Arrestato in Bulgaria il nipote del boss mafioso Tano Badalamenti

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manette arrestoNell’ambito del progetto ‘Wanted’, mirato alla ricerca e alla cattura di latitanti di spessore rilevante, sono stati arrestate due persone, già condannate a importanti pene, in cooperazione con le polizie bulgara ed albanese. Si tratta di Gaspare Ofria, nipote del noto boss mafioso di Cinisi (Palermo) Gaetano Badalamenti, latitante da due anni e destinatario di un mandato di arresto europeo: è stato rintracciato e arrestato a Sofia, in Bulgaria, grazie alle attività di indagine dei poliziotti del Servizio centrale operativo e della squadra mobile di Genova, in collaborazione con i carabinieri del Nucleo investigativo di Genova. “Ofria era stato condannato nel 2023 per bancarotta fraudolenta in concorso, uso illecito di carte di credito e per la violazione degli obblighi di assistenza familiare”, spiega una nota della Polizia di Stato.

L’arresto è stato effettuato dalla polizia bulgara in collaborazione con gli uomini della Direzione centrale della Polizia criminale – Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia. In Albania, invece, un uomo di 52 anni, componente di un’associazione criminale specializzata nel traffico di droga, che trasportava cocaina in Italia tramite imbarcazioni clandestine e irreperibile dal 2000, è stato catturato dopo un’indagine durata un anno e realizzata dai poliziotti del Servizio centrale operativo e della squadra mobile di Caserta, in collaborazione con l’ufficio dell’Esperto per la sicurezza in Albania e al Servizio per la cooperazione internazionale di polizia. Il latitante deve scontare una pena di 21 anni.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Ecuador: seminario su riciclaggio capitali illeciti con esperti antimafia italiani

ecuador lambasciatore davoli apre seminario su riciclaggio capitali illeciti con esperti antimafia italiani immagine10

ecuador lambasciatore davoli apre seminario su riciclaggio capitali illeciti con esperti antimafia italiani immagine10L’ambasciatore d’Italia in Ecuador, Giovanni Davoli, ha aperto a Quito il “Seminario Internazionale di formazione in materia di riciclaggio di capitali illeciti e confisca penale”, organizzato dal programma italiano di cooperazione giudiziaria nel Paese, “ITAJUS”, eseguito dall’Istituto Italo latino-americano (IILA). Il seminario conta con la partecipazione di esperti italiani nel campo, tra cui magistrati e rappresentanti della Guardia di Finanza. Presenti nell’occasione il Ministro degli Esteri dell’Ecuador, Gabriela Sommerfeld, il Presidente della Corte Nazionale di Giustizia, José Suing, il Presidente del Consiglio della Magistratura, Mario Godoy, il Difensore Pubblico dell’Ecuador, Ricardo Morales e il Rettore dell’Istituto di Alti Studi Nazionali, Carlos Jacomè. Di fronte ad un vasto pubblico di magistrati e operatori di giustizia, l’Ambasciatore ha riaffermato l’impegno del nostro paese nell’appoggiare la lotta al crimine organizzato transnazionale nella regione, attraverso i programmi di diplomazia giuridica coordinati dalla Farnesina. Il ministro Sommerfeld ha ringraziato il governo italiano per questo appoggio “inestimabile”. Le autorità presenti hanno inoltre ricordato le vittime della mafia in Ecuador, da ultimo il Colonnello Porfirio Cedeño, comandante delle operazioni speciale nella città di Duran, assassinato lo scorso venerdì. L’Ambasciatore ha inoltre firmato con il Rettore dell’Istituto di Alti Studi Nazionali (IAEN), un Memorandum d’Intesa tra l’ambasciata d’Italia e l’IAEN per il rafforzamento della cooperazione accademica tra i due paesi anche in materia di formazione e ricerca nell’ambito giudiziario e lotta alla mafia.(Inform)




Mafia, maxioperazione a Palermo: più di 180 arresti

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mafiaDuro colpo alla mafia palermitana. Eseguiti nella notte a Palermo e provincia 183 provvedimenti restrittivi, tra ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip e fermi disposti dalla Procura, da parte dei carabinieri. Colpiti i mandamenti di Porta Nuova, Pagliarelli, Tommaso Natale-San Lorenzo, Santa Maria del Gesù e Bagheria.

I numeri imponenti dell’inchiesta coordinata dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Palermo riportano alla mente una delle operazioni antimafia entrante nella storia della lotta a Cosa nostra: il blitz di San Michele, scattato nella notte tra il 28 e il 29 settembre del 1984 dopo le rivelazioni del boss Tommaso Buscetta al giudice Giovanni Falcone. In quell’occasione l’allora Ufficio Istruzione di Palermo fece scattare 366 mandati di cattura.

Gli arrestati di oggi sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, tentato omicidio, estorsioni (consumate o tentate) aggravate dal metodo mafioso, associazione finalizzata al traffico di droga, favoreggiamento personale, reati in materia di armi ma anche contro il patrimonio e la persona, esercizio abusivo del gioco d’azzardo.

Sono 1.200 i carabinieri impegnati. In azione militari di diversi comandi provinciali della Sicilia e del reparto Anticrimine del Ros di Palermo, con il supporto dei ‘baschi rossi’ dello squadrone eliportato Cacciatori di Sicilia, del 12esimo Reggimento ‘Sicilia’ e del 14esimo Battaglione ‘Calabria’.

I TELEFONI CRIPTATI

Telefoni cellulari di ultima generazione con applicazioni in grado di evitare le intercettazioni per comunicare liberamente sono stati usati da alcuni degli arrestati nell’operazione antimafia scattata nella notte a Palermo. Il particolare emerge dalle indagini coordinate dal procuratore Maurizio de Lucia e dall’aggiunto Marzia Sabella. Boss e gregari utilizzavano dei cellulari con installati dei sistemi di crittografia superiori a quelli normalmente presenti sul mercato.

Cosa nostra è “vitale e al passo coi tempi”: se infatti da un lato è “fortemente legata alle regole dei ‘padri fondatori’ e ai suoi antichi riti”, dall’altro emerge “la capacità degli affiliati di ricorrere ai mezzi moderni di comunicazione per cercare di sfuggire alla pressione investigativa”, sottolineano i carabinieri.

MELILLO: “IL SISTEMA CARCERARIO E’ DEBOLE”

“L’operazione antimafia di Palermo mostra una estrema debolezza del nostro circuito penitenziario deputato a lo contenimento della pericolosità dei mafiosi non sottoposti al regime del 41 bis”. Lo ha detto il procuratore nazionale Antimafia, Giovanni Melillo, nella conferenza stampa convocata a Palermo per illustrare i dettagli dell’operazione che ha portato a 181 arresti. “Si tratta di una evidenza emersa anche in altre inchieste – ha aggiunto -. Il circuito di alta sicurezza è assoggettato al dominio delle organizzazioni criminali, con i mafiosi che godono di una intatta capacità di comunicazione”.

MELONI: “LA LOTTA ALLA MAFIA NON SI FERMA”

“Un’operazione straordinaria dei Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo ha portato oggi all’arresto di oltre 180 persone, tra cui diversi boss, infliggendo un colpo durissimo a Cosa Nostra. Un risultato che conferma l’impegno incessante dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata”. Lo scrive sui social la premier Giorgia Meloni.

“Le intercettazioni lo dicono chiaramente- sottolinea-: ‘L’Italia per noi è diventata scomoda, io me ne devo andare’, ammetteva uno degli arrestati. Un segnale chiaro: la criminalità organizzata è alle strette, la lotta alla mafia non si ferma e non si fermerà. Grazie ai Carabinieri del Nucleo Investigativo e a tutte le Forze dell’Ordine che ogni giorno difendono la legalità e la sicurezza dei cittadini. La mafia va sconfitta con determinazione e senza alcun compromesso. Lo Stato c’è e non arretra”.

IL SINDACO: “UN COLPO STORICO ALLA MAFIA”

“Rivolgo il mio sentito apprezzamento al Comando provinciale dei carabinieri, alla Direzione distrettuale antimafia e alla Procura della Repubblica di Palermo per l’imponente blitz che ha dato oggi un colpo storico a quella mafia che cerca di riorganizzarsi nei diversi quartieri di Palermo e in provincia”. Così il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla.
“L’operazione di oggi svela una Cosa nostra che utilizza le nuove tecnologie e si arricchisce, soprattutto, grazie al traffico di stupefacenti e alle estorsioni – aggiunge Lagalla -. Per queste ragioni, il ringraziamento dell’amministrazione comunale va alle forze dell’ordine, alla magistratura e agli organi investigativi per l’instancabile impegno nella lotta alla criminalità organizzata”.

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