ci ha voluti nella Nazionale maggiore fino alla partecipazione ai Mondiali del 1962. Indossare la maglia italiana è stato per noi un onore”.

Tornato in Argentina, Sivori iniziò la carriera di allenatore dal River Plate. Rosario Central, Estudiantes, Racing Club Avellaneda e e Velez Sarsfield, furono le tappe della sua carriera da allenatore fino a diventare commissario tecnico della Nazionale argentina ai Mondiali tedeschi del 1974.

Un amore profondo legò Sivori a San Nicolas e al calcio, fino all’ultimo. Nelle sue ultime disposizioni, Omar ha infatti chiesto ai club di non osservare un minuto di silenzio.

“Il calcio è una festa e deve rimanere tale ! ” .

Era la sua convinzione, fino all’ultimo respiro.

 




Argentina. A La Plata sesta edizione del Festival della Gastronomia Italiana

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corridoio produttivo turistico culturale italia argentina a la plata sesta edizione del festival della gastronomia italiana immagine17Sabato 5 e domenica 6 aprile, dalle 12:00 alle 23:00, il Parque Alberti  di La Plata  (25 y 38) sarà lo scenario di una nuova edizione del Festival della Gastronomia Italiana. Con ingresso libero e gratuito, l’evento riunirà il meglio della cucina italiana nella capitale della provincia di Buenos Aires, offrendo un’opportunità unica per godere in famiglia dei suoi sapori tradizionali. Organizzato dall’Agenzia di Coordinamento Territoriale Italia Argentina, con il sostegno del comune di La Plata e di altre entità aderenti al Corridoio Produttivo Turistico Culturale Italia Argentina, il festival presenterà spettacoli dal vivo, cucina aperta, musica e danze tipiche. Saranno inoltre disponibili giochi e gonfiabili per i più piccoli. Imprenditori e aziende gastronomiche, insieme a chef professionisti e appassionati della cucina italiana, avranno il loro spazio in stand, food truck e food market, dove esporranno e venderanno i loro prodotti.

Inoltre, l’evento sarà una vetrina per le iniziative del Corridoio Produttivo, come il Turismo in Italia, il Turismo delle Radici e il Ponte della Moda Italia-Argentina, oltre ad altre attività che promuovono il legame tra i due Paesi attraverso la produzione, il turismo e la cultura. Rafforza anche la continuità dello sviluppo di un ponte non gastronomico Italia-Argentina. Durante le due giornate, i partecipanti potranno godere di estrazioni a premi, spettacoli musicali con i vincitori del Festival della Musica Italiana e artisti ospiti, oltre a balli tipici che contribuiranno a creare un’atmosfera festosa e familiare.

L’iniziativa è patrocinata dall’Accademia della Gastronomia Italiana (Perugia), dall’Accademia “A Tavola con lo Chef” (Roma), da Idimed – Istituto per la Promozione e la Valorizzazione della Dieta Mediterranea (Catanzaro-Sicilia), oltre che da altre istituzioni ed enti legati al Corridoio Produttivo Turistico Culturale Italia-Argentina. Ha inoltre il sostegno di Puglia Promozione, della Regione Puglia, il cofinanziamento dell’Unione Europea e il patrocinio della Banca Provincia di Buenos Aires. Inoltre, nell’ambito del riconoscimento di La Plata come capitale dell’emigrante italiano, l’evento è stato dichiarato di interesse municipale dal Consiglio Comunale della città. Per chi desidera ottenere maggiori informazioni o partecipare all’evento, è possibile contattare l’area produzione all’indirizzo email: produccion@corredorproductivo.net  (Inform)