Trump avverte l’America Latina: gli Stati Uniti pronti a usare la forza per i propri interessi

Un nuovo avvertimento di Donald Trump riaccende le tensioni nei rapporti tra gli Stati Uniti e l’America Latina. Nel suo discorso davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente americano ha dichiarato che Washington è pronta, se necessario, a ricorrere alla propria forza militare per proteggere quelli che considera gli interessi nazionali degli Stati Uniti nell’emisfero occidentale.
La dichiarazione arriva in un momento nel quale l’amministrazione Trump ha intensificato le operazioni militari contro quelli che definisce gruppi di narcotraffico in America Latina e nei Caraibi.

«Se necessario, useremo la nostra forza militare»
Nel suo intervento all’ONU, Trump ha sostenuto che gli Stati Uniti non permetteranno più che minacce alla sicurezza americana si consolidino nell’emisfero occidentale.
Il presidente ha indicato come principale obiettivo i cartelli della droga, paragonandoli all’ISIS e sostenendo la necessità di una risposta molto più dura contro il narcotraffico transnazionale.
Trump ha inoltre presentato le recenti azioni americane nella regione come dimostrazione della volontà di Washington di intervenire direttamente quando ritiene minacciati i propri interessi.
Il riferimento al Venezuela
Nel discorso alla Nazioni Unite, Trump ha citato anche il Venezuela e l’operazione americana che, secondo quanto riferito dall’amministrazione statunitense, ha portato alla cattura di Nicolás Maduro.
Il presidente americano ha utilizzato quell’episodio come esempio della nuova politica di Washington nell’emisfero occidentale. La Casa Bianca sta infatti sostenendo una linea molto più aggressiva nella lotta contro i cartelli e contro quelle che considera minacce alla sicurezza degli Stati Uniti.
La posizione americana sta però suscitando forti reazioni in America Latina. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, parlando da New York, ha criticato l’intervento statunitense in Venezuela, sostenendo che l’azione di Washington abbia compromesso la sovranità del Paese.
Il Messico guarda con attenzione
Il messaggio di Trump arriva inoltre dopo le recenti tensioni con il Messico.
Nei giorni scorsi il presidente americano aveva affermato di non escludere operazioni contro i cartelli all’interno del territorio messicano. La presidente Claudia Sheinbaum ha ribadito che il Messico non accetta operazioni militari di governi stranieri sul proprio territorio.
Il tema è particolarmente delicato perché la cooperazione tra Washington e Città del Messico nella lotta al narcotraffico è intensa, ma il governo messicano insiste sul principio della sovranità nazionale.
Operazioni già in corso nei Caraibi
La minaccia non arriva quindi in un vuoto politico.
Da mesi gli Stati Uniti conducono operazioni contro imbarcazioni sospettate di trasportare droga nel Mar dei Caraibi e nell’Oceano Pacifico. Secondo l’Associated Press, l’operazione ha provocato almeno 231 morti in 69 attacchi militari nell’ultimo anno, mentre Washington sostiene che si tratti di un conflitto contro organizzazioni di narcotraffico.
Proprio sulle basi giuridiche di queste operazioni è aperto un forte confronto internazionale. Un rapporto presentato alle Nazioni Unite ha contestato la legittimità di diversi attacchi, sostenendo che non sarebbero state dimostrate le condizioni necessarie per considerarli atti di autodifesa.
Una nuova fase nei rapporti tra Washington e America Latina?
La dichiarazione di Trump segna quindi un ulteriore passaggio nella politica americana verso l’emisfero occidentale.
Washington sta cercando di costruire una cooperazione regionale contro i cartelli attraverso la Shield of the Americas, un’iniziativa alla quale hanno aderito diversi governi latinoamericani, mentre altri importanti Paesi, tra cui Messico e Brasile, non ne fanno parte.
Il problema è che la lotta al narcotraffico si sta sovrapponendo sempre più a questioni molto più ampie: sovranità nazionale, presenza militare americana, rapporti con i governi della regione e controllo delle rotte strategiche dei Caraibi.
Per i Paesi dell’America Centrale e dei Caraibi, geograficamente vicini agli Stati Uniti, si tratta di un’evoluzione da seguire con particolare attenzione.
La domanda ora è quanto questa nuova politica americana rimarrà sul piano delle dichiarazioni e quanto invece si tradurrà in nuove operazioni militari nella regione.