Festa del papà, ecco perché si festeggia il 19 marzo

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19marzo festa del papa 1200x630 1.jpgIl 19 marzo in Italia si festeggia la Festa del Papà, ma quali sono le sue origini? Nei Paesi cattolici, la ricorrenza ha origini religiose. Fin dal Medioevo, infatti, i padri venivano festeggiati il 19 marzo perché giorno di San Giuseppe, padre putativo di Gesù.  Con la proclamazione da parte della Chiesa Cattolica nel 1871 di San Giuseppe quale protettore dei padri e patrono della Chiesa cattolica, la festa ha assunto un significato più rilevante tra i cattolici. Fino al 1976 in Italia la Festa del Papà, quindi il giorno di San Giuseppe, era considerato festivo a tutti gli effetti. Tradizione, questa, rimasta in alcuni cantoni della Svizzera e in Spagna.

La Festa del papà nel mondo

Se in Italia e in alcuni Paesi cattolici la Festa del papà si celebra il 19 marzo, la data nel resto del mondo può variare. Nei paesi anglosassoni, ad esempio, come gli USA e il Regno Unito, la festa cade la terza domenica di giugno. Si tratta di una delle date più diffuse: la terza domenica di giungo si festeggiano i papà anche in molti Paesi dell’America Latina (come Argentina, Cile, Perù), dell’Asia (come Giappone e Cina), ma anche dell’Europa (come Francia, Grecia, Irlanda). In Russia, invece, la Festa del Papà è intesa come festa dei difensori della patria e cade il 23 febbraio.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Il Papa ai giornalisti: “Disarmiamo anche le parole”

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papa 1024x768Via dalla “Torre di Babele”, “confusione di linguaggi senza amore”: un percorso al quale invita Leone XIV, convinto che possa essere intrapreso solo con parole e uno stile responsabili, quelli che i giornalisti, nel loro “servizio”, sapranno scegliere con “consapevolezza” e “coraggio”.
Spunti dall’udienza concessa oggi dal papa ai rappresentanti dei media, nell’Aula Paolo VI.

“Oggi”, ha detto il pontefice, “una delle sfide più importanti è quella di promuovere una comunicazione capace di farci uscire dalla ‘torre di Babele’ in cui talvolta ci troviamo, dalla confusione di linguaggi senza amore, spesso ideologici o faziosi”. Il papa ha continuato: “Perciò, il vostro servizio, con le parole che usate e lo stile che adottate, è importante”.

Secondo Leone XIV, infatti, “la comunicazione non è solo trasmissione di informazioni, ma è creazione di una cultura, di ambienti umani e digitali che diventino spazi di dialogo e di confronto”. Il pontefice è tornato quindi a toccare il tema dell’intelligenza artificiale, già associata alla stessa scelta del suo nome come 266esimo successore di Pietro, richiamo a Leone XIII, il “papa dei lavoratori”, autore dell’enciclica Rerum Novarum. “E guardando all’evoluzione tecnologica, questa missione diventa ancora più necessaria”, il monito ai reporter. “Penso, in particolare, all’intelligenza artificiale col suo potenziale immenso, che richiede, però, responsabilità e discernimento per orientare gli strumenti al bene di tutti, così che possano produrre benefici per l’umanità”.

Il papa ha citato il suo predecessore, in particolare il suo ultimo messaggio per la prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: “Disarmiamo la comunicazione da ogni pregiudizio, rancore, fanatismo e odio; purifichiamola dall’aggressività”.

Secondo Leone XIV, “non serve una comunicazione fragorosa, muscolare, ma piuttosto una comunicazione capace di ascolto, di raccogliere la voce dei deboli che non hanno voce”. E allora: “Disarmiamo le parole e contribuiremo a disarmare la Terra; una comunicazione disarmata e disarmante ci permette di condividere uno sguardo diverso sul mondo e di agire in modo coerente con la nostra dignità umana”.

Quello di Leone XIV è un riconoscimento del servizio e allo stesso tempo un incoraggiamento ai cronisti. “Voi siete in prima linea nel narrare i conflitti e le speranze di pace, le situazioni di ingiustizia e di povertà, e il lavoro silenzioso di tanti per un mondo migliore”, ha detto il papa. “Per questo vi chiedo di scegliere con consapevolezza e coraggio la strada di una comunicazione di pace”.

E mentre Papa Leone XIII conclude il suo discorso, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky scrive su sui social di aver parlato con lui, ringraziandolo per le sue parole “sulla necessità di raggiungere una pace giusta e duratura”.

Hanno parlato della sorte di migliaia di bambini ucraini rapiti dalla Russia, dice Zelensky, chiedendo al Vaticano “l’assistenza per riportarli a casa dalle loro famiglie”. “L’Ucraina vuole porre fine a questa guerra e sta facendo tutto il possibile per riuscirci. Ora ci aspettiamo passi simili dalla Russia”. Poi l’invito ad andare in Ucraina: “Una visita del genere porterebbe vera speranza a tutti i credenti e a tutto il nostro popolo”.

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Robert Francis Prevost – Leone XIV, “In illo uno unum”

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gqcyha6woaeb3hk 1024x576Il virgolettato è il motto alla base dello stemma pontificio di papa Leone XIV sottostante un giglio ed un cuore trafitto su un libro chiuso ,figure, queste, divise diagonalmente. Il giglio richiama la figura della madonna (ha recitato l’Ave Maria al suo primo contatto con i fedeli) , il cuore trafitto è un “logo” che richiama la conversione di S. Agostino. Leone XIV ha dichiarato subito la sua appartenenza all’Ordine degli agostiniani, come lui agostiniani furono Santa Rita da Cascia, Mendel, Lutero tanto per citare i più famosi; gli agostiniani sono un ordine religioso monastico molto impegnato in attività missionarie e caritatevoli.
Il nome Leone scelto da Prevost viene collegato a papa Leone XIII ricordato per la sua enciclica “Rerum novarum” ( riferimento al mondo del lavoro) quindi intendendo una sensibilità ai temi sociali sicuramente verosimile , usata anche come pretesto (a mio parere) ad indicare continuità con la politica sociale di papa Francesco. Papa Leone XIII è anche ricordato dagli agostiniani come loro salvatore quando intercedette in un momento di grande difficoltà a loro favore salvandoli, di lì la grande considerazione per questo papa.
Ma Leone I (Magno) credo abbia ispirato il nuovo papa, il papa che fermò Attila e salvò Roma , in questo lo si può idealmente collegare a papa Ratzinger ( con cui Prevost collaborò) che si è speso fino alla fine per arginare il nascente ateismo e difeso la tradizione dalle derive “moderniste” in modo premonitorio. In effetti qualcosa di stravolgente è avvenuto con Bergoglio , il processo di “evaporazione” del cattolicesimo ha trovato in papa Francesco, per alcuni, il pericoloso protagonista. Un altro papa Leone degno di nota fu il papa Medici, Leone X , il papa delle indulgenze ,da un alto , della scomunica di Lutero, dall’altro. A tal proposito (scismi) Prevost ha scongiurato con la sua opera mediatrice (straordinaria) uno scisma ad opera dei vescovi tedeschi che volevano introdurre ,fra l’altro, il sacerdozio femminile, tutto finì nel nulla :questo la dice lunga sulle qualità diplomatiche dell’uomo.
Il motto “in illo uno unum” che campeggia nello stemma papale significa il riconoscersi in Cristo completamente ” in colui che è Uno, siamo uno”, essenza del cattolicesimo , qui c’è un chiaro richiamo alla tradizione e qui c’è la discontinuità con i gesuiti.
Tutti si aspettavano papa Parolin potente segretario di stato ma la sua gestione delle nomine vescovili in Cina, subordinate al gradimento dei cinesi , non reclamate da Parolin hanno adombrato la figura dello stesso . Inoltre l’attività sanzionatoria nei confronti degli alti prelati responsabili di pedofilia hanno visto Parolin agire non con la dovuta fermezza ,in più “assoluzioni” mirate nei confronti di “amici” minando irrimediabilmente la sua figura e conseguentemente l’eleggibilità a sommo pontefice.
Le premesse di un buon pontificato ci sono tutte, diamo un credito di credibilità a Prevost , attendiamo i fatti.



I fratelli di Leone XIV tra orgoglio e shock: “Sarà un secondo Papa Francesco”

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papa leone xiv 1Tanto orgoglio e ancora un po’ di shock e incredulità. I fratelli di Robert Francis Prevost, ora papa Leone XIV, non hanno forse ancora realizzato quanto successo ieri 8 maggio. John e Louis Prevost sono stati raggiunti da vari media americani subito dopo l’elezione al quarto scrutinio del Conclave. Una possibilità remota anche per lo stesso pontefice. Il giorno prima, parlando telefonicamente con John, aveva detto: “Non sceglieranno mai un papa americano”.

A Abc News, lo stesso John ha spiegato che – pensandola anche lui così – non si aspettava l’elezione. “È surreale”, dice al giornalista che lo ha raggiunto a Chicago, citta d’origine del papa che è il più giovane dei tre fratelli.

JOHN PREVOST: “SARÀ UN SECONDO PAPA FRANCESCO”

Al momento dell’annuncio, “stavo leggendo un libro- racconta- ho ricevuto un messaggio che mi informava della fumata bianca. Così sono andato ad accendere la tv. Ho chiamato mia nipote e ci siamo messi a guardare. Quando abbiamo sentito il nome, lei ha urlato”. Così i telefoni hanno iniziato a squillare e sono state tantissime le richieste di intervista.

Che persona è il nuovo papa? “Una persona normale, comune. Dato che ha vissuto una vita missionaria in Sud America per così tanti anni, si preoccuperà degli emarginati, dei poveri, di quelli che non hanno una voce“.

Secondo John, “seguirà le orme di Papa Francesco”. Con il Santo Padre scomparso il 21 aprile, il primo incontro con Robert avvenne in Argentina quando i due non erano non ricoprivano i ruoli di papa e cardinale. “La connessione iniziò lì”, spiega John. “Credevano negli stessi temi. Non so se ci saranno molte differenze tra loro”, sottolinea. A Cbs Chicago ribadisce: “Sarà un secondo Papa Francesco”.

John ricorda, poi, che in prima elementare una donna di Chicago, una vicina del sobborgo di Dolton dove vivevano, disse a Robert: “Tu sarai il primo papa americano”. Da bambino “giocava a fare il prete” e non è mai stato veramente solo “un gioco, uno scherzo. Era serio al riguardo”, “aveva quello spirito, si preoccupava delle persone, dei vicini”.

LOUIS: “DA PICCOLO GLI DICEVO CHE UN GIORNO SAREBBE DIVENTATO PAPA”

E anche Louis, l’altro fratello, racconta che da piccoli lo stuzzicava: “Un giorno sarai papa, sei santo”. Al momento della fumata bianca, l’uomo era ancora a letto. Allertato dalla moglie, ha acceso la tv. Pronunciato il nome “se non fossi stato già disteso sarei collassato a terra”, dice sorridendo. “È stato totalmente inaspettato”, assicura.

 

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Roma-Pechino: Leone XIV e la partita strategica tra Santa Sede e Cina

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Flag of China

Il brevissimo dispaccio dell’agenzia di stampa ufficiale Xinhua — “La Chiesa patriottica e la Conferenza episcopale si congratulano con papa Leone XIV” — potrebbe sembrare marginale. Ma, in ambito geopolitico, le comunicazioni ufficiali cinesi, soprattutto quando coinvolgono religione e relazioni internazionali, sono sempre calibrate al millimetro. Quel messaggio, asciutto ma carico di significato, rivela un preciso posizionamento di Pechino verso la Santa Sede, nel delicato contesto dei rapporti tra lo Stato cinese e la Chiesa cattolica.

Il gesto arriva a pochi mesi dalla proroga dell’accordo provvisorio siglato nel 2018 tra la Santa Sede e il governo cinese, rinnovato per altri quattro anni nell’ottobre 2024. Un’intesa definita “storica”, che ha consentito un riconoscimento congiunto dei vescovi, nel tentativo di superare la contrapposizione tra due realtà parallele: la Chiesa cattolica sotterranea, fedele a Roma, e la Chiesa patriottica, controllata dallo Stato. La firma e le successive proroghe dell’accordo sono state possibili grazie all’approccio diplomatico di papa Francesco, fondato su pragmatismo e dialogo interreligioso. Ora, con Leone XIV, si apre una nuova fase.

La posta in gioco ecclesiale
Il nodo principale resta la questione episcopale. Per Roma, la nomina dei vescovi è prerogativa ecclesiale non negoziabile. Per Pechino, è questione di sovranità interna. L’accordo del 2018 ha cercato un equilibrio: il governo cinese propone i nomi, il Papa conferma o rifiuta. Tuttavia, le modalità di applicazione restano opache, e i casi di nomine unilaterali da parte cinese non sono scomparsi. Inoltre, molti membri della Chiesa sotterranea non riconoscono la legittimità dell’accordo, vedendolo come una concessione al regime.

Il rischio che si corre è quello di uno scollamento interno: una parte della comunità cattolica cinese percepisce il compromesso come una rinuncia ai principi in favore di un dialogo che non tutela realmente la libertà religiosa. A ciò si aggiungono pressioni, intimidazioni e arresti nei confronti di vescovi e sacerdoti non registrati presso l’Associazione patriottica, che restano fortemente sorvegliati o persino perseguitati.

La Cina di Xi Jinping ha una visione molto precisa della religione: può esistere solo se è “sinicizzata”, ossia pienamente adattata alla cultura e alla direzione politica del Partito Comunista. Per questo, qualsiasi struttura religiosa autonoma — in particolare se legata a poteri esterni, come nel caso della Chiesa cattolica — è vista con sospetto.

Tuttavia, Pechino non intende spezzare i legami con Roma. Al contrario: mantenere un canale aperto serve ad assorbire eventuali tensioni, a proiettare un’immagine internazionale più tollerante e a prevenire l’instabilità sociale interna che un conflitto religioso aperto potrebbe generare. Il rinnovo dell’accordo e le congratulazioni al nuovo papa sono strumenti di questa strategia: segnalano apertura, ma anche controllo.

Inoltre, Pechino guarda con interesse alla proiezione globale della Santa Sede. Pur non essendo una potenza militare o economica, il Vaticano esercita un’influenza morale e diplomatica su scala planetaria, con una rete di relazioni che attraversa tutti i continenti. La Cina sa che avere un canale, anche non formale, con un attore di questa natura può rivelarsi utile in dossier internazionali complessi, come le crisi umanitarie, le mediazioni multilaterali, i rapporti con l’Africa e l’America Latina.

Il nuovo pontefice si trova di fronte a un’eredità ambivalente. Se da un lato il dialogo con Pechino ha portato a una certa distensione, dall’altro ha lasciato strascichi interni e critiche esterne. Non sono pochi, infatti, i vescovi, teologi e osservatori che ritengono l’accordo del 2018 sbilanciato a favore del Partito Comunista, in quanto ha riconosciuto de facto la legittimità della Chiesa patriottica senza ottenere garanzie reali per la libertà di culto.

Leone XIV dovrà scegliere se rafforzare il processo di normalizzazione, accettando gradualmente l’integrazione della Chiesa cinese sotto nuove forme, oppure se rinegoziare le condizioni dell’accordo, cercando una maggiore trasparenza e una tutela più netta dei fedeli clandestini. In ogni caso, il suo approccio sarà cruciale: potrà consolidare un processo di lungo periodo o aprire una nuova stagione di tensioni.

Il breve messaggio di Pechino e le dichiarazioni del portavoce del Ministero degli Esteri, Lin Jian — “auspichiamo che la Santa Sede continui a impegnarsi in un dialogo costruttivo e a condurre una comunicazione approfondita su questioni internazionali di reciproco interesse” — suggeriscono un interesse cinese a portare il rapporto oltre il solo ambito ecclesiale. È un invito a cooperare anche su temi globali: cambiamento climatico, migrazioni, pace e mediazione nei conflitti.

Da parte del Vaticano, questa apertura può essere letta come una possibilità di incidenza internazionale. Ma è anche un terreno scivoloso. Accettare il dialogo in questi termini implica il rischio di legittimare implicitamente pratiche di controllo e repressione religiosa. Per questo, ogni passo dovrà essere calibrato con estrema attenzione, mantenendo ferma la distinzione tra diplomazia pastorale e diplomazia politica.

L’elezione di Leone XIV e la risposta positiva, per quanto formale, di Pechino aprono una nuova fase nella relazione tra Cina e Santa Sede. Si tratta di una partita strategica, giocata su più piani: ecclesiale, geopolitico, culturale. Entrambe le parti sembrano interessate a mantenere aperto il canale. Ma il cammino è ancora lungo e irto di ostacoli.

Il futuro dei rapporti Vaticano-Cina dipenderà dalla capacità del nuovo papa di bilanciare il principio di realismo diplomatico con la missione universale della Chiesa, e dalla volontà cinese di concedere alla dimensione religiosa uno spazio non puramente funzionale alla logica statale.

Il Dragone ha mosso un pedone sulla scacchiera. Ora tocca a Roma decidere se rispondere con una mossa prudente, audace o semplicemente attendista. La posta in gioco è ben più che diplomatica: riguarda il ruolo stesso della religione nel XXI secolo globale.




Il Papa, pastore del mondo: l’ultimo sovrano eletto in silenzio

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capturaNel cuore di una civiltà globale attraversata da guerre, crisi umanitarie e fratture profonde, si compie uno dei riti più antichi e carichi di significato: l’elezione del Papa. Un atto che sembra andare in controtendenza rispetto alla velocità e al rumore del nostro tempo, ma che proprio per questo assume una forza simbolica e morale straordinaria. Mentre i cannoni tuonano dal Medio Oriente al subcontinente indiano, passando per un’Europa sempre più polarizzata, 133 uomini si isolano dal mondo, portando con sé età, lingue, culture e vissuti differenti. Si chiudono nella Sistina non per fuggire, ma per ascoltare. Non per separarsi, ma per discernere.

Il Papa non è più, da tempo, solo la guida dei cattolici. Dal 1978 in poi, la sua voce ha assunto una statura globale: un’autorità morale che si rivolge all’intera umanità. È il volto visibile di una Chiesa chiamata a farsi samaritana, vicina alle ferite del mondo, capace di offrire parole di misericordia, gesti di pace, orizzonti di speranza. Ed è proprio questo il profilo che i cardinali hanno cercato di delineare nella Congregazione generale che precede il Conclave: un Papa-pastore, maestro di umanità, capace di guidare con umiltà una Chiesa sinodale, attenta agli ultimi e fedele alla sua missione evangelica.

Durante i lavori, si è discusso del potere del Papa, del senso dell’essere cardinali oggi, della necessità di rafforzare il legame con i poveri, anche attraverso segni concreti come la Giornata mondiale a loro dedicata. Si è riflettuto sull’urgenza di rendere più incisive le riunioni del Collegio cardinalizio, di vivere l’iniziazione cristiana come atto missionario, di offrire formazione profonda e radicata nella testimonianza. Ha toccato corde profonde il ricordo dei martiri della fede, coloro che, in terre dove la libertà religiosa è un sogno lontano, pagano con la vita la loro fedeltà al Vangelo.

In un anno segnato dal 1700º anniversario del Concilio di Nicea, si è parlato anche di ecumenismo e del desiderio, ancora vivo, di una data comune per celebrare la Pasqua. Un gesto che, se compiuto, avrebbe un enorme valore simbolico: un segno di unità in un mondo diviso.

Non è mancata, infine, la voce della Chiesa sulla scena globale. I cardinali hanno approvato una Dichiarazione – nata dalla proposta di uno di loro – che chiede un cessate il fuoco permanente e invita le parti in conflitto a sedersi al tavolo del dialogo. È il grido della Chiesa per la pace, nel tempo in cui, come ha detto Papa Francesco, viviamo una “terza guerra mondiale a pezzi”.

L’elezione del Papa resta, così, un gesto profondamente controcorrente: mentre tutto urla, la Chiesa sceglie il silenzio. Mentre il mondo corre, i cardinali si fermano. Mentre tanti parlano, loro pregano. Da questo isolamento nasce una voce che, ogni domenica, si affaccerà su Piazza San Pietro per parlare non solo a Roma, ma all’intero pianeta. È la voce dell’ultimo sovrano assoluto del mondo, eletto però non con la forza, ma con il discernimento. Un sovrano senza esercito, che regna dal trono più fragile e potente: quello della coscienza.




Prossimo Papa, ribaltone dei bookmaker: sorpassato il favorito. Da mercoledì si vota

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conclave possibili successori papa francesco 1024x576Ribaltone a due giorni dall’inizio del Conclave.

Per i bookmaker inglesi, riporta Agipronews, è ora Luis Antonio Tagle il ‘prescelto’: il cardinale filippino nuovo Papa è offerto a 2 da William Hill, rispetto al 4,25 della scorsa settimana. Sorpassato il grande favorito Pietro Parolin, sceso da 3,50 a 3,25 ma ora secondo nelle preferenze degli analisti. Continua la rimonta degli altri due italiani in lizza: Matteo Zuppi, a 5, precede Pierbattista Pizzaballa a quota 6.

I betting analyst britannici scommettono anche sul giorno in cui verrà annunciato il nuovo Pontefice: previsto un Conclave molto breve, con fumata bianca già l’8 maggio – il secondo giorno in calendario – fissata a 2,10, in vantaggio sul 9 maggio dato a 2,75, mentre sale a 9,50 l’elezione papale alla prima votazione, mercoledì 7 maggio.

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Che Papa ci serve oggi?

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143955366 8707388f 94da 4445 b0c5 34cf9d84897bÈ una domanda scomoda, ma urgente. Davanti a una invasione silenziosa che sta trasformando l’Europa – nelle strade, nei simboli, nelle scuole, perfino nelle festività – possiamo davvero permetterci una guida spirituale che si limita a predicare dialogo e accoglienza?

In Italia, la popolazione musulmana è stimata in circa 2,3 milioni di persone, pari al 3,9% della popolazione totale . Nonostante ciò, il numero di moschee ufficiali è limitato: solo una dozzina, di cui sei con minareto, mentre esistono oltre 1.000 luoghi di culto islamici non ufficiali . (Religioni in Italia)

In Europa, la presenza musulmana è in crescita. Secondo il Pew Research Center, anche in uno scenario di “zero migrazione”, la percentuale di musulmani in Europa aumenterebbe dal 4,9% del 2016 al 7,4% entro il 2050, a causa di tassi di natalità più elevati e di una popolazione più giovane rispetto alla media europea . (Europe’s Growing Muslim Population – Pew Research Center)

Mentre l’Islam cresce, organizza, si espande — spesso finanziato da potenze estere con interessi precisi — la Chiesa cattolica sembra rinunciare al proprio ruolo storico e culturale. Le nostre chiese chiudono, i seminari sono vuoti, i crocifissi scompaiono, e intanto si tace, per non urtare la sensibilità altrui.

Abbiamo bisogno di un Papa che non si nasconda dietro formule diplomatiche. Che non si vergogni di dire che siamo in una fase di arretramento culturale, spirituale e identitario. Non si tratta di incitare allo scontro tra religioni, ma di aprire finalmente gli occhi: la cristianità è in ritirata, e non per colpa degli altri, ma per colpa nostra. Perché non abbiamo più il coraggio di difenderla.

Un Papa conciliante può servire in tempi normali. Ma questi non sono tempi normali. Servirebbe piuttosto una figura capace di alzare la voce, di svegliare le coscienze, di ridare orgoglio e forza a chi si riconosce ancora nei valori del Vangelo. Non un burocrate della fede, ma un comandante in prima linea.

Se continuiamo a far finta di niente, sarà troppo tardi. E il prezzo lo pagheranno i nostri figli.

 




Controcorrente: Bergoglio-Imbroglio

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9uo33ctbe 600x600 1Fa specie vedere così tanti personaggi ai funerali di papa Francesco che bofonchiano parole di cordoglio false come l’oro del Giappone.
Personalmente ho sempre avuto un atteggiamento di grande sospetto su Bergoglio , la sua storia è molto controversa, il suo ruolo ai tempi della dittatura Videla getta ombre sul suo passato mai definitivamente fugate. Di Bergoglio un episodio a me è rimasto impresso indelebilmente: il baciamano ai componenti della famiglia Rockfeller (lo potete vedere su you tube) noti esponenti ebrei askenaziti che indicano una inedita “soggezione” verso i potenti del mondo con tutte le deduzioni del caso. Andatelo a vedere, merita!
Ma la cosa più eclatante è il falso storico di un papa che non ha ricevuto mai, e sottolineo mai il MONUS PETRINUM ovvero la chiave d’oro simbolo del Vaticano che rappresenta il potere spirituale ovvero la forza dello SPIRITO SANTO che lo rende custode ufficiale della fede, ha tuttalpiù ricevuto il POTERE TEMPORALE ma non quello spirituale. Questo è tutto ufficiale, tanto che Ratzinger non ha mai rinuncia to al “munus” ,si presentava sempre vestito di bianco (da papa) e si firmava Benedetto XVI.
Dei 136 cardinali che hanno diritto a voto in Conclave ben 108 sono stati nominati da Bergoglio, fra l’altro non ha nominato cardinali ,quindi senza diritto al voto, vescovi di Parigi, Venezia, Palermo , Milano ed invece ha nominato cardinali vescovi esotici di comunità cattoliche di 1200 persone, etc etc
Verrebbe da gridare alla grande truffa architettata dai nemici storici giurati del cristianesimo e del cattolicesimo (quelli del baciamano padroni del potere finanziario mondiale) perpetrata dal sicario modernista con l’intento di resettare l’umanità attraverso il meticciato, la perdita di identità nazionale, di genere, l’indebolimento fisico e mentale attraverso interventi medici programmati contro presunte epidemie, la bufala del cambiamento climatico etc etc.
Qualcosa sta cambiando , vedremo se anche in Vaticano la deriva della parabola occidentale verrà arginata, speriamo tutti che sia così, chi crede preghi , ce n’è grande bisogno.



Ecco la tomba di Papa Francesco a Santa Maria Maggiore: la foto

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foto a 2 sito 2025 04 24t165734.786 1024x576La tomba di Papa Francesco è stata realizzata in marmo di provenienza ligure con la sola iscrizione “Franciscus” e la riproduzione della sua croce pettorale. Informazioni, queste, condivise dalla Santa Sede anche con una fotografia a corredo.

“La tomba è stata preparata nel loculo della navata laterale tra la Cappella Paolina (Cappella della Salus Populi Romani) e la Cappella Sforza della basilica di Santa Maria Maggiore” si riferisce nella comunicazione. “La tomba è situata nei pressi dell’Altare di San Francesco”.

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