USA. Continua il braccio di ferro tra Harvard e Trump

2025 04 21t213757z 1744662645 rc2kyda9ohat rtrmadp 3 usa trump harvard

2025 04 21t213757z 1744662645 rc2kyda9ohat rtrmadp 3 usa trump harvardVedere Harvard che prende una posizione per la difesa della libertà causa ispirazione”. Queste le parole di Kareem Abdul-Jabbar, l’ex cestista e allenatore di pallacanestro americano, in un recente discorso. L’ex stella della NBA ha continuato spiegando che la posizione di Harvard forma un grande contrasto con tutti i miliardari, le aziende legali, i media, i politici e altre università che si sono piegati davanti agli attacchi di Donald Trump.

Lo scontro fra Trump e il prestigioso ateneo dura da quasi due mesi. L’inquilino alla Casa Bianca le sta provando tutte ma la Harvard University continua a resistere nonostante le ovvie difficoltà considerando le leve del potere presidenziale che rasentano quelle di un regime autoritario.

Gli attacchi di Trump a Harvard, iniziati nel mese di aprile, furono inclusi in una lettera in cui la Casa Bianca esigeva notevoli cambiamenti nelle operazioni dell’ateneo. Con una risposta negativa da Harvard, il 47esimo presidente impose il congelamento di fondi per 2 miliardi di dollari che poi furono aumentati a 3 miliardi. Secondo Stephen Miller, l’ultra conservativo consigliere di Trump, Harvard è da anni responsabile di attività “illegali basate sulla discriminazione razziale contro i cittadini americani”. Inoltre Trump ha accusato Harvard di dare precedenza a studenti stranieri invece di ammettere studenti americani. La Casa Bianca ha persino accusato Harvard di essere antisemita e ha minacciato di togliere fondi alla prestigiosa università per darli a scuole tecniche che attirano studenti alla ricerca di programmi per lavori specializzati invece di lauree accademiche.

Harvard, a differenza di altre università come la Columbia University di New York, ha deciso di non obbedire alle minacce del presidente e di sfidarlo con denunce. Fino adesso sembra che l’ateneo numero 1 in America e anche a livello mondiale, secondo il Center for World University Ranking (CWUR), stia avendo successi con i giudici. Trump però continua i suoi attacchi e sta minacciando di negare visti a studenti stranieri che desiderano studiare a Harvard. Le minacce sono potenzialmente pericolose. Il 31 percento degli studenti a Harvard sono stranieri. Questi individui contribuiscono in moltissimi modi, a cominciare dall’aspetto economico poiché pagano le rette complete, parti delle quali vengono poi usate per borse di studio per studenti americani. Inoltre gli studenti stranieri contribuiscono notevolmente all’economia americana. Il numero di studenti stranieri nelle università americane ha raggiunto 1,1 milioni di unità, contribuendo 44 miliardi di dollari all’economia americana, generando 378 mila posti di lavoro.

I contributi degli studenti stranieri vanno al di là delle finanze poiché non poche delle aziende note a tutti sono state influenzate da contributi vitali di studenti stranieri. Alcune di queste includono Google, Tesla, SpaceX, Nvidia,WhatsApp, Instagram, Moderna ecc. Queste aziende sarebbero probabilmente state fondate in altri Paesi se le politiche anti-studenti stranieri di Trump fossero esistite in passato. La presenza di questi studenti e ricercatori stranieri in America contribuisce anche a migliorare le ricerche condotte dalle università americane in tanti campi come medicina, tecnologia, e difesa. I fondi del governo che Trump vuole tagliare a Harvard e altri atenei non sono dunque carità ma notevoli investimenti che migliorano la qualità della vita e la sicurezza del Paese. Le ricerche richiedono molto tempo e non generano profitti immediati richiesti dalle corporation. La collaborazione tra governo e università è dunque indispensabile. Trump non riesce a capire non solo le cose basiche sui dazi ma investire per il futuro non rientra nei suoi programmi. I suoi bisogni sono immediati e richiedono costanti vittorie per soddisfare le sue esigenze e imporre il suo volere non solo a Harvard ma anche a tante altre istituzioni che abbracciamo i media, la politica, le aziende, il sistema giudiziario e le belle arti.

Uno degli attacchi sferrati da Trump è stato di accusare Harvard di essere antisemita per le manifestazioni pro-Palestina avvenute nel campus, qualcosa che ovviamente ha coinvolto tante altre università. Bisogna sempre ricordare che quando Trump accusa si tratta spesso di una proiezione del suo stato d’animo e della sua politica. Un sondaggio di quest’anno condotto dal National Survey of Jewish Voters ci dice infatti che il 52 percento degli elettori di religione ebraica considera Trump anti-semita. Inoltre il 72 percento lo vede come pericoloso e il 64 percento disapprova l’operato dell’attuale presidente.

Gli attacchi di Trump a Harvard e le altre università americane recheranno danni specialmente per la questione dei visti agli studenti stranieri che potrebbero essere limitati per possibili post sui social che non siano di gradimento all’attuale inquilino della Casa Bianca. Alla fine però la battaglia con Harvard si risolverà. L’ateneo più prestigioso al mondo esiste da centinaia di anni e continuerà per molti altri. Il suo coraggio di resistenza è, come ha detto Abdul-Jabbar, fonte di ispirazione. Trump, invece, fra qualche anno uscirà dalla scena politica e verrà ricordato per le sue politiche disastrose non solo verso le università ma nel suo ruolo di abbandonare il ruolo di leader del Paese nel mondo.

=============
Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.




Il governo Usa può davvero impedire ad Harvard di iscrivere studenti stranieri?

universita di harvard

universita di harvard
HARVARD
ESTERNO SEDE SEDI
ISTRUZIONE UNIVERSITARIA
CULTURA
COLLEGE

L’amministrazione Trump vuole impedire ad Harvard di iscrivere studenti internazionali. L’ha annunciato segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem, quella famosa per aver sparato al suo cucciolo di cane perché non le obbediva. E’ una mossa violenta, che dice tantissimo di cosa stanno diventando gli Stati Uniti. Ad Harvard, più di un quarto degli studenti totali, ovvero 6.800, proviene da altri Paesi.
La domanda successiva è: può farlo davvero? E come è possibile? La risposta breve è: sì, può.

Il governo ha un enorme potere su chi entra negli Stati Uniti e chi no, spiega il New York Times. Per college e università, il Dipartimento della Sicurezza Interna dispone di un vasto sistema per gestire e monitorare le iscrizioni delle centinaia di migliaia di studenti internazionali che studiano in tutto il paese in qualsiasi momento. Le università hanno bisogno di una certificazione governativa per utilizzare il database noto come SEVIS, che sta per Student and Exchange Visitor Information System. Ed è proprio questa vulnerabilità che l’amministrazione Trump sta sfruttando contro Harvard.

Il Dipartimento della Sicurezza Nazionale ha dichiarato di aver revocato con effetto immediato la certificazione che consente ad Harvard di accedere al SEVIS. In pratica Harvard inserisce i dati degli studenti stranieri nel SEVIS per dimostrare che lo studente è iscritto a tempo pieno e quindi soddisfa i termini del visto che gli è stato rilasciato. Paradossalmente gli studenti possono ancora avere visti validi, ma Harvard non è più in grado di registrarli.

La revoca del SEVIS per Harvard trasporta quasi 7.000 studenti in un limbo. O trovano un’altra università o vengono immediatamente espulsi in massa. Sempre che non intervenga un tribunale a bloccare la mossa di Trump. Infatti ad Harvard resta la possibilità di fare ricorso presso un tribunale federale nel Massachusetts.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Le minacce di Trump alle università: Harvard resiste

harvard university

harvard university“Le università sono il nemico”. Lo ha detto J.D. Vance in un discorso alla National Conservative Conference nel 2019 quando l’attuale vice presidente era senatore dell’Ohio. In quell’occasione Vance lodò anche la saggezza di Richard Nixon che aveva anche lui attaccato “i professori come i nemici”. Nixon nel 1972 era arrabbiatissimo con il mondo accademico per le manifestazioni contro la guerra del Viet Nam. Per vendicarsi l’allora presidente ordinò al personale dell’Office of Budget and Management di tagliare i fondi al Massachusetts Institute of Technology (MIT), uno degli atenei più prestigiosi in America, che però non furono messi in pratica.

Nixon fu un dilettante in comparazione agli attacchi sferrati dal presidente attuale alle università. Donald Trump ha minacciato di tagliare i fondi del governo a quelle università che non seguiranno le sue direttive di smantellare quello che lui vede antisemitismo nel mondo accademico. Inoltre ha insistito che gli atenei devono modificare le loro assunzioni e cambiare i loro programmi per riflettere valori che lui considera appropriati.

Alcune università minacciate da Trump, come la Columbia University di New York, si sono piegate e hanno promesso di accedere ai desideri del presidente per non perdere milioni di dollari dal governo federale. La Columbia ha accettato la maggioranza delle richieste incluso il bando all’uso della maschere nel campus, concedere il potere alle forze di sicurezza di rimuovere o arrestare studenti e modificare il dipartimento di Studi del Medio Oriente che era stato fonte di proteste a favore della causa palestinese.

Harvard University invece ha preso la strada della resistenza a Trump reiterando legittimamente la sua libertà di gestire i suoi programmi secondo i principi tradizionali della libertà di espressione storica del mondo accademico. In una lettera pubblica, il rettore di Harvard, Alan M. Garber, ha ribadito l’autonomia e indipendenza della cultura e dell’Università. Garber ha continuato sostenendo che l’Università non rinuncerà alla propria indipendenza né rinuncerà ai propri diritti costituzionali. Continuerà a mantenere i valori come istituzione privata dedita alla ricerca, alla produzione e alla diffusione della conoscenza.

La posizione di Harvard è ammirevole anche se alcuni critici hanno rilevato che l’ateneo, con un patrimonio di 53 miliardi di dollari, potrebbe permettersi la perdita dei 2 miliardi minacciati da Trump. Ci sarebbero però altri pericoli per l’università poiché Trump ha minacciato di revocare lo status fiscale di ente no profit e limitare il visto a studenti stranieri. Lo status fiscale sarebbe sfidato legalmente ma quello dei visti agli studenti stranieri, il 27 percento degli studenti di Harvard, sarebbe difficile da mitigare. Inoltre la minaccia potrebbe fare cambiare idea a studenti stranieri di venire a studiare in America non solo a Harvard ma anche in altre università del Paese. Da rilevare che gli studenti stranieri sono anche un business per le università americane poiché pagano la totalità delle rette che a Harvard si avvicinano a 60 mila dollari annui. Il costo delle università in America è alto ma anche qui Harvard ha recentemente dimostrato una buona dose di sensibilità offrendo di coprire rette e altre spese agli studenti le cui famiglie hanno redditi inferiori a 200 mila dollari annui.

La reazione di Harvard è importante per molte ragioni. A cominciare dal fatto che l’ateneo si trova nei ranking mondiali fra i primi cinque. In effetti quando si dice Harvard si pensa alle conoscenze dell’università per eccellenza. Non sorprende dunque che la presa di posizione di Harvard sia stata adottata anche da quasi 200 altre università che hanno firmato una lettera rilasciata dalla American Association of Colleges and Universities. La missiva, firmata dai rispettivi rettori, obietta “l’interferenza senza precedenti” del governo di Trump nella libertà degli atenei di svolgere le loro tradizionali attività.

Le minacce di Trump funzionano quando lui riesce ad incutere la paura. Poi quando si scontrano con muri il 47esimo presidente si trova spesso costretto a fare marcia indietro com’è avvenuto con i dazi e la minaccia di licenziare Jerome Powell, il presidente della Federal Reserve. L’annuncio dei dazi ha causato i mercati borsistici a crollare e sollevare la paura di una possibile recessione. Proprio in questi giorni Trump ha fatto marcia indietro suggerendo che per ora Powell terrà il suo posto e che ridurrà i dazi alla Cina. Le minacce di Trump quando generano resistenza alla fine ci rivelano le debolezze dell’uomo ma soprattutto il fatto che negoziare con lui ha poco valore perché con ogni probabilità cambierà idea. L’inaffidabilità del presidente crea insicurezza non solo nel mondo accademico ma anche nell’economia e mina anche la stabilità mondiale, suggerendo che la leadership americana è una cosa del passato.