In Italia fa caldo, boom di turisti per il ponte di Ognissanti

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downloadIl travestimento di Halloween più azzeccato del 2022 sicuramente è stato quello del meteo.

Il lungo ponte del 1 novembre, affollato di turisti e gitanti nonostante rincari e crisi energetica, è iniziato con un novembre “mascherato” da maggio, anzi su certi litorali proprio da estate con tanto di bagnanti e irriducibili della tintarella stesi al sole.

E quindi se qualcuno ha festeggiato bevendo vino novello e mangiando zucca e castagne, in molti hanno preferito frittura di pesce e vino bianco fresco sui tavolini all’aperto vista mare oppure picnic in mezzo alla natura che più che per il foliage sembra pronta per una nuova primavera.

Quanto ai numeri, spinti dalle ottime previsioni meteo ma anche dagli eventi (come la Fiera internazionale di Alba o LuccaComics), seppure con qualche differenza tutte le associazioni sono d’accordo: continua l’ottima ripresa del turismo sottolineata ieri anche dalla neo ministra del settore Daniela Santanchè. Traffico ragguardevole sia di italiani che di stranieri con una forte presenza dagli Stati Uniti, favoriti anche dalla debolezza dell’euro rispetto al dollaro, e la conferma di francesi, tedeschi e inglesi che sono tornati in forza a “vivere” le vacanze italiane.
Secondo Federalberghi il break di Ognissanti coinvolge circa 11 milioni e 800 mila italiani, ovvero quasi il 20% della popolazione mentre Cna Turismo e Commercio ne conteggia 10 milioni (con 3 milioni di stranieri) e Federturismo 7 milioni.

Per Assoturismo Confesercenti tra il 28 ottobre e il 1 novembre le strutture ricettive italiane dovrebbero registrare 5 milioni di pernottamenti, 1,2 milioni in più dello scorso anno, che però scontava ancora alcune limitazioni legate alla pandemia.
Conferma il perdurare della ripresa anche l’Associazione Italiana Confindustria Alberghi: rispetto allo stesso periodo del 2019 le principali città d’arte fanno registrare un tasso di occupazione delle strutture alberghiere che supera il 70%, addirittura in aumento dell’1% rispetto al dato pre crisi. Tra partenze e arrivi, durante il Ponte ci saranno oltre 500 mila passeggeri solo all’aeroporto di Fiumicino. Più o meno il 90% dei vacanzieri è rimasto in Italia mentre i connazionali che hanno superato i confini sono nelle capitali europee (Parigi e Barcellona in vetta) oppure si godono gli sgoccioli di questa coda estiva alle Canarie e Malta.

Da giorni sulle coste romagnole i telefoni degli alberghi e degli uffici di informazioni turistiche locali hanno ripreso a squillare dopo una stagione estiva decisamente positiva. A Rimini sono circa 350 gli alberghi pronti per il periodo di Halloween: i 280 annuali a cui si aggiungono diversi alberghi stagionali che riaperti in via straordinaria.
Sul litorale romano l'”ottobrata romana” è quasi una cartolina da stagione balneare estiva con Ostia, Fiumicino e Fregene affollatissime tra chi passeggia e chi gira con biciclette o monopattini. Per i più audaci, oltre ai bagni di sole, ci sono anche bagni veri e propri oppure allenamenti con i sup in acqua.

Bagni, sole e relax con temperature sui 25 gradi anche in Versilia. Ancora meglio a Napoli e nel resto delle zone costiere della Campania con bagni in acqua e gite in barca. Si profila un tutto esaurito con il 90% delle camere occupate negli alberghi e l’80% nei b&b. In Penisola sorrentina pienone negli alberghi di tutte le categorie. “La nostra idea – dice Costanzo Iaccarino, proprietario dell’hotel storico Imperial Tramontano e presidente della Federalberghi Campania – è quella di prolungare quanto più possibile la stagione turistica con l’apertura di tanti alberghi di ogni ordine e grado nel prossimo periodo invernale. Da noi arrivano tanti stranieri, soprattutto americani. Non a caso il neo ministro della cultura, Gennaro Sangiuliano, in visita a Sorrento, ha definito oggi la Costiera sorrentino-amalfitana la vetrina dell’Italia nel mondo”.

ansa.it




Emilia Romagna, i giornali Usa parlano di te

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5erL’Emilia Romagna, con le sue eccellenze culturali ed enogastronomiche, sotto gli occhi dei media Usa.
A fine settembre la Regione è stata oggetto di 3 articoli pubblicati su portali di viaggi e stampa online americani, grazie alle media relation di APT Servizi Emilia-Romagna con i mercati USA e Canada.
Il giornalista canadese Joel Balsam ha celebrato il nuovo volto di Rimini e il Fellini Museum, il Museo diffuso dedicato al Maestro Federico Fellini, – nell’articolo “This Trippy Museum in Italy Is Turning a Small Town Into a Tourist Destination” (Questo “visionario” Museo in Italia sta trasformando una piccola città in una destinazione turistica”), uscito il 28 settembre su Fodors.com (1.361.090 visitatori unici) – uno dei più importanti portali americani di viaggi internazionali, con esperti di vacanze a dare informazioni e indicazioni su oltre 8.000 destinazioni in tutto il mondo – a seguito di un educational organizzato il 29 aprile scorso da APT Servizi Emilia-Romagna.
Il reporter ha descritto la visita al nuovo polo museale diffuso “un’esperienza fantastica, bizzarra, sontuosa e stravagante”, che “ha trasformato una piccola città in una destinazione turistica”. Una Rimini rivitalizzata e con un grande potenziale, grazie agli interventi di riqualificazione nel cuore della città, ai suoi monumenti come il millenario Ponte di Tiberio e l’affascinante borgo di San Giuliano, con le piccole case colorate e i murales unici.
Il Lambrusco di qualità con i suoi principali produttori emiliani sono protagonisti sul magazine online “Food&Wine” (379mila visitatori unici) – mensile americano online e cartaceo, considerato una delle testate più autorevoli in termini di enogastronomia – nell’articolo “Lambrusco — A Guide to the Basics” (Lambrusco — Una guida ai fondamentali), del giornalista Brian Freedman pubblicato il 27 settembre, frutto anch’esso di una costante attività di PR di APT Servizi con i media USA e Canadesi.
Oltre a celebrare le varie produzioni Doc ancora poco diffuse nel mercato USA, ma che promettono gusto ed emozioni – dal Lambrusco Reggiano DOC, al Lambrusco di Sorbara DOC, al Grasparossa di Castelvetro DOC e al Lambrusco etichettato come Emilia IGP – nell’articolo Freedman ha fatto anche riferimento alla ricca storia gastronomica regionale, citando eccellenze certificate come l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, il Prosciutto di Parma e il Parmigiano Reggiano.
Dalle province di Modena, Reggio Emilia e Parma, terre di produzione del Lambrusco, si passa a Bobbio, nel piacentino, fra i borghi “sconosciuti”, ma assolutamente da visitare per CNN Travel (5.600.466 visitatori unici) – uno dei siti di viaggio più autorevoli e fa parte dell’americano CNN international.
Questo, in sintesi, il messaggio che la giornalista Silvia Marchetti ha indirizzato ai lettori statunitensi nell’articolo “8 Italian villages you may have never heard of” (8 borghi italiani di cui forse non hai mai sentito parlare), pubblicato online il 30 settembre, frutto anch’esso di media relation con la stampa USA e canadese. Bobbio – afferma la redattrice nel pezzo – con le sue affascinanti architetture, come il singolare “Ponte Gobbo” che accoglie i visitatori all’arrivo, potrebbe essere la location perfetta per le riprese della nota serie TV “Il Trono di Spade”.
“La visionarierà di Federico Fellini, il sapore unico del Lambrusco, ottimo connubio per i nostri inimitabili prodotti tipici, e il fascino senza tempo dei borghi appenninici: eccellenze – sottolinea l’Assessore Regionale al Turismo, Andrea Corsini – che suscitano l’attenzione e ammirazione di prestigiosi media oltreoceano. Quello USA è un mercato dal grande potenziale per la nostra Regione, grazie alla capacità dell’Emilia-Romagna di rappresentare al meglio quel “made in Italy” –con le vetture da sogno della Motor Valley, il design nella moda e nella ceramica, i sapori inconfondibili dei nostri prodotti tipici- e quelle atmosfere di fellinana “dolce vita” –con le Città d’Arte, i borghi, la Riviera Romagnola- che gli Americani tanto ammirano”.
Secondo la recente analisi “USA – Travel Sentiment Autunno 2022” l’Italia è la meta preferita dal mercato USA per i viaggi internazionali, seguita da Messico, Canada, Francia e Spagna. Quasi il 62% degli americani ha fatto almeno un viaggio breve nel Belpaese la scorsa estate, da metà maggio a metà agosto, ma anche a causa del grande afflusso di turisti, quasi due terzi degli intervistati (64,7%) hanno in programma di concedersi una vacanza in Italia in questa stagione autunnale.




Forum enoturismo/ La Regione Piemonte: occasione d’oro per l’intero territorio

alba

albaÈ tutto pronto in Piemonte per accogliere la 6a Conferenza dell’UNWTO sul Turismo del Vino, il grande appuntamento internazionale che dal 19 al 21 settembre vedrà confrontarsi ad Alba, immersi nei paesaggi vitivinicoli di Langhe, Monferrato e Roero, i maggiori esperti mondiali del settore.
Ieri, 11 settembre, l’evento è stato presentato ad Alba alla presenza del Ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, accompagnato dal Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e dal Sindaco di Alba Carlo Bo. Presenti anche in videocollegamento il Direttore Europa UNWTO (l’agenzia dell’Onu che si occupa di turismo) e l’Amministratore delegato di ENIT Roberta Garibaldi. All’incontro moderato dal Direttore de Il Gusto hanno preso parte anche gli Assessori al Turismo della Regione Piemonte e della Città di Alba e il Presidente dell’Ente Turismo Langhe Monferrato Roero.
La Conferenza, promossa dall’Organizzazione Mondiale del Turismo e sviluppata con il Ministero del Turismo, l’ENIT – Ente Nazionale del Turismo e la Regione Piemonte col supporto di VisitPiemonte ed Ente Turismo Langhe, Monferrato e Roero, prevede, oltre ad un fitto programma di incontri, relazioni e dibattiti, anche workshop e seminari sul territorio presso alcune delle più significative realtà vitivinicole.
Per l’occasione, inoltre, 12 giornalisti internazionali di prestigiose testate provenienti da Benelux, Austria, Regno Unito, Francia e Scandinavia parteciperanno a un press tour sul territorio che toccherà Asti e la Douja d’Or, Pollenzo con l’Albergo dell’Agenzia, Neive, il Roero, il Castello di Grinzane Cavour e i vigneti di Langhe, Monferrato e Roero.
La Conferenza rappresenta anche un’occasione per la Regione Piemonte di coinvolgere la filiera piemontese dell’enoturismo e dell’enogastronomia, dando visibilità alla costruzione di momenti di racconto delle proprie specificità vitivinicole ed enogastronomiche, oltre che a fiere, rassegne, eventi, degustazioni e incontri che possono essere consultati sull’apposita area del sito di VisitPiemonte. Da segnalare, tra le altre, le iniziative delle Enoteche Regionali, che hanno stilato un calendario di “gemellaggi” con realtà di altre regioni italiane: 9 serate, tra il 16 settembre e il mese di ottobre, dove le Enoteche Acqui “Terme e Vino”, Albugnano, Barbaresco, Casale Monferrato, Colline Alfieri dell’Astigiano, Gattinara e delle Terre del Nebbiolo, Ovada e del Monferrato, Vini della Provincia di Torino, Nizza Monferrato incontreranno realtà provenienti da Puglia, Lombardia, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Veneto, Sicilia e Toscana.
Il vino in Piemonte è cultura popolare profonda e diffusa, è paesaggio, eventi, esperienza, letteratura, arte, economia. Ogni anno le colline del vino e del gusto del Piemonte sono visitate da 700.000 turisti da ogni parte del mondo per un totale 1,6 milioni di pernottamenti. Un successo che vede protagoniste 18.000 aziende agricole, 14 Enoteche Regionali e 33 Botteghe del Vino, i 4.300 produttori e le loro associazioni, 280 imprese industriali e 54 cantine cooperative, i consorzi del vino, le piattaforme di prenotazione, gli animatori del turismo enologico, i 24 mila ristoratori tra cui 45 chef stellati, le 7 Agenzie Turistiche Locali e le 7 Strade del Vino. (aise) 




Atri: una città sospesa tra monti, mare e storia

atri

atriUn volo fino  a  Pescara, poi pochi chilometri sul litorale adriatico prima d’iniziare il dolce declivio che porta a uno dei borghi più iconici dell’Abruzzo. Arrivare ad Atri è in effetti relativamente facile dal punto di vista automobilistico ma di grande effetto dal punto di vista emotivo: un vero tuffo in un’area di grande valenza ambientale e naturalistica e una cittadina immersa con le proprie fondamenta nella storia della nostra Penisola.  Con i suoi oltre 10mila abitanti, Atri rappresenta una dei borghi tipici della provincia di Teramo pur essendo collocata a pochi chilometri dalla città di Pescara, punto di riferimento per tutta la regione Abruzzo.

Adagiata su una collina a oltre 440 metri di altitudine, Atri è situata nel comprensorio delle Terre del Cerrano, perfettamente inserita tra il Mare Adriatico e il massiccio del Gran Sasso.  Secondo alcune fonti storiche la città fu fondata dagli Illiri durante il le migrazioni tra il X e IX secolo  a.C., con il nome della città derivante probabilmente  dalla divinità illirica – sicula  Hatranus o Hadranus. Dopo il 290 a.C. Atri divenne un centro della colonizzazione romana e alla caduta dell’impero romano finì sotto il dominio longobardo e franco, inglobata nel ducato di Spoleto. La città visse i turbolenti anni dell’Alto medioevo venendo coinvolta nella lotta tra Federico Barbarossa e i re normanni e passò poi sotto il controllo svevo e papale. Nel   1251-1252 ottenne il  diritto di darsi un proprio statuto comunale e il grado di città vescovile. Verso la fine del XIV secolo la città divenne proprietà del conte di San Flaviano Antonio Acquaviva e capitale del famoso Ducato di Atri. La famiglia degli Acquaviva dominò su queste terre fino alla metà del Settecento quando la città rientrò sotto il controllo del Regno di Napoli. La straordinaria ricchezza storica di Atri salta subito agli occhi in chiunque si avvicini alla città proveniente dalla zona litoranea di Silvi Marina. L’insediamento medievale è ancora chiaramente visibile ma il fulcro del tessuto urbano è   rappresentato dalla basilica di Santa Maria Assunta, concattedrale della diocesi di Teramo-Atri nella quale  ogni anno, nell’ambito della settimana dedicata all’Assunta (a metà Agosto) si ripete la sacra cerimonia dell’apertura della Porta Santa della Basilica della Cattedrale.

interno del duomo diLa Perdonanza della Porta Santa sarebbe stata concessa da Papa Celestino V, il Papa eremita,   compagno di Beato Francesco Ronci di Atri.  La cattedrale fu realizzata da Raimondo di Poggio e Rainaldo d’Atri, che la iniziarono verso il 1264, in sostituzione dell’Ecclesia de Atri, una chiesa romanica a cinque navate, eretta nel IX sec. La cattedrale fu terminata nel 1305, mentre l’ottagono superiore del campanile venne apposto da Antonio da Lodi forse nel 1502 : il portale e lo stupendo  rosone furono invece realizzati  da  Rainaldo Atriano agli inizi del XIV secolo. Il capolavoro architettonico comprende anche il  Coro dei Canonici,  con alle pareti il ciclo pittorico di Andrea de Litio (1465-1471), la più vasta opera pittorica del primo rinascimento in Abruzzo. Andrea de Litio, nato a Lecce dei Marsi   intorno al 1420 , si  formò  a Firenze e le sue opere su tavola sono oggi sparse in alcuni musei degli Stati Uniti (Baltimora, Pensilvania).  Sul retro della Cattedrale trova infine ospitalità il Museo Capitolare di Atri con una galleria di opere di grande interesse storico e artistico.

Nel dedalo di vicoli, viuzze e piazzette disseminate di antichi palazzi nobiliari è possibile scoprire anche le suggestive chiese  di Santa Reparata,  San Francesco e   Santa Chiara, molto vicine tra loro mentre il Palazzo dei Duchi d’Acquaviva si trova nella piazza omonima e ospita attualmente il comune. Costruito nel XIV secolo sul sito di una cisterna romana, ospita al suo interno  le antiche scuderie ducali, utilizzate per ospitare mostre ed eventi.

Il Museo Civico Etnografico ospita  oltre duemila pezzi, tra reperti, oggetti della vita quotidiana e contadina della zona mentre a ridosso del centro storico si trova la Villa Comunale dei Cappuccini, in prossimità delle grotte sotterranee risalenti al periodo sannitico che gli appassionati potranno visitare con dei tour guidati alla  scoperta dei cunicoli e delle cisterne dell’età romana.

02 03 22 02 59 40 t97922e15a9900266155b69d7ef1a82aA poca distanza dal centro è situata invece  la Riserva Naturale dei Calanchi dove gli amanti delle escursioni possono percorrere splendidi itinerari e sentieri da soli o partecipando a passeggiate guidate. Non prima di aver però assaggiato alcune specialità di questo splendido borgo affacciato sull’Adriatico. Nella degustazione dei piatti tipici non possono mancare il pecorino e la ventricina senza dimenticare i fusilli al sugo di lepre e lo stoccafisso all’abruzzese. Una prelibatezza locale è il Pan Ducale, una sorta di torta di mandorle che prende questo nome perché molto apprezzata dagli antichi Duchi di Acquaviva. Il prodotto per il quale è però storicamente nota la città di Atri è la liquirizia. Produrla è un vero e proprio mestiere che risale al Medioevo e forse anche all’epoca romana. La  si può acquistare infatti in uno dei tanti negozi che vendono questo prodotto in tutte le forme e preparazioni.

GLI ACQUAVIVA: SANTI ED ESPLORATORI

Ogni città ha i suoi eroi e anche Atri vanta numerose personalità ma il  nome più importante della storia cittadina è quello degli Acquaviva che possono vantare due figure straordinarie.

ritratto claudio acquavivaClaudio Acquaviva, nacque ad Atri nel 154, figlio del duca d’Atri, Giovanni Antonio ed entrò nell’ordine dei gesuiti dal 1567. Fu per 34 anni generale   dell’ordine (dal 1581 alla morte), e diede impulso alle missioni in Inghilterra e in Asia; promosse l’attività scientifica e scolastica, promulgando la celebre Ratio studiorum, esercitando efficace influsso sulla ricca produzione dottrinaria e spirituale dei grandi gesuiti post-tridentini, sulla preparazione (1598) della storia generale della Compagnia; ravvivò la vita spirituale stessa dell’ordine, promovendo l’uso degli esercizî spirituali, redigendo il Directorium o guida per i direttori di essi, e le Industriae pro superioribus ad curandos animae morbos (1600). Seppe abilmente   salvaguardare la Compagnia dagli attacchi esterni e interni.

rodolfo acquaviva mentre viene truciddatoRodolfo Acquaviva , figlio del duca Giovan Girolamo I e Margherita Pio di Carpi, fratello tra gli altri del cardinale Giulio, amico di Cervantes e del cardinale Ottavio arcivescovo di Napoli, seguì le orme dello zio p.adre Claudio ed entrò nella stessa Compagnia nel 1568, scegliendo la vocazione missionaria in India dove s’incontrò con l’imperatore Moghul Akbar,  trovando poi il martirio il 15 luglio 1583. Il 6 gennaio 1893 Papa Leone XIII lo proclamò Beato insieme ai sui confratelli.

 

 

 




Vince il turismo di prossimità: sette italiani su dieci scelgono l’agriturismo

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agriturismo e1659270753586Durante l’estate 2022 oltre sette italiani su 10 (72%) andranno in agriturismo, per trascorrere le proprie vacanze o anche semplicemente per una gita in giornata o per sedersi al tavolo è guastare specialità locali del territorio a chilometri zero. È quanto emerge dall’indagine Coldiretti-Noto Sondaggi dal quale si evidenzia che spesso l’agriturismo viene scelto in abbinamento alla vacanza al mare o in montagna. In testa alle motivazioni che spingono gli italiani in agriturismo c’è la voglia di contatto con la natura, mentre al secondo posto– secondo Coldiretti– c’è l’enogastronomia con la possibilità di gustare ricette trasmesse da generazioni nelle campagne a base dei prodotti genuini del territorio.

Molti agriturismi– precisa la Coldiretti– si sono attrezzati per la giornata con l’offerta di alloggio e di pasti completi ma anche di colazioni al sacco o con la semplice messa a disposizione spazi per picnic, tende, roulotte e camper per rispettare le esigenze di indipendenza di chi ama prepararsi da mangiare in piena autonomia ricorrendo eventualmente solo all’acquisto dei prodotti aziendali a chilometri zero di Campagna Amica. Al terzo posto tra le motivazioni c’è la voglia di relax nel verde lontano dalle mete piu’ affollate, ma c’è anche qualcuno che ha paura del Covid e trova sicurezza nello stare in campagna e chi vuole fare attività sportiva. Tra le tendenze dell’estate 2022 c’è la crescita dei viaggi di media e breve distanza e del turismo di prossimità, il ricorso a prenotazioni last minute e la preferenza per alloggi autonomi, luoghi e attività all’aria aperta.

L’estate 2022 è un appuntamento importante per il settore dopo due anni di pandemia che sono costati un calo del 34% delle presenze, secondo l’analisi Terranostra Campagna Amica, ma che non hanno inciso sulla struttura del settore che ha mostrato la propria solidità e capacità di adattamento, innovazione e di risposta ai nuovi stimoli del mercato. Lo dimostra il fatto che l’offerta agrituristica è addirittura cresciuta per numero di aziende (+2%), superando quota 25mila (25.060 aziende autorizzate nel 2021). L’alloggio (con 20.492 aziende, 82% del totale) e la ristorazione (12.455, il 62% del totale) si confermano i due pilastri dell’agriturismo. Ma la degustazione proposta da 6.412 aziende (il 32% del totale delle aziende) è addirittura cresciuta del 7,6%.

Per chi ama la vacanza all’aria aperta come i camperisti, gli agriturismi italiani mettono inoltre a disposizione– conclude la Coldiretti– circa 12mila piazzole attrezzate di sosta ma anche spazi per picnic, tende e roulotte per rispettare le esigenze di indipendenza di chi ama prepararsi da mangiare in piena autonomia ricorrendo eventualmente solo all’acquisto dei prodotti aziendali.

ag. DIRE – www.dire.it




Il Parco Virgiliano di Napoli, il Parco delle Rimembranze dei ricordi più belli (VIDEO)

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unnamedNapoli, all’apparenza  una città oltremodo caotica, piena di strade intasate dal traffico e un andirivieni di persone che sembrano andare tutte di fretta.

In questo contesto di vita frenetica, tuttavia, ci sono dei luoghi nel centro della città che forgiano spiritualmente l’anima e rendono possibile rilassarsi tra il verde.

Quando a volte mi chiedono quali sono i luoghi dove poter ammirare uno dei panorami più belli a Napoli, la mia risposta è che uno dei posti più indicati per guardare ammirati un tramonto è, senz’altro, il Parco Virgiliano, uno dei parchi in assoluto più belli della regione, un’oasi verde sulla collina di Posillipo, da non confondere con il Parco Virgiliano di Piedigrotta.

Il Parco venne realizzato durante il ventennio fascista e inizialmente aveva il nome di Parco della Vittoria o della Bellezza, lasciando intendere l’intento di creare una gemma incantevole immersa nella natura. Successivamente il Parco divenne noto come Parco delle Rimembranze, per commemorare i caduti della Grande Guerra, fino alla odierna denominazione di Parco Virgiliano, scelto in onore al grande poeta romano Virgilio.

catturaÈ un vero tesoro verde situato internamente  alla città che, dall’alto della collina di Posillipo, regala un panorama fiabesco sul Golfo di Napoli. Dal Parco è possibile ammirare la penisola sorrentina, dal Vesuvio a Sorrento, le isole di Capri, Procida, Ischia e Nisida, la costiera di Posillipo e quella flegrea, da Pozzuoli a Capo Miseno. L’area, di circa 92.000 metri quadrati, è strutturata a terrazzamenti, con centinaia di alberi secolari e zone di sosta con delle panchine. Nel parco si possono ammirare anche i busti di Simón Bolivar e di Gandhi.

C’è anche un’area giochi dedicata ai bambini e una pista d’atletica leggera con una tribuna da 1.000 posti e perfino all’interno un anfiteatro per concerti e spettacoli  dal vivo, con, nei pressi, dei chioschi dove poter prendere un caffè o dissetarsi all’occorrenza.

Nel parco ci sono alberi di ulivo, lecci e roveri ma anche piante di mirto e rosmarino, che inondano magicamente l’atmosfera  di profumi, soprattutto d’estate. Passeggiare nel parco è un’esperienza indimenticabile per il magnifico panorama sul golfo e per il tramonto dal belvedere, che, quando il sole bacia il mare, è, senza dubbio, una delle cose più affascinanti e romantiche esistenti.

Un tempo questo luogo era conosciuto anche come parco dell’amore, per le numerose coppiette che sceglievano il parco per i loro momenti d’intimità in auto, come testimoniato anche dal film di Luciano De Crescenzo ‘’Così parlò Bellavista’’. Oggi l’accesso è vietato ai mezzi motorizzati e tutti possono godere del parco con le sue terrazze e un panorama mozzafiato, in assoluto fra i più belli al mondo.

 




Atri: una città sospesa tra mare, monti e storia

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02 03 22 02 59 40 t97922e15a9900266155b69d7ef1a82aUn volo fino  a  Pescara, poi pochi chilometri sul litorale adriatico prima d’iniziare il dolce declivio che porta a uno dei borghi più iconici dell’Abruzzo. Arrivare ad Atri è in effetti relativamente facile dal punto di vista automobilistico ma di grande effetto dal punto di vista emotivo: un vero tuffo in un’area di grande valenza ambientale e naturalistica e una cittadina immersa con le proprie fondamenta nella storia della nostra Penisola.  Con i suoi oltre 10mila abitanti, Atri rappresenta una dei borghi tipici della provincia di Teramo pur essendo collocata a pochi chilometri dalla città di Pescara, punto di riferimento per tutta la regione Abruzzo.

Adagiata su una collina a oltre 440 metri di altitudine, Atri è situata nel comprensorio delle Terre del Cerrano, perfettamente inserita tra il Mare Adriatico e il massiccio del Gran Sasso.  Secondo alcune fonti storiche la città fu fondata dagli Illiri durante il le migrazioni tra il X e IX secolo  a.C. , con il nome della città derivante probabilmente  dalla divinità illirica – sicula  Hatranus o Hadranus. Dopo il 290 a.C. Atri divenne un centro della colonizzazione romana e alla caduta dell’impero romano finì sotto il dominio longobardo e franco, inglobata nel ducato di Spoleto. La città visse i turbolenti anni dell’Alto medioevo venendo coinvolta nella lotta tra Federico Barbarossa e i re normanni e passò poi sotto il controllo svevo e papale.

atriNel   1251-1252 ottenne il  diritto di darsi un proprio statuto comunale e il grado di città vescovile. Verso la fine del XIV secolo la città divenne proprietà del conte di San Flaviano Antonio Acquaviva e capitale del famoso Ducato di Atri. La famiglia degli Acquaviva dominò su queste terre fino alla metà del Settecento quando la città rientrò sotto il controllo del Regno di Napoli. La straordinaria ricchezza storica di Atri salta subito agli occhi in chiunque si avvicini alla città proveniente dalla zona litoranea di Silvi Marina. L’insediamento medievale è ancora chiaramente visibile ma il fulcro del tessuto urbano è   rappresentato dalla basilica di Santa Maria Assunta, concattedrale della diocesi di Teramo-Atri nella quale  ogni anno, nell’ambito della settimana dedicata all’Assunta (a metà Agosto) si ripete la sacra cerimonia dell’apertura della Porta Santa della Basilica della Cattedrale. La Perdonanza della Porta Santa sarebbe stata concessa da Papa Celestino V, il Papa eremita,   compagno di Beato Francesco Ronci di Atri.  La cattedrale fu realizzata da Raimondo di Poggio e Rainaldo d’Atri, che la iniziarono verso il 1264, in sostituzione dell’Ecclesia de Atri, una chiesa romanica a cinque navate, eretta nel IX sec. La cattedrale fu terminata nel 1305, mentre l’ottagono superiore del campanile venne apposto da Antonio da Lodi forse nel 1502 : il portale e lo stupendo  rosone furono invece realizzati  da  Rainaldo Atriano agli inizi del XIV secolo. Il capolavoro architettonico comprende anche il  Coro dei Canonici,  con alle pareti il ciclo pittorico di Andrea de Litio (1465-1471), la più vasta opera pittorica del primo rinascimento in Abruzzo. Andrea de Litio, nato a Lecce dei Marsi   intorno al 1420 , si  formò  a Firenze e le sue opere su tavola sono oggi sparse in alcuni musei degli Stati Uniti (Baltimora, Pensilvania).  Sul retro della Cattedrale trova infine ospitalità il Museo Capitolare di Atri con una galleria di opere di grande interesse storico e artistico.

visualizzaimmagineNel dedalo di vicoli, viuzze e piazzette disseminate di antichi palazzi nobiliari è possibile scoprire anche le suggestive chiese  di Santa Reparata,  San Francesco e   Santa Chiara, molto vicine tra loro mentre il Palazzo dei Duchi d’Acquaviva si trova nella piazza omonima e ospita attualmente il comune. Costruito nel XIV secolo sul sito di una cisterna romana, ospita al suo interno  le antiche scuderie ducali, utilizzate per ospitare mostre ed eventi.

Il Museo Civico Etnografico ospita  oltre duemila pezzi, tra reperti, oggetti della vita quotidiana e contadina della zona mentre a ridosso del centro storico si trova la Villa Comunale dei Cappuccini, in prossimità delle grotte sotterranee risalenti al periodo sannitico che gli appassionati potranno visitare con dei tour guidati alla  scoperta dei cunicoli e delle cisterne dell’età romana.

A poca distanza dal centro è situata invece  la Riserva Naturale dei Calanchi dove gli amanti delle escursioni possono percorrere splendidi itinerari e sentieri da soli o partecipando a passeggiate guidate. Non prima di aver però assaggiato alcune specialità di questo splendido borgo affacciato sull’Adriatico. Nella degustazione dei piatti tipici non possono mancare il pecorino e la ventricina senza dimenticare i fusilli al sugo di lepre e lo stoccafisso all’abruzzese. Una prelibatezza locale è il Pan Ducale, una sorta di torta di mandorle che prende questo nome perché molto apprezzata dagli antichi Duchi di Acquaviva. Il prodotto per il quale è però storicamente nota la città di Atri è la liquirizia. Produrla è un vero e proprio mestiere che risale al Medioevo e forse anche all’epoca romana. La  si può acquistare infatti in uno dei tanti negozi che vendono questo prodotto in tutte le forme e preparazioni.

ritratto claudio acquavivaGLI ACQUAVIVA: SANTI ED ESPLORATORI

Ogni città ha i suoi eroi e anche Atri vanta numerose personalità ma il  nome più importante della storia cittadina è quello degli Acquaviva che possono vantare due figure straordinarie.

Claudio Acquaviva, nacque ad Atri nel 154, figlio del duca d’Atri, Giovanni Antonio ed entrò nell’ordine dei gesuiti dal 1567. Fu per 34 anni generale   dell’ordine (dal 1581 alla morte), e diede impulso alle missioni in Inghilterra e in Asia; promosse l’attività scientifica e scolastica, promulgando la celebre Ratio studiorum, esercitando efficace influsso sulla ricca produzione dottrinaria e spirituale dei grandi gesuiti post-tridentini, sulla preparazione (1598) della storia generale della Compagnia; ravvivò la vita spirituale stessa dell’ordine, promovendo l’uso degli esercizî spirituali, redigendo il Directorium o guida per i direttori di essi, e le Industriae pro superioribus ad curandos animae morbos (1600). Seppe abilmente   salvaguardare la Compagnia dagli attacchi esterni e interni.

Rodolfo Acquaviva , figlio del duca Giovan Girolamo I e Margherita Pio di Carpi, fratello tra gli altri del cardinale Giulio, amico di Cervantes e del cardinale Ottavio arcivescovo di Napoli, seguì le orme dello zio padre Claudio ed entrò nella stessa Compagnia nel 1568, scegliendo la vocazione missionaria in India dove s’incontrò con l’imperatore Moghul Akbar,  trovando poi il martirio il 15 luglio 1583. Il 6 gennaio 1893 Papa Leone XIII lo proclamò Beato insieme ai sui confratelli.




Prende forma la struttura del Turismo delle Radici

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10borghiA che punto siamo con il progetto “Turismo delle Radici”? Questo si è chiesto questa mattina il Consigliere Giovanni Maria De Vita, responsabile per il Turismo delle Radici, per le iniziative culturali pluriennali e per la comunicazione della Direzione Generale degli Italiani all’Estero (DGIT) del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, durante la riunione straordinaria del Tavolo Tecnico sul Turismo delle radici. E il progetto è sul punto di essere sempre più strutturato, anche e soprattutto grazie alla prossima apertura del Bando per la selezione di 16 nuovi coordinatori regionali che auspicabilmente dialogheranno con le Regioni e al contempo affiancheranno la DGIT nel creare dei veri e propri professionisti della ricezione di questo tipo specifico di turismo (che ha alla base l’idea di riallacciare i rapporti dell’Italia con gli oriundi) e che creerà dei raggruppamenti informali che si occuperanno di loro.
I 16 coordinatori saranno infatti “figure importanti nella realizzazione del progetto, poiché assicureranno il coordinamento delle iniziative tra il centro (la DGIT, affiancata da due esperte già selezionate, la coordinatrice nazionale del progetto, Marina Gabrieli, e la responsabile della comunicazione, Stella Romagnoli) e la base, ossia i raggruppamenti informali, che verranno istituiti sui territori”, ha assicurato De Vita in apertura; che ha poi spiegato: “per questioni di budget non abbiamo potuto estendere questi raggruppamenti a tutte le regioni”. Ma questi 16 coordinatori e i relativi raggruppamenti “saranno costituiti da persone fisiche” e creeranno “nuove figure professionali, in risposta alle esigenze del mercato del lavoro che cambia”. Per questo la formazione ha “un’importanza fondamentale” nel progetto, secondo De Vita: “avvieremo attività di formazione per spiegare quali siano gli obiettivi e le caratteristiche dei turisti delle radici e quali devono essere le linee di azioni sui territori. Parleremo anche di come gestire i clienti, che è un aspetto fondamentale e talvolta trascurato nella ricezione turistica”. Per ultima cosa, De Vita ha voluto informare i partecipanti al tavolo tecnico del fatto che nel mese di settembre “avvieremo contatti più diretti sia con l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani – ANCI che con le singole Regioni, per valutare ulteriori sinergie per il raggiungimento dei fini del progetto”.
Questi raggruppamenti informali si occuperanno di diverse questioni affiancando la DGIT: dell’offerta formale relativa al turismo delle radici, della creazione di working holiday, di percorsi studiati per turisti che li possano avvicinare alla vita e alle tradizioni dei luoghi di origine dei loro antenati, della creazione di un “passaporto delle radici”, che è uno “strumento che incentiverà i viaggi in Italia attraverso delle agevolazioni e delle scontistiche particolari” per un certo tipo di target turistico.
Occasione importante, poi, sarà l’inserimento del Turismo delle Radici sul sito Italia.it, gestito dal Ministero del Turismo. Occasione importante perché “ha un potenziale enorme, soprattutto per i piccoli territori che possono avere visibilità in tutto il mondo”. Anche in virtù del fatto che l’obiettivo ultimo del progetto e dunque della DGIT, è quello di “riuscire ad organizzare il viaggio di chi decide di intraprendere questo viaggio delle radici, facendogli acquisire tutte le informazioni che possono essere necessarie a svolgerlo”. Per farlo, “sarà importante disporsi di una rete universitaria che verrà affiancata da un’iniziativa di finanziamento di borse di studio per approfondire il tema dei viaggi delle radici, monitorare i flussi ed essere pronti sui territori a fornire quei servizi che all’occorrenza dovessero essere segnalati”.
In questo perimetro si deve puoi muovere la comunicazione digitale, “che ha importanza fondamentale”, così come l’organizzazione di eventi di promozione. Ma questa “sarà una fase non appena saranno pronti sui territori le offerte da divulgare all’estero. “Non possiamo divulgare servizi che non esistono, non vogliamo alimentare delusioni che potrebbero avere effetti più gravi ancora rispetto ad altri turisti”.
In ultimo, il consigliere De Vita ha voluto ricordare “il 2024 noi abbiamo in programma questo grande evento di richiamo: l’Anno delle Radici, in cui organizzeremo insieme ai territori una mappatura delle attività che dovranno essere aperte alle nostre comunità all’estero”.
Si è poi svolto un lungo dibattito tecnico, con tante presenze e interventi, tra cui i rappresentanti delle Camere di Commercio italiane e italiane all’estero, e non solo. (l.m.\aise) 




Turismo delle Radici: mercoledì 27 luglio riunione straordinaria del tavolo tecnico

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turismoradiciSi terrà mercoledì prossimo, 27 luglio, la riunione straordinaria del Tavolo Tecnico sul Turismo delle Radici. L’incontro si terrà in maniera virtuale sulla piattaforma Cisco Webex e avrà inizio alle ore 10.00.
Il tavolo della discussione sarà coordinato da Giovanni Maria De Vita, responsabile per il Turismo delle Radici, le iniziative culturali pluriennali e la comunicazione della Direzione Generale degli Italiani all’Estero del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. (aise) 




Ritorno alle origini: arrivati in Friuli i discendenti degli emigrati

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15efasceefasceSono stati accolti ieri, 14 luglio, nella Loggia del Municipio di Pordenone, i partecipanti ai progetti di ritorno alle origini dell’EFASCE (l’Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti). Il presidente dell’Ente Gino Gregoris ha presentato i partecipanti, che hanno tutti origini italiane e del Friuli Occidentale in particolare, al sindaco di Pordenone Alessandro Ciriani. Ora, i discendenti degli emigranti di un tempo sono attesi da una settimana di scoperta del territorio del Friuli Venezia Giulia, di cui hanno già potuto conoscere diversi aspetti in corsi online negli scorsi mesi oltre a iniziare a imparare la lingua italiana, con diversi di loro che ora stanno mettendo in pratica quanto appreso. Poi, il prossimo fine settimana, parteciperanno al 45mo Incontro dei Corregionali all’Estero dell’EFASCE a Casarsa della Delizia.
I progetti – sostenuti dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia insieme a Fondazione Friuli, Bcc Pordenonese Monsile e Camera di Commercio di Pordenone-Udine – sono due: “Alla scoperta delle proprie radici 2022” – rivolto a giovani tra i 18 e i 35 anni che vogliono conoscere la terra dei propri avi (in collaborazione anche con Ente Friuli nel Mondo, Associazione Giuliani nel Mondo e Unione Emigranti Sloveni) – e “Destinazione Fvg” – destinato alle famiglie. Sono 14 giovani da Argentina, Brasile, Canada, Uruguay e Venezuela per il progetto “Alla scoperta delle proprie radici 2022”. Sono invece 6 le famiglie provenienti da Brasile, Canada, Uruguay e Usa per il progetto “Destinazione Fvg”.
“Questi progetti – ha dichiarato Gino Gregoris presidente Efasce -, che riprendono dopo l’interruzione dettata dall’emergenza Covid-19, permettono la scoperta del territorio dei loro avi insieme alla nostra cultura e tradizioni e all’insegnamento della lingua italiana, che è già iniziato con corsi online. Ora scopriranno il territorio pordenonese e non solo. Diversi di questi giovani e famiglie per la prima volta arrivano in Italia. La pandemia non ci ha permesso di incontrarci di persona per due anni, ma ora è grande la gioia di poterli riavere di persona dopo i contatti che comunque sono stati tenuti online”.
“Un’emozione grandissima porterli accogliere – ha commentato il sindaco Alessandro Ciriani -: loro sono la nostra storia, visto che in ogni famiglia del nostro territorio c’è qualcuno che ha preso la valigia per portare in qualche angolo del mondo la propria italianità. Una storia anche di sofferenze e sacrifici, con alla fine però la capacità di dimostrare il proprio valore, intraprendenza e genio”.
Davvero emozionante il racconto di Gianluca Leonarduzzi, da Maracaibo – Venezuela, con i nonni di San Vito al Tagliamento e Fiume Veneto, che studia ingegneria e attende di visitare, oltre ai luoghi delle sue origini, la diga del Vajont di cui i nonni gli hanno raccontato la tragedia. E poi ancora Roberto Gregoris, con genitori originari di Valvasone Arzene che insieme alla moglie Fiorina, anch’ella di origini italiane, sono arrivati da Toronto – Canada con i due giovani figli. I corregionali del Venezuela hanno donato al Comune un pacco del caffè della loro terra. (aise)