Centro America: Il risveglio dei vulcani dormienti preoccupa le popolazioni locali

Dall’inizio dell’anno, una serie di segnali preoccupanti proviene dalle viscere della terra in Centro America. Vulcani storicamente poco attivi, come il Masaya in Nicaragua o il Cerro Negro, hanno iniziato a manifestare un incremento dell’attività sismica, emissioni di gas e leggere eruzioni di cenere. In Guatemala, il Pacaya ha lanciato più volte colonne di fumo visibili a chilometri di distanza, obbligando le autorità a chiudere temporaneamente lo spazio aereo della capitale.
Gli esperti dell’Istituto Centroamericano di Geofisica confermano che non si tratta di un evento isolato, ma di un possibile trend: la regione, attraversata dalla cintura di fuoco del Pacifico, è notoriamente sismica e vulcanica, ma negli ultimi mesi si è registrato un aumento dell’energia geotermica in profondità. Non si parla ancora di eruzioni devastanti, ma il rischio che uno di questi giganti torni attivo in modo violento è concreto.
Le popolazioni che vivono alle pendici di questi vulcani – molte delle quali in condizione di povertà – temono di dover affrontare evacuazioni improvvise, perdita di abitazioni, raccolti e bestiame. In alcuni casi, come nei pressi del vulcano Telica, la gente ha già iniziato a spostarsi in zone più sicure, pur sapendo che l’assistenza statale è limitata.
Intanto, gli ambientalisti mettono in guardia contro la costruzione indiscriminata di villaggi turistici in prossimità dei crateri, attirati dal fascino “esotico” dei vulcani: “Si sottovaluta la potenza distruttiva della natura. Questi giganti dormono, ma non sono mai davvero spenti.”