Il riacquisto della cittadinanza non può oscurare le restrizioni allo ius sanguinis

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ius sanguinis que es como funciona 1 1024x646In questi giorni di accesa discussione sul futuro della cittadinanza italiana all’estero, stupisce la scelta della senatrice La Marca di dare enfasi a provvedimenti che appaiono secondari rispetto ai reali rischi che le comunità italiane stanno affrontando.

È il caso dell’emendamento governativo sul riacquisto della cittadinanza da parte di chi l’ha persa: una misura certamente utile per alcuni, ma che riguarda una platea molto limitata di cittadini. L’entusiasmo con cui la senatrice ha accolto questa iniziativa rischia di apparire fuori luogo, se rapportato alla gravità del quadro complessivo.

In parallelo, infatti, sta prendendo forma – con l’approvazione del cosiddetto “pacchetto cittadinanza” – un progetto normativo che punta a restringere drasticamente il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis, colpendo direttamente milioni di discendenti di italiani residenti all’estero e minando il legame storico tra l’Italia e le sue comunità nel mondo.

Nelle Americhe, sia nei Caraibi e Centro America, sia negli Stati Uniti e in Canada, moltissimi connazionali hanno espresso incredulità e preoccupazione. In tanti si chiedono come si possa accettare senza reazione un simile arretramento, e come la senatrice La Marca possa invece celebrare un provvedimento parziale come se fosse una conquista epocale.

Chi rappresenta gli italiani all’estero ha il dovere di ascoltare le istanze più sentite e urgenti delle comunità. Per questo auspichiamo che da parte del Parlamento venga presto un segnale chiaro: l’impegno per difendere il diritto alla cittadinanza iure sanguinis non può essere sacrificato in nome di misure simboliche o di compromessi al ribasso.

Il MAIE continuerà a battersi con determinazione per modificare il decreto in senso favorevole alle nostre comunità. E ci auguriamo che tutte le forze politiche vogliano unirsi a questa battaglia di dignità e di giustizia.




Odoguardi (MAIE): “Un italiano è per sempre, dovunque nasca nel mondo”

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Un concetto deve essere chiaro, ed è proprio su quello – con i nostri emendamenti – che puntiamo come Movimento Associativo Italiani all’Estero: il figlio o il nipote di un italiano è italiano dovunque nasca nel mondo.

Vanno dunque eliminate dal testo del tanto discusso decreto le parole “nato in Italia” che introducono pericolosamente il concetto di ius soli, come giustamente sottolineato dal presidente del MAIE Ricardo Merlo in una recente intervista.

Secondo le informazioni che ci giungono dal Palazzo, e secondo quanto riportato dalla stampa nazionale, alcune forze politiche, anche all’interno del centrodestra stesso, non si trovano totalmente d’accordo con il decreto nella forma in cui è stato presentato – decreto che pure è stato votato all’unanimità dal Consiglio dei ministri – e stanno annunciando misure in grado di migliorarlo.

E’ il caso della Lega, per esempio, che sposa totalmente la visione del MAIE: le parole “nato in Italia” vanno assolutamente cancellate. Va proprio in questa direzione l’unico emendamento presentato dal Carroccio: l’obiettivo è chiarire che la riforma agisce nel perimetro dello ius sanguinis, che la trasmissione della cittadinanza fra genitore e figlio è automatica e che è italiano chi ha il nonno cittadino italiano, escludendo però – appunto – l’espressione “nato in Italia”.

In questi giorni continuiamo a ricevere messaggi da italiani residenti all’estero e dai loro discendenti, giustamente preoccupati a causa di un decreto che rischia di limitare con forza la trasmissione della cittadinanza ius sanguinis, spezzando così l’italianità nel mondo.

A tutti loro oggi possiamo dire che siamo fiduciosi: con il lavoro parlamentare e politico che stiamo portando avanti senza pausa, puntiamo a una riforma della cittadinanza – con cui siamo sempre stati d’accordo – che non dimentichi che l’emigrazione italiana fa parte della nostra Storia e che gli italiani nel mondo sono una enorme ricchezza per l’Italia. La battaglia continua.

Vincenzo Odoguardi, vicepresidente MAIE




” Il sangue dà vita alle radici che sono nella nostra identità e nel nostro essere”

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Riceviamo e pubblichiamo.

Caro Presidente del Consiglio Giorgia Meloni,

Egregio Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani,

Cari senatori e onorevoli membri,

Autorità e rappresentanti del popolo italiano,

 

Mi chiamo OSCAR GIOVANELLA, Figlio di LUIS ALBERTO GIOVANELLA e JOSEFA EDITH MARCHESI,ho 38 anni e sono nato in Argentina, Sposato con VILMA CRISTINA SESINO e genitori di FRANCISCO GIOVANELLA, 19 anni, padre di GALIANA GIOVANELLA, 14 anni, e

MORA GIOVANELLA, 9 anni.

Sono nato con un profondo amore per la conoscenza dell’Italia, sapendo che il mio cognome deriva da quella Nazione. Ho sempre voluto sapere quali dei miei antenati erano arrivati in Argentina nei primi anni del 1900 e chi arrivò in Argentina nel 1901, il mio bisnonno FRANCESCO GIOVANELLA, che mise piede sul suolo argentino e che non conosceva.

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FRANCESCO GIOVANELLA CERTIFICATO DI NASCITA DI FRANCESCO GIOVANELLA

FRANCESCO GIOVANELLA, nato a TAINO, VARESE, LOMBARDIA, il 22/12/1887, figlio di GIOVANNI GIOVANELLA e MARIA GIUSEPPA BRUSA, sposato a TAINO il 17/01/1876.

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ATTESTATO DI MATRIMONIO DI GIOVANNI GIOVANELLA E MARIA GIUSEPPA BRUSA

Pur non avendo conosciuto il mio bisnonno FRANCESCO, lo amo come se lo avessi visto una volta. Quando sono nato lui era già morto, ma ho sempre voluto sapere la sua storia, la sua famiglia, ma qui nessuno sapeva niente. I suoi figli e nipoti mi hanno raccontato che non era uno che parlava e raccontava cose del suo passato e della sua terra, tanto che nessuno sapeva dove fosse nato, ed è stato in quel momento che per più di 20 anni ho voluto sapere da dove venisse.

Mio nonno JUAN GIOVANELLA, ora defunto, non mi ha mai parlato di suo padre, non avevo informazioni, ma dentro di me scorreva forte il sangue italiano e volevo sapere dove tutto era iniziato, e così è stato che dopo tanto cercare, nel dicembre 2023 ho ottenuto il CERTIFICATO DI MATRIMONIO DI FRANCESCO qui in Argentina, in una piccola città dove in precedenza erano registrati i cittadini.

Sposò l’8 aprile 1914 Lucia Viglianco, nata a Bagnolo Piemonte, ma giunta in Argentina con i genitori quando era bambina. Inoltre, mi sono sposato l’8 aprile 2015, la stessa data del mio bisnonno, senza saperlo.

Si sono sposati in Argentina, hanno avuto figli, nipoti, pronipoti e pro-pronipoti: una linea di sangue che non può essere interrotta da nulla.

Grazie a Dio sono riuscito a scoprire da dove proveniva e ho trovato addirittura più di quanto avessi chiesto. Ho trovato i miei discendenti fino all’anno 1675. Sì, da quell’anno ho registrazioni nei miei documenti di famiglia, un esteso albero genealogico, ottenuto a TAINO, tramite il segretario del parroco, che ha stilato per me un resoconto che non avrei mai immaginato nella mia vita.

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ALBERO GENEALOGICO SOLO IN LINEA RETTA

ALBERO GENEALOGICO COMPLETO DELLA FAMIGLIA GIOVANELLA

Dopo aver trovato tutta questa documentazione, mia moglie e i miei figli hanno deciso di andare a vivere a TAINO, una volta ottenuta la cittadinanza italiana tramite IUS SANGUINIS, da cui si evince che ho il legittimo diritto ad essere cittadino italiano.

Per questo motivo voglio esprimere la mia preoccupazione riguardo a questo

DECRETO/LEGGE che hanno deciso di rendere effettivo, che danneggerebbe sia me che gli altri discendenti. Il Sangue non ha tagli, il Sangue non ha tagliato e interrotto generazioni, il Sangue è vita fin dai tempi antichi e dove quel Sangue dà vita alle Radici che sono nella nostra identità e nel nostro Essere.

Credo che questo si risolverà e che il giudizio e il buon senso di chi prenderà le decisioni saranno corretti, affinché l’identità degli italiani che per vari motivi hanno dovuto lasciare l’Italia venga rispettata, valorizzata e recuperata a partire dalle radici che hanno lasciato non solo per consuetudine, ma anche perché, come è successo a me, mi sento italiano, nato in un altro Paese.

Sono ITALIANO/ARGENTINO e desidero profondamente vivere dove tutto è iniziato, a TAINO, VARESE, LOMBARDIA!!!

Dio benedica l’Italia, i suoi cittadini, i miei connazionali, l’Italia, noi ti amiamo e tu sei la nostra radice.

FAMIGLIA GIOVANELLA IN ITALIA, I MIEI DISCENDENTI

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FRANCESCO GIOVANELLA Y LUCIA VIGLIANCO, I MIEI BISNONNI SONO NATI IN ITALIA.

 

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OSCAR GIOVANELLA 09/04/2025 ARGENTINA




CIM: un netto “no” al decreto cittadinanza

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9tunisicimUn netto “no” al Decreto Legge sulla cittadinanza voluto dal Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, è arrivato dal CIM – Confederazione Italiani nel Mondo in corso di svolgimento a Tunisi/Cartagine.
Il “no” viene per una motivazione principale: “le modalità sembrano avviare un processo di disconoscenza del fenomeno della diaspora” e “per porre un freno a chi per coprire le proprie incapacità adotta simili provvedimenti”.
Questa valutazione “sensata e realistica” parte dall’assunto che, se si vuole riformare una legge che riguarda gli italiani all’estero, “è bene prima ascoltare le loro rappresentanze istituzionali e associative in modo che la riflessione e la discussione siano pubbliche, trasparenti e aiutino a riconnetterci – tutti – con la nostra storia, o meglio, a fare i conti con la storia e con un presente di un paese che proprio dall’emigrazione è stato segnato e in larga parte conformato”.
Il Congresso della CIM ha ribadito dunque questa linea “che sembra rispondere ad un disegno precostituito di rotture dei legami a dispetto delle vicende che riguardano le regioni italiane con lo spopolamento, la denatalità e le dichiarazioni di disponibilità ad accogliere i lucani e gli italiani di ritorno”.
Dunque due le conclusioni a cui si è giunti durante la conversazione a Tunisi: è necessario per la CIM “difendere i diritti acquisiti e riconoscere il senso di appartenenza a questo Paese fatto di solidarietà ed accoglienza che non può essere cancellato con un Decreto Legge”.
“La battaglia per gli Italiani nel Mondo continua”, ha spiegato Luigi Scaglione, Presidente CIM per la Basilicata. “Quello che non è accaduto in Basilicata con le ulteriori modifiche che il Consiglio Regionale di Basilicata ha fatto (le quarte a partire dallo scorso mese di Settembre 2024), e che rischiano di far implodere definitivamente un sistema di relazioni costruito con fatica e grande lungimiranza negli anni passati.
Farle passare come occasione di ricambio obbligato, nel mentre si taglia la presenza delle rappresentanze associative estere e quelle italiane ridotte a un solo rappresentante per Federazione, si limita la presenza della Consulta dei giovani e si triplica quella dei Consiglieri regionali, significa andare contro il principio che a livello nazionale le altre regioni di cui ho contezza e conoscenza diretta, per il mio ruolo, hanno perseguito in questi anni”.
“I temi del Congresso, riassunte in schede tematiche hanno riguardato proprio il rapporto con le istituzioni, la cultura italiana nel Mondo, la necessità di una offerta formativa ai giovani discendenti italiani, le occasioni perso con il PNRR per il ripopolamento del Paese, il rilancio del progetto Turismo di ritorno (bocciato dal mancato inserimento di risorse incentivanti alle nostre comunità regionali per la riscoperta dei borghi ed il ritorno alle radici)”, ha aggiunto ancora Scaglione. “Temi determinanti sui quali ci siamo interrogati per tre giorni e che costituiranno la base di lavoro per i prossimi anni”. (aise) 




Appello per il ripensamento delle modifiche al riconoscimento della cittadinanza per discendenza (Ius Sanguinis)

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Riceviamo e pubblichiamo:

Gentilissima Presidente del Consiglio Giorgia Meloni,

Egregio Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani,

Gentili Senatori e Onorevoli Membri,

Autorità e rappresentanti del popolo italiano,

 

Mi rivolgo a Voi con profondo rispetto e un sincero amore per l’Italia, in merito alle recenti modifiche del 27 marzo alla normativa sul riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza (Ius Sanguinis), che limitano la trasmissione alla seconda generazione dall’antenato emigrato.

Sono profondamente addolorata all’idea che questo cambiamento possa impedirmi di realizzare un sogno che porto nel cuore da tutta la vita: vivere, contribuire e crescere una famiglia in Italia — la terra da cui proviene la mia storia.

209f182a 6f75 46a5 ac26 ae1ed8be6787Sono nata in Argentina, ma sei dei miei otto bisnonni erano italiani: le famiglie Bracco e Cane dal Piemonte, e la famiglia Franzetti dalla Liguria. Quando ho visitato il comune di San Benigno Canavese, da cui proviene la mia famiglia, ho sentito un’emozione profonda nel petto, qualcosa che le parole non riescono a descrivere. Era un richiamo, un senso di appartenenza. Gli italiani che ho incontrato mi hanno accolto come una di loro, e non mi sono mai sentita tanto a casa in nessun altro Paese.

d7766247 3f55 4f76 8e71 a6c49fb69f28Anche se non parlo il dialetto piemontese come facevano mio padre e i miei nonni, parlo un piu l’italiano e mi impegno ogni giorno per migliorarlo. La mia famiglia ha sempre mantenuto viva la cultura italiana: dai pranzi della domenica con pasta fatta in casa, alla musica e al cinema (sono cresciuta con i film di Tornatore e le musiche di Morricone), ai racconti dei nostri antenati. Sul lato Franzetti, Giovanni, Giacomo e Juan Carlos sono stati membri attivi dell’associazione italiana del nostro paese — mio nonno Juan Carlos è stato persino presidente per molti anni.

7a3ba0a0 2f78 4680 8c9a 11e8b3779a97Abbiamo speso anni e migliaia di euro per ricostruire i documenti necessari a dimostrare quello che per noi era evidente: il nostro legame di sangue, cultura e identità con l’Italia. Quando finalmente li abbiamo trovati, ci sembrava di toccare con mano il sogno. Per me non sarebbe stata la prima visita in Italia, ma per mio fratello sì — ed eravamo così entusiasti di viverla insieme, come famiglia.

Ho viaggiato in oltre 20 Paesi, ma nessuno ha il calore, l’anima, la bellezza, l’umorismo, la sensualità e la profondità dell’Italia. Sono una professionista della salute mentale, ho 34 anni, desidero lavorare, creare una casa e costruire un futuro in un Paese che rifletta i miei valori — e l’Italia li rappresenta perfettamente.

Con le modifiche alla legge, questo non sarà più possibile. Restare illegalmente non è un’opzione che potrei mai prendere in considerazione. Ma è doloroso accettare che, pur condividendo sangue, valori, cultura e una lunga storia familiare con l’Italia, ci venga negato il riconoscimento. La trasmissione per sangue non è solo una questione amministrativa — è un profondo legame identitario che va oltre le generazioni. È la continuità di una storia, di un popolo, di un’appartenenza.

img 1182Noi non siamo turisti della cittadinanza. Siamo italiani — nello spirito, nella cultura, nelle tradizioni e nel cuore. Chiediamo semplicemente di essere riconosciuti per quello che siamo già, così come è accaduto per altri membri delle nostre famiglie in passato.

Allego alcune foto della mia famiglia e sarei felice di raccontare la nostra storia a Voi o a qualsiasi membro del Vostro staff che desideri ascoltarla. I nostri antenati amavano profondamente l’Italia — se fossero ancora vivi, sarebbero orgogliosi di sapere che i loro discendenti vogliono tornare nella loro amata terra.

Vi ringrazio di cuore per il tempo dedicato e per l’attenzione che vorrete dare a questo appello.

Con profondo rispetto,

Melisa Cane Franzetti