In missione dove? La senatrice La Marca e il grande tradimento agli italiani all’estero

francesca la marca daticamera 20131

francesca la marca daticamera 20131Mentre il Senato approvava il famigerato Decreto Tajani sulla cittadinanza – un provvedimento che taglia diritti storici agli italiani nel mondo – solo uno dei tre senatori del Partito Democratico eletti all’estero ha avuto il coraggio di votare contro.

E gli altri due? La senatrice Francesca La Marca era “in missione”, ci dicono. Ma in missione dove, senatrice? Che impegno può mai essere più urgente del difendere i diritti fondamentali di quegli italiani all’estero che l’hanno eletta?

Di Crisanti nessuna traccia. Italia Viva? Solo tre voti contrari. Movimento 5 Stelle? Appena 16 su 26.

Una valanga di assenze strategiche, che hanno permesso a un decreto restrittivo e discriminatorio di passare con appena 81 voti favorevoli, in un’aula semivuota. Il provvedimento non è passato per merito della maggioranza, ma grazie all’assenza complice di chi avrebbe potuto fermarlo e ha preferito scomparire.

E mentre chi doveva esserci non c’era, il MAIE ha fatto il suo dovere. Presente, coerente, coraggioso. Ha votato contro, ha difeso gli italiani all’estero, ha portato avanti una battaglia vera. Senza sottrarsi, senza scuse, senza “missioni” improvvise.

Ora i soliti noti si affretteranno a giustificarsi, a parlare di “altre priorità”. Ma nessuno ci toglie dalla testa il sospetto che questa “missione” fosse più comoda del prendersi le proprie responsabilità davanti agli elettori.

Gli italiani all’estero meritano rispetto, non silenzi. E soprattutto, meritano rappresentanti presenti. Non fantasmi in missione.




La Casa Bianca sta pensando di fare un reality show per immigrati: in palio la cittadinanza americana

bandiera usa stati uniti

bandiera usa stati uniti“Chi Vuol Essere Cittadino?”. E’ l’ultima idea – abbastanza indecente – dell’amministrazione americana. Un reality show a stelle e strisce per mettere in competizione gli immigrati a colpi di quiz patriottici e prove di civismo per guadagnarsi il diritto alla cittadinanza degli Stati Uniti. Un Grande Fratello con in palio il diritto a esistere legalmente nel Paese.

A confermare l’interesse è stata la portavoce del Dipartimento per la Sicurezza Interna, Tricia McLaughlin, che con tono fiero ha parlato di “celebrazione dell’essere americani”. L’ideatore, Rob Worsoff, ci tiene a sottolineare che nessuno verrà penalizzato se perde. Nessuna deportazione in diretta, per ora. “Conosceremo le loro storie,” dice lui, “li celebreremo come esseri umani”. Il Dipartimento, intanto, ci tiene a ribadire che valuterà “proposte originali”.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Italiani nel mondo, diritti a rischio: il MAIE si oppone al Decreto sulla cittadinanza

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ricardo merlo viceministro de relaciones 1024x504Con 81 voti favorevoli e 37 contrari, l’Aula del Senato ha approvato il decreto legge che modifica le norme sulla cittadinanza italiana. Il provvedimento, ora atteso alla Camera per la conversione in legge entro il 27 maggio, ha già sollevato forti polemiche tra gli italiani all’estero e chi li rappresenta in Parlamento.
Il decreto, articolato in quattro punti, introduce importanti cambiamenti: una preclusione all’acquisto automatico della cittadinanza per i nati all’estero con altra cittadinanza, salvo specifiche eccezioni. Le nuove norme intervengono inoltre sulle prove nelle controversie e aprono alla possibilità di lavoro subordinato fuori quota per discendenti di cittadini italiani e con cittadinanza in Paesi a forte emigrazione italiana.
A opporsi con decisione è stato il MAIE – Movimento Associativo Italiani all’Estero, che ha votato contro il decreto, pur facendo parte della maggioranza parlamentare. Il senatore Mario Borghese, intervenendo in aula, ha criticato sia il contenuto del testo che l’uso dello strumento del decreto legge per intervenire su una materia così delicata e identitaria. Le altre componenti del gruppo Cd’I-Udc-Nm-Maie-Cp hanno invece votato a favore.
Il presidente del MAIE, Ricardo Merlo, ha affidato a una nota il suo commento, duro e appassionato:
«Al Senato, il senatore Mario Borghese è intervenuto con forza contro il decreto Tajani, che vuole limitare la cittadinanza ai discendenti degli italiani all’estero. La sinistra era quasi del tutto assente. Solo grazie alla presenza del MAIE nelle Commissioni alcuni emendamenti sono stati approvati, mentre altri – ancora più restrittivi – sono stati ritirati.
La nostra battaglia per difendere i diritti della comunità italiana nel mondo non si fermerà. Non abbandoneremo il campo, perché sappiamo che le uniche battaglie perse sono quelle che si lasciano a metà. E noi del MAIE siamo presenti.»
Il dibattito sulla cittadinanza è appena cominciato, ma le parole di Merlo sono un segnale chiaro: gli italiani nel mondo non vogliono essere considerati cittadini di “serie B”. Il rischio è che, in nome di un presunto rigore amministrativo, venga compromesso il legame storico, culturale e affettivo tra l’Italia e milioni di suoi discendenti sparsi nel mondo.




Il MAIE vota contro il decreto Tajani sulla cittadinanza, Borghese: “Punisce gli italiani nel mondo”

borghese aula1

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Mario Borghese, senatore e vicepresidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero, durante le dichiarazioni di voto sul decreto legge che modifica la legge sulla cittadinanza, ovvero il famigerato decreto Tajani, ha annunciato il voto contrario del MAIE spiegandone dettagliatamente le motivazioni. Questo il testo completo del suo intervento:

“All’inizio del mio intervento devo ringraziare vivamente la Presidente del Gruppo a cui appartengo in rappresentanza del Movimento Associativo per gli Italiani all’Estero (MAIE), Michaela Biancofiore, e gli altri colleghi del Gruppo per avermi consentito con generosità di svolgere la dichiarazione di voto su questo decreto-legge, pur non condividendo il contenuto del provvedimento.

Annuncio sin d’ora che, diversamente dagli altri colleghi del Gruppo che voteranno a favore del decreto-legge, nel rispetto dell’appartenenza alla maggioranza di Governo, il mio voto sarà contrario.

Vengo ora alle motivazioni che mi spingono a questa decisione, che sono motivazioni sia di forma, per la scelta del Governo di approvare una riforma della cittadinanza con un decreto-legge, che di sostanza, per il contenuto del provvedimento.

La materia della cittadinanza è, per sua natura, molto complessa: prevede una casistica molto ampia di situazioni specifiche e diverse tra loro, trattandosi di una tematica che impatta direttamente sulla vita delle persone, a maggior ragione sugli italiani che vivono all’estero, su quegli italiani che non hanno mai dimenticato le loro origini e che anzi hanno operato e operano lontano dalla Patria per continuare a tenerle vive, su quei cittadini che sono legati alle tradizioni italiane e che hanno vincoli affettivi nella loro terra di origine.

Il tema della cittadinanza, che ha connotazioni storiche, giuridiche, culturali, civiche e sociali così fondamentali per ciascuno di noi, non andava modificato con un provvedimento di urgenza qual è un decreto-legge, peraltro approvato di soppiatto senza alcuna interlocuzione, con una modalità che si riscontra solitamente in casi eccezionali quali terremoti, alluvioni o altre catastrofi naturali. Bisognava piuttosto procedere con una legge ordinaria o con una legge delega, che consentono approfondimenti e tempi di esame più ampi e adeguati, per elaborare modifiche condivise e accettabili per tutti. Spero non sia sfuggito ai colleghi che invece si è scelta la strada del decreto che è stato approvato, guarda caso, dal Consiglio dei ministri il 28 marzo scorso e pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo stesso giorno, entrando in vigore il giorno successivo, ovvero il 29 marzo: una fretta mai registrata per un provvedimento di questa natura.

Ora vengo ai contenuti e alla sostanza del decreto. Per giustificare l’urgenza, gli uffici della Farnesina hanno prodotto una relazione che non corrisponde alla realtà dei fatti, che trovo incomprensibile. Con riferimento agli italiani all’estero, è stato affermato che la possibile assenza dei vincoli affettivi con la Repubblica in capo a un crescente numero di cittadini che richiedono il rilascio della cittadinanza italiana, che potrebbe raggiungere una consistenza pari o superiore alla popolazione residente nel territorio nazionale, costituisce un fattore di rischio serio e attuale per la sicurezza nazionale. Ossia, per essere chiari, ci sarebbero circa 60 milioni di italiani all’estero che richiedono tutti insieme la cittadinanza italiana, circostanza che è destituita di fondamento e verità nelle dimensioni rappresentate.

Se si va a leggere il testo del decreto approvato dal Governo, non si colgono infatti gli elementi del rischio cui si vorrebbe porre riparo, forse per la semplice ragione che i rischi medesimi non si riscontrano nella misura denunciata. Probabilmente e più realisticamente, il Governo voleva mettere uno stop agli abusi che si registrano nella notevole richiesta di cittadinanza – e tutti siamo d’accordo – in alcuni Stati del mondo ben individuati.

Voglio essere chiaro: anch’io e tutta la componente del Movimento Associativo Italiani all’Estero (MAIE) del Gruppo vogliamo combattere gli abusi senza alcun dubbio o remora, ma il punto assoluto di disaccordo sta nel fatto che il decreto, intervenendo con misure contro gli abusi, colpisce in modo pesante e discriminatorio anche i diritti di chi chiede la cittadinanza sulla base della legge del 1992 e questo è decisamente inaccettabile.

Nel testo approvato dal Governo, per fortuna poi parzialmente modificato in Commissione, grazie all’impegno di altri colleghi di maggioranza, anche di colleghi di opposizione che ringrazio molto, si sarebbe impedito ai cittadini italiani non nati in Italia di trasmettere la cittadinanza ai figli e ai nipoti. Insomma, si creava una discriminazione tra i cittadini nati in Patria e quelli nati all’estero che pur sempre cittadini sono. Si determinava così una violazione dello ius sanguinis su cui in Italia si fonda l’acquisto automatico della cittadinanza a favore di una sorta di ius soli riveduta e corretta che non esiste nella nostra legislazione.

Per fortuna, come dicevo, dopo un lungo confronto in Commissione, di cui ringrazio in primo luogo il presidente Alberto Balboni e anche tutti i colleghi della maggioranza, molto sensibili alla materia, si sono fatti passi in avanti importanti ma che sono, a mio parere, necessari ma non sufficienti. Permangono ancora discriminazioni che andranno eliminate prestissimo, mi auguro, con una legge organica sulla cittadinanza che il Governo si è impegnato presentare a breve.

Per farmi capire da tutti e da chi ci ascolta da casa, in particolare dai concittadini che vivono all’estero e che mi stanno particolarmente a cuore, farei un esempio per spiegare gli effetti concreti del decreto che volete approvare.

Un cittadino italiano, per trasmettere la cittadinanza al figlio non potrà intanto avere un’altra cittadinanza, ad esempio quella italiana e quella svizzera. Tale divieto è già di per sé incomprensibile, visto che l’Italia ha sempre consentito il possesso della doppia cittadinanza. D’ora in poi potrà avere solo quella italiana e, in questo caso, potrà trasmettere la cittadinanza solo al figlio o ai figli nati entro la mezzanotte del 27 marzo 2025; gli altri eventuali figli nati dopo questa data avranno anch’essi la cittadinanza italiana, ma non potranno più trasmetterla a loro volta. Si blocca inspiegabilmente la catena di trasmissione. Si è creata così una cittadinanza di serie a e una di serie b, ciò all’interno della stessa famiglia, in palese contrasto con i basilari principi sanciti dalla Costituzione italiana e in violazione dello ius sanguinis vigente.

Per farvi capire, due fratelli, figli degli stessi genitori, non avranno gli stessi diritti. Inoltre, sorprende che con questo decreto venga di fatto misconosciuta da un Governo di centrodestra la battaglia per gli italiani all’estero combattuta con forza e successo nei primi anni Duemila dall’onorevole ed ex ministro Tremaglia, padre della legge che ha consentito agli italiani che vivono nel mondo di eleggere i propri parlamentari.

Qua mi voglio fermare e desidero approfittare di questa occasione per confermare gratitudine a Tremaglia e alla sua famiglia politica per la loro storica battaglia. Anche io sono in quest’Aula grazie a voi e alla visione di Tremaglia.

Nel votare contro questo decreto sulla cittadinanza auspico, quindi, che nell’immediato futuro si possa rivedere il provvedimento che giudico negativamente.

Continuerò a battermi nel Senato in questa direzione e lo farà anche il MAIE, il movimento politico che qui rappresento, il quale ha nel suo dna la tutela degli italiani all’estero.

In conclusione, ribadisco a nome del MAIE il voto contrario, mentre gli altri colleghi del Gruppo (Civici d’Italia-UDC-Noi Moderati-Coraggio Italia-Centro Popolare) voteranno a favore”.

 




Cittadinanza: grazie al MAIE e al lavoro del Sen. Borghese sventato l’ennesimo attacco agli italiani all’estero

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borghese ufficio1Grazie al Movimento Associativo Italiani all’Estero, e all’importantissimo lavoro portato avanti in Parlamento dal Senatore MAIE Mario Borghese, i cittadini italiani maggiori di 18 anni non dovranno presentare il B1. Sventato, dunque, grazie al Movimento fondato e presieduto da Ricardo Merlo, l’ennesimo attacco agli italiani all’estero.

Grazie all’impegno massiccio del MAIE, infatti, le commissioni Bilancio e Affari costituzionali hanno respinto l’idea di mettere a serio rischio il possesso della cittadinanza italiana per tutti gli italiani che vivono all’estero. Un emendamento prevedeva, infatti, che, se entro tre anni
dall’approvazione della legge di conversione del decreto-legge in corso di esame, i cittadini italiani residenti all’estero – esclusi gli ultra settantenni e i disabili – non avessero presentato un attestato B1 sulla conoscenza della lingua italiana, avrebbero perso la cittadinanza.

“Una misura inaccettabile e inspiegabile”, ha dichiarato il Sen. Borghese, che poi ha aggiunto: “Per fortuna, la maggioranza ha ascoltato la nostra ferma e decisa protesta. In Aula, al momento dell’esame, spiegheremo in modo compiuto la nostra posizione sul decreto-legge del 28 marzo”, ha annunciato in conclusione.

italiachiamaitalia.it




Riacquisto cittadinanza: non è ancora legge, ma ora c’è una vera possibilità

cittadinanza italiana

cittadinanza italianaRiceviamo e pubblichiamo.

In questi giorni stiamo assistendo a una sorta di “gara” tra chi tenta di attribuirsi il merito dell’importante passo avanti sul tema del riacquisto della cittadinanza italiana da parte di chi l’ha persa a seguito di naturalizzazione in un altro Paese. Alcuni si sono spinti fino ad annunciare l’approvazione dell’emendamento governativo, notizia poi smentita da esponenti del loro stesso partito.

È bene chiarire che l’iter parlamentare è ancora in corso: il voto sull’emendamento è previsto per martedì 13 maggio al Senato. Lo ha confermato il senatore Roberto Menia, impegnato da tempo con serietà e competenza su questo dossier. A lui va il nostro sincero ringraziamento, così come al Ministro degli Esteri Antonio Tajani, che – nel pieno rispetto dei rispettivi ruoli istituzionali – sta contribuendo in modo determinante a correggere una profonda ingiustizia che ha colpito migliaia di italiani nel mondo.

L’emendamento proposto dal governo prevede la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana dal 1° luglio 2025 al 31 dicembre 2027. La procedura sarà semplice: basterà una dichiarazione di volontà resa presso un ufficio consolare, senza obbligo di trasferirsi in Italia. Un cambiamento atteso da decenni.

Va riconosciuto con onestà che, fin dal 2006, numerosi parlamentari eletti all’estero hanno presentato proposte su questo tema, purtroppo senza mai giungere a una norma definitiva.

I risultati migliori, però, nascono sempre da un lavoro di squadra, costruito nel tempo grazie al contributo di tante voci e sensibilità diverse. Oggi, grazie a questo impegno condiviso e determinato, si intravede finalmente una soluzione concreta.

Auspichiamo con convinzione che il provvedimento venga approvato definitivamente, restituendo così a tanti connazionali un diritto negato e un legame pieno con le proprie origini.

Coordinatori Forza Italia all’estero




Odoguardi (MAIE): “La Marca (Pd) vende fumo mentre lo ius sanguinis è in pericolo”

odoguardi mic logo

odoguardi mic logoTroviamo ridicole e persino controproducenti, per gli italiani all’estero e i loro discendenti, le dichiarazioni della Senatrice Pd Francesca La Marca, che in una sua recente nota ha voluto comunicare con un entusiasmo del tutto imbarazzante il fatto che il Governo abbia presentato un emendamento sul Riacquisto della Cittadinanza per chi l’ha persa, ovvero una misura che interessa – forse – una minima parte dei connazionali residenti all’estero.

La Marca, invece di occuparsi del decreto che punta a limitare fortemente la cittadinanza ius sanguinis e che uccide il futuro dell’italianità all’estero, si dice soddisfatta perché l’esecutivo ha presentato un emendamento sul Riacquisto della Cittadinanza.

Cioè, mentre si sta cercando di sterminare lo ius sanguinis, con tutto ciò che ne consegue, lei sarebbe pronta a brindare a champagne per una misura, un contentino, che riguarda di fatto pochissime persone.

Ma come si può essere così insensibili di fronte a ciò che sta accadendo, dopo l’approvazione del cosiddetto pacchetto cittadinanza? Non dimentichiamo, inoltre, che La Marca in passato si è detta d’accordo nel limitare lo ius sanguinis a due generazioni… Ancora: dove sono i leader della sinistra? Perché Elly Schlein non proferisce parola? Dov’è Giuseppe Conte? Nulla, silenzio assoluto.

Nella zona del Centro America e dei Caraibi le dichiarazioni della senatrice hanno suscitato sgomento e allo stesso tempo ilarità, ma anche negli USA e in Canada tanti italiani nel mondo con cui siamo quotidianamente in contatto sono rimasti a dir poco perplessi, non sapendo – di fronte a tale uscita – se ridere o piangere. Sembra infatti uno scherzo, purtroppo è tutto vero.

L’auspicio da parte nostra è che La Marca possa dimostrare presto di volersi unire alla battaglia, che come MAIE stiamo portando avanti con coraggio e determinazione, tesa ad annullare o quanto meno a modificare in meglio il decreto che nelle ultime settimane ha causato un enorme caos tra le comunità italiane nel mondo. Sarà in grado di farlo? Nonostante i forti dubbi che nutriamo in proposito, ci auguriamo di sì.

Vincenzo Odouardi, Vicepresidente MAIE – Movimento Associativo Italiani all’Estero




Il riacquisto della cittadinanza non può oscurare le restrizioni allo ius sanguinis

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ius sanguinis que es como funciona 1 1024x646In questi giorni di accesa discussione sul futuro della cittadinanza italiana all’estero, stupisce la scelta della senatrice La Marca di dare enfasi a provvedimenti che appaiono secondari rispetto ai reali rischi che le comunità italiane stanno affrontando.

È il caso dell’emendamento governativo sul riacquisto della cittadinanza da parte di chi l’ha persa: una misura certamente utile per alcuni, ma che riguarda una platea molto limitata di cittadini. L’entusiasmo con cui la senatrice ha accolto questa iniziativa rischia di apparire fuori luogo, se rapportato alla gravità del quadro complessivo.

In parallelo, infatti, sta prendendo forma – con l’approvazione del cosiddetto “pacchetto cittadinanza” – un progetto normativo che punta a restringere drasticamente il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis, colpendo direttamente milioni di discendenti di italiani residenti all’estero e minando il legame storico tra l’Italia e le sue comunità nel mondo.

Nelle Americhe, sia nei Caraibi e Centro America, sia negli Stati Uniti e in Canada, moltissimi connazionali hanno espresso incredulità e preoccupazione. In tanti si chiedono come si possa accettare senza reazione un simile arretramento, e come la senatrice La Marca possa invece celebrare un provvedimento parziale come se fosse una conquista epocale.

Chi rappresenta gli italiani all’estero ha il dovere di ascoltare le istanze più sentite e urgenti delle comunità. Per questo auspichiamo che da parte del Parlamento venga presto un segnale chiaro: l’impegno per difendere il diritto alla cittadinanza iure sanguinis non può essere sacrificato in nome di misure simboliche o di compromessi al ribasso.

Il MAIE continuerà a battersi con determinazione per modificare il decreto in senso favorevole alle nostre comunità. E ci auguriamo che tutte le forze politiche vogliano unirsi a questa battaglia di dignità e di giustizia.




Riacquisto cittadinanza, non è ancora legge ma ora c’è una vera possibilità

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60b645bc79a85e908e08f0f169fd8ecf lRiceviamo  e pubblichiamo.

In questi giorni si leggono dichiarazioni che attribuiscono al Partito Democratico il merito dell’attuale avanzamento sulla questione del riacquisto della cittadinanza italiana per chi l’ha persa a seguito della naturalizzazione in un altro Paese.
In sostanza, si tenta di rivendicare un successo che, in realtà, deve ancora concretizzarsi.

Come spesso accade, la realtà è più articolata. I risultati più significativi nascono dal lavoro di squadra, costruito nel tempo grazie al contributo di tante voci e sensibilità diverse.

Con onestà intellettuale, va riconosciuto che da quando esiste la rappresentanza degli italiani all’estero – dal 2006 – tutti gli eletti, in ogni legislatura, hanno presentato proposte per riaprire i termini per il riacquisto della cittadinanza.
Tuttavia, nessuna di queste ha mai portato a un risultato concreto.

È giusto ricordare che il PD ha guidato o partecipato a quasi tutti i governi dal 2013 al 2022, ricoprendo ruoli di primo piano e avendo più volte l’occasione di intervenire su questo tema così importante per le comunità italiane all’estero.
Eppure, nonostante i tanti dibattiti e le proposte depositate, la norma sul riacquisto della cittadinanza non ha mai visto la luce.

La differenza, oggi, è che finalmente questa proposta ha trovato un riscontro concreto.
Il Governo ha presentato un emendamento che prevede la riapertura dei termini dal 1° luglio 2025 al 31 dicembre 2027, consentendo il riacquisto della cittadinanza attraverso una semplice dichiarazione di volontà resa presso un ufficio consolare, senza doversi trasferire in Italia.

Un passo avanti importante, atteso da migliaia di cittadini italiani nel mondo.
Questo risultato è stato possibile grazie all’impegno del Ministro degli Esteri Antonio Tajani e alla sensibilità dimostrata dall’attuale maggioranza nei confronti delle nostre comunità all’estero.

Naturalmente, è giusto mantenere la dovuta cautela: l’iter parlamentare è ancora in corso. Oggi, finalmente, si intravede una concreta possibilità di riconoscere un diritto atteso da anni. Auspichiamo con convinzione che il provvedimento venga approvato, restituendo a tanti connazionali la piena appartenenza alla loro terra d’origine.

Coordinatori Forza Italia all’estero




Il MAIE Nord, Centro, Caraibi e Sud America consegna la lettera contro il Decreto 36/2025

mobilitazione maie decreto36

mobilitazione maie decreto36

Dal Canada all’Argentina, passando per il Messico, i Caraibi e l’America Centrale, il MAIE ha portato a termine una mobilitazione corale, compatta e determinata.

La consegna della lettera indirizzata al Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani è avvenuta in decine di sedi diplomatiche italiane in tutto il continente americano, grazie all’impegno diretto e coordinato dei rappresentanti MAIE nei rispettivi Paesi.

Un messaggio chiaro, consegnato ovunque

Un atto collettivo, sincronizzato e simbolico.

Un messaggio forte, recapitato fisicamente alle istituzioni italiane attraverso l’azione simultanea di coordinatori, rappresentanti e volontari del MAIE.

La lettera — firmata dal Senatore Mario Borghese, dal Senatore Ricardo Merlo e dal Commendatore Vincenzo Odoguardi — chiede con fermezza il ritiro immediato del Decreto Legge 36/2025, che nega la trasmissione della cittadinanza italiana oltre la seconda generazione, minacciando i diritti di milioni di italiani all’estero.

Paesi coinvolti nella mobilitazione

Nel Nord, Centro e Sud America, la lettera è stata fisicamente consegnata nelle seguenti città:

✅ Messico – Giovanni Buzzurro Antonio Mariniello
✅ Costa Rica – Giancarlo Parisi
✅ Panamá – Gaetano Sciacqua
✅ Chicago (USA) – Pat Capriati
✅ Houston (USA) – Francesco Rallo
✅ New Jersey (USA) – Matteo Provaskin
✅ New York (USA) – Quintino Cianfaglione
✅ Miami (USA) – Dennis Casco
✅ Toronto (Canada) – Francesco Sanci e Luigi Demartino
✅ Montreal (Canada) – Jorge Gallo
✅ Repubblica Dominicana – Massimiliano Atrigna e Tullio Marino
✅ Guatemala – Sebastian Marcucci
✅ Los Angeles (USA) – Nicolò Gobbi
✅ Argentina – Coordinatori MAIE con folta partecipazione davanti all’ambasciata
✅ Uruguay, Brasile, Paraguay, Cile, Bolivia, Venezuela, Perù – Consegne parallele

In molti casi, la lettera è stata consegnata direttamente nelle sedi diplomatiche: a Chicago, il coordinatore Pat Capriati ha avuto un lungo e costruttivo dialogo con il Console Generale; in Messico, la consegna è avvenuta personalmente all’Ambasciatore d’Italia, dando particolare rilievo istituzionale al gesto.

Il contenuto della lettera: identità, memoria, dignità

La lettera denuncia con chiarezza che il Decreto 36/2025 rappresenta:

Un attacco alla trasmissione dell’identità culturale e giuridica alle nuove generazioni

Una frattura nel principio di unità tra italiani dentro e fuori dai confini nazionali

Una visione discriminatoria che crea italiani “di serie A e serie B”

Il MAIE non chiede: esige:

Il ritiro immediato del decreto

Un dialogo aperto e trasparente con le comunità italiane all’estero

Il riconoscimento pieno e incondizionato dei diritti dei cittadini italiani nel mondo

“Un popolo che dimentica non ha futuro.”

Noi non dimentichiamo. Noi lottiamo.

Se ignorati, la mobilitazione continuerà

Questa azione congiunta nelle Americhe è solo il primo passo. Se le istanze delle comunità italiane all’estero continueranno a essere ignorate, il MAIE non resterà fermo: la mobilitazione si intensificherà, si allargherà e si rafforzerà.

La cittadinanza italiana non è una concessione: è un diritto.

E chi vive lontano dall’Italia, ma porta l’Italia nel cuore ogni giornonon può essere escluso dal futuro del Paese.

Missione compiuta. Ora, attendiamo risposte.