Festa del papà, ecco perché si festeggia il 19 marzo

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19marzo festa del papa 1200x630 1.jpgIl 19 marzo in Italia si festeggia la Festa del Papà, ma quali sono le sue origini? Nei Paesi cattolici, la ricorrenza ha origini religiose. Fin dal Medioevo, infatti, i padri venivano festeggiati il 19 marzo perché giorno di San Giuseppe, padre putativo di Gesù.  Con la proclamazione da parte della Chiesa Cattolica nel 1871 di San Giuseppe quale protettore dei padri e patrono della Chiesa cattolica, la festa ha assunto un significato più rilevante tra i cattolici. Fino al 1976 in Italia la Festa del Papà, quindi il giorno di San Giuseppe, era considerato festivo a tutti gli effetti. Tradizione, questa, rimasta in alcuni cantoni della Svizzera e in Spagna.

La Festa del papà nel mondo

Se in Italia e in alcuni Paesi cattolici la Festa del papà si celebra il 19 marzo, la data nel resto del mondo può variare. Nei paesi anglosassoni, ad esempio, come gli USA e il Regno Unito, la festa cade la terza domenica di giugno. Si tratta di una delle date più diffuse: la terza domenica di giungo si festeggiano i papà anche in molti Paesi dell’America Latina (come Argentina, Cile, Perù), dell’Asia (come Giappone e Cina), ma anche dell’Europa (come Francia, Grecia, Irlanda). In Russia, invece, la Festa del Papà è intesa come festa dei difensori della patria e cade il 23 febbraio.

Agenzia DIRE – www.dire.it




17 marzo, la Giornata dell’Unità Nazionale italiana

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unita ditaliaSi celebra oggi la “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera”, istituita il 23 novembre del 2012 con la legge n. 222, nella data della proclamazione, a Torino, il 17 marzo del 1861, dell’Unità d’Italia.

E con le seguenti parole, che costituiscono parte del testo della legge 17 marzo 1861 n. 4671 del Regno di Sardegna, aveva luogo la proclamazione ufficiale del Regno d’Italia:
“Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; Noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d’Italia.

Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Da Torino addì 17 marzo 1861″.

Il 21 aprile 1861 quella legge diviene la prima del neocostituito Regno d’Italia. Quest’ultimo è il risultato di un percorso iniziato con un’Italia divisa in sette Stati, attraverso la Prima guerra d’indipendenza (1848-49), la Seconda guerra d’indipendenza (1859- 1861) e la spedizione dei mille (1860), e conclusosi con la proclamazione di Vittorio Emanuele II Re d’Italia.

Il processo di unificazione continuò con la Terza guerra d’indipendenza (1866), la seconda spedizione di Garibaldi verso Roma (1867) e l’annessione di Roma (1870). Infine, la vittoria nella Prima guerra mondiale (1915-1918) farà coincidere i confini geografici della Nazione – intesa come comunità di individui che condivide storia, lingua e cultura – con quelli dello Stato – inteso come entità che esercita la propria sovranità su di una comunità di individui all’interno di un territorio attraverso un ordinamento giuridico formato da istituzioni e norme giuridiche.

Questo lungo e articolato processo storico è costato innumerevoli vite umane, spesso giovani uomini e donne che hanno donato la propria esistenza per il bene comune dell’Unità e Libertà del nostro Paese. Bene di cui oggi godiamo e che non dobbiamo dare per scontato ma custodire e preservare gelosamente per non rendere vanno il tremendo tributo di chi ci ha preceduto.

La “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera” vuole ricordare e promuovere i valori di cittadinanza, essenziali per la corretta e rispettosa convivenza civile, e riaffermare e consolidare l’identità nazionale attraverso la memoria civica.




Diplomazia dello sport. Il programma di borse di studio “Italia corre verso il futuro”

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66a94cf90d2d2.r d.2218 1108 Si è svolta oggi alla Farnesina la cerimonia di firma della Convenzione tra il Maeci e l’Università di Roma “Foro Italico”, per l’istituzione del programma di borse di studio “Italia corre verso il futuro”. La cerimonia è stata aperta dal Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani. “L’Idea di dar vita all’accordo che oggi firmeremo tra il Ministero degli Esteri e l’Università Foro Italico, – ha esordito il Ministro – è nata durante una riunione che abbiamo avuto a Pescara, in occasione del G7 sulla cooperazione. È un’idea che oggi si è concretizzata e ringrazio la Facoltà di Scienze Motorie dell’Università del Foro Italico, per aver accettato la nostra proposta. Noi avviamo questa iniziativa con studenti provenienti da 10 paesi: Angola, Etiopia, Kenya, Mozambico, Nigeria, Senegal, Sud Africa, Tanzania e l’Uganda. Ma in seguito vogliamo allargarla ad altri paesi. Parleremo di questa iniziativa anche durante la cabina di regia del piano Mattei per l’Africa”. “Vogliamo ripetere – ha continuato Tajani – quanto sia importante per noi lo sport come strumento anche di politica estera. La diplomazia dello sport ormai è diventata una parte non secondaria della nostra azione aldilà dei nostri confini, perché riteniamo che lo sport praticato con tutti i nostri campioni, possa essere un’ottima immagine, anche per attrarre turisti e per far conoscere meglio l’Italia. Abbiamo inoltre un’importante industria dello sport e delle eccellenze dal punto di vista della formazione. Possiamo dunque offrire agli amici del continente africano la possibilità di formare giovani atleti, dirigenti sportivi e manager dello sport” . “Questa nuova collaborazione – ha poi rilevato Tajani – permette al nostro paese di stringere legami sempre più forti con il continente africano che per noi rappresenta una priorità della nostra politica estera”. Il Ministro ha poi sottolineato come queste borse di studio permetteranno di avere anche in questi Paesi africani degli ambasciatori dell’Italia, che potranno raccontare come hanno studiato nel nostro paese, come si sono formati nel nostro paese, facendo anche corsi in lingua italiana, così come avviene nelle altre università che hanno borse di studio per i giovani studenti africani. “Tutto questo -ha aggiunto Tajani – è importante anche per un continente in crescita, come quello africano, che nel 2050 avrà 2,5 miliardi di persone e potrà contare su tanti atleti emergenti, perché lo sport nel continente africano cresce a vista d’occhio e offre al mondo grandi campioni. In questo ambito – ha concluso il Ministro – noi vogliamo dare un contributo, perché attraverso lo sport e la nostra università può crescere una nuova e forte classe dirigente, che sia amica del nostro Paese, all’insegna della pace e dell’amicizia”. A seguire ha preso la parola il Rettore dell’Università Foro Italico Attilio Parisi, il quale ha ringraziato il Ministro per l’opportunità ed ha elogiato il lavoro sportivo svolto dagli atleti presenti all’incontro, ovvero Lorenzo Ndele Simonelli, primatista nazionale dei 60mt ostacoli e Yohanes Chiappinelli, mezzofondista e maratoneta italiano. “E’ un’occasione – ha affermato Parisi – che abbiamo voluto cogliere al volo, anche se le parole del Ministro Tajani, ci responsabilizzano, per il fatto di dover formare degli operatori che possono rappresentare degli ambasciatori dell’Italia nei loro paesi d’origine e quindi raccontare quello che hanno raccolto attraverso il percorso di studi presso la nostra università. È un qualcosa in cui la nostra università crede molto, una cooperazione internazionale, ed il fatto che tutto questo venga fatto tramite la diplomazia dello sport è ancora più importante. Lo sport – ha proseguito Parisi – è un qualcosa, che, per i valori che raccoglie al suo interno, unisce. Ha poi preso la parola l’atleta Lorenzo Ndele Simonelli, il quale si detto molto soddisfatto per la nascita del progetto e ha sottolineato come lo sport favorisca l’amicizia fra giovani di diverse nazionalità e possa unire popoli, le nazioni e il mondo. A seguire la testimonianza dell’atleta Yohanes Chiappinelli, che ha raccontato la sua storia. Dopo essere stato adottato da una famiglia italiane ed aver conseguito gli studi in Italia, Yohanes è entrato a 18 anni a far parte nel gruppo sportivo dell’Arma dei Carabinieri, di cui fa parte ancora oggi. “Attualmente – ha raccontato Chiappinelli – sono detentore del record italiano nella maratona, in passato ho raggiunto il terzo posto negli europei del 2018 nei tremila siepi e tanti altri risultati”. L’atleta ha ribadito l’importanza delle realtà formative italiane come la musica, la scuola e lo sport dove non conta da dove vieni, ma quanta passione ci metti. Per l’atleta lo sport è uno degli strumenti più efficaci per la valorizzazione delle diversità. E’ stata infine firmata la Convenzione dal Ministro Tajani e dal Rettore Parisi. (Lorenzo Morgia – Inform)

 




25 aprile, Mattarella: “È sempre tempo di Resistenza” (VIDEO)

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Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha deposto una corona di alloro al Milite Ignoto, all’Altare della Patria, per la cerimonia in occasione dell’80esimo anniversario della Liberazione.

Il Capo dello Stato è accompagnato – tra gli altri – dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dai presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, dal presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso, e dal sindaco di Roma, Roberto Gualtieri.

Al termine della Cerimonia, Mattarella è salito sull’auto presidenziale ed è partito poi per Genova, dove parteciperà ad altre iniziative per il 25 aprile.

APPLAUSI E STANDING OVATION PER MATTARELLA A GENOVA

Un lunghissimo applauso e la standing ovation dei presenti ha accolto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prima che prendesse la parola dal palco del Teatro Ivo Chiesa di Genova, dove sono in programma gli interventi istituzionali per l’80esimo anniversario della Liberazione.

Dalla Liguria è venuta una forte lezione sulla moralità della Resistenza, sulle ragioni di fondo che si opponevano al dominio dell’uomo sull’uomo, si opponevano a un conflitto nato non per difendere la propria comunità ma come aggressione alla libertà di altri popoli”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha dovuto aspettare alcuni secondi che terminassero gli applausi.

Assumendo comportamenti elementari di rispetto e di solidarietà– ha aggiunto il Capo dello Stato- i partigiani si uniformavano a quel Codice di Cichero, che faceva sì che, nelle formazioni, il capo dovesse mangiare per ultimo, potesse addormentarsi solo una volta accertato personalmente che tutto funzionasse e fosse in ordine, avesse i turni di guardia più gravosi, che non si bestemmiasse, che non si molestassero le donne, che non si requisisse senza pagare il dovuto, che si dovesse dividere con gli altri qualunque cosa si ricevesse”.

Il presidente ha continuato: “Nel 1945 l’Italia si unì nuovamente – Sud e Nord – dopo che quest’ultimo era stato separato e trattenuto in ostaggio dai nazisti e dalla Repubblica di Salò. Tante le sofferenze e i caratteri originali della Resistenza ligure, solidamente collegata ai centri di Torino e di Milano e destinata, come essi, a soffrire sino in fondo la barbarie nazista e fascista”.

MATTARELLA: “NON POSSIAMO ARRENDERCI AD ASSENTEISMO CITTADINI DA COSA PUBBLICA”

È l’esercizio democratico che sostanzia la nostra libertà. Da questi principi fondativi viene un appello: non possiamo arrenderci all’assenteismo dei cittadini dalla cosa pubblica, all’astensionismo degli elettori, a una democrazia a bassa intensità. Anche per rispettare i sacrifici che il nostro popolo ha dovuto sopportare per tornare a essere cittadini, titolari di diritti di libertà”.

MATTARELLA: “NO PACE SOLO PER ALCUNI, È GRANDE LEZIONE PAPA FRANCESCO”

“Non ci può essere pace soltanto per alcuni. Benessere per pochi, lasciando miseria, fame, sottosviluppo, guerre, agli altri. È la grande lezione che ci ha consegnato Papa Francesco”, ha proseguito Mattarella.

“Nella sua ‘Fratelli tutti’, ci ha esortato a superare ‘conflitti anacronistici’ ricordandoci che ‘ogni generazione deve far proprie le lotte e le conquiste delle generazioni precedenti e condurle a mete ancora più alte… Non è possibile accontentarsi di quello che si è già ottenuto nel passato e fermarsi, e goderlo come se tale situazione ci facesse ignorare che molti nostri fratelli soffrono ancora situazioni di ingiustizia che ci interpellano tutti’”, ha aggiunto il Capo dello Stato.

MATTARELLA: “PATRIOTI SEPPERO ASSUMERE RESPONSABILITÀ GOVERNO”

“Con le stragi della Pasqua di sangue del 1944 alla Benedicta, di Fontanafredda di Masone, all’Olivetta di Portofino, a Costa Binella di Testico, alla Foce del Centa di Albenga, a Molini di Triora, Torre Paponi di Pietrabruna ove due sacerdoti vennero arsi vivi, a Ressora di Arcola. Qui si sviluppa la maturazione politica di patrioti che sanno assumere, accanto alle operazioni militari di sabotaggio e di contrasto alle forze di occupazione, responsabilità di governo“, ha detto il presidente.

Qui si collocano anelli di quell’arco di esperienze di ‘zone libere’ che confermano la presenza sul territorio delle formazioni partigiane e la stretta relazione con le popolazioni. Qui, con la libera Repubblica di Pigna e di Triora nell’Imperiese, di Torriglia nel Genovese, della Repubblica del Vara in Alta Val di Vara nello Spezzino, emerge la dimostrazione della estraneità tra regime e popolazioni. Questo si manifestava nelle vallate, e trovava conferma nelle città dalle quali migliaia di donne e uomini vennero ignobilmente avviate al lavoro coatto in Germania, alla deportazione verso il lager di Mauthausen. E la fabbrica, le fabbriche, si manifestarono, una volta di più, luoghi di solidarietà, scuole di democrazia, con la crescita di coscienza sindacale, e la costituzione delle squadre di difesa operaia. Con gli scioperi nel Savonese e nello Spezzino alla fine del 1943 e nel 1944- ha aggiunto Mattarella- che conferirono una forte spinta all’allargamento del consenso verso il movimento partigiano. Gli scioperi a Genova del 1943 sino al giugno del 1944, sino allo sciopero insurrezionale del 1945″.

Per Mattarella “è sempre tempo di Resistenza, ecco perché sono sempre attuali i valori che l’hanno ispirata”.

MELONI: “NAZIONE RIAFFERMA CENTRALITÀ VALORI NEGATI DA REGIME FASCISTA”

“Oggi l’Italia celebra l’ottantesimo Anniversario della Liberazione. In questa giornata, la Nazione onora la sua ritrovata libertà e riafferma la centralità di quei valori democratici che il regime fascista aveva negato e che da settantasette anni sono incisi nella Costituzione repubblicana. La democrazia trova forza e vigore se si fonda sul rispetto dell’altro, sul confronto e sulla libertà e non sulla sopraffazione, l’odio e la delegittimazione dell’avversario politico”. Così in una nota la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

“Oggi rinnoviamo il nostro impegno affinché questa ricorrenza possa diventare sempre di più un momento di concordia nazionale, nel nome della libertà e della democrazia, contro ogni forma di totalitarismo, autoritarismo e violenza politica”, aggiunge la premier.

GUALTIERI: “PAGINA FONDAMENTALE, MANTENIAMO VIVA MEMORIA”

“Ottant’anni fa, il 25 aprile 1945, l’Italia riconquistò la libertà. Ricordiamo con profonda gratitudine il sacrificio e la determinazione di quelle donne e quegli uomini che lottarono contro il Nazifascismo e riscattarono il Paese. Roma, città Medaglia d’oro per la Resistenza, onora oggi la memoria di tutti coloro che si sono battuti per consegnarci un’Italia libera e democratica. Il loro esempio ci guida ancora oggi nell’impegno quotidiano per difendere e promuovere i principi fondamentali della nostra Repubblica: libertà, democrazia, giustizia sociale e uguaglianza nei diritti. Manteniamo viva la memoria di quella pagina fondamentale della nostra Storia, trasformandola in ispirazione per difendere quelle conquiste e costruire insieme un futuro migliore. Buona Festa della Liberazione a tutte e a tutti”. Lo scrive sui social il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri.

Agenzia DIRE – www.dire.it




In Italia sempre meno figli: fecondità al minimo storico. I dati dell’Istat

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Nel 2024, secondo i dati provvisori, i nati residenti in Italia sono 370mila, in diminuzione di circa 10mila unità (-2,6%) rispetto all’anno precedente. Il tasso di natalità si attesta al 6,3 per mille, contro il 6,4 per mille del 2023. I nati di cittadinanza straniera, il 13,5% del totale, sono quasi 50mila, circa 1.500 in meno rispetto all’anno precedente. Lo rileva l’Istat nel rapporto sugli indicatori demografici anno 2024.

La fecondità, nel 2024, è stimata in 1,18 figli per donna, sotto quindi il valore osservato nel 2023 (1,20) e inferiore al precedente minimo storico di 1,19 figli per donna registrato nel 1995. La contrazione della fecondità riguarda in particolar modo il Nord e il Mezzogiorno. Infatti, mentre nel Centro il numero medio di figli per donna si mantiene stabile (pari a 1,12), nel Nord scende a 1,19 (da 1,21 del 2023) e nel Mezzogiorno a 1,20 (da 1,24). Quest’ultima ripartizione geografica detiene una fecondità relativamente più elevata, ma sperimenta la flessione maggiore.

IN TRENTINO-ALTO ADIGE FECONDITÀ PIÙ ELEVATA, PIÙ BASSA IN SARDEGNA

Il primato della fecondità più elevata continua a essere detenuto dal Trentino-Alto Adige, con un numero medio di figli per donna pari a 1,39 nel 2024, comunque in diminuzione rispetto al 2023 (1,43). Come lo scorso anno seguono Sicilia e Campania. Per la prima, il numero medio di figli per donna scende a 1,27 (contro 1,32 del 2023), mentre in Campania la fecondità passa da 1,29 a 1,26. In queste regioni le madri sono mediamente più giovani: l’età media al parto è pari a 31,7 anni in Sicilia e a 32,3 in Trentino-Alto Adige e Campania. Lo rileva l’Istat nel rapporto sugli indicatori demografici anno 2024.

La Sardegna si conferma la regione con la fecondità più bassa: nel 2024, il numero medio di figli per donna è pari a 0,91, stabile rispetto al 2023. Tra le regioni con i valori più bassi di fecondità figurano il Molise (1,04), la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste (che sperimenta la flessione maggiore, da 1,17 a 1,05) e la Basilicata (1,09, stabile sul 2023). Basilicata, Sardegna e Molise sono anche le regioni con il calendario riproduttivo più posticipato, dopo il Lazio (33,3 anni): nelle prime due l’età media al parto è pari a 33,2 anni, per il Molise è uguale a 33,1.

NEL 2024 IN CALO DECESSI, SPERANZA DI VITA AUMENTA DI 5 MESI

Nel 2024 si contano 651mila decessi (dato provvisorio), 20mila in meno rispetto al 2023. In rapporto al numero di residenti sono deceduti 11 individui ogni 1.000 abitanti, contro gli 11,4 dell’anno precedente. Un numero così basso di decessi non si registrava dal 2019. Il calo della mortalità risulta confermato anche dal confronto con i 678mila decessi teorici che si sarebbero avuti nel 2024 se si fossero manifestati i medesimi rischi di morte del 2019. Lo rileva l’Istat nel rapporto sugli indicatori demografici anno 2024.
Il calo dei decessi si traduce in un guadagno di vita rispetto al 2023 di circa cinque mesi sia per gli uomini sia per le donne (83,4 anni di media). La speranza di vita alla nascita nel 2024 è stimata in 81,4 anni per gli uomini e in 85,5 anni per le donne (+0,4 in decimi di anno), valori superiori a quelli del 2019. Il difficile periodo legato alla pandemia sembra essere ormai superato come evidenzia una sopravvivenza che torna a registrare incrementi significativi.

Nel Nord la speranza di vita alla nascita è di 82,1 anni per gli uomini e di 86,0 per le donne; i primi recuperano cinque mesi rispetto all’anno precedente, le donne invece quasi quattro mesi. Il Trentino-Alto Adige si conferma ancora come la regione in Italia con la speranza di vita più alta sia tra gli uomini (82,7) sia tra le donne (86,7).
Nel Centro la speranza di vita alla nascita è 81,8 anni per gli uomini e 85,7 anni per le donne, con un incremento di quasi quattro mesi rispetto al 2023 per entrambi i sessi. In questa ripartizione geografica le Marche sono la regione dove si vive più a lungo, con un valore della speranza di vita alla nascita di 82,2 anni per gli uomini e 86,2 per le donne.
Nel Mezzogiorno si registrano valori più bassi della speranza di vita alla nascita, 80,3 anni per gli uomini e 84,6 anni per le donne. L’Abruzzo è la regione che consegue guadagni di sopravvivenza maggiori tra gli uomini, oltre 8 mesi in più sul 2023. Significativi, sempre nel Mezzogiorno, sono i guadagni ottenuti tra le donne in Sicilia, Basilicata e Calabria, ben 6 mesi in più. La Campania, nonostante un considerevole recupero, rimane la regione con la speranza di vita più bassa tanto tra gli uomini (79,7) quanto tra le donne (83,8).

Agenzia DIRE – www.dire.it




Dialogo sulla ricerca della geologia nel Paese – Visioni scientifiche condivise tra Italia ed El Salvador

dialogo sulla ricerca della geologia nel paese visioni scientifiche condivise tra italia ed el salvador immagine15

dialogo sulla ricerca della geologia nel paese visioni scientifiche condivise tra italia ed el salvador immagine15Nell’ambito delle Celebrazioni per la Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo, l’Ambasciata d’Italia di El Salvador, insieme al Consiglio dei Sindaci dell’Area Mcetropolitana di San Salvador (COAMSS) e il suo Ufficio di Pianificazione (OPAMSS), in collaborazione con l’Agenzia ltaliana per la Cooperazione allo Sviluppo, ha realizzato il 27 marzo 2025 l’evento “Dialogo sulla ricerca della geologia nel Paese – Visioni scientifiche condivise tra Italia ed El Salvador”. Autorità ed esperti del settore della geologia si sono riuniti per discutere dei significativi risultati raggiunti nell’ambito della ricerca scientifica congiunta e realizzata grazie alla cooperazione tra Italia ed El Salvador. “La presenza di accademici italiani di spicco in El Salvador e un’importante occasione sia per intavolare un dialogo con i loro omologhi salvadoregni sulle materie in cui sono specializzati, sia per condividere conoscenze scientifiche e rafforzare il vincolo che lega i nostri Paesi” ha dichiarato in apertura l’Ambasciatore d’Italia Paolo Emanuele Rozo Sordini. L’evento s’inserisce nel contesto cella Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo, un’opportunità unica per celebrare la più che ventennale traiettoria di collaborazione tra le istituzioni italiane e salvadoregne nella cooperazione scientifica in ambito geologico. Uno dei più recenti interventi in questo settore riguarda il progetto implementato dalle Università di Palermo e di Chieti-Pescara per la creazione del corso di studi in Scienze della Terra con enfasi in Geologia presso l’Università di El Salvador (UES), contribuendo alla formazione di futuri geologi che possano contribuire efficacemente alla mitigazione delle innumerevoli pericolosità naturali che caratterizzano El Salvador. Luis Rodriguez, Direttore Esecutivo del COAMSS-OPAMSS, ha visitato nei giorni scorsi il laboratorio di geoscienze inaugurato presso I’UES nel 2024 grazie al progetto, mostrando ammirazione per l’impegno dei docenti e degli studenti. “Pensiamo che quest’iniziativa abbia grande valore, per questo abbiamo deciso di avviare un programma di tirocinio per gli studenti del corso in geologia, affinché facciano esperienza con ¡ nostri tecnici dell’area di ricerca e pianificazione territoriale”. Il Direttore della Sede di San Salvador dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, Paolo Gallizioli, ha aggiunto che “le università sono tra i principali alleati della Cooperazione italiana nella produzione e nello scambio di conoscenze, un fattore che questo evento vuole mettere in risalto per stimolare proposte, visioni e nuovi orizzonti per lo sviluppo del Paese”. Karla De Palma, Direttrice dell’Agenzia Salvadoregna per la Cooperazione Internazionale, ha sottolineato la rilevanza della cooperazione scientifica per sviluppare maggiori conoscenze circa la gestione del rischio di disastri e la sostenibilità ambientale in El Salvador. Agli interventi delle autorità ha fatto seguito una Tavola Rotonda sulle tematiche inerenti alla ricerca scientifica in ambito geologico, con relatori di gran calibro e con una solida esperienza nel settore, come: José Alexander Chávez Hernández della OPAMSS, Christian Conoscenti, Attilio Sulli e Giuseppe Giunta dell’Universita di Palermo, Mario Rainone dell’Università di Chieti-Pescara. Gli esperti hanno condiviso le loro conoscenze sulle tematiche della geomorfologia, geoidrologia, vulcanologia e sismologia, materie essenziali per studiare e mitigare le vulnerabilità territoriali di El Salvador e dell’America Centrale. All’evento hanno partecipato oltre cento invitati provenienti da diverse istituzioni nazionali e straniere, nonché con diversi bagagli culturali, che hanno contribuito a un’attiva sessione finale di domande e risposte. (Inform)




E se Vittorio Emanuele II avesse detto “No, grazie”?

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imagesFacciamo finta che un giorno, mentre Cavour si presenta trafelato con una mappa mezza bruciacchiata e un piano per unificare l’Italia, Vittorio Emanuele II si guardi le mani (sporche di polvere da sparo e tartufo) e dica:

“Cavour, guarda… oggi no. Lascio perdere. Troppo sbattimento.”

Ecco cosa sarebbe potuto succedere se il Re avesse gentilmente declinato l’unificazione:

1. Il turismo interno sarebbe diventato estero.
Vuoi andare in vacanza in Puglia? Passaporto e dogana.
In Calabria? Serve il visto.
E il treno Roma-Milano diventa un InterNazionale.
Le famiglie miste “lei di Napoli, lui di Bologna” avrebbero avuto bisogno di un permesso di soggiorno… e di un traduttore simultaneo.

2. 20 Festival di Sanremo.
Ogni micro-regno avrebbe il proprio Sanremo:

  • “Sanremo di Toscana” con musica medievale;
  • “Sanremo del Regno delle Due Sicilie”, tre ore di mandolini e melodramma;
  • “Sanremo di Venezia”, cantato in gondola, presentato da Casanova.

3. L’Italia agli Europei? Sì, ma in 7 versioni.
Immagina gli Europei di calcio:

  • La Nazionale Sabauda gioca con la pipa in bocca e i calzettoni tirati fino all’ombelico.
  • La Squadra Borbonica si rifiuta di correre se fa troppo caldo.
  • I Toscani giocano solo se possono criticare l’arbitro in endecasillabi.

Risultato? Nessuna qualificata… ma grandi performance teatrali.

4. Il sud non avrebbe mai conosciuto la tassa sul macinato.
E il nord non avrebbe mai scoperto la pastiera.
Però nessuno avrebbe saputo cosa fare con il Molise.
(Il mistero resta, unificati o meno.)

5. Garibaldi sarebbe finito su un’isola a vendere magliette.
Magari con scritto “Io ho provato, eh!”
Oppure “Spedizione dei Mille. Ma gli altri 999 dove sono finiti?”

Conclusione alternativa (col solito sorriso):
L’unificazione è stata un casino? Certo.
Ma senza di lei, non avremmo potuto litigare con orgoglio tra Nord e Sud, senza sapere nemmeno bene perché.
Non avremmo potuto dire “italiani” con quel misto di disperazione e amore.

E forse, nel suo cuore baffuto, Vittorio lo sapeva:
“Non mi conviene… ma vuoi mettere il gusto di sentirsi maledettamente italiani?”

 




Ma a Vittorio Emanuele II conveniva davvero unificare l’Italia?

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vittem2Ammettiamolo: oggi l’unificazione d’Italia ci sembra una cosa ovvia, naturale, quasi inevitabile. Ma mettiamoci per un attimo nei baffi (e nei panni) di Vittorio Emanuele II di Savoia, Re di Sardegna prima, Re d’Italia poi, e – tra una caccia al cinghiale e una bestemmia sabauda – chiediamoci: ma gli conveniva davvero?

Il Regno di Sardegna (che in realtà era Piemonte + Sardegna, ma fa più figo dire “Sardegna”) aveva già tutto:

  • Le Alpi per sciare, nascondere i cospiratori e fare contrabbando;
  • Il mare della Liguria per le vacanze reali e la focaccia;
  • Torino, che all’epoca sembrava la Londra del Nord Italia (pioggia compresa);
  • I porti di Genova e Nizza (ehm… almeno fino a quando non l’ha mollata a Napoleone III, ma quella è un’altra storia).

E allora, caro Vittorio, perché andare a prendersi anche tutto il resto?

Perché inglobare:

  • Il Regno delle Due Sicilie, dove i Borbone stavano bene tra babà e sfogliatelle, e la ferrovia l’avevano già?
  • Lo Stato Pontificio, con un Papa che già si vedeva Capo di Stato e Re della Domenica?
  • L’Emilia Romagna, dove ci si accoltellava per il ragù “giusto”?
  • E il Veneto, che era più austriaco che italiano?

Insomma, l’Italia era un mosaico bellissimo… da guardare, non da governare!

Dopo l’unificazione, il povero Vittorio si è ritrovato con:

  • una lingua che nessuno parlava (tranne Manzoni, ma lui era milanese, quindi già sospetto);
  • briganti ovunque (non solo a Sud, ma con più coreografia lì);
  • tasse da inventare, debiti da saldare e mezzadri da consolare;
  • e Garibaldi che continuava a fare il freelance rivoluzionario, pure a contratto scaduto!

È come se avesse vinto un’auto sportiva a un concorso e poi si fosse accorto che il premio non includeva il carburante… né il bollo.

Moralina finale (con sorriso incluso):
Forse Vittorio Emanuele II un giorno, mentre si sistemava i baffi davanti allo specchio, ha sussurrato:
“Mah… chi me l’ha fatto fare?”
E noi, a 160 anni di distanza, possiamo solo rispondere:
“Non lo sappiamo, ma grazie lo stesso. Ci hai dato un Paese unico, incasinato, bellissimo. Un po’ come una pizza con l’ananas: forse non necessaria, ma ormai ce la teniamo.”

 




Fondazione Italia USA: un video per celebrare il ventennale

ifondazione italia usa newletter mage

ifondazione italia usa newletter mageQuest’anno il 4 luglio 2025, Independence Day, ricorre il XX anniversario della costituzione della Fondazione Italia USA, nata il 4 luglio 2005. Per l’occasione la Fondazione ha realizzato un video –  “vent’anni di attività  in cinque minuti” per “ricordare le più importanti attività del passato, ma anche per guardare alla continuità del nostro impegno” e per “promuovere l’amicizia tra Italia e Stati Uniti” e “diffondere i nostri valori verso le nuove generazioni”, perché “è da loro che passa il futuro”. Qui il  video del ventennale (Inform)




In Italia questa settimana tornerà l’ora legale

orologi cambio orario ipa

orologi cambio orario ipaUltimi giorni di ora solare. Questo fine settimana in Italia torneremo a utilizzare l’ora legale e, reimpostando tutti gli orologi, ci godremo giornate più lunghe in vista della bella stagione.

Quando effettuare il cambio dell’ora

L’orario dovrà essere reimpostato nella notte tra sabato 29 marzo e domenica 30 marzo 2025, intorno alle 2 di notte.

Come spostare le lancette dell’orologio

Bisognerà portare avanti di 60 minuti le lancette degli orologi analogici e digitali non smart, mentre la maggior parte dei dispositivi elettronici si aggiorneranno automaticamente. Dagli smartphone ai computer, è sempre buona abitudine però controllare che effettivamente l’orario impostato sia quello corretto.

Cosa succede con il cambio dell’ora

Il passaggio dall’ora solare a quella legale ci farà dormire un’ora in meno nella notte tra sabato e domenica. Le giornate però ci sembreranno più lunghe dal momento che avremo un’ora in più di luce tra pomeriggio e sera.

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