Il MAIE vota contro il decreto Tajani sulla cittadinanza, Borghese: “Punisce gli italiani nel mondo”


Mario Borghese, senatore e vicepresidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero, durante le dichiarazioni di voto sul decreto legge che modifica la legge sulla cittadinanza, ovvero il famigerato decreto Tajani, ha annunciato il voto contrario del MAIE spiegandone dettagliatamente le motivazioni. Questo il testo completo del suo intervento:
“All’inizio del mio intervento devo ringraziare vivamente la Presidente del Gruppo a cui appartengo in rappresentanza del Movimento Associativo per gli Italiani all’Estero (MAIE), Michaela Biancofiore, e gli altri colleghi del Gruppo per avermi consentito con generosità di svolgere la dichiarazione di voto su questo decreto-legge, pur non condividendo il contenuto del provvedimento.
Annuncio sin d’ora che, diversamente dagli altri colleghi del Gruppo che voteranno a favore del decreto-legge, nel rispetto dell’appartenenza alla maggioranza di Governo, il mio voto sarà contrario.
Vengo ora alle motivazioni che mi spingono a questa decisione, che sono motivazioni sia di forma, per la scelta del Governo di approvare una riforma della cittadinanza con un decreto-legge, che di sostanza, per il contenuto del provvedimento.
La materia della cittadinanza è, per sua natura, molto complessa: prevede una casistica molto ampia di situazioni specifiche e diverse tra loro, trattandosi di una tematica che impatta direttamente sulla vita delle persone, a maggior ragione sugli italiani che vivono all’estero, su quegli italiani che non hanno mai dimenticato le loro origini e che anzi hanno operato e operano lontano dalla Patria per continuare a tenerle vive, su quei cittadini che sono legati alle tradizioni italiane e che hanno vincoli affettivi nella loro terra di origine.
Il tema della cittadinanza, che ha connotazioni storiche, giuridiche, culturali, civiche e sociali così fondamentali per ciascuno di noi, non andava modificato con un provvedimento di urgenza qual è un decreto-legge, peraltro approvato di soppiatto senza alcuna interlocuzione, con una modalità che si riscontra solitamente in casi eccezionali quali terremoti, alluvioni o altre catastrofi naturali. Bisognava piuttosto procedere con una legge ordinaria o con una legge delega, che consentono approfondimenti e tempi di esame più ampi e adeguati, per elaborare modifiche condivise e accettabili per tutti. Spero non sia sfuggito ai colleghi che invece si è scelta la strada del decreto che è stato approvato, guarda caso, dal Consiglio dei ministri il 28 marzo scorso e pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo stesso giorno, entrando in vigore il giorno successivo, ovvero il 29 marzo: una fretta mai registrata per un provvedimento di questa natura.
Ora vengo ai contenuti e alla sostanza del decreto. Per giustificare l’urgenza, gli uffici della Farnesina hanno prodotto una relazione che non corrisponde alla realtà dei fatti, che trovo incomprensibile. Con riferimento agli italiani all’estero, è stato affermato che la possibile assenza dei vincoli affettivi con la Repubblica in capo a un crescente numero di cittadini che richiedono il rilascio della cittadinanza italiana, che potrebbe raggiungere una consistenza pari o superiore alla popolazione residente nel territorio nazionale, costituisce un fattore di rischio serio e attuale per la sicurezza nazionale. Ossia, per essere chiari, ci sarebbero circa 60 milioni di italiani all’estero che richiedono tutti insieme la cittadinanza italiana, circostanza che è destituita di fondamento e verità nelle dimensioni rappresentate.
Se si va a leggere il testo del decreto approvato dal Governo, non si colgono infatti gli elementi del rischio cui si vorrebbe porre riparo, forse per la semplice ragione che i rischi medesimi non si riscontrano nella misura denunciata. Probabilmente e più realisticamente, il Governo voleva mettere uno stop agli abusi che si registrano nella notevole richiesta di cittadinanza – e tutti siamo d’accordo – in alcuni Stati del mondo ben individuati.
Voglio essere chiaro: anch’io e tutta la componente del Movimento Associativo Italiani all’Estero (MAIE) del Gruppo vogliamo combattere gli abusi senza alcun dubbio o remora, ma il punto assoluto di disaccordo sta nel fatto che il decreto, intervenendo con misure contro gli abusi, colpisce in modo pesante e discriminatorio anche i diritti di chi chiede la cittadinanza sulla base della legge del 1992 e questo è decisamente inaccettabile.
Nel testo approvato dal Governo, per fortuna poi parzialmente modificato in Commissione, grazie all’impegno di altri colleghi di maggioranza, anche di colleghi di opposizione che ringrazio molto, si sarebbe impedito ai cittadini italiani non nati in Italia di trasmettere la cittadinanza ai figli e ai nipoti. Insomma, si creava una discriminazione tra i cittadini nati in Patria e quelli nati all’estero che pur sempre cittadini sono. Si determinava così una violazione dello ius sanguinis su cui in Italia si fonda l’acquisto automatico della cittadinanza a favore di una sorta di ius soli riveduta e corretta che non esiste nella nostra legislazione.
Per fortuna, come dicevo, dopo un lungo confronto in Commissione, di cui ringrazio in primo luogo il presidente Alberto Balboni e anche tutti i colleghi della maggioranza, molto sensibili alla materia, si sono fatti passi in avanti importanti ma che sono, a mio parere, necessari ma non sufficienti. Permangono ancora discriminazioni che andranno eliminate prestissimo, mi auguro, con una legge organica sulla cittadinanza che il Governo si è impegnato presentare a breve.
Per farmi capire da tutti e da chi ci ascolta da casa, in particolare dai concittadini che vivono all’estero e che mi stanno particolarmente a cuore, farei un esempio per spiegare gli effetti concreti del decreto che volete approvare.
Un cittadino italiano, per trasmettere la cittadinanza al figlio non potrà intanto avere un’altra cittadinanza, ad esempio quella italiana e quella svizzera. Tale divieto è già di per sé incomprensibile, visto che l’Italia ha sempre consentito il possesso della doppia cittadinanza. D’ora in poi potrà avere solo quella italiana e, in questo caso, potrà trasmettere la cittadinanza solo al figlio o ai figli nati entro la mezzanotte del 27 marzo 2025; gli altri eventuali figli nati dopo questa data avranno anch’essi la cittadinanza italiana, ma non potranno più trasmetterla a loro volta. Si blocca inspiegabilmente la catena di trasmissione. Si è creata così una cittadinanza di serie a e una di serie b, ciò all’interno della stessa famiglia, in palese contrasto con i basilari principi sanciti dalla Costituzione italiana e in violazione dello ius sanguinis vigente.
Per farvi capire, due fratelli, figli degli stessi genitori, non avranno gli stessi diritti. Inoltre, sorprende che con questo decreto venga di fatto misconosciuta da un Governo di centrodestra la battaglia per gli italiani all’estero combattuta con forza e successo nei primi anni Duemila dall’onorevole ed ex ministro Tremaglia, padre della legge che ha consentito agli italiani che vivono nel mondo di eleggere i propri parlamentari.
Qua mi voglio fermare e desidero approfittare di questa occasione per confermare gratitudine a Tremaglia e alla sua famiglia politica per la loro storica battaglia. Anche io sono in quest’Aula grazie a voi e alla visione di Tremaglia.
Nel votare contro questo decreto sulla cittadinanza auspico, quindi, che nell’immediato futuro si possa rivedere il provvedimento che giudico negativamente.
Continuerò a battermi nel Senato in questa direzione e lo farà anche il MAIE, il movimento politico che qui rappresento, il quale ha nel suo dna la tutela degli italiani all’estero.
In conclusione, ribadisco a nome del MAIE il voto contrario, mentre gli altri colleghi del Gruppo (Civici d’Italia-UDC-Noi Moderati-Coraggio Italia-Centro Popolare) voteranno a favore”.

Grazie al Movimento Associativo Italiani all’Estero, e all’importantissimo lavoro portato avanti in Parlamento dal Senatore MAIE Mario Borghese, i cittadini italiani maggiori di 18 anni non dovranno presentare il B1. Sventato, dunque, grazie al Movimento fondato e presieduto da Ricardo Merlo, l’ennesimo attacco agli italiani all’estero.
Dietro forte impulso del vicepresidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero, Vincenzo Odoguardi, il MAIE ha presentato un disegno di legge, a prima firma Sen. Mario Borghese, per la modifica della legge 23 dicembre 1978, n. 833, volta a garantire l’assistenza sanitaria ai pensionati iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE).

Messico – 
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