Cittadinanza: i pareri “non ostativi” delle Commissioni Giustizia e Bilancio del Senato

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senatoesternoAssegnato alla Commissione Affari Costituzionali, il decreto – cittadinanza del 28 marzo è stato esaminato, in sede consultiva, anche dalle Commissioni Giustizia e Bilancio del Senato che, nelle rispettive sedute, hanno approvato un parere non ostativo al provvedimento.
Il via libera della Commissione Bilancio è giunto dopo una breve relazione del senatore Gelmetti (FdI) che – alla presenza della sottosegretaria al Mef Savino – si è limitato a riferire che il provvedimento non comporta nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
Più strutturato il passaggio in Commissione Giustizia dove il relatore Rapani (Fdi) ha illustrato il testo ai colleghi soffermandosi in particolare sulle disposizioni che dovrebbero alleggerire il lavoro dei tribunali italiani, alcuni dei quali “intasati” dalle pratiche di riconoscimento di cittadinanza.
La novella, ha spiegato, “interviene su taluni profili della vigente disciplina dei mezzi di prova e dell’onere della prova, con riferimento alle controversie in materia di accertamento della cittadinanza italiana. Il vigente articolo 19-bis, rubricato “controversie in materia di accertamento dello stato di apolidia”, assoggetta le controversie in materia di accertamento dello stato di apolidia e di cittadinanza italiana al rito semplificato di cognizione. Attribuisce, inoltre, la competenza in materia al tribunale sede della sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea del luogo in cui il ricorrente abbia la dimora. Il decreto-legge prevede che siano aggiunti al richiamato articolo 19-bis i commi 2-bis e 2-ter. Il comma 2-bis stabilisce che, salvi i casi espressamente previsti dalla legge, nelle controversie in materia di accertamento della cittadinanza italiana non siano ammessi, quali mezzi di prova, il giuramento e la prova testimoniale”. Al riguardo, il senatore ha ricordato che “nel processo civile il giuramento (decisorio, suppletorio o estimatorio) costituisce un mezzo di prova legale; la testimonianza costituisce invece un mezzo di prova liberamente valutabile dal giudice, ai sensi dell’articolo 116 del Codice di procedura civile. Il comma 2-ter prevede quindi una specifica disciplina dell’onere della prova nell’ambito delle controversie in materia di accertamento della cittadinanza italiana, stabilendo che colui il quale chieda l’accertamento dello stato di cittadino sia tenuto ad allegare e a provare l’insussistenza delle cause di mancato acquisto o di perdita della cittadinanza previste dalla legge. Dalla relazione illustrativa al disegno di legge di conversione si evince che l’introduzione di tale disciplina – ha chiarito il relatore – intende superare il principio di diritto affermato dalla sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n. 25317/2022, in forza del quale chi reclami possesso della cittadinanza iure sanguinis è soggetto esclusivamente all’onere di provare il vincolo di discendenza, essendo assegnato allo Stato l’onere di provare la sussistenza di eventuali cause interruttive ostative all’acquisto o al mantenimento della cittadinanza. Secondo la relazione illustrativa, tale distribuzione dell’onere della prova non sarebbe adeguata alla realtà concreta delle controversie in materia di cittadinanza, dal momento che coloro che chiedono l’accertamento sarebbero gli unici ad avere accesso ai fatti e ai documenti rilevanti. Sicché “la distribuzione dell’onere della prova delineata dalla suddetta pronuncia stabilisce un indebito vantaggio nei confronti dei ricorrenti e un irragionevole onere finanziario a carico dello Stato italiano, premiando in maniera irragionevole situazioni di prolungata inerzia degli interessati”.
La commissione ha quindi votato il parere non ostativo con i voti contrari di Pd e M5S. (aise) 




Avviato l’esame del decreto legge recante disposizioni urgenti sulla cittadinanza

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palazzo madama2 615x223Al fine di inviare alla 1a Commissione il pertinente parere, la Commissione Esteri – Difesa del Senato ha avviato l’esame del provvedimento di conversione in legge del decreto-legge 28 marzo 2025, n. 36, recante disposizioni urgenti in materia di cittadinanza. Il Vice Presidente della III Commissione Roberto Menia, in qualità di relatore, ha spiegato come il decreto sia composto da 2 articoli, recanti modifiche alla legge n. 91 del 1992 che disciplina le modalità di accesso alla cittadinanza. Un tema, ha rilevato il relatore, di particolare rilievo e complessità, come evidenziato anche in occasione del recente incontro della Commissione con una delegazione del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE). Menia ha spiegato come il decreto consenta l’immediata entrata in vigore di alcune delle norme previste nel disegno di legge sulla cittadinanza contestualmente approvato dal Governo – ma non ancora presentato alle Camere – e relative alla limitazione nella trasmissione automatica della cittadinanza iure sanguinis. In particolare, pur mantenendo tale principio di fondo, basato sulla discendenza da cittadini italiani, le nuove norme rafforzano la necessità di un vincolo effettivo con l’Italia da parte dei figli nati all’estero da cittadini italiani. In proposito il relatore ha spiegato che le disposizioni adottate in Italia in materia di cittadinanza, sono state finora interpretate nel senso di accordare alle persone nate all’estero facoltà di chiedere il riconoscimento della cittadinanza senza alcun limite temporale o generazionale, né oneri finalizzati a dimostrare la sussistenza o il mantenimento di vincoli effettivi con la Repubblica. Un assetto che, secondo Menia, ha di fatto determinato, in particolare negli ultimi anni, la crescita continua ed esponenziale della platea di potenziali cittadini italiani che risiedono al di fuori del territorio nazionale e che, anche in ragione del possesso di una o più cittadinanze diverse da quella italiana, sono prevalentemente legati ad altri Stati da vincoli profondi di cultura, identità e fedeltà. Per Menia la possibile assenza di vincoli effettivi con la Repubblica in capo a un crescente numero di cittadini potrebbe, in prospettiva, raggiungere una consistenza pari o superiore alla popolazione residente nel territorio nazionale, aspetto questo che costituisce un fattore di rischio serio ed attuale per la sicurezza nazionale e, in virtù dell’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, degli altri Stati membri della stessa e dello Spazio Schengen. Il relatore ha poi evidenziato come, anche per una esigenza di allineamento con gli ordinamenti di altri Paesi europei e per garantire la libera circolazione nell’Unione Europea, gli interventi normativi proposti intendano riservare tale prerogativa solo a chi mantenga un legame effettivo col Paese di origine. Le nuove norme prevedono che i discendenti di cittadini italiani, nati all’estero, saranno automaticamente cittadini solo per due generazioni, stabilendo quindi che solo chi abbia almeno un genitore o un nonno nato in Italia sia cittadino dalla nascita. I figli di italiani acquisteranno automaticamente la cittadinanza se nascono in Italia oppure se, prima della loro nascita, uno dei loro genitori cittadini abbia risieduto almeno due anni continuativi in Italia. I nuovi limiti valgono solo per chi abbia un’altra cittadinanza (in modo da non creare apolidi) e si applicano a prescindere dalla data di nascita (prima o dopo l’entrata in vigore del decreto-legge). Resterà ovviamente cittadino chi in precedenza sia già stato riconosciuto come tale da un tribunale, da un comune o da un consolato. Saranno comunque processate secondo le regole previgenti le richieste di riconoscimento della cittadinanza documentate e presentate entro le 23.59 (ora di Roma) del 27 marzo 2025. Menia ha altresì rilevato come il testo intervenga altresì in materia di controversie relative all’accertamento dello stato di apolidia e di cittadinanza italiana, stabilendo che non siano ammessi il giuramento e la testimonianza quali mezzi di prova e che spetti a colui che richiede la cittadinanza italiana dover fornire la prova dell’insussistenza delle cause di mancato acquisto o di perdita della cittadinanza previste dalla legge. Il relatore ha poi sottolineato che, come si evince anche dalla relazione introduttiva che accompagna il provvedimento, il decreto-legge in esame miri a rendere più stringente un principio di effettività del vincolo con l’Italia del richiedente la cittadinanza, introducendo una previsione volta a far venir meno l’automatismo dell’acquisto della titolarità del diritto alla cittadinanza per discendenza (o adozione o altra causa di legge) e ponendo un limite temporale – generazionale – oltre il quale la mancata effettività del vincolo con la madrepatria renda non azionabile la richiesta di cittadinanza.

Il dibattito è proseguito con l’intervento della senatrice del Pd Francesca La Marca, eletta nella ripartizione America Settentrionale e Centrale, che ha espresso dissenso rispetto al testo in esame, in primo luogo, non ravvisando alcuna ragione di urgenza che giustifichi l’emanazione di un decreto-legge su una materia così delicata e complessa. Dalla senatrice è stato inoltre sottolineato come per la redazione del provvedimento, non sia stato tenuto conto dei suggerimenti provenienti dai vari parlamentari eletti all’estero, nonché dai membri del Cgie. Per La Marca il problema di possibili brogli nella concessione della cittadinanza, potrebbe essere meglio superato non adottando delle soluzioni drastiche, bensì prevedendo un accurato esame di lingua italiana ed una effettiva dimostrazione di collegamento con l’Italia. A seguire ha preso la parola il senatore Luigi Spagnolli (Gruppo Aut) , che nel condividere le argomentazioni portate dalla senatrice, ha fatto  presente come  nella sostanza, la quantificazione del numero degli italiani all’estero suscettibili di chiedere la cittadinanza sia , di per sé, un problema non del tutto prioritario e la cui possibile soluzione potrebbe essere agevolata mediante la previsione di un idoneo periodo transitorio per la concessione ex novo del diritto in questione. E’ stata poi la volta del senatore Bruno Marton (M5S) che ha chiesto per quale motivo sia stata scelta l’opzione della decretazione d’urgenza per una materia molto articolata e che contiene svariate casistiche, insuscettibili di essere regolamentate mediante norme immediatamente imperative. (Inform)




Tradizione, identità e sangue italiano

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Riceviamo e pubblichiamo.

castillo que da el nombre al pueblo casteletto molinaAnche i discendenti degli immigrati italiani sono italiani, nel profondo, per tradizione, perché facciamo parte di una famiglia italiana e abbiamo sangue italiano.

I nostri antenati hanno preso decisioni coraggiose, abbandonando tutto ciò che conoscevano e imbarcandosi, “letteralmente”, verso l’ignoto, con una valigia e il sogno di poter progredire in altri Paesi, data la terribile situazione che il loro Paese stava attraversando in quel momento.

La più grande emigrazione italiana verso l’Argentina e altri paesi latinoamericani si verificò tra il 1880 e il 1930, motivo per cui, nell’epoca attuale, i discendenti di quegli immigrati sono pronipoti e trisnipoti.

Nella stragrande maggioranza dei casi, come nel mio, essendo un trisnonno, questo non mi ha in alcun modo impedito di crescere con l’influenza della cultura e delle tradizioni italiane nella mia famiglia. Anche se non ho conosciuto personalmente il mio trisnonno, sono cresciuto circondato dai racconti di mia nonna, che mi raccontava ciò che suo padre, il mio bisnonno Alessandro Gregorio Molina, raccontava a lei, e ciò che suo padre, il mio nonno italiano Alessandro Molina, raccontava a suo figlio,  della bella Italia, del suo paese, della sua cultura, dei motivi per cui lasciarono il loro paese, della malinconia per la loro terra natale e del loro viaggio da emigranti in Argentin.

A casa mia, come in molte case argentine, la domenica mangiavamo la pasta che preparava mia nonna. Impastò la pasta fatta in casa e ci riunimmo come una famiglia, come da tradizione italiana, cosa che continuò anche nel mio caso. Pur essendo la quarta generazione che mi unisce al mio trisavolo, nonostante questo Decreto Legge sancisca la distanza generazionale dalle mie radici e da molti discendenti di bisnonni e trisnonni, Ciò non ha impedito in alcun modo la tradizione,  e il sentimento italiano sono sempre rimasti presenti nella mia famiglia.

iglesia de casteletto molina donde estaba la fe de baustismo de alessandro molinaSono cresciuto guardando film italiani, sognando di viaggiare in Italia per ammirare i suoi meravigliosi paesaggi e fantasticando di parlare italiano! Perché ho ascoltato la lingua e mi sono sentito profondamente identificato e connesso.

Nel corso degli anni ho avuto modo di visitare il piccolo paese dove e nato il mio trisnonno italiano ALESSANDRO MOLINA. Ho pianto e mi sono emozionata camminando per le sue strade, immaginando mio nonno italiano che viveva lì, immaginando come sarebbe stata la sua vita e cosa deve aver sofferto dovendo lasciare il suo paese e la sua famiglia.

Come molti altri discendenti, ho svolto un’indagine molto approfondita e lunga, che mi è costata molti sforzi, tempo e denaro, per cercare il certificato di nascita del mio trisnonno. Non sapevo esattamente quando fosse nato. E l’ho trovato nella chiesa del paese di CASTELETTO MOLINA, in provincia di Asti, nella regione Piemonte. La chiesa è piccola e bella. Quando sono arrivato, le campane hanno suonato e ho sentito dei brividi attraversarmi il corpo. Incontrai il prete e ottenni il certificato di nascita del mio trisnonno.

Nel mio caso, ho ottenuto la cittadinanza da mia madre, da mia nonna, dal mio bisnonno e da mio nonno italiano. Sono stato fortunato perché mia madre è nata nel 1948 e ho potuto procedere amministrativamente, ma quando ho deciso di fare tutte le ricerche per ottenere la mia documentazione, mia madre era morta e anche mia nonna, motivo per cui è stato un lavoro arduo e costoso che mi ha portato nel luogo e nella data in cui è nato mio nonno Alessandro.

Dopo un anno di ricerche ho scoperto che Alessandro è nato nel 1863, in un piccolo paese del Piemonte, con un castello che dà il nome al paese, “CASTELETTO”, e che il cognome del mio trisnonno e quello che mi ha permesso di essere italiano oggi è il nome del paese “MOLINA”, qualcosa che mi ha commosso profondamente e mi ha fatto sentire parte viva della storia di quel piccolo e bello paese.

Nel paese c’è anche una casa storica chiamata ANTICA CASA “THEA”, che è il cognome della mia trisnonna, anch’essa originaria di lì.

casteletto molina puebloAttualmente vivo in Toscana, in una piccolo borgo mediavale. Ho vissuto anche in Sicilia e mi piace vivere in Italia, parlare italiano e capire da dove vengo, capire perché sono così passionale, così coraggiosa, perché a volte parlo urlando e muovendo le mani. Ho capito chi sono e da dove vengo, e questo non ha prezzo.

Sono un avvocato laureato in Argentina e, in quanto professionista del diritto, comprendo tutti i difetti giuridici, la violazione dei diritti acquisiti e la suscettibilità all’incostituzionalità di questo decreto legge che pretende di limitare le generazioni e cancellare la nostra identità, ma al di là di tutti i fondamenti giuridici e legali che conosco e che vedo chiaramente in questo decreto legge, in questo momento parlo con il cuore, con la passione e i sentimenti che giustificano e argomentano ancora di più l’ingiustizia di questo decreto legge e manifestano la mia angoscia di discendente italiano, voglio unirmi ai sentimenti di tutti quei discendenti che solo per una questione di tempo non hanno potuto, come me, ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana, ma che sia legalmente che sentimentalmente sono italiani dalla nascita perché discendenti di italiani.

Ciò che voglio esprimere un po’ con la mia storia è la storia di milioni, sì MILIONI! Dei discendenti degli italiani nel mondo, della ricerca delle proprie origini, della fatica, del sentimento, dell’illusione e del sogno condiviso.

Non è vero che coloro tra noi che hanno una distanza generazionale dai propri antenati non abbiano un’eredità con l’Italia. Nella stragrande maggioranza dei casi è esattamente il contrario. Fa parte della nostra IDENTITÀ, del nostro passato, delle nostre origini. È il nostro sangue e fa parte di ciò che siamo.

Chi ha il diritto di affermare che, dopo la seconda generazione, i discendenti non si sentono italiani, non sono legati alla loro cultura, alla loro storia, al loro passato? Esiste qualche studio scientifico che suggerisce che il sangue da quella generazione in poi non scorre più nelle sue vene con lo stesso ritmo, oppure quell’identità trasmessa dai nostri antenati e dalle nostre origini scompare magicamente? Un pronipote o un pro-pronipote sono meno italiani di un nipote o di un figlio? Non ha forse il diritto di vedere riconosciute le sue origini e di avere la possibilità di tornare nella terra dei suoi antenati?

Noi argentini parliamo spesso come gli italiani, a gesti e urlando. Siamo appassionati e orientati alla famiglia. Amiamo la famiglia, i pranzi della domenica, la pasta fatta dalla nonna e sogniamo di visitare o vivere in Italia.

Per noi in Argentina, almeno dove sono nato, l’Italia era ed è la Madrepatria, è un sentimento che portiamo nel cuore da quando siamo nati.

E sebbene nascere italiani sia un concetto sancito dalla legge sulla cittadinanza italiana ius sanguinis, noi, al di là di quanto stabilisce la legge, ci sentiamo argentini per essere nati lì e italiani nel cuore per via del nostro sangue.

Immaginando cosa hanno dovuto passare i nostri antenati quando hanno lasciato il loro paese e la loro famiglia a causa della guerra, momenti in cui non avevano nemmeno da mangiare, hanno preso una barca con il minimo indispensabile, hanno abbandonato la loro famiglia e in molti casi senza mai più rivederla, sono partiti per una destinazione e un paese sconosciuti che non potevano nemmeno vedere in foto, non sapevano nemmeno dove avrebbero vissuto o cosa avrebbero fatto, sono stati un esempio di coraggio e audacia. Noi siamo i “figli”, e dico Figli perché su questo punto non c’è differenza generazionale. Siamo “figli” di immigrati e abbiamo il coraggio che abbiamo ereditato da loro, ed è questo che ci spinge a ricercare le nostre radici e che spinge molti di noi a tornare nei luoghi da cui sono partiti i nostri nonni, bisnonni e trisnonni.

Vogliamo in qualche modo onorare i loro sforzi, il loro coraggio, i loro progressi, senza dimenticare da dove veniamo e grazie a chi possiamo avere la possibilità di essere cittadini italiani.

Non ho mai dimenticato che grazie ad Alessandro Molina, che non ho mai incontrato, ho avuto la possibilità di vivere in Italia e di avere la cittadinanza italiana.

Vi prego, voi che potete influenzare politicamente, vi prego di non dimenticare che il mio Paese e gli altri Paesi in cui sono emigrati gli italiani sono stati quelli che un tempo hanno accolto questi coraggiosi emigranti, e di dare a coloro che vogliono tornare alle proprie radici l’opportunità di farlo.

Limitare le generazioni non cancellerà mai la nostra IDENTITÀ, né il sangue che scorre nelle nostre vene, ma se i diritti di milioni di discendenti di italiani venissero tolti, questo sarebbe qualcosa di cui i nostri antenati sicuramente si pentirebbero e che in loro onore non dovrebbe mai accadere.

 

MARIA CELESTE RAMIREZ, Argentina e Italiana!




CIM: un netto “no” al decreto cittadinanza

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9tunisicimUn netto “no” al Decreto Legge sulla cittadinanza voluto dal Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, è arrivato dal CIM – Confederazione Italiani nel Mondo in corso di svolgimento a Tunisi/Cartagine.
Il “no” viene per una motivazione principale: “le modalità sembrano avviare un processo di disconoscenza del fenomeno della diaspora” e “per porre un freno a chi per coprire le proprie incapacità adotta simili provvedimenti”.
Questa valutazione “sensata e realistica” parte dall’assunto che, se si vuole riformare una legge che riguarda gli italiani all’estero, “è bene prima ascoltare le loro rappresentanze istituzionali e associative in modo che la riflessione e la discussione siano pubbliche, trasparenti e aiutino a riconnetterci – tutti – con la nostra storia, o meglio, a fare i conti con la storia e con un presente di un paese che proprio dall’emigrazione è stato segnato e in larga parte conformato”.
Il Congresso della CIM ha ribadito dunque questa linea “che sembra rispondere ad un disegno precostituito di rotture dei legami a dispetto delle vicende che riguardano le regioni italiane con lo spopolamento, la denatalità e le dichiarazioni di disponibilità ad accogliere i lucani e gli italiani di ritorno”.
Dunque due le conclusioni a cui si è giunti durante la conversazione a Tunisi: è necessario per la CIM “difendere i diritti acquisiti e riconoscere il senso di appartenenza a questo Paese fatto di solidarietà ed accoglienza che non può essere cancellato con un Decreto Legge”.
“La battaglia per gli Italiani nel Mondo continua”, ha spiegato Luigi Scaglione, Presidente CIM per la Basilicata. “Quello che non è accaduto in Basilicata con le ulteriori modifiche che il Consiglio Regionale di Basilicata ha fatto (le quarte a partire dallo scorso mese di Settembre 2024), e che rischiano di far implodere definitivamente un sistema di relazioni costruito con fatica e grande lungimiranza negli anni passati.
Farle passare come occasione di ricambio obbligato, nel mentre si taglia la presenza delle rappresentanze associative estere e quelle italiane ridotte a un solo rappresentante per Federazione, si limita la presenza della Consulta dei giovani e si triplica quella dei Consiglieri regionali, significa andare contro il principio che a livello nazionale le altre regioni di cui ho contezza e conoscenza diretta, per il mio ruolo, hanno perseguito in questi anni”.
“I temi del Congresso, riassunte in schede tematiche hanno riguardato proprio il rapporto con le istituzioni, la cultura italiana nel Mondo, la necessità di una offerta formativa ai giovani discendenti italiani, le occasioni perso con il PNRR per il ripopolamento del Paese, il rilancio del progetto Turismo di ritorno (bocciato dal mancato inserimento di risorse incentivanti alle nostre comunità regionali per la riscoperta dei borghi ed il ritorno alle radici)”, ha aggiunto ancora Scaglione. “Temi determinanti sui quali ci siamo interrogati per tre giorni e che costituiranno la base di lavoro per i prossimi anni”. (aise) 




Senato alle audizioni sul decreto per la cittadinanza l’intervento della Segretaria Generale del Cgie

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cgie prodi immagine17 346x223Nell’ambito delle audizioni informali sul decreto legge che introduce norme più restrittive rispetto alla concessione della cittadinanza agli italo-discendenti, è stata ascoltata, presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato la Segretaria Generale del Cgie Maria Chiara Prodi. Nel suo intervento da remoto Prodi ha ricordato che il Cgie rappresenta le comunità italiane all’estero presso tutti gli organismi che pongono in essere politiche che riguardano proprio questo ambito, sottolineando anche l’obbligatorietà del parere del Cgie sulle materie di pertinenza degli italiani all’estero. La Segretaria Generale ha inoltre segnalato come il Cgie, un organismo di secondo livello con 43 eletti all’estero e 20 membri nominati dal Governo, sia l’unica istituzione della Repubblica italiana che ha come base elettorale anche degli italo-discendenti. Prodi anche ha fatto presente che è proprio la legge a conferire al Cgie l’incarico di tenere viva la relazione tra le comunità italiane nel mondo, gli italo-discendenti e l’Italia stessa. Il Segretario Generale ha poi segnalato lo stupore registrato nelle comunità all’estero per questo veloce cambiamento e ha rilevato come la scelta di intervenire sulla questione del riconoscimento della cittadinanza attraverso lo strumento del decreto legge, e quindi con tempi di discussione ridotti, non favorisca un approfondimento adeguato su materie di tale spessore. Prodi ha comunque evidenziato che certamente sulla questione della cittadinanza era necessaria una riforma e che tre tematiche come la stessa cittadinanza, la messa in sicurezza del voto e gli incentivi per il rientro siano al centro del lavoro del Cgie. Prodi ha anche parlato dell’importanza, anche al fine di mantenere il legame affettivo con l’Italia, della costruzione di una “cittadinanza consapevole” ossia quella cittadinanza che si accompagna con una conoscenza della lingua e della cultura del Paese ma anche della carta costituzionale e della vita civile. La Segretaria Generale, dopo aver segnalato che questo cambiamento repentino sulla cittadinanza potrebbe creare possibili paradossi vedi ad esempio quello di famiglie con un figlio italiano e un altro non italiano, ha sottolineato come i limiti introdotti delle due generazioni e dell’inizio della discendenza in Italia, una novità quest’ultima che pone temi costituzionali, siano da considerarsi estremamente restrittivi e vadano cambiati . Prodi ha poi rilanciato il tema del riacquisto della cittadinanza per coloro che l’anno perduta. Una questione che riguarda una cerchia sempre più ristretta di persone e diventa fondamentale anche alla luce di quanto finora espresso intorno all’idea di un legame effettivo con l’Italia. E’ poi intervenuto il senatore Francesco Giacobbe (Pd – ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide) che ha ipotizzato la possibilità di estendere il limite per la presentazione degli emendamenti sul decreto legge in esame al fine di acquisire il previsto parere del Cgie . Ha seguire ha preso la parola il senatore Roberto Menia (FdI) che ha invitato il Cgie a fornire proposte per eventuali emendamenti. Menia ha anche ricordato che il decreto nasce dall’urgenza di far fronte a una platea di richiedenti la cittadinanza italiana che, basandosi sul criterio delle cinque generazioni, sarebbe potenzialmente di circa 80 milioni di persone. Il senatore ha inoltre rilevato come consideri imprescindibile ad esempio la conoscenza della lingua o della storia italiana per un rapporto di cittadinanza realistico e compiuto. In sede di replica Prodi ha auspicato sui disegni di legge per la cittadinanza un’interlocuzione formale e ordinaria, anche alla luce dei lavori preparatori della prossima plenaria del Cgie che si terrà a metà giugno. Il Segretario Generale ha anche parlato della necessità di un lavoro più ordinario e funzionale con le istituzioni su queste problematiche: sicuramente arriverà il sollecitato parere del Cgie. Prodi ha concluso ricordando come la platea delle persone italo-discendenti sia la stessa alla quale viene rivolto anche l’invito a venire in Italia per studiare o ripopolare le zone interne. (Inform)




Comitato delle Associazioni Venete dell’Argentina: modificare il decreto e i disegni di legge sulla cittadinanza

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cava associazioni venete in argentina immagine16Il Comitato delle Associazioni Venete dell’Argentina (CAVA) esprime una nota perplessità per il decreto legge n. 36/2025 adottato dal Consiglio dei Ministri che introduce importanti modifiche intervenendo su uno dei principi cardini della legislazione italiana, la cittadinanza. Nel comunicato si ricorda come il CAVA, riunisca “i circoli e le associazioni venete in Argentina, e rappresenti la comunità veneto argentina integrata da emigrati e discendenti di prima, seconda e terza generazione”, interessati da un decreto “che, tra altro, impedisce a un gran numero di essi, cittadini italiani, di trasmettere la cittadinanza ai propri figli nati o che nasceranno all’estero”. Per il CAVA La limitazione a solo due generazioni del diritto del riconoscimento di cittadinanza per i nati all’estero mette a rischio il futuro del legame delle comunità all’estero con l’Italia. “Il CAVA – continua la nota – non rinuncia a continuare a svolgere il suo compito: tramandare alle nuove generazioni la propria identità e rafforzare sempre di più i legami con il Veneto e l’Italia. Auspica, pertanto, che il Parlamento, in sede di conversione del Decreto e nel corso del trattamento dei Disegni di Legge annunciati dal Governo, inserisca delle correzioni”, al fine di realizzare una riforma all’istituto di cittadinanza che “salvaguardi il diritto dei nati all’estero ad essere riconosciuti, senza limiti di generazioni ciò che siamo: italiani!”. (Inform)




Appello per il ripensamento delle modifiche al riconoscimento della cittadinanza per discendenza (Ius Sanguinis)

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Riceviamo e pubblichiamo:

Gentilissima Presidente del Consiglio Giorgia Meloni,

Egregio Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani,

Gentili Senatori e Onorevoli Membri,

Autorità e rappresentanti del popolo italiano,

 

Mi rivolgo a Voi con profondo rispetto e un sincero amore per l’Italia, in merito alle recenti modifiche del 27 marzo alla normativa sul riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza (Ius Sanguinis), che limitano la trasmissione alla seconda generazione dall’antenato emigrato.

Sono profondamente addolorata all’idea che questo cambiamento possa impedirmi di realizzare un sogno che porto nel cuore da tutta la vita: vivere, contribuire e crescere una famiglia in Italia — la terra da cui proviene la mia storia.

209f182a 6f75 46a5 ac26 ae1ed8be6787Sono nata in Argentina, ma sei dei miei otto bisnonni erano italiani: le famiglie Bracco e Cane dal Piemonte, e la famiglia Franzetti dalla Liguria. Quando ho visitato il comune di San Benigno Canavese, da cui proviene la mia famiglia, ho sentito un’emozione profonda nel petto, qualcosa che le parole non riescono a descrivere. Era un richiamo, un senso di appartenenza. Gli italiani che ho incontrato mi hanno accolto come una di loro, e non mi sono mai sentita tanto a casa in nessun altro Paese.

d7766247 3f55 4f76 8e71 a6c49fb69f28Anche se non parlo il dialetto piemontese come facevano mio padre e i miei nonni, parlo un piu l’italiano e mi impegno ogni giorno per migliorarlo. La mia famiglia ha sempre mantenuto viva la cultura italiana: dai pranzi della domenica con pasta fatta in casa, alla musica e al cinema (sono cresciuta con i film di Tornatore e le musiche di Morricone), ai racconti dei nostri antenati. Sul lato Franzetti, Giovanni, Giacomo e Juan Carlos sono stati membri attivi dell’associazione italiana del nostro paese — mio nonno Juan Carlos è stato persino presidente per molti anni.

7a3ba0a0 2f78 4680 8c9a 11e8b3779a97Abbiamo speso anni e migliaia di euro per ricostruire i documenti necessari a dimostrare quello che per noi era evidente: il nostro legame di sangue, cultura e identità con l’Italia. Quando finalmente li abbiamo trovati, ci sembrava di toccare con mano il sogno. Per me non sarebbe stata la prima visita in Italia, ma per mio fratello sì — ed eravamo così entusiasti di viverla insieme, come famiglia.

Ho viaggiato in oltre 20 Paesi, ma nessuno ha il calore, l’anima, la bellezza, l’umorismo, la sensualità e la profondità dell’Italia. Sono una professionista della salute mentale, ho 34 anni, desidero lavorare, creare una casa e costruire un futuro in un Paese che rifletta i miei valori — e l’Italia li rappresenta perfettamente.

Con le modifiche alla legge, questo non sarà più possibile. Restare illegalmente non è un’opzione che potrei mai prendere in considerazione. Ma è doloroso accettare che, pur condividendo sangue, valori, cultura e una lunga storia familiare con l’Italia, ci venga negato il riconoscimento. La trasmissione per sangue non è solo una questione amministrativa — è un profondo legame identitario che va oltre le generazioni. È la continuità di una storia, di un popolo, di un’appartenenza.

img 1182Noi non siamo turisti della cittadinanza. Siamo italiani — nello spirito, nella cultura, nelle tradizioni e nel cuore. Chiediamo semplicemente di essere riconosciuti per quello che siamo già, così come è accaduto per altri membri delle nostre famiglie in passato.

Allego alcune foto della mia famiglia e sarei felice di raccontare la nostra storia a Voi o a qualsiasi membro del Vostro staff che desideri ascoltarla. I nostri antenati amavano profondamente l’Italia — se fossero ancora vivi, sarebbero orgogliosi di sapere che i loro discendenti vogliono tornare nella loro amata terra.

Vi ringrazio di cuore per il tempo dedicato e per l’attenzione che vorrete dare a questo appello.

Con profondo rispetto,

Melisa Cane Franzetti




Lucchesi nel Mondo preoccupati per l’approvazione del “pacchetto cittadinanza”

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7lucchesinelmondoContinua a far discutere l’approvazione del decreto legge “pacchetto cittadinanza”. Sul provvedimento, che ha acceso un ampio dibattito, ha espresso una forte preoccupazione anche Ilaria Del Bianco, presidente dell’associazione Lucchesi nel Mondo (4800 famiglie aderenti nel mondo ed 80 tra delegazioni e circoli sparsi in ogni continente), e presidente emerita di UNAIE (l’Unione Nazionale delle Associazioni degli Immigrati ed Emigrati che rappresenta 20 associazioni storiche).
“Nel tempo, anche durante precedenti Governi, si è rafforzata l’intenzione di mettere mano alla legge sulla cittadinanza ed apportare ad essa delle modifiche onde regolamentare una questione effettivamente delicata: se infatti andiamo a verificare quantitativamente la platea di coloro che, potenzialmente, avevano diritto di ottenere la cittadinanza italiana con le precedenti regole, i numeri erano davvero enormi, con ipotizzabili ricadute gestibili con difficoltà in molti ambiti”, ha spiegato Ilaria Del Bianco. “Il taglio apportato è però forse eccessivo, andando ad escludere una larghissima, enorme fetta di oriundi che si sentono davvero Italiani”.
“Tale decisione, inoltre, è stata vissuta dai nostri conterranei all’estero come una manovra in totale contrasto con le politiche dello stesso Ministero degli Esteri che sul turismo delle radici, nel 2024, ha investito 20 milioni di euro del PNRR.”, ha aggiunto.
Il Decreto Legge numero 36 del 28 marzo 2025 introduce significative modifiche alla normativa sulla cittadinanza italiana. La misura, adottata con carattere d’urgenza, interviene su diversi aspetti chiave della normativa vigente, in particolare sulla legge 5 febbraio 1992, n. 91 che disciplina la cittadinanza italiana e in particolare pone nuove restrizioni sulla trasmissione automatica della cittadinanza ai nati all’estero limitandole alla seconda generazione e richiedendo la dimostrazione di vincoli effettivi con la Repubblica Italiana.
“È certamente poco coerente invitare i nostri conterranei all’estero a tornare nella propria terra di origine e poi dire loro che non sono e non potranno essere Italiani”, ha dichiarato ancora la presidente dei Lucchesi nel Mondo che proprio lo scorso gennaio a Mestre, nell’ambito di un evento organizzato da UNAIE, aveva avuto modo di incontrare il senatore Roberto Menia (FdI), vicepresidente della 3ª Commissione permanente (Affari esteri e difesa), membro del Comitato parlamentare Schengen, Europol e immigrazione e membro della Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea parlamentare dell’Iniziativa Centro Europea, il quale è stato primo firmatario di una delle molte proposte di revisione di criteri di riacquisto della cittadinanza depositate in Parlamento.
“Il senatore Menia è stato molto disponibile nell’ascoltare e recepire le istanze portate da UNAIE in rappresentanza di tutte le associazione ad essa aderenti – ha precisato la presidente – comprendendo con immediatezza la necessità di trovare un equilibrio tra i sentimenti di italianità dei nostri all’estero (ed i diritti sinora a loro garantiti) e l’urgenza di perimetrare in qualche modo la questione del riacquisto di cittadinanza anche nell’ottica, non secondaria, di evitare storture talvolta ai limiti della legalità.”
Questa restrizione ha generato grande preoccupazione tra le comunità lucchesi all’estero, in particolare in Sud America, dove il legame con le radici è ancora molto sentito.
La presidente Del Bianco ha convocato per oggi, 7 aprile, al fine di esaminare nel dettaglio le misure previste dal Decreto, un direttivo della Lucchesi nel Mondo per discutere anche sulle eventuali azioni dell’associazione al fine di portare al massimo livello politico la richiesta di una modifica al decreto che riequilibri le diverse istanze, anche in considerazione del fatto che, a livello parlamentare, sono già emerse fin da subito sensibilità diverse nella stessa maggioranza. (aise) 




Senato, avviato l’esame del decreto legge sulla cittadinanza

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csm def k28 eb1f98c858La Commissione Affari costituzionali del Senato ha avviato l’esame della conversione in legge del DL 36/2025 recante disposizioni urgenti in materia di cittadinanza. In pratica si tratta di una modifica alla legge 91/1992 finalizzata a limitare il riconoscimento della cittadinanza per coloro che sono nati e residenti all’estero.  Il relatore Marco Lisei ha sottolineato come il provvedimento si suddivida in due articoli: l’articolo 1, comma 1, introduce un articolo 3-bis nella legge 5 febbraio 1992, n. 91, al fine di limitare il riconoscimento della cittadinanza per coloro che sono nati e residenti all’estero, stabilendo che debba considerarsi non aver mai acquistato la cittadinanza italiana colui il quale sia nato all’estero e sia in possesso di altra cittadinanza, anche prima dell’entrata in vigore della disposizione in esame. È introdotta, pertanto, nei casi predetti, una preclusione all’acquisto automatico della cittadinanza ed è disposta una deroga a un novero di disposizioni, tra cui gli articoli 1, 2, 3, 14 e 20 della medesima legge n. 91 del 1992. La disposizione individua poi, alle lettere da a) ad e) del nuovo articolo 3-bis della legge n. 91 del 1992, una serie di eccezioni alla disciplina introdotta, tra loro alternative. La lettera a) fa salvo il caso in cui lo stato di cittadino del soggetto interessato sia riconosciuto, a seguito di domanda, corredata della necessaria documentazione, presentata all’ufficio consolare o al sindaco competenti entro le 23:59, ora di Roma, del 27 marzo 2025, nel rispetto della normativa applicabile alla medesima data. L’eccezione pertanto opera per i riconoscimenti legittimamente effettuati in via amministrativa a seguito di domanda a tal fine presentata entro la data indicata. La lettera b) fa salvo il caso in cui lo stato di cittadino del soggetto interessato sia accertato giudizialmente, a seguito di domanda giudiziale presentata non oltre le 23:59, ora di Roma, del 27 marzo 2025, nel rispetto della normativa applicabile alla medesima data. Le lettere c) e d) prevedono come eccezioni il caso in cui uno dei genitori o degli adottanti sia nato in Italia o sia stato residente in Italia per almeno due anni continuativi prima della data di nascita o di adozione del figlio. La lettera e) prevede infine come ulteriore eccezione il caso in cui un ascendente cittadino di primo grado dei genitori o degli adottanti, anch’essi cittadini, sia nato in Italia. Pertanto, per gli ascendenti di secondo grado deve esservi nascita in Italia, mentre per i genitori e adottanti, può esservi in alternativa la continuativa residenza biennale.  Il relatore ha poi spiegato come al comma 2 si novelli invece l’articolo 19-bis del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150 (Disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi dell’articolo 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69), intervenendo su alcuni profili della disciplina della prova relativa alle controversie in materia di accertamento della cittadinanza italiana. In particolare, dopo il comma 2 sono inseriti due nuovi commi: il comma 2-bis, il quale stabilisce che, salvi i casi espressamente previsti dalla legge, nelle controversie in materia di accertamento della cittadinanza italiana non sono ammessi il giuramento e la prova testimoniale; il comma 2-ter, ai sensi del quale si prevede che nelle medesime controversie l’onere di provare l’insussistenza delle cause di mancato acquisto o di perdita della cittadinanza previste dalla legge ricada su colui il quale chiede l’accertamento della cittadinanza. L’articolo 2, infine, dispone in ordine all’entrata in vigore del provvedimento. Nel corso del dibattito il senatore Andrea De Giorgis (Pd) ha sottolineato la sua contrarietà sul fatto che una materia dai rilevanti impatti costituzionali, che incidono direttamente sulla possibilità per alcuni individui di poter beneficiare di specifiche garanzie costituzionali, sia affrontata dal Governo per il tramite di un decreto-legge, soprattutto alla luce del contenuto dei diversi disegni di legge di iniziativa parlamentare già assegnati alla Commissione. In proposito da De Giorgis è stato auspicato, in ordine al decreto legge, un ciclo di audizioni, ancorché limitato, al fine di acquisire imprescindibili elementi conoscitivi. In proposito il Presidente della I Commissione Alberto Balboni ha fatto notare che, essendo in via di definizione un ciclo di audizioni su disegni di legge nn. 98 e abbinati vertenti sulla materia della riapertura del termine per il riacquisto della cittadinanza, si potrebbe valutare di procedere ad un ciclo unitario di audizioni. La Commissione ha approvato la proposta del Presidente che ha anche segnalato come la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari abbia già fissato per la settimana del 6-8 maggio la calendarizzazione del provvedimento in Assemblea. (Inform)




Rozzi Marin (Veneti nel Mondo): amareggiati dal decreto cittadinanza. Pronti a difendere i nostri diritti

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4venetirozziL’Associazione Veneti nel Mondo, per voce del suo Presidente, Aldo Rozzi Marin, si è detta “perplessa e amareggiata” dal decreto sulla cittadinanza che il Consiglio dei Ministri ha emanato una settimana fa e si è detta pronta a “difendere i diritti degli emigrati anche davanti alla Corte Costituzionale”.
Emanare questo decreto, infatti, secondo Rozzi Marin “significa disconoscere un diritto trasmesso iure sanguinis ai nostri oriundi, vicini a noi per cultura e religione”.
Negare la cittadinanza italiana a chi ha avuto il bisnonno italiano non è condivisibile – ha aggiunto ancora -. Confidiamo che nell’iter di conversione del decreto nel parlamento italiano si affronti la questione e in aula arrivino proposte migliorative. A molti parlamentari abbiamo fatto sapere che la decisione non è giusta nel metodo, il mondo associativo e il parlamento ne sono stati tenuti all’oscuro, sia nel merito che stravolge il principio dello jus sanguinis”.
“La legge della cittadinanza va rivista e migliorata – ha spiegato ancora Rozzi Marin -. L’impegno a favore delle realtà associative italiane all’estero, e in particolare dei veneti nel mondo, ci spinge però a difendere i diritti dei nostri connazionali in ogni sede istituzionale, anche davanti alla Corte Costituzionale se necessario”.
“Il mondo associativo veneto e italiano deve essere compatto in questa battaglia giusta e morale in difesa di tanti che, come me, sono nati e cresciuti all’estero, fieri delle nostre radici”, ha concluso il Presidente dell’Associazione Veneti nel Mondo. (aise)