Il Movimento CIDL in piazza a Roma contro il nuovo Decreto sulla cittadinanza

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manifestacion roma foto 1Sabato scorso 3 maggio si è tenuta a Roma, in piazza del Campidoglio, una manifestazione per protestare pacificamente contro il decreto-legge 36/2025 che, con provvedimento di necessità e urgenza, ha cancellato i diritti di sangue di milioni di discendenti italiani in tutto il mondo.

Il movimento CIDL (Comitato Italo Dissententi contro il Decreto di Legge), nato per generare azioni concrete e sensibilizzare sulle conseguenze generate da questo decreto legge, ha organizzato questa marcia e protesta pacifica, riunendo tutti quei discendenti che vogliono difendere i propri diritti già acquisiti prima della promulgazione di questo decreto legge.

Erano presenti all’evento anche Antonio Iachini, coordinatore del MAIE, il rappresentante del PD di Fabio Porta, e Luigi Scaglione, membro del comitato esecutivo del CIM.

Nella manifestazione erano presenti diversi striscioni con messaggi di discendenti come “L’Argentina e stata casa per gli italiani in fuga della miseria”, “Nostri Trisnonni, Bisnonni e Nonni hanno construito l’Argentina oggi chiedamo rispetto e riconoscimiento”, “Una penna non può cancellare il sangue”, “La burocrazia uccide l’identità”, “Siamo italiani: Meritamo rispeto e riconoscimento”, “L’italia scorre nelle nostre vene”, “Non siamo turisti della cittadinanza, italiani per sangue, storia e diritto di nascita”.

manifestacion roma foto 4In un atto simbolico ma assolutamente rappresentativo, i discendenti hanno gettato vernice nera su una gigantesca immagine di foto di immigrati italiani, di antenati che fanno parte della loro identità e della loro storia, mostrando così come questo decreto avrebbe cancellato e annullato quella storia, disonorando il coraggio e i sacrifici di quegli immigrati che hanno portato le loro tradizioni e il loro sangue italiano oltre la loro patria, formando e creando le famiglie che ora rivendicano i loro diritti.

È importante ricordare che il numero potenziale di discendenti italiani nel mondo sarebbe compreso tra 60 e 80 milioni; in Argentina, circa il 60-70% degli argentini, non meno di circa 30 milioni, ha sangue italiano e facciamo parte della storia e della tradizione italiana. Siamo cresciuti con questo valore culturale nelle nostre famiglie.

I discendenti degli immigrati italiani, con lo stesso coraggio e la stessa audacia ereditati dai loro antenati, hanno combattuto pacificamente ma emotivamente in questa manifestazione per i loro diritti di sangue, per la loro storia, per le loro tradizioni, sperando di essere ascoltati e visti da coloro che apparentemente non hanno alcuna memoria storica o rispetto per i diritti acquisiti di milioni di persone.

È opportuno segnalare che il 27 marzo il Consiglio dei Ministri del Governo italiano ha approvato un decreto-legge che, in sostanza, prevede che chi è nato in Italia o risiede da almeno 2 anni nel territorio italiano possa trasmettere la cittadinanza italiana (iure sanguinis) solo ai figli o nipoti.

barco inmigrantes italianos 1000x600Questa nuova norma limiterebbe i diritti di oltre 60 milioni di discendenti italiani in tutto il mondo che, fino al giorno prima dell’emanazione di questo decreto, erano già considerati italiani in base alle leggi in vigore fin dalla loro nascita. Ciò violerebbe anche i precetti sanciti dalla Costituzione italiana, discriminerebbe arbitrariamente una generazione rispetto alle altre e violerebbe i diritti già acquisiti.

Oltre a violare i diritti acquisiti, il presente decreto legge non rispetta nessuno dei precetti e dei requisiti legali richiesti per la promulgazione di un decreto di necessità e urgenza, e non è legittimamente giustificata la legislazione d’urgenza, che costituisce un’eccezione ai procedimenti parlamentari e democratici previsti dalla legge ordinaria.

Pertanto, il presente decreto non ha rispettato le procedure parlamentari previste per la promulgazione di una legge, trasgredendo i limiti di legge e gli orientamenti storici adottati dalla legislazione ordinaria, modificando con un decreto i principi che sintetizzano l’identità stessa di un ordinamento storico, disattendendo le norme costituzionali e procedurali, nonché la giurisprudenza della Corte costituzionale in materia di trasmissione della prole per diritto di sangue.

Analizzando le leggi italiane che così stabiliscono, i discendenti che attualmente sono pronipoti e pro-pronipoti il ​​cui riconoscimento della cittadinanza è limitato dal presente decreto erano già nati italiani, pertanto tale diritto era acquisito dalla nascita ed era necessario solo un riconoscimento formale che comprovasse la consanguineità. Ecco perché la procedura legale si chiama RICONOSCIMENTO DELLA CITTADINANZA ITALIANA per diritto di sangue, e non acquisizione della cittadinanza

Pertanto questo decreto-legge legifera retroattivamente, -un presupposto assolutamente illegittimo-, poiché, se un discendente era già considerato italiano dalla nascita, anni dopo la sua nascita non gli si può negare il diritto e lo status di cittadino italiano.

La più grande emigrazione italiana verso l’Argentina e altri paesi latinoamericani si è verificata tra il 1880 e il 1930, motivo per cui, al giorno d’oggi, quasi il 90% dei discendenti degli immigrati italiani nel mondo sono pronipoti e pro-pronipoti.

Il decreto-legge è attualmente in fase di esame e discussione presso il Parlamento italiano, che dovrà ratificarlo entro 60 giorni dalla sua pubblicazione, termine che scade il 27 maggio. In caso contrario, il decreto perderà validità ed efficacia giuridica.

Il Parlamento italiano è composto da due Camere, Senatori e Deputati, ma in questo caso, dato il termine di 60 giorni previsto dall’art. 77 della Costituzione italiana per ratificare un decreto-legge, purtroppo è richiesta una rapidità nella trattazione della questione che non consentirà alla Camera dei Deputati di effettuare uno studio completo ed esaustivo con gli esperti, solo la Camera dei Senatori potrà farlo nel rispetto dei tempi e la Camera dei Deputati dovrà limitarsi ad approvare o respingere il disegno di legge che convaliderebbe e darebbe legittimità a questo decreto.

È importante chiarire che tale velocità nella discussione parlamentare imposta dal termine previsto dall’art. 77 della Costituzione italiana è quello di salvaguardare il processo democratico nei casi in cui urgenza e necessità lo giustifichino, ma che esso è riservato esclusivamente a tali situazioni, e che questo chiaramente non è il caso della materia su cui legifera il presente decreto. Ecco perché il Consiglio dei ministri ha deliberatamente e intenzionalmente impedito la disponibilità dei tempi e delle forme di legge di una procedura parlamentare, con l’analisi esaustiva che la complessità della materia meritava, utilizzando una procedura eccezionale come il decreto, in luogo del disegno di legge, che sarebbe stato quello giuridicamente appropriato.

Per questo motivo, la Camera dei Deputati potrebbe ricorrere al voto di fiducia senza condurre studi e discussioni approfondite su questo disegno di legge, il che significherebbe che, se il disegno di legge non venisse approvato, il governo dovrebbe dimettersi e dovrebbe essere eletto un nuovo governo.

È importante che ci fermiamo a riflettere, anche per quei cittadini italiani che non sono toccati da questa questione, se un governo che intenzionalmente e senza alcuna giustificazione legale calpesta i diritti acquisiti di milioni di persone, ignora le procedure legali e parlamentari, disobbedisce ai precetti e agli obblighi imposti dall’attuale ordinamento giuridico e deliberatamente ignora i principi sanciti dalla Costituzione, sia ancora democratico oppure no.

Occorre rilevare che la Corte Costituzionale, nelle sedute del Parlamento italiano tenutesi nei giorni scorsi, ha dichiarato senza ombra di dubbio l’incostituzionalità del decreto in esame.

Il parere definitivo del Senato, insieme agli emendamenti approvati, dovrà essere finalizzato tra il 6 e l’8 maggio, quando si stima che saranno discussi in sessione plenaria per la votazione.

Limitare le generazioni significa cancellare l’IDENTITÀ di milioni di discendenti di italiani nel mondo e con ciò lo Stato italiano sarebbe colpevole di non avere MEMORIA STORICA per quegli immigrati che, in cerca di un futuro e in fuga dalla guerra, sono fuggiti in altri Paesi, generando con la loro coraggiosa decisione la possibilità di una vita lontano dalla loro patria. I loro discendenti vogliono onorare i loro sforzi, il loro coraggio, i loro progressi, senza dimenticare da dove veniamo e chi siamo.

Il coraggio che abbiamo nel lottare per i nostri diritti è il coraggio che abbiamo ereditato da loro. Quel coraggio, quella bravura e quella memoria generazionale sono ciò che ci spinge a ricercare le nostre radici e ciò che spinge molti di noi a tornare nei luoghi da cui provenivano i nostri nonni, bisnonni e trisnonni.

La memoria storica è lo sforzo consapevole di ritrovare le proprie radici, di valorizzare il proprio passato e rispettarlo, dimenticare che grazie al coraggio degli emigranti italiani, nuove generazioni di italiani sono cresciute disperse in diverse parti del mondo, portando la tradizione e il sangue italiano oltre i propri confini è non onorare quegli emigranti, è voler cancellare una parte della storia, dimenticare che nei momenti di bisogno e di guerra i paesi che oggi rappresentano i discendenti degli italiani hanno accolto e dato un futuro ai loro cittadini.

Cancellare la possibilità di riconoscere come italiani i propri discendenti, quando lo sono dalla nascita, cancellare la possibilità di tornare alle proprie radici e mantenere l’italianità come identità, non è giustizia, non è onorare gli antenati, dimenticare è l’annientamento morale di un Paese.

Prego che ciò non accada, che le legittime richieste di diritti di milioni di persone vengano ascoltate e che venga fatta giustizia.




Odoguardi (MAIE): “Chi ha sangue italiano è italiano. L’Italia non è un Paese da ius soli”

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odoguardi maie loghiNew York, 28 aprile – “Chi ha sangue italiano è italiano, su questo non ci sono dubbi. L’Italia non è un Paese da ius soli.” Con queste parole Vincenzo Odoguardi, vicepresidente mondiale del MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero), commenta da New York il nuovo decreto sulla cittadinanza, oggetto di forti polemiche tra le comunità italiane nel mondo.

«Oggi siamo a New York, uno dei principali porti di arrivo dell’emigrazione italiana dopo l’Unificazione del Regno d’Italia, dopo la Prima e la Seconda Guerra Mondiale.
Molti mi hanno chiesto cosa penso del nuovo decreto sulla cittadinanza.
Comprendo le ragioni che hanno portato a questa proposta, ma la forma in cui il decreto è stato scritto e presentato è tra le peggiori possibili.»

Odoguardi ricorda come gli italiani all’estero siano i veri ambasciatori dell’italianità:
«Se nel mondo si conoscono la carbonara, la pizza, il tiramisù o luoghi iconici italiani, è grazie alla grande emigrazione italiana. Ognuno dei nostri emigrati ha portato con sé cultura, lingua, valori, tradizioni gastronomiche. Sono loro che promuovono i prodotti che rendono l’Italia celebre nel mondo.»

Secondo Odoguardi, il decreto rappresenta una deriva verso lo ius soli e rischia di compromettere l’identità culturale italiana:
«Sentirsi italiani non deriva dalla territorialità, bensì da una cultura viva e ricchissima: oltre 180 dialetti, 5.800 tipi di cibo, 535 varietà di vini, 60 siti UNESCO, il design, la moda, l’industria italiana. L’identità italiana è un patrimonio che vive nel cuore di chi la porta avanti, ovunque nel mondo.»

Preoccupano, inoltre, i contenuti della nota tecnica allegata al decreto:
«Gli italiani all’estero vengono considerati “un problema di sicurezza nazionale”. È un’offesa inaccettabile. Il rischio è che, in futuro, i nostri discendenti perdano lingua, cultura e valori italiani. I nostri spaghetti verranno chiamati noodles o macaronis, la nostra industria sarà penalizzata, il nostro design oscurato da quello di altri Paesi.»

Il MAIE ha già presentato emendamenti mirati:
«In particolare chiediamo di eliminare la dicitura “nato in Italia”, che obbligherebbe i figli di italiani nati all’estero a risiedere almeno due anni in Italia per poter trasmettere la cittadinanza.
Senza questa dicitura, il decreto può ancora tutelare e proteggere la comunità italiana all’estero, anche per le future generazioni.»




Odoguardi (MAIE): “Un italiano è per sempre, dovunque nasca nel mondo”

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Un concetto deve essere chiaro, ed è proprio su quello – con i nostri emendamenti – che puntiamo come Movimento Associativo Italiani all’Estero: il figlio o il nipote di un italiano è italiano dovunque nasca nel mondo.

Vanno dunque eliminate dal testo del tanto discusso decreto le parole “nato in Italia” che introducono pericolosamente il concetto di ius soli, come giustamente sottolineato dal presidente del MAIE Ricardo Merlo in una recente intervista.

Secondo le informazioni che ci giungono dal Palazzo, e secondo quanto riportato dalla stampa nazionale, alcune forze politiche, anche all’interno del centrodestra stesso, non si trovano totalmente d’accordo con il decreto nella forma in cui è stato presentato – decreto che pure è stato votato all’unanimità dal Consiglio dei ministri – e stanno annunciando misure in grado di migliorarlo.

E’ il caso della Lega, per esempio, che sposa totalmente la visione del MAIE: le parole “nato in Italia” vanno assolutamente cancellate. Va proprio in questa direzione l’unico emendamento presentato dal Carroccio: l’obiettivo è chiarire che la riforma agisce nel perimetro dello ius sanguinis, che la trasmissione della cittadinanza fra genitore e figlio è automatica e che è italiano chi ha il nonno cittadino italiano, escludendo però – appunto – l’espressione “nato in Italia”.

In questi giorni continuiamo a ricevere messaggi da italiani residenti all’estero e dai loro discendenti, giustamente preoccupati a causa di un decreto che rischia di limitare con forza la trasmissione della cittadinanza ius sanguinis, spezzando così l’italianità nel mondo.

A tutti loro oggi possiamo dire che siamo fiduciosi: con il lavoro parlamentare e politico che stiamo portando avanti senza pausa, puntiamo a una riforma della cittadinanza – con cui siamo sempre stati d’accordo – che non dimentichi che l’emigrazione italiana fa parte della nostra Storia e che gli italiani nel mondo sono una enorme ricchezza per l’Italia. La battaglia continua.

Vincenzo Odoguardi, vicepresidente MAIE




Una “boiata pazzesca”: la nota di Soliman e il fantasma della cittadinanza di massa

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csm def k28 eb1f98c858 1C’è una nota, firmata dal Capo dell’Ufficio Legislativo Stefano Soliman, datata 28 marzo 2025, che ha tutte le caratteristiche del paradosso amministrativo trasformato in documento ufficiale. Confessiamolo: quando l’abbiamo letta, la prima reazione è stata incredulità. Abbiamo pensato fosse un fake. E invece no. È tutto vero, protocollato, timbrato, inviato.

In quella nota — indirizzata al Capo del Dipartimento per gli Affari Giuridici e Legislativi — Soliman afferma, in sostanza, che il numero crescente di cittadini italiani potenziali, in particolare quelli nati all’estero e discendenti da italiani, rappresenta un “fattore di rischio serio e attuale per la sicurezza nazionale”. Sì, avete letto bene. Non un problema organizzativo da gestire, non una sfida amministrativa da affrontare con mezzi adeguati, ma un pericolo per la sicurezza del Paese.

Secondo Soliman, questa “minaccia” sarebbe tale da coinvolgere addirittura l’intera Unione Europea, poiché — essendo l’Italia parte dell’area Schengen — l’acquisizione della cittadinanza italiana da parte dei discendenti all’estero implicherebbe automaticamente l’accesso all’intero spazio europeo. Ecco servita la paranoia geopolitica in salsa burocratica.

Il contesto è quello del nuovo decreto sulla cittadinanza, che vorrebbe restringere il riconoscimento solo ai nipoti, escludendo così i bisnipoti e le generazioni successive, considerate un’orda incombente da tenere fuori prima che sia troppo tardi. Una stretta pensata per scongiurare “l’eccezionale ed incontrollato afflusso di domande”, che — secondo Soliman — metterebbe in ginocchio gli uffici consolari, i comuni e perfino gli uffici giudiziari. Come se non esistessero strumenti per gestire digitalmente, con razionalità e serietà, un processo che è diritto, non favore.

A leggere questa nota viene in mente una storica frase di Paolo Villaggio nei panni del ragionier Fantozzi: “è una boiata pazzesca!”. Perché questo è. Un documento che trasuda timore eccessivo, paternalismo istituzionale e, peggio ancora, una visione miope e retrograda del concetto di cittadinanza.

Si sta dimenticando che quei “discendenti pericolosi” sono persone con legami familiari profondi con l’Italia, con affetto autentico per le proprie radici, che studiano l’italiano, viaggiano per conoscere i paesi d’origine, creano ponti culturali e commerciali. E mentre si parla di “minaccia alla sicurezza”, ci si dimentica del contributo potenziale di milioni di cittadini italo-discendenti che vivono all’estero che potrebbero rafforzare, non indebolire, l’immagine dell’Italia nel mondo.

Se le istituzioni italiane vogliono veramente salvaguardare la funzionalità degli uffici pubblici, comincino con l’assumere personale, investire nella digitalizzazione e, soprattutto, cambiare mentalità.
Il vero pericolo per l’Italia non è chi chiede di essere riconosciuto cittadino, ma chi vuole costruire muri attorno all’identità italiana.

 




Riacquisto della cittadinanza italiana: Forza Italia al fianco degli Italiani all’Estero

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imagesI Coordinatori di Forza Italia in Nord e Centro America esprimono il loro pieno sostegno al decreto sulla cittadinanza promosso dal Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Antonio Tajani, definendolo un intervento coraggioso e lungimirante.

Tra le priorità, sottolineiamo con forza l’importanza del riacquisto della cittadinanza italiana per i connazionali che l’hanno persa prima del 1992, sono nati in Italia e ancora oggi profondamente legati alla nostra Patria. Dopo anni di battaglie rimaste inascoltate sotto i governi di sinistra, finalmente con un governo di centrodestra si apre una concreta possibilità di sanare questa storica ingiustizia.

Per Forza Italia, si tratta di un atto di rispetto e riconoscimento morale verso chi non ha mai smesso di sentirsi parte dell’Italia, pur vivendo all’estero. È una risposta doverosa a una richiesta attesa da decenni.

Sosteniamo con determinazione l’impegno del Ministro Tajani affinché il decreto includa chiaramente il diritto al riacquisto, come segno tangibile di attenzione verso la nostra comunità nel mondo.

Lo dichiarano congiuntamente i Coordinatori di Forza Italia in Nord e Centro America.




La Commissione Affari Costituzionale del Senato dibatte il Decreto legge sulla cittadinanza

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consolato ditalia a brisbane 167565698 1852344198266176 8627874018520919535 nIl decreto legge recanti disposizioni urgenti in materia di cittadinanza approderà nell’Aula di Palazzo Madama nella settimana dal 6 all’8 maggio e la prossima settimana la Commissione Affari Costituzionali del Senato avvierà le votazioni per le proposte di modifica. In questi ultimi giorni il dibattito sul provvedimento presso la I Commissione è stato molto variegato ed intenso . Partiamo dalla senatrice Francesca La Marca (Pd – America Settentrionale e Centrale) che ha in primo luogo chiesto il ritiro del decreto legge sottolineando come il ricorso al provvedimento d’urgenza limiti il dibattito parlamentare e quindi il confronto con le opposizioni. Rilevata dalla senatrice anche l’introduzione di un taglio netto nella possibilità di riacquisire la cittadinanza che sfavorisce gli italiani all’estero che mantengono un legame affettivo con il Paese e parlano l’italiano. Dal canto suo il senatore Roberto Menia (FdI) ha sottolineato come il provvedimento in esame persegua l’obiettivo di frenare la presentazione di un numero sproporzionato di domande di riconoscimento della cittadinanza provenienti da persone che vivono prevalentemente in Brasile, e in parte in Argentina, le quali, pur non avendo alcun legame con l’Italia, fanno valere una discendenza di sei generazioni, considerato che l’emigrazione italiana in Sudamerica risale alla fine dell’Ottocento. Per Menia l’urgenza dell’intervento, quindi, è determinata dall’intasamento di corti d’appello, consolati ed enti locali per l’esame di decine di migliaia di pratiche di cittadinanza. Il Senatore ha comunque concordato sul fatto che la norma possa risultare eccessivamente rigorosa, soprattutto per un Governo che è sensibile agli ideali di patriottismo, sottolineando come sia opportuno apportare alcuni correttivi. Menia ha quindi anticipato di aver elaborato alcune proposte di modifica per prevedere, tra i requisiti richiesti, il superamento di un test di conoscenza della lingua italiana al livello B1, oltre a stabilire una corsia agevolata per il rientro degli oriundi e l’obbligo di dimostrare periodicamente il legame con il Paese d’origine. Da Antonio Nicita (Pd) sono state espresse perplessità sia sulla scelta di adottare un provvedimento d’urgenza sia sul suo contenuto. Il senatore ha sottolineato la necessità, anche a causa dell’invecchiamento demografico del nostro Paese,  di volgere l’attenzione ai giovani immigrati che frequentano le scuole italiane e parlano addirittura i dialetti locali, o che rappresentano l’Italia nello sport. La necessità di non utilizzare il provvedimento di urgenza per questa materia è stata sottolineata anche da Poalo Tosato (Lega). Per il senatore, che ha invitato la maggioranza a rimanere aperta a proposte correttive, da una parte vi è la necessità di contenere l’esorbitante numero di richieste di cittadinanza, pur in assenza di un effettivo legame con il Paese e di un sentimento di italianità, dall’altra occorre tutelare e valorizzare il legame con le comunità italiane all’estero, ambasciatrici delle eccellenze italiane nel mondo. A seguire il senatore Roberto Cataldi (M5S) che evidenziato come il riconoscimento di un diritto come la cittadinanza andrebbe esaminata con maggiore ponderazione, al di là della contrapposizione per motivi politici.  Dafne Musolino (Italia Viva), dopo aver espresso critiche sulla forma e sul contenuto del provvedimento, ha rilevato : “Se la necessità è quella di risolvere l’affollamento di pratiche in comuni e tribunali, si sarebbe potuto snellire o digitalizzare le procedure, oppure aumentare gli sportelli, anziché adottare provvedimenti restrittivi per cittadini italiani che non possono più essere riconosciuti come tali”… Per la senatrice “ostacolando il riconoscimento della cittadinanza, che è al tempo stesso un diritto, uno status e anche un sentimento, si penalizzano cittadini italiani che si sono trasferiti all’estero per necessità e che poi hanno inviato in Italia il frutto dei loro sacrifici”. Da segnalare anche l’intervento del senatore Beppe De Cristofaro (Misto) che si è detto contrario all’uso della decretazione d’urgenza, ha riconosciuto il problema della proliferazione delle richieste di cittadinanza italiana soprattutto in Sudamerica e ha ricordato la situazione di almeno un milione di bambini nati sul territorio nazionale, che frequentano le scuole, parlano italiano e sono perfettamente integrati, ma non possono ottenere la cittadinanza italiana. Contrario alla decretazione d’urgenza anche Andrea De Giorgis (Pd) che ha segnalato come il provvedimento non proponga soluzioni intermedie o temporanee atte a  favorire il bilanciamento di esigenze che sono effettivamente tutte rilevanti. Per il senatore se da una parte occorre contrastare le possibili degenerazioni sull’acquisizione della cittadinanza, dall’altra non si possono dimenticare le aspettative delle comunità di Italiani all’estero che intendono poter trasmettere la cittadinanza ai loro discendenti.  La senatrice Maria Stella Gelmini ( Gruppo Civici d’Italia-UDC-Noi Moderati) nel sottolineare come il provvedimento vada nella direzione corretta, introducendo un approccio più rigoroso, ha comunque evidenziato l’esigenza di apportare al decreto legge alcuni correttivi, sulla base soprattutto degli spunti di riflessione proposti dai parlamentari eletti all’estero.  Ha poi preso la parola il relatore Marco Lisei (FdI) che ha rilevato come effettivamente il provvedimento sia necessario e urgente, data la situazione di estrema difficoltà per uffici comunali e tribunali. Per il senatore non si può riconoscere la cittadinanza a persone che non hanno alcun legame con il territorio nazionale, anche perché questo ha rilevanti conseguenze dal punto di vista economico, per i costi di funzionamento degli uffici consolari, oltre che per il raggiungimento del quorum nelle consultazioni elettorali e referendarie. Lisei ha comunque condiviso la necessità di apportare correttivi per affinare il testo e renderlo giuridicamente solido, in modo che le misure siano efficaci e compatibili con le sollecitazioni della Corte costituzionale.. Nel suo intervento il Sottosegretario agli Esteri Giorgi Silli, dopo aver posto in evidenza che la situazione degli italiani all’estero è molto variegata e che eventuali distorsioni nell’acquisto della cittadinanza al solo scopo di usufruire dei benefici legati al possesso di un passaporto italiano sono più diffuse in specifiche aree, ha sottolineato come sia ormai indispensabile correggere la normativa vigente, per cui potenzialmente il numero degli italiani all’estero – visti gli ottanta milioni di oriundi , a fronte degli attuali sette iscritti all’AIRE – potrebbe diventare di gran lunga superiore a quello dei residenti in Italia. In proposito il Sottosegretario ha auspicato il raggiungimento di un’intesa su uno o due argomenti più significativi, rispettando comunque l’approccio restrittivo scelto dal Governo, per risolvere l’ingorgo di pratiche che si è determinato presso uffici comunali, tribunali e consolati. Il Presidente della I Commissione Aldo Balboni ha concluso la seduta segnalato come nel corso delle audizioni, i costituzionalisti abbiano rilevato criticità che non potranno essere ignorate in fase di predisposizione degli emendamenti. (Inform)




Cittadinanza agli italiani all’estero che l’hanno persa prima del 1992: una priorità per il centrodestra

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images“Il tema del riacquisto della cittadinanza per gli italiani all’estero che l’hanno persa prima del 1992 rappresenta una questione di giustizia molto sentita dal centrodestra. È giunto il momento di porre rimedio a un’ingiustizia storica che ha colpito tante persone che, pur sentendosi italiane a tutti gli effetti, non sono più state riconosciute come tali a causa di una normativa ormai superata.

Confidiamo che l’attuale Governo di centrodestra possa finalmente dare una risposta concreta, includendo questa misura nel nuovo provvedimento sulla cittadinanza attualmente in discussione al Senato — un passo mai compiuto dai precedenti governi di sinistra”.

A sostenere con determinazione questa battaglia sono i coordinatori del centrodestra in Nord e Centro America – Donato Mainieri (Lega) e Fucsia Nissoli Fitzgerald (FI) – che, con un appello unitario, sottolineano l’urgenza di un’azione chiara e risolutiva, nel rispetto di una comunità italiana all’estero che ha sempre mantenuto vivo il legame con la madrepatria.

“Questa non è un’operazione nostalgica, ma un doveroso atto di riconoscimento e giustizia. Chi ha custodito e tramandato l’identità italiana nel mondo merita attenzione e rispetto, anche sul piano normativo”, dichiarano congiuntamente i coordinatori del centrodestra.




Cittadinanza. De Meo (FI) “riacquisto per chi l’ha persa prima del ’92. È atto di giustizia”

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images“La riforma della CITTADINANZA non può dirsi completa se non affronta anche una delle questioni più sentite dalle nostre comunità all’estero: il riacquisto della CITTADINANZA italiana per chi l’ha persa prima del 1992. È una battaglia storica di Forza Italia, che da sempre ha dimostrato attenzione e impegno verso gli italiani nel mondo”. Così in una nota Salvatore De Meo, europarlamentare e Responsabile Dipartimento Italiani all’estero di Forza Italia. “Già in passato – prosegue – la nostra rappresentante alla Camera per la Circoscrizione Estero, Fucsia Nissoli, si era fatta promotrice di una proposta concreta volta a sanare un’ingiustizia che ha colpito chi, pur avendo lasciato l’Italia, ha continuato a viverne i valori, custodirne la lingua e trasmetterne la cultura. Purtroppo, però, quella proposta non ha mai trovato ascolto da parte dei governi precedenti”. “Oggi abbiamo finalmente una maggioranza di centrodestra unita e un governo sensibile a questo tema, grazie anche all’impegno costante del ministro Antonio Tajani. È il momento giusto per dare risposta a una comunità che non ha mai smesso di sentirsi italiana. Per questo ci auguriamo che la misura sul riacquisto della CITTADINANZA venga presa in considerazione nella discussione sul ‘Dl CITTADINANZA’, in coerenza con lo spirito della riforma di voler valorizzare il legame effettivo con il nostro Paese”, conclude De Meo.




Cittadinanza/ Silli: da rappresentanze all’estero in due anni nessuna proposta

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imagesÈ proseguita ieri, in Commissione Affari Costituzionali del Senato, la discussione generale sul decreto-cittadinanza emanato dal Governo il 28 marzo scorso. I senatori intervenuti, alla presenza del sottosegretario agli esteri Giorgio Silli, hanno evidenziato diverse criticità. Tutti, maggioranza e opposizione, si dicono d’accordo a correttivi al testo base, anche sulla base delle annotazioni dei costituzionalisti ascoltati in audizione e degli interventi degli eletti all’estero.
Primo ad intervenire, il senatore De Cristofaro (Misto-AVS) ha prima criticato l’utilizzo della decretazione d’urgenza – “inaccettabile in questo caso, dal momento che si tratta di una materia complessa, da affrontare con una riforma organica” – e poi convenuto sulla “gravità del problema della proliferazione delle richieste di cittadinanza italiana, soprattutto in Sudamerica”. Un aumento “che finisce per condizionare il dibattito politico e pubblico e addirittura incide sul raggiungimento del quorum per i referendum”. Il decreto, inoltre, “introduce un precedente grave, avendo efficacia retroattiva su un diritto fondamentale come la cittadinanza. Se si fosse seguito un iter più razionale, si sarebbe potuta ricercare una convergenza più ampia e trasversale”.
Critico contro la decretazione d’urgenza anche Giorgis (Pd) secondo cui il provvedimento “non solo presenta evidenti profili di incostituzionalità, perché incide in modo retroattivo su diritti fondamentali, ma è stato predisposto con negligenza, dato che fissa la data per la revoca dello status di cittadino due giorni prima dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni. Inoltre, interviene in modo quasi draconiano, senza proporre soluzioni intermedie o temporanee, per favorire il bilanciamento di esigenze che sono effettivamente tutte rilevanti”. Se è vero che “occorre contrastare le degenerazioni e le pratiche non encomiabili che sono state descritte nelle audizioni”, allo stesso tempo “non bisogna tradire le aspettative delle comunità di Italiani all’estero che intendono poter trasmettere la cittadinanza ai loro discendenti”. Il senatore ha quindi sottolineato “il rischio che eventuali vizi di costituzionalità possano riprodursi sulla legge di conversione, determinando la decadenza ab origine delle norme nel frattempo entrate in vigore”. Annunciando emendamenti “per correggere quanto meno gli aspetti più irragionevoli”, Giorgis ha auspicato “lo svolgimento di un dibattito equilibrato e scevro da condizionamenti ideologici e sollecitazioni populiste”.
Per la senatrice Gelmini (Cd’I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP) il provvedimento “va nella direzione corretta” perché “tenta di arginare gli abusi determinati finora da una normativa eccessivamente permissiva, con un approccio più rigoroso e restrittivo”. La senatrice ha però convenuto “sull’esigenza di apportare alcuni correttivi, sulla base soprattutto degli spunti di riflessione proposti dai parlamentari eletti all’estero”, annunciando la presentazione di emendamenti in tal senso.
Relatore del testo in Commissione, Lisei (FdI) ha sottolineato l’importanza dei contributi offerti dagli auditi da cui, ha aggiunto, “emerge che il provvedimento è effettivamente necessario e urgente, data la situazione di estrema difficoltà per uffici comunali e tribunali, che si sarebbe dovuto affrontare già anni fa. È inaccettabile – ha ribadito – che si riconosca la cittadinanza a persone che non hanno alcun legame con il territorio nazionale, anche perché questo ha rilevanti conseguenze dal punto di vista economico, per i costi di funzionamento degli uffici consolari, oltre che per il raggiungimento del quorum nelle consultazioni elettorali e referendarie, considerato che un’elevata percentuale degli Italiani all’estero non partecipa alle votazioni”. Condivisi “alcuni dei richiami sulla necessità di apportare correttivi per affinare il testo e renderlo giuridicamente solido, in modo che le misure siano efficaci e compatibili con le sollecitazioni della Corte costituzionale”, il relatore ha sostenuto che “sebbene si vada a incidere su situazioni pregresse, la norma non può considerarsi effettivamente retroattiva, dato che i requisiti per la cittadinanza dovevano già essere stati maturati. Rimango disponibile a presentare ulteriori proposte di modifica, in qualità di relatore, per accogliere gli spunti di riflessione proposti da tutte le parti politiche”.
È quindi intervenuto il sottosegretario Silli: “la situazione degli italiani all’estero – ha affermato – è molto variegata e le pratiche ingannevoli per acquistare la cittadinanza al solo scopo di usufruire dei benefici legati al possesso di un passaporto italiano sono più diffuse in specifiche aree. Ho chiesto agli organi consultivi degli italiani all’estero, alle associazioni, ai Comites, negli ultimi due anni, di avanzare proposte di modifica dell’attuale disciplina, senza però alcun riscontro. È ormai indispensabile, però, correggere la distorsione causata dalla normativa vigente, per cui potenzialmente il numero degli italiani all’estero – ottanta milioni, a fronte degli attuali sette iscritti all’AIRE – potrebbe risultare di gran lunga superiore a quello dei residenti in Italia”.
“Sebbene il decreto sia migliorabile”, il sottosegretario ha auspicato che sia “possibile raggiungere l’intesa su uno o due argomenti più significativi, rispettando comunque l’approccio restrittivo scelto dal Governo, per risolvere l’ingorgo di pratiche che si è determinato presso uffici comunali, tribunali e consolati”. Silli ha quindi assicurato “la massima disponibilità del Governo ad accogliere proposte costruttive, tenendo presente la ristrettezza dei tempi a disposizione. È vero che da tempo sono stati presentati alcuni disegni di legge per la revisione della legge sulla cittadinanza, ma se si fosse data una risposta negli anni passati non sarebbe stato necessario questo intervento urgente”.
Presidente della I Commissione, Balboni (FdI) ha sottolineato che “nel corso delle audizioni i costituzionalisti hanno rilevato criticità che non potranno essere ignorate in fase di predisposizione degli emendamenti”. Il provvedimento, ha aggiunto, “è già stato calendarizzato per l’esame in Assemblea nella settimana dal 6 all’8 maggio: sarebbe opportuno che nella giornata di mercoledì prossimo si concluda la fase dell’illustrazione per iniziare a votare le proposte di modifica”. (aise) 




Odoguardi (MAIE): “Italiani all’estero uniti contro il decreto della vergogna”

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odoguardi emendamentiDopo l’approvazione del cosiddetto “Pacchetto cittadinanza”, votato nei giorni scorsi all’unanimità dal Consiglio dei ministri, gli italiani nel mondo, e i loro discendenti, vivono un momento di massima confusione.

Come MAIE riceviamo ogni giorno decine e decine di messaggi, via email e attraverso i social, di connazionali che ci chiedono delucidazioni in merito e ci spingono a continuare la battaglia per una riforma della cittadinanza ius sanguinis giusta, che non si dimentichi che l’emigrazione fa parte della Storia del nostro Paese

“Posso ancora trasmettere la cittadinanza italiana a mio figlio? E mio nipote sarà cittadino italiano se nascerà all’estero? E il figlio di mio nipote?”: sono questi, tra gli altri, gli interrogativi che ci arrivano da parte di tanti nostri fratelli italiani residenti oltre confine.

In attesa che il Parlamento si metta al lavoro, per cercare di migliorare questa riforma che di fatto limita fortemente lo ius sanguinis e apre le porte pericolosamente allo ius soli, ci chiediamo: se il decreto dovesse passare così com’è stato votato in Cdm, che ne sarà della presenza italiana nel mondo? Che ne sarà di quei milioni di ambasciatori che all’estero diffondono la nostra lingua, la cultura italiana, promuovono le eccellenze made in Italy? Che ne sarà dell’italianità oltre confine, di cui tanti di noi vanno fieri?

Con il Movimento Associativo Italiani all’Estero, anche grazie alla preziosa collaborazione dei nostri Parlamentari, sempre sotto la regia del presidente del MAIE, Ricardo Merlo, siamo al lavoro per cercare di porre rimedio a quello che per molti rappresenta un vero affronto alla collettività italiana che vive fuori dai confini dello Stivale.

Appena avremo presentato gli opportuni emendamenti, ne daremo notizia sui nostri canali social e sui media.

Fino ad allora, stiamo portando avanti un lavoro di moral suasion a livello politico, affrontando il tema con le diverse forze politiche italiane, cercando di far capire loro che un taglio così netto alla trasmissione della cittadinanza ius sanguinis non solo fa male a chi è partito dal BelPaese e ai suoi discendenti, ma all’Italia stessa.

Non restiamo quindi a guardare con le braccia incrociate. Per cercare di sensibilizzare il governo su questo tema in particolare, è in programma il 3 maggio a Roma, davanti al Campidoglio, una manifestazione pacifica per protestare contro quello che la comunità degli oriundi ha definito “il decreto della vergogna”, perché “il sangue italiano non diluisce con il tempo”.

Appoggiamo e sosteniamo l’evento, a cui parteciperanno anche rappresentanti del MAIE. Vogliamo far sentire forte la nostra voce, insieme a quella di tanti altri connazionali che si sentono traditi da una riforma che non tiene minimamente in considerazione l’importanza della presenza italiana a livello globale. Ora più che mai la battaglia continua.

Vincenzo Odoguardi, vicepresidente mondiale MAIE

 

foto: italiachiamaitalia.it