La fame dei popoli non la si ferma neppure con i cannoni

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1200x675 cmsv2 23ae825e 7a49 5287 ad1c f20e1ce200b9 5999432Quando una crisi umanitaria si riflette su un’intera isola. Chi scappa dalla miseria non cerca confini, cerca solo un posto dove vivere.

La storia del mondo lo insegna: la fame dei popoli non la si ferma neppure con i cannoni. E oggi, davanti al dramma che sta vivendo Haiti, non possiamo chiudere gli occhi, né semplificare un problema che ha radici profonde e dolorose.

Haiti è un Paese allo stremo. La popolazione è vessata da carestie, disoccupazione, assenza di servizi basilari, e da una violenza endemica che ha assunto le forme di un vero e proprio caos istituzionale. Le bande armate controllano interi quartieri, le scuole sono chiuse, i bambini crescono tra paura e miseria. Migliaia di haitiani fuggono ogni giorno, con un’unica speranza: sopravvivere.

È dunque umano – prima ancora che politico – interrogarsi sul senso e sul limite delle reazioni. La Repubblica Dominicana, comprensibilmente, si trova sotto pressione: è difficile gestire un flusso migratorio imponente, in un contesto dove anche le risorse locali sono spesso insufficienti. Ma sarebbe sbagliato rispondere solo con la forza, con le retate, con la chiusura ermetica delle frontiere. Perché nessun muro ha mai fermato davvero chi fugge dalla fame. Nemmeno i cannoni, appunto.

Serve lucidità. Serve visione. E serve, soprattutto, umanità.

La marcia annunciata per domenica a Punta Cana, nel quartiere popolare di Friusa, si presenta come un’iniziativa “patriottica e pacifica”. Ma la scelta del luogo e il contesto attuale pongono interrogativi inevitabili: che messaggio vogliamo dare al mondo? Che tipo di Paese vuole essere la Repubblica Dominicana?

Difendere i confini è un diritto. Ma chi si professa democratico, civile e cristiano non può dimenticare che prima del passaporto c’è la persona. Prima della nazionalità, c’è la vita.

E allora, mentre si sfilano per ricordare una battaglia gloriosa del passato, bisognerebbe anche avere il coraggio di affrontare la guerra quotidiana del presente. Quella contro la miseria, contro l’abbandono, contro l’ingiustizia sociale che colpisce milioni di haitiani, ma anche tanti dominicani.

E chissà che una parte della soluzione non passi anche da qui: aiutare il popolo haitiano, per quanto possibile, a risolvere in patria i propri problemi. Perché se ciò non accade, è purtroppo evidente che quei problemi continueranno a riflettersi, inevitabilmente, sul Paese che condivide con Haiti la stessa isola.

Perché alla fine, la fame non si placa con la forza. La si placa solo con giustizia, cooperazione, sviluppo e dignità.




Repubblica Dominicana. Nella notte terremoto magnitudo 5.4

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captura de pantalla 2025 02 25 070809 3451d170 focus 0 0 896 504La notte scorsa un terremoto di magnitudo 5.4 ha sorpreso gli abitanti della Repubblica Dominicana e di Porto Rico . La scossa è avvenuta alle 1:48 e ha avuto il suo epicentro nell’Oceano Atlantico, a circa 104 chilometri da Punta Cana e 99 chilometri a nord-est di Miches, secondo i primi rapporti.

Attraverso i social network, diversi utenti hanno riferito di aver avvertito il terremoto in modo intenso in città come Santo Domingo Norte, Punta Cana, San Francisco de Macorís, Higüey, Nagua e Villa Mella. Alcuni lo hanno definito “molto forte”.

Il Centro nazionale di sismologia ha segnalato diverse scosse di assestamento di magnitudo compresa tra 3,3 e 3,7, localizzate nell’Oceano Atlantico, a est di Miches. Tuttavia, nessuno di queste ha rappresentato una minaccia significativa.

Nonostante l’entità dell’evento, finora non si sono registrati danni strutturali o vittime.

Il geologo Osiris de León ha riferito attraverso il suo account X (ex Twitter) che l’epicentro del terremoto è stato spostato a nord-est di Higüey, in coincidenza con la faglia di latitudine 19, che è un’estensione orientale della faglia del Settentrionale. Allo stesso modo, la magnitudo è stata ricalcolata a 5,3, indicando che è meno pericolosa di quanto inizialmente considerato.

tradotto da Diario Libre




Frank Rainieri: l’italiano che ha trasformato il turismo nella Repubblica Dominicana

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imagesLa Repubblica Dominicana deve gran parte del suo sviluppo turistico a Frank Rainieri, imprenditore di origini italiane. Nato a Puerto Plata nel 1944 da una famiglia di immigrati italiani, Rainieri ha rivoluzionato l’industria turistica del paese, trasformando una zona isolata in una delle mete più ambite dei Caraibi.

Nel 1969 Rainieri acquisì una vasta area di terreno nella regione orientale della Repubblica Dominicana. Nonostante le sfide iniziali, nel 1971 inaugurò il Punta Cana Club, un piccolo hotel con 40 camere. Questo fu solo l’inizio di una serie di progetti ambiziosi che avrebbero portato alla creazione del Puntacana Resort & Club e, successivamente, all’apertura dell’Aeroporto Internazionale di Punta Cana nel 1984, il primo aeroporto internazionale privato al mondo.

Oggi, Punta Cana è sinonimo di paradiso tropicale, attirando milioni di turisti ogni anno. Il successo di Rainieri non si limita all’ospitalità: ha promosso iniziative ecologiche e sostenibili, integrando lo sviluppo turistico con la conservazione dell’ambiente locale. Nel 2024, l’Ambasciatore d’Italia nella Repubblica Dominicana, Stefano Queirolo Palmas, gli ha conferito l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine della Stella della Repubblica Italiana, riconoscendo il suo contributo straordinario nel rafforzare i legami tra Italia e Repubblica Dominicana.

La storia di Frank Rainieri è un esempio lampante di come gli italiani all’estero possano lasciare un’impronta indelebile, unendo visione imprenditoriale e rispetto per le proprie radici.