Nino Benvenuti, un eroe vero

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682c8f3faa771Stanotte è morto un pezzo della mia giovinezza. Nino Benvenuti non era soltanto un pugile, era un eroe nazionale. Un uomo che sapeva incarnare, dentro e fuori dal ring, l’eleganza, la fierezza, la generosità.

I dati sportivi si trovano ovunque: campione olimpico, campione mondiale dei pesi medi, protagonista di match leggendari contro Emile Griffith. Ma i numeri, da soli, non bastano a raccontare chi era Nino per noi.

Negli anni Sessanta non c’era la TV satellitare, né la diretta mondiale. I grandi incontri li ascoltavamo alla radio, nelle notti insonni dell’Italia sognante.

Ricordo ancora quella volta. Presi la mia radiolina, puntai la sveglia sulle 3 e mi rintanai sotto le coperte.

Paolo Valenti, con la sua voce inconfondibile, iniziò la radiocronaca dell’incontro con Griffith al Madison Square Garden di New York. Dopo pochi minuti si aprì la porta della mia cameretta: era mio padre. Entrò in silenzio, si sedette e restammo lì, uno accanto all’altro, incollati alle parole, alle emozioni, ai colpi che arrivavano da un mondo lontano.

Fu una notte di pugilato e di condivisione. E quella è l’immagine che conservo: Nino sul ring, io e mio padre abbracciati dal buio e dalla voce della radio.

Ma Benvenuti era molto di più di un atleta. Era un uomo giusto. Dopo aver affronato Griffith in alcuni dei match più intensi della storia, nacque tra i due una profonda amicizia. E quando Emile, ormai anziano e malato, cadde nell’oblio e nella povertà, fu proprio Nino ad occuparsi di lui, a sostenerlo, a ricordargli — e ricordarci — che la nobiltà del pugilato sta anche nell’abbraccio dopo il combattimento.

Oggi se ne va un uomo raro. Lo salutiamo con gratitudine, con affetto. E, almeno per chi come me ha vissuto quelle notti con il cuore in gola e la radiolina sul comodino, anche con un pizzico di malinconia.

Ciao, campione!