René Benko: l’Icaro dell’imprenditoria in manette per il crack della propria holding

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imagesIl magnate austriaco, nato a Innsbruck il 20 maggio del 1977, avrebbe nascosto risorse ai suoi creditori, dirottandoli verso una fondazione gestita dalla madre. Ma su di lui pendono anche altre accuse.

La parabola discendente di René Benko, l’“Ösigarca” che a soli 22 anni fondò la Immofina Holding, poi ribattezzata Signa Holding GmbH nel 2006 (capace di garantirgli un patrimonio stimato nel 2021 in 4,8 miliardi di euro), è iniziata nel settembre 2022. L’aumento dei tassi di interesse imposto dalle banche centrali, insieme al rincaro dei prezzi dell’energia e dei costi di costruzione, ha infatti provocato gravi problemi di liquidità per la sua compagnia. La situazione è poi precipitata alla fine del 2023, con la presentazione di una dichiarazione di fallimento al Tribunale commerciale di Vienna e l’apertura delle procedure di ristrutturazione del debito con autogestione. Tuttavia, il colpo più duro è arrivato pochi giorni fa, con l’arresto di Benko su richiesta della Procura anticorruzione austriaca.

Sull’imprenditore pendono accuse estremamente gravi, tra cui associazione a delinquere, corruzione e bancarotta fraudolenta, oltre ad altri reati non meno gravi. Secondo quanto riferito dalla Procura, Benko avrebbe falsificato una fattura e cercato di occultare beni per evitare che autorità, fiduciari e creditori potessero accedervi. Queste accuse sono emerse grazie a indagini scrupolose condotte dall’unità investigativa speciale “Soko Signa”, che ha rivelato come Benko fosse il reale proprietario della Fondazione privata Laura, formalmente intestata alla madre. Inoltre, emerge anche il presunto utilizzo a scopi personali di oltre un milione di euro di fondi Covid.

Tuttavia, fino alla richiesta della Procura di Vienna, solo l’Italia si era mossa con decisione contro Benko, attraverso l’iniziativa della Procura di Trento, che già a dicembre aveva chiesto il suo arresto. Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Trento, con il supporto dei Carabinieri del ROS e dei Finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria, avevano portato alla luce l’esistenza di un gruppo affaristico capace di influenzare la pubblica amministrazione locale.

La caduta di René Benko e del suo impero potrebbe avere gravi ripercussioni su altri gruppi. Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Bild, il crack di Signa potrebbe causare a UniCredit perdite pari a 600 milioni di euro.

Con l’arresto di René Benko si chiude una delle vicende più controverse della finanza europea, lasciando però un’eredità di incertezze e sfide alle quali il sistema economico non potrà non far fronte.