Disperazione America, Donald alle corde

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trump dolar estados unidos 750x375Difficile ricordare un momento di debolezza come questo per gli americani, ora tutti i nodi stanno venendo al pettine e la soluzione non è semplice, anzi parrebbe non esserci.
Donald prova a seminare panico per trovare risorse anche con il ricatto per continuare a tenere a galla un sistema che non regge.
Con lo spauracchio dei dazi a cosa punta Donald? Punta a piazzare il debito pubblico americano ormai fuori controllo: voi sottoscrivete il nostro debito, io non vi applico i dazi, così facendo si sposta l’ora della verità.
Il debito pubblico USA ammonta a 35.000 mld di $ che i cittadini americani non riescono a finanziare, quindi vanno ricercati all’estero i soldi. Ogni anno il debito americano aumenta del 7% (a differenza di noi italiani del 3,4% ) , a parte le percentuali sono le cifre che sono gigantesche ed avvicinano sempre di più i tempi della probabilità di insolvenza.
Oltre al debito pubblico fa paura il deficit commerciale che ammonta a 1000 mld di $ all’anno (in Italia c’è un avanzo di 50 mld di €) e quello non si può ridurre facilmente se non riducendo il potere d’acquisto degli americani con l’aumento dei prezzi dei beni (dazi) e con la svalutazione del dollaro che ha già perso il 7% con l’euro in un paio di mesi.
Due soluzione queste dettate dalla disperazione. Ultimo, ma non ultimo, problema è il prezzo del petrolio ormai prossimo ai 60 $ al barile che corrisponde al prezzo d’estrazione, sotto i 60$ si estrae in perdita, gli USA sono il primo produttore mondiale di petrolio. Ormai i segnali di recessione mondiale ci sono tutti ed il petrolio è la prima commodity che segnala la recessione con il calo del prezzo, questo per gli USA è un altro grosso problema che si somma agli altri , l’industria del petrolio in USA è strategica.
L’America è in ginocchio, malgrado gli strilli e le minacce Putin continua , anzi incrementa , i bombardamenti in Ucraina , le carte le da lui a dispetto della propaganda occidentale che racconta un’altra storia .
Quindi tempesta perfetta? Quanto vorrei sbagliarmi!



Messico: Gm, Ford, Bmw e Nissan si preparano ai dazi

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nissanmessicodazipuntohor 1L’incertezza sull’imposizione dei dazi da parte dell’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump ha spinto le aziende automobilistiche con sede in Messico a valutare strategie che consentano di attenuarne i possibili effetti.

A questo proposito, alcune società, tra cui General Motors (Gm), Ford, Nissan e Bmw, hanno iniziato ad analizzare misure quali la diversificazione dei fornitori, l’adeguamento dei prezzi e l’ottimizzazione dei costi operativi.

Il 28 gennaio, la statunitense Gm ha dichiarato di essere pronta a ridurre al minimo gli effetti di un’eventuale applicazione di tariffe sulla produzione di pick-up in Messico e Canada, adeguando la produzione alla domanda internazionale, senza incidere sui suoi piani di espansione in Nord America.

Mary Barra, presidente e Ceo di Gm ha affermato che avevano già studiato diversi scenari, ma «dal punto di vista del Messico» —ha detto— «produciamo pick-up in Messico, Canada e Stati Unit per cui abbiamo la possibilità di inviarne una parte negli Usa. Vendiamo anche camion a livello globale, quindi possiamo vedere da dove provengono i mercati internazionali».

Successivamente, Francisco Garza, presidente e direttore generale di Gm in Messico, ha spiegato che gli investimenti nel settore automobilistico vengono effettuati in un arco di tempo di 5 o 7 anni e ciò che accade a breve termine generalmente non si traduce in sospensioni, ma piuttosto in un’analisi del ritorno sul progetto.

La dirigenza della Nissan in Messico ha chiarito di non avere informazioni dalla multinazionale in merito a un eventuale trasferimento della produzione a causa della possibile applicazione dei dazi del 25% annunciati da Donald Trump. “Nissan ribadisce il suo impegno per la crescita e lo sviluppo del settore in Messico, come facciamo da oltre 60 anni con oltre 16 milioni di veicoli prodotti. Non abbiamo informazioni sullo spostamento delle nostre attività produttive in un altro Paese”, si legge nella nota.

Per quanto riguarda Ford, il Ceo Jim Farley ha affermato che l’azienda sta valutando le aree in cui può aumentare le scorte per prepararsi a possibili dazi del 25% sulle importazioni da Messico e Canada.

La società ha affermato di non essere particolarmente esposta all’aumento dei dazi su acciaio e alluminio, ma di essere pronta ad assorbire parte dei costi dei fornitori maggiormente colpiti.

Il Ceo e presidente di Bmw in America Latina, Reiner Braun, ha affermato che il Messico è il mercato più importante per il gruppo tedesco nel subcontinente e che non sono stati modificati i progetti di espansione per la produzione di auto elettriche.

Ha spiegato che, sebbene lo stabilimento del gruppo a Spartanburg, negli Stati Uniti, fornisca il 30% della sua produzione di automobili all’America Latina, Messico compreso, all’inizio del 2023 è stato effettuato un investimento di 800 milioni di dollari per espandere lo stabilimento di San Luis Potosí, per cui sono già in preparazione nuovi modelli elettrici.

Il dirigente ha inoltre sottolineato che lo stabilimento messicano esporta in 80 Paesi e che le spedizioni negli Usa superano il 40 percento della produzione.

Foto: mexicoindustry.com

puntodincontro.mx




Il commercio Italia-Messico è cresciuto del 15,5%

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commercioitaliamessicopuntohorLa Banca Centrale messicana ha pubblicato nel suo sistema di informazione economica i dati corrispondenti agli scambi commerciali tra l’Italia e il Messico per i 12 mesi del 2024.

Nel periodo gennaio-dicembre le esportazioni italiane verso il Paese latinoamericano sono state pari a 9,8 miliardi di dollari, il 13,8% in più rispetto allo stesso periodo del 2023.

Le importazioni in Italia di merci dal Messico hanno invece raggiunto 1,3 miliardi di dollari, registrando così un incremento del 30% rispetto al 2023.

Il commercio totale —la somma delle importazioni ed esportazioni tra i due Paesi— è aumentato del 15,5% nel 2024 rispetto all’anno precedente, attestandosi a 11,1 miliardi di dollari.

Si è osservato un aumento dell’attività commerciale complessiva in tutti i mesi dell’anno ad eccezione di giugno, con percentuali che variano tra il -2,6% e il +44,6%.

Fonte: Puntodincontro con dati della Banca Centrale messicana / Foto: combugese.com.mx