Papa Francesco “non si è reso conto, non ha sofferto”: il prof. Alfieri racconta gli ultimi istanti

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screenshot 2025 04 22 211424“Quando sono arrivato a Santa Marta il Santo Padre era ancora vivo, aveva gli occhi aperti, aveva l’ossigeno, aveva una flebo, però non era vigile. Bisognava capire che cosa avesse, non era un problema respiratorio, era ancora vivo però era in coma”: il ricordo degli ultimi istanti di vita di Papa Francesco nell’intervista esclusiva al professor Sergio Alfieri, del Policlinico Gemelli, andata in onda questa sera, martedì 22 aprile, al Tg 1.

Il capo équipe al Gemelli che lo aveva seguito nell’ultimo lungo ricovero, è stato tra la stretta cerchia di persone vicina al Pontefice nel momento del trapasso. E una cosa può dirla per rassicurare i fedeli e chi ha voluto bene a Francesco: “Se ha sofferto? Non si è reso conto, sarà partito un embolo, avrà avuto un ictus, e questo lo posso dire con certezza: il Santo Padre non ha sofferto”, ha risposto così infatti alla domanda diretta del giornalista.

Quindi al microfono del Tg 1 racconta i giorni precedenti alla sua morte, come lo aveva trovato nelle ultime visite di controllo: “Mercoledì scorso in Vaticano, con i colleghi del Gemelli, l’abbiamo trovato in ripresa, convalescente, ancora un po’ affaticato ma in grande forma”, spiega Alfieri. Poi lo aveva rivisto sabato santo: “Una cosa mi ha colpito: gli ho detto ‘Santo Padre, è stato anche a visitare le persone che sono in carcere?’ Lui mi ha detto di sì e che però era affranto perché non gli aveva potuto lavare i piedi”.

Lunedì mattina al capezzale di Papa Francesco, a Santa Marta, quando lo ha trovato con gli occhi aperti ma non vigile, Alfieri ha subito compreso che si trattava di qualcosa di serio: “Bisognava capire che cosa avesse, l’ho ascoltato col fonendoscopio in entrambi i campi polmonari, ma non era un problema respiratorio”, ovvero la sue condizioni non erano riconducibili alle patologie per cui era stato 28 giorni ricoverato e curato al Policlinico. Di lì a poco Bergoglio è spirato, così, senza accorgersene, senza dolore è arrivato alla “casa di Dio”.

Agenzia DIRE – www.dire.it




La salma di Papa Francesco è nella Basilica di San Pietro, fedeli in fila per entrare (VIDEO)

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salma papa francesco a san pietro fileminimizer“Laudetur Jesus Christus”: si è conclusa con le stesse parole con le quali era cominciata la diretta dei media vaticani dedicata al rito della traslazione della salma di papa Francesco. La bara con il corpo del pontefice è stata posta di fronte all’altare della confessione, senza catafalaco, nella basilica vaticana di San Pietro. Secondo quanto riferito dai media vaticani, durante il passaggio della processione con il feretro, in piazza erano presenti 20mila persone.

Dalle 11 le porte della basilica di San Pietro sono aperte per le migliaia di fedeli che vorranno rendere omaggio a papa Francesco e partecipare ai funerali che saranno officiati sabato dal cardinale Giovanni Battista Re. L’esposizione del corpo del pontefice durerà tre giorni, da oggi fino alla mezzanotte, domani dalle 7 alle 24 e poi dalle 7 fino alle 19 di venerdì.

IN PIAZZA O IN FILA PER ENTRARE, FEDELI RENDONO OMAGGIO A FRANCESCO

Un caldo sole accompagna i numerosi fedeli che dalle prime ore del mattino sono in fila in via di Porta Angelica per raggiungere i varchi sotto il colonnato del Bernini. In tanti stanno affollando la strada che conduce a San Pietro e rendere omaggio a Papa Francesco, morto lo scorso 21 aprile all’età di 88 anni. Da questa mattina, infatti, la Basilica sarà aperta aperta ai fedeli che vogliono salutare il pontefice argentino. Sabato i funerali. Tra i fedeli, numerosi quelli provenienti da Roma ma tra le persone che camminano strette l’una di fianco all’altra c’è anche chi è originario del Paese di Papa Bergoglio. “Io sono argentino ma vivo con la mia famiglia in Inghilterra- racconta Jorge all’agenzia Dire- oggi siamo tristi ma con la speranza che gli insegnamenti di Papa Francesco vivano sempre nei nostri cuori. Quello di oggi è un momento di rispetto per una figura che per il mio Paese e per tutto il mondo è stato un referente religioso e il Capo di Stato del Vaticano. Ma spiritualmente è stato importante per tutto il mondo. Ricordo di averlo conosciuto a Buenos Aires e l’ho visto quattro volte. In una di queste occasioni l’ho visto durante una messa per i migranti nel quartiere La Boca, mentre un’altra messa l’ha tenuta per la gente più povera della mia città, la Capitale Argentina. Ricordo Papa Francesco sempre con i più poveri”.

Tanti gli italiani in fila. Tra loro la signora Valeria, di Napoli. “Proprio questa mattina alle 9- racconta- avevamo l’udienza privata con Papa Francesco, ci è stata annullata una decina di giorni fa ma siamo qui per dare un ultimo saluto al nostro Papa, il Papa del popolo, delle persone comuni. La frase che diceva sempre e che ripeteva mia mamma era ‘Non vi dimenticate di pregare per me’: sicuramente noi tutti pregheremo per lui e spero che lui ci accolga con la sua preghiera davanti al Padre Celeste”.La signora Valeria ha un ricordo personale del Santo Padre che porterà sempre con sé. “Mia mamma era molto devota a Papa Francesco e ogni domenica ascoltava la sua preghiera dopo la messa. E il Papa diceva proprio ‘Non vi dimenticate di pregare per me’. Chiedeva questo alle persone comuni. E poi augurava anche il buon pranzo prima di spegnere il collegamento. Io ricorderò sempre anche il suo primo momento dopo la sua elezione a Papa: spero che tutti accolgano il suo invito a pregare per lui”.

“Io studio a Roma- afferma Benedetta, 21 anni di Catanzaro- e ho sempre sentito la vicinanza con il Pontefice. Credo che sia stato un Papa buono. Purtroppo non ho avuto molte occasioni per poter venire in Vaticano e credo che questa sia una delle esperienze migliori. Vediamo se riuscirò a venire anche per i funerali. Ora vivo l’atmosfera di Roma: c’è tanta attesa, sento anche il calore degli altri fedeli, sono una persona molto religiosa. Mi sento onorata di poter vivere in questa città così bella e così grande che ci ha dato molto, ovviamente anche grazie al Papa”. Benedetta affida poi un pensiero al futuro Papa, proprio in memoria di Papa Bergoglio. “Francesco è stato un Papa progressista, quindi da questo nuovo Pontefice mi aspetto che si facciano altri passi avanti in questo senso e che non si torni indietro”. Infine un ricordo personale. “La sua umiltà. L’ho sempre visto in televisione, sui social e attraverso i telegiornali: è stato un Papa umile, questo è il ricordo che ho di lui insieme al suo viso buono”.

Intanto la macchina organizzativa non si ferma. Tante le ragazze e i ragazzi della Protezione Civile incaricati di accogliere i fedeli e di assicurare che tutto si svolga nel migliore dei modi. “Siamo partiti da Aprilia verso le 4:40 del mattino- spiega Christian, 19 anni- siamo arrivati per organizzarci con la Regione Lazio e ora siamo qui nella postazione di Porta Angelica dalle 5:30-6:00. Al momento tutto sta andando bene. C’è stata qualche richiesta per aiutare le persone disabili- conclude- ma per adesso il passaggio delle persone scorre fluentemente”.

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Francesco, il figlio di migranti piemontesi venuto dalla fine del mondo

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papa francesco scaled 1 1024x829È il papa “venuto dalla fine del mondo”. Il 266esimo, simbolo e carne di un altro mondo possibile, coscienza critica e speranza in un tempo di guerre, disuguaglianze e incoscienza nei confronti del prossimo e della “casa comune”.

Una vita, quella di Jorge Mario Bergoglio, eletto sommo pontefice il 13 marzo 2013, scomparso oggi all’età di 88 anni, straordinaria e allo stesso tempo comune. Comune: così ha sempre pensato se stessa.
“Nella capitale argentina nasce il 17 dicembre 1936, figlio di emigranti piemontesi” si legge in una biografia di Bergoglio pubblicata dalla Santa Sede. “Suo padre Mario fa il ragioniere, impiegato nelle ferrovie, mentre sua madre, Regina Sivori, si occupa della casa e dell’educazione dei cinque figli”. E c’è un’altra persona speciale. Si chiama Rosa Margherita Vassallo. “Ho ricevuto il mio primo annuncio cristiano da una donna” ricorda Francesco pochi giorni dopo essere stato eletto papa: “Mia nonna”. Rosa Margherita Vassallo è originaria della provincia di Savona, in Liguria. Ancora giovane si trasferisce però nelle Langhe, una regione dove allora si vive dell’essenziale, non di tartufi né di vini pregiati. Ed è qui che, è sempre Bergoglio a ricordare, Rosa impara che “c’è sempre un pezzo di pane da donare a chi sta peggio”.

Tra il Piemonte e Roma c’è l’America. Il Sud America: la “fine del mondo”, l’emisfero agli antipodi della Curia romana, dei trafficanti di armi e dei super-ricchi, il mondo guardato alla rovescia da Bergoglio. “È una figura di spicco dell’intero continente e un pastore semplice e molto amato nella sua diocesi, che ha girato in lungo e in largo, anche in metropolitana e con gli autobus” si legge ancora nella biografia. “La mia gente è povera e io sono uno di loro” pare abbia detto una volta Bergoglio per spiegare la scelta di abitare in un appartamento e di prepararsi la cena da solo. Ai suoi preti raccomanda misericordia, coraggio e porte aperte. Mettendoli in guardia dalla cosa peggiore che può accadere nella Chiesa: quella che de Lubac chiama “mondanità spirituale”, che vuol dire “mettere al centro se stessi”. È l’esatto contrario di ciò che Bergoglio ritiene parte imprescindibile della vita cristiana: l’impegno per la giustizia sociale.

Ed è proprio in uno spazio pubblico e sociale, nonostante il carattere riservato, che Bergoglio si fa conoscere e diventa un punto di riferimento. È il 2001: in Argentina tempo di crisi economica, di ricchezze volatilizzate e nuove emergenze. È anche l’anno nel quale papa Giovanni Paolo II lo crea cardinale: lui, un diplomato tecnico chimico entrato poi nel seminario diocesano e nel noviziato della Compagnia di Gesù. Il percorso ecclesiastico, con gli studi umanistici e la laurea in filosofia, in Cile e ancora in Argentina, è continuato fino al ruolo di provinciale, a quello di collaboratore del cardinale Antonio Quarracino, a Buenos Aires, e poi di arcivescovo.
In America Latina la figura di Bergoglio diventa sempre più popolare. Come arcivescovo, invita religiosi e laici a lavorare insieme, fissando come una delle priorità l’assistenza ai poveri e ai malati.
Partecipa poi al conclave del 2005, quello di Ratzinger, Benedetto XVI, “il pastore tedesco”, secondo un titolo di giornale irriverente. Sarà anche il pontificato segnato del discorso di Ratisbona, con il richiamo all’identità dell’Occidente e la reazione delle piazze islamiche per il riferimento ai dialoghi sulla jihad dell’imperatore bizantino Manuele II paleologo: ci furono proteste, vittime e violenze, dall’Africa al Medio Oriente all’Asia.

Cambia tutto, Bergoglio, a cominciare dal nome: Francesco, come mai nessun papa prima di lui. E c’è il suo carattere, con i gesti, l’immediatezza, l’empatia, naturale capacità comunicativa. Ne parliamo con padre Daniele Moschetti, missionario comboniano per tanti anni in Africa. Uno che l’ha conosciuto. È del papa la prefazione del suo libro ‘Sud Sudan, il lungo e sofferto cammino per pace, giustizia e dignità’. “Quando gli consegnai il volume guardò il bambino sud-sudanese in copertina e mi disse: ‘Devo andarci a tutti i costi, il popolo mi aspetta’”. Cinque anni dopo, e dopo tre tentativi, Francesco arriva a Juba: la capitale del Paese più giovane del mondo, nel cuore del continente più giovane del mondo, ferito dalla guerra. “Avverto il bisogno di sensibilizzare la comunità internazionale su un dramma silenzioso, che necessita dell’impegno di tutti per giungere a una soluzione che ponga fine al conflitto in corso” sottolinea il papa. “Disinteressarsi dei problemi dell’umanità, soprattutto in un contesto come quello che affligge il Sud Sudan, significherebbe infatti dimenticare la lezione che viene dal Vangelo sull’amore del prossimo sofferente e bisognoso”.

Padre Moschetti ricorda anche un altro momento. È il 2019 e i dirigenti politici e militari del Sud Sudan, a cominciare dal presidente Salva Kiir e dal suo vice e poi rivale Riek Machar, partecipano a un inedito ritiro a Roma. In Vaticano, nella residenza pontificia di Casa Santa Marta, c’è anche Justin Welby, il primate della Chiesa d’Inghilterra che sarà poi a Juba con Francesco. Il Papa chiede agli ospiti di “rimanere nella pace” e di diventare “padri della nazione”. È a questo punto che si inchina, sorretto da un traduttore, e bacia loro i piedi. “Sapeva che avevano fatto uccidere migliaia di persone ma volle fare un gesto importante che arrivasse dritto al cuore” ricorda padre Moschetti. “Fu un segno di umiltà e attenzione verso il popolo sud-sudanese, non un’umiliazione di fronte a quei dirigenti”.

Le prospettive e i ricordi possono essere più di mille. Come gli appelli. Ad esempio in difesa della “casa comune”, il pianeta “depredato”, al centro della enciclica Laudato sii’ e poi del sinodo speciale per l’Amazzonia. E però gli ultimi giorni del papa sono segnati ancora dal desiderio della pace, dopo le tante denunce del commercio delle armi “che muove i fili delle guerre con tutti i soldi pubblici destinati agli armamenti”. Nuovi richiami a un’altra enciclica, la Fratelli tutti, nata anche dal lavoro comune con l’imam Ahmad al-Tayyeb, ad Abu Dhabi.

Tornano alla mente anche le parole pronunciate dalla parrocchia della Sacra famiglia, nella Striscia di Gaza devastata dai bombardamenti israeliani: “Il Papa ci ha chiamati, era di buon umore, la voce un po’ affaticata, ma ha voluto sapere come stiamo”. Francesco era ricoverato al Gemelli. Stava male lui ma non dimenticava i palestinesi e tutti coloro che non hanno più una casa. Sono i più deboli del mondo, come le vittime di tutte le guerre. Altre immagini, altri momenti. Il papa è solo, la piazza San Pietro vuota, sotto la pioggia battente, il 27 marzo 2020, anticipo del venerdì santo al tempo del Covid-19. E ancora Roma, per un altro mondo possibile: mentre l’Europa divisa si arma e lancia proclami di guerra, Francesco vuole che alla Via Crucis partecipino due famiglie in più: una ucraina e una russa, insieme nella tredicesima stazione. Cristo è deposto sulla croce e il suo corpo viene riconsegnato alla Madonna.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Morte di Papa Francesco. Chef Italia ETS: “Ci uniamo al cordoglio di tutti·

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c32fd683 0e51 4adb 9154 760f0f4cf19cCari amici e soci dell’associazione CHEF Italia ETS,

è con profonda tristezza che vi comunico la notizia della scomparsa di Sua Santità Papa Francesco.

Un leader spirituale e un simbolo di speranza per milioni di persone in tutto il mondo, Papa Francesco ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della Chiesa cattolica e nella vita di tanti individui.

Come associazione, esprimiamo le nostre più sincere condoglianze a tutti i fedeli e a coloro che hanno avuto l’opportunità di conoscere e ammirare la sua figura.

Papa Francesco è stato un esempio di compassione, di misericordia e di impegno per la giustizia sociale, valori che sono anche alla base del nostro lavoro e della nostra missione come associazione.

In questo momento di dolore ci uniamo alla preghiera e alla riflessione per onorare la memoria di Sua Santità Papa Francesco e per chiedere a Dio di confortare i suoi fedeli e di guidare la Chiesa cattolica nel suo cammino futuro.

Con stima e affetto,

Il Presidente di CHEF Italia ETS

Antonio Arfè




Papa Francesco, la Sala stampa Vaticana: “Ha avuto due episodi di insufficienza respiratoria acuta”

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Nel bolletino serale sulle condizioni di salute del Papa, la Sala Stampa Vaticana ha fatto sapere che il Pontefice ha avuto due episodi di insufficienza respiratoria acuta. “Nella giornata odierna, il Santo Padre ha presentato due episodi di insufficienza respiratoria acuta, causati da importante accumulo di muco endobronchiale e conseguente broncospasmo”, si legge nella nota. “Sono pertanto state eseguite due broncoscopie con necessità di aspirazione di abbondanti secrezioni. Nel pomeriggio è stata ripresa la ventilazione meccanica non invasiva. Il Santo Padre è sempre rimasto vigile, orientato e collaborante. La prognosi rimane riservata”.

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Papa Francesco, nel pomeriggio repentino peggioramento del quadro respiratorio. Iniziata la ventilazione meccanica

papa francesco ricoverato al gemelli

papa francesco ricoverato al gemelli

“Il Santo Padre nel primo pomeriggio di oggi, dopo una mattinata trascorsa alternando la fisioterapia respiratoria alla preghiera in cappella, ha presentato una crisi isolata di broncospasmo che ha, tuttavia, determinato un episodio di vomito con inalazione e repentino peggioramento del quadro respiratorio.

Il Santo Padre è stato prontamente broncoaspirato ed ha iniziato la ventilazione meccanica non invasiva, con una buona risposta sugli scambi gassosi.

Il Santo Padre è sempre rimasto vigile e orientato, collaborando alle manovre terapeutiche. La prognosi permanente pertanto ancora riservata.

In mattinata ha ricevuto l’Eucarestia”. È quanto riferisce il bollettino della Sala Stampa della Santa Sede diffuso nella serata di oggi, 28 febbraio, riguardo lo stato di salute del Papa, ricoverato da quattordici giorni al Policlinico Gemelli.

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“Papa in lieve miglioramento, non ha più crisi asmatiche”, ma i medici non sciolgono la prognosi

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“Le condizioni cliniche del Santo Padre nella loro criticità dimostrano un lieve miglioramento. Anche nella giornata odierna non si sono verificati episodi di crisi respiratorie asmatiforme; alcuni esami di laboratorio sono migliorati”. Lo afferma il Bollettino medico diffuso questa sera dall’equipe dell’ospedale Gemelli di Roma.
“Il monitoraggio della lieve insufficienza renale non desta preoccupazione. Continua l’ossigenoterapia, anche se con flussi e percentuale di ossigeno lievemente ridotti”, si legge ancora. “I medici, in considerazione della complessità del quadro clinico, in via prudenziale non sciolgono ancora la prognosi“, conclude l Bollettino medico diffuso questa sera.

LA GIORNATA DEL PAPA

Papa Francesco “in mattinata ha ricevuto l’Eucarestia, mentre nel pomeriggio ha ripreso l’attività lavorativa. In serata ha chiamato il Parroco della Parrocchia di Gaza per esprimere la sua paterna vicinanza. Papa Francesco ringrazia tutto il popolo di Dio che in questi giorni si è radunato a pregare per la sua salute”. È quanto si legge nel Bollettino medico diffuso questa sera.

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“Papa Francesco non è fuori pericolo, aperto a tutte le possibilità”

omaggio del papa all'immacolata concezione

omaggio del papa all'immacolata concezione
PAPA FRANCESCO, JORGE MARIO BERGOGLIO

“Come sta Papa Francesco? Come un signore di 88 anni con delle patologie polmonari croniche. Non è fuori pericolo: è aperto a tutte e due le possibilità. E’ un Papa ma è anche un uomo“.

Lo ha detto il professor Sergio Alfieri, coordinatore dell’equipe medica che si occupa di Papa Francesco, nel punto stampa organizzato al Policlinico Gemelli.

Il Santo Padre “mantiene il suo buonumore: per dirvi, la mattina quando si mette in poltrona, lo salutiamo con ‘buongiorno santo padre’ e lui ci risponde ‘buongiorno santo figlio’. Quindi è presente”.

“La degenza sarà lunga il tempo necessario a farlo tornare a Casa Santa Marta in sicurezza. Resterà fino a quando non sarà più necessario somministrare terapie ospedaliere. Almeno tutta la prossima settimana resterà qui. Sta seguendo una importante terapia”.

FRANCESCO È FRAGILE MA HA ANCHE STOFFA FORTE

Alfieri ha aggiunto: “Le condizioni generali di Papa Francesco? La parte addominale è a posto, il cuore è forte. Diciamo che il Papa è fragile ma allo stesso tempo ha una stoffa forte…E poi è seguito molto bene, con maestria. Non ha altre patologia, ha questa infezione che deve superare e noi speriamo la superi, ma sono aperte tutte le porte”.

Insieme a lui il dottor Luigi Carbone, che ha aggiunto: “Il Santo Padre non molla”.

“SANTO PADRE NON ATTACCATO AD ALCUN MACCHINARIO”

Alfieri ha poi affermato: “Il Papa non è attaccato ad alcun macchinario, ogni tanto al bisogno mette i naselli e fa un po’ di ossigenoterapia, ma respira e si alimenta da solo”.

“HA SEMPRE VOLUTO SI DICESSE VERITÀ SU SUE CONDIZIONI”

“Noi medici che lo seguiamo ci vediamo una volta al giorno come succede per tutti i pazienti e insieme decidiamo una terapia – ha detto ancora Alfieri – . I bollettini sono una sintesi di quello che decidiamo e di cui poi diamo notizia al mondo. Il Santo Padre ha sempre voluto che si dicesse tutto sulle sue condizioni e la verità. A volte non c’è molto da aggiungere e dunque i bollettini sono striminziti”.

“VERO RISCHIO POTREBBE ESSERE SEPSI”

Il coordinatore dell’equipe medica che si occupa di Papa Francesco spiega: “Cosa può capitare di peggio? Che questi germi presenti nei polmoni, nonostante le terapie che il Papa sta facendo, possano passare nel sangue: al momento non è così ma in quel caso avrebbe una sepsi e alla sua età potrebbe essere difficile uscirne. Il vero rischio è questo”.

“SANTO PADRE SI RENDE CONTO CHE È IN PERICOLO”

Alfieri assicura che “è stato lui stesso a dirci che si rende conto di come sta. Anche quando sarà passata questa fase, le sue patologie croniche resteranno. Lui sa che è in pericolo e ci ha detto di farlo sapere”.

“TIMIDAMENTE RIDOTTO QUALCHE FARMACO, PER ME TORNERA’ A SANTA MARTA”

Le terapie somministrate “sono state potenziate” e il Santo Padre “reagisce. Abbiamo anche ridotto timidamente qualche farmaco ma è presto”. “Per me il Papa si rimetterà e tornerà a Santa Marta. Io ragiono così non solo per lui, per tutti i miei pazienti. Poi quello che potrà fare dopo, in base alle sue condizioni, lo deciderà lui. Ovvio che continuerà ad avere le sue patologie croniche”. “E’ evidente che al Papa si possono dare consigli su quanto lavorare, ma poi lui è il Papa…”, ha aggiunto.

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“Quadro clinico complesso” per il Papa, si allunga la degenza in ospedale

g7 italia 2024

g7 italia 2024

“Quadro clinico complesso che richiederà una degenza ospedaliera adeguata”: così la Sala stampa della Santa Sede sulle condizioni di salute di papa Francesco, al quarto giorno di degenza al Gemelli. “I risultati degli accertamenti effettuati nei giorni scorsi e nella giornata odierna hanno dimostrato una infezione polimicrobica delle vie respiratorie che ha determinato una ulteriore modifica della terapia”, si sottolinea nella comunicazione, rilanciata anche dall’agenzia di stampa Agensir.

“Tutti gli accertamenti effettuati sino a oggi sono indicativi di un quadro clinico complesso che richiederà una degenza ospedaliera adeguata”. Il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, ha sottolineato che “l’umore del Papa è buono”. Il responsabile ha poi rimandato al pomeriggio per ulteriori delucidazioni sulle condizioni di salute del Santo Padre. La prefettura della Casa pontificia ha intanto annullato tutte le udienze previste fino a sabato prossimo.

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Il Papa ha la bronchite e va in ospedale

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papa francesco 1 1024x544Papa Francesco è arrivato al Policlinico Gemelli. Lo si apprende da fonti vaticane. Il motivo del ricovero, come ha reso noto la Sala Stampa della Santa Sede, è quello di sottoporsi ad “alcuni necessari accertamenti diagnostici”, per poi “proseguire in ambiente ospedaliero le cure per la bronchite tuttora in corso”.

Questa mattina il Santo Padre aveva svolto le udienze previste a Casa Santa Marta, come aveva fatto in questi giorni – fatta salva l’udienza generale di mercoledì – a causa proprio del persistere della bronchite.

GLI INCONTRI PRIMA DEL RICOVERO

Prima Papa Francesco ha tenuto diversi appuntamenti. Tra questi, l’udienza con il primo ministro della Repubblica Slovacca, Robert Fico, che ha poi incontrato il card. Pietro Parolin, segretario di Stato, accompagnato da mons. Miroslaw Wachowski, sotto-segretario per i Rapporti con gli Stati. Il colloquio privato tra il Pontefice e il primo ministro è durato circa mezz’ora. “Nel corso dei cordiali colloqui presso la Segreteria di Stato, è stato ribadito il reciproco apprezzamento per le solide relazioni bilaterali e il rinnovato impegno comune a favore della coesione sociale”, si legge in un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede. Particolare attenzione è stata dedicata alle tematiche legate all’antropologia, alla famiglia e all’educazione. Durante l’incontro si è anche approfondito il quadro internazionale, con un focus sulla “persistente instabilità in Ucraina e le prospettive di pace, nonché sulla fragile tregua in Israele e Palestina e sulla grave emergenza umanitaria a Gaza”.

Al termine dell’udienza, c’è stato lo scambio di doni: il Papa ha offerto a Fico un’opera in terracotta dal titolo “Tenerezza e amore”, oltre ai volumi dei documenti papali, al Messaggio per la pace di quest’anno e al volume “Perseguitati per la verità, i greco-cattolici ucraini dietro la cortina di ferro”. Il primo ministro slovacco ha ricambiato donando un’opera in bronzo raffigurante i santi Cirillo e Metodio e una pittura su legno realizzata da un’artista slovacco, raffigurante un angelo custode.

Sempre stamani il Pontefice ha incontrato i membri della Fondazione Gaudium et Spes, ha inviato il messaggio “Essere strumenti dell’amore di Dio che vuole raggiungere tutti gli uomini, senza distinzione”.

“In questo Anno Santo- le parole di Francesco in spagnolo- desidero ringraziarvi perché siete motivo di speranza per tante persone che soffrono e sono scoraggiate, che attraverso le vostre opere sentono che Dio le accarezza e le consola in mezzo ai loro dolori. Desidero ringraziarvi per il lavoro che fate, specialmente per i più poveri, seguendo gli insegnamenti della Costituzione conciliare da cui avete preso il nome e che onorate con le vostre azioni”.

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