La Casa Bianca sta pensando di fare un reality show per immigrati: in palio la cittadinanza americana

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bandiera usa stati uniti“Chi Vuol Essere Cittadino?”. E’ l’ultima idea – abbastanza indecente – dell’amministrazione americana. Un reality show a stelle e strisce per mettere in competizione gli immigrati a colpi di quiz patriottici e prove di civismo per guadagnarsi il diritto alla cittadinanza degli Stati Uniti. Un Grande Fratello con in palio il diritto a esistere legalmente nel Paese.

A confermare l’interesse è stata la portavoce del Dipartimento per la Sicurezza Interna, Tricia McLaughlin, che con tono fiero ha parlato di “celebrazione dell’essere americani”. L’ideatore, Rob Worsoff, ci tiene a sottolineare che nessuno verrà penalizzato se perde. Nessuna deportazione in diretta, per ora. “Conosceremo le loro storie,” dice lui, “li celebreremo come esseri umani”. Il Dipartimento, intanto, ci tiene a ribadire che valuterà “proposte originali”.

Agenzia DIRE – www.dire.it




La libertà di espressione degli studenti stranieri in America: Trump usa la mano dura

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s3 bgmp arc arc feeds generic photos to arc img 0332 1 67e55830875f5 768x432Ogni volta che scopriamo uno di questi lunatici, gli revoco il visto”. Così Marco Rubio, il Segretario di Stato statunitense, mentre cercava di spiegare perché Rumeysa Ozturk, una dottoranda turca alla Tufts University nello Stato del Massachusetts, era stata arrestata e trasportata in un carcere della Louisiana. Rubio definisce “lunatici” accademici stranieri che, secondo lui manifestano e vandalizzano i campus universitari americani. Più di 300 persone hanno perso il loro visto a causa di questa descrizione di Rubio.

Il filo conduttore per la revoca di questi visti sembra essere di avere manifestato o espresso opinioni contrarie a quelle dell’amministrazione Trump. Oltre a Ozturk, un altro dottorando alla Columbia University, arrestato anche lui e trasportato in Louisiana, e parecchi altri sono stati presi di mira. Alcuni di questi individui si sono dati alla macchia, avendo sentito che agenti dell’immigrazione li stavano cercando. Una studentessa è fuggita in Canada temendo di essere deportata dagli Usa. Alcuni di questi individui hanno persino il cartellino verde, il permesso di residenza legale, che dovrebbe assicurare la loro protezione ma l’amministrazione Trump non sembra rispettare le ovvie leggi.

Si tratta infatti di abusi, come ha constatato Elizabeth Warren, la senatrice liberal del Massachusetts, la quale ha accusato Trump di prendere di mira “studenti con status legale allontanandoli dalle loro comunità senza un giusto processo”. La costituzione americana garantisce che tutti gli americani, incluso i residenti stranieri, hanno diritto a procedure giuste e legali che non li privino della vita, la loro proprietà, e la loro libertà. Ciò include il diritto di parola garantito dal primo emendamento.

L’amministrazione Trump con le sue azioni mette in dubbio questi diritti costituzionali. L’arresto di Ozturk pochi giorni fa è stato filmato e ci dà un’idea del modus operandi. La trentenne dottoranda è stata avvicinata da un individuo con maschera che all’inizio sembra chiederle informazioni. Subito però si avvicinano parecchi altri individui, anche loro mascherati, e alle grida della studentessa di chiedere aiuto alla polizia, si sente dire che gli individui mascherati sono “la polizia” nonostante il fatto che non esibiscono alcun documento o badge. Un individuo presente estraneo alla vicenda ha usato il suo telefonino per filmare l’accaduto e si sente la sua voce che domanda se si tratta di “a kidnapping”, un rapimento. Anche il caso dello studente della Columbia è avvenuto in circostanze drammatiche poiché fu arrestato davanti alla moglie, cittadina americana, che disperatamente cercava di bloccare l’arresto.

Il clima nel mondo accademico di studenti stranieri in Usa è molto teso. Per proteggersi da eventuali ritorsioni alcuni hanno già cancellato post su social media che possono essere considerati contrari alle posizioni del presidente Trump. E proprio quello che è successo a un cittadino francese che aveva espresso opinioni di dissenso su Trump. Per le sue opinioni il permesso di ingresso negli Usa gli è stato vietato alla dogana. La famiglia di una studentessa di origini sudcoreane, venuta in America all’età di sette anni con permesso di residenza legale, è stata visitata da agenti dell’Immigration and Customs Enforcement, l’agenzia incaricata del controllo alle frontiere e i flussi migratori. Non sono riusciti a trovarla. Il suo “reato”? La partecipazione a manifestazioni pro-Gaza alla Columbia University.

Le uniche protezioni a questi potenziali abusi da parte di Trump sono emerse dalla magistratura. I legali della studentessa sudcoreana hanno esposto denuncia e un giudice di Manhattan ha bloccato il possibile arresto e detenzione, asserendo che gli agenti dell’Ice non avevano presentato sufficienti ragioni. Spesso però i magistrati non reagiscono con la richiesta tempestività e gli agenti agiscono spostando le loro vittime in Louisiana, lontano dal luogo di residenza, rendendo difficile la loro difesa. Questa fretta di azione produce gli arresti di individui che non meriterebbero essere deportati e a volte errori grossolani avvengono causando tragedie. Proprio in questi giorni in una procedura legale l’amministrazione Trump ha ammesso di avere sbagliato nell’arresto di un migrante salvadoregno con permesso di residenza legale temporanea il quale è stato trasferito in un carcere in El Salvador. Ciononostante, le autorità hanno informato il giudice che non è possibile riportarlo negli Usa. Legali di altri venezuelani hanno accusato l’amministrazione di simili abusi che sono stati però messi in dubbio dalle autorità.

Sbagli o abusi non sembrano preoccupare l’amministrazione di Trump. Tom Homan, il cosiddetto zar delle frontiere di Trump, rispondendo alla domanda in un programma della Fox News, ha dichiarato che non gliene frega niente di quello che pensa “la sinistra” “né di cosa pensano i giudici”. Ha concluso che continueranno “senza tregua” nel loro lavoro.

Video dell’arresto della dottoranda Rumeysa Ozturk ( https://www.youtube.com/shorts/rTfKaAt7ZMU )




“E’ un disastro”: i mercati crollano al risveglio nel nuovo mondo dei dazi universali

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borsa milano 1024x473E’ passata la notte (italiana), e hanno cominciato a parlare i mercati. Un tremore diffuso all’apertura delle principali Borse mondiali, come il boato del terremoto a venire. I dazi sono ormai sul tavolo, c’è solo da capire quanto le contrattazioni mondiali assorbiranno il colpo. Tanto per cominciare i futures S&P 500, che consentono agli investitori di negoziare l’indice al di fuori del normale orario di negoziazione, hanno immediatamente perso il 3,3% del valore. E così i mercati asiatici, con gli indici di riferimento in calo di oltre il 3% in Giappone e di quasi il 2% a Hong Kong e in Corea del Sud.

Il settore tecnologico è il più colpito, i dazi sono una freccia nel suo centro nevralgico: la produzione in Cina e Taiwan, dove i dazi porteranno la nuova imposta totale a un allarmante 54% sulle importazioni, “il livello più alto in oltre un secolo”, dice alla Reuters Ben Wiltshire, analista del trading sui tassi globali di Citi.

Nelle contrattazioni after-hours si sono volatilizzati circa 760 miliardi di dollari di valore di mercato dei Magnificent Seven, i leader tecnologici. Le azioni Apple sono scese di quasi il 7%. Se, come detto, i futures sull’S&P 500 sono scesi del 3,3%, i futures sul FTSE sono scesi dell’1,8%, mentre quelli europei di quasi il 2%.

L’oro ha raggiunto un massimo storico di 3.160 dollari l’oncia, mentre il petrolio, indicatore della crescita globale, è crollato di oltre il 3%, portando i future sul Brent di riferimento a 72,56 dollari al barile.

Nelle prime contrattazioni a Tokyo, il Nikkei è sceso del 3,9%, al minimo degli ultimi otto mesi. I rendimenti dei titoli del Tesoro a 10 anni sono crollati di 14 punti base, attestandosi al minimo degli ultimi cinque mesi. Il Kospi della Corea del Sud è sceso del 2%. L’ETF vietnamita di Van Eck è sceso di oltre l’8% nelle contrattazioni after-hours. Le azioni australiane sono scese del 2%. I mercati di Taiwan sono rimasti chiusi per festività.

All’apertura dei mercati europei il trend è lo stesso: l’indice paneuropeo Stoxx 600 è sceso dell’1,5% all’inizio delle contrattazioni, raggiungendo il livello più basso degli ultimi due mesi. L’indice tedesco DAX è sceso di quasi il 2,5% all’inizio della seduta a Francoforte, mentre a Parigi il CAC 40 è sceso del 2,2% e l’ IBEX spagnolo ha perso l’1,5%. A Londra l’indice FTSE 100 delle azioni blue chip è crollato di quasi l’1,5% all’inizio delle contrattazioni, in calo di 125 punti, attestandosi a 8.481 punti. Tra i maggiori cali figurano le società minerarie come Anglo American (-4,7%) e Antofagasta (-4,6%), insieme a banche come Barclays (-4,1%) e HSBC (-3,5%).

I prezzi dei buoni del Tesoro USA, dei titoli di Stato britannici, dei Bund tedeschi e di altri titoli di Stato della zona euro sono tutti in rialzo oggi. Ciò sta abbassando i rendimenti obbligazionari (il tasso di rendimento del debito). Non è una buona notizia, perché i prezzi delle obbligazioni stanno salendo e i rendimenti stanno scendendo: gli investitori temono che la guerra commerciale possa portare a una recessione globale, spingendo a tagliare i tassi di interesse.

Sebbene ampiamente annunciata (ma non nella sua sostanza) la mossa di Trump ha evidentemente sorpreso l’economia, e gli analisti stanno ancora cercando di raccapezzarsi nelle tabelle del Presidente americano, cercando di capire come siano state ricavate quelle cifre, su che basi.

“Penso che i numeri siano incredibilmente alti rispetto a quanto la gente si aspettasse e per molti versi è inspiegabile”, ha affermato Peter Tchir, responsabile della strategia macro della Academy Securities, al New York Times: “Penso che sia un disastro”.

“Trump sta andando in guerra con tutti”, ha detto Andrew Brenner, responsabile del reddito fisso internazionale presso National Alliance Securities: “È ridicolo. Non mostra alcuna comprensione di ciò che sta facendo agli altri paesi. E danneggerà gli Stati Uniti”.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Stati Uniti, Consolato d’Italia a Detroit: Christopher M. Caputo Console Onorario in Tennessee

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stati uniti consolato ditalia a detroit christopher m. caputo console onorario in tennessee immagine15Il Consolato d’Italia a Detroit annuncia la nomina di Christopher M. Caputo a Console Onorario d’Italia nello Stato del Tennessee. In questo ruolo strategico, Christopher M. Caputo lavorerà stretto contatto con il Consolato -si sottolinea – per rafforzare ed espandere l’impronta economica, culturale e diplomatica dell’Italia nel Tennessee. “La nomina di Christopher Caputo a Console Onorario riafferma l’impegno dell’Italia nel promuovere forti legami commerciali e culturali nel Tennessee”, ha affermato la Console Allegra Baistrocchi. “Il suo profondo legame con l’Italia, la sua competenza professionale e la sua passione per la promozione delle eccellenze italiane saranno di grande beneficio per i nostri sforzi in corso. E queste non sono solo parole. Stiamo concretamente mettendo insieme un piano d’azione per portare più Italia nel Tennessee… e più Tennessee in Italia!”. La nuova posizione di Console Onorario sarà determinante nel promuovere gli interessi commerciali italiani, facilitando le collaborazioni tra l’Italia e i principali stakeholder pubblici e privati nel Tennessee. I suoi sforzi rafforzeranno ulteriormente la già forte – ma in continua crescita – relazione economica tra l’Italia e lo Stato, in particolare in settori quali la produzione avanzata, l’automotive e l’industria aerospaziale.

Christopher Caputo ha osservato: “Aziende come Beretta e la maggior parte delle aziende coinvolte nell’industria della ceramica italiana hanno già trovato una seconda casa qui nel Tennessee. Nei prossimi anni, ci sarà una grande opportunità per incrementare ulteriormente i legami commerciali tra l’Italia e questo Stato, anche nei mercati dell’automotive e del settore aerospaziale. Allo stesso tempo, vorremmo migliorare la comprensione e la consapevolezza dei cittadini del Tennessee di cosa sia l’Italia contemporanea e l’ampiezza delle sue competenze tecniche, senza dimenticare al contempo il ricco patrimonio culturale che l’Italia ha offerto al mondo per secoli”. Caputo , azionista di Baker Donelson, porta con sé – spiega il Consolato di Detroit – una vasta esperienza in diritto commerciale internazionale, con un focus sul supporto alle aziende italiane nella loro creazione ed espansione delle operazioni negli Stati Uniti. Come co-presidente del Construction Group di Baker Donelson e leader della Manufacturing Initiative dello studio, ha fornito una guida strategica alle multinazionali che affrontano le complessità del mercato statunitense. Il suo lavoro è stato determinante nel facilitare gli investimenti italiani nel sud-est, portandolo a una posizione privilegiata per promuovere gli interessi dell’Italia nel Tennessee. Caputo, cittadino americano ma anche italiano, parla fluentemente la nostra lingua ed è attivamente impegnato nell’ambito economico e culturale dell’Italia. Divide il suo tempo tra il Tennessee e Torino, oltre a gestire un’attività di olio d’oliva in Umbria. Il suo coinvolgimento con la Camera di Commercio Americana in Italia evidenzia ulteriormente il suo impegno nel promuovere le relazioni tra Italia e Stati Uniti. Il Consolato d’Italia a Detroit è pronto – si sottolinea – a lavorare con Caputo nella sua nuova veste ed è fiducioso che la sua presenza sul territorio arricchirà ulteriormente i legami tra l’Italia e il Tennessee, creando nuove opportunità di collaborazione e crescita reciproca. (Inform)