“Arrestato in Venezuela”. Mistero sull’imprenditore torinese Mario Burlò

495908431 2510058332687770 8084895311282260720 n 1750594239403.jpg imprenditore torinese detenuto in venezuela il dramma di mario burlo e l angoscia della famiglia

495908431 2510058332687770 8084895311282260720 n 1750594239403.jpg imprenditore torinese detenuto in venezuela il dramma di mario burlo e l angoscia della famigliaDal 9 novembre 2024 non si hanno più notizie dell’imprenditore torinese, Mario Burlò, coinvolto nel processo Carminius sulla ‘ndrangheta in Piemonte. Burlò, a capo di diverse aziende attive nell’outsourcing, era stato condannato a 7 anni in primo e secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa. Era in attesa della sentenza della Cassazione. Il 7 novembre un messaggio all’avvocato in merito al processo, il 9 alla famiglia. Poi, più nulla.

Fuga dai processi?

A carico di Burlò – secondo la Stampa – ci sarebbero però anche anche alcuni procedimenti per presunte indebite compensazioni di crediti Iva e Irpef. Pochi giorni fa, durante un’udienza del Tribunale di Torino, i giudici si sono visti depositare una breve nota del console italiano a Caracas dal titolo inequivocabile: “Detenzione di Burlò Mario in Venezuela”. Non si sa nient’altro. Né il carcere, né i motivi dell’arresto. Un giallo sul quale ora indaga la Procura di Roma, competente sulle sorti degli italiani all’estero. Notizie informali acquisite dai legali attraverso un imprenditore amico di Burlò – e riportate dalla Stampa – parlano di un arresto avvenuto il 10 novembre 2024 in territorio venezuelano dove Burlò sarebbe entrato, via terra, dalla Colombia. Era da poche ore atterrato a Bogotà, avrebbe noleggiato un’automobile e un interprete e sarebbe stato fermato poco dopo aver varcato il confine. Forse, Burlò aveva paura di finire in carcere. Ma la Cassazione, nel frattempo, ha emanato la sentenza: assoluzione. 




Migliaia di voti del referendum annullati in Venezuela: il Com.It.Es. Maracaibo consegna una lettera all’Ambasciatore d’Italia a Caracas

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italia venezuela band1Per chi, come noi, vive da anni lontano dall’Italia ma mantiene intatti il legame e il senso di appartenenza, questo episodio rappresenta una ferita profonda.

Votare è uno dei pochi strumenti concreti con cui possiamo partecipare attivamente alla vita democratica del nostro Paese. Vederlo negato, senza alcuna responsabilità da parte nostra, è inaccettabile.

Di fronte a questa situazione gravissima, il Com.It.Es. Maracaibo ha deciso di agire istituzionalmente, consegnando giovedì scorso una lettera formale all’Ambasciatore d’Italia in Venezuela, Giovanni Umberto De Vito.

In essa si esprime la profonda preoccupazione per quanto accaduto, che mina la fiducia nel sistema elettorale all’estero e genera un senso di abbandono tra i connazionali.

Come consigliere del Com.It.Es. Maracaibo, sento il dovere morale di dare voce al profondo disagio vissuto dalla nostra comunità, promuovendo pubblicamente la diffusione di questa lettera — come atto di trasparenza e di difesa dei diritti democratici di tanti connazionali che oggi si sentono dimenticati.

A nome della comunità italiana residente in Venezuela, rivolgiamo un appello accorato alle autorità competenti e ai rappresentanti istituzionali affinché si dia una risposta concreta a questa esclusione, e si adottino misure urgenti per garantire che il voto degli italiani all’estero non venga mai più ignorato o cancellato.

Michele De Frenza
Consigliere del Com.It.Es. Maracaibo




L’Ambasciata a Caracas promuove lingua e cultura italiane in collaborazione con l’Universidad Central de Venezuela

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lambasciata a caracas promuove lingua e cultura italiane in collaborazione con luniversidad central de venezuela immagine3Nel quadro della consolidata collaborazione tra l’Ambasciata d’Italia a Caracas e l’Universidad Central de Venezuela, la Facoltà di Humanidades y Educación ha ospitato l’8 maggio un incontro dedicato alla lingua e cultura italiana in Venezuela.

Sono intervenuti l’Ambasciatore d’Italia, Giovanni Umberto De Vito, e il Rettore dell’Università, professor Víctor Rago Albujas, unitamente ad altre autorità accademiche, come il Decano della Facoltà di Humanidades y Educación, Pedro Barrios, e il Direttore della Scuola di Lingue Moderne, Renato Cerullo. Presenti, altresì, diversi esponenti della comunità italo-venezuelana, tra cui i rappresentanti dei Comites di Caracas e di Puerto Ordaz, del C.G.I.E., della Dante Alighieri di Maracay e della Camera di Commercio Venezuelana Italiana (CAVENIT), insieme ai responsabili degli uffici consolari e a un nutrito gruppo di studenti della prestigiosa Università, fra le più antiche in America Latina, con la sua fondazione risalente al 1721, nonché punto di riferimento per l’istruzione superiore in Venezuela.

Nel corso dell’evento sono stati evidenziati i profondi vincoli culturali che uniscono i due popoli, così come l’impegno del Governo italiano a continuare a promuovere la lingua e la cultura dell’Italia all’estero.

I progetti annuali di formazione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale consentono di sostenere le Università e le scuole venezuelane dove si insegna l’italiano, migliorando la qualità dell’insegnamento e ampliando il ventaglio di opportunità per i giovani.

La cultura italiana occupa uno spazio di rilievo in Venezuela e un numero crescente di studenti sceglie di apprendere l’italiano come porta di accesso all’Italia e all’Europa. Quest’anno l’Ateneo venezuelano ha ricevuto un contributo che consentirà di potenziare i corsi di lingua e appoggiare il lavoro dei docenti.

Sono stati inoltre consegnati al Preside della Facoltà nuovi testi e materiali didattici offerti dall’Italia per l’occasione.

Nel suo intervento, l’Ambasciatore De Vito oltre al valore dei legami storici e culturali tra le due nazioni, ha voluto rimarcare le nuove opportunità che si schiudono per le giovani generazioni. Chi decide di apprendere la lingua italiana o sceglie di vivere un’esperienza di studio o formativa in Italia può accedere alle dinamiche innovative, scientifiche e di ricerca di una realtà accogliente come quella italiana. “Conoscere l’italiano è una leva che apre le porte dell’Europa e ben oltre. L’Italia rappresenta un connubio unico di tradizione e innovazione, offrendo un mondo di opportunità formative e professionali”, ha affermato De Vito, aggiungendo: “Continua l’impegno del Governo italiano nella cooperazione internazionale e nei programmi di formazione dedicati ai giovani, anche sostenendo selezionati centri accademici di eccellenza dove si insegna l’italiano”.

“Iniziative come questa testimoniano la rilevanza della conoscenza e della comprensione reciproca, al fine di costruire ponti verso un futuro condiviso, dove le nuove generazioni siano protagoniste di un rapporto italo-venezuelano sempre più consapevole, dinamico e prospero”, ha concluso il diplomatico italiano. La collaborazione tra le istituzioni diplomatico-consolari italiane e l’UCV vanta un percorso di quasi cinquant’anni.(Inform)




Venezuela: liberato Alfredo Schiavo

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thIn relazione alla liberazione del cittadino italo-venezuelano Alfredo Schiavo, il Vice Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, On. Edmondo Cirielli, ha dichiarato: “A nome del Governo italiano, esprimo soddisfazione per l’avvenuta liberazione di Alfredo Schiavo, detenuto da cinque anni nelle carceri venezuelane, e apprezzamento per l’eccellente gioco di squadra che ha portato alla sua scarcerazione. Auspico che un simile risultato sia rapidamente raggiunto anche nel caso del connazionale Alberto Trentini e degli altri italiani che si trovano in una situazione analoga”.




Venezuela, l’imprenditore Giancarlo Spinelli è in carcere da 15 mesi: «Accusato di terrorismo e traffico d’armi ma è innocente»

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680a20faab92bIl 21 febbraio del 2024 è stato arrestato a Caracas, dove vive da quando aveva pochi anni. Di Giancarlo Spinelli, 59 anni, nato a Cesena, italo-venezuelano, scrive il Resto del Carlino: sarebbe accusato nel Paese sudamericano di terrorismo, tradimento della patria, associazione a delinquere e traffico di armi.

Le accuse contro Giancarlo Spinelli

E’ stato prima rinchiuso nel carcere Helicoide, uno dei più duri del Venezuela e da febbraio di quest’anno è stato trasferito nel penitenziario Yare III, nello stato del Miranda. A denunciare la situazione è il cugino, omonimo di Giancarlo Spinelli. «E’ innocente. E’ stato arrestato con pesanti accuse, ma sono false. Giancarlo conosce persone influenti nel governo, non è un eversivo. E’ rinchiuso in un lager, dove non ci sono letti».

Solo la moglie riuscirebbe ad incontrarlo e la famiglia si è affidata ad un avvocato venezuelano: «Da un paio di giorni – continua il cugino parlando con il quotidiano – non ho notizie di lui, è malato, soffre di problemi di intestino e di pressione. Pochi escono vivi da quelle prigioni». Spinelli per lavoro riparava e modificava le armi. L’ambasciata italiana e il consolato a Caracas starebbero seguendo il caso e mantengono contatti con la moglie.

Il precedente di Alberto Trentin

Sempre in Venezuela da cinque mesi è recluso il cooperante italiano, Alberto Trentini, per cui sono in atto contatti diplomatici per la liberazione.

da Il Corriere di Bologna




Giorgia Meloni ha chiamato la mamma di Alberto Trentini, il cooperante in carcere a Caracas: “A lavoro per riportarlo a casa”

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foto singola sito 2025 01 15t080039.756 1024x576La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha telefonato ad Armanda Colusso, madre di Alberto Trentini, il cooperante italiano in carcere a Caracas dallo scorso novembre.

Secondo quanto si apprende, la presidente del Consiglio ha assicurato che il governo italiano sta seguendo il caso con la massima attenzione e sta lavorando per riportarlo a casa nel minor tempo possibile.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Il caso Trentini e l’incoerenza della diplomazia italiana

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8725119 19140355 trentiniDi Alberto Trentini, cooperante italiano arrestato in Venezuela a metà dello scorso mese di novembre, si sono perse le tracce. Nessun contatto con la famiglia, nessuna visita da parte dell’ambasciatore o del console, nessuna accusa formalmente nota. Un silenzio assordante che getta un’ombra inquietante sulla sorte del nostro connazionale e sulla gestione della diplomazia italiana nei confronti di Caracas.

L’Italia, infatti, ha riconosciuto Edmundo González Urrutia come presidente legittimo del Venezuela, basandosi sui dati dell’opposizione che lo danno vincitore con un margine significativo nelle elezioni dello scorso giugno. Anche l’Unione Europea ha seguito questa linea, considerandolo il leader democraticamente eletto. Tuttavia, Nicolás Maduro, sostenuto dall’organismo elettorale venezuelano – notoriamente sotto il suo controllo – ha rifiutato di cedere il potere, proclamandosi nuovamente vincitore.

Di fronte a questa situazione, il nostro governo sembra trovarsi in un vicolo cieco. Se riconosce Urrutia, implicitamente delegittima Maduro e la sua amministrazione. Ma se il regime di Maduro è ancora saldo al potere e controlla il paese, quale interlocutore concreto può avere l’Italia per trattare la liberazione di Trentini?

Questa ambiguità diplomatica risulta controproducente. Da un lato, il nostro governo si allinea alla posizione occidentale che considera Maduro un dittatore illegittimo. Dall’altro, si trova costretto a interfacciarsi con il suo regime per questioni di interesse nazionale, come la tutela dei cittadini italiani detenuti all’estero. Ma come può pretendere di avere un dialogo costruttivo con un governo che non riconosce?

Il caso Trentini dimostra, ancora una volta, che la politica estera non può essere gestita con approssimazione. Se l’Italia ha scelto di schierarsi apertamente con Urrutia, deve anche assumersi le conseguenze di questa scelta. È evidente che la strada diplomatica tradizionale appare inefficace. Servono strategie più incisive, un coinvolgimento diretto di altri attori geopolitici con un reale peso sulla scena venezuelana e un’azione concertata che vada oltre le semplici dichiarazioni ufficiali.

Non possiamo permetterci che un cittadino italiano venga trattenuto senza accuse e senza diritti in un paese con cui non sappiamo nemmeno se possiamo negoziare. Il governo ha il dovere di chiarire la sua posizione e, soprattutto, di agire con urgenza per riportare Alberto a casa.

 




Incontro di giovani italo-venezuelani: radici che ispirano un futuro digitale

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incontro di giovani italo venezuelani radici che ispirano un futuro digitaleimmagine10 551x223Nella penisola di Paraguaná, dove il sole si fonde con il Mar dei Caraibi e la brezza sussurra storie di migrazioni, la Casa D’Italia Paraguaná ospiterà l’incontro “Generazione Z a Confronto”. Organizzato dalla Federazione delle Associazioni Venezuelane Italiane (FAIV), questo evento fonderà tradizione e innovazione per reinventare il patrimonio culturale italo-venezuelano. Più di 40 giovani provenienti da 14 club affiliati si riuniranno non per evocare il passato, ma per progettare un futuro in cui la lingua, la gastronomia e i valori italiani si proiettino con voce propria nell’era digitale.

Paraguaná: un simbolo di resilienza ed evoluzione

La scelta di questa sede riflette una scommessa sulla rinascita. Claudio De Mauri, presidente della FAIV, sottolinea: “Paraguaná è la nostra fenice: un club che è risorto con passione. Qui i giovani non si limitano a preservare le tradizioni, ma le trasformano in hashtag e progetti sostenibili”. L’evento coincide con l’Assemblea Ordinaria della FAIV, dove i leader analizzeranno come integrare la Generazione Z – nata tra meme e globalizzazione – nel processo decisionale. “La loro creatività è fondamentale affinché l’aperitivo e la lingua vadano oltre le mura dei club”, aggiunge De Mauri.

Dialoghi digitali e giovani leader

Il nome “Generazione Z a Confronto” ne definisce l’essenza: uno spazio per discutere, condividere idee e confrontare prospettive. Questa generazione, connessa globalmente e agile nell’adattamento, porterà la cultura italiana su piattaforme inesplorate. “L’Italia non può essere confinata; vive nelle nostre reti e nella nostra capacità di reinventarla”, afferma Kelvin Yamboy, rappresentante di Casa D’Italia Paraguaná.

I social network saranno alleati strategici per diffondere l’italianità al di fuori dei circoli tradizionali. L’evento includerà un hackathon per progettare campagne virali e conversazioni con imprenditori che fondono il risotto con le arepas. “Vogliamo che l’italiano non sia un obbligo, ma un piacere condiviso attraverso meme, musica e persino videogiochi”, spiega Diana Rosato, fondatrice di @italianocurso. Da parte sua, Immacolata Natale, ambasciatrice della Dante Alighieri, ha sottolineato: “L’italiano non è solo per i discendenti; è un ponte che collega passione ed eredità. Invitiamo tutti a unirsi a noi”.

#ItalSimpatia: la lingua come ponte universale

La Società Dante Alighieri, rappresentata dal suo presidente Mariano Palazzo, rafforzerà durante l’incontro la sua missione di portare l’italiano in ogni angolo del Venezuela. “La #ItalSimpatia non è solo una strategia; è una filosofia che combina calore umano e amore per la cultura. Vogliamo che la lingua raggiunga tutti, dalle Ande all’Orinoco, attraverso centri di insegnamento accessibili e metodi innovativi”, sottolinea Palazzo. L’organizzazione, nota per le sue certificazioni internazionali e i suoi programmi culturali, annuncerà piani per espandere le sedi educative in zone remote, integrando piattaforme digitali e laboratori comunitari.

Verso un futuro connesso

Il FAIV non si ferma a Paraguaná. Dopo questo incontro, si proiettano verso nuovi orizzonti, con l’obiettivo di creare una rete giovanile che collabori con le startup italiane e promuova festival culturali transatlantici. “La distanza è una sfida, ma l’impegno di questi giovani dimostra che l’italianità è infinita”, conclude De Mauri.

Siamo orgogliosi ed emozionati di essere testimoni di come la cultura italiana si stia trasformando in Venezuela, adattandosi ai nuovi tempi senza perdere la sua essenza. Questo incontro è solo l’inizio di un percorso che cerca di rafforzare i legami, creare opportunità e portare l’italianità in ogni angolo del Paese e oltre.Continuiamo insieme a costruire un futuro in cui l’italianità sia un ponte che ci unisce tutti. Forza Italia, viva Venezuela! (Inform)




Il concorso del CGIE Venezuela: Miti e leggende di Sicilia

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28siciliavenezuelacgieIl Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) in Venezuela ha annunciato il lancio della prima edizione del Concorso delle Maschere di Carnevale “Miti e Leggende di Sicilia”, con l’obiettivo di incentivare la creatività, il lavoro artigianale e la riscoperta delle figure leggendarie che hanno segnato la cultura dell’isola tra i giovani: dagli dei e le ninfe ai giganti e agli spiriti che ne popolano la memoria collettiva.
Circa 2.000 studenti, tra i 12 e i 25 anni, provenienti da una decina di istituzioni italiane partecipanti, sono chiamati a presentare individualmente le loro creazioni originali durante il concorso, che è stato aperto ieri, 27 febbraio, e che si chiuderà il prossimo 20 marzo con l’assegnazione di più di 20 premi.
Il concorso organizzato dal CGIE è patrocinato dai Comitati degli Italiani all’Estero (COMITES) di Oriente e Occidente, dalla Federazione delle Associazioni Italo-Venezuelane (FAIV), dalla Camera di Commercio Italo-Venezuelana (Cavenit), Centro Italiano Venezolano di Caracas, dalla Società Dante Alighieri di Maracay, dalla Cattedra di Italiano della UPEL (Universidad Pedagógica Libertador), dalla Casa D’Italia di Maracay e Maracaibo, l’Università di Margarita (Unimar) e la Cattedra di Italiano della UPEL di Maracay, nucleo Rafael Alberto Escobar Lara.
Antonio Iachini, Rappresentante del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero in Venezuela, ha spiegato che questa prima edizione rende omaggio alla Sicilia, “in onore dei numerosi immigrati stabilitisi in Venezuela che provengono da quest’isola, la più grande del Mediterraneo, con una grande ricchezza culturale legata, in larga misura, alla mitologia dell’antica Grecia e ad altri popoli, che si fusero con le tradizioni locali per dare origine a storie affascinanti”.
“L’iniziativa mira anche ad aprire spazi per promuovere l’integrazione culturale, la conservazione del patrimonio, salvare i valori e riaffermare l’orgoglio per le radici italiane, oltre a celebrare la diversità culturale della Sicilia, aprendo opportunità per risvegliare l’interesse per i viaggi e la conoscenza di questa regione”, ha aggiunto Iachini, il quale appartiene anche alla Commissione VIII del CGIE – incaricata di supervisionare le questioni relative all’innovazione, alla ricerca, agli studi universitari e alla digitalizzazione – e, inoltre, fa parte del Gruppo 1, che è orientato a rafforzare e promuovere la leadership, la partecipazione e lo sviluppo delle donne italiane nel contesto globale.
Allo stesso modo, ricercando le storie della Sicilia, e poi ricreandole attraverso l’espressione plastica, i partecipanti non solo imparano a conoscere gli dei, gli eroi e le creature che fanno parte dell’immaginario, ma mantengono viva la memoria storica e incoraggiano il dialogo tra passato e presente, assicurando che queste tradizioni perdurino per le nuove generazioni. Oltre a recuperare i miti greci che hanno plasmato l’identità dell’isola, il concorso incoraggia anche il riconoscimento delle influenze – delle tradizioni arabe e normanne – che hanno arricchito queste leggende nel corso dei secoli.
Le opzioni a cui ispirarsi nella creazione delle maschere sono incalcolabili. I miti e le leggende siciliane sono un tesoro culturale che si tramanda di generazione in generazione, ed è rimasto attuale nel tempo, affascinando e incantando chi li conosce. Dalle profondità del mare alla cima dell’Etna, ci sono storie ovunque.
Uno sguardo alla ceramica, all’architettura, alla pittura, alla tradizione orale e alla letteratura siciliana ci porta ad esseri come le Sirene, simbolo di bellezza, seduzione e pericolo nelle acque del Mediterraneo, lo stesso luogo abitato dalla Donna del Mare, spirito marino che protegge i pescatori. Nei campi spicca la presenza del Guardiano della Terra, venerato dai contadini perché spirito protettore delle colture e delle vigne. Mentre il dio del vino e delle feste, Dioniso, è venerato per la sua capacità di ispirare liberazione e celebrazione. Da parte sua, la ninfa Aretusa si trasformò in fonte per sfuggire a un dio innamorato e rappresenta la purezza e l’acqua dell’isola. Secondo le leggende locali, la mitica figura del Gigante di Palmi ha contribuito a modellare il paesaggio siciliano, simboleggiando la forza primordiale della terra. D’altra parte, il ciclope Polifemo e la sua forza bruta sono associati alla forza vulcanica e alla geografia brusca della regione. Aetna, la dea del vulcano Etna, è la madre dei Palici, divinità dei geyser e delle sorgenti di acqua calda.
Ci sono molti altri miti e leggende come quello del pastore Aci e della Nereide Galatea, quello di Demetra e Persefone, le storie e il simbolismo di Medusa, o figure leggendarie come la Sibilla di Siracusa e la Testa di Moro, tra gli altri.
Il Concorso delle Maschere di Carnevale “Miti e Leggende della Sicilia” premierà la creazione di maschere realizzate completamente a mano e individualmente, che dimostrino elevati livelli di difficoltà tecnica, creatività e finitura professionale. Il regolamento del concorso prevede che le maschere presentate debbano coprire l’intero volto e parte dei capelli, realizzate con tecniche come cartapesta, modellazione dell’argilla, pelle goffrata, gesso, origami, kirigami, quilling (o filigrana di carta), anche se sono ammessi altri materiali, purché il pezzo sia realizzato a mano al cento per cento. Si prevede che la finitura delle maschere sia paragonabile a quelle realizzate nei carnevali di Acireale o Viareggio, caratterizzate dalla loro bellezza, dettaglio ed eleganza. La giuria, composta da rappresentanti locali delle istituzioni partecipanti, valuterà l’originalità, la complessità della tecnica, l’estetica, i materiali e il collegamento con il tema del concorso.
Il comitato organizzatore prevede la partecipazione di circa 2.000 studenti provenienti da istituzioni e corsi di studio dell’italiano a Caracas, Maracay, Maracaibo, Margarita e Puerto Ordaz. Per ora, il concorso è rivolto agli studenti di età compresa tra i 12 e i 25 anni degli istituti partecipanti al concorso come: Associazione Civile Scuola Agustín Codazzi, Scuole Simón Bolívar e Giuseppe Garibaldi, Nuestra Señora de Pompei, San Marcos Evangelista e San Francisco de Asís, tutte a Caracas. A Maracay si contendono la Società Dante Alighieri, la Casa D’Italia e la Cattedra di Italiano della UPEL del capoluogo aragonese. Nella città di Maracaibo la gara è tra i partecipanti convocati dal Comites dell’Occidente e dalla Casa D’Italia di questa città. A Margarita sono invitati a partecipare gli studenti dei Dipartimenti d’Arte con menzione in Graphic Design e Lingue dell’Università di Margarita (Unimar) e gli studenti della Fondazione Italia Nostra, nonché gli studenti della Scuola Mariano Picón Salas. Infine, a Puerto Ordaz la competizione si svolgerà presso la Scuola Maria Montessori.
I partecipanti devono presentare le loro maschere in perfette condizioni e pronte per essere esposte nelle rispettive città, rispettando il regolamento del concorso pubblicato sul sito www.cgie.org.ve.
Allo stesso modo, devono includere un video di 30 secondi che identifichi e spieghi certi aspetti come il motivo dell’ispirazione, nonché gli elementi mitologici incorporati. Il termine ultimo per la consegna delle mascherine sarà il 20 marzo.
Il CGIE consegnerà più di 20 premi ai vincitori delle organizzazioni partecipanti in ciascuna regione. Le istituzioni chiamate a concorrere in ciascuna città, ad eccezione di Caracas, concorreranno tra loro per i primi tre posti. A Caracas, gli studenti di ciascuna scuola gareggeranno internamente per i premi.
I primi classificati riceveranno ciascuno una console Sony Playstation 5 Slim Digital. I creatori delle maschere che rimarranno al secondo posto riceveranno le console Nintendo Switch Lite e i terzi posti verranno premiati con tablet Infinix XPAD X1101B. (aise) 




Venezuela. Caso Trentini: sforzi diplomatici per il rimpatrio

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trentini ppLe ultime notizie indicano che il cooperante italiano Alberto Trentini, arrestato a Caracas il 15 novembre 2024, è confermato vivo e in condizioni discrete, anche se persistono preoccupazioni per la sua salute a causa di asma e ipertensione. La madre di Alberto ha lanciato un appello urgente a Prime Minister Meloni, esortando il governo a intensificare gli sforzi diplomatici per il suo rilascio e rimpatrio in Italia.

In risposta, il ministero degli Esteri, guidato da Antonio Tajani, ha attivato vari canali: è stato convocato il capo d’affari venezuelano a Roma per protestare contro il silenzio e l’espulsione di tre diplomatici italiani. Inoltre, Tajani ha avuto un colloquio telefonico con la madre di Trentini per rassicurarla e confermare l’impegno del governo a utilizzare “tutti i canali possibili” per ottenere una soluzione positiva.

La situazione si complica ulteriormente nel contesto geopolitico, poiché il regime di Maduro sembra utilizzare detenuti stranieri come leva e richiede un riconoscimento ufficiale da parte dell’Italia – un punto su cui Roma ha preso una posizione di rigore, non riconoscendo la rielezione di Maduro nelle elezioni del 2024.

Quindi, nonostante la strada per il rilascio di Alberto Trentini sia ancora in salita, il governo italiano sta lavorando attivamente per assicurare il suo ritorno in patria nel più breve tempo possibile.