Gli Usa riducono al 15% i dazi su auto da Messico e Canada

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daziusaautopuntohorGli Stati Uniti hanno ridotto la tariffa media sulle auto importate da Messico e Canada dal 25% al 15%, ha riferito il ministro dell’Economia del Paese latinoamericano, Marcelo Ebrard, in un videomessaggio pubblicato su X.

L’aliquota ridotta è subordinata al rispetto delle norme di origine dell’Accordo tra Stati Uniti, Messico e Canada (Usmca), in caso contrario, le importazioni saranno soggette a una tariffa del 25%.

«È stato pubblicato un accordo che considero molto positivo» —afferma Ebrard nel video— «che stabilisce un trattamento preferenziale per l’industria automobilistica in Messico e Canada rispetto ad altri Paesi del mondo, e questo era uno degli obiettivi più importanti di tutti questi mesi in cui abbiamo dialogato».

Il ministro spiega che il decreto riduce i dazi sui veicoli a motore tra il 40 e il 50% rispetto ad altre nazioni, sulla base di una «stima dei componenti statunitensi e comprende una definizione di produzione che include l’assemblaggio».

Foto: 7dias.com.do

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Presentato il nuovo piano economico canadese per difendere l’economia nella guerra dei dazi

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Foreign Affairs Minister Francois-Philippe Champagne gestures as he responds to a question at a news conference in Ottawa, Thursday, April 2, 2020. (Adrian Wyld/The Canadian Press via AP)

Il Ministro delle Finanze,François-Philippe Champagne, ha illustrato una serie di misure urgenti per sostenere le #imprese canadesi colpite dai #dazi imposti dagli Stati Uniti.

𝑻𝒓𝒂 𝒍𝒆 𝒏𝒐𝒗𝒊𝒕𝒂̀ 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒊𝒎𝒑𝒐𝒓𝒕𝒂𝒏𝒕𝒊:
🔹 𝑼𝒏 𝒑𝒓𝒐𝒈𝒓𝒂𝒎𝒎𝒂 𝒅𝒊 𝒓𝒆𝒎𝒊𝒔𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒃𝒂𝒔𝒂𝒕𝒐 𝒔𝒖𝒍𝒍𝒆 𝒑𝒓𝒆𝒔𝒕𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒆 𝒄𝒂𝒔𝒆 𝒂𝒖𝒕𝒐𝒎𝒐𝒃𝒊𝒍𝒊𝒔𝒕𝒊𝒄𝒉𝒆, 𝒄𝒉𝒆 𝒊𝒏𝒄𝒆𝒏𝒕𝒊𝒗𝒂 𝒍𝒂 𝒑𝒓𝒐𝒅𝒖𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒏𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆.
🔹 𝑬𝒔𝒆𝒏𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒕𝒆𝒎𝒑𝒐𝒓𝒂𝒏𝒆𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒃𝒆𝒏𝒊 𝒊𝒎𝒑𝒐𝒓𝒕𝒂𝒕𝒊 𝒅𝒂𝒈𝒍𝒊 𝑼𝑺𝑨, 𝒇𝒐𝒏𝒅𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒂𝒍𝒊 𝒑𝒆𝒓 𝒔𝒂𝒍𝒖𝒕𝒆 𝒑𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒂, 𝒔𝒊𝒄𝒖𝒓𝒆𝒛𝒛𝒂 𝒆 𝒑𝒓𝒐𝒅𝒖𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒂𝒍𝒊𝒎𝒆𝒏𝒕𝒂𝒓𝒆.
🔹 𝑰𝒍 𝒏𝒖𝒐𝒗𝒐 𝑳𝒂𝒓𝒈𝒆 𝑬𝒏𝒕𝒆𝒓𝒑𝒓𝒊𝒔𝒆 𝑻𝒂𝒓𝒊𝒇𝒇 𝑳𝒐𝒂𝒏 𝑭𝒂𝒄𝒊𝒍𝒊𝒕𝒚 (𝑳𝑬𝑻𝑳) 𝒑𝒆𝒓 𝒇𝒐𝒓𝒏𝒊𝒓𝒆 𝒍𝒊𝒒𝒖𝒊𝒅𝒊𝒕𝒂̀ 𝒂𝒍𝒍𝒆 𝒈𝒓𝒂𝒏𝒅𝒊 𝒊𝒎𝒑𝒓𝒆𝒔𝒆 𝒔𝒕𝒓𝒂𝒕𝒆𝒈𝒊𝒄𝒉𝒆 𝒊𝒏 𝒅𝒊𝒇𝒇𝒊𝒄𝒐𝒍𝒕𝒂̀.
Misure mirate, pensate per proteggere l’#economia #canadese, salvaguardare l’#occupazione e garantire la #competitività del Paese in un momento di forte #incertezza internazionale.



I muscoli volubili di Trump sui dazi: caos nazionale e globale

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trumpportraitSiamo grati al presidente Trump per la decisione di escludere il petrolio e il gas naturale dai nuovi dazi… considerando il ruolo dell’America come esportatore netto di energia”. Queste le parole di Mike Sommers, leader esecutivo dell’American Petroleum Institute, un lobby di energie fossili che hanno contribuito quasi 100 milioni di dollari alla rielezione di Trump.

L’esclusione dai dazi all’energia fossile non sorprende dunque. Trump è notissimo per colpire i suoi nemici e ricompensare i suoi sostenitori. Non sorprende nemmeno la sua volubilità e grande capacità di vedere il mondo con lenti personali che spesso hanno nulla a che fare con la realtà obiettiva. La sua politica sui dazi rivela la sua grande capacità di sbilanciare tutti e costringere con minacce al tavolo dei negoziati dove i suoi interlocutori si devono presentare offrendogli regali in un modo o nell’altro. A volte i regali hanno a che fare con i suoi guadagni personali e in altri casi servono ad ampliare il suo potere e ricordarlo a tutti che lui è il gorilla di 300 chili.

Trump preferisce governare da quasi dittatore e il bastone dei dazi gli conferisce poteri che equivalgono agli aumenti delle tasse senza legiferare. Infatti, i dazi, come tutti gli analisti hanno chiarito, si traducono in imposte che alla fine verranno pagate dai consumatori americani. Trump li vede invece falsamente come guadagni per le casse del tesoro che lui può imporre a Paesi stranieri per “vendicare” gli Stati Uniti dalle truffe subite che lui vede nel deficit commerciale. Gli Usa importano più di quello che esportano ed ecco la truffa. Trump considera semplicemente i prodotti che anni fa venivano fabbricati negli Usa e eventualmente le aziende americane hanno trasferito la produzione in luoghi con manodopera molto più bassa. Nei suoi calcoli Trump non considera i servizi finanziari e tecnologici che generano un notevole surplus come ha fatto giustamente notare Fareed Zakaria nel Washington Post. Zakaria smantella anche la visione della truffa perpetrata agli Usa rilevando che nel sistema globale gli americani vivono bene e hanno uno standard di vita con pochissimi rivali. Persino gli stipendi medi del Mississippi, lo stato più povero del Paese a strisce e stelle, sono più alti dei Paesi europei occidentali eccetto per la Germania.

Il potere di Trump come presidente di imporre dazi dovrebbe essere sotto il controllo del Congresso. L’International Emergency Economic Power Act del 1977 però permette al presidente di imporre dazi in casi di emergenza. Dov’è l’emergenza? Esiste solo nella mente di Trump ma sfortunatamente il Congresso attuale, con maggioranza repubblicana, ha abdicato il suo ruolo di contrappeso. Qualche lieve voce però si sta alzando per limitare gli eccessi di Trump. Il Senato ha recentemente approvato con una leggera maggioranza bipartisan l’abrogazione dei dazi imposti al Canada per la questione della fentanyl che secondo Trump sarebbe un’emergenza. Il disegno di legge quasi certamente non sarà approvato dalla Camera ma ci suggerisce che i dazi non sono popolari.

Il consigliere per il commercio di Trump che promuove i dazi è Peter Navarro. Elon Musk, però, il grande sostenitore di Trump, ha attaccato il consigliere asserendo che Navarro è “più stupido di un sacco di mattoni”. Il padrone di X (già Twitter) non ha attaccato direttamente Trump ma ovviamente non crede ai dazi. Nel suo recente intervento via video al Congresso della Lega di Matteo Salvini, Musk ha dichiarato che vuole eliminare i dazi fra gli Usa e l’Europa.

Le pressioni ricevute da Trump da parte di legislatori repubblicani e altri sostenitori gli hanno forzato la mano e ha fatto marcia indietro. Il 47esimo presidente ha annunciato la sospensione dei dazi reciproci confermandoli solo al 10%, eccetto per la Cina, che aumenteranno al 125 percento. Lo Standard and Poor Index 500 che era sceso del 15 percento nei giorni scorsi ha recuperato quasi il 10 percento in poche ore. Il cambiamento di rotta di Trump rivela che i suoi annunci possono smuovere i mercati e creare instabilità allo stesso tempo. Nella mente del presidente gli confermerà il suo potere ma la sua volubilità di dazi sì, dazi no, o forse, rende gli Usa inaffidabili. Le aziende per prosperare hanno bisogno di consistenza per stabilire i loro programmi. Anche i consumatori hanno bisogno di stabilità per le loro spese. Dopotutto il 70 percento dell’economia americana dipende dalle spese dei consumatori che eccetto per l’indispensabile cibo potrebbero frenare i loro acquisti.

La marcia indietro di Trump di sospendere i dazi e la reazione positiva dei mercati borsistici però gli confermano il suo potere. In una cena di raccolta fondi per il Partito Repubblicano il giorno prima della sospensione dei dazi Trump si è vantato che tutti i Paesi lo stanno pregando di “fare accordi” aggiungendo con un linguaggio volgare che i leader dei Paesi stranieri sono pronti a “baciargli il c….lo” pur di ottenere qualche accordo sui dazi. Con la sospensione dei dazi però questi Paesi avranno anche capito che qualunque accordo fatto con Trump potrebbe essere cancellato in un batter d’occhio. Nella campagna elettorale del 2024 Nikki Haley, che sfidò Trump per la nomination repubblicana, disse che dovunque lui va “il caos lo segue”. Aveva ragione. Adesso il caos non è solo nazionale ma è divenuto globale.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.




E’ scoccata l’ora dei dazi “reciproci”, Borse giù. Trump: “Gli altri Paesi mi chiamano e mi baciano il culo”

il presidente trump partecipa all'evento make america wealthy again

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DONALD TRUMP PRESIDENTE USA

Washington, ore 00:01. E’ cominciata. Con lo scoccare della mezzanotte sulla costa Est americana – le 6 del mattino in Italia – è scattata ufficialmente la nuova ondata di dazi reciproci annunciata la settimana scorsa da Donald Trump. Una valanga di tariffe che colpisce centinaia di Paesi, ma ha un bersaglio principale: la Cina. A Pechino verranno imposti dazi del 104% sul valore delle merci esportate verso gli Stati Uniti. Una dichiarazione di guerra commerciale più che un’azione tattica.

Trump, per dare la misura del livello di scontro, in un comizio tenuto al National Republican Congressional Committee, ha sbeffeggiato i Paesi che hanno tentato un approccio diplomatico con Washington: “Questi Paesi ci stanno chiamando, baciandomi il culo. Muoiono dalla voglia di fare un accordo”. Meloni andrà a Washington il 17 aprile, di persona.

MERCATI GIU’

Le Borse asiatiche come prevedibile hanno reagito male. Dopo un temporaneo rimbalzo, Tokyo ha chiuso con il Nikkei 225 in calo del 4,3%, mentre Taiwan ha visto il Taiex crollare del 6,2%. I mercati, già instabili, ora ballano sulle sabbie mobili della politica protezionista americana.

E così all’apertura delle borse europee il trend si conferma. Il FTSE Mib di Milano, il DAX 40 tedesco, il CAC 40 a Parigi, e l’IBEX 35 spagnolo: perdono tutti più del 2%. Lo Stoxx 600 è in calo del 2,7%.

Nel frattempo l’Europa si prepara al contrattacco, ma con calma. A Bruxelles, il Consiglio dell’Unione Europea approverà oggi un pacchetto di dazi di ritorsione contro gli Stati Uniti, in risposta alle tariffe su acciaio e alluminio entrate in vigore il 12 marzo. Si parla di contromisure per un valore complessivo di circa 12 miliardi di euro stimati. Ma per reagire alla nuova ondata di dazi “reciproci”, servirà più tempo: la burocrazia UE non è nota per la sua velocità.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Dazi: incontro a Palazzo Chigi

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palazzochigi25Si è tenuta ieri a Palazzo Chigi una riunione presieduta dalla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per un approfondimento sul tema dei dazi imposti dagli Stati Uniti e le possibili implicazioni per l’economia italiana.
Alla riunione hanno partecipato i Vicepresidenti del Consiglio Antonio Tajani e Matteo Salvini, il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida e il Ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e per il PNRR, Tommaso Foti, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.
Nel corso dell’incontro, riporta Palazzo Chigi, i Ministri hanno illustrato alla Premier le diverse ipotesi allo studio per sostenere le filiere produttive e rilanciare la competitività delle imprese. Proposte che saranno al centro del confronto con le categorie produttive, in programma per oggi pomeriggio a Palazzo Chigi.
Anche in questa occasione è stato ribadito che una “guerra commerciale” non avvantaggerebbe nessuno, né l’Unione Europea né gli Stati Uniti. inoltre, prosegue la nota, è emersa la necessità di affrontare il tema con “determinazione e pragmatismo”, perché “ogni allarmismo rischia di causare danni ben maggiori di quelli strettamente connessi con i dazi”.
Si è discusso, infine, degli strumenti necessari per sostenere le imprese, intervenendo sulle regole ideologiche e poco condivisibili del Green Deal e sulla necessità di semplificare il quadro normativo. (aise) 




Dazi Usa. Tajani: “Reagire non come Italia ma come Ue”. La Cina risponde.

usa export italiano

usa export italianoMentre le borse viaggiano da due giorni nel profondo rosso, alle 6.01 ora italiana, sono entrati in vigore i dazi del 10% imposti dall’amministrazione Trump sull’import, che si aggiungono ai dazi già esistenti. La nuova tassazione imposta dagli Stati Uniti, ha stravolto le borse di tutto il mondo: in soli due giorni, le borse europee hanno perso 1.241 miliardi e al momento non si prevedono miglioramenti.

Secondo il Guardian la tariffa iniziale del 10% è entrata in vigore nei porti marittimi, negli aeroporti e nei magazzini doganali degli Stati Uniti, inaugurando la nuova era economica di Trump. Tra i paesi colpiti per la prima volta ci sono Australia, Regno Unito, Colombia, Argentina, Egitto e Arabia Saudita.

LA RISPOSTA DELLA CINA

Intanto la Cina prepara la sua mossa e replica duramente ai dazi imposti dall’America, con una tassazione del 34% su tutti i prodotti importati dagli Stati Uniti a partire dal 10 aprile e inserisce nella ‘black list’ altre aziende americane.

LUNEDÌ NUOVO VERTICE DI MELONI, MARTEDÌ CONFRONTO CON CATEGORIE

Per avere in tempo breve un’idea il più possibile chiara, per l’economia italiana e del quadro complessivo, dell’impatto e dei settori maggiormente danneggiati nei diversi scenari, la premier Meloni ha fissato per lunedì un vertice “con i due vicepremier, il Ministro dell’Economia, dell’Industria, dell’Agricoltura, delle Politiche europee. Lo stesso gruppo di lavoro del Governo, che da ora deve sentirsi prioritariamente impegnato sul tema, si confronterà anche con i rappresentanti delle categorie produttive, che sono stati convocati a Palazzo Chigi per martedì 8 aprile”.

TAJANI: NO A GUERRA COMMERCIALE, REAGIRE NON COME ITALIA MA COME UE

“Dobbiamo pensare di reagire a ciò che hanno fatto gli Stati Uniti soltanto da soli come italiani? Siamo 60 milioni di italiani, reagiamo e otteniamo che cosa? Facciamo finta di niente? Reagiamo in maniera violenta? Ma se lo facciamo come Europa forse possiamo ottenere molto, ma molto di più. Io non credo nella guerra commerciale, la guerra commerciale fa male in assoluto a tutti, è quello che ci chiedono le nostre imprese. La nostra proposta come italiani è di non avviare questa guerra commerciale, il che non significa non stare a schiena dritta, guai ad apparire di fronte a un interlocutore, per quanto amico, come una realtà debole, perché poi se siamo divisi siamo deboli”. Lo ha detto il segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, intervenendo al Consiglio nazionale del partito in corso al Palazzo dei Congressi di Roma. Per questo, ha sottolineato Tajani, “io insisto sull’unità: farci dividere, fare trattative individuali non significa fare il bene delle nostre imprese, significa indebolire il loro potere contrattuale, oltre al fatto che non si può fare perché il trattato affida alla Commissione Europea la trattativa e la competenza esclusiva per la politica commerciale, quindi sbaglia chi dice che si può trattare a livello individuale. Però possiamo avviare politiche commerciali nazionali, quindi la trattativa la fa la Commissione Europea. Vedremo cosa si deciderà lunedì”.

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immagine: Start Magazine




Dazi, Meloni: “Scelta Usa sbagliata, ma non alimentare allarmismo”

dazi trump firma fg ipa

dazi trump firma fg ipa“Penso che la scelta degli Stati Uniti” di introdurre i dazi “sia una scelta sbagliata”, che “non favorisce né l’economia europea né quella americana. Ma penso anche che non dobbiamo alimentare l’allarmismo che sto sentendo in queste ore”. Lo afferma la premier Giorgia Meloni intervistata dal Tg1.

“Il mercato degli Stati Uniti è un mercato importante per le esportazioni italiane, vale alla fine il 10% del complessivo delle nostre esportazioni. Noi non smetteremo di esportare negli Stati Uniti, significa che ovviamente abbiamo un altro problema che dobbiamo risolvere, ma non è la catastrofe che insomma alcuni stanno raccontando”, aggiunge la presidente del Consiglio.

MELONI: NON RISPONDERE CON ALTRI DAZI, DISCUSSIONE FRANCA CON USA

Per la premier “bisogna ovviamente condividere le nostre proposte con i partner europei”. In ambito Ue “ci sono scelte che possono essere diverse, ad esempio io non sono convinta che la scelta migliore sia quella di rispondere a dazi con altri dazi, perché l’impatto potrebbe essere maggiore sulla nostra economia rispetto a quello che accade fuori dai nostri confini”. Per questo, aggiunge Meloni, “bisogna aprire una discussione franca nel merito con gli americani, con l’obiettivo dal mio punto di vista di arrivare a rimuovere i dazi, non a moltiplicarli”.

MELONI: NOI IMPREPARATI? DA OPPOSIZIONI NESSUNA PROPOSTA

“Le opposizioni fanno il loro lavoro, però da loro attualmente non è arrivata neanche una proposta”, spiega Meloni replicando alle accuse di impreparazione del governo nei confronti degli Usa sul tema dei dazi.

MELONI: UE RIMUOVA DAZI CHE SI È AUTOIMPOSTA

Secondo la premier “il ruolo dell’Italia” sul fronte dazi “è portare gli interessi italiani, particolarmente in Europa, perché mentre noi trattiamo con gli americani ci sono molte cose che possiamo fare per rimuovere i dazi che l’Unione Europea si è autoimposta. Cito ad esempio le regole ideologiche non condivisibili sul settore dell’automotive, del Green Deal. E l’automotive oggi è colpito dai dazi. Cito l’energia che è un fattore di competitività sul quale dobbiamo avere molto più coraggio. Cito la semplificazione perché siamo soffocati dalle regole. Cito il patto di stabilità, forse una revisione del patto di stabilità a questo punto sarebbe necessaria. Queste sono le proposte che l’Italia porterà in Europa ed è possibile che non siano perfettamente sovrapponibili con i partner ma abbiamo il dovere di farlo”.

MELONI: ORA STUDIO IMPATTO, POI CONFRONTO CON CATEGORIE SU SOLUZIONI

Che cosa sta facendo il Governo sui dazi introdotti dagli Usa? “Noi stiamo facendo e dobbiamo fare uno studio sull’impatto reale che settore per settore ha questa scelta”. Poi “ci confronteremo la settimana prossima con i rappresentanti delle categorie produttive per confrontare anche con le stime che hanno loro e cercare le soluzioni migliori”, afferma Meloni.

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Con i dazi di Trump, quanto costerà a New York il Parmigiano Reggiano?

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parmigiano reggiano consorzio 1024x681Per effetto delle nuove misure introdotte dal presidente americano Donald Trump i dazi sul Parmigiano Reggiano importato negli Usa passano dal 15% al 35%. Nella pratica: “Un newyorkese che compra il Parmigiano Reggiano in un alimentari di Manhattan, che oggi paga circa 44 euro al chilo, con i nuovi dazi annunciati da Trump, ora dovrà sborsare circa 55 euro al chilo”. A fare i conti è Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio di tutela del “re dei formaggi”, che tuttavia commenta: “Di certo la notizia non ci rende felici, ma il Parmigiano Reggiano è un prodotto premium e l’aumento del prezzo non porta automaticamente ad una riduzione dei consumi”. Ora “lavoreremo per cercare con la via negoziale di fare capire per quale motivo non ha senso applicare dazi a un prodotto come il nostro che non è in reale concorrenza con i parmesan americani”, aggiunge Bertinelli.

PER IL PARMIGIANO REGGIANO GLI USA SONO IL PRIMO MERCATO ESTERO

Per il Parmigiano Reggiano quello statunitense è il primo mercato estero, che rappresenta oggi il 22,5% della quota export totale. La Dop occupa inoltre il 7% del mercato dei formaggi duri a stelle e strisce e viene venduto a un prezzo più che doppio rispetto a quello dei “parmesan locali“. Dunque, prosegue Bertinelli, “Noi non siamo affatto in concorrenza coi formaggi locali: si tratta di prodotti diversi che hanno posizionamento, standard di produzione, qualità e costi differenti”. È “pertanto assurdo colpire un prodotto di nicchia come il Parmigiano Reggiano per proteggere l’economia americana”.

“CON I DAZI DEL 2019 GLI AMERICANI HANNO CONTINUATO A SCEGLIERCI”

Il presidente del Consorzio ricorda poi: “Nel 2019, quando Trump introdusse tariffe aggiuntive pari al 25%, il Parmigiano Reggiano fu il prodotto più colpito con un incremento del prezzo a scaffale dai 40 ai 45 dollari al chilo. Fortunatamente i dazi sono poi stati sospesi il 6 marzo del 2021 e non ci hanno creato problemi in termini di vendite. Gli americani hanno continuato a sceglierci anche quando il prezzo è aumentato“.
Perché “negli Stati Uniti chi compra il Parmigiano Reggiano fa una scelta consapevole: ha infatti un 93% di mercato di alternative che costano due-tre volte meno”. Pertanto, conclude Bertinelli, “imporre dazi su un prodotto come il nostro aumenta solo il prezzo per i consumatori americani, senza proteggere realmente i produttori locali. È una scelta che danneggia tutti”.

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“E’ un disastro”: i mercati crollano al risveglio nel nuovo mondo dei dazi universali

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borsa milano 1024x473E’ passata la notte (italiana), e hanno cominciato a parlare i mercati. Un tremore diffuso all’apertura delle principali Borse mondiali, come il boato del terremoto a venire. I dazi sono ormai sul tavolo, c’è solo da capire quanto le contrattazioni mondiali assorbiranno il colpo. Tanto per cominciare i futures S&P 500, che consentono agli investitori di negoziare l’indice al di fuori del normale orario di negoziazione, hanno immediatamente perso il 3,3% del valore. E così i mercati asiatici, con gli indici di riferimento in calo di oltre il 3% in Giappone e di quasi il 2% a Hong Kong e in Corea del Sud.

Il settore tecnologico è il più colpito, i dazi sono una freccia nel suo centro nevralgico: la produzione in Cina e Taiwan, dove i dazi porteranno la nuova imposta totale a un allarmante 54% sulle importazioni, “il livello più alto in oltre un secolo”, dice alla Reuters Ben Wiltshire, analista del trading sui tassi globali di Citi.

Nelle contrattazioni after-hours si sono volatilizzati circa 760 miliardi di dollari di valore di mercato dei Magnificent Seven, i leader tecnologici. Le azioni Apple sono scese di quasi il 7%. Se, come detto, i futures sull’S&P 500 sono scesi del 3,3%, i futures sul FTSE sono scesi dell’1,8%, mentre quelli europei di quasi il 2%.

L’oro ha raggiunto un massimo storico di 3.160 dollari l’oncia, mentre il petrolio, indicatore della crescita globale, è crollato di oltre il 3%, portando i future sul Brent di riferimento a 72,56 dollari al barile.

Nelle prime contrattazioni a Tokyo, il Nikkei è sceso del 3,9%, al minimo degli ultimi otto mesi. I rendimenti dei titoli del Tesoro a 10 anni sono crollati di 14 punti base, attestandosi al minimo degli ultimi cinque mesi. Il Kospi della Corea del Sud è sceso del 2%. L’ETF vietnamita di Van Eck è sceso di oltre l’8% nelle contrattazioni after-hours. Le azioni australiane sono scese del 2%. I mercati di Taiwan sono rimasti chiusi per festività.

All’apertura dei mercati europei il trend è lo stesso: l’indice paneuropeo Stoxx 600 è sceso dell’1,5% all’inizio delle contrattazioni, raggiungendo il livello più basso degli ultimi due mesi. L’indice tedesco DAX è sceso di quasi il 2,5% all’inizio della seduta a Francoforte, mentre a Parigi il CAC 40 è sceso del 2,2% e l’ IBEX spagnolo ha perso l’1,5%. A Londra l’indice FTSE 100 delle azioni blue chip è crollato di quasi l’1,5% all’inizio delle contrattazioni, in calo di 125 punti, attestandosi a 8.481 punti. Tra i maggiori cali figurano le società minerarie come Anglo American (-4,7%) e Antofagasta (-4,6%), insieme a banche come Barclays (-4,1%) e HSBC (-3,5%).

I prezzi dei buoni del Tesoro USA, dei titoli di Stato britannici, dei Bund tedeschi e di altri titoli di Stato della zona euro sono tutti in rialzo oggi. Ciò sta abbassando i rendimenti obbligazionari (il tasso di rendimento del debito). Non è una buona notizia, perché i prezzi delle obbligazioni stanno salendo e i rendimenti stanno scendendo: gli investitori temono che la guerra commerciale possa portare a una recessione globale, spingendo a tagliare i tassi di interesse.

Sebbene ampiamente annunciata (ma non nella sua sostanza) la mossa di Trump ha evidentemente sorpreso l’economia, e gli analisti stanno ancora cercando di raccapezzarsi nelle tabelle del Presidente americano, cercando di capire come siano state ricavate quelle cifre, su che basi.

“Penso che i numeri siano incredibilmente alti rispetto a quanto la gente si aspettasse e per molti versi è inspiegabile”, ha affermato Peter Tchir, responsabile della strategia macro della Academy Securities, al New York Times: “Penso che sia un disastro”.

“Trump sta andando in guerra con tutti”, ha detto Andrew Brenner, responsabile del reddito fisso internazionale presso National Alliance Securities: “È ridicolo. Non mostra alcuna comprensione di ciò che sta facendo agli altri paesi. E danneggerà gli Stati Uniti”.

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Usa-Ue: il giorno dei dazi è arrivato

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foto singola sito 1024x576È atteso per stasera alle 22 (ora italiana), l’annuncio di Donald Trump con i dettagli sui dazi doganali reciproci che gli Stati Uniti attueranno per tutelare le imprese americane. Le nuove tariffe coinvolgeranno molti paesi tra cui Canada, Europa e Messico e sono state definite dal tycoon un atto di “giustizia economica” verso coloro che per anni hanno derubato l’America con pratiche sleali. Come annunciato dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt i dazi saranno “efficaci sin da subito”. Tra le ipotesi al vaglio tariffe universali al 20% per tutti i paesi coinvolti, oppure azioni mirate verso alcune tipologie di prodotti. Non è escluso, che il presidente opti per un sistema misto.

VON DER LEYEN: PRONTI A VENDICARCI

“L’Unione Europea è pronta a vendicarsi”, così la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, durante il discorso di apertura di ieri alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo. “Voglio essere chiara: non è stata l’Europa a dare inizio a questo scontro. Pensiamo che sia sbagliato. Ma il mio messaggio per voi oggi è che abbiamo tutto il necessario per proteggere la nostra gente e la nostra prosperità“. Per affrontare la minaccia dei dazi, l’Unione metterà in campo una strategia “basata su tre pilastri”: l’apertura ai negoziati, la diversificazione e la rimozione degli ostacoli al mercato unico europeo.

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