CIM: a Tunisi e Hammamet il XIV Congresso mondiale (4-5-6 aprile)

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icim mageDal turismo delle radici all’Italia di ritorno, dallo sviluppo economico del paese di origine a quello di accoglienza, dall’agroalimentare all’industria, alle energie rinnovabili: questi alcuni  temi che caratterizzeranno il XIV Congresso mondiale della CIM-Confederazione degli Italiani nel mondo che si terrà in  Tunisia.  Con questo congresso la CIM vuole ribadire “la centralità dei suoi interessi, cioè la tutela degli italiani nel mondo che sono circa 80 milioni, a fronte dei 60 milioni residenti in Italia. La  Confederazione ricorda che essa riunisce “oltre duemila associazioni in trentatré paesi nei cinque continenti”. Il presidente, on. Angelo Sollazzo ha voluto organizzare questo congresso per ribadire, tra le altre cose, “la vicinanza ai professionisti, alle aziende e agli imprenditori”: “infatti gli italiani nel mondo rappresentano in gran parte queste categorie professionali, evidenziando una realtà molto differente rispetto ai fenomeni migratori del passato”. Al di là di queste considerazioni, però, l’opera della CIM “è sempre centrata sulla difesa dei diritti, dell’integrazione e del rispetto della nostra cultura, sulla quale si basa l’identità dei nostri connazionali che vivono all’estero”. Durante i quattro giorni del congresso,  “ci saranno tanti interventi, workshop e tavoli tematici nei quali saranno presenti anche argomenti emergenti come la digitalizzazione, il turismo, la comunicazione  e poi tanti spettacoli che faranno da contorno”.  Insomma, “un evento di grande spessore, per capire e indirizzare il futuro del nostro paese, che dipende anche dalla volontà e dal lavoro di tanti nostri connazionali che garantiscono la permanenza della nostra cultura e delle nostre radici in ogni parte del mondo”.

Le Tesi congressuali

Instabilità mondiale, guerre; paura per il futuro  della terra e per il genere umano. Quali sono le ricette per tornare a vedere l’alba, tra un’Europa mai compiuta e una crisi che impedisce di vedere se e quando ci sarà uno scenario di una nuova crescita? A queste e a molte altre domande che interessano gli italiani , non solo quelli che vivono dentro i nostri confini, ma anche agli oltre 80  milioni di nostri connazionali che vivono all’estero, il Congresso mondiale della CIM darà molto spazio.  “Le risposte sono tante, considerata la complessità degli argomenti, ma potrebbero essere riassunte in una sola frase: recuperare il primato della politica”, politica che come ha sempre ribadito il presidente Sollazzo, “deve farsi carico delle sfide del futuro per gli italiani”. Sfide che verranno trattate durante il congresso di Tunisi, come “il sostegno al made in Italy, al turismo, alla cultura; e poi il recupero delle radici, “il ritorno a casa”, che riguarda un tipo di turismo che è sostenuto da un’idea collettiva identitaria”. Su questo particolare argomento la CIM ha stipulato una specifica convenzione con l’UNINT, l’Università degli studi internazionali, che  ha istituito un master sul turismo delle radici. Intimamente legata a questi temi è anche la valorizzazione dei borghi italiani, e la particolare iniziativa finalizzata a promuovere i matrimoni nei luoghi di origine della famiglia. A tal proposito la CIM ha un rapporto proficuo con l’Associazione dei Borghi più belli d’Italia, ma anche tante altre partnership, con ANFE , Associazione Nazionale Famiglie Emigrate ; UNSIC, Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori ; Associazione Semi di Pace ; ASMEF – Associazione Mezzogiorno e Futuro; Grimaldi Alliance Ga. Insomma, “una grande occasione, una grande kermesse, per ribadire la nostra vicinanza alle associazioni che ci rappresentano nel mondo e per dire che noi ci siamo e siamo pronti a raccogliere le sfide del mondo che cambia”. (Inform)




Chi sono i turisti italiani morti nell’incidente in Kenia

incidente kenya foto archivio lapresse
incidente kenya foto archivio lapresseSi è trasformata in una tragedia la vacanza in Kenya di un gruppo di italiani. Il bus su cui viaggiavano nella giornata del 3 marzo è rimasto coinvolto in un incidente: due di loro sono morti e quattro sono rimasti feriti. Le vittime sono Marco Curcio, di Milano, e Karen Demozzi di Albiano, in provincia di Trento. Lui aveva 39 anni, lei 52. Tra i feriti ci sono un uomo con la figlia minorenne e un’altra donna.

Facevano parte di un gruppo che stava trascorrendo qualche giorno di vacanza in uno dei resort più esclusivi della località turistica keniana di Diani Beach, a circa trenta minuti dalla città costiera di Mombasa. Erano su un piccolo van quando il mezzo è finito fuori strada e si è ribaltato. Non si esclude che l’incidente sia avvenuto durante un tentativo di sorpassare un altro mezzo. Indagano le autorità locali.

Marco Curcio, milanese di 39 anni, è morto sul colpo.

incidente in kenya una delle vittime e la trentina demozziKaren Demozzi invece si è spenta in ospedale. Viveva ad Albiano, in Trentino, e aveva una ditta di autoricambi. Era in vacanza con un’amica. “È veramente una notizia terribile. Una persona che conoscevo bene: solare e disponibile. È stata anche molto attiva nel volontariato”, commenta il sindaco Martino Lona, sindaco di Albiano.

L’ambasciata d’Italia in Kenya, in collaborazione con il Consolato onorario di Mombasa, segue la vicenda insieme ai rappresentanti del tour operator italiano con cui i turisti viaggiavano.

Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità e il Global Road Safety Facility, il Kenya ha un tasso di mortalità per incidenti stradali di circa 28 morti ogni 100.000 abitanti, uno dei più alti in Africa subsahariana. Lo scorso gennaio, tra Malindi e Watamu, era rimasto coinvolto in un incidente Adelmo Blue Fornaciari, figlio del cantante Zucchero, rimasto illeso, mentre nello schianto era rimasta uccisa una ragazza keniana. Nel dicembre del 2023, una turista milanese, Antonella Bigliotto di 79 anni, è morta nella zona di Kilifi, altra località turistica della costa, nello scontro tra l’auto che la trasportava a Malindi e un camion. Infine, lo scorso agosto, nei pressi del parco nazionale di Nakuru, quattro turisti siciliani in safari avevano riportato gravi ferite nel ribaltamento del fuoristrada su cui viaggiavano ed erano stati ricoverati a Nairobi.

tratto da Today.it




Madrid. Il “Rapporto Italiani nel Mondo” 2024

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comites madrid cittadinanze e italiani nel mondo. presentato al consolato generale di madrid il rapporto italiani nel mondo 2024 immagine6 303x223Una grande partecipazione di pubblico e, soprattutto, un dibattito interessante nella serata organizzata nel salone del Consolato Generale di Madrid in occasione della presentazione dell’edizione 2024 del “Rapporto Italiani nel Mondo” (RIM), focalizzata sul tema della cittadinanza. La serata, presieduta e moderata dal Presidente del Comites di Madrid, Andrea Lazzari, si è aperta con i saluti dell’Ambasciatore d’Italia in Spagna, Giuseppe Buccino Grimaldi, e il Console Generale di Madrid, Spartaco Caldararo. Entrambi – informa la nota del Comites – hanno rimarcato la crescita costante della comunità italiana in Spagna e, in particolare, nella circoscrizione consolare di Madrid, comprensiva anche delle isole Canarie (ormai 170.000 iscrizioni AIRE). Una comunità caratterizzata da un grande dinamismo e una profonda integrazione nella società spagnola. Inoltre, l’Ambasciatore Buccino ha rimarcato il pieno sostegno del governo italiano al raggiungimento di un accordo sulla doppia cittadinanza fra Italia e Spagna, una delle priorità del Comites di Madrid e un tema che suscita grande interesse e numerose aspettative nella nostra comunità. L’intervento centrale della serata è stato quello di Delfina Licata, responsabile scientifico della Fondazione Migrante e curatrice del volume. L’emigrazione italiana, secondo il rapporto, che è quasi raddoppiata negli ultimi 20 anni, e che si caratterizza per un numero crescente di donne, un’età media sempre più bassa e una ampia trasversalità di profili sociali e competenze professionali. In chiusura, il Consigliere Cgie, per Spagna e Portogallo, Pietro Mariani e il Vicepresidente del Comites di Madrid, Michele Testoni, si sono soffermati sulle principali opportunità che, come si può leggere nel loro capitolo del RIM 2024, offrirebbe l’accordo sulla doppia cittadinanza fra Italia e Spagna: vantaggi legati sia al mantenimento e al rafforzamento di legami emotivi e affettivi che alle multiple opportunità, soprattutto di pieno sviluppo professionale ed economico, che uno strumento come la doppia cittadinanza può offrire al consolidamento e all’espansione delle già profonde interdipendenze economiche fra i nostri due Paesi. (Inform)




Cresce la comunità italiana all’estero: superata quota 6,4 milioni di residenti

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italianiestero modSecondo l’ultimo decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale, al 31 dicembre 2024, gli italiani residenti all’estero hanno superato i 6,4 milioni.

Questo dato evidenzia una crescita costante della diaspora italiana, con un aumento significativo negli ultimi anni.

Le principali destinazioni includono paesi europei come Germania, Svizzera e Regno Unito, ma anche nazioni oltreoceano come Stati Uniti, Canada e Australia.

Questa tendenza sottolinea l’importanza di politiche mirate a supportare i connazionali all’estero e a mantenere vivi i legami con la madrepatria.




Italiani all’estero e Ambasciate: opportunità e servizi

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imagesChi vive fuori dall’Italia sa quanto possano essere cruciali i servizi delle ambasciate e consolati. L’Ambasciata d’Italia a Washington ha appena aperto un bando per aziende e sponsor interessati a finanziare eventi legati alla Festa della Repubblica 2025 e ad altre iniziative per promuovere l’Italia negli USA.
Un’occasione per imprenditori italiani all’estero che vogliono legare il loro nome a eventi di prestigio e ottenere visibilità nella comunità italiana e internazionale. Ogni anno, la Festa della Repubblica è un momento di aggregazione per chi vive lontano dall’Italia, un’occasione per celebrare le proprie radici e rafforzare il senso di appartenenza.
Inoltre, tra le attività in programma, segnaliamo l’evento “Meet Your Woman in Science”, che il 13 febbraio offrirà opportunità di networking per le donne italiane impegnate nel settore scientifico. L’incontro sarà un’occasione unica per le professioniste italiane all’estero di entrare in contatto con esperti, ricercatori e istituzioni, creando connessioni utili per la loro carriera. Un segnale importante per valorizzare il talento femminile italiano anche fuori dai confini nazionali.




Il sangue italiano color BLU e GRIGIO! Il contributo degli emigranti nella guerra civile americana terminata nel 1865

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garibaldi guards1865. La guerra civile americana sta mietendo vittime da ormai quattro anni e si avvia al tragico epilogo finale: la sconfitta dei Confederati e la resa firmata il 6 aprile, dal generale Edward Lee nel piccolo villaggio di Appomattox (Virginia). La pagina finale di un libro firmato con il sangue di numerosi immigrati provenienti da tutta Europa.

Nel 1861 l’Europa era una un crogiolo di nazionalismi sparsi all’interno di vari stati  nascenti o appena nati. In queste realtà non era raro trovare quindi uomini ormai veterani di  guerra; uomini fuoriusciti da eserciti polacchi, tedeschi, ungheresi e italiani rappresentarono  una merce ghiotta per gli agenti arruolatori dell’Unione americana, alla disperata ricerca di  manodopera “specializzata” per un conflitto che sembrava una semplice goliardata e che invece si stava trasformando in una carneficina. La guerra di secessione rappresenta anche per gli ex soldati europei un’opportunità per tradurre in soldi un’esperienza bellica appresa sulla propria pelle, e la strada più veloce per raggiungere il mitico Ovest, con le sue ampie terre, i suoi giacimenti aurei, le sue città rampanti (la febbre dell’oro in California era esplosa una decina di anni prima e anche in Colorado, Arizona e Montana si erano trovate tracce dei preziosi metalli).

9.2 e1454793193194Tanti europei, diseredati in patria o sbandati dagli ultimi conflitto (vedi gli ex garibaldini o i soldati sconfitti dell’esercito borbonico) accettarono quindi con entusiasmo di passare nelle fila dell’esercito unionista. Tanti furono anche gli italiani residenti negli Stati Uniti, pronti a organizzarsi in proprio, con proprie formazioni volontarie, nel teatro della guerra. Combattuta su un fronte di 3500 chilometri, la guerra civile americana sarebbe stati infatti la prima guerra “democratica” della storia: vi si fronteggiarono due eserciti formati in gran parte da volontari, liberi cittadini che credevano nella propria causa.

Il primo raggruppamento combattente di italiani si formò a New York con il nome di Garibaldi Guard. Si trattò di un reggimento di volontari inseriti nella 39° Brigata Fanteria di New York, formato da elementi provenienti da tutta europa. Oltre a contenere al suo interno idiomi tedeschi, ungheresi, francesi, spagnoli e italiani, questo reggimento si distinse subito per la sua pittoricità. Cappelli ornati di piume, pantaloni alla zuava e una bandiera tricolore con la scritta “DIO E POPOLO” facevano in un primo momento sorridere i cittadini americani, ma ben presto il reggimento ebbe modo di distinguersi in numerosi scontri, ottenendo la croce di merito per l’alto valore militare.

Creato in risposta al mancato arrivo dell’eroe dei Due Mondi – gli eventi italiani non permisero a Garibaldi di lasciare la penisola – il reggimento annoverò diversi italiani alla propria guida. Nell’archivio storico compaiono infatti i nomi del tenente colonnello Tinelli, dei capitani Osnaghi, Venuti e Salviatti e di altri 12 ufficiali italiani. La Garibaldi Guard parteciò al primo rovinoso scontro di Bull Run ed era presente alla resa dei sudisti ad Appomattox nel 1865.

Altra formazione che raggruppò volontari italiani fu il reggimento dell’Enfants Perdus.  Formatosi nel novembre del 1861, il raggruppamento comprese soprattutto emigranti piemontesi distinguendosi però più nelle rivendicazioni salariali che non in operazioni  belliche effettive.

La Spinola Empire Brigade entrò invece di prepotenza nel teatro bellico americano. Fondata e organizzata da Francis B. Spinola, nato a Long Island da genitori italiani, essa partecipò a battaglie cruente contro i ribelli. Lo stesso Spinola, che nel 1887 sarebbe stato il primo deputato di origine italiana, rimase gravemente ferito nella battaglia di Wapping Heights, alla testa dei suoi uomini durante un assalto alla baionetta.

guerra di secessioneSe gli emigranti che parteciparono per l’Unione alla guerra ricevettero il giusto encomio lasciandosi alle spalle un ricordo storico indelebile  poco è stato fatto per gli italiani che si trovarono dall’altro lato della barricata, motivati dalla speranza di vivere in una Confederazione libera dai legami imprenditoriali nordisti. La comunità italiana aveva solide radici nella ex Florida spagnola. Famiglie giunte nel 1600 al servizio della corona spagnola avevano sicuramente perso i loro legami con la madre patria mantenendone però vive le

tradizioni in mille sfumature. La comunità italiana più attiva era però quella di New Orleans, la contava a quell’epoca 10.000 persone, tra italiani e discendenti di italiani, nonché famiglie provenienti da Venezia, Trento, Trieste (non ancora unificate) e dalla Corsica (già appartenente al Regno di Sardegna). Almeno  500 di questi italiani della Louisiana diedero  vita alla Brigata Europea di New Orleans, una formazione militare che si distinse nella difesa del proprio stato.

Altra formazione che operò con la divisa grigia e sotto le insegne rosse della Confederazione fu quella della Italian Guard, guidata dal maggiore Della Valle. La Garibaldi Guard e la Italian Guard probabilmente non si scontrarono mai direttamente sul vastissimo teatro di guerra ma anche questa brigata ebbe modo di distinguersi in numerosissi scontri  con il nemico, sottolineando il fortissimo attaccamento ai propri ideali.

Numerosi furono gli italiani che parteciparono alla guerra civile americana   inquadrati tra le file degli eserciti unionisti.   Veterani delle battaglie europee di Montebello, San Martino e del Volturno, reduci dalle guerre d’indipendenza italiana, ex garibaldini o ex borbonici, scelsero di mettere a disposizione la loro esperienza bellica anche se spesso la scarsa (o nulla) conoscenza della lingua ne pregiudicarono il migliore utilizzo in battaglia. E’ questo il caso emblematico di Carlo Lombardi. Ufficiale garibaldino nella guerra d’indipendenza, negli U.S.A. dovette adattarsi a combattere come semplice soldato nelle file  dell’Unione e soltanto nel 1864 divenne sottotenente dell’39° U.S. Colored Infantry, un reggimento di negri  alla cui testa  cadde ferito a morte durante l’assalto a Forte Fisher (North Carolina) nel gennaio del 1865.

Tra le file dell’esercito yankee militò, anche se soltanto nell’ultimo anno di guerra, quel Carlo Di Rudio, conte bellunese molto chiacchierato per il suo passato anarchico. Rudio entrò nelle file di un reggimento volontario di New York grazie all’istituto della sostituzione (prassi secondo la quale i chiamati alle armi potevano vendere il loro richiamo a volontari interessati ad acquisire la cittadinanza americana!), ed ottenne, grazie alla sua abilità militare, il grado di sottufficiale. Lo stesso italiano, anni dopo avrebbe partecipato alla tragica battaglia del Little Big Horn.

 Adolfo Farsari, vicentino di nascita e futuro fotografo d’arte del Giappone di fine secolo, si distinse invece, nelle file del 12° Cava lleria di New York, per numerosi atti di eroismo, meritandosi il soprannome di Garibaldi e rimanendo gravemente ferito a Raleigh. Luigi Palma di Cesnola, piemontese, venne decorato con la medaglia d’onore del Congresso americano e arrivò al grado di generale. Per i meriti acquisiti durante il conflitto e per la  conoscenza artistica a quest’ultimo venne affidata, al termine del conflitto, la direzione del nuovissimo Metropolitan Museum of Arts di New York. Anche Joseph H. De Castro ,  italiano nato a Boston e caporale del 19° Massachus sets Infantry, meritò la medaglia d’onore del Congresso avendo catturato la bandiera del nemico.

Nella Marina dell’Unione troviamo altrettanti nomi italiani meritevoli di ricordo. Tra gli ufficiali dell’arma troviamo Joseph J. Tinelli, Alfred L.B. Zerega di New York, Eugene Biondi di Paterson (New Jersey),  George A. Falconi , Lorenzo Frank Papanti, James Como, Domingo Castano, Thomas Pentony, John S. Pera. Un cenno particolare merita  la figura di Frank Bonistalli. La famiglia Bonistalli viveva a Pittsburgh ed era una pioniera del settore mercantile. Alla fine delle ostilità lo stesso Frank continuò l’attività  divenendo, associato con Ernest Bisi, il primo importatore di pasta italiana. Cariche  eminenti raggiunsero nella Marina dell’Unione Louis G. Sartori, figlio di Giovanni Battista Sartori di Trenton (costruì la prima chiesa cattolica del New Jersey) e Bancroft Gherardi, nato a Jackson (Louisiana) e divenuto  comandante nel 1862.

Così come per i reggimenti sudisti formati da cittadini immigrati anche per i singoli immigrati la storia ufficiale ha steso il velo del silenzio. In una Confederazione che annoverò – ironia della sorte – negli ultimi mesi di battaglia soldati neri, schiavi liberati ma indissolubilmente legati alla loro terra, militarono numerosi italiani, dei quali però si sono perse gran parte delle tracce.

lee 1024x792La famiglia italo-americana dei Phinizy, residente in Georgia,  contribuì ad esempio, con un colonnello, due capitani, un sergente e un agente finanziario alle sorti di Dixie’s land. Sylvester Festarozzi guidò con il grado di capitano le truppe di fanteria dell’Alabama, Alfred Pico guidò con lo stesso grado una compagnia italiana della Virginia; Frank J. Arrighi, del Mississippi, anch’egli capitano di fanteria, venne ferito per ben tre volte in battaglia (Antietam, Chancellorsville e Spottsylvania) divenendo uno dei veterani della gloriosa armata del generale Lee.  Per costoro la storia non ha lasciato tracce perché gli sconfitti spesso non vengono considerati meritevoli di giusto ricordo.  Nel cimitero di Gettysburg, (città protagonista del più cruento capitolo del conflitto civile) si erge l’unico munumento ai soldati italiani, quello dedicato alla Garibaldi Guard:  su quell’unica pietra è bello ricordare i tanti italiani caduti, tra gli “yankees” e i “rebels” per amore della propria libertà.

 

 




Costa Rica: un monumento alla memoria degli immigrati italiani a Turrialba

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img 20250128 wa0046Domenica scorsa il Com.It.Es si è recato a Turrialba, un luogo che custodisce un piccolo ma significativo pezzo di storia italiana in Costa Rica. Si tratta di un monumento eretto nel marzo del 1955 in memoria degli immigrati italiani che, con coraggio e sacrificio, contribuirono alla costruzione della linea ferroviaria del paese, un’opera titanica che collegava la Valle Centrale a Limón.

Testimonianza di Melvin Coles Coghi discendente italiano:

“Questo monumento è nella zona della stazione ferroviaria di Turrialba… hanno sistemato molto bene anche la stazione, hanno fatto un ristorante e hanno sistemato 2 vagoni ferroviari dove ci sono tavolini e attenzioni esclusive da parte del Ristorante. Per aneddoto, sono cresciuto a Turrialba e da bambino, una volta all’anno, non ricordo il mese, mia madre ci portava a vedere un gruppo di cadetti italiani che sfilavano a Turrialba con le loro uniformi e deponevano una corona d’alloro. Arrivarono a Limón su una fregata militare, di lì arrivarono in treno a Turrialba e dopo il tributo tornarono in treno a Limón.”

Il monumento non è solo in onore dei 1.500 lavoratori italiani che parteciparono a questa impresa, ma anche di coloro che persero la vita durante il progetto. Come ricorda la targa, il monumento è dedicato ai caduti, agli uomini che non ce l’hanno fatta, a coloro che sacrificarono la propria vita per il progresso:

La targa dice:

“A la memoria de los trabajadores italianos pioneros intrépidos quienes sacrificaron su vida en la lucha tenaz contra la naturaleza y el clima, contribuyeron al progreso de Costa Rica. La colectividad italiana erigió, marzo del 1955.”

Alla memoria dei lavoratori italiani, pionieri intrepidi, che sacrificarono la loro vita nella lotta tenace contro la natura e il clima, contribuendo al progresso della Costa Rica. La collettività italiana eresse, marzo del 1955.

Purtroppo, trovare questo monumento non è semplice. Non vi sono informazioni precise sulla sua posizione nei motori di ricerca come Google, Bing o Yahoo, né indicazioni turistiche locali. Solo grazie a un post pubblicato il 5 novembre 2023 sulla pagina Instagram dell’Ambasciata d’Italia in Costa Rica si è riusciti a individuarlo. Il post sottolineava l’importanza del monumento e annunciava l’intenzione di restaurarlo insieme al Municipio di Turrialba nel corso del 2024.

La costruzione della ferrovia del Caribe, avvenuta tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, segnò profondamente la storia della Costa Rica. Gli italiani giocarono un ruolo centrale in questo progetto, ma le condizioni di lavoro erano così dure che portarono al primo sciopero della storia costaricense nel 1888. I lavoratori, sostenuti dalle comunità di Cartago e San José, protestarono contro l’imprenditore che non rispettava le condizioni di sussistenza, alimentazione e vitto promesse.

Dopo lo sciopero, una parte degli italiani decise di tornare in patria, mentre altri rimasero in Costa Rica, lasciando un’impronta indelebile nella cultura e nella società del paese.

Grazie all’impegno del Comites (Comitato degli Italiani all’Estero), è stato possibile creare una posizione su Google Maps e Bing map per facilitare la localizzazione del monumento.

Ora, chiunque desideri visitarlo può trovarlo cercando:

“Monumento a la memoria de los immigrantes italiani Turrialba”
Indirizzo: Contiguo a Antigua estación de ferrocarril, Provincia de Cartago, Turrialba, 30501
Link Google Maps: https://g.co/kgs/EaLYDx9

Inoltre, il Comites si impegna nel 2025 a sostenere la restaurazione e il mantenimento del monumento, affinché questo simbolo di memoria e sacrificio possa essere preservato per le future generazioni.