Ma a Vittorio Emanuele II conveniva davvero unificare l’Italia?

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vittem2Ammettiamolo: oggi l’unificazione d’Italia ci sembra una cosa ovvia, naturale, quasi inevitabile. Ma mettiamoci per un attimo nei baffi (e nei panni) di Vittorio Emanuele II di Savoia, Re di Sardegna prima, Re d’Italia poi, e – tra una caccia al cinghiale e una bestemmia sabauda – chiediamoci: ma gli conveniva davvero?

Il Regno di Sardegna (che in realtà era Piemonte + Sardegna, ma fa più figo dire “Sardegna”) aveva già tutto:

  • Le Alpi per sciare, nascondere i cospiratori e fare contrabbando;
  • Il mare della Liguria per le vacanze reali e la focaccia;
  • Torino, che all’epoca sembrava la Londra del Nord Italia (pioggia compresa);
  • I porti di Genova e Nizza (ehm… almeno fino a quando non l’ha mollata a Napoleone III, ma quella è un’altra storia).

E allora, caro Vittorio, perché andare a prendersi anche tutto il resto?

Perché inglobare:

  • Il Regno delle Due Sicilie, dove i Borbone stavano bene tra babà e sfogliatelle, e la ferrovia l’avevano già?
  • Lo Stato Pontificio, con un Papa che già si vedeva Capo di Stato e Re della Domenica?
  • L’Emilia Romagna, dove ci si accoltellava per il ragù “giusto”?
  • E il Veneto, che era più austriaco che italiano?

Insomma, l’Italia era un mosaico bellissimo… da guardare, non da governare!

Dopo l’unificazione, il povero Vittorio si è ritrovato con:

  • una lingua che nessuno parlava (tranne Manzoni, ma lui era milanese, quindi già sospetto);
  • briganti ovunque (non solo a Sud, ma con più coreografia lì);
  • tasse da inventare, debiti da saldare e mezzadri da consolare;
  • e Garibaldi che continuava a fare il freelance rivoluzionario, pure a contratto scaduto!

È come se avesse vinto un’auto sportiva a un concorso e poi si fosse accorto che il premio non includeva il carburante… né il bollo.

Moralina finale (con sorriso incluso):
Forse Vittorio Emanuele II un giorno, mentre si sistemava i baffi davanti allo specchio, ha sussurrato:
“Mah… chi me l’ha fatto fare?”
E noi, a 160 anni di distanza, possiamo solo rispondere:
“Non lo sappiamo, ma grazie lo stesso. Ci hai dato un Paese unico, incasinato, bellissimo. Un po’ come una pizza con l’ananas: forse non necessaria, ma ormai ce la teniamo.”