Un campo neutro per la pace: perché solo il Vaticano può offrire un vero tavolo di dialogo tra Russia e Ucraina

cq5dam.thumbnail.cropped.750.422

cq5dam.thumbnail.cropped.750.422In un’intervista rilasciata a Vatican News, il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, ha ribadito la disponibilità del Vaticano a ospitare eventuali negoziati di pace tra Russia e Ucraina. L’invito, espresso pubblicamente da Papa Leone XIV, non rappresenta un’offerta di mediazione—che presuppone una richiesta formale da entrambe le parti—ma un gesto concreto: mettere a disposizione un luogo neutrale e protetto per favorire l’inizio del dialogo.

Una tradizione di diplomazia al di sopra delle parti

La Santa Sede ha alle spalle una lunga storia di diplomazia silenziosa e credibile. Già il predecessore di Leone XIV, Papa Francesco, a guerra ormai scoppiata, si recò personalmente dall’ambasciatore russo presso la Santa Sede. Un gesto straordinario che mostrava la determinazione della Chiesa cattolica a non restare spettatrice passiva del conflitto. Anche oggi, con Papa Leone XIV, questa tradizione di diplomazia morale prosegue, rafforzata dall’indipendenza politica e spirituale che da secoli contraddistingue il Vaticano.

Nonostante le origini americane del Pontefice, la Russia non ha motivo di temere un’agenda occidentale mascherata. Il Papa non rappresenta Washington, né Bruxelles, né la NATO. Il Vaticano è uno Stato indipendente che non partecipa a alleanze militari, né ha interessi economici in gioco. È questa neutralità autentica che rende la Santa Sede un potenziale campo da gioco accettabile per entrambi i contendenti.

Un luogo protetto, non solo simbolico

A differenza di altre sedi proposte, come Ginevra, la cui neutralità è stata sempre più compromessa da pressioni internazionali e allineamenti politici, il Vaticano mantiene la sua posizione equidistante. La Svizzera, per decenni simbolo della diplomazia neutrale, ha in parte perso questo ruolo agli occhi di Mosca. Il Vaticano rimane oggi forse l’unico spazio al mondo che possa essere definito davvero super partes.

Oltre alla neutralità, c’è anche la questione della sicurezza. Il Vaticano è uno dei luoghi più protetti al mondo. I sistemi utilizzati durante il Conclave, con schermature elettroniche avanzate che impediscono qualsiasi forma di intercettazione, offrono garanzie uniche. La Gendarmeria Vaticana e la Guardia Svizzera assicurano una sorveglianza costante, mentre l’intero perimetro è controllato in modo rigoroso. In un’epoca di cyber-spionaggio e guerre dell’informazione, un luogo così schermato potrebbe rivelarsi essenziale per garantire trattative riservate.

Un invito, non una pressione

Cardinal Parolin ha chiarito che la proposta del Vaticano non implica alcun tipo di imposizione. “Non si tratta di una mediazione, perché una mediazione deve essere richiesta dalle parti. In questo caso, c’è stata soltanto l’offerta pubblica di disponibilità ad accogliere un eventuale incontro.” Un’offerta dunque incondizionata, libera, che lascia spazio alla volontà autonoma di Russia e Ucraina.

Parolin ha poi ribadito l’urgenza della situazione: “È urgente, innanzitutto, una tregua, per mettere fine alle devastazioni, alle città distrutte, ai civili che perdono la loro vita. E poi è urgente arrivare a una pace stabile, giusta e duratura, pertanto accettata e concordata da entrambe le parti.”

La Russia accetti il campo di gioco

L’invito del Vaticano non è una manovra diplomatica mascherata, ma una piattaforma reale per il dialogo. La Russia non ha nulla da temere da Papa Leone XIV, che si è già dimostrato indipendente rispetto ai blocchi geopolitici. Anzi, accettare questa offerta potrebbe rappresentare un gesto di forza, non di debolezza. Scegliere il Vaticano come sede di colloqui sarebbe riconoscere un terreno in cui nessuno ha il vantaggio, ma tutti hanno da guadagnare: la fine del conflitto, la ricostruzione della fiducia e, forse, l’inizio di una nuova architettura di sicurezza in Europa.

Una scelta che potrebbe fare la storia

Il valore del gesto papale sta nella sua disarmante semplicità: offrire uno spazio. Non un piano di pace, non una proposta politica, ma un luogo. Un luogo dove le parole possano riprendere il posto delle armi. Un luogo che, per i credenti, ha una forza spirituale, ma che anche per i laici può rappresentare un’occasione irripetibile.

La pace non si impone, si costruisce. E per cominciare a costruirla serve prima di tutto incontrarsi. Il Vaticano, oggi più che mai, è pronto ad aprire le sue porte.




Trump: “Putin è impazzito, non so cosa diavolo gli sia preso”

incontro meloni trump

incontro meloni trump

Ogni tanto Donald Trump fa finta di aver capito. Ha uno sbuffo d’orgoglio ed esterna, per non passare proprio per fesso. Poi magari se lo rimangia. E’ un elastico. E quindi, all’indomani del più massiccio attacco aereo russo in tre anni di guerra, il presidente americano è costretto a dirsi “sorpreso” da Putin. Parlando con i giornalisti nel New Jersey prima di salire a bordo dell’Air Force One, Trump ha detto di “non essere contento” dell’intensificarsi degli attacchi russi, soprattutto mentre i due Paesi in teoria starebbero negoziando un accordo di cessate il fuoco: “Sta uccidendo un sacco di gente, e non so che diavolo sia successo a Putin. Lo conosco da molto tempo. Sono sempre andato d’accordo con lui. Ma sta lanciando razzi sulle città e uccidendo gente, e questo non mi piace affatto. Siamo nel bel mezzo delle trattative e lui sta lanciando razzi su Kiev e altre città”.

Ore dopo, Trump ha continuato a criticare Putin, ribadendo sui social che il leader russo “è completamente impazzito” e sta lanciando missili e droni sulle città ucraine “senza alcun motivo. Sta uccidendo inutilmente un sacco di persone, e non parlo solo di soldati”, ha scritto Trump.

“Ho sempre detto che lui vuole TUTTA l’Ucraina, non solo una parte, e forse si sta rivelando giusto, ma se lo facesse, porterebbe alla caduta della Russia!”, ha scritto.

Alla domanda se stesse prendendo in considerazione l’imposizione di ulteriori sanzioni contro la Russia, cosa che ha minacciato più volte, Trump ha risposto: “Assolutamente, sta uccidendo un sacco di persone”.

Ma Trump – ormai è un canovaccio – ha avuto parole dure anche per il presidente ucraino Zelensky: “Non sta facendo un favore al suo Paese parlando in quel modo. Tutto ciò che esce dalla sua bocca crea problemi. Non mi piace, ed è meglio che la finisca”.

Trump ha poi dichiarato che rinvierà l’imposizione di dazi del 50 percento su tutte le importazioni dall’Unione Europea fino al 9 luglio, per dare più tempo ai negoziati commerciali.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Putin telefona a Trump: “Vogliamo un accordo di pace”: I negoziati in Vaticano?

trump putin

trump putin“Molto informativa” e allo stesso tempo “franca”: questo il giudizio dato dal presidente russo Vladimir Putin del colloquio telefonico, durato oltre due ore, con il suo omologo statunitense Donald Trump.

Al centro del confronto, riferiscono Tass, Novosti e altre agenzie di stampa di Mosca, il conflitto armato in Ucraina. “È stata una conversazione molto informativa e piuttosto franca, e sotto questo aspetto molto utile” ha detto Putin.

“Prima di tutto, ho ringraziato il presidente degli Stati Uniti per il sostegno americano alla ripresa dei negoziati diretti tra Russia e Ucraina per un possibile accordo di pace”. E ancora: “Il presidente degli Stati Uniti ha espresso la sua posizione su un cessate il fuoco; da parte mia, ho sottolineato che anche la Russia è favorevole a una soluzione pacifica della crisi ucraina”.

Putin ha aggiunto: “Dobbiamo semplicemente individuare i modi più efficaci per procedere verso la pace”. Secondo il presidente russo, Mosca è “pronta a collaborare” con Kiev a “un memorandum su un possibile futuro accordo”.

Secondo Tass, questo implicherebbe “un eventuale cessate il fuoco per un determinato periodo di tempo, qualora venissero raggiunte intese pertinenti”.

ZELENSKY: “UCRAINA PRONTA A NEGOZIARE CON LA RUSSIA”

“Ho parlato con Trump due volte oggi – ha fatto sapere il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sui social – Prima, abbiamo avuto una chiamata individuale prima del suo colloquio con il capo della Russia, e poi abbiamo parlato con il Presidente Trump e i leader europei il presidente Macron, il premier Meloni, il Cancelliere Federale Merz, il Presidente Stubb e il Presidente della Commissione Europea von der Leyen. All’inizio del nostro colloquio bilaterale, ho ribadito al Presidente Trump che l’Ucraina è pronta per un cessate il fuoco completo e incondizionato, come già affermato, in particolare dagli Stati Uniti. È importante non indebolire questa proposta – ha aggiunto il presidente ucraino – .

Se i russi non sono pronti a fermare le uccisioni, devono essere imposte sanzioni più severe. La pressione sulla Russia la spingerà verso una vera pace: questo è evidente a tutti, in tutto il mondo. Ho anche ribadito che l’Ucraina è pronta a negoziare direttamente con la Russia in qualsiasi formato che porti risultati. Turchia, Vaticano, Svizzera: stiamo valutando tutte le sedi possibili – ha proseguito Zelensky.

Non è necessario convincere l’Ucraina e i nostri rappresentanti sono pronti a prendere decisioni concrete durante i negoziati. Ciò che serve è una disponibilità analoga da parte della Russia a impegnarsi in colloqui significativi. Insieme ai leader europei, abbiamo anche discusso i possibili passi successivi, in particolare gli incontri tra i negoziatori e una valutazione obiettiva delle proposte di ciascuna parte. Ogni proposta sul tavolo merita una valutazione onesta, ecco perché il processo negoziale deve coinvolgere rappresentanti americani ed europei al livello appropriato – ha aggiunto .

È fondamentale per tutti noi che gli Stati Uniti non prendano le distanze dai colloqui e dal perseguimento della pace, perché l’unico a trarne beneficio è Putin. Ringrazio tutti coloro che sostengono questo approccio. Se la Russia si rifiuta di fermare le uccisioni, di rilasciare prigionieri di guerra e ostaggi, se Putin avanza richieste irrealistiche, ciò significherà che la Russia continuerà a prolungare la guerra e merita che l’Europa, l’America e il mondo agiscano di conseguenza, anche con ulteriori sanzioni. La Russia deve porre fine alla guerra che ha iniziato e può iniziare a farlo da un giorno all’altro. L’Ucraina è sempre stata pronta per la pace”, ha concluso.

MELONI: “CONSIDERATA POSITIVAMENTE DISPONIBILITA’ DELLA SANTA SEDE”

Palazzo Chigi, in una nota, ha commentato il colloquio telefonico che ha visto protagonista la premier Meloni: “Si lavora per un immediato avvio dei negoziati tra le parti che possano condurre il prima possibile ad un cessate il fuoco e costruire le condizioni per una pace giusta e duratura in Ucraina. Al riguardo, è stata considerata positivamente la disponibilità del Santo Padre ad ospitare i colloqui presso il Vaticano. L’Italia è pronta a fare la sua parte per facilitare i contatti e lavorare per la pace”, spiega Palazzo Chigi.

Agenzia DIRE – www.dire.it




La guerra in Ucraina: come finirà?

images

imagesA più di tre anni dall’invasione russa dell’Ucraina, la domanda che rimbalza con insistenza nei salotti televisivi, nei bar, e nei cuori delle famiglie ucraine e russe è una sola: come finirà questa guerra? Una guerra che ha già provocato centinaia di migliaia di morti, milioni di sfollati, città rase al suolo e un mondo intero spinto di nuovo sull’orlo di un conflitto globale.

La risposta, a oggi, è tutt’altro che chiara. I fronti si sono irrigiditi. La controffensiva ucraina del 2023 non ha ottenuto i risultati sperati, mentre la Russia continua a mantenere il controllo su parte dei territori occupati. L’Occidente, tra difficoltà economiche e tensioni interne, inizia a mostrare segni di stanchezza. Gli Stati Uniti sono in un anno elettorale e l’Europa, divisa tra solidarietà e convenienza, fatica a trovare una linea comune.

Ci sono tre possibili scenari sul tavolo.

Il primo è quello di una lunga guerra d’attrito, come quella in Corea: fronti più o meno stabili, bombardamenti sporadici, ma nessuna soluzione politica. Un conflitto congelato, ma sempre pronto a riaccendersi. Sarebbe la vittoria del cinismo geopolitico, della realpolitik spietata.

Il secondo è quello di una negoziazione forzata, favorita da pressioni esterne: l’Ucraina, indebolita, accetta concessioni territoriali in cambio della pace e di garanzie internazionali. Ma chi garantisce cosa? E, soprattutto, a quale prezzo per la sovranità di Kiev e per la credibilità dell’Occidente?

Il terzo, il più utopico ma anche il più giusto, è quello di una vittoria diplomatica della verità, dove si riconosce che l’invasione è stata un’aggressione ingiustificata e si trova un compromesso che non premi la forza, ma la legge internazionale. Questo scenario richiederebbe però un cambiamento radicale nei vertici russi e una volontà globale che, al momento, appare distante.

Intanto, il popolo ucraino continua a resistere. E il mondo osserva, diviso tra il timore dell’escalation e la fatica della solidarietà.

Come finirà la guerra in Ucraina? Forse la domanda più onesta sarebbe: quale futuro siamo disposti ad accettare, in nome della pace?

 




Ucraina-Russia, Usa annunciano accordo con Kiev e Mosca: “Tregua nel Mar Nero”

mar nero fg 1

mar nero fg 1Accordo per la navigazione sicura nel Mar Nero e er vietare gli attacchi contro le strutture energetiche di Russia e Ucraina. Gli Stati Uniti annunciano il passo avanti nei negoziati sulla guerra tra Ucraina e Russia. Washington fa riferimento ad un’intesa raggiunta con Mosca e con Kiev nei colloqui andati in scena a Riad dal 23 al 25 marzo.

“Gli Stati Uniti e la Russia hanno concordato di garantire una navigazione sicura, eliminare l’uso della forza e impedire l’utilizzo di navi commerciali per scopi militari nel Mar Nero. Gli Stati Uniti e l’Ucraina hanno concordato di garantire la navigazione sicura, eliminare l’uso della forza e impedire l’uso di navi commerciali per scopi militari nel Mar Nero”, il doppio annuncio.

Nelle due diverse dichiarazioni diffuse dalla Casa Bianca si legge che gli Stati Uniti accolgono, separatamente con Russia e Ucraina, “i buoni uffici di Paesi Terzi al fine di sostenere l’applicazione degli accordi su Energia e traffico marittimo”.

”Gli Stati Uniti e l’Ucraina” in particolare hanno concordato di sviluppare misure per mettere in atto l’accordo raggiunto tra il presidente americano Donald Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky per mettere fine ai raid contro le strutture energetiche della Russia e dell’Ucraina”.

Durante i colloqui a Riad “gli Stati Uniti hanno ribadito l’imperativo del presidente Donald Trump che le uccisioni da entrambe le parti nel conflitto Russia-Ucraina debbano cessare come passo necessario per raggiungere un accordo di pace duraturo”. “A tal fine, gli Stati Uniti continueranno a facilitare i negoziati tra entrambe le parti per raggiungere una soluzione pacifica, in linea con gli accordi presi a Riad”, si aggiunge nelle due dichiarazioni.

Il portavoce del presidente russo Dmitry Peskov ha detto che “non si è discusso”, né a Riad né altrove, ”di un incontro” trilaterale tra il presidente russo Vladimir Putin, quello americano Trump e il presidente ucraino Zelensky. Sulla possibilità di un nuovo colloquio telefonico tra Trump e Putin, il portavoce del Cremlino ha reso noto che “per ora non ci sono piani per colloqui di alto livello. Se necessario, queste conversazioni possono essere organizzate rapidamente”. L’ultima telefonata confermata ufficialmente tra il presidente degli Stati Uniti e il leader russo risale al 18 febbraio.

adnkronos.com




Dalla guerra alla trattativa: se l’invasore siede al tavolo della pace

ucraina flag 650x470 pymco99ty06e5x65uiqd96geejnbdygwtd520oosk4

ucraina flag 650x470 pymco99ty06e5x65uiqd96geejnbdygwtd520oosk4Tre anni fa, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha scosso l’Europa e il mondo. Il 24 febbraio 2022 le truppe russe entrarono in territorio ucraino, dando inizio a un conflitto che ha provocato centinaia di migliaia di vittime, distruzioni immani e milioni di sfollati.

Oggi, nel 2025, la narrazione si è spostata: si parla sempre più spesso di “trattative di pace”, di “soluzioni diplomatiche”, di “compromessi”. Anche con Vladimir Putin, l’uomo che quella guerra l’ha iniziata.

Ma è possibile costruire la pace trattando con chi ha violato il diritto internazionale?

La risposta, come spesso accade, non è semplice. Da un lato ci sono i fatti: è stata la Russia a invadere l’Ucraina, a bombardare le città, a provocare la crisi umanitaria più grave in Europa dalla Seconda guerra mondiale. Dall’altro, Mosca ha da sempre avanzato le sue giustificazioni: la minaccia dell’espansione NATO verso est, la presunta necessità di difendere le comunità russofone del Donbass, l’idea – controversa e discutibile – di una “denazificazione” dell’Ucraina.

Per molti osservatori queste ragioni non giustificano affatto l’aggressione. Per altri, rappresentano invece il segnale di un malessere geopolitico profondo che l’Occidente ha forse sottovalutato.

Oggi il dilemma è politico e morale: la pace è sempre giusta, ma non può ignorare le responsabilità.

Trattare con Putin – e forse concedergli qualcosa – può sembrare l’unica via per fermare il sangue e garantire stabilità. Ma a che prezzo? Con quale messaggio? Che chi invade, alla fine, ottiene voce in capitolo?

È un equilibrio sottile. L’Ucraina continua a chiedere giustizia, sicurezza, riconoscimento del proprio diritto a esistere come Stato sovrano. La comunità internazionale, divisa tra pressioni interne ed esterne, si muove tra realismo politico e il rischio della memoria corta.

Una pace duratura deve basarsi su verità e responsabilità. Non solo su interessi.

La diplomazia ha il compito di fermare le guerre. Ma la storia ci insegna che la pace costruita sulla paura o sulla stanchezza può diventare solo una pausa prima di nuovi conflitti. È giusto sedersi al tavolo. Ma ricordiamoci bene chi lo ha rovesciato per primo.

 

Le tappe principali del conflitto Russia–Ucraina

  • Febbraio 2014 – La Russia annette la Crimea, dopo un referendum non riconosciuto dalla comunità internazionale. Inizia il conflitto nel Donbass tra forze ucraine e separatisti filorussi sostenuti da Mosca.

  • Dicembre 2021 – Gennaio 2022 – Crescono le tensioni: la Russia ammasssa truppe al confine ucraino. Gli USA e l’Europa lanciano i primi segnali di allarme.

  • 24 febbraio 2022 – Inizia l’invasione russa su larga scala dell’Ucraina. Attacchi a Kiev, Kharkiv, Mariupol e altre città. Condanna internazionale e prime sanzioni.

  • Primavera 2022 – L’Ucraina resiste e contrattacca. L’esercito russo si ritira da Kiev e dal nord del Paese.

  • Estate – Autunno 2022 – La guerra si concentra nel Donbass e nel sud. Mariupol cade. L’Ucraina riconquista Kherson a novembre.

  • 2023 – Il conflitto si stabilizza in una guerra di logoramento. Aumentano i bombardamenti su infrastrutture civili e centrali energetiche. L’Occidente continua a inviare aiuti militari e umanitari.

  • 2024 – Tentativi di mediazione da parte di Cina, Turchia e altri attori globali. Si parla di “linee rosse” e “cessate il fuoco temporanei”, ma senza accordi reali.

  • 2025 – Cresce la pressione internazionale per una soluzione diplomatica. L’Ucraina continua a chiedere garanzie, mentre la Russia punta a legittimare le aree occupate.




Putin dice “ni” alla tregua

putin visita un posto di comando del gruppo di forze kursk

putin visita un posto di comando del gruppo di forze kursk
VLADIMIR PUTIN PRESIDENTE RUSSIA

“Buona l’idea” di un cessate il fuoco in Ucraina purché miri a “una pace durevole”, con la rimozione delle “cause della crisi”: lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin, dopo aver ricevuto a Mosca il suo omologo bielorusso Aleksandr Lukashenko.

“Dobbiamo negoziare con i nostri colleghi americani e i nostri partner, anche con una telefonata con il presidente Trump, ma supportiamo l’idea di porre fine al conflitto in modo pacifico”. Il capo di Stato ha parlato nel corso di una conferenza stampa a Mosca. “Ci sono”, ha detto Putin, “questioni da discutere”.

I prossimi passi per un cessate il fuoco in Ucraina “dipenderanno da come la situazione si evolverà sul terreno”: lo ha detto il presidente Vladimir Putin, facendo riferimento alla sua visita di ieri nella regione russa di Kursk, dove le forze di Mosca stanno avanzando.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Trump avvisa la Russia: “Se non si ferma, sanzioni devastanti”

g20 osaka summit

g20 osaka summit

Se la Russia decidesse di continuare il conflitto armato in Ucraina subirebbe sanzioni “devastanti”: lo ha detto oggi il presidente americano Donald Trump, incontrando alcuni giornalisti alla Casa Bianca.

“Ci sarebbero cose non piacevoli da un punto di vista finanziario” ha detto il capo dello Stato. “Posso fare cose sul piano finanziario”. Trump ha aggiunto: “Andrebbe molto male per la Russia; ma non lo vorrei fare perché vorrei ottenere la pace”.

Il presidente degli Stati Uniti ha riferito ai giornalisti che negoziatori americani si stanno dirigendo oggi a Mosca con il compito di trattare. Sul tavolo una proposta di tregua di 30 giorni che ieri è stata accettata dal governo di Kiev al termine dei colloqui americano-ucraini in Arabia Saudita.

 Agenzia DIRE – www.dire.it



Mosca accusa: “L’Europa e il Regno Unito vogliono che il conflitto continui”

brics 2023

brics 2023
SERGEJ VIKTOROVIČ LAVROV MINISTRO ESTERI RUSSO

L’Europa e il Regno Unito vogliono che il conflitto in Ucraina continui e alzano ulteriormente la posta in gioco: lo ha denunciato il ministro degli Esteri della Russia, Sergej Lavrov, in un’intervista rilasciata a blogger americani.
In evidenza nel colloquio, in apertura del sito dell’agenzia di stampa Novosti all’indomani dell’annuncio sul fatto che Kiev sarebbe pronta ad accettare un cessate il fuoco con Mosca di 30 giorni su proposta di Washington, c’è stato anche il rifiuto di qualunque “peacekeeping” di Paesi Nato.

Secondo Lavrov, dunque “Europa e il Regno Unito vogliono che il conflitto in Ucraina continui, intendono alzare la posta in gioco e stanno preparando qualcosa per spingere Washington ad azioni aggressive contro la Russia“.
E ancora: “La presenza di truppe dei Paesi della Nato sul territorio ucraino, sotto qualsiasi bandiera e in qualsiasi veste, compresi i peacekeeper, sarebbe una minaccia per la Russia“.
Lavrov ha aggiunto: “Nessuno parla con noi; continuano a ripetere ‘nulla sull’Ucraina senza l’Ucraina’, ma fanno tutto contro la Russia senza la Russia“.

Poi alcune domande, poste in modo retorico. “Perché dovremmo acconsentire alla presenza di forze di pace o di qualche gruppo di peacekeeper?” ha chiesto il ministro. “Vogliono che questa forza sia composta da Paesi che ci hanno dichiarato nemici: verranno lì come pacificatori?”

Lavrov ha parlato anche di frontiere. “L’Ucraina avrebbe mantenuto i confini del 1991, ma senza la Crimea e parte del Donbass, se le sue autorità avessero collaborato”. Secondo il ministro, “per preservare le frontiere, Kiev avrebbe dovuto rispettare gli Accordi di Minsk“.

L’intervista è stata rilasciata ai blogger Andrew Napolitano, Larry Johnson e Mario Naufal.

 Agenzia DIRE – www.dire.it




La Russia sta riconquistando il Kursk. Trump: “Putin sta facendo ciò che chiunque al posto suo avrebbe fatto”

donald trump 1024x699

donald trump 1024x699Vladimir Putin sta “facendo quello che chiunque avrebbe fatto”, dice Donald Trump. Ovvero chiunque, al posto del dittatore russo, avrebbe lanciato un massiccio attacco missilistico contro l’Ucraina sfruttando l’interruzione dei servizi di intelligence americani a Kiev. Il Presidente degli Stati Uniti lo ha detto ai giornalisti nello Studio Ovale, mentre affermava che tutto sommato è “più facile” lavorare con la Russia che con l’Ucraina, per arrivare ad una pace.

Alla domanda (piuttosto ovvia, ma siamo ancora in una fase in cui ai giornalisti americani è consentito fare delle domande) se Putin stesse approfittando delle ultime mosse degli Stati Uniti, Trump ha risposto con tranquillità: “In realtà penso che stia facendo quello che chiunque altro farebbe”.

Stiamo andando molto bene con la Russia. Ma in questo momento stanno bombardando a più non posso l’Ucraina. Penso che Putin voglia fermare e risolvere la situazione e penso che li stia colpendo più duramente di quanto non abbia fatto finora e penso che probabilmente chiunque in quella posizione lo farebbe in questo momento. Lui vuole porre fine alla guerra. E penso che sarà più generoso di quanto non debba essere”.

Intanto il ministero della Difesa russo ha annunciato la riconquista di Viktorovka, Nikolayevka e Staraya Sorochina, secondo quanto riportato dall’Agence France-Presse (AFP) e dalla Reuters.

Secondo DeepState, un tracker militare online collegato all’esercito ucraino, la mossa russa è avvenuta in seguito a una “breccia” nelle linee di difesa ucraine vicino alla città di Sudzha, che è sotto il controllo di Kiev . Una fonte dell’esercito intervistata dal quotidiano Ukrainska Pravda ha affermato che i soldati ucraini stavano cercando di “stabilizzare la situazione”, ma le truppe russe avevano “completamente interrotto le linee di rifornimento”.

Agenzia DIRE – www.dire.it