Repubblica Dominicana, il Comites rafforza i servizi per gli italiani

italiani nel mondo/ repubblica dominicana, il comites rafforza i servizi per gli italiani

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Quando si parla di italiani nella Repubblica Dominicana, l’immagine più comune è quella del pensionato al sole. Ma la realtà è ben più complessa. Oggi la comunità italiana nell’isola caraibica è composta da imprenditori, professionisti, giovani expat, famiglie miste e lavoratori da remoto: un tessuto sociale vivo, in trasformazione, che contribuisce attivamente allo sviluppo locale. Allo stesso tempo, vivere a migliaia di chilometri dall’Italia comporta difficoltà concrete: servizi consolari a volte limitati, burocrazia intricata, sanità privata dai costi elevati, difficoltà di integrazione per i nuovi arrivati. A dare voce a questi bisogni, ascoltare e rappresentare la comunità sul territorio è il Comites della Repubblica Dominicana, presieduto da Licia Colombo (foto). Con lei abbiamo parlato di presente e futuro degli italiani nel Paese.

Chi sono gli italiani di oggi nella Repubblica Dominicana?

‘La comunità italiana in Repubblica Dominicana ha assunto negli ultimi anni un volto sempre più sfaccettato, dinamico e qualificato. Non si tratta più soltanto, come accadeva in passato, di pensionati alla ricerca di una vita serena in un clima favorevole, oggi la presenza italiana comprende un ampio spettro di profili professionali e umani, che contribuiscono attivamente alla crescita sociale, culturale ed economica del Paese. Accanto agli imprenditori del settore turistico e alberghiero, che rappresentano ancora una parte storica e consistente della comunità, troviamo una nuova generazione di italiani: giovani laureati che scelgono la Repubblica Dominicana per costruire progetti innovativi o fare esperienze internazionali, liberi professionisti che operano in ambito legale, fiscale, ingegneristico, sanitario e tecnologico, ma anche professori universitari, esperti di cooperazione, chef, artisti e tecnici specializzati.

Molti di loro sono integrati in realtà locali o internazionali, altri hanno creato imprese proprie o collaborano in ambiti strategici per lo sviluppo del Paese, contribuendo a portare il know-how italiano in contesti diversi: dall’istruzione alla formazione professionale, dalla cultura all’agroalimentare, dal design alla consulenza, non manca neppure la componente digitale: lavoratori da remoto e consulenti in smart working che, pur vivendo stabilmente qui, mantengono rapporti professionali con l’Italia e l’Europa.

Un altro dato rilevante è la crescente presenza di famiglie miste e figli di italiani nati o cresciuti nella Repubblica Dominicana, spesso bilingue e portatori di una doppia cultura che può diventare una vera risorsa, se adeguatamente valorizzata.

Non si tratta quindi di una comunità statica, ma di una presenza viva, variegata e in costante trasformazione, che merita attenzione e strumenti adeguati per continuare a esprimere al meglio il suo potenziale’.

Quali sono le criticità quotidiane che incontrano gli italiani all’estero?

‘Gli italiani che vivono nella Repubblica Dominicana affrontano difficoltà molto concrete, spesso diverse da quelle immaginate in Italia. Uno dei principali problemi riguarda l’accesso ai servizi consolari: l’Ambasciata lavora con risorse limitate e non riesce sempre a rispondere in tempi rapidi alle richieste di documenti, pratiche anagrafiche, rinnovi passaporti o iscrizioni AIRE, la distanza geografica da Santo Domingo aggrava le cose per chi vive nelle province.

Un’altra difficoltà è l’adeguamento burocratico, sia per i cittadini di nuova immigrazione sia per chi torna in Italia dopo un periodo di residenza all’estero: il riconoscimento di titoli di studio, l’omologazione di documenti sanitari, le procedure notarili, e le problematiche legate alle pensioni o ai contributi versati in Italia e qui.

Anche l’assistenza sanitaria rappresenta una criticità: i costi del sistema privato locale sono molto alti, e non sempre gli italiani conoscono le opzioni assicurative disponibili. Infine, ci sono anche aspetti legati alla solitudine, soprattutto tra gli anziani, e alla mancanza di orientamento per I nuovi arrivati, che spesso non sanno a chi rivolgersi per avere informazioni affidabili’.

Che ruolo svolge il Comites?

‘E’ qui che entriamo noi. Il Comites di Santo Domingo è un organo di rappresentanza che lavora volontariamente per rispondere ai bisogni reali della comunità, le sue attività si articolano su più livelli:

Informazione e orientamento: forniamo supporto pratico su iscrizione AIRE, rinnovo documenti, pensioni, rientro in Italia, assistenza sanitaria e altro ancora, tutto questo tramite il nostro progetto che si chiama Sportello Comites, ormai in funzione da più di un anno con risultati notevoli.

Cultura e lingua italiana: abbiamo realizzato il progetto editoriale del fumetto ‘Italiani nella Repubblica Dominicana: storie e avventure di vecchi amici’, distribuito gratuitamente nelle scuole e nei centri culturali dove si insegna l’italiano.

Biblioteca del Comites: abbiamo aperto una biblioteca con oltre 1.000 volumi, tra narrativa italiana, saggi, libri per bambini e dizionari, con l’obiettivo di promuovere la lettura e la lingua italiana.

Sanità: collaboriamo con l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano (IEO) per offrire telemedicina e seconde opinioni oncologiche, con un sistema di convenzioni con assicurazioni locali. Abbiamo inoltre stipulato accordi con assicurazioni locali per offrire assicurazini di viaggio anche per lunghi periodi e per persone meno giovani.

Ascolto e solidarietà: interveniamo nei casi più delicati, come lutti, rimpatri, richieste di aiuto sociale, siamo spesso il primo contatto umano per chi si trova in difficoltà.

Il Comites non sostituisce l’Ambasciata, ma completa il suo lavoro con una presenza costante sul territorio e una rete di relazioni dirette con la comunità’.

Lingua, cultura, identità. Come si mantengono?

‘Mantenere vivo il legame con la lingua e la cultura italiana, in un contesto come quello della Repubblica Dominicana, è una sfida quotidiana. Soprattutto per le nuove generazioni nate o cresciute qui, dove la trasmissione dell’italianità passa quasi sempre attraverso il filtro familiare: una lingua parlata a tavola, una ricetta tramandata, un racconto del nonno. È lì che si gioca gran parte della partita.

Ma la realtà è che molti bambini e ragazzi parlano solo spagnolo, o un italiano frammentario. Soprattutto nei nuclei misti, o dove manca un supporto strutturato. Non ci sono scuole italiane nel Paese, e i corsi di lingua – quando ci sono – non sempre riescono a garantire accesso, continuità, qualità.

Per questo il Comites della Repubblica Dominicana ha deciso di intervenire in modo concreto, sostenendo progetti capaci di portare cultura e lingua là dove si vive e si studia. Anche fuori dalle aule. Un esempio è il fumetto “Italiani nella Repubblica Dominicana: storie e avventure di vecchi amici”: un racconto semplice e inclusivo dell’esperienza migratoria italiana, pensato per i più giovani. Ne sono state stampate 500 copie, distribuite a scuole, università e centri culturali dove si insegna italiano.

Accanto a questo, è nata la Biblioteca del Comites, aperta al pubblico con una selezione di narrativa, saggistica, romanzi per ragazzi e dizionari. A questa si affiancano due biblioteche itineranti, una a Punta Cana e una a Bayahibe, per raggiungere anche i connazionali più lontani dalla capitale. L’idea è semplice: offrire libri gratuitamente, in modo capillare, dove spesso mancano perfino gli strumenti di base.

Il progetto si è allargato: una nuova biblioteca per bambini è stata aperta a San Pedro de Macorís, presso l’associazione Mis Pequeños Hermanos della Fondazione Rava, per portare la lingua italiana anche a chi ha meno possibilità. Un’altra è in fase di inaugurazione alla Scuola Diplomatica di Santo Domingo.

L’obiettivo è chiaro: creare strumenti utili, vicini, accessibili. Perché sentirsi parte dell’Italia, anche da lontano, non è questione di bandiere ma di occasioni. Di voci, parole e storie che continuano a passare di mano in mano’.

Quali sono le prospettive e le proposte del Comites per il futuro?

‘Nei prossimi anni, la nostra priorità è rafforzare i servizi di prossimità per gli italiani che vivono fuori dalla capitale: punti di raccolta documenti, eventi culturali decentrati, sportelli informativi itineranti, vogliamo anche consolidare le partnership sanitarie, offrendo sempre più accesso a cure specialistiche, consulenze a distanza e convenzioni affidabili con ospedali e assicurazioni’. ‘Chiediamo che alle istituzioni italiane venga finalmente riconosciuto, in modo concreto, il ruolo che i Comites svolgono ogni giorno nei territori: non solo con più risorse, ma anche con maggiore visibilità. Servono strumenti digitali migliori per semplificare il rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione, una rete diplomatica più forte, e un sostegno chiaro ai progetti educativi e culturali che tengono vivo il legame con l’Italia.

E soprattutto, ci auguriamo che il nostro Paese impari a guardare alla sua diaspora non come a una parentesi, ma come a una parte integrante della sua identità. Perché gli italiani all’estero non sono un’eccezione: sono una forza viva, che ogni giorno costruisce ponti tra lingue, economie, visioni del mondo’.

 

da askanews.it




Il Comites Santo Domingo e la sicurezza pubblica

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482250258 648417697726484 7450119036999289867 nLicia Colombo, Presidente del Com.It.Es. di Santo Domingo, ha partecipato sabato 8 marzo al Primo Simposio Internazionale sulle “Minacce, Preoccupazioni e Altre Sfide che Incidono sulla Sicurezza Pubblica nella Regione”, tenutosi a Punta Cana.
L’interesse del Com.It.Es. a partecipare a questo simposio nasce dalla volontà di analizzare dinamiche cruciali per la sicurezza e il benessere dei nostri connazionali.



Licia Colombo, Presidente Comites Santo Domingo: “Rapporto con la rete diplomatica ottimo, ma la Farnesina dovrebbe dedicare maggiori risorse alle sedi consolari e alle Ambasciate, per garantire un servizio più efficiente”

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image 110 426x570Da 39 anni risiede nella Repubblica Dominicana, dove ha impeccabilmente costruito la sua carriera nel settore del turismo e dell’aviazione, diventando contestualmente un punto di riferimento per i connazionali residenti: Licia Colombo, con grande passione e dedizione, da tempo lavora alacremente per promuovere iniziative culturali, sociali e di supporto alla collettività, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra la Comunità italiana residente e le Istituzioni.

“Sebbene questo impegno richieda molto tempo da sottrarre alle proprie attività imprenditoriali – ci spiega – sono convinta che lasciare un segno concreto per il benessere della nostra Comunità sia un obiettivo di fondamentale valore”.

Terminati gli studi in Inghilterra e in Italia, acquisita una solida specializzazione nel settore del turismo, Colombo ha fondato e diretto un tour operator in grado rappresentare alcuni tra i più prestigiosi gruppi italiani ed europei, oltre a diverse realtà emergenti nel panorama turistico internazionale. Successivamente, intrapreso un nuovo percorso nel settore aeronautico, ha legato il suo nome a Neos, grande compagnia aerea italiana, in qualità di rappresentante commerciale per il Paese, esperienza questa che le ha consentito di consolidare ulteriormente le competenze nel trasporto aereo e nelle dinamiche di collegamento tra l’Italia e la Repubblica Dominicana.

“Proprio la mia lunga esperienza a contatto con i connazionali residenti e la profonda conoscenza della realtà locale a livello sociale, commerciale e personale – aggiunge la Presidente – mi hanno portato a entrare a far parte del Com.It.Es con l’obiettivo di apportare un miglioramento per tutti attraverso proposte concrete”.

In modo assolutamente volontario, aggiungiamo noi, e con una passione davvero contagiosa.

Colombo, partiamo proprio da qui. Cosa significa per lei rappresentare, in qualità di Presidente del Comites, la Comunità italiana che vive a Santo Domingo? “Per me è una grande responsabilità, ma anche un’opportunità unica per fare la differenza. Sono una persona pragmatica e abituata a lavorare con obiettivi concreti, grazie alla mia lunga esperienza nel settore commerciale, questo approccio mi ha permesso di affrontare con determinazione le sfide legate a un ruolo così importante. Nonostante le risorse limitate che il governo ci mette a disposizione, ho sempre cercato di massimizzare i risultati e di portare a termine i progetti che mi sono prefissata. Posso dire con orgoglio che, lo scorso anno, il Comites di Santo Domingo è stato uno dei pochi a ricevere due finanziamenti per altrettanti progetti significativi, entrambi portati a compimento con successo. Questo risultato mi rende non solo fiera, ma anche consapevole del valore del nostro lavoro per la Comunità. Tuttavia, il mio impegno non si ferma qui, so che c’è ancora molto da fare e, nonostante le difficoltà, continuo a lavorare con determinazione per garantire che il nostro Comites riceva il supporto e le opportunità che merita”.

E’ possibile tracciare un profilo che ben rappresenti gli italiani che vivono lì? E come si è integrata la nostra comunità? “Tracciare un profilo unico della Comunità italiana in Repubblica Dominicana è complesso, proprio per la sua straordinaria varietà, essendo composta da persone provenienti da percorsi di vita e ambiti professionali molto diversi: abbiamo pensionati che scelgono di trascorrere qui gli ultimi anni della loro vita in un ambiente sereno e accogliente, imprenditori di successo che promuovono con orgoglio il Made in Italy a livello internazionale, piccoli commercianti, ristoratori e importatori che contribuiscono a diffondere la nostra cultura gastronomica e professionisti o lavoratori che si integrano nel tessuto economico locale. In un certo senso, possiamo dire che la comunità italiana in Repubblica Dominicana rappresenta una “piccola Italia”, caratterizzata da una straordinaria capacità di adattamento e intraprendenza. Questo è favorito anche dalla facilità di apprendimento della lingua spagnola e dall’ospitalità del popolo dominicano, che accoglie con entusiasmo nuove culture e persone provenienti da altri Paesi. È proprio questa sinergia tra le due culture che permette alla nostra Comunità di sentirsi parte di un contesto dinamico e inclusivo”.

Grande esperta di turismo, impossibile non chiederle consigli di viaggio per gli italiani interessati a visitare il Paese. “La Repubblica Dominicana, più che un’isola, è un grande Paese che sorprende per la varietà dei suoi paesaggi e delle esperienze che offre. Qui, si passa dalle iconiche spiagge caraibiche, che molti immaginano guardando le pubblicità, alle imponenti montagne, tra cui il Pico Duarte, la vetta più alta dei Caraibi, che supera i 3.100 metri. Il territorio è arricchito da colline, laghi, fiumi, penisole e piccole isole che circondano il Paese, senza dimenticare la bellezza dei due mari che lo bagnano: il Mar dei Caraibi e l’Oceano Atlantico, con barriere coralline mozzafiato. La Repubblica Dominicana non si limita al classico turismo balneare, è una destinazione ideale per chi cerca esperienze più dinamiche, come il trekking, il rafting, o le escursioni in montagna, per gli appassionati di storia e cultura, il Paese offre la prima città del Nuovo Mondo, Santo Domingo, il cui centro storico, patrimonio UNESCO, sta vivendo un’importante opera di ristrutturazione. Non mancano esperienze uniche, come l’avvistamento delle balene nella baia di Samaná durante l’inverno o le gare internazionali di kitesurf a Cabarete. Insomma, è una meta che accoglie tutti: dalle famiglie con bambini piccoli agli avventurieri e agli anziani in cerca di relax. La Repubblica Dominicana è una destinazione che consiglio senza esitazione: un mix perfetto di natura, cultura, storia e avventura, capace di regalare emozioni a ogni tipo di viaggiatore”

Come definirebbe il rapporto fra il Comites da lei presieduto e la rete diplomatica italiana? “Il rapporto con la rete diplomatica italiana è eccellente, caratterizzato da una forte sinergia. L’Ambasciatore Stefano Queirolo Palmas, che dirige l’Ambasciata da quasi tre anni, ha avviato numerosi cambiamenti significativi, sia nel rafforzamento dei rapporti con le Istituzioni locali che nel miglioramento dell’operatività dell’Ambasciata stessa. Questo processo è stato particolarmente complesso, considerando che l’Ambasciata è rimasta chiusa per molti anni, causando ritardi nell’erogazione di documenti essenziali, come passaporti e certificati. Pur comprendendo le difficoltà legate alla carenza di personale e alle sfide organizzative, siamo consapevoli che ci sia ancora molto lavoro da fare. Il Comites si sta impegnando al massimo per supportare i connazionali, in particolare attraverso il progetto “Sportello Comites”, un servizio che funge da “anticamera” dell’Ambasciata, offrendo assistenza nella preparazione di documenti, nelle procedure di iscrizione all’AIRE e in altre pratiche fondamentali. È un aiuto concreto e prezioso per la nostra Comunità. Detto ciò, ritengo che il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale dovrebbe dedicare maggiori risorse alle sedi consolari e alle Ambasciate, al fine di garantire un servizio più efficiente, nonostante i progressi registrati nell’ultimo anno, la strada da percorrere è ancora lunga, e continueremo a fare il possibile per sostenere i nostri connazionali e agevolare il lavoro della rete diplomatica”.

Ricordo più bello da Presidente? “Devo dire che ci sono stati molti momenti belli nel mio percorso come Presidente, quindi non ne ho uno in particolare, ogni successo per me rappresenta un momento meraviglioso. Per esempio, come dicevo, ottenere due finanziamenti per il Comites è stato un traguardo enorme, considerando che non era mai successo prima nella Repubblica Dominicana. Un altro momento significativo è stata l’apertura della Biblioteca del Comites lo scorso ottobre, un progetto a cui tenevo moltissimo e che mi ha dato grande soddisfazione. Anche il lavoro svolto per ottenere accordi con diverse assicurazioni locali è stato un successo importante: abbiamo reso possibile la copertura assicurativa per i viaggiatori italiani, in particolare per chi trascorre lunghi periodi nel Paese, a prezzi molto vantaggiosi. Un altro traguardo di cui vado fiera è l’accordo stipulato con l’Istituto Europeo di Oncologia, che offre ai cittadini italiani sconti sulla “telemedicina” e sulla “second opinion”. Attualmente sto lavorando per mettere in contatto l’istituto con i più grandi centri oncologici locali, in modo da creare una collaborazione proficua. È un progetto ambizioso su cui lavoro da oltre un anno, e quando verrà realizzato sarà sicuramente uno dei momenti più belli di questo mio percorso. Ogni passo avanti è per me una grande gioia e motivo di orgoglio, perché significa contribuire concretamente al benessere della nostra Comunità”.

E il più brutto? “A dire il vero, non ricordo momenti davvero brutti, perché cerco sempre di mantenere un atteggiamento positivo e proiettato verso il futuro.
Ciò che però mi disturba è quando alcune persone, soprattutto sui social, scrivono commenti inutili o diffondono critiche infondate per attirare attenzione o screditare il lavoro che facciamo, questo è particolarmente fastidioso perché la maggior parte del nostro impegno non è visibile: si tratta di documenti, pratiche e un lavoro continuo che non possiamo certo trasmettere in diretta per dimostrarlo. Vorrei che le persone comprendessero che il nostro impegno è volontario, nessuno di noi riceve un compenso per ciò che facciamo, anzi, spesso sosteniamo spese personali, ad esempio, io vivo a quasi tre ore dalla Capitale e mi reco lì quasi ogni settimana per il Comites, coprendo personalmente tutte le spese di viaggio. Inoltre, il tempo che dedico al Comites è tempo sottratto alla mia attività imprenditoriale, e anche questo ha un costo. Nonostante tutto, lo faccio perché amo la comunità italiana e sento il desiderio di restituire qualcosa al Paese che mi ha accolto per gran parte della mia vita. Non permetto che certi commenti negativi mi influenzino, preferisco non rispondere a chi scrive queste cose, perché le loro parole, insignificanti per me e per il mio Comites, si commentano da sole. Mi concentro piuttosto sul lavoro che posso fare e sui risultati che possiamo ottenere per la nostra Comunità”.

Siete in contatto anche con Comites che operano in altre parti del mondo? “Sì, siamo in contatto con altri Comites, in particolare attraverso una piattaforma di comunicazione attiva che collega i rappresentanti dei Comites del Sud America. Questo spazio ci consente di condividere idee, best practices e progetti che ogni Comitato porta avanti nei rispettivi Paesi, favorendo così una collaborazione reciproca che arricchisce le nostre iniziative e promuove una visione comune per il rafforzamento della Comunità italiana all’estero”.

Prossime iniziative in programma? “Tra le nostre iniziative in programma quest’anno, uno dei progetti di maggiore importanza è sicuramente l’accordo con l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO), che mira a stabilire collaborazioni con alcuni dei principali centri oncologici locali. Questo permetterebbe di accedere a servizi di alta qualità grazie alle nostre assicurazioni private, favorendo una connessione diretta con un’eccellenza internazionale come l’IEO, che è riconosciuto tra i primi dieci al mondo nel suo settore. Credo fermamente che tale accordo potrà rappresentare un valore significativo per tutti, portando benefici concreti sia ai pazienti che ai professionisti del settore. Un’altra priorità è il rafforzamento dello sportello Comites, per il quale è fondamentale garantire il finanziamento da parte del Ministero. Questo servizio rimane un punto di riferimento cruciale per i nostri connazionali, e continueremo a lavorare attivamente affinché venga supportato nel lungo periodo.
In merito alla biblioteca, quest’anno stiamo preparando un progetto di biblioteca itinerante, con l’intento di rendere i libri più accessibili a tutti i cittadini italiani, offrendo loro la possibilità di ritirare o donare libri in diverse località del Paese. Un’iniziativa che mira a rafforzare la nostra identità culturale e a favorire l’accesso alla lettura. Infine, stiamo lavorando in stretto contatto con l’Ambasciata per cercare di risolvere le difficoltà relative alla fornitura dei passaporti, sebbene questo aspetto non dipenda direttamente da noi, faremo il possibile affinché il Ministero possa inviare più personale, accelerando così il processo e migliorando l’efficienza dei servizi per la nostra Comunità. C’è un altro progetto molto rilevante su cui stiamo lavorando, ma per il momento preferisco non entrare nei dettagli, poiché siamo ancora in fase di sviluppo. È un’iniziativa complessa, ma sono fiduciosa che, se tutto procederà come previsto, riusciremo a portarla avanti. Tuttavia, il suo successo dipende in larga parte dal supporto del nostro governo, quindi non possiamo fare altro che incrociare le dita e sperare che venga accolto positivamente”.

Intervista di Marco Finelli per Gazzetta Diplomatica