Due pesi, due misure: a Las Terrenas qualcosa si muove, ma i conti non tornano

Sembra muoversi qualcosa nella triste vicenda dell’incolpevole ristoratore italiano il cui locale è stato completamente distrutto nei giorni scorsi durante lo sgombero forzato di una famiglia dominicana a Las Terrenas.
In giornata, il sindaco gli ha comunicato a sua intenzione di acquistare i circa 500 metri di cavo elettrico necessari per portare la corrente alla casa in costruzione dove l’imprenditore italiano, insieme alla moglie, si è precariamente rifugiato. Il primo cittadino ha anche offerto alla coppia un alloggio provvisorio in un appartamento, ma l’offerta è stata declinata con cortesia: i due hanno preferito rimanere nella loro abitazione, seppur ancora incompleta.
Un segnale di attenzione, certo. Ma che non basta a cancellare la domanda fondamentale: chi gli risarcirà i danni? Chi si assumerà la responsabilità di aver distrutto, senza preavviso, un’attività commerciale regolarmente operante?
Perché, al netto delle promesse e delle buone intenzioni, resta un principio che dovrebbe valere ovunque, anche a Las Terrenas: chi rompe, paga!
Non si tratta di chiedere favoritismi, né di pretendere trattamenti di favore. Si tratta solo di giustizia, quella vera. E di rispetto per chi ha costruito qualcosa con impegno e tanta fatica, nel rispetto delle regole, senza alzare la voce o incendiare la strada.
Far pagare i responsabili, colpirli nel portafogli, deve servire da esempio affinché simili episodi non abbiano più a ripetersi — né a danno di cittadini dominicani, né tantomeno di stranieri che hanno scelto questo Paese per viverci, investire e contribuire al suo sviluppo.