Che ci si fermi in tempo prima che sia tardi

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3917d33f a521 4518 a424 f2a95b482824Mentre scorrono i titoli delle agenzie giornalistiche sulla crisi in Medio Oriente tra Israele e Iran, con l’intervento americano e le minacce di ritorsioni da parte di Teheran, mi sembra di rivedere dei film già visti, oltre che risentire quelli invece raccontati: testimonianze familiari di guerra e storie personali, assai più tramandate oralmente che scritte, che narrano le esperienze di individui e famiglie durante i conflitti bellici e che offrono una prospettiva intima e toccante degli effetti della guerra sulla vita quotidiana, sulle relazioni familiari e sulle conseguenze psicologiche e sociali. Come si viveva durante i bombardamenti, la fame, la mancanza di beni di prima necessità, le difficoltà nel trovare cibo e riparo, la paura, la perdita, la separazione ma anche l’aiuto e la solidarietà non solo all’interno della propria famiglia. Racconti anche miei personali, naturalmente non vissuti, ma mai dimenticati, presenti da sempre nei ricordi familiari per le conseguenze della guerra, oltre che per le privazioni anche per la perdita di parenti stretti, nel mio caso di due fratelli di mio padre, mai conosciuti, di cui uno riposa a Redipuglia e l’altro dichiarato disperso in Russia, aspettato invano dalla loro madre, mia nonna, morta di crepacuore nel ‘56 e anch’essa da me mai conosciuta. Storie tramandate di generazione in generazione, importanti per comprendere la storia, in questo caso gli effetti della guerra, e per preservare la memoria di coloro che hanno avuto la sventura di averla vissuta. Momenti, senza dubbio e per fortuna, lontani ma di nuovo oggi improvvisamente diventati attuali: in queste ultime ore, il mondo ha assistito a un’escalation bellica senza precedenti: gli Stati Uniti, per ordine del Presidente Trump, hanno colpito tre siti nucleari in Iran con bombe bunker buster, preceduti e seguiti da centinaia di missili lanciati reciprocamente da Israele e da Teheran che, per altro, promette “conseguenze eterne”, nell’ambito di una tensione diventata via via globale. Nel bel mezzo del rumore delle armi, della distruzione e della perdita di vite umane, l’unica possibilità di soluzione è quella di dare forza alla voce della diplomazia, non abbiamo altro che il tavolo dei negoziati come unico luogo in cui porre fine a questa crisi. Tutti noi, uomini e donne, di qualsiasi parte della terra, cittadini, politici, professionisti, esseri umani, non possiamo voltarci dall’altra parte e ignorare la portata di ciò che sta accadendo. In un mondo connesso, nessuna guerra è lontana, può essere, in un attimo, proprio davanti alla porta della nostra casa. L’unica vera domanda che dovremmo porci, tutti, a partire da chi governa, è questa: è stato fatto abbastanza per prevenire tutto questo? La storia la stiamo scrivendo noi, ora.




Ancora missili tra Israele e Iran

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tel aviv 2Tel Aviv–Teheran, andata e ritorno. Missili, droni e dichiarazioni ufficiali. Per la quarta notte consecutiva Israele e Iran si colpiscono a vicenda. Nel suo ultimo aggiornamento, il servizio di emergenza israeliano Magen David Adom (MDA) ha dichiarato che 8 persone sono state uccise e 92 ferite negli ultimi attacchi missilistici dell’Iran sul paese. Le vittime sono state colpite da attacchi su quattro siti nel centro di Israele, ci sono due donne e due uomini di circa 70 anni. Nel corso degli attacchi è stata danneggiata anche l’ambasciata americana a Tel Aviv. Non ci sono feriti.

Un’azione arrivata in risposta a una serie di bombardamenti israeliani su territorio iraniano che, da inizio offensiva, avrebbero provocato almeno 224 morti.

Fonti militari israeliane hanno confermato di aver colpito un centro di comando delle Forze Quds, l’unità d’élite dei Guardiani della Rivoluzione incaricata delle operazioni all’estero. Non è chiaro chi si trovasse all’interno della struttura. Il New York Times, citando fonti riservate, ha ventilato la possibilità che nell’attacco di venerdì scorso fosse già stato ucciso il generale Esmail Qaani, comandante delle Forze Quds e successore di Qassem Suleimani. Ma non ci sono state finora conferme da parte iraniana.




Iran, continuano i bombardamenti

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gtybri0xiaaygffDecine di persone, una sessantina, tra le quali una ventina di bambini, sono state uccise in un bombardamento di Israele su un edificio residenziale a Teheran: lo ha riferito la televisione di Stato iraniana. L’emittente ha diffuso immagini di soccorritori al lavoro per rimuovere macerie nei pressi di un palazzo alto 14 piani.
La zona sarebbe quella del complesso residenziale Shahrak-e Shahid Chamran, presso piazza Nobonyad.

La notizia è stata rilanciata a livello internazionale, anche negli Stati Uniti, ad esempio dalla Cnn. L’emittente riferisce però che non è chiaro se il raid sia stato compiuto oggi o ieri.
L’ambasciatore dell’Iran presso le Nazioni Unite, Amir Saeid Iravani, aveva stimato che le vittime dei bombardamenti di Israele erano state almeno 78.

GIORDANIA RIAPRE SPAZIO AEREO, NUOVI RAID ISRAELE IN IRAN

La Giordania, intanto, ha riaperto il proprio spazio aereo stamane, alle 7.30 ora locale, le 6.30 in Italia, dopo la chiusura disposta ieri a seguito dell’inizio dei bombardamenti di Israele contro l’Iran.
Ad annunciare la decisione è stata la commissione nazionale per l’aviazione. Un portavoce del governo di Amman, Mohammad al-Momani, aveva detto ieri che la Giordania non avrebbe permesso la violazione del proprio spazio aereo e che non si sarebbe trasformata in un “campo di battaglia di un conflitto”.

I raid di Israele stanno comunque continuando. A riferirlo le forze armate di Tel Aviv, con un messaggio diffuso stamane su Telegram. Nel testo si informa di bombardamenti in corso per “colpire obiettivi” e “rimuovere le minacce in Iran”.
A seguito dei raid e della risposta di Teheran di ieri sera, resta ancora chiuso l’aeroporto Ben Gurion, a Tel Aviv. Secondo il ministero dei Trasporti di Israele, lo scalo sarà interdetto ai voli in arrivo “fino a nuovo avviso”.

ALMENO QUATTRO LE VITTIME IN ISRAELE, DECINE I MORTI IN IRAN

Quattro morti e oltre 70 feriti in conseguenza del lancio di circa 150 missili e droni in cinque differenti fasi: questo il bilancio di vittime in Israele, riferisce il quotidiano Jerusalem Post, a seguito della risposta dell’Iran ai bombardamenti di Tel Aviv di ieri.

A fornire aggiornamenti sono anche i media di Teheran. Già ieri, nel corso della giornata, era stato riferito che i morti per i raid di Israele erano stati almeno 78. Oltre 300 i feriti, sempre stando a bilanci diffusi ieri. Bombardamenti dell’aviazione di Tel Aviv in Iran sono tuttora in corso.

Agenzia DIRE –  www.dire.it




Israele bombarda l’Iran: colpito il ‘cuore’ del programma nucleare

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attacco iran 1024x576Israele ha lanciato raid contro l’Iran e ha affermato di aver colpito il “cuore” del programma nucleare iraniano. Secondo i media di Stato di Teheran, nei bombardamenti è stato ucciso anche Hossein Salami, capo delle Guardie rivoluzionarie islamiche dell’Iran, un corpo di elite delle forze armate. A perdere la vita anche diversi scienziati nucleari.

Il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, ha riferito che si è trattato di “un’operazione militare mirata per contenere la minaccia iraniana alla sopravvivenza stessa di Israele”. Secondo il capo di governo, “se non fermato, l’Iran potrebbe produrre un’arma nucleare in brevissimo tempo”.
A Tel Aviv è stato dichiarato lo stato di emergenza in previsione di possibili rappresaglie “nell’immediato futuro”.

ISRAELE: 200 CACCIA CONTRO L’IRAN, COLPITI 100 OBIETTIVI

Nei raid contro l’Iran sono stati impiegati 200 caccia e sono stati colpiti oltre 100 obiettivi:
lo ha riferito Effie Defrin, portavoce delle forze armate di Israele. L’ufficiale ha parlato di bersagli centrati “in tutto” il Paese. Già sganciate, secondo Defrin, “oltre 330 munizioni di vario tipo”.

Defrin ha sostenuto che i bombardamenti israeliani fanno parte di “un’operazione precisa e sincronizzata” e che i piloti “stanno ancora colpendo obiettivi militari e legati al programma nucleare in diverse aree dell’Iran”.

RUBIO (USA): “LA PRIORITÀ È PROTEGGERE LE FORZE AMERICANE”

Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha affermato che gli Stati Uniti non sono stati coinvolti nei raid di Israele contro l’Iran e che non hanno fornito alcun tipo di assistenza. Le sue dichiarazioni sono state rilanciate dalla Cnn e da altre emittenti degli Stati Uniti. “La nostra priorità principale”, ha aggiunto Rubio, “è proteggere le forze americane nella regione”.

IRAN, AIEA CONFERMA RAID ISRAELE SU SITO NUCLEARE A NATANZ

Il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Rafael Grossi, ha confermato che il principale impianto per l’arricchimento nucleare dell’Iran, situato a Natanz, è stato colpito dai raid israeliani nelle prime ore di oggi. In un post diffuso su X, si riferisce che non si ha notizia di un aumento del livello delle radiazioni nella zona della centrale.

L’Aiea sottolinea di essere stata informata dalle autorità dell’Iran. L’impianto colpito si chiama Bushehr. “Non è stato osservato un aumento dei livelli di radiazioni nel sito di Natanz” ha riferito l’Agenzia, sottolineando di essere impegnata a “monitorare da vicino la situazione profondamente preoccupante in Iran”.

IRAN, IN RAID ISRAELE UCCISO ANCHE CAPO STATO MAGGIORE

Anche il capo di Stato maggiore dell’esercito iraniano, il generale Mohammad Bagheri, è stato ucciso nell’attacco che Israele ha condotto contro il Paese nelle prime ore del mattino. Lo conferma l’emittente televisiva iraniana Irinn.

Con lui risultano così tre i vertici militari rimasti uccisi nei raid: il primo di cui è stata data notizia è il generale Hossein Salami, capo delle Forze rivoluzionarie islamiche, a seguire Gholamali Rashid, comandante del quartier generale Khatam-al Anbiya Central.

I droni israeliani hanno ucciso anche Fereydoon Abbasi, scienziato nucleare ed ex capo dell’Organizzazione iraniana per l’energia atomica, e Mohammad Mahdi Tehranchi, altro scienziato nucleare, coinvolto nel programma nucleare iraniano. Tel Aviv, che sostiene di aver preparato questa operazione per anni, sostiene che l’Iran intenda dotarsi di armamenti atomici a scopo bellico che rappresenterebbero una minaccia per Israele.

IRAN, UCCISO ANCHE CAPO NEGOZIATORE SU NUCLEARE SHAMKHANI

Non ce l’ha fatta Ali Shamkhani, consigliere politico della Guida suprema iraniana e capo negoziatore al tavolo dei colloqui con gli Stati Uniti. Nell’ondata di raid che Israele ha sferrato nell’ambito dell’operazione denominata “Il risveglio del leone”, è stato colpito anche l’appartamento all’ultimo di 11 piani di uno stabile a Teheran, dove Shamkani risiedeva.
Il diplomatico, subito trasportato dai soccorritori in ospedale, è morto tre ore dopo per la gravità delle ferite, come confermano diversi giornalisti iraniani e statunitensi su X. Le immagini dell’attacco mostrate dai media iraniani mostrano l’appartamento sventrato, mentre il resto dell’edificio apparrebbe intatto.

L’attacco di Israele giunge alla vigilia del sesto round di colloqui previsti a Muscat, in Oman, tra Iran e Stati Uniti per rilanciare l’accordo sul nucleare del 2015, che la prima amministrazione Trump stralcio nel 2018. Secondo il segretario di Stato americano, Marco Rubio, l’attacco israeliano non ha ricevuto il via libera della Casa Bianca. Già a marzo Israele aveva informato Washington dell’intenzione di condurre un’operazione su vasta scala contro siti nucleari e militari dell’Iran, un’azione cui gli Stati Uniti avrebbero opposto un veto. Per questo, come aveva ricostruito la stampa statunitense in quelle settimane, il presidente Donald Trump aveva proposto al governo di Teheran di riaprire i colloqui sul nucleare.

HAMAS: “FERMARE CRIMINI ISRAELE, AGGRESSIONE A IRAN PERICOLOSA”

Appello di Hamas affinché a livello internazionale sia adottata “una posizione unitaria per fermare” Israele e per “porre fine ai suoi crimini”. La presa di posizione è stata diffusa dall’organizzazione palestinese via Telegram, con un comunicato pubblicato dopo l’avvio dei bombardamenti di Tel Aviv contro l’Iran.

L’aggressione rappresenta una pericolosa escalation che minaccia di destabilizzare la regione e riflette l’insistenza del governo estremista di Netanyahu nel trascinare l’area in confronti aperti” ha denunciato Hamas, in riferimento a Israele e al suo primo ministro.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Medio Oriente, De Luca: “Un cittadino campano fermato in Israele e portato in un bunker”

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videoframe 1367 1024x576“In questo momento abbiamo un nostro concittadino, Antonello Sannino, che è stato fermato in Israele. Ci è appena arrivato un messaggio. Era con il corpo diplomatico, credo, lo stanno portando in un bunker che si trova quattro piani sottoterra“. A darne notizia è il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, intervenuto a margine degli Stati generali della Cultura della Campania 2025, che si svolgono nel teatro Bellini. Antonello Sannino è il presidente di Antinoo Arcigay Napoli.

“C’è ovviamente una preoccupazione per i droni iraniani – prosegue De Luca – ma, intanto, è bloccato lì e non sa quando potrà tornare. Ne approfitto per fare un appello affinché sia consentito ai nostri concittadini, agli italiani e in particolare a Sannino di rientrare immediatamente in patria”.

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Possibile attacco israeliano in Iran, gli Usa richiamano il personale delle ambasciate in Medio Oriente

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trump netanyahu 1024x569Negli Stati Uniti è allerta massima per un potenziale attacco israeliano contro l’Iran. Lo riporta il Washington Post, che annuncia anche il via libera del Dipartimento di stato americano all’evacuazione del personale nelle ambasciate statunitensi di Iraq, Kuwait, Bahrain e l’ok del Pentagono alla partenza dei membri delle famiglie dei militari in tutto il Medio Oriente. “Potrebbe essere un luogo pericoloso”, ha sottolineato Trump.

È alta tensione dunque, perché un attacco di Israele agli impianti nucleari iraniani fatto senza il consenso degli Stati Uniti, di fatto potrebbe mandare in fumo i delicatissimi negoziati tra Washington e Teheran sul nucleare e innescare una rappresaglia iraniana sulle risorse statunitensi nella regione.

In merito alla situazione, Trump ha dichiarato al New York Post di essere “meno fiducioso ora di quanto lo sarei stato un paio di mesi fa. È successo loro qualcosa, ma sono molto meno fiducioso che si possa raggiungere un accordo”.

L’Iran intanto si prepara e tramite il ministro della Difesa Aziz Nasirzadeh, fa sapere che se verrà attaccato, colpirà le basi americane in Medio Oriente: “Se ci viene imposto un conflitto… tutte le basi statunitensi sono alla nostra portata e le prenderemo di mira con audacia”, ha dichiarato il ministro.

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Suora Pompiglioni, “giusta fra le nazioni”

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suor b~1Miranda Servi, trenta anni,  e sua  madre Pia Ajò (nata a Siena nel 1886) in quel settembre del 1943 vivevano al centro di Firenze. L’armistizio dell’ 8 settembre aveva portato una ventata di illusione che era durata solo lo spazio di qualche settimana.

Fino al 1938 Miranda Servi aveva insegnato materie letterarie all’Istituto Magistrale Pascoli ma le leggi razziali le valsero l’espulsione e la conseguente ricollocazione in una scuola media ebraica.

In quel settembre del 1943 Miranda sperò nella fine dell’incubo, senza immaginare di essere invece alle porte dell’inferno.

L’insegnante sopravvisse al primo bombardamento di Firenze dopo il primo bombardamento di Firenze, avvenuto il 25 settembre del 1943, e dopo aver dato credito alle continue voci di liste ebraiche in mano ai tedeschi, insieme alla madre e si trasferirono a San Piero a Sieve, alla periferia del capoluogo toscano. Una scelta fortunata che evitò loro la cattura e la deportazione da parte delle autorità. Il fratello di Miranda, scampato alla cattura, riuscì a raggiungere Roma ma per le due donne iniziò un periodo di grandissime sofferenze.

Le due donne infatti capirono che l’unica possibilità di salvezza era dettata dalla fuga e si rivolsero al Monsignor Sommazzi che riuscì a farle accogliere alla Protezione della giovane, presso le Suore della Sacra Famiglia. Fu qui che conobbero Suor Benedetta Pompiglioni, che del convento situato in via dei Serragli era la Superiora. Il 16 novembre Suor Benedetta le accolse ma dopo alcuni giorni dovette aiutarle nuovamente a fuggire, avendo saputo delle perquisizioni nel vicino convento del Carmine.

Dopo alcuni mesi trascorsi nascosti nella casa dell’amica professoressa Nella Bianchi, le due donne rientrarono nel convento della Sacra Famiglia il 17 marzo del 1944 per restarvi fino al 30 luglio dello stesso anno, protette dall’amore delle suore fino all’evacuazione generale decisa dal Comando tedesco.

La loro storia è rimasta sepolta per decenni ed è tornata alla luce grazie alla storica Marta Baiardi che nell’archivio della Comunità ebraica di Firenze, ha ritrovato la testimonianza firmata da Miranda Servi.

Per l’opera svolta durante i terribili anni della persecuzione nazifascista, Suor Benedetta Pompignoli, il 1° luglio 2018 è stata insignita del titolo di “Giusta tra le nazioni” dallo Yad Vashem di Gerusalemme.

Nata a Modigliana (Forlì) l’8 giugno del 1876 con il nome di  Lucrezia e  figlia di Battista, suor Benedetta il 3 aprile del 1895 entrò nel convento delle  Suore della Sacra Famiglia presente nel piccolo comune che allora faceva parte della provincia di Firenze, e il 5 novembre del 1896 prese l’abito  scegliendo il nome di  Suor Maria Benedetta. Il 26 maggio del 1913 emise la professione perpetua  entrando definitivamente nell’ordine per poi trasferirsi nel convento di Firenze, di cui sarebbe diventata la Superiora fino al 5 settembre del 1962, data in cui venne deposta dall’incarico per l’anziana età. Il primo dicembre di quello stesso anno lasciò la sua amata Firenze per trasferirsi  a Brisighella, in provincia di Ravenna, luogo in cui, a quasi 92 anni, il 19 febbraio 1968 lasciò la vita terrena senza raccontare mai a nessuno quello che era successo durante la guerra.

Il suo paese di nascita, Modigliana, le ha intitolato  il giardino di fianco al Duomo, con il monumento che ne ricorda l’operato e per il quale è stata riconosciuta dallo Stato di Israele come “Giusta fra le nazioni”.