Mattarella riceve il CGIE

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presidenza delkla repubblica mattarella incontra cgie immagine16“È con grande piacere che vi accolgo al Quirinale, in occasione di questa vostra quinta consiliatura. Vorrei anzitutto esprimervi il sentimento convinto di riconoscenza per il lavoro che svolgete al servizio delle nostre comunità nel mondo. Il vostro impegno quotidiano sostiene ed esprime il legame tra l’Italia e i milioni di connazionali che si trovano al di fuori dei confini del nostro Paese. Voi contribuite, con grande merito, a rappresentarli. Un’ampia popolazione, composta da collettività all’estero, che sono parte integrante del tessuto del Paese”. Con queste parole di benvenuto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto nel pomeriggio di oggi al Quirinale la Segretaria Generale del CGIE Maria Chiara Prodi e i Consiglieri, a Roma per la 47ª Assemblea Plenaria che si aprirà domani. Erano presenti il Sottosegretario agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale con delega per gli italiani nel mondo Giorgio Silli e il Segretario Generale della Farnesina Riccardo Guariglia. “Davanti a lei Signor Presidente – ha esordito nel suo intervento la Segretaria Generale del Cgie Maria Chiara Prodi – ha 63 persone in rappresentanza del mondo intero. Un mondo in cui l’Italia è protagonista, è costruttrice di futuro, è immagine operosa di quella italicità che riconosce a chi ama l’Italia una capacità di apertura, uno stile nel creare le relazioni che è la nostra risorsa più importante e più invidiata”. “Noi, rappresentanti delle comunità italiane all’estero, – ha proseguito Prodi – siamo oggi nella trincea più importante di tutte. Quella della democrazia e della partecipazione. Gli italiani nel mondo possono essere l’antidoto naturale ai venti di guerra e di divisione che soffiano sul nostro presente”. “Noi – ha rilevato la Segretaria Generale – insieme a milioni di italiani e di italo discendenti siamo attraversati in questi giorni da due domande cruciali . Cosa fa di noi degli italiani? Cosa vuole l’Italia per il suo futuro. In tanti vogliono farci credere che la democrazia e la partecipazione siano ormai parole in via di estinzione , che dobbiamo rassegnarci ad un mondo individualista e condannato alla sterilità di differenze che non trovano forma di dialogo. Che la politica, intesa come arte di organizzare la speranza, sia morta. Ma qui davanti a Lei vi sono i consiglieri del Cgie impegnati in un percorso di lavoro collegiale , determinati a dimostrare che è possibile sentirsi parte di una comunità nazionale quale che sia il proprio indirizzo di residenza e il proprio orientamento politico”. “Nei prossimi giorni – ha continuato Prodi – offriremo al Paese la sintesi del lavoro delle comunità italiane nel mondo su tre temi che abbiamo identificato come prioritari : legge di cittadinanza, la messa in sicurezza del voto all’estero , gli incentivi di rientro in Italia. Sono grandi temi di attualità intorno ai quali si condensano tensioni ed attese e che gli italiani nel mondo vogliono affrontare da protagonisti”. “Gli italiani all’estero – ha aggiunto la Segretaria Generale – sono ormai più del 10% della popolazione nazionale. La nostra più ferrea determinazione deve poter contare sull’applicazione completa delle nostre leggi istitutive, Abbiamo bisogno dei mezzi operativi , strategici e programmatori perché la scommessa della partecipazione alla democrazia si possa vincere”. “Oggi – ha poi rilevato Prodi – la metà degli italiani che emigrano fondano famiglie con persone straniere . Le nostre comunità all’estero sono esempi formidabili di integrazione e di contributi alla comunità civile , produttiva e accademica locale, Con la nostra testimonianza in patria rendiamo prossime tutte le latitudini, rendiamo concreta e italofona questa comunità globale che crea ponti e non muri , che vede nella bellezza e nella storia del nostro Paese un’infinità di opportunità di incontro con il diverso da sé. Dare risalto alla comunità italiana fuori dall’Italia è quindi una scelta della pace”. “In questo scenario di sfide e di opportunità – ha evidenziato la Segretaria Generale – si è inserita la nuova legge sulla cittadinanza , le cui modalità radicali e repentine hanno interrotto il percorso condiviso di riflessione che stavamo portando avanti, sintetizzato nella espressione “cittadinanza consapevole”. Se la necessità di una riforma era risentita, lo spaesamento che oggi attraversa le comunità all’estero è grande. Sul piano generale esso riflette il bisogno di comprendere riguardo alla visone di insieme di questo provvedimento che tenta di superare un argomentario legato al contingente e ribalta la prospettiva sulle doppie cittadinanze storicamente vissute come un valore”. In proposito Prodi ha segnalato come questo provvedimento, che è stato vissuto dalle comunità all’estero come “uno scollamento e una frattura” interroghi sul piano piano personale per valutare l’impatto di questo cambiamento sulla propria vita. La Segretaria Generale, dopo aver ricordato che su questo tema l’Assemblea Plenaria trasformerà l’amplia consultazione della base in pareri, ha infine sottolineato la necessità di riesaminare la riforma sulla cittadinanza in maniera aperta. “La partecipazione al voto da parte dei nostri connazionali all’estero – espressione di ‘cittadinanza attiva’ – concorre all’energia che fa vivere la nostra società democratica e, al medesimo modo, vi contribuisce la scelta dei componenti di organismi quali i Comitati degli Italiani all’Estero e dello stesso CGIE, che rafforzano la concezione di una democrazia libera, aperta a tutti i cittadini, ovunque essi abbiano scelto di vivere”, ha sottolineato il Capo dello Stato . Che ha ricordato come “la storia della migrazione italiana sia parte essenziale della nostra identità nazionale”. “Dalle grandi migrazioni successive all’Unità d’Italia, alle numerose partenze nel secondo dopoguerra, generazioni di italiani hanno trovato destini migliori al di fuori del nostro Paese, sostenendone, in modo determinante, la ripresa e lo sviluppo, anche con le consistenti rimesse finanziarie del secolo scorso – ha detto Mattarella – Il loro apporto, da una prospettiva più ampia, si è anche tradotto nel dar vita a legami preziosi fra l’Italia e i Paesi di accoglienza, legami alimentati dal rispetto e dall’ammirazione per quanto essi hanno saputo realizzare. Inoltre, il loro apporto concorre a diffondere le molteplici espressioni della cultura del nostro Paese”. “Le collettività italiane – ha rimarcato il Presidente – hanno saputo rendere ‘prossima’ l’Italia a tutte le latitudini . Anche nei luoghi più remoti sono stati ambasciatori autentici della italofonia. Si tratta di un elemento rilevante nella politica internazionale della nostra Repubblica, affermando valori come il dialogo, la laboriosità, l’accoglienza, la pace”. Il Capo dello Stato non ha mancato di porre l’accento sul “ruolo fondamentale” che “è stato svolto dalle donne”: “Sin dalle prime ondate migratorie, le nostre connazionali sono state le autentiche custodi della lingua, della cultura, delle tradizioni, trasmettendo valori alle successive generazioni e mantenendo vive le radici con l’Italia, finanche in contesti difficili. Perno della famiglia in ogni contesto. Educatrici, scienziate, imprenditrici, operatrici culturali: la loro presenza ha rappresentato la struttura portante delle nostre collettività all’estero, contribuendo in modo decisivo alla loro coesione e, al tempo stesso, all’integrazione nelle comunità d’accoglienza”. Mattarella si è poi soffermato sull’emigrazione dei nostri giovani verso altri Paesi: “Si è dibattuto a lungo sull’impoverimento avvenuto con il trasferimento all’estero di tante energie. Oggi, nel contesto multilaterale globale, sempre più spazio ha acquisito la cosiddetta ‘nuova mobilità’, composta da energie in movimento di ogni appartenenza sociale e di categoria professionale di ogni genere, fra cui naturalmente molti giovani. Tra di essi si contano circa mezzo milione di laureati che negli ultimi 15 anni sono partiti da ogni parte d’Italia verso mete quali Regno Unito, Germania, Svizzera, Francia, Spagna, Stati Uniti, per investire sul loro futuro, recando con sé talento, passione e tanta determinazione, contribuendo – una volta di più – allo sviluppo dei Paesi che li ospitano. È frutto di quella dimensione globale, di quella spinta all’unità, che deriva dalla consapevolezza del destino comune dell’umanità”. Il Presidente Mattarella ha continuato evidenziando che “per le più giovani generazioni – soprattutto quando non è una scelta resa necessaria da mancanza di prospettive adeguate nel nostro Paese – l’esperienza all’estero rappresenta sovente – parte di un percorso di arricchimento, che può preludere al rientro, con una dinamica diversa dal passato, in cui partenza e ritorno disegnano una realtà di vasi comunicanti in grado di arricchirsi vicendevolmente, oltre a rappresentare una sfida permanente per l’Italia perché sappia essere attrattiva”. Ed è “in questo percorso comune, fatto di lavoro tenace e di impegno ideale, che il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e il contributo di tutti voi Consiglieri – tanto più meritevole perché svolto in una dimensione di puro servizio – assume un ruolo rilevante, consentendo di dare voce alla grande pluralità dei nostri concittadini all’estero e alle loro sensibilità”, ha detto Mattarella .Il Capo dello Stato ha fatto accenno anche al decreto legge di riforma sulla cittadinanza che “ha suscitato attenzione e dibattito nelle comunità degli italiani”. “Sarà certamente utile – e da seguire con attenzione – la riflessione che si aprirà sul tema nel vostro Consiglio in questa sessione, per favorire una meditata considerazione – ed eventualmente anche qualche riconsiderazione – dei temi che si sono aperti” ha affermato il Presidente della Repubblica, che ha espresso gli “auguri più calorosi di buon lavoro” per l’Assemblea Plenaria ai componenti del Consiglio Generale ringraziandoli “per la dedizione che rivolgete a realtà che concorrono concretamente a comporre l’Italia e la sua Repubblica”. (Inform)




Mattarella al Cgie: seguire la riflessione e valutare riconsiderazioni sul Dl cittadinanza

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17mattarellacgieIl tema del decreto legge recante la riforma recente sulla cittadinanza “ha suscitato attenzione e dibattito nelle comunità degli italiani”. Per questo “sarà certamente utile” e “da seguire con attenzione la riflessione che si aprirà sul tema nel vostro Consiglio, per favorire una meditata considerazione, ed eventualmente anche qualche riconsiderazione, dei temi che si sono aperti”. È quanto detto dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ai consiglieri del CGIE ricevuti al Quirinale questo pomeriggio.
Mattarella, prima di soffermarsi sulla questione cittadinanza, ha prima ascoltato l’intervento della Segretaria Generale del CGIE, Maria Chiara Prodi, poi preso parola dando il benvenuto a tutti i Consiglieri presenti esprimendo loro un “sentimento convinto di riconoscenza per il lavoro che svolgete al servizio delle nostre comunità nel mondo”.
Quelli dei consiglieri è, secondo il Capo dello Stato, un “impegno quotidiano” che “sostiene ed esprime il legame tra l’Italia e i milioni di connazionali che si trovano al di fuori dei confini del nostro Paese”. “Contribuite, con grande merito, a rappresentarli – ha spiegato -. Un’ampia popolazione, composta da collettività all’estero, che sono parte integrante del tessuto del Paese”.
Mattarella ha dunque ricordato la partecipazione al voto da parte dei connazionali all’estero, definendola come “espressione di cittadinanza attiva” che “concorre all’energia che fa vivere la nostra società democratica”. Comites e CGIE sono dunque organismi che “rafforzano la concezione di una democrazia libera, aperta a tutti i cittadini, ovunque essi abbiano scelto di vivere”.
Più avanti, il Capo dello Stato ha voluto anche ricordare la storia della migrazione italiana, etichettandola come “parte essenziale della nostra identità nazionale“. “Dalle grandi migrazioni successive all’Unità d’Italia, alle numerose partenze nel secondo dopoguerra – ha spiegato -, generazioni di italiani hanno trovato destini migliori al di fuori del nostro Paese, sostenendone, in modo determinante, la ripresa e lo sviluppo, anche con le consistenti rimesse finanziarie del secolo scorso”.
E sono loro, gli italiani al di fuori dell’Italia, che con il loro apporto hanno portato a “legami preziosi fra l’Italia e i Paesi di accoglienza, legami alimentati dal rispetto e dall’ammirazione per quanto essi hanno saputo realizzare”.
Le collettività italiane hanno dunque “saputo rendere “prossima” l’Italia a tutte le latitudini. Anche nei luoghi più remoti sono stati ambasciatori autentici della italofonia. Si tratta di un elemento rilevante nella politica internazionale della nostra Repubblica, affermando valori come il dialogo, la laboriosità, l’accoglienza, la pace”.
E ha poi voluto sottolineare in particolare il ruolo fondamentale svolto dalle donne migranti, definite come “custodi della lingua, della cultura, delle tradizioni” che sono riuscite a mantenere “vive le radici con l’Italia, finanche in contesti difficili”. “Educatrici, scienziate, imprenditrici, operatrici culturali: la loro presenza ha rappresentato la struttura portante delle nostre collettività all’estero, contribuendo in modo decisivo alla loro coesione e, al tempo stesso, all’integrazione nelle comunità d’accoglienza”, ha detto avviandosi alla conclusione del suo discorso.
Prima di chiudere, però, un accenno anche sui giovani e sulla nuova mobilità: “È frutto di quella dimensione globale, di quella spinta all’unità, che deriva dalla consapevolezza del destino comune dell’umanità”, ha spiegato. “Per le più giovani generazioni l’esperienza all’estero rappresenta sovente parte di un percorso di arricchimento, che può preludere al rientro, con una dinamica diversa dal passato, in cui partenza e ritorno disegnano una realtà di vasi comunicanti in grado di arricchirsi vicendevolmente, oltre a rappresentare una sfida permanente per l’Italia perché sappia essere attrattiva”.
“È in questo percorso comune, fatto di lavoro tenace e di impegno ideale, che il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e il contributo di tutti voi Consiglieri assume un ruolo rilevante, consentendo di dare voce alla grande pluralità dei nostri concittadini all’estero e alle loro sensibilità”, ha concluso il Presidente Mattarella augurando a tutti i Consiglieri del CGIE un buon lavoro per l’Assemblea Plenaria, che si terrà fino a venerdì, e ringraziandoli per “la dedizione che rivolgete a realtà che concorrono concretamente a comporre l’Italia”. (aise) 




L’omaggio di Mattarella all’Altare della Patria

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Questa mattina, in occasione delle celebrazioni della Festa della Repubblica del 2 giugno, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha reso omaggio all’Altare della Patria.

Alla cerimonia c’era la premier Giorgia Meloni e il ministro della Difesa Guido Crosetto, oltre al presidente del Senato Ignazio La Russa e quello della Camera, Lorenzo Fontana.

Agenzia DIRE – www.dire.it

 




Mattarella operato al cuore, “intervento riuscito”

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mattarella 2 1024x688Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato ricoverato ieri per un intervento programmato di impianto di pacemaker, dopo aver completato gli impegni previsti in agenda per la giornata di ieri. L’intervento è stato effettuato alle ore 20.00.

Al termine dell’intervento il Presidente è rientrato nel reparto di cardiologia dove ha trascorso una notte tranquilla. Il Presidente è totalmente asintomatico e in condizioni cliniche stabili. Lo fa sapere il Quirinale.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Mattarella: occorre valorizzare lingua e cultura italofone

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mattarelladichiara“Il quarantesimo anniversario di nascita della Comunità Radiotelevisiva Italofona ricorre in un tempo di grandi trasformazioni, nel quale la trasmissione della conoscenza è più che mai debitrice nei confronti dei mondi dell’informazione e della comunicazione. Il lavoro degli operatori e dei giornalisti della Comunità Radiotelevisiva Italofona è prezioso in questa stagione in cui la lingua spinta all’omologazione e all’impoverimento operato attraverso i processi di semplificazione dei media digitali, tende a ridurre la ricchezza del lessico”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato alla Comunità Radiotelevisiva Italofona che in questi giorni a Roma sta celebrando il suo quarantennale.
Fondata il 3 aprile 1985 a Firenze come “Comunità italofona degli enti radiotelevisivi”, l’associazione nasce dall’accordo tra Rai, rappresentata al tempo dal Presidente Sergio Zavoli e dal Direttore Generale Biagio Agnes, Radiotelevisione Svizzera di lingua italiana (RSI), con l’allora Direttore Cherubino Darani, primo presidente della Comunità, e Radiotelevisione di Capodistria. Ribattezzata nel 2006 con il nome di “Comunità Radiotelevisiva Italofona”, alla rinnovata associazione si uniscono come membri fondatori Radio Vaticana e San Marino RTV.
La CRI è cresciuta negli anni ed oggi ne fanno parte, in qualità di membri ordinari, HRT Croazia, PBS Malta, RAE Radiodifusión Argentina al Exterior, Radio Atene, Cosmo Italiano, Radio ICN New York, Radio Romania, RTCG Montenegro, RTSH Albania e TV2000.
“Le comunità italofone presenti nei diversi Paesi rappresentano vivai fecondi di moltiplicazione degli stimoli culturali della civiltà italica”, sottolinea Mattarella. “La lingua è chiave di accesso a uno “specifico” culturale straordinario dispiegatosi nei secoli e offerto alla comunità umana nelle sue espressioni più alte: la scienza, l’arte in ogni sua forma, gli stili di vita. Una cifra identitaria che, in tempi di intensi scambi tra le persone e i popoli, agisce da strumento d’inclusione, di apertura, di offerta di sè al mondo intero”.
“Valorizzare la diffusione della lingua e della cultura italofone attraverso le migliori realizzazioni audiovisive e multimediali – evidenzia il Capo dello Stato – vuol dire diffondere valori culturali e civili che appartengono all’intera Europa”.
La lingua, prosegue il Presidente, “è anche strumento di libertà e di emancipazione: l’esclusione nasce dalla povertà delle capacità di esprimersi, dei patrimoni lessicali. La sudditanza si alimenta della cancellazione delle parole e con la sostituzione di esse con quelle del dispotismo di turno”. Dunque “va evitato il rischio, che si potrebbe fare ancora più alto con l’avvento dell’intelligenza artificiale, di diminuire il pluralismo linguistico, con il conseguente depauperamento del patrimonio culturale che gli idiomi veicolano, a favore di neo linguaggi con vocazione esclusivamente funzionale alla mera operatività digitale”.
L’italiano è, oggi, fra le lingue più studiate al mondo e – aggiunge Mattarella – le iniziative promosse per celebrare la nascita della Comunità Radiotelevisiva Italofona possono essere occasione proficua di riflessione per affrontare l’impegno, più che mai attuale, di diffonderne la conoscenza, incrementando le opportunità di dialogo. Auguri di buon lavoro a tutti i partecipanti all’incontro, con l’auspicio di sempre più ambiziosi traguardi”. (aise) 




Mattarella: “Dazi inaccettabili, le guerre commerciali innescano contrapposizioni più pericolose”

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“Speriamo che il buon senso prevalga”. Risponde così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a un giovane allo stand Coldiretti che si rivolge al capo dello dello Stato esprimendo preoccupazione per i dazi del presidente Usa Donald Trump. Mattarella è stato ospite alla cerimonia di inaugurazione del villaggio “Agricoltura è” in occasione dell’anniversario delle firma dei Trattati di Roma. Ad accoglierlo il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.

I dazi creano ostacolo ai mercati, ostacolano la libertà di commercio, alterano il mercato, penalizzano i prodotti di qualità perchè tutelano quelli di minor qualità e questo per noi è una cosa davvero inaccettabile ma dovrebbe essere inaccettabile per tutti i Paesi del mondo”.

“Mercati contrapposti mettono in pericolo la fiducia tra i Paesi, la collaborazione internazionale. Mercati aperti, commerci comuni e scambiati, ricreano rapporti di fiducia, riconoscenza, creano appunto questa tessitura di collaborazione che garantisce la pace. Per questo la nostra posizione è chiarissima: per la pace nel mondo e per il vantaggio delle popolazioni occorre avere mercati aperti ed è questa la regola di civiltà, che fa tanto tempo è stata affermata“.

“Il nostro apparato produttivo è strettamente interconnesso, integrato, con gli apparati produttivi di altri grandi Paesi d’Europa. Questo fa dell’Europa un soggetto forte, autorevole sul piano economico. La scelta è interloquire con autorevolezza, con calma ma anche con determinazione perchè si mantenga l’apertura dei mercati che è anche una garanzia di buona vita internazionale”.

“Quando si parla di guerre commerciali spesso si mette l’accento sull’aggettivo ‘commerciali’, bisognerebbe invece metterlo sul sostantivo ‘guerre’ perchè sono guerre anche queste, di contrapposizione, che inducono poi a contrapposizioni sempre più dure e più pericolose“.

“Bisogna essere sereni senza alimentare un eccesso di preoccupazione perché l’Ue, di cui facciamo saldamente parte, ha la dimensione, la consistenza, la forza per interloquire in maniera autorevole con calma ma con determinazione per contrastare scelte di chiusura dei mercati e di applicazione di dazi così immotivati e così generali”.

“Si è dato vita in questi decenni passati alla Organizzazione mondiale del commercio che deve indurre tutti i Paesi del mondo a commerciare in maniera leale con regole rispettate. Non sempre vi si è riusciti naturalmente, però quell’organismo è riuscito a far si’ che crescesse in maniera più corretta il mercato mondiale, ha fatto crescere molti paesi, li ha fatti migliorare. Ora questo sistema, questa volontà di collaborazione su regole reali è indispensabile. Alle volte viene violata, lo sappiamo. Ci sono Paesi che hanno un sovrappiu’ di produzione che riversano sui mercati esteri ma questo non ha come risposta i dazi, come risposta ha le regole da far rispettare e da migliorare con efficace”.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Vent’anni fa l’uccisione di Nicola Calipari, Mattarella: “Mancano ancora spiegazioni”

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nicola calipariVent’anni fa, il 4 marzo del 2005, veniva ucciso Nicola Calipari: l’agente dei servizi segreti appartenente alla Polizia di Stato fu ucciso a Baghdad, in Iraq, durante le delicate fasi di liberazione della giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena. Calipari, che aveva negoziato il rilascio con i rapitori, fece da scudo con il suo corpo a Giuliana Sgrena quando l’auto su cui viaggiavano venne centrata da colpi di mitra sparati da un posto di blocco americano. Erano diretti all’aeroporto di Baghdad.

Gli Stati Uniti hanno sostenuto che la macchina andasse a velocità sostenuta, senza avere segnali di riconoscimento visibili, e che non avrebbe rallentato al segnale luminoso di ‘Alt’. Nessuno, poi, sarebbe stato a conoscenza dell’operazione di liberazione in corso. La giornalista venne solo ferita (così come l’autista), mentre Calipari morì perchè raggiunto da un colpo alla testa. Giuliana Sgrena era stata rapita il 4 febbraio 2005 da un gruppo jihadista iracheno a Baghdad.

IL MESSAGGIO DI MATTARELLA

“Nel giorno del ventesimo anniversario dell’uccisione di Nicola Calipari, la Repubblica rende onore al sacrificio di un valoroso dirigente del Servizio per le informazioni e la sicurezza militare, che ha perso la vita in una difficile missione a Baghdad, conclusa con il salvataggio di un’italiana rapita”.

“È questo un giorno di memoria e raccoglimento- aggiunge-, in cui desidero esprimere anzitutto i sentimenti più intensi di vicinanza alla famiglia e a quanti hanno operato con Calipari e gli sono stati vicini. Servitore dello Stato, quando venne colpito a morte, portava in salvo la giornalista Giuliana Sgrena, in quella che era l’ennesima missione compiuta per il recupero di connazionali”.
“Se le spiegazioni delle circostanze che hanno causato la sua morte permangono tuttora non esaurienti, risalta, invece, la generosità estrema di Calipari che alla scarica di proiettili ha fatto scudo con il proprio corpo per sottrarre al rischio la persona che era riuscito a liberare. Un gesto di eroismo, iscritto nella storia della Repubblica”, conclude Mattarella.

 Agenzia DIRE . www.dire.it

 




Mosca contro Mattarella, di nuovo: “Ci saranno delle conseguenze”

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Il paragone tra le azioni della Russia e quelle del Terzo Reich proposto dal presidente italiano Sergio Mattarella avrà “conseguenze”: lo ha detto la portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova, durante il programma televisivo ‘La sera con Vladimir Solovev’ trasmesso dal canale pubblico ‘Rossiya 1’. Secondo la responsabile, le dichiarazioni del capo di Stato rese all’Università di Marsiglia il 5 febbraio costituiscono “una goccia di veleno”.

Nel suo discorso Mattarella aveva fatto riferimento al conflitto armato in corso in Ucraina.

“Nella sua veste di presidente Mattarella ha dichiarato di ritenere che la Russia possa essere equiparata al Terzo Reich. Ciò non può e non rimarrà mai senza conseguenze”, ha detto Zakharova. Mattarella è “presidente di un Paese che storicamente è stato tra coloro che hanno attaccato il nostro Paese. Purtroppo l’Italia è il Paese in cui è nato il fascismo. Questo ci viene detto da una persona che non può fare a meno di sapere quanti soldati italiani hanno ucciso i nonni e i bisnonni sul nostro territorio durante la Seconda Guerra Mondiale sotto le bandiere e gli slogan nazisti”.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Mattarella per la Giornata del Ricordo: “Un’occasione solenne che invita a riflettere su pagine buie del nostro passato”

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80325Una “occasione solenne, che invita a riflettere su pagine buie del nostro passato, per conservare e rinnovare la memoria delle sofferenze degli italiani d’Istria, di Fiume, della Dalmazia, in un periodo tragicamente tormentato della storia d’Europa”. Questo è il Giornata del Ricordo nelle parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che oggi ha ospitato al Quirinale la cerimonia del 10 febbraio alla presenza della Premier Meloni, rappresentanti politici e delle istituzioni oltre che delle associazioni degli esuli.
Durante la seconda guerra mondiale, “allo scontro tra eserciti di nazioni che si erano dichiarate nemiche, si sovrappose il virus micidiale delle ideologie totalitarie, della sopraffazione etnica, del nazionalismo aggressivo, del razzismo, che si accanì con crudeltà contro le popolazioni civili, specialmente contro i gruppi che venivano definiti minoranze. E, – ha ricordato il Presidente – nelle zone del confine orientale, dopo l’oppressione fascista, responsabile di una politica duramente segregazionista nei confronti delle popolazioni slave, e la barbara occupazione nazista, si instaurò la dittatura comunista di Tito, inaugurando una spietata stagione di violenza contro gli italiani residenti in quelle zone. Di quella stagione, contrassegnata da una lunga teoria di uccisioni, arresti, torture, saccheggi, sparizioni, le Foibe restano il simbolo più tetro. Nessuna squallida provocazione può ridurne ricordo e dura condanna”.
“Di fronte al proposito del nuovo regime jugoslavo di sovranità sui territori giuliani, l’essere italiano diveniva un ostacolo, se non una colpa. Ben presto, sotto minaccia e dopo una seconda ondata di violenze, i nostri concittadini di Istria, Dalmazia, Fiume, furono messi di fronte al drammatico dilemma: assimilarsi, disconoscendo le proprie radici, la lingua, i costumi, la religione, la cultura. Oppure andare via, perdendo beni, casa, lavoro, le terre in cui erano nati. In grande maggioranza – ha sottolineato Mattarella – scelsero di non rinunciare alla loro italianità e, di fatto, alle libertà, di pensiero, di culto, di parola. In trecentomila – uomini, donne, anziani, bambini – radunate poche cose, presero la triste via dell’esodo”.
“Stenti, sistemazioni precarie, povertà, ma soprattutto diffusa indifferenza, diffidenza. Financo ostilità da parte di forze e partiti che si richiamavano, in Italia, alla stessa ideologia comunista di Tito. Non mancarono, nelle vicende tristi degli esuli, atti di forte solidarietà, di amicizia, di accoglienza da parte di molti italiani. Ma, in generale, la loro tragedia, di cui portavano intimamente le cicatrici, fu sottovalutata e, talvolta, persino, disconosciuta. Il mancato riconoscimento fu, per molti, una pena inattesa e dolorosa” ecco perché “l’istituzione del Giorno del Ricordo, votata a larghissima maggioranza dal Parlamento italiano, ha contribuito a riconnettere alla storia italiana quel capitolo tragico e trascurato, a volte persino colpevolmente rimosso”.
“La memoria storica è un atto di fondamentale importanza per la vita di ogni Stato, di ogni comunità. Ogni perdita, ogni sacrificio, ogni ingiustizia devono essere ricordati”, ha sottolineato ancora Mattarella. “Troppo a lungo “foiba” e “infoibare” furono sinonimi di occultamento della storia. La memoria delle vittime deve essere preservata e onorata. Naturalmente – dopo tanti decenni e in condizioni storiche e politiche profondamente mutate – perderebbe il suo valore autentico se fosse asservita alla ripresa di divisioni o di rancori”.
Ogni popolo, ogni nazione, porta con sé un carico di sofferenze e di ingiustizie subite. Apprezziamo gli sforzi, fatti dagli storici dell’una e dell’altra parte, per avvicinarsi a una memoria condivisa. Ma, ove questo non fosse facilmente conseguibile, e talvolta non lo è, – ha rimarcato il Presidente – dobbiamo avere la capacità di compiere gesti di attenzione, dialogo, rispetto. Dobbiamo ascoltare le storie degli altri, mettere in comune le sofferenze, e lavorare insieme per guarire le ferite del passato. Se ci si pone dalla parte delle vittime, dei defraudati, dei perseguitati, la prospettiva cambia, i rancori lasciano il posto alla condivisione, e si rende valore al percorso di reciproca comprensione”.
È in questo spirito, ha aggiunto, “che, nel 2020, il Presidente Pahor e io ci siamo recati, insieme, prima alla Foiba di Basovizza, simbolo del calvario di tanti italiani, e poi al monumento dei giovani sloveni fucilati dal fascismo. Non per dimenticare, né per rivendicare. Ma per trarre dagli errori e dalle sofferenze del passato l’ulteriore spinta per un cammino comune. Perché le diversità non dividono, ma diventano ricchezze se si collabora e si pensa, insieme, nell’ottica di futuro comune. È questo lo spirito in cui si muovono gli appartenenti all’Associazione degli esuli, che ringrazio per il loro impegno che coniuga, insieme, ansia di verità e volontà di concordia. È lo spirito che anima la preziosa attività delle associazioni delle minoranze linguistiche che, negli ultimi anni, hanno promosso in Italia, in Slovenia, in Croazia, dialoghi e incontri per riscoprire la ricchezza della storia comune. È lo spirito che abbiamo respirato, sabato scorso, all’inaugurazione dell’anno da capitale della cultura europea, alla quale – con un gesto di grande generosità e lungimiranza – Nova Gorica – ha voluto associare Gorizia: due città simbolo, solo pochi decenni fa, di dolorose divisioni e di innaturali separazioni”.
“Oggi, nel nostro Continente, Stati e popoli che nel passato si sono combattuti sono insieme nell’Unione Europea, condividendo valori, identità, principi, prospettive. Il progressivo allargamento della famiglia europea ha conseguito risultati giudicati fino a qualche decennio fa impensabili”, ha osservato il Capo dello Stato. “Si è trattato di un percorso che, in Europa, ha visto il ribaltamento della pretesa di dominazione, di secoli di guerre fratricide e rovinose. Un percorso che ha ricomposto lacerazioni profonde, grazie alla cooperazione e al multilateralismo, offrendo oltre settant’anni di pace, sicurezza, benessere e stabilità al nostro continente e consentendo l’affermazione dei valori della libertà, dell’uguaglianza, della democrazia, del rispetto dello Stato di diritto. La pace dei settant’anni! Nell’auspicio che prosegua costantemente, sempre più a lungo. Un cammino non sempre agevole, costellato da aperture e da ostacoli, ma che oggi più che mai va proseguito con coraggio, ostinazione e saggezza, sia all’interno dell’Unione sia alle sue frontiere, impegnandosi anche per favorire l’ingresso di nuovi membri – Paesi dei Balcani Occidentali che ne sono ancora esclusi, Ucraina, Moldova – e diffondendo nel continente lo spirito europeo, che esprime e persegue pace, dialogo, integrazione, collaborazione e sviluppo”.
Le nuove generazioni – ha detto ancora Mattarella – hanno ben compreso la sfida del tempo. Collaborano, lavorano, studiano e vivono insieme, trasformando le differenze in opportunità, e attuando, nei fatti, lo spirito dell’Unione Europea. Abbiamo il dovere di non deluderli e di continuare a operare con coraggio. A sperare, a non rassegnarci. Soltanto così potremo trasmettere ai giovani, idealmente, in questa Giornata del Ricordo – insieme all’orgoglio di una conseguita identità europea, tanto propria alle culture dei popoli del confine orientale – il testimone della speranza, incoraggiandoli a mantenere viva la memoria storica delle sofferenze patite da loro connazionali, adoperandosi perché vengano evitati errori e colpe del passato, promuovendo, ovunque rispetto e collaborazione”.
“Anche quest’anno la Giornata del Ricordo ci ha offerto e ci offre un’opportunità da raccogliere con impegno per riflettere sulle lezioni del passato. La Repubblica – ha concluso– guarda alle vicende drammatiche vissute dagli italiani di Istria, Dalmazia, Fiume con rispetto e con solidarietà, e lavoriamo, nell’Unione Europea, insieme alla Slovenia, alla Croazia e agli altri Paesi amici per costruire, ogni giorno, nuovi percorsi di integrazione, amicizia e fratellanza tra i popoli e gli Stati”. (aise)