CGIE, Italia e italo-discendenti: un legame da mantenere

3cgieconf2

3cgieconf2Fra incontri, nuove collaborazioni e confronti pratici, quelli che sta vivendo in questi giorni il Comitato di Presidenza del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero – CGIE sono dei giorni ubiqui. Ricchi di analisi, convergenze e discussioni sui grandi temi che sta affrontando con vista sull’assemblea plenaria che si terrà nella seconda metà di giugno. A partire dal decreto che venerdì scorso ha scosso il mondo dell’emigrazione italiana, quel “pacchetto cittadinanza” con cui il Governo, per voce del Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, ha riformato la disciplina in materia di cittadinanza. Una riforma “necessaria” alla quale però andranno attuati in sede parlamentare dei “correttivi”. Ma la strategia del CdP del CGIE è ampia e riguarda diversi temi. Tre, in particolare, sono le priorità di cui questo pomeriggio il CdP ha discusso in una conferenza stampa tenutasi alla Farnesina, ossia la messa in sicurezza del voto all’estero, la legge di cittadinanza e gli incentivi di rientro.
“L’attualità ci dimostra che non ci eravamo sbagliati nello stilare queste priorità”, ha spiegato Maria Chiara Prodi, Segretaria Generale del CGIE aprendo la conferenza. E proprio dell’attualità si è discusso in modo accentuato durante la conferenza: “stiamo raccogliendo spunti migliorativi al decreto cittadinanza – ha continuato la Segretaria Generale -. Il CGIE ha come base elettorale gli italo-discendenti. E l’Italia si è dotata di una forma di rappresentanza che allarga lo spettro a chi non solo è dentro i crismi della cittadinanza italiana ma ascoltando chi è fuori e desidera riacquistarla. Siamo stati e siamo all’ascolto degli italo-discendenti che sono rimasti stupiti dagli eventi”. Prodi ha poi parlato di quanto fatto in questi giorni dal CdP, discutendo riguardo questo tema e non solo prima con il Sottosegretario agli Affari Esteri, Giorgio Silli, poi con il Direttore Generale per gli Italiani all’estero della Farnesina, Luigi Maria Vignali, e infine con le commissioni affari esteri dei due rami del parlamento oltre che con diversi gruppi parlamentari: “abbiamo incontrato tutti gli interlocutori istituzionali. E tutti hanno riscontrato l’evidenza del ruolo del CGIE, e quindi l’attuazione della legge che prevede i nostri pareri obbligatori su temi che riguardano gli italiani all’estero”. E “noi siamo pronti per questo ruolo che la legge ci attribuisce” poiché “siamo il collegamento con gli italo-discendenti e i custodi di questo legame“. E proprio in quanto custodi, Prodi ha voluto evidenziare: “questa trasformazione della cittadinanza crea disorientamento“. Per questo il CGIE crede ci siano da mettere a punto dei correttivi, nello specifico “va sciolto il nodo relativo al requisito dell’ascendente cittadino italiano di essere nato in Italia o averci vissuto per almeno due anni continuativi prima della nascita del richiedente. Questa misura, unita al limite di 2 generazioni, disorienta e rischia di recidere il legame dell’Italia con gli italo-discendenti”. E insieme al problema delle trascrizioni, crea un tema immediato e un “cambiamento radicale”. Tutto ciò rischia di “fratturare il legame” che li unisce all’Italia. “Noi stavamo facendo una proposta in modo autonomo – ha aggiunto ancora Prodi -. Perché per noi la “cittadinanza consapevole” resta fondamentale, e questo continueremo a farlo presente”.
La cittadinanza consapevole, inoltre, si collega anche all’altra priorità del CGIE, la sicurezza del voto all’estero: “non dobbiamo criminalizzare gli italiani all’estero in modo generalizzato. Dobbiamo razionalizzare la sicurezza al voto. Ci sono tanti scandali ma dobbiamo continuare a studiare le possibilità e le alternative che abbiamo. I mezzi a nostra disposizione non sono miliardi, dobbiamo continuare a ragionare sul voto per corrispondenza”.
Infine l’ultimo tema prioritario, gli incentivi di rientro, sul quale il CdP del CGIE si è mossa in questi giorni attuando l’accordo con il CNEL: “ci dà grande aiuto anche per accedere a un sistema istituzionale che sennò sarebbe più complicato mentre attendiamo l’auspicata convocazione per la Conferenza Stato-Regioni-Province Autonome-CGIE. Contiamo, anche con l’aiuto delle Consulte Regionali, di avere per giugno e per l’Assemblea Plenaria una proposta sintetica”.
Tornando, inevitabilmente, alla questione sulla cittadinanza, Prodi ha poi aggiunto: “noi portiamo la parola degli italo-discendenti che in 24 ore hanno visto fare una rivoluzione copernicana del messaggio che l’Italia trasmetteva. C’era la necessità di una riforma, ma lo strumento del decreto legge ci ha lasciato spiazzati. Noi eravamo disponibili per collaborare e fare sentire la nostra voce. Una situazione inedita che speriamo non diventi prassi”. Ma ora “abbiamo anche un’opportunità che vogliamo cogliere, ossia di dare i nostri pareri e dire cosa non ci ha convinto. Le trasformazioni vanno accompagnate”.
È intervenuto poi Mariano Gazzola, Vice Segretario Generale per l’America Latina, spiegando la distinzione tra il decreto e i disegni di legge. Questi ultimi “non li conosciamo ancora e non possiamo esprimere un parere. Non ci riconosciamo nel decreto – ha sottolineato -. Non siamo stati consultati, e ci sono normative che causano tante perplessità. Non ci riconosciamo e speriamo che in sede parlamentare ci siano dei correttivi. In questi gioni abbiamo verificato la disponibilità di quasi tutte le forze politiche per applicare questi correttivi per un testo che evidentemente attacca anche chi è già cittadino italiano”. Facendo un parallelismo che lui stesso ha definito duro, Gazzolla ha concluso: “da venerdì non trasmettono la cittadinanza, oggi ci sono dei bambini, dei figli che sono desaparecidos perché non si possono registrare nell’anagrafe della Repubblica italiana”.
Prendendo parola, Silvana Mangione, Vice Segretaria Generale per i Paesi Anglofoni extraeuropei, ha poi sottolineato come secondo lei questo decreto “potrebbe cambiare concetto interno di cittadinanza”, rimanendo in attesa del disegno di legge. Poi ha ricordato l’incontro con il presidente del Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana di Genova avvenuto in questi giorni, con il quale si è discusso della possibilità di celebrare i 40 anni dei Comites il prossimo anno.
Giuseppe Stabile, Vice Segretario Generale per l’Europa e l’Africa del Nord, prendendo parola ha parlato prima degli incentivi per il rientro, per il quale è necessario “mettere fine all’inverno demografico” anche attraverso la possibilità di attirare “gli italo-discendenti che vogliono veramente, e sottolineo veramente, diventare italiani”, poi riguardo la cittadinanza, sulla quale ha detto in maniera ferma: “il provvedimento era necessario, poi in parlamento si attueranno i correttivi, ma il provvedimento era necessario”.
Per Gianluca Lodetti, Vice Segretario Generale di Nomina governativa, il decreto desta comunque delle “perplessità”. “Non ci ha convinto in tanti elementi. Soprattutto quella di troncare la trasmissibilità. Rappresenta un grave rischio per il rapporto con le nostre comunità. Stiamo cercando di incrementare questo rapporto tramite la cittadinanza consapevole, ma è importante non rescindere quel legame”.
Infine Tommaso Conte, Componente per l’Europa e l’Africa del Nord, che anche lui, in conclusione, ha rimarcato la necessità del provvedimento: “il mercato delle vacche doveva finire”, ha spiegato, ma allo stesso tempo “il modus con cui l’ha fatto questo Governo è inaccettabile”.
Per concludere, Conte ha anche dato notizia dell’istituzione di un Premio annuale in memoria di Michele Schiavone, ex Segretario Generale scomparso poco più di un anno fa. (l.matteuzzi\aise) 




Il Comites Santo Domingo sulla cittadinanza “iure sanguinis”

images

imagesRiceviamo e pubblichiamo:

Cari Connazionali,

Desideriamo informarvi riguardo alle recenti disposizioni legislative in materia di cittadinanza “iure sanguinis”, approvate dal Consiglio dei Ministri e pubblicate sul sito web dell’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo. Potete consultare il testo completo delle nuove normative attraverso il seguente link: https://ambsantodomingo.esteri.it/it/news/dall_ambasciata/2025/03/importanti-novita-normative-in-materia-di-cittadinanza-iure-sanguinis/.

Il Com.It.Es. di Santo Domingo, attento alle implicazioni di tali cambiamenti per i nostri connazionali, ha tempestivamente richiesto chiarimenti all’Ambasciata in merito alle disposizioni che prevedono la sospensione delle trascrizioni degli atti di nascita. In particolare, considerato quanto indicato all’articolo 1, lettera c) del nuovo decreto legislativo, sembrerebbe non esserci ambiguità riguardo la cittadinanza dei minori figli di cittadini italiani nati in Italia.

Ci è stato spiegato che la sospensione delle trascrizioni è una misura precauzionale, in attesa di istruzioni più precise dal Ministero degli Affari Esteri. È stato chiarito che, nonostante la riforma non influenzi direttamente i figli di cittadini italiani nati in Italia, la sospensione include prudenzialmente anche queste trascrizioni a causa della complessità delle nuove norme.

Abbiamo richiesto delucidazioni anche in merito alle tempistiche per il ripristino del servizio e a cosa accadrà a coloro che hanno già fissato un appuntamento. Ci è stato risposto che l’Ufficio Consolare conta di ottenere un chiarimento in tempi rapidi per capire come comportarsi e che vi è la possibilità di iniziare a prendere in carico le pratiche di chi ha già l’appuntamento, anche solo con una fotocopia dell’atto, tenendola in stand-by fino a quando non avranno linee guida chiare.

Il Com.It.Es. di Santo Domingo continuerà a seguire attentamente l’evolversi della situazione e si impegna a tenervi aggiornati su ulteriori sviluppi e chiarimenti riguardanti queste importanti modifiche normative.

Vi ringraziamo per l’attenzione e restiamo a vostra disposizione per ogni ulteriore chiarimento.




Il MAIE: Così ci rubano l’italianità. Il nuovo decreto sulla cittadinanza è uno scandalo!

maieg

maiegSenza dibattiti pubblici qualcuno sta cercando di riscrivere cosa significa essere italiani.

Il nuovo decreto sulla cittadinanza è una bomba a orologeria, un attacco diretto all’identità nazionale, e nessuno sembra volerlo dire chiaramente: ci stanno spingendo verso lo ius soli!

Con la scusa di “semplificare”, questo decreto prevede che se non sei nato in Italia, potrai trasmettere la cittadinanza solo fino ai tuoi nipoti. Dopo, addio Italia. Come se bastassero tre generazioni per cancellare radici, sangue, storia.

Ma non è finita: se sposi un italiano o un’italiana, non potrai più acquisire la cittadinanza, nemmeno dopo anni di convivenza, nemmeno se costruisci una famiglia. Un colpo basso anche alle coppie miste, che da sempre fanno parte della nostra realtà.

Chi scrive queste leggi sa bene dove vuole arrivare: far sì che la cittadinanza venga data solo a chi nasce in Italia. E l’Italia, ricordiamolo, non è uno Stato basato sullo ius soli. Stanno cercando di cambiare le regole del gioco senza dirlo, penalizzando milioni di italiani all’estero, figli e nipoti di emigranti che da generazioni mantengono viva la nostra lingua, la nostra cultura, i nostri valori.

Il MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero) si oppone con forza a questo decreto pericoloso e propone una visione chiara, coerente e rispettosa dell’eredità italiana:

– Trasferimento della cittadinanza fino ai nipoti, a prescindere dal luogo di nascita. L’identità non si misura con il luogo, ma con il sangue e la cultura.

– Oltre i nipoti, possibilità di ottenere la cittadinanza tramite ricostruzione genealogica, ma con obbligo di conoscenza della lingua italiana a livello B2. Serietà e rispetto.

– Per i matrimoni, mantenere i tempi attuali: 18 mesi con figli, 36 mesi senza figli, ma sempre con conoscenza linguistica B2. Niente scorciatoie, solo integrazione reale.

Chi difenderà gli italiani nel mondo, se non lo facciamo noi? Questo decreto cancella secoli di storia migratoria, chiude le porte agli italiani all’estero e nega il diritto a sentirsi parte della nostra nazione.

Noi non ci stiamo!




Cittadinanza: per il Maie una legge ingiusta che discrimina gli italiani all’estero

maieg

maieg“L’ultimo decreto-legge sulla cittadinanza, emanato il 28 marzo 2025, rappresenta un attacco diretto ai diritti degli italiani all’estero e un pericoloso passo indietro nella tutela dell’italianità nel mondo”. Così, in una nota congiunta, Francesco Sanci e Luigi Demartino, rispettivamente coordinatore MAIE Toronto e coordinatore MAIE Ontario, che si dicono “profondamente preoccupati per le gravi lacune legislative contenute in questa normativa, che introduce criteri arbitrari e discriminatori nei processi di riconoscimento della cittadinanza italiana”.
“Questa legge colpisce milioni di discendenti italiani, limita i loro diritti e mina i principi fondamentali della Costituzione italiana”, incalzano Sanci e Demartino parlando di “una legge discriminatoria e incostituzionale”.
Tra le disposizioni contenute nel decreto che i due coordinatori Maie più contestano vi sono le “restrizioni ingiustificate alla cittadinanza iure sanguinis: il provvedimento complica il percorso per il riconoscimento della cittadinanza agli italiani di origine, imponendo nuovi ostacoli burocratici e limitazioni arbitrarie. Questo”, osservano, “contraddice il principio della continuità della cittadinanza italiana, sancito dalla legge n. 91/1992”.
Altro vulnus per il Maie i “tempi di attesa spropositati per chi vive all’estero: il decreto”, spiegano Sanci e Demartino, “impone ulteriori dilazioni procedurali per chi presenta domanda di cittadinanza attraverso i consolati. Mentre in Italia il riconoscimento avviene in tempi relativamente brevi, gli italiani all’estero subiscono attese che possono durare anche più di dieci anni”.
C’è poi la “revoca della cittadinanza senza garanzie adeguate”, continuano, sottolineando che “alcune disposizioni introducono la possibilità di revocare la cittadinanza italiana per motivi discrezionali, un principio che va contro l’art. 22 della Costituzione, che vieta la privazione della cittadinanza per un cittadino italiano”.
E infine i due coordinatori Maie segnalano il “doppio standard per la naturalizzazione: mentre da un lato vengono irrigiditi i requisiti per i discendenti di italiani, dall’altro non vengono previste tutele adeguate per gli stranieri che da anni risiedono in Italia e contribuiscono alla società italiana”.
“Questo decreto è un attacco senza precedenti alla nostra comunità all’estero”, accusano Sanci e Demartino. ”Gli italiani nel mondo sono una risorsa, non un problema e non possiamo accettare che vengano trattati come cittadini di serie B”.
Ricordando poi che “milioni di discendenti italiani, soprattutto in Canada, Stati Uniti, Argentina, Brasile e Australia, portano avanti con orgoglio la cultura e i valori italiani, investendo nei rapporti economici e culturali con la madrepatria”, i due coordinatori Maie aggiungono: “imporre barriere alla cittadinanza significa allontanare queste persone dall’Italia, privandola di una rete internazionale fondamentale per la sua crescita economica e diplomatica”.
Al Governo il MAIE chiede dunque “con forza”: “l’immediata revisione del decreto per eliminare le norme discriminatorie e incostituzionali; un processo più rapido e trasparente per il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis attraverso una digitalizzazione delle pratiche consolari e una riduzione dei tempi di attesa; l’abolizione delle nuove restrizioni discriminatorie che penalizzano gli italiani all’estero; il rispetto della Costituzione e delle convenzioni internazionali per evitare abusi nei processi di revoca della cittadinanza”.
In qualità di rappresentanti del MAIE, Francesco Sanci e Luigi Demartino assicurano che si impegneranno “a portare avanti questa battaglia in ogni sede, coinvolgendo parlamentari, istituzioni e comunità italiane all’estero per contrastare questa legge ingiusta. L’Italia”, concludono, “deve tutelare i suoi figli nel mondo, non escluderli”. (aise)




Decreto cittadinanza, Acli: no alle semplificazioni, serve una cittadinanza italiana consapevole

logomarchio acli cmyk scrittadx

logomarchio acli cmyk scrittadx“La cittadinanza italiana non può essere solo una questione generazionale, si tratta di una questione molto complessa che le Acli, anche grazie all’esperienza maturata attraverso le associazioni della Federazione delle Acli internazionali, attive in 21 Paesi, stanno seguendo da tempo”, ha dichiarato il Presidente nazionale delle Acli, Emiliano Manfredonia, che si chiede: “Perché non si è proceduto con un iter parlamentare, in cui le tante sensibilità che hanno già prodotto proposte di legge sul tema possano trovare in sintesi, anche grazie al contributo degli organi rappresentativi degli italiani all’estero?”

Il decreto legge numero 36 del 25 marzo ha modificato le regole per acquisire la cittadinanza italiana per gli italo discendenti ed è un cambiamento radicale perché modifica la natura della legge 91 del 1992, che riconosce il diritto ad essere cittadino italiano a tutti i figli di genitori italiani, mettendo un limite a due generazioni (genitori o nonni) nati in Italia per richiedere la cittadinanza italiana. Nel decreto vengono richiamati i concetti di “urgenza” e “sicurezza nazionale”.

Le Acli , che da tempo richiamano l’attenzione delle istituzioni sulla regolamentazione di una cittadinanza consapevole, sono critiche rispetto al decreto-legge . Entrando nel merito del decreto, “la ratio pare quella di riconoscere la cittadinanza in base ad una presunta maggiore italianità rispetto ad oggi dei soli nipoti dei nati in Italia”, ma per le Acli “la semplificazione della legge 91 del 1992 non rende giustizia alla nostra storia di emigrazione perché invece di valorizzare il rapporto tra “sangue” e appartenenza alla comunità italiana attraverso la conoscenza della lingua e della cultura italiana, si riduce tutto ad una questione “generazionale” che, come abbiamo sempre sostenuto, avrebbe potuto essere un elemento riformabile della legge 91 ma insieme a questi elementi”.

“Sarebbero necessari dei correttivi in particolare con una regolamentazione che dia la possibilità di trasmettere la cittadinanza quando sussiste, ad esempio, la certificazione di una profonda conoscenza linguistica”, ha detto Matteo Bracciali, Vicepresidente nazionale della Federazione delle Acli Internazionali. “Un altro rilievo sui disegni di legge annunciati riguarda le modifiche delle procedure di richiesta della cittadinanza italiana” e “anche sul rapporto cittadinanza-diritti sociali, chiediamo al Governo un reale ascolto delle rappresentanze degli italiani all’estero: l’idea di alleggerire la pressione sui Consolati non deve essere un’ulteriore complicazione nel rapporto con l’Amministrazione Pubblica né un rallentamento per l’ottenimento della cittadinanza”. “Dall’altra parte – ha continuato Bracciali – sul tema della partecipazione dei nuovi italiani alla vita pubblica non è sufficiente chiedere di esercitare diritti o doveri almeno una volta in 25 anni, perché non è una cittadinanza “compilativa” quella a cui dobbiamo tendere, ma la norma deve prevedere investimenti in strumenti di consapevolezza, come informazione, educazione e prossimità tra Italia e chi è italiano e vive in altro Paese del mondo. Si chiamano investimenti perché il ritorno di relazioni si trasforma in dati economici e sociali dando sostanza all’Italia fuori dall’Italia orgogliosa del proprio passato e con una identità ricca e plurima. Per Bracciali, secondo cui sulla materia andavano ascoltate le rappresentanze degli italiani all’estero, come Comites e Cgie e le reti associative, “vi è ancora speranza di poter contribuire a costruire una normativa inclusiva, per sostenere una cittadinanza consapevole.” (Inform)




Il Consiglio dei Ministri approva modifiche alla legge sulla cittadinanza “ius sanguinis”

csm def k28 eb1f98c858

csm def k28 eb1f98c858Il Consiglio dei Ministri ha adottato oggi il “pacchetto cittadinanza”, insieme di misure legislative proposte dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per riformare la disciplina in materia di cittadinanza. L’obiettivo delle misure adottate oggi è valorizzare il legame effettivo tra l’Italia e il cittadino all’estero. Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiarito che “non verrà meno il principio dello ius sanguinis e molti discendenti degli emigrati potranno ancora ottenere la cittadinanza italiana, ma verranno posti limiti precisi soprattutto per evitare abusi o fenomeni di “commercializzazione” dei passaporti italiani. La cittadinanza deve essere una cosa seria”.

I Paesi di maggiore emigrazione italiana hanno avuto infatti negli ultimi anni un forte incremento di riconoscimenti della cittadinanza. Dalla fine del 2014 alla fine del 2024 i cittadini residenti all’estero sono aumentati da circa 4,6 milioni a 6,4 milioni: un aumento del 40% in 10 anni. I procedimenti giudiziari pendenti per l’accertamento della cittadinanza sono oltre 60.000.

Ad esempio, l’Argentina è passata dai circa 20.000 del 2023 a 30.000 riconoscimenti già l’anno successivo. Il Brasile è passato da oltre 14.000 nel 2022 a 20.000 lo scorso anno. Il Venezuela contava quasi 8.000 riconoscimenti nel 2023. Gli oriundi italiani nel mondo che potrebbero chiedere il riconoscimento della cittadinanza con la legge vigente sono potenzialmente tra i 60 e gli 80 milioni.

La riforma libererà risorse per rendere i servizi consolari più efficienti, nella misura in cui questi potranno dedicarsi in via esclusiva a chi ne ha una reale necessità, in virtù del suo concreto legame con l’Italia. Il sistema attuale si ripercuote infatti sull’efficienza degli uffici amministrativi o giudiziari italiani, messi sotto pressione da chi si reca in Italia solo nel tentativo di accelerare l’iter del riconoscimento della cittadinanza, alimentando anche frodi o pratiche scorrette.

Per raggiungere questo obiettivo, si procede in due fasi: alcune norme entrano in vigore subito con decreto-legge e, successivamente, si procede a una riforma organica dei requisiti sostanziali e delle procedure in materia di cittadinanza.

Il decreto-legge approvato oggi prevede che gli italo-discendenti nati all’estero saranno automaticamente cittadini solo per due generazioni: solo chi ha almeno un genitore o un nonno nato in Italia sarà cittadino dalla nascita.

Nella seconda fase, con un primo disegno di legge (sempre approvato oggi) si introducono ulteriori e più approfondite modifiche sostanziali alla legge sulla cittadinanza. Si impone innanzitutto ai cittadini nati e residenti all’estero di mantenere nel tempo legami reali con il nostro Paese, esercitando i diritti e i doveri del cittadino almeno una volta ogni venticinque anni.

La riforma è completata da un secondo disegno di legge che rivede anche le procedure per il riconoscimento della cittadinanza. I residenti all’estero non si rivolgeranno più ai consolati, ma ad un ufficio speciale centralizzato alla Farnesina. Ci sarà un periodo transitorio di un anno circa per l’organizzazione dell’ufficio. L’intento è rendere più efficienti le procedure, con economie di scala evidenti. I consolati dovranno concentrarsi sull’erogazione dei servizi a chi è già cittadino e non più a “creare” nuovi cittadini.

Il provvedimento contiene, infine, altre misure per migliorare e modernizzare l’erogazione dei servizi: legalizzazioni, anagrafe, passaporti, carte d’identità valide per l’espatrio. Inoltre, si prevedono misure organizzative per mettere la struttura della Farnesina sempre più al servizio dei cittadini e delle imprese.




Firenze. Un convegno su “La cittadinanza italiana: aspetti di legittimità costituzionale”

images

imagesLa cittadinanza italiana iure sanguinis torna al centro del dibattito giuridico e politico con un convegno di alto livello che si terrà il 14 marzo prossimo, dalle ore 14 alle ore 19.00, nella Sala del Palazzo di Giustizia di Firenze. L’evento affronterà due questioni cruciali: la questione di costituzionalità sulla legge 91/92, pendente dinanzi alla Corte Costituzionale, con udienza fissata per il 24 giugno; e l’illegittimità del contributo di 600 euro ad personam imposto per i ricorsi sulla cittadinanza iure sanguinis, una norma che colpisce indiscriminatamente tutti i richiedenti, compresi i minorenni (art. 1, comma 814, L. 30/12/2023 n. 207).
Promosso e organizzato da AGIS – Associazione Giuristi Iure Sanguinis, e AUCI – Avvocati Uniti per la Cittadinanza Italiana, il convegno riunirà esperti di diritto, avvocati e rappresentanti istituzionali. Tra i relatori di spicco, è attesa la partecipazione del vice-ministro della Giustizia, senatore Francesco Paolo Sisto, oltre a rinomati giuristi italiani.
Aprirà i lavori il giudice Roberto Monteverde, seguito dagli interventi di Monica Restanio, Gianluca Scarchillo, Nicola Brutti, Luca Mangini, Arturo Grasso, Giovanni Bonato, Salvatore Laganà, Ines Pisano, Marco Mellone e Giovanni Calasso.
L’evento di Firenze si inserisce in un percorso di approfondimento già avviato con un ciclo di seminari tenutisi nel 2024 a Roma (Università La Sapienza), a Venezia (Tribunale di Venezia) e di nuovo a Roma alla Camera dei Deputati. Il convegno offrirà dunque un’importante occasione di informazione e riflessione su due temi cruciali: la cittadinanza come diritto costituzionalmente protetto e il diritto di accesso alla giustizia, messo a rischio da oneri economici ritenuti discriminatori.
In apertura, sarà presentata anche NATITALIANI, la nuova associazione costituita per dare voce ai milioni di italo-discendenti nel mondo, poco rappresentati nel dibattito pubblico e spesso oggetto di stereotipi e narrazioni mediatiche distorte.
Il convegno sarà trasmesso in diretta streaming grazie alla collaborazione con Rivista Insieme a questo link.
Il programma
Dopo la presentazione di Roberto Monteverde (Giudice presso il Tribunale ordinario di Firenze) e l’introduzione di Maristella Urbini e Claudia Antonini (Vice-presidenti Associazione NATITALIANI) interverrà il Viceministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto.
Quindi, i lavori entreranno nel vivo con le relazioni di Monica Restanio (Avvocato – Giudice Tribunale Amministrativo IILA): “Cittadinanza iure sanguinis – Analisi del corretto inquadramento linguistico e normativo”; Gianluca Scarchillo (Prof. associato in diritto comparato presso l’Università La Sapienza di Roma): “Il diritto di cittadinanza iure sanguinis in una prospettiva di diritto internazionale, europeo e comparato”; Nicola Brutti (Prof. associato in diritto comparato presso l’Università di Padova): “Tempo e cittadinanza iure sanguinis: riflessioni di diritto comparato”; Luca Mangini (Avvocato in Livorno e GOP presso il Tribunale di Firenze): “Aspetti problematici nelle cause di riconoscimento della cittadinanza jure sanguinis”; Arturo Grasso (Avvocato): “Inapplicabilità della normativa di attuazione della L. 91/1992 alla cittadinanza per discendenza”; Giovanni Bonato (Avvocato, Prof. associato in diritto processuale e comparato presso l’Università di Paris Nanterre): “Ostacoli burocratici ed economici al processo di riconoscimento della cittadinanza per discendenza”; Salvatore Laganà (già Presidente del Tribunale di Venezia): “Spese giudiziali ed oneri fiscali nei procedimenti di cittadinanza”; Ines Pisano (Giudice e Presidente di Sezione presso il TAR Lazio – Latina): “Contributo unificato e tutela giurisdizionale”; Marco Mellone (Avvocato, Dottore di ricerca in diritto UE): “Decisioni in materia di iure sanguinis e loro esecuzione – l’impatto della pronuncia della Corte di Cassazione n. 2281/2025”; e Giovanni Calasso (Giudice presso il Tribunale ordinario di Venezia): “Prospettive de iure condendo sul processo di cittadinanza”. (aise) 

 





Senato: si riparla del riacquisto della cittadinanza

palazzo madama2 615x223

palazzo madama2 615x223E’ ripresa presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato la discussione congiunta dei disegni di legge 98 (Giacobbe e La Marca), 295 (Francesca La Marca), 752 (Menia) e 919 (Francesca La Marca) riguardanti la riapertura del termine per il riacquisto della cittadinanza italiana e modifiche della legge del 5 5 febbraio 1992. Il dibattito è stato introdotto dal Presidente della Commissione Alberto Balboni(FdI) che, in qualità di relatore, ha illustrato il disegno di legge n. 1211, a prima firma della senatrice La Marca prevede due articoli. L’articolo 1 dispone la riapertura – per un periodo di quattro anni – dei termini per la presentazione della dichiarazione volta a ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 91. I termini – ha spiegato il relatore – sono riaperti esclusivamente per coloro i quali, già cittadini italiani precedentemente alla data di entrata in vigore della legge n. 91 del 1992, avevano perduto la cittadinanza per naturalizzazione e per gli stranieri dei quali il padre o la madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado siano stati cittadini per nascita. In proposito Balboni ha ricordato che i termini il riacquisto della cittadinanza per coloro che risiedono all’estero, come previsti dalla predetta legge n. 91 del 1992, sono scaduti con l’ultima proroga il 31 dicembre 1997. Vi è poi l’articolo 2 che reca una modifica all’articolo 9-bis della legge n. 91 del 1992 volta a ridurre da 250 a 200 euro il contributo al pagamento del quale è soggetta la dichiarazione finalizzata al riacquisto della cittadinanza. A conclusione dell’illustrazione il relatore ha proposto che il provvedimento appena illustrato sia trattato congiuntamente ai disegni di legge nn. 98, 295, 752 e 919, già all’esame della Commissione. Dopo il sì della Commissione è intervenuto il senatore Peppe De Cristofaro (Misto-AVS) che ha sottolineato la particolare rilevanza della materia in discussione, soprattutto con riferimento alla questione del voto degli Italiani residenti all’estero, qualora dovesse essere approvata la riforma costituzionale sul premierato. Allo scopo di portare avanti un adeguato approfondimento dal senatore è stato quindi chiesto un ciclo di audizioni. Dal canto suo il senatore Roberto Menia (FdI) ha sottolineato come, al contrario degli altri provvedimenti in titolo, che tendono ad ampliare l’oggetto del dibattito, il disegno di legge n. 752, di cui è firmatario,  preveda la riapertura dei termini per la richiesta della cittadinanza da parte di coloro che l’hanno perduta, perché sono emigrati e andati a lavorare in Paesi lontani che al tempo non consentivano la doppia cittadinanza. Secondo il senatore si tratta peraltro di una platea di destinatari circoscritta, considerato che molti sono deceduti e tanti altri sono anziani. Per Menia inoltre, che ricorda la necessità di contrastare possibili traffici illegali intorno alla cittadinanza italiana, il provvedimento si prefigge di circoscrivere la “ricostruzione” della cittadinanza fino al terzo grado, in luogo del quinto o sesto, e solo nei casi in cui vi sia un effettivo legame con il territorio e il soggetto dimostri la conoscenza della lingua italiana almeno al livello B1, requisito che peraltro è richiesto anche in molti Paesi europei. Per Menia sarebbe anche opportuno favorire il rientro degli italiani emigrati in Venezuela, che ora vivono in difficili condizioni economiche, che effettivamente abbiano mantenuto un sentimento di italianità, sia pure a distanza. Ha poi preso la parola il senatore Andrea Giorgis (PD-IDP) per chiedere al Governo una relazione sul numero approssimativo delle persone coinvolte dalle norme in esame. Il Presidente della Commissione, accogliendo la proposta avanzata dal senatore De Cristofaro di svolgere un ciclo di audizioni, ha proposto di fissare per le ore 12 di mercoledì 5 marzo il termine entro cui indicare i nominativi degli auditi, nel numero di non più di due per ciascun Gruppo. La proposta è stata accolta dalla  Commissione. (inform)




CGIE: riacquisto cittadinanza per chi l’ha perduta

cgie comitato presidenza e1610129987916 615x223

cgie comitato presidenza e1610129987916 615x223“Il riacquisto della cittadinanza da parte degli italiani residenti all’estero che l’hanno perduta e dei loro discendenti è una questione molto sentita dalla nostra diaspora poiché costituisce un importante legame con la terra d’origine e un forte elemento di identità culturale”. Lo si legge in una nota del Cgie che prosegue: “Il Legislatore ha recepito questa istanza già con la legge 91/1992 che ha aperto una finestra di due anni, poi prorogati per due volte consecutive fino al 31 dicembre 1997. Ma non è bastato, poiché sono rimasti esclusi i soggetti che risiedevano in Paesi che nell’arco temporale considerato dal provvedimento non ammettevano la doppia cittadinanza. Ha inoltre inciso la mancanza di un’informazione capillare su procedure e tempi di presentazione della domanda. Il riconoscimento di tale diritto per questa categoria di italiani, da sempre rivendicato dal Cgie, è tornato al centro del dibattito politico ed è sentito sia dai partiti di maggioranza che di opposizione, tanto che giacciono in Parlamento tre diversi disegni di legge, a prima firma dei senatori La Marca (PD) e Menia (FDI), e dell’onorevole Tirelli (MAIE) che, sebbene a vario titolo, convergono sulla necessità di sanare tale vulnus. Proprio la senatrice La Marca ha raccolto il numero di firme necessarie a ottenere una corsia preferenziale per l’esame in Commissione Affari Costituzionali e quindi la calendarizzazione del dibattito d’Aula. Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero esprime l’auspicio che le diverse sensibilità convergano su un testo unificato che consenta di raggiungere al più presto questo importantissimo risultato nell’interesse dei tanti connazionali che oggi si sentono discriminati da parte dell’Italia. Il Cgie è tuttavia consapevole della necessità di procedere alla riforma complessiva della normativa che regola il diritto di cittadinanza per fornire risposte adeguate al dilagante fenomeno delle richieste di riconoscimento dello status civitatis da parte degli italodiscendenti nati all’estero, provenienti in particolare da alcune aree del pianeta. Allo scopo, ha incaricato la sua III Commissione tematica di analizzare le varie proposte e confrontarle con la legislazione di altri Paesi per ricondurle a sintesi in un testo che sarà sottoposto all’approvazione dell’Assemblea plenaria del prossimo giugno e quindi trasmesso al Legislatore. Il Cgie – conclude il comunicato – esprime la volontà comune di affermare il principio di una cittadinanza pienamente consapevole, fermo restando il presupposto che lo ius sanguinis è un diritto intangibile così come il rispetto dei principi costituzionali che garantiscono l’uguaglianza di trattamento a prescindere dalle condizioni personali e sociali, e indipendentemente dal luogo di nascita”. (Inform)




Santiago. Cittadinanza iure sanguinis, Giornata porte aperte per gli appuntamenti

cittadinanzadiscendenza

cittadinanzadiscendenzaLunedì prossimo, 3 febbraio, a partire dalle 9.00, la Cancelleria consolare dell’Ambasciata italiana a Santiago terrà una giornata porte aperte in cui saranno concessi 70 appuntamenti per presentare la documentazione necessaria al riconoscimento cittadinanza iure sanguinis.
Ne dà notizia la sede diplomatica precisando che l’iniziativa “ha carattere sperimentale” e che quindi “non sarà strutturata su base regolare”. Obiettivo quello di “contrastare l’operatività di intermediari non autorizzati che prenotano appuntamenti sulle piattaforme dedicate in cambio di denaro. Tale attività ostacola infatti la normale fruizione del servizio di appuntamenti – che ricordiamo essere gratuito – creando pregiudizio all’utenza”.
Durante la giornata del 3 febbraio, spiega l’Ambasciata, “non devono essere presentati documenti relativi alla pratica di riconoscimento della cittadinanza, in quanto si procederà esclusivamente alla prenotazione degli appuntamenti per la presentazione delle istanze presso l’agenzia VFS Global o la Cancelleria Consolare dell’Ambasciata d’Italia”.
I dettagli saranno forniti a ciascun interessato al momento del ricevimento per la prenotazione. (aise)