Il MAIE vota contro il decreto Tajani sulla cittadinanza, Borghese: “Punisce gli italiani nel mondo”

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Mario Borghese, senatore e vicepresidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero, durante le dichiarazioni di voto sul decreto legge che modifica la legge sulla cittadinanza, ovvero il famigerato decreto Tajani, ha annunciato il voto contrario del MAIE spiegandone dettagliatamente le motivazioni. Questo il testo completo del suo intervento:

“All’inizio del mio intervento devo ringraziare vivamente la Presidente del Gruppo a cui appartengo in rappresentanza del Movimento Associativo per gli Italiani all’Estero (MAIE), Michaela Biancofiore, e gli altri colleghi del Gruppo per avermi consentito con generosità di svolgere la dichiarazione di voto su questo decreto-legge, pur non condividendo il contenuto del provvedimento.

Annuncio sin d’ora che, diversamente dagli altri colleghi del Gruppo che voteranno a favore del decreto-legge, nel rispetto dell’appartenenza alla maggioranza di Governo, il mio voto sarà contrario.

Vengo ora alle motivazioni che mi spingono a questa decisione, che sono motivazioni sia di forma, per la scelta del Governo di approvare una riforma della cittadinanza con un decreto-legge, che di sostanza, per il contenuto del provvedimento.

La materia della cittadinanza è, per sua natura, molto complessa: prevede una casistica molto ampia di situazioni specifiche e diverse tra loro, trattandosi di una tematica che impatta direttamente sulla vita delle persone, a maggior ragione sugli italiani che vivono all’estero, su quegli italiani che non hanno mai dimenticato le loro origini e che anzi hanno operato e operano lontano dalla Patria per continuare a tenerle vive, su quei cittadini che sono legati alle tradizioni italiane e che hanno vincoli affettivi nella loro terra di origine.

Il tema della cittadinanza, che ha connotazioni storiche, giuridiche, culturali, civiche e sociali così fondamentali per ciascuno di noi, non andava modificato con un provvedimento di urgenza qual è un decreto-legge, peraltro approvato di soppiatto senza alcuna interlocuzione, con una modalità che si riscontra solitamente in casi eccezionali quali terremoti, alluvioni o altre catastrofi naturali. Bisognava piuttosto procedere con una legge ordinaria o con una legge delega, che consentono approfondimenti e tempi di esame più ampi e adeguati, per elaborare modifiche condivise e accettabili per tutti. Spero non sia sfuggito ai colleghi che invece si è scelta la strada del decreto che è stato approvato, guarda caso, dal Consiglio dei ministri il 28 marzo scorso e pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo stesso giorno, entrando in vigore il giorno successivo, ovvero il 29 marzo: una fretta mai registrata per un provvedimento di questa natura.

Ora vengo ai contenuti e alla sostanza del decreto. Per giustificare l’urgenza, gli uffici della Farnesina hanno prodotto una relazione che non corrisponde alla realtà dei fatti, che trovo incomprensibile. Con riferimento agli italiani all’estero, è stato affermato che la possibile assenza dei vincoli affettivi con la Repubblica in capo a un crescente numero di cittadini che richiedono il rilascio della cittadinanza italiana, che potrebbe raggiungere una consistenza pari o superiore alla popolazione residente nel territorio nazionale, costituisce un fattore di rischio serio e attuale per la sicurezza nazionale. Ossia, per essere chiari, ci sarebbero circa 60 milioni di italiani all’estero che richiedono tutti insieme la cittadinanza italiana, circostanza che è destituita di fondamento e verità nelle dimensioni rappresentate.

Se si va a leggere il testo del decreto approvato dal Governo, non si colgono infatti gli elementi del rischio cui si vorrebbe porre riparo, forse per la semplice ragione che i rischi medesimi non si riscontrano nella misura denunciata. Probabilmente e più realisticamente, il Governo voleva mettere uno stop agli abusi che si registrano nella notevole richiesta di cittadinanza – e tutti siamo d’accordo – in alcuni Stati del mondo ben individuati.

Voglio essere chiaro: anch’io e tutta la componente del Movimento Associativo Italiani all’Estero (MAIE) del Gruppo vogliamo combattere gli abusi senza alcun dubbio o remora, ma il punto assoluto di disaccordo sta nel fatto che il decreto, intervenendo con misure contro gli abusi, colpisce in modo pesante e discriminatorio anche i diritti di chi chiede la cittadinanza sulla base della legge del 1992 e questo è decisamente inaccettabile.

Nel testo approvato dal Governo, per fortuna poi parzialmente modificato in Commissione, grazie all’impegno di altri colleghi di maggioranza, anche di colleghi di opposizione che ringrazio molto, si sarebbe impedito ai cittadini italiani non nati in Italia di trasmettere la cittadinanza ai figli e ai nipoti. Insomma, si creava una discriminazione tra i cittadini nati in Patria e quelli nati all’estero che pur sempre cittadini sono. Si determinava così una violazione dello ius sanguinis su cui in Italia si fonda l’acquisto automatico della cittadinanza a favore di una sorta di ius soli riveduta e corretta che non esiste nella nostra legislazione.

Per fortuna, come dicevo, dopo un lungo confronto in Commissione, di cui ringrazio in primo luogo il presidente Alberto Balboni e anche tutti i colleghi della maggioranza, molto sensibili alla materia, si sono fatti passi in avanti importanti ma che sono, a mio parere, necessari ma non sufficienti. Permangono ancora discriminazioni che andranno eliminate prestissimo, mi auguro, con una legge organica sulla cittadinanza che il Governo si è impegnato presentare a breve.

Per farmi capire da tutti e da chi ci ascolta da casa, in particolare dai concittadini che vivono all’estero e che mi stanno particolarmente a cuore, farei un esempio per spiegare gli effetti concreti del decreto che volete approvare.

Un cittadino italiano, per trasmettere la cittadinanza al figlio non potrà intanto avere un’altra cittadinanza, ad esempio quella italiana e quella svizzera. Tale divieto è già di per sé incomprensibile, visto che l’Italia ha sempre consentito il possesso della doppia cittadinanza. D’ora in poi potrà avere solo quella italiana e, in questo caso, potrà trasmettere la cittadinanza solo al figlio o ai figli nati entro la mezzanotte del 27 marzo 2025; gli altri eventuali figli nati dopo questa data avranno anch’essi la cittadinanza italiana, ma non potranno più trasmetterla a loro volta. Si blocca inspiegabilmente la catena di trasmissione. Si è creata così una cittadinanza di serie a e una di serie b, ciò all’interno della stessa famiglia, in palese contrasto con i basilari principi sanciti dalla Costituzione italiana e in violazione dello ius sanguinis vigente.

Per farvi capire, due fratelli, figli degli stessi genitori, non avranno gli stessi diritti. Inoltre, sorprende che con questo decreto venga di fatto misconosciuta da un Governo di centrodestra la battaglia per gli italiani all’estero combattuta con forza e successo nei primi anni Duemila dall’onorevole ed ex ministro Tremaglia, padre della legge che ha consentito agli italiani che vivono nel mondo di eleggere i propri parlamentari.

Qua mi voglio fermare e desidero approfittare di questa occasione per confermare gratitudine a Tremaglia e alla sua famiglia politica per la loro storica battaglia. Anche io sono in quest’Aula grazie a voi e alla visione di Tremaglia.

Nel votare contro questo decreto sulla cittadinanza auspico, quindi, che nell’immediato futuro si possa rivedere il provvedimento che giudico negativamente.

Continuerò a battermi nel Senato in questa direzione e lo farà anche il MAIE, il movimento politico che qui rappresento, il quale ha nel suo dna la tutela degli italiani all’estero.

In conclusione, ribadisco a nome del MAIE il voto contrario, mentre gli altri colleghi del Gruppo (Civici d’Italia-UDC-Noi Moderati-Coraggio Italia-Centro Popolare) voteranno a favore”.

 




Cittadinanza: grazie al MAIE e al lavoro del Sen. Borghese sventato l’ennesimo attacco agli italiani all’estero

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borghese ufficio1Grazie al Movimento Associativo Italiani all’Estero, e all’importantissimo lavoro portato avanti in Parlamento dal Senatore MAIE Mario Borghese, i cittadini italiani maggiori di 18 anni non dovranno presentare il B1. Sventato, dunque, grazie al Movimento fondato e presieduto da Ricardo Merlo, l’ennesimo attacco agli italiani all’estero.

Grazie all’impegno massiccio del MAIE, infatti, le commissioni Bilancio e Affari costituzionali hanno respinto l’idea di mettere a serio rischio il possesso della cittadinanza italiana per tutti gli italiani che vivono all’estero. Un emendamento prevedeva, infatti, che, se entro tre anni
dall’approvazione della legge di conversione del decreto-legge in corso di esame, i cittadini italiani residenti all’estero – esclusi gli ultra settantenni e i disabili – non avessero presentato un attestato B1 sulla conoscenza della lingua italiana, avrebbero perso la cittadinanza.

“Una misura inaccettabile e inspiegabile”, ha dichiarato il Sen. Borghese, che poi ha aggiunto: “Per fortuna, la maggioranza ha ascoltato la nostra ferma e decisa protesta. In Aula, al momento dell’esame, spiegheremo in modo compiuto la nostra posizione sul decreto-legge del 28 marzo”, ha annunciato in conclusione.

italiachiamaitalia.it




Assistenza sanitaria per i pensionati italiani all’estero, il MAIE presenta disegno di legge

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odoguardi mic logoDietro forte impulso del vicepresidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero, Vincenzo Odoguardi, il MAIE ha presentato un disegno di legge, a prima firma Sen. Mario Borghese, per la modifica della legge 23 dicembre 1978, n. 833, volta a garantire l’assistenza sanitaria ai pensionati iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE).

Si legge nell’introduzione al testo di legge, si intende sanare un vulnus nella tutela del diritto alla salute dei pensionati italiani residenti all’estero. Sembra opportuno, anzi legittimo, che questi cittadini abbiano i medesimi servizi garantiti agli altri, a partire da quelli sanitari.

Per le ragioni esposte, si propone l’inserimento di tre nuovi commi all’articolo 19 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, al fine di garantire l’assistenza sanitaria ai pensionati iscritti nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE).

“Ci tenevo particolarmente – dichiara il vicepresidente MAIE Odoguardi – a presentare in Parlamento una proposta di legge che andasse verso la direzione auspicata da tempo da tantissimi pensionati italiani nel mondo con cui siamo in contatto, così come da diverse associazioni di pensionati italiani residenti oltre confine. Mi piace ricordare, una su tutte, l’Associazione Pensionati della Repubblica Dominicana, fondata dal compianto Ivo Bellacini, che per anni si è battuta affinchè i pensionati italiani all’estero potessero ricevere, in Italia, le stesse prestazioni sanitarie garantite ai cittadini che vivono stabilente nello Stivale. Auspichiamo l’approvazione di tale proposta nel più breve tempo possibile, in modo tale da rendere giustizia a coloro che, da pensionati, pagano le tasse in Italia – pensiamo all’Irpef – senza tuttavia vedersi garantita l’assistenza sanitaria nel BelPaese”.

ARTICOLI DDL

Art. 1.
(Finalità)

  1. Al fine di garantire l’effettiva tutela della salute quale diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, ai sensi dell’articolo 1 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, la presente legge reca disposizioni volte a consentire ai cittadini pensionati italiani iscritti nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) l’accesso alle prestazioni incluse nei livelli essenziali di assistenza garantiti ai cittadini residenti in Italia. Art. 2.
    (Modifica dell’articolo 19 della legge 23 dicembre 1978, n. 833)
  2. All’articolo 19 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, dopo il terzo comma sono aggiunti i seguenti: «Le prestazioni sanitarie garantite dal Servizio sanitario nazionale sono erogate gratuitamente anche ai pensionati italiani iscritti nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE), di cui all’articolo 1 della legge 27 ottobre 1988, n. 470. Tali pensionati sono equiparati ai cittadini residenti in Italia per quanto riguarda l’accesso alle prestazioni sanitarie. I pensionati iscritti all’AIRE sono registrati presso l’azienda sanitaria locale (ASL) competente per territorio sulla base dell’ultima residenza in Italia o, in caso di assenza di una precedente residenza in Italia, presso l’azienda sanitaria locale designata dal Ministero della salute.

Le modalità di erogazione delle prestazioni sanitarie agli iscritti all’AIRE sono definite con regolamento del Ministero della salute, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, di concerto con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale ».

Art. 3.
(Disposizioni transitorie e finali)

  1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministero della salute, di concerto con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, emana un regolamento che definisce le modalità operative per l’erogazione delle prestazioni sanitarie agli iscritti all’AIRE, inclusi i meccanismi di rimborso per le spese sanitarie sostenute all’estero.
  2. Le disposizioni della presente legge si applicano a decorrere dal primo giorno del mese successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.



Odoguardi (MAIE): “La Marca (Pd) vende fumo mentre lo ius sanguinis è in pericolo”

odoguardi mic logo

odoguardi mic logoTroviamo ridicole e persino controproducenti, per gli italiani all’estero e i loro discendenti, le dichiarazioni della Senatrice Pd Francesca La Marca, che in una sua recente nota ha voluto comunicare con un entusiasmo del tutto imbarazzante il fatto che il Governo abbia presentato un emendamento sul Riacquisto della Cittadinanza per chi l’ha persa, ovvero una misura che interessa – forse – una minima parte dei connazionali residenti all’estero.

La Marca, invece di occuparsi del decreto che punta a limitare fortemente la cittadinanza ius sanguinis e che uccide il futuro dell’italianità all’estero, si dice soddisfatta perché l’esecutivo ha presentato un emendamento sul Riacquisto della Cittadinanza.

Cioè, mentre si sta cercando di sterminare lo ius sanguinis, con tutto ciò che ne consegue, lei sarebbe pronta a brindare a champagne per una misura, un contentino, che riguarda di fatto pochissime persone.

Ma come si può essere così insensibili di fronte a ciò che sta accadendo, dopo l’approvazione del cosiddetto pacchetto cittadinanza? Non dimentichiamo, inoltre, che La Marca in passato si è detta d’accordo nel limitare lo ius sanguinis a due generazioni… Ancora: dove sono i leader della sinistra? Perché Elly Schlein non proferisce parola? Dov’è Giuseppe Conte? Nulla, silenzio assoluto.

Nella zona del Centro America e dei Caraibi le dichiarazioni della senatrice hanno suscitato sgomento e allo stesso tempo ilarità, ma anche negli USA e in Canada tanti italiani nel mondo con cui siamo quotidianamente in contatto sono rimasti a dir poco perplessi, non sapendo – di fronte a tale uscita – se ridere o piangere. Sembra infatti uno scherzo, purtroppo è tutto vero.

L’auspicio da parte nostra è che La Marca possa dimostrare presto di volersi unire alla battaglia, che come MAIE stiamo portando avanti con coraggio e determinazione, tesa ad annullare o quanto meno a modificare in meglio il decreto che nelle ultime settimane ha causato un enorme caos tra le comunità italiane nel mondo. Sarà in grado di farlo? Nonostante i forti dubbi che nutriamo in proposito, ci auguriamo di sì.

Vincenzo Odouardi, Vicepresidente MAIE – Movimento Associativo Italiani all’Estero




Il MAIE Nord, Centro, Caraibi e Sud America consegna la lettera contro il Decreto 36/2025

mobilitazione maie decreto36

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Dal Canada all’Argentina, passando per il Messico, i Caraibi e l’America Centrale, il MAIE ha portato a termine una mobilitazione corale, compatta e determinata.

La consegna della lettera indirizzata al Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani è avvenuta in decine di sedi diplomatiche italiane in tutto il continente americano, grazie all’impegno diretto e coordinato dei rappresentanti MAIE nei rispettivi Paesi.

Un messaggio chiaro, consegnato ovunque

Un atto collettivo, sincronizzato e simbolico.

Un messaggio forte, recapitato fisicamente alle istituzioni italiane attraverso l’azione simultanea di coordinatori, rappresentanti e volontari del MAIE.

La lettera — firmata dal Senatore Mario Borghese, dal Senatore Ricardo Merlo e dal Commendatore Vincenzo Odoguardi — chiede con fermezza il ritiro immediato del Decreto Legge 36/2025, che nega la trasmissione della cittadinanza italiana oltre la seconda generazione, minacciando i diritti di milioni di italiani all’estero.

Paesi coinvolti nella mobilitazione

Nel Nord, Centro e Sud America, la lettera è stata fisicamente consegnata nelle seguenti città:

✅ Messico – Giovanni Buzzurro Antonio Mariniello
✅ Costa Rica – Giancarlo Parisi
✅ Panamá – Gaetano Sciacqua
✅ Chicago (USA) – Pat Capriati
✅ Houston (USA) – Francesco Rallo
✅ New Jersey (USA) – Matteo Provaskin
✅ New York (USA) – Quintino Cianfaglione
✅ Miami (USA) – Dennis Casco
✅ Toronto (Canada) – Francesco Sanci e Luigi Demartino
✅ Montreal (Canada) – Jorge Gallo
✅ Repubblica Dominicana – Massimiliano Atrigna e Tullio Marino
✅ Guatemala – Sebastian Marcucci
✅ Los Angeles (USA) – Nicolò Gobbi
✅ Argentina – Coordinatori MAIE con folta partecipazione davanti all’ambasciata
✅ Uruguay, Brasile, Paraguay, Cile, Bolivia, Venezuela, Perù – Consegne parallele

In molti casi, la lettera è stata consegnata direttamente nelle sedi diplomatiche: a Chicago, il coordinatore Pat Capriati ha avuto un lungo e costruttivo dialogo con il Console Generale; in Messico, la consegna è avvenuta personalmente all’Ambasciatore d’Italia, dando particolare rilievo istituzionale al gesto.

Il contenuto della lettera: identità, memoria, dignità

La lettera denuncia con chiarezza che il Decreto 36/2025 rappresenta:

Un attacco alla trasmissione dell’identità culturale e giuridica alle nuove generazioni

Una frattura nel principio di unità tra italiani dentro e fuori dai confini nazionali

Una visione discriminatoria che crea italiani “di serie A e serie B”

Il MAIE non chiede: esige:

Il ritiro immediato del decreto

Un dialogo aperto e trasparente con le comunità italiane all’estero

Il riconoscimento pieno e incondizionato dei diritti dei cittadini italiani nel mondo

“Un popolo che dimentica non ha futuro.”

Noi non dimentichiamo. Noi lottiamo.

Se ignorati, la mobilitazione continuerà

Questa azione congiunta nelle Americhe è solo il primo passo. Se le istanze delle comunità italiane all’estero continueranno a essere ignorate, il MAIE non resterà fermo: la mobilitazione si intensificherà, si allargherà e si rafforzerà.

La cittadinanza italiana non è una concessione: è un diritto.

E chi vive lontano dall’Italia, ma porta l’Italia nel cuore ogni giornonon può essere escluso dal futuro del Paese.

Missione compiuta. Ora, attendiamo risposte.




Il MAIE si fa sentire: riunioni nella Repubblica Dominicana. Incontri con la comunità italiana tra riflessioni, proposte e impegno

maie boca chica

maie boca chicaIn un clima di partecipazione sincera e sentita, martedì 8 aprile, alle ore 17:00, il ristorante italiano “Momo” ha ospitato il secondo incontro organizzato dal MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero) con la comunità italiana di Boca Chica. Un appuntamento importante, che ha riunito connazionali, esponenti del movimento e personalità locali per confrontarsi su temi concreti e quotidiani, condividere proposte e rafforzare il senso di appartenenza.

Un inizio all’insegna del ricordo

L’incontro si è aperto con un minuto di silenzio dedicato alle vittime del tragico episodio avvenuto la mattina stessa nella capitale. Un gesto semplice ma carico di significato, che ha unito tutti i presenti in un momento di solidarietà verso le famiglie colpite.

Aurora Francesca Reparato, coordinatrice dell’evento, ha ringraziato i partecipanti per la loro presenza e ha introdotto il senso dell’incontro: “Parliamo di ciò che viviamo ogni giorno. Ascoltiamoci e proviamo a costruire soluzioni concrete insieme.”

I contributi della serata

Vincenzo Odoguardi, Vicepresidente del MAIE, ha ribadito l’importanza di avere un ministero dedicato esclusivamente agli italiani all’estero, sottolineando i limiti dell’attuale struttura accorpata al Ministero degli Esteri. Ha poi toccato diversi punti fondamentali:

Tesserino sanitario e pensionati AIRE: attualmente, i pensionati iscritti all’AIRE non hanno accesso al tesserino sanitario, nonostante paghino le tasse. Questo li priva di servizi essenziali, come ricette e assistenza medica.

Forza politica: con circa 83.000 italiani residenti in Repubblica Dominicana, Odoguardi ha ricordato l’importanza di costruire rappresentanza e peso politico, anche in vista della promessa – mai realizzata – di un Ministero per gli italiani all’estero.

Casi speciali: fondi limitati ma esistenti presso l’Ambasciata per casi di estrema necessità. Il MAIE si rende disponibile a fare da ponte con i cittadini.

Infine, ha criticato duramente il decreto del 27 marzo sulla cittadinanza, considerandolo un ostacolo per i discendenti italiani: “Non possiamo accettare che la cittadinanza diventi una barriera. È un diritto che unisce, non un privilegio da difendere dietro la burocrazia.”

Massimiliano Atrigna, Coordinatore MAIE per i Caraibi, ha ricordato quanto sia importante la partecipazione al voto, in particolare alle elezioni del Comites previste per il 2027. Ha invitato tutti a richiedere la scheda elettorale e a sostenere con forza la candidatura di Vincenzo Odoguardi.

La dottoressa Veras, invitata speciale, ha condiviso informazioni pratiche e fondamentali legate all’assistenza sanitaria locale, offrendo suggerimenti concreti su come affrontare emergenze e situazioni delicate. Il suo intervento ha ricevuto il plauso dei presenti, e ha rafforzato il senso di comunità.

Proposte e prospettive

  • Nel corso dell’incontro sono emerse proposte chiare:
  • Facilitare l’iscrizione AIRE e migliorare la comunicazione sui suoi vantaggi.
  • Lavorare per una legge più giusta per i pensionati italiani all’estero.
  • Rafforzare la rete di informazione e rappresentanza del MAIE.

Chiusura della serata

L’incontro si è concluso con uno scambio di auguri per la Pasqua e un brindisi che ha unito tutti in un clima familiare e costruttivo. Le parole dei partecipanti hanno lasciato un messaggio chiaro: l’impegno del MAIE c’è, è reale, ed è al servizio della comunità.

La serata ha confermato quanto sia forte il desiderio di essere ascoltati, coinvolti e rappresentati. La strada è tracciata, e con il contributo di tutti sarà possibile fare ancora di più.

Bavaro – 10 aprile 2025 (Carlo Raspollini)

Un’altra riunione s’è realizzata il giovedì 10 aprile alle ore 17.30 sulla terrazza del Ristorante Italiano “Simaredo”, in Avenida Alemania, nel Cortecito di Bavaro – Punta Cana. Sono state gettate le basi del primo incontro al quale la comunità non ha risposto adeguatamente. Nonostante i moltissimi avvisi fatti ci siamo ritrovati in pochi a parlare con Max Atrigna (Coordinatore Maie dei Caraibi) e Pasquale Sicignano. Era un passo che andava comunque fatto per dimostrare di esistere e di voler contare in una realtà che è stata segnata da un passato di disillusioni e incomprensioni. Alla fine dell’inmcontro s’è stabilito di realizzare una chat per tenere unito il gruppo di base costituito da una ventina di nominativi per informarli delle attività del Maie e per recepire le loro osservazioni e richieste.

Las Terrenas – 17 aprile 2025 (Alessandro Fasanella)

Lavorare insieme per costruire una comunità italiana all’estero più forte.

Il 17 Aprile a Las Terrenas assieme al vicepresidente MAIE Vincenzo Odoguardi e il coordinatore Caraibi Massimiliano Atrigna, abbiamo incontrato la comunità italiana.

Oltre a porgere un augurio di buona Pasqua abbiamo trattato temi strategici: sanità, servizi consolari e imprenditorialità.

II MAIE in Repubblica Dominicana rafforza sempre di più il suo impegno, l’unico movimento che ha come unico interesse gli italiani all’estero.




Odoguardi (MAIE): “Chi ha sangue italiano è italiano. L’Italia non è un Paese da ius soli”

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odoguardi maie loghiNew York, 28 aprile – “Chi ha sangue italiano è italiano, su questo non ci sono dubbi. L’Italia non è un Paese da ius soli.” Con queste parole Vincenzo Odoguardi, vicepresidente mondiale del MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero), commenta da New York il nuovo decreto sulla cittadinanza, oggetto di forti polemiche tra le comunità italiane nel mondo.

«Oggi siamo a New York, uno dei principali porti di arrivo dell’emigrazione italiana dopo l’Unificazione del Regno d’Italia, dopo la Prima e la Seconda Guerra Mondiale.
Molti mi hanno chiesto cosa penso del nuovo decreto sulla cittadinanza.
Comprendo le ragioni che hanno portato a questa proposta, ma la forma in cui il decreto è stato scritto e presentato è tra le peggiori possibili.»

Odoguardi ricorda come gli italiani all’estero siano i veri ambasciatori dell’italianità:
«Se nel mondo si conoscono la carbonara, la pizza, il tiramisù o luoghi iconici italiani, è grazie alla grande emigrazione italiana. Ognuno dei nostri emigrati ha portato con sé cultura, lingua, valori, tradizioni gastronomiche. Sono loro che promuovono i prodotti che rendono l’Italia celebre nel mondo.»

Secondo Odoguardi, il decreto rappresenta una deriva verso lo ius soli e rischia di compromettere l’identità culturale italiana:
«Sentirsi italiani non deriva dalla territorialità, bensì da una cultura viva e ricchissima: oltre 180 dialetti, 5.800 tipi di cibo, 535 varietà di vini, 60 siti UNESCO, il design, la moda, l’industria italiana. L’identità italiana è un patrimonio che vive nel cuore di chi la porta avanti, ovunque nel mondo.»

Preoccupano, inoltre, i contenuti della nota tecnica allegata al decreto:
«Gli italiani all’estero vengono considerati “un problema di sicurezza nazionale”. È un’offesa inaccettabile. Il rischio è che, in futuro, i nostri discendenti perdano lingua, cultura e valori italiani. I nostri spaghetti verranno chiamati noodles o macaronis, la nostra industria sarà penalizzata, il nostro design oscurato da quello di altri Paesi.»

Il MAIE ha già presentato emendamenti mirati:
«In particolare chiediamo di eliminare la dicitura “nato in Italia”, che obbligherebbe i figli di italiani nati all’estero a risiedere almeno due anni in Italia per poter trasmettere la cittadinanza.
Senza questa dicitura, il decreto può ancora tutelare e proteggere la comunità italiana all’estero, anche per le future generazioni.»




MAIE Costa Rica. Due volti nuovi, nati all’estero e con l’Italia nel cuore

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decreto tajani cittadinanza parisi frittella maie 1Il MAIE – Movimento Associativo Italiani all’Estero – accoglie due nuove figure di riferimento in Costa Rica: Giancarlo Parisi e Giuseppe Frittella, entrambi nati in America Latina ma profondamente legati alle loro radici italiane.

Non sono semplici nomi. Sono storie. Sono figli della migrazione italiana che, pur crescendo lontano dalla Penisola, hanno mantenuto forte il senso di appartenenza, la lingua, la cultura e il desiderio di difendere l’identità italiana ovunque nel mondo.

Contro il nuovo Decreto: voce ai giovani e ai discendenti italiani

Entrambi si dichiarano fermamente contrari al nuovo Decreto, che rischia di cancellare la cittadinanza ai discendenti di italiani nati all’estero, limitando così il futuro dell’italianità nel mondo.

“Abbiamo il dovere di difendere ciò che i nostri nonni e genitori ci hanno trasmesso. Non è solo cittadinanza: è identità, cultura, memoria”, afferma Giancarlo Parisi, docente di Studi Sociali e attivissimo nella promozione della storia italiana tra i giovani italodiscendenti in Costa Rica.

Giancarlo Parisi: educare per unire

Nato a San José, Parisi è un giovane educatore con una vocazione chiara: unire la comunità italiana attraverso la conoscenza e la cultura. È stato scelto per il suo impegno concreto nel risvegliare nei giovani il senso di appartenenza a una comunità italofona, troppo spesso dispersa e ignorata.

“Il MAIE può essere quel ponte tra generazioni che abbiamo sempre cercato. E io voglio essere una voce per la mia generazione”, aggiunge con entusiasmo.

Giuseppe Frittella: l’italianità passa anche dalla cucina

Influencer gastronomico e figlio di un marchigiano emigrato, Giuseppe è l’anima del progetto @TavoloRossoCR, con decine di migliaia di follower che ogni giorno scoprono attraverso i suoi contenuti la bellezza della cucina italiana autentica in Costa Rica.

“La mia missione è chiara: valorizzare la tradizione italiana nella ristorazione, educando sul vero significato del Made in Italy. Far parte del MAIE significa portare questa battaglia in modo ancora più forte”, racconta.

Nominati dalla Coordinatrice Nazionale con l’Avvallo del Vicepresidente

La nomina di Giancarlo Parisi come Responsabile Giovani MAIE Costa Rica e di Giuseppe Frittella Vargas come Responsabile Cultura e Tradizione MAIE Costa Rica è avvenuta su proposta della coordinatrice nazionale Paola Ceccon, con l’avvallo personale del vicepresidente del MAIE Vincenzo Odoguardi. Una scelta che guarda al futuro, alla partecipazione giovanile e al rafforzamento della presenza del MAIE in America Centrale.

Chi sono i nuovi responsabili MAIE in Costa Rica?

Giancarlo Parisi
Responsabile– Area Storia e Politiche Italo-discendenti in Costa Rica
Docente di Studi Sociali, nato a San José da padre calabrese, impegnato nella promozione della storia e della cultura italiana tra le nuove generazioni italodiscendenti.

Giuseppe Frittella Vargas
Responsabile-Promozione della Gastronomia e del Made in Italy
Influencer gastronomico, esperto di cucina italiana, con un seguito attivo su Instagram e TikTok. Difende la tradizione culinaria italiana come forma di cultura e identità.

Italiani all’estero, il futuro siamo noi

Queste nomine segnano un passo importante nel rinnovamento del MAIE e rappresentano un messaggio forte per tutte le comunità italiane all’estero: non siamo invisibili, e non resteremo in silenzio.

Il MAIE non è un partito, è un movimento di coscienze. E oggi, con Giancarlo e Giuseppe, ha due voci nuove, giovani, profonde. Due volti dell’Italia nel mondo.




Odoguardi (MAIE): “Italiani all’estero uniti contro il decreto della vergogna”

odoguardi emendamenti

odoguardi emendamentiDopo l’approvazione del cosiddetto “Pacchetto cittadinanza”, votato nei giorni scorsi all’unanimità dal Consiglio dei ministri, gli italiani nel mondo, e i loro discendenti, vivono un momento di massima confusione.

Come MAIE riceviamo ogni giorno decine e decine di messaggi, via email e attraverso i social, di connazionali che ci chiedono delucidazioni in merito e ci spingono a continuare la battaglia per una riforma della cittadinanza ius sanguinis giusta, che non si dimentichi che l’emigrazione fa parte della Storia del nostro Paese

“Posso ancora trasmettere la cittadinanza italiana a mio figlio? E mio nipote sarà cittadino italiano se nascerà all’estero? E il figlio di mio nipote?”: sono questi, tra gli altri, gli interrogativi che ci arrivano da parte di tanti nostri fratelli italiani residenti oltre confine.

In attesa che il Parlamento si metta al lavoro, per cercare di migliorare questa riforma che di fatto limita fortemente lo ius sanguinis e apre le porte pericolosamente allo ius soli, ci chiediamo: se il decreto dovesse passare così com’è stato votato in Cdm, che ne sarà della presenza italiana nel mondo? Che ne sarà di quei milioni di ambasciatori che all’estero diffondono la nostra lingua, la cultura italiana, promuovono le eccellenze made in Italy? Che ne sarà dell’italianità oltre confine, di cui tanti di noi vanno fieri?

Con il Movimento Associativo Italiani all’Estero, anche grazie alla preziosa collaborazione dei nostri Parlamentari, sempre sotto la regia del presidente del MAIE, Ricardo Merlo, siamo al lavoro per cercare di porre rimedio a quello che per molti rappresenta un vero affronto alla collettività italiana che vive fuori dai confini dello Stivale.

Appena avremo presentato gli opportuni emendamenti, ne daremo notizia sui nostri canali social e sui media.

Fino ad allora, stiamo portando avanti un lavoro di moral suasion a livello politico, affrontando il tema con le diverse forze politiche italiane, cercando di far capire loro che un taglio così netto alla trasmissione della cittadinanza ius sanguinis non solo fa male a chi è partito dal BelPaese e ai suoi discendenti, ma all’Italia stessa.

Non restiamo quindi a guardare con le braccia incrociate. Per cercare di sensibilizzare il governo su questo tema in particolare, è in programma il 3 maggio a Roma, davanti al Campidoglio, una manifestazione pacifica per protestare contro quello che la comunità degli oriundi ha definito “il decreto della vergogna”, perché “il sangue italiano non diluisce con il tempo”.

Appoggiamo e sosteniamo l’evento, a cui parteciperanno anche rappresentanti del MAIE. Vogliamo far sentire forte la nostra voce, insieme a quella di tanti altri connazionali che si sentono traditi da una riforma che non tiene minimamente in considerazione l’importanza della presenza italiana a livello globale. Ora più che mai la battaglia continua.

Vincenzo Odoguardi, vicepresidente mondiale MAIE

 

foto: italiachiamaitalia.it




Rigettato il ricorso ANFE: il Consiglio di Stato conferma il MAIE nel CGIE

merlo scrivania

merlo scrivaniaRigettato dal Consiglio di Stato il ricorso dell‘ANFE, l’Associazione Nazionale Famiglie Emigrate, contro il Movimento Associativo Italiani all’Estero: il consigliere nominato dal MAIE, nella sua qualità di associazione – cioè il fondatore e presidente Ricardo Merlo – resta all’interno del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero.
Ne dà notizia il Maie in una nota in cui ripercorre le fasi della vicenda: “tutto – vi si legge – ha inizio nel 2023, quando l’ANFE presenta ricorso nei confronti del Movimento fondato e presieduto da Merlo, ricorso che veniva articolato in un unico motivo: secondo i vertici ANFE il MAIE non avrebbe avuto diritto, come associazione, ad esprimere un membro all’interno del Consiglio Generale. Questo perché, adducevano, il MAIE è un partito e non, appunto, una realtà associativa. Alla domanda di annullamento, nel ricorso presentato si accompagnava la richiesta di nominare un componente che fosse espressione dell’ANFE al posto di quello del MAIE”.
Con nota del 9 gennaio 2024, continua il Maie, “il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale ha trasmesso la relazione istruttoria, prospettando l’infondatezza del ricorso sul presupposto della qualificazione del MAIE – alla luce della sua presenza in seno alla Consulta nazionale dell’emigrazione e allo stesso CGIE, nell’aliquota di estrazione associativa – in termini di associazione nazionale dell’emigrazione e, comunque, dell’impossibilità di rinvenire, nell’ordinamento, una distinzione tra partiti e associazioni (dal momento che i partiti sono associazioni di diritto privato). In altri termini, la qualificazione del MAIE in termini di partito politico non escluderebbe la natura di associazione nazionale dell’emigrazione, con conseguente possibilità di esprimere un componente del CGIE anche in tale qualità (come peraltro accaduto in passato)”.
Il Ministero “ha precisato inoltre che la scelta del componente designato dal MAIE in luogo di quello designato dall’ANFE è stata determinata dalla riscontrata maggiore rappresentatività della prima associazione rispetto alla seconda, in termini di numero di iscritti, capillarità della presenza delle sedi in cui si articola la rete associativa e attività effettivamente svolte. Con queste premesse, il Consiglio di Stato non ha potuto fare altro che respingere il ricorso ANFE, accogliendo le osservazioni della Farnesina e consentendo così al membro nominato dal MAIE – in questo caso, proprio il presidente Merlo – di restare all’interno del CGIE”.
“Conclusa questa battaglia con una vittoria – conclude il Maie – sarebbe anche possibile – al momento dunque è soltanto un’ipotesi – che i vertici del Movimento Associativo si preparino ora a presentare richiesta di risarcimento nei confronti dell’Associazione Nazionale Famiglie Emigrate”. (aise)