Due pesi, due misure: a Las Terrenas qualcosa si muove, ma i conti non tornano

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desalojo 768x432Sembra muoversi qualcosa nella triste vicenda dell’incolpevole ristoratore italiano il cui locale è stato completamente distrutto nei giorni scorsi durante lo sgombero forzato di una famiglia dominicana a Las Terrenas.

In giornata, il sindaco gli ha comunicato a sua intenzione di acquistare i circa 500 metri di cavo elettrico necessari per portare la corrente alla casa in costruzione dove l’imprenditore italiano, insieme alla moglie, si è precariamente rifugiato. Il primo cittadino ha anche offerto alla coppia un alloggio provvisorio in un appartamento, ma l’offerta è stata declinata con cortesia: i due hanno preferito rimanere nella loro abitazione, seppur ancora incompleta.

Un segnale di attenzione, certo. Ma che non basta a cancellare la domanda fondamentale: chi gli risarcirà i danni? Chi si assumerà la responsabilità di aver distrutto, senza preavviso, un’attività commerciale regolarmente operante?

Perché, al netto delle promesse e delle buone intenzioni, resta un principio che dovrebbe valere ovunque, anche a Las Terrenas: chi rompe, paga!

Non si tratta di chiedere favoritismi, né di pretendere trattamenti di favore. Si tratta solo di giustizia, quella vera. E di rispetto per chi ha costruito qualcosa con impegno e tanta fatica, nel rispetto delle regole, senza alzare la voce o incendiare la strada.

Far pagare i responsabili, colpirli nel portafogli, deve servire da esempio affinché simili episodi non abbiano più a ripetersi — né a danno di cittadini dominicani, né tantomeno di stranieri che hanno scelto questo Paese per viverci, investire e contribuire al suo sviluppo.




Due pesi, due misure: un alloggio ai dominicani, promesse all’italiano

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desalojo 768x432A Las Terrenas, ridente cittadina turistica della Repubblica Dominicana, pochi giorni fa, una famiglia dominicana è stata sfrattata dopo una sentenza divenuta definitiva. La polizia è intervenuta in modo deciso, e quella famiglia si è ritrovata improvvisamente a dormire sulla spiaggia. Due notti all’addiaccio, sotto le stelle.

L’indignazione popolare non si è fatta attendere: barricate, copertoni incendiati, vetri rotti, blocchi stradali e interruzioni dell’energia elettrica. Un’escalation di disordini che ha costretto le autorità ad agire rapidamente. Il Comune e la Governazione provinciale hanno affittato un appartamento per la famiglia rifornendolo di tutto il necessario, e il governo ha promesso la costruzione di una nuova casa, a spese dello Stato, su un terreno da individuare.

Eppure, su quel terreno oggetto dello sfratto, c’era anche il ristorante di un cittadino italiano. Nessuno lo aveva avvertito. Nessuno gli aveva notificato nulla. Sono arrivate le ruspe, i poliziotti, e in poche ore il suo lavoro è stato cancellato.

Non ha fatto barricate, non ha incendiato nulla, non ha bloccato la strada. Ha cercato rifugio in una casa in costruzione e ha chiesto, con educazione, che gli venisse installato un contatore della luce per poter almeno ripartire.

Solo in un secondo momento, dopo che la sua storia ha iniziato a circolare, sembrerebbe che gli siano state fatte delle promesse. E per domani è stata annunciata una riunione. Ma questo non cambia la sostanza dei fatti: ai dominicani, un alloggio immediato e la certezza di una casa; all’italiano, per ora, solo parole.

La comunità italiana di Las Terrenas non merita questo trattamento. Ha contribuito in modo decisivo allo sviluppo della cittadina, ha creato impresa, lavoro, pagato le tasse. Ma a quanto pare, chi agisce con civiltà viene spesso lasciato indietro. Perché?

Non si tratta di nazionalità, ma di principio. La legge dovrebbe valere per tutti. E i diritti — anche quelli di chi non grida, non vandalizza, non minaccia — dovrebbero essere tutelati con la stessa urgenza. Perché il silenzio non è colpa, e la civiltà non può diventare un handicap.