Perché l’Europa vuole riarmarsi se è già sotto l’ombrello NATO?

nato europe's quandary

nato europe's quandary
FILE – Italian Air Force Eurofighter Typhoon military fighter jets participate in NATO’s Baltic Air Policing Mission operate in Lithuanian airspace, on Sept.12, 2023. NATO grew out of secret talks among U.S. officials after World War II about how to supply military equipment to Western Europe and ensure a coordinated response to any attack by the Soviet Union. (AP Photo/Mindaugas Kulbis, File)

Negli ultimi mesi, si moltiplicano gli appelli dei leader europei per un “riarmo comune”. Macron parla apertamente di “economia di guerra”. La Germania investe cifre mai viste nella difesa. Anche l’Italia segue a ruota. Ma una domanda sorge spontanea: se l’Europa è già protetta dalla NATO, a cosa serve tutto questo riarmo?

La NATO, nata nel 1949, garantisce da decenni la sicurezza del continente. E il suo pilastro resta, inequivocabilmente, l’ombrello militare degli Stati Uniti. È Washington che guida, coordina e, nei fatti, protegge. Lo abbiamo visto in ogni crisi. Dunque, perché improvvisamente l’Europa sente il bisogno di riscoprirsi potenza militare?

Le risposte sono più di una — e nessuna è rassicurante.

La prima è che la fiducia negli Stati Uniti non è più cieca. Dopo l’esperienza Trump, molti leader europei temono che Washington, in futuro, possa voltare le spalle al Vecchio Continente. Non è un caso che si parli sempre più spesso di “autonomia strategica europea”, anche se resta un concetto vago e spesso usato come paravento politico.

La seconda è l’effetto Ucraina. L’invasione russa ha scosso l’Europa dal suo torpore pacifista. La guerra è tornata a casa, e con essa la paura. Si teme che il conflitto si allarghi, si parla persino — sottovoce — di scenari nucleari. Da qui la corsa agli armamenti, ai bilanci in crescita, all’industria bellica da rilanciare. Un ritorno al passato che sembrava sepolto.

Ma c’è anche una terza chiave, più cinica e meno discussa: il riarmo fa bene al business. La difesa è un settore industriale potentissimo, capace di muovere miliardi e influenzare governi. Chi produce armi, sistemi radar, droni, munizioni, sta vivendo una nuova età dell’oro. E molti governi europei, in difficoltà economica, vedono nella spesa militare una leva per stimolare la crescita, anche a costo di alimentare la tensione.

E noi italiani all’estero, cosa dobbiamo pensare?
Molti di noi sono emigrati per cercare pace, stabilità, opportunità. Vedere l’Europa — la patria dei nostri padri — scivolare verso una logica da guerra fredda, ci inquieta. Non si tratta di essere ingenui: difendersi è giusto. Ma lo è altrettanto chiedersi da chi, da cosa, e a quale prezzo.

Il riarmo europeo può avere una sua logica strategica, ma rischia di essere una risposta sbagliata a domande complesse. E soprattutto, rischia di allontanare l’Europa da ciò che l’ha resa grande nel dopoguerra: l’arte della diplomazia, la cultura della pace, la forza dell’equilibrio.

L’Europa non sarà mai una superpotenza come gli Stati Uniti o la Cina. Ma può, e deve, essere una potenza morale, capace di mediare, costruire, unire.

Riarmarsi può servire. Ma riumanizzarsi sarebbe molto più urgente.

 




L’Europa vuole riarmarsi. C’è il piano “ReArm Europe”

gllxeqdx0aaxpuu 1024x683

gllxeqdx0aaxpuu 1024x683“Siamo nell’era del riarmo e l’Europa è pronta ad assumersi le sue responsabilità”.

Così, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, parlando della lettera che verrà inviata in giornata ai 27 Stati membri dell’Unione in cui sarà presentato il piano “ReArm Europe”.

“Questo insieme di proposte, che potrebbe mobilitare fino a 800 miliardi di euro, vuole rispondere alle urgenze a breve termine, come il supporto all’Ucraina, ma anche andare incontro alle esigenze a lungo termine, per aumentare la nostra sicurezza”, ha spiegato von der Leyen.

COSA PREVEDE IL PIANO

Il piano prevederebbe lo scorporo delle spese per la difesa dai bilanci nazionali dei singoli Stati, mentre la Commissione starebbe già lavorando a 3 diverse linee di intervento: una nazionale (con appunto l’attivazione della clausola di salvaguardia), una europea (che prevederebbe l’utilizzo di fondi comuni non spesi nell’ambito di altri progetti Ue) e uno finanziario, con maglie più larghe per le Bei.

“Il piano ReArm Europe si focalizza su come utilizzare tutte le leve finanziarie a nostra disposizione per aiutare gli Stati membri ad aumentare la loro capacità di difesa- aggiunge la presidente della Commissione europea- viviamo in tempi pericolosi, e la sicurezza dell’Europea è minacciata“.

Agenzia DIRE – www.dire.it