La Regione Toscana istituisce corsi di lingua per i discendenti italiani nel mondo

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12toscaniScade il 23 maggio la possibilità di presentare domanda per la partecipazione ai corsi collettivi di lingua italiana online organizzati dalla Regione Toscana per i discendenti dei suoi emigrati. Promosso nell’ambito del progetto regionale “Relazioni internazionali cooperazione allo sviluppo ed attività a favore dei Toscani nel Mondo. Obiettivo 3 promuovere il ruolo delle Comunità dei Toscani nel Mondo”, per diffondere la conoscenza della lingua italiana presso le nuove generazioni di discendenti di emigranti toscani, il corso è rivolto ad un massimo di 69 persone.
Per candidarsi occorre avere un’età superiore ai 18 anni compiuti entro il giorno di inizio del corso; avere documentate origini toscane, possedere una conoscenza della lingua italiana di livello elementare (A1/A2) o intermedio (B1 o B2) che verrà accertato tramite test on line da parte della scuola di lingue al momento della selezione e, infine, risiedere all’estero.
Il testo del bando e la domanda di partecipazione sono disponibili a questo link. (aise)




Il futuro? Non lo coniughiamo più. E il congiuntivo… pace all’anima sua

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170160ba 040a 4d51 a46f 5d5a340ffb1aTra i tanti tempi verbali della lingua italiana — quelli che ci hanno fatto studiare, sudare, declinare e magari anche odiare a scuola — ce ne sono due che sembrano scomparsi dai radar delle nuove generazioni (e non solo): il futuro semplice e il congiuntivo.

Oggi si legge e si ascolta con una certa disinvoltura che “stanotte torna l’ora legale”, come se fosse un evento ricorrente tipo il latte che bolle. Ma l’ora legale, piaccia o no, tornerà, perché si sta parlando di un avvenimento che deve ancora accadere. È il futuro, bellezza. Quello che si usa per indicare ciò che non è ancora successo. Semplice, no? Eppure, sembra troppo complicato per chi vive solo nel presente — o peggio — in un eterno “status” da social.

Poi c’è lui, l’illustre decaduto: il congiuntivo. Quel tempo verbale che regala sfumature, incertezze, desideri, dubbi, possibilità. Oggi invece è trattato come un vecchio zio strano, che si invita a cena solo a Natale e solo se non può proprio mancare. Si sente dire “Spero che viene”, “Credo che è”, “Penso che ha ragione”. Ma no, non è così: si dovrebbe dire “venga”, “sia”, “abbia”. Eppure sembra che l’italiano corretto sia diventato un’opzione accessoria, come i vetri elettrici sulle auto d’epoca.

A tutto questo si aggiunge la sagra della virgola, usata senza criterio. In mezzo alla frase, tra soggetto e verbo, oppure in gruppi, a grappolo, come chicchi lanciati a caso sul foglio: tanto, una virgola in più non ha mai ucciso nessuno, giusto?

Sbagliato.
Le virgole non sono coriandoli, ma pause: servono a respirare, a capire, a non perdere il senso del discorso. Metterne troppe è come frenare ogni tre metri. Non metterne affatto è come guidare a fari spenti nella nebbia.
E poi ci sono i casi in cui una virgola messa nel posto errato cambia completamente il significato della frase. Ecco un esempio classico:

  • Andiamo a mangiare, nonna! → stai invitando la nonna a pranzo.
  • Andiamo a mangiare nonna! → stai proponendo… di mangiarla. Horror linguistico (e non solo).

Le parole hanno un peso, le virgole un ritmo, i tempi verbali un significato. Dimenticarli o usarli a caso vuol dire impoverire il pensiero, la comunicazione, la cultura.

La domanda, allora, è una sola: stiamo andando verso un futuro… di sgrammaticati?
È possibile. Oppure siamo solo vittime della fretta, dei correttori automatici, della cultura usa e getta della parola.

Forse basterebbe riscoprire la bellezza della lingua — sì, quella che tornerà se la si vorrà — e renderle un po’ di quel rispetto che si deve alle cose belle, che ci rendono, in fondo, un po’ migliori.

 




Salviamo gli Enti Gestori dei Corsi di lingua e cultura italiana in Svizzera!

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imagesIn qualità di ex docente dei Corsi di lingua e cultura italiana, ho sentito il dovere di esprimere la più profonda preoccupazione riguardo alla situazione dei Corsi di lingua e cultura italiana, gestiti dagli Enti Gestori sul territorio elvetico. Le recenti scelte del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale stanno portando a conseguenze drammatiche per l’insegnamento della nostra lingua e cultura.

Con la semi-privatizzazione di queste istituzioni scolastiche all’estero, iniziata nel lontano 1993, lo Stato italiano ha delegato agli Enti Gestori, una parte consistente dell’organizzazione dei corsi di italiano, a livello elementare e medio. Tuttavia, questa decisione si sta rivelando insostenibile per molteplici motivi:

  1. Richieste Contraddittorie dello Stato: Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale chiede agli Enti Gestori di trovare fonti di finanziamento locali, ma non consente l’introduzione di una tassa obbligatoria di frequenza. Questo crea un paradosso: i genitori possono solo contribuire in modo volontario, rendendo l’attività scolastica incerta e precaria.
  2. Disuguaglianza tra Corsi: Nei corsi gestiti direttamente dal Ministero, dove il personale è inviato dall’Italia, non è richiesta alcuna tassa d’iscrizione. Questo crea un’ingiustizia inaccettabile: le famiglie che possono accedere ai corsi ministeriali non sostengono alcun costo, mentre quelle che si rivolgono agli Enti Gestori devono versare un contributo volontario. Tale disparità è incostituzionale.

Una soluzione equa sarebbe che tutte le famiglie dei Corsi sia ministeriali che degli Enti Gestori versassero una tassa obbligatoria di iscrizione. Questo, secondo il mio modesto parere, permetterebbe al Ministero di calibrare il suo intervento di sostegno in base alle reali necessità e disponibilità economiche, evitando discriminazioni tra studenti e famiglie. È fondamentale che il sistema educativo garantisca pari opportunità a tutti gli studenti, indipendentemente dal tipo di corso a cui accedono. Solo attraverso politiche inclusive e giuste si può promuovere un’educazione equa e di qualità.

  1. Difficoltà nella Gestione delle Iscrizioni: L’uso della piattaforma Spaggiari in Svizzera evidenzia ulteriori problemi di comunicazione e coordinamento tra i consolati e gli Enti Gestori. La mancanza di un flusso di informazioni in tempo reale porta a inefficienze e ritardi, che possono influire sulla formazione delle classi e, di conseguenza, sull’esperienza educativa degli studenti. È essenziale che venga implementato un sistema di gestione delle iscrizioni più efficiente, che garantisca la tempestività e l’affidabilità dei dati, in quanto, non dimentichiamoci, che all’Ente spetta la responsabilità giuridica dei Corsi che gli sono stati affidati.
  2. Necessità di Revisione della Circolare 4: La circolare 4, che regola attualmente la gestione dei Corsi, è obsoleta e necessità di un aggiornamento urgente. Le attuali disposizioni non solo ostacolano l’efficace gestione dei corsi, ma mettono anche in grave difficoltà gli Enti Gestori.
  3. Ritardi nei Contributi Ministeriali: I fondi ministeriali, fondamentali per il funzionamento degli Enti Gestori, non vengono erogati nei tempi previsti, causando ritardi nei pagamenti degli stipendi ai docenti, che possono arrivare a diversi mesi. Questa situazione non è sostenibile e mina la qualità dell’insegnamento.

Di fronte a questa situazione, mi permetto di suggerire agli Enti Gestori della Svizzera di adottare misure drastiche per evitare, prossimamente, un sicuro fallimento, come già accaduto nel 2022, a San Gallo e a Berna.

Pertanto, proporrei di consegnare i libri contabili al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale alla fine dell’anno scolastico in corso, tramite le sedi consolari di appartenenza, in modo da indurre quest’ultimo ad apportare le dovute e necessarie modifiche alla normativa vigente, sempre ci fosse, ancora, un reale interesse a tenere in vita i Corsi di lingua e cultura italiana.

È fondamentale che ogni studente abbia accesso a un’istruzione di qualità, senza discriminazioni e ingiustizie.

Chiedo, pertanto, anche a nome di molte famiglie di alunni dei suddetti Corsi, un intervento immediato allo Stato italiano, affinché la lingua e la cultura italiana possano continuare a essere patrimonio delle nostre comunità in Svizzera.

È fondamentale, a questo punto, unire le nostre forze e lavorare insieme per affrontare le sfide che ci attendono, ma al momento manca una visione condivisa e una strategia concertata. Spero che si possa trovare un terreno comune tra InterComites, Enti Gestori, CGIE e parlamentari eletti all’Estero nella Ripartizione/Europa, per difendere al meglio gli interessi dei nostri connazionali.

Gerardo Petta, ex docente dei Corsi e membro dell’InterComites/ Svizzera




Lingua e cultura italiane negli Stati Uniti: il 10 marzo la firma dell’accordo tra Società Dante Alighieri e NIAF

lingua e cultura italiane negli stati unit il 10 marzo la firma dellaccordo tra societa dante alighieri e niaf immagine13

lingua e cultura italiane negli stati unit il 10 marzo la firma dellaccordo tra societa dante alighieri e niaf immagine13Lunedì 10 marzo alle 11.30 a Palazzo Firenze, sede centrale della Società Dante Alighieri (piazza di Firenze n. 27 – Roma), il Presidente della Società Dante Alighieri Andrea Riccardi e il Presidente di NIAF (National Italian American Foundation) Robert Allegrini firmeranno un accordo per azioni congiunte delle due istituzioni sull’insegnamento della lingua e la promozione della cultura italiane negli Stati Uniti. Oltre che sull’insegnamento dell’italiano online, grazie a www.dante.global, l’intesa punta sulla formazione e sull’aggiornamento dei docenti, sulla concessione di borse di studio congiunte, sulla promozione della cultura italiana con eventi e manifestazioni, anche di carattere scientifico. Tutto ciò a supporto del made in Italy e della promozione della cultura d’impresa italiana presso le comunità italiane, fondate da emigrati, che hanno contribuito alla crescita dell’America. Il Consorzio Parmigiano Reggiano sarà partner strategico del progetto. L’insegnamento dell’italiano negli Stati Uniti si rivolge a un bacino potenziale di 20 milioni di italo-americani, rappresentati da NIAF. Dalla sua fondazione (1975), NIAF ha già assegnato oltre 10 milioni di dollari in borse di studio. Ogni anno, destina un milione di dollari alla promozione dell’Italia e alla sua cultura, anche d’impresa. Con il progetto annuale “Regione d’Onore”, inoltre, NIAF individua una regione italiana d’eccellenza per turismo e sviluppo economico (nel 2025 è stato scelto il Lazio, anche per via del Giubileo). NIAF collabora con la Casa Bianca e con il Congresso degli Stati Uniti e accoglie nel suo Gala ogni anno, dagli Stati Uniti e dall’Italia, 1.200 persone di spicco in area politica, finanziaria e culturale e illustri italo-americani. La Società Dante Alighieri, dal 1889 diffonde la lingua e la cultura italiane e promuove il Sistema Italia. Eroga formazione e aggiornamento per docenti, corsi d’italiano online (su www.dante.global) e in presenza, grazie alla sua rete mondiale che include 370 Comitati all’estero, 142.000 soci, 270 centri d’esame” PLIDA che certificano la competenza linguistica in italiano, 104 Presidi letterari con biblioteche che promuovono l’industria editoriale italiana e 40 scuole associate a ADASIM. Tra le attività con le imprese, due incontri “Dal brand alla lingua” e svariati Congressi internazionali sotto l’Alto patronato del Presidente della Repubblica Italiana, con interlocutori che vanno dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri alla Segreteria di Stato Vaticana, dai Ministeri degli Esteri, dello Sviluppo Economico e del Turismo a SACE, dalla Confindustria a Chiesi Farmaceutici, e poi Enel, Eni, la Fondazione Adriano Olivetti, Prada, UBI Banca e altri ancora.(Inform)




Santo Domingo. L’ambulanza del 911 ritarda e italiano muore

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capturaAngelo Ciossani, un cittadino italiano di 70 anni, residente in Ciudad Bosch,  è morto per quella che i suoi parenti denunciano essere una negligenza da parte del sistema di emergenza dominicano del 911.

Un video registrato dalla figliastra, Mayelin Camilo Gonzalez, mostra il momento in cui ha segnalato le unità del 911, che hanno impiegato più di un’ora per arrivare sul posto dopo la richiesta di aiuto.

Secondo la sua testimonianza, una volta sul posto, i paramedici si sono rifiutati di prestare le cure necessarie, anche se il paziente aveva forti dolori addominali, non poteva camminare e sudava intensamente.

Camilo González ha spiegato che, data l’inazione dei paramedici, lei e altri familiari hanno deciso di calare personalmente il Ciossani su una sedia dal terzo piano della sua casa.

Una volta salito sull’ambulanza, il paziente è caduto dalla barella, cosa che ha ulteriormente aggravato la disperazione dei suoi cari.

I parenti del defunto chiedono che le autorità indaghino sul caso e adottino misure per evitare che altre famiglie soffrano di una situazione simile. Finora le autorità non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sull’incidente.

da Proceso.com