La Repubblica Dominicana ha arrestato ed espulso 48 donne incinte e 39 partorienti

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haiti 2 48 donne incinte, 39 partorienti e 48 minorenni. La Direzione Generale delle Migrazioni della Repubblica Dominicana le ha arrestate, per cacciarle. E ha avviato le operazioni di rimpatrio per decine di cittadini haitiani ricoverati negli ospedali pubblici del Paese. Le procedure sono state supervisionate personalmente dal direttore dell’agenzia, il viceammiraglio Luis Rafael Lee Ballester, presso il centro di detenzione per migranti irregolari di Haina. “È fondamentale un controllo diretto per garantire il rispetto dei diritti umani nel quadro di una politica migratoria rigorosa ma equa”, ha dichiarato il responsabile.

Secondo quanto comunicato dalla DGM, le donne sono state trasportate a bordo di nuovi autobus appositamente equipaggiati, messi a disposizione per il trasferimento in condizioni definite “confortevoli”.

Il governo dominicano sta disperatamente cercando di contenere l’ingresso di migranti irregolari haitiani, in particolare in seguito al deterioramento della crisi umanitaria che colpisce Haiti. Il Paese caraibico, tra i più poveri al mondo, è in larga parte sotto il controllo di gruppi armati. Per contenere le ricadute della crisi, la Repubblica Dominicana ha rafforzato i controlli alla frontiera, costruendo anche un muro lungo parte del confine, e ha esteso le verifiche alle strutture sanitarie.

Agenzia DIRE – www.dire.it




L’isola della discordia: perché non c’è pace tra Haiti e RD

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dall·e 2025 01 13 11.14.29 a symbolic representation of the contrast between haiti and the dominican republic. on the left side, depict a barren, arid land symbolizing haiti, wiA volte basta attraversare un fiume per cambiare mondo. È il caso del Río Masacre, che separa Haiti dalla Repubblica Dominicana. Due paesi che condividono la stessa isola, ma spesso sembrano abitare universi diversi. Da una parte, il caos e la miseria haitiana. Dall’altra, lo sviluppo diseguale ma in crescita della Repubblica Dominicana. Ma la frattura più profonda non è quella geografica: è quella culturale, sociale, umana. È una frattura fatta di diffidenza, rancore e spesso, purtroppo, di odio.

In Repubblica Dominicana vivono migliaia di italiani: imprenditori, pensionati, lavoratori e famiglie. Alcuni sono qui da una vita. Altri sono arrivati attratti da un sogno caraibico che, per molti, è diventato realtà. Ma tutti osservano con attenzione — e talvolta con inquietudine — l’evolversi delle tensioni tra i due paesi.

Una storia difficile da dimenticare

L’odio tra Haiti e la Repubblica Dominicana ha radici profonde. Dall’occupazione haitiana dell’isola nel XIX secolo, al massacro del 1937 ordinato dal dittatore Trujillo la memoria collettiva è carica di ferite mai rimarginate. E nel tempo, l’arrivo continuo di lavoratori haitiani in cerca di sopravvivenza ha alimentato nuove tensioni: competizione per il lavoro, paura dell’invasione, stereotipi razziali.

Oggi, gli haitiani in Repubblica Dominicana sono la spina dorsale silenziosa di molti settori: agricoltura, costruzioni, servizi. Eppure, restano invisibili, spesso senza documenti, senza diritti, senza voce. Sono il bersaglio facile di campagne nazionaliste e rimpatri forzati. Una presenza tollerata, ma non accettata.

Per chi, come noi italiani, ha scelto di vivere qui, la questione è tutt’altro che lontana. Molti di noi lavorano a stretto contatto con entrambe le comunità. Vediamo con i nostri occhi che una convivenza è possibile, anche se fragile. Ma sappiamo anche che basta una scintilla — una dichiarazione politica, un fatto di cronaca, una crisi economica — per riaccendere le fiamme del pregiudizio.

Costruire un futuro comune richiede visione, responsabilità e coraggio. Serve una nuova narrazione, che riconosca i torti del passato ma apra anche alla speranza. Serve un impegno concreto da parte dei governi, delle scuole, dei media. E forse serve anche la voce di chi, come noi, guarda questa terra con affetto ma anche con lucidità.

La bellezza dell’isola di Hispaniola non può essere sprecata in un eterno conflitto. Un fiume può separare due territori, ma non deve dividere due popoli per sempre.

 

 

 

 




Tensioni crescenti tra Repubblica Dominicana e Haiti

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67e9f4bb7381fIeri, 30 marzo 2025, la comunità di Friusa, situata nella zona di Punta Cana, è stata teatro di una marcia organizzata dall’Antigua Orden Dominicana, un movimento nazionalista guidato da Angelo Alexander Vásquez Hernández. La manifestazione, autorizzata dal Ministero dell’Interno e della Polizia, aveva l’obiettivo dichiarato di commemorare la Battaglia del 30 Marzo e promuovere la solidarietà con il popolo dominicano, in un contesto di crescente pressione migratoria dovuta alla presenza significativa di cittadini haitiani nella regione.

Tuttavia, la situazione è degenerata quando i manifestanti hanno oltrepassato i limiti stabiliti per il corteo, provocando l’intervento delle forze dell’ordine. La polizia ha disperso i partecipanti utilizzando gas lacrimogeni e cannoni ad acqua, causando tensioni e scontri nella zona. Questa repressione ha suscitato forti proteste da parte di una parte della cittadinanza, che accusa il governo di essere filo-haitiano e di non tutelare adeguatamente gli interessi nazionali. Il Colegio Dominicano de Abogados ha condannato l’uso della forza contro una manifestazione che, secondo gli organizzatori, aveva intenti pacifici.

La comunità italiana residente nella Repubblica Dominicana osserva con crescente preoccupazione l’escalation di tensioni e sentimenti di odio tra i due popoli vicini. Molti italiani, perfettamente integrati nel tessuto sociale e imprenditoriale del Paese, temono che tali conflitti possano minare la stabilità e la convivenza pacifica nella nazione caraibica. La speranza condivisa è che si possa avviare un dialogo costruttivo tra le comunità, promuovendo il rispetto reciproco e la coesione sociale in un Paese dove la diversità culturale è da sempre una ricchezza.

foto Listin Diario

 




La fame dei popoli non la si ferma neppure con i cannoni

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1200x675 cmsv2 23ae825e 7a49 5287 ad1c f20e1ce200b9 5999432Quando una crisi umanitaria si riflette su un’intera isola. Chi scappa dalla miseria non cerca confini, cerca solo un posto dove vivere.

La storia del mondo lo insegna: la fame dei popoli non la si ferma neppure con i cannoni. E oggi, davanti al dramma che sta vivendo Haiti, non possiamo chiudere gli occhi, né semplificare un problema che ha radici profonde e dolorose.

Haiti è un Paese allo stremo. La popolazione è vessata da carestie, disoccupazione, assenza di servizi basilari, e da una violenza endemica che ha assunto le forme di un vero e proprio caos istituzionale. Le bande armate controllano interi quartieri, le scuole sono chiuse, i bambini crescono tra paura e miseria. Migliaia di haitiani fuggono ogni giorno, con un’unica speranza: sopravvivere.

È dunque umano – prima ancora che politico – interrogarsi sul senso e sul limite delle reazioni. La Repubblica Dominicana, comprensibilmente, si trova sotto pressione: è difficile gestire un flusso migratorio imponente, in un contesto dove anche le risorse locali sono spesso insufficienti. Ma sarebbe sbagliato rispondere solo con la forza, con le retate, con la chiusura ermetica delle frontiere. Perché nessun muro ha mai fermato davvero chi fugge dalla fame. Nemmeno i cannoni, appunto.

Serve lucidità. Serve visione. E serve, soprattutto, umanità.

La marcia annunciata per domenica a Punta Cana, nel quartiere popolare di Friusa, si presenta come un’iniziativa “patriottica e pacifica”. Ma la scelta del luogo e il contesto attuale pongono interrogativi inevitabili: che messaggio vogliamo dare al mondo? Che tipo di Paese vuole essere la Repubblica Dominicana?

Difendere i confini è un diritto. Ma chi si professa democratico, civile e cristiano non può dimenticare che prima del passaporto c’è la persona. Prima della nazionalità, c’è la vita.

E allora, mentre si sfilano per ricordare una battaglia gloriosa del passato, bisognerebbe anche avere il coraggio di affrontare la guerra quotidiana del presente. Quella contro la miseria, contro l’abbandono, contro l’ingiustizia sociale che colpisce milioni di haitiani, ma anche tanti dominicani.

E chissà che una parte della soluzione non passi anche da qui: aiutare il popolo haitiano, per quanto possibile, a risolvere in patria i propri problemi. Perché se ciò non accade, è purtroppo evidente che quei problemi continueranno a riflettersi, inevitabilmente, sul Paese che condivide con Haiti la stessa isola.

Perché alla fine, la fame non si placa con la forza. La si placa solo con giustizia, cooperazione, sviluppo e dignità.




“L’Haitiano”, un racconto epico tra sopravvivenza, identità e le forze che plasmano un’isola divisa

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gj2mjk9 front shortedge 384Con L’Haitiano, ultima fatica letterario del direttore di Fatti Nostri, Ennio Marchetti, l’autore ci conduce in un viaggio, potente e stratificato, che esplora le vite di uomini e donne intrappolati tra il caos di Haiti e la relativa stabilità della Repubblica Dominicana. È un romanzo che intreccia la storia personale di Jean-Michel Pie con il destino collettivo di un’intera isola, affrontando temi di amore, sacrificio, politica e identità.

Il cuore della storia: una fuga disperata e la speranza di un futuro.

Al centro della narrazione è Jean-Michel Pie, un uomo costretto a lasciare Port-au-Prince per sfuggire alla violenza che domina le strade. La sua fuga verso la Repubblica Dominicana non è solo un tentativo di salvezza, ma anche una ricerca di dignità e opportunità per la sua famiglia. Attraverso il suo viaggio, Marchetti esplora le tensioni tra due nazioni che condividono un’isola, ma vivono realtà completamente diverse.

La Repubblica Dominicana, descritta con vividezza e autenticità, diventa il rifugio in cui Jean-Michel trova speranza, ma anche nuove sfide. Le differenze culturali, le difficoltà di integrazione e i pregiudizi verso gli haitiani emergono con forza, creando un quadro realistico e complesso delle relazioni tra i due Paesi.

Contrasti tra Haiti e la Repubblica Dominicana

Uno degli aspetti più affascinanti del romanzo è proprio l’esplorazione delle profonde differenze tra Haiti e la Repubblica Dominicana. Mentre Haiti è ritratta come un Paese in crisi, devastato dalla violenza delle bande armate e dall’instabilità politica, la Repubblica Dominicana appare più moderata e organizzata, pur affrontando le difficoltà legate alla migrazione haitiana. Il governo dominicano, descritto con equilibrio e rispetto, cerca di mantenere la stabilità, nonostante le tensioni generate dall’arrivo di migliaia di rifugiati.

Marchetti riesce a catturare le sfumature di questo rapporto complesso, evidenziando sia le divisioni culturali e storiche, sia i legami profondi che uniscono i due popoli. Hispaniola emerge così come un’isola in cui identità, storia e politica si intrecciano in modo inestricabile.

Pierre-Louis e il sogno di unificazione

Un ruolo centrale nel romanzo è giocato dal Professeur Joseph Pierre-Louis, un intellettuale haitiano che incarna il desiderio di una riunificazione dell’isola. Tuttavia, il suo approccio, intriso di idealismo e determinazione, è radicale e, per molti, pericoloso. Pierre-Louis immagina un’isola senza confini, in cui gli haitiani possano reclamare il loro posto. Questo sogno, che si scontra con la realtà politica e sociale, alimenta tensioni che attraversano tutto il romanzo, mettendo in discussione i limiti tra diplomazia, identità e sovranità.

Il suo desiderio di unificazione si contrappone al pragmatismo del governo dominicano, che tenta di gestire la situazione senza cadere in estremismi. Questa contrapposizione tra visioni radicali e moderate arricchisce la narrazione, offrendo spunti di riflessione su come affrontare conflitti culturali e politici.

Personaggi memorabili

I protagonisti di L’Haitiano sono ricchi di sfumature e rappresentano le diverse forze in gioco sull’isola:

  • Jean-Michel, simbolo della resilienza e dell’amore familiare, è un uomo che cerca di bilanciare responsabilità e passioni in un contesto di estrema precarietà.
  • Marie-Claire, sua moglie, incarna la forza e la devozione, rimanendo un punto fermo nella vita caotica del marito.
  • Adeline, una vecchia fiamma di Jean-Michel, rappresenta la possibilità di un nuovo inizio e la complessità dei legami personali.
  • Il Professor Pierre-Louis, con il suo radicalismo intellettuale, e il Presidente haitiano Desmarais, intrappolato nelle difficoltà di governare Haiti, riflettono le diverse risposte ai problemi di un’isola divisa.
  • Il governo dominicano, pur essendo una presenza collettiva più che individuale, emerge come una forza moderata e pragmatica, impegnata nel mantenere stabilità e ordine.

Lo sfondo spirituale e culturale

Sebbene il vudù non sia centrale, le sue cerimonie e figure simboliche, come Baron Samedi, aggiungono una dimensione mistica alla narrazione. Il vudù rappresenta non solo una forza spirituale, ma anche un modo attraverso il quale i personaggi cercano di affrontare le loro paure e trovare conforto.

Uno stile evocativo e coinvolgente

La scrittura di Marchetti è potente e poetica, capace di alternare momenti di alta tensione a passaggi di introspezione. Le descrizioni delle città, dei paesaggi e delle dinamiche sociali sono vivide e coinvolgenti, trasportando il lettore direttamente nel cuore dell’azione. La struttura corale del romanzo, con molteplici punti di vista, arricchisce ulteriormente la narrazione, rendendola complessa e avvincente.

Un romanzo che parla al cuore e alla mente

L’Haitiano è un’opera che riesce a intrecciare amore, politica e spiritualità in una narrazione avvincente e profonda. È una riflessione sull’identità, sulla resilienza e sulla necessità di trovare un equilibrio tra sogni e realtà.

Ennio Marchetti ci regala un romanzo che, pur esplorando le divisioni, celebra ciò che unisce: l’umanità, l’amore e la speranza in un futuro migliore.

Il link per poterlo acquistare e ricevere comodamente a casa è:

https://www.lulu.com/it/shop/ennio-marchetti/lhaitiano/paperback/product-gj2mjk9.html?q=L%27Haitiano+ennio+marchetti&page=1&pageSize=4

La copertina è della pittrice italiana Giuliana Tasselli, per gentile concessione.