CGIE, Italia e italo-discendenti: un legame da mantenere

Fra incontri, nuove collaborazioni e confronti pratici, quelli che sta vivendo in questi giorni il Comitato di Presidenza del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero – CGIE sono dei giorni ubiqui. Ricchi di analisi, convergenze e discussioni sui grandi temi che sta affrontando con vista sull’assemblea plenaria che si terrà nella seconda metà di giugno. A partire dal decreto che venerdì scorso ha scosso il mondo dell’emigrazione italiana, quel “pacchetto cittadinanza” con cui il Governo, per voce del Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, ha riformato la disciplina in materia di cittadinanza. Una riforma “necessaria” alla quale però andranno attuati in sede parlamentare dei “correttivi”. Ma la strategia del CdP del CGIE è ampia e riguarda diversi temi. Tre, in particolare, sono le priorità di cui questo pomeriggio il CdP ha discusso in una conferenza stampa tenutasi alla Farnesina, ossia la messa in sicurezza del voto all’estero, la legge di cittadinanza e gli incentivi di rientro.
“L’attualità ci dimostra che non ci eravamo sbagliati nello stilare queste priorità”, ha spiegato Maria Chiara Prodi, Segretaria Generale del CGIE aprendo la conferenza. E proprio dell’attualità si è discusso in modo accentuato durante la conferenza: “stiamo raccogliendo spunti migliorativi al decreto cittadinanza – ha continuato la Segretaria Generale -. Il CGIE ha come base elettorale gli italo-discendenti. E l’Italia si è dotata di una forma di rappresentanza che allarga lo spettro a chi non solo è dentro i crismi della cittadinanza italiana ma ascoltando chi è fuori e desidera riacquistarla. Siamo stati e siamo all’ascolto degli italo-discendenti che sono rimasti stupiti dagli eventi”. Prodi ha poi parlato di quanto fatto in questi giorni dal CdP, discutendo riguardo questo tema e non solo prima con il Sottosegretario agli Affari Esteri, Giorgio Silli, poi con il Direttore Generale per gli Italiani all’estero della Farnesina, Luigi Maria Vignali, e infine con le commissioni affari esteri dei due rami del parlamento oltre che con diversi gruppi parlamentari: “abbiamo incontrato tutti gli interlocutori istituzionali. E tutti hanno riscontrato l’evidenza del ruolo del CGIE, e quindi l’attuazione della legge che prevede i nostri pareri obbligatori su temi che riguardano gli italiani all’estero”. E “noi siamo pronti per questo ruolo che la legge ci attribuisce” poiché “siamo il collegamento con gli italo-discendenti e i custodi di questo legame“. E proprio in quanto custodi, Prodi ha voluto evidenziare: “questa trasformazione della cittadinanza crea disorientamento“. Per questo il CGIE crede ci siano da mettere a punto dei correttivi, nello specifico “va sciolto il nodo relativo al requisito dell’ascendente cittadino italiano di essere nato in Italia o averci vissuto per almeno due anni continuativi prima della nascita del richiedente. Questa misura, unita al limite di 2 generazioni, disorienta e rischia di recidere il legame dell’Italia con gli italo-discendenti”. E insieme al problema delle trascrizioni, crea un tema immediato e un “cambiamento radicale”. Tutto ciò rischia di “fratturare il legame” che li unisce all’Italia. “Noi stavamo facendo una proposta in modo autonomo – ha aggiunto ancora Prodi -. Perché per noi la “cittadinanza consapevole” resta fondamentale, e questo continueremo a farlo presente”.
La cittadinanza consapevole, inoltre, si collega anche all’altra priorità del CGIE, la sicurezza del voto all’estero: “non dobbiamo criminalizzare gli italiani all’estero in modo generalizzato. Dobbiamo razionalizzare la sicurezza al voto. Ci sono tanti scandali ma dobbiamo continuare a studiare le possibilità e le alternative che abbiamo. I mezzi a nostra disposizione non sono miliardi, dobbiamo continuare a ragionare sul voto per corrispondenza”.
Infine l’ultimo tema prioritario, gli incentivi di rientro, sul quale il CdP del CGIE si è mossa in questi giorni attuando l’accordo con il CNEL: “ci dà grande aiuto anche per accedere a un sistema istituzionale che sennò sarebbe più complicato mentre attendiamo l’auspicata convocazione per la Conferenza Stato-Regioni-Province Autonome-CGIE. Contiamo, anche con l’aiuto delle Consulte Regionali, di avere per giugno e per l’Assemblea Plenaria una proposta sintetica”.
Tornando, inevitabilmente, alla questione sulla cittadinanza, Prodi ha poi aggiunto: “noi portiamo la parola degli italo-discendenti che in 24 ore hanno visto fare una rivoluzione copernicana del messaggio che l’Italia trasmetteva. C’era la necessità di una riforma, ma lo strumento del decreto legge ci ha lasciato spiazzati. Noi eravamo disponibili per collaborare e fare sentire la nostra voce. Una situazione inedita che speriamo non diventi prassi”. Ma ora “abbiamo anche un’opportunità che vogliamo cogliere, ossia di dare i nostri pareri e dire cosa non ci ha convinto. Le trasformazioni vanno accompagnate”.
È intervenuto poi Mariano Gazzola, Vice Segretario Generale per l’America Latina, spiegando la distinzione tra il decreto e i disegni di legge. Questi ultimi “non li conosciamo ancora e non possiamo esprimere un parere. Non ci riconosciamo nel decreto – ha sottolineato -. Non siamo stati consultati, e ci sono normative che causano tante perplessità. Non ci riconosciamo e speriamo che in sede parlamentare ci siano dei correttivi. In questi gioni abbiamo verificato la disponibilità di quasi tutte le forze politiche per applicare questi correttivi per un testo che evidentemente attacca anche chi è già cittadino italiano”. Facendo un parallelismo che lui stesso ha definito duro, Gazzolla ha concluso: “da venerdì non trasmettono la cittadinanza, oggi ci sono dei bambini, dei figli che sono desaparecidos perché non si possono registrare nell’anagrafe della Repubblica italiana”.
Prendendo parola, Silvana Mangione, Vice Segretaria Generale per i Paesi Anglofoni extraeuropei, ha poi sottolineato come secondo lei questo decreto “potrebbe cambiare concetto interno di cittadinanza”, rimanendo in attesa del disegno di legge. Poi ha ricordato l’incontro con il presidente del Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana di Genova avvenuto in questi giorni, con il quale si è discusso della possibilità di celebrare i 40 anni dei Comites il prossimo anno.
Giuseppe Stabile, Vice Segretario Generale per l’Europa e l’Africa del Nord, prendendo parola ha parlato prima degli incentivi per il rientro, per il quale è necessario “mettere fine all’inverno demografico” anche attraverso la possibilità di attirare “gli italo-discendenti che vogliono veramente, e sottolineo veramente, diventare italiani”, poi riguardo la cittadinanza, sulla quale ha detto in maniera ferma: “il provvedimento era necessario, poi in parlamento si attueranno i correttivi, ma il provvedimento era necessario”.
Per Gianluca Lodetti, Vice Segretario Generale di Nomina governativa, il decreto desta comunque delle “perplessità”. “Non ci ha convinto in tanti elementi. Soprattutto quella di troncare la trasmissibilità. Rappresenta un grave rischio per il rapporto con le nostre comunità. Stiamo cercando di incrementare questo rapporto tramite la cittadinanza consapevole, ma è importante non rescindere quel legame”.
Infine Tommaso Conte, Componente per l’Europa e l’Africa del Nord, che anche lui, in conclusione, ha rimarcato la necessità del provvedimento: “il mercato delle vacche doveva finire”, ha spiegato, ma allo stesso tempo “il modus con cui l’ha fatto questo Governo è inaccettabile”.
Per concludere, Conte ha anche dato notizia dell’istituzione di un Premio annuale in memoria di Michele Schiavone, ex Segretario Generale scomparso poco più di un anno fa. (l.matteuzzi\aise)


Senza dibattiti pubblici qualcuno sta cercando di riscrivere cosa significa essere italiani.
“La cittadinanza italiana non può essere solo una questione generazionale, si tratta di una questione molto complessa che le Acli, anche grazie all’esperienza maturata attraverso le associazioni della Federazione delle Acli internazionali, attive in 21 Paesi, stanno seguendo da tempo”, ha dichiarato il Presidente nazionale delle Acli, Emiliano Manfredonia, che si chiede: “Perché non si è proceduto con un iter parlamentare, in cui le tante sensibilità che hanno già prodotto proposte di legge sul tema possano trovare in sintesi, anche grazie al contributo degli organi rappresentativi degli italiani all’estero?”


E’ ripresa presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato la discussione congiunta dei disegni di legge 98 (Giacobbe e La Marca), 295 (Francesca La Marca), 752 (Menia) e 919 (Francesca La Marca) riguardanti la riapertura del termine per il riacquisto della cittadinanza italiana e modifiche della legge del 5 5 febbraio 1992. Il dibattito è stato introdotto dal Presidente della Commissione Alberto Balboni(FdI) che, in qualità di relatore, ha illustrato il disegno di legge n. 1211, a prima firma della senatrice La Marca prevede due articoli. L’articolo 1 dispone la riapertura – per un periodo di quattro anni – dei termini per la presentazione della dichiarazione volta a ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 91. I termini – ha spiegato il relatore – sono riaperti esclusivamente per coloro i quali, già cittadini italiani precedentemente alla data di entrata in vigore della legge n. 91 del 1992, avevano perduto la cittadinanza per naturalizzazione e per gli stranieri dei quali il padre o la madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado siano stati cittadini per nascita. In proposito Balboni ha ricordato che i termini il riacquisto della cittadinanza per coloro che risiedono all’estero, come previsti dalla predetta legge n. 91 del 1992, sono scaduti con l’ultima proroga il 31 dicembre 1997. Vi è poi l’articolo 2 che reca una modifica all’articolo 9-bis della legge n. 91 del 1992 volta a ridurre da 250 a 200 euro il contributo al pagamento del quale è soggetta la dichiarazione finalizzata al riacquisto della cittadinanza. A conclusione dell’illustrazione il relatore ha proposto che il provvedimento appena illustrato sia trattato congiuntamente ai disegni di legge nn. 98, 295, 752 e 919, già all’esame della Commissione. Dopo il sì della Commissione è intervenuto il senatore Peppe 
“Il riacquisto della cittadinanza da parte degli italiani residenti all’estero che l’hanno perduta e dei loro discendenti è una questione molto sentita dalla nostra diaspora poiché costituisce un importante legame con la terra d’origine e un forte elemento di identità culturale”. Lo si legge in una nota del Cgie che prosegue: “Il Legislatore ha recepito questa istanza già con la legge 91/1992 che ha aperto una finestra di due anni, poi prorogati per due volte consecutive fino al 31 dicembre 1997. Ma non è bastato, poiché sono rimasti esclusi i soggetti che risiedevano in Paesi che nell’arco temporale considerato dal provvedimento non ammettevano la doppia cittadinanza. Ha inoltre inciso la mancanza di un’informazione capillare su procedure e tempi di presentazione della domanda. Il riconoscimento di tale diritto per questa categoria di italiani, da sempre rivendicato dal Cgie, è tornato al centro del dibattito politico ed è sentito sia dai partiti di maggioranza che di opposizione, tanto che giacciono in Parlamento tre diversi disegni di legge, a prima firma dei senatori La Marca (PD) e Menia (FDI), e dell’onorevole Tirelli (MAIE) che, sebbene a vario titolo, convergono sulla necessità di sanare tale vulnus. Proprio la senatrice La Marca ha raccolto il numero di firme necessarie a ottenere una corsia preferenziale per l’esame in Commissione Affari Costituzionali e quindi la calendarizzazione del dibattito d’Aula. Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero esprime l’auspicio che le diverse sensibilità convergano su un testo unificato che consenta di raggiungere al più presto questo importantissimo risultato nell’interesse dei tanti connazionali che oggi si sentono discriminati da parte dell’Italia. Il Cgie è tuttavia consapevole della necessità di procedere alla riforma complessiva della normativa che regola il diritto di cittadinanza per fornire risposte adeguate al dilagante fenomeno delle richieste di riconoscimento dello status civitatis da parte degli italodiscendenti nati all’estero, provenienti in particolare da alcune aree del pianeta. Allo scopo, ha incaricato la sua III Commissione tematica di analizzare le varie proposte e confrontarle con la legislazione di altri Paesi per ricondurle a sintesi in un testo che sarà sottoposto all’approvazione dell’Assemblea plenaria del prossimo giugno e quindi trasmesso al Legislatore. Il Cgie – conclude il comunicato – esprime la volontà comune di affermare il principio di una cittadinanza pienamente consapevole, fermo restando il presupposto che lo ius sanguinis è un diritto intangibile così come il rispetto dei principi costituzionali che garantiscono l’uguaglianza di trattamento a prescindere dalle condizioni personali e sociali, e indipendentemente dal luogo di nascita”. (Inform)
Lunedì prossimo, 3 febbraio, a partire dalle 9.00, la Cancelleria consolare dell’Ambasciata italiana a Santiago terrà una giornata porte aperte in cui saranno concessi 70 appuntamenti per presentare la documentazione necessaria al riconoscimento cittadinanza iure sanguinis.