Il Parco del Gran Paradiso festeggia 100 anni

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parco nazionale gran paradiso e1650711858680Cento anni per la tutela della natura, per difendere e valorizzare il territorio, la flora e la fauna del nostro Paese, primo in Europa per biodiversità. In occasione della Giornata internazionale della Terra, si sono aperte le celebrazioni per il centenario della fondazione del Parco Nazionale Gran Paradiso, accomunato nella ricorrenza a quello di Abruzzo, Lazio e Molise. Tre giorni di convegni, incontri e approfondimenti dedicati allo sviluppo sostenibile e alla conservazione della biodiversità, che si terranno fino a domenica all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Il simbolico avvio è stato dato alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha assistito all’incontro inaugurale.

Tre giornate per festeggiare cent’anni di storia e per interrogarsi sulle prospettive future di una inestimabile riserva di biodiversità, soprattutto alla luce delle sfide epocali della transizione ecologica e della lotta alla crisi climatica. Ad aprire i saluti istituzionali, tra gli altri, di Ilaria Fontana, sottosegretaria al ministero della Transizione ecologica, e Italo Cerise, presidente del Parco Gran Paradiso.

“La Giornata mondiale della Terra è l’occasione ideale per festeggiare questi Parchi grandiosi, cent’anni di storie che si intrecciano e si muovono su un solco comune: la conservazione della natura e la protezione della fauna – ha dichiarato la sottosegretaria alla Transizione ecologica Ilaria Fontana – I Parchi sono degli inestimabili laboratori di sostenibilità e circolarità, e per questo avranno un ruolo da protagonisti all’interno della sfida della transizione ecologica e nella lotta alla crisi climatica in atto”.

“La presenza del presidente della Repubblica alle celebrazioni del centenario dei nostri due Parchi oltre a confermare la sua attenzione e sensibilità ai temi dell’ambiente naturale del nostro Paese e alla sua tutela – ha dichiarato Italo Cerise, presidente del Parco Nazionale Gran Paradiso – è un prestigioso riconoscimento per l’azione svolta dai nostri due Parchi e da tutto il sistema delle Aree protette a favore della biodiversità e dello sviluppo sostenibile delle comunità che vivono al loro interno”.

Il lavoro congiunto dei due Parchi permetterà di rafforzare i legami, condividere intenti, buone pratiche, strategie e attività di pianificazione comuni, di grande rilievo a livello nazionale e internazionale. Le azioni programmate comprendono, oltre ad eventi istituzionali e celebrativi, anche convegni scientifici, scambi e progetti per il coinvolgimento delle altre aree protette, delle guide e dei visitatori; attività d’intrattenimento; campagne di comunicazione; analisi standardizzata con utilizzo dei big-data dei flussi di visitatori nei due Parchi per il monitoraggio della situazione ex-ante ed ex-post del centenario.

Intervistato dall’agenzia Dire a margine dell’evento, il presidente della Valle D’Aosta, Erik Lavevaz, ha dichiarato che il centenario è “un evento importante per rilanciare la valorizzazione dei nostri territori e dei nostri parchi. I parchi sono un elemento di sperimentazione scientifica e ambientale per tutto ciò che riguarda la sostenibilità ambientale ed ecologica – ha aggiunto – che è la sfida che tutti noi dobbiamo affrontare per il nostro futuro, per restituire alle prossime generazioni una Terra migliore di quella che abbiamo ricevuto in eredità”.

LE ATTIVITÀ PER CELEBRARE IL CENTENARIO

C’è stata poi l’inaugurazione del Villaggio dei Parchi, con circa 30 stand informativi gestiti dal personale dei Parchi nazionali, di Federparchi e delle riserve Naturali Statali che sarà aperto al pubblico in questo weekend. In programma poi il convegno ‘100 anni di conservazione di ambienti e specie protette: buone pratiche e criticità’, che ha l’obiettivo di fare il punto sulla conservazione in Italia e nel mondo, e di aprire un dibattito sulle sfide future. Previsto anche un concerto a cura dell’Orchestra nazionale dei Conservatori italiani, organizzato d’intesa con il ministero dell’Università e della Ricerca.

Le celebrazioni si chiuderanno con la premiazione del concorso internazionale ‘Fotografare il Parco – Edizione 2021’, e con la presentazione del libro ‘Parco Nazionale Gran Paradiso – 100 anni e cento ancora’ e del progetto ‘La Natura accessibile’, a cui seguirà un incontro per parlare delle due specie simbolo dei due Parchi centenari: l’orso e lo stambecco. Tutto il programma dettagliato degli eventi è disponibile sul sito 100anniparchi.it.

IL PRESIDENTE DEL PARCO, CERISE: “SIAMO UN LABORATORIO A CIELO APERTO”

“Il Parco, come tutte le aree protette, rappresenta anche un laboratorio a cielo aperto per poter studiare fenomeni come i cambiamenti climatici. Noi in particolare, per quanto riguarda il Parco del Gran Paradiso, li studiamo da 40 anni, dagli Anni 80, da quando abbiamo visto che l’innevamento non era più quello dei decenni precedenti. È venuta a mancare la neve, fattore limitante per le specie più rappresentative: gli stambecchi e i camosci“. Così il presidente del Parco del Gran Paradiso, Italo Cerise, a margine dell’apertura delle celebrazioni per il centenario del Parco del Gran Paradiso all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

“Da allora si sono succedute una serie di trasformazioni che stiamo studiando, a partire dalla retrazione dei ghiacciai – ha aggiunto Cerise – Nel Parco del Gran Paradiso sono presenti più di 50 ghiacciai, alcuni di questi sono già completamente estinti. Noi continuiamo a studiarli con il corpo di sorveglianza, così come continuiamo a fare delle ricerche scientifiche per analizzare e capire con gli istituti di ricerca e le università che cosa succede per quanto riguarda la perdita di biodiversità. La funzione essenziale che i parchi devono svolgere è proprio la conservazione“, ha concluso il presidente del Parco Gran Paradiso.

LAVEVAZ: “È GIOIELLO DELLA VALLE D’AOSTA”

“Il Parco del Gran Paradiso per noi è un gioiello che cerchiamo di valorizzare. Cento anni di storia è un traguardo importantissimo, festeggiato per altro in un giorno molto particolare, la Giornata mondiale della Terra, in un anno altrettanto particolare in cui i nostri territori e il Parco del Gran Paradiso stanno soffrendo molto a causa della siccità“. Lo ha detto il presidente della Valle D’Aosta, Erik Lavevaz, intervistato dall’agenzia Dire a margine dell’apertura delle celebrazioni per il centenario del Parco del Gran Paradiso all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Lavevaz ha dichiarato che il centenario è “un evento importante per rilanciare la valorizzazione dei nostri territori e dei nostri parchi. I parchi sono un elemento di sperimentazione scientifica e ambientale per tutto ciò che riguarda la sostenibilità ambientale e ecologica – ha aggiunto – che è la sfida che tutti noi dobbiamo affrontare per il nostro futuro, per restituire alle prossime generazioni una Terra migliore di quella che abbiamo ricevuto in eredità“.

ag. DIRE – www.dire.it




Riscoprire le radici marchigiane: Regione Marche presenta il progetto “Turismo di ritorno”

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7turismoradicimarcheTornare nel borgo natio dei nonni partiti in cerca di fortuna, per conoscere o riscoprire le proprie origini, ritrovare i paesaggi e i profumi dell’infanzia e vivere nelle piazze quelle tradizioni mai dimenticate o conosciute solo attraverso i racconti dei più grandi o qualche foto sbiadita ritrovata in un cassetto. È questa la suggestiva idea di base dell’iniziativa “2023 Anno del Turismo di Ritorno. Alla Scoperta delle Origini” rivolta agli italiani residenti all’estero e agli oltre 70 milioni di connazionali di 2°, 3° e 4° generazione che vivono all’estero. Il progetto ed il Comitato regionale marchigiano, sono stati presentati oggi, 7 aprile, nella sede della Regione Marche dal presidente della Rete Destinazione Sud, Michelangelo Lurgi. Con lui, presenti all’evento sia il presidente regionale, Francesco Acquaroli, che il presidente della Camera di Commercio Marche, Gino Sabatini.
Si stima che i marchigiani all’estero e i loro discendenti possano essere circa un milione e mezzo di persone. Le comunità più numerosa è quella in Argentina, ma tanti marchigiani sono anche in Brasile, in Uruguay, in Canada, negli Stati Uniti e in Europa: Belgio, Lussemburgo, Svizzera e Germania.
“Le Marche sono stata una regione di emigranti, e questa iniziativa si rivolge a loro, ai figli, ai nipoti, ai discendenti di coloro che dalle Marche hanno raggiunto altre mete e altri continenti, con l’obiettivo di far loro conoscere e scoprire le proprie origini, le proprie radici. Un fenomeno che può diventare un’opportunità per la nostra regione. Parliamo di un bacino di possibili turisti – ha sottolineato Acquaroli – che apre a scenari interessanti per l’intero comparto turistico ed economico marchigiano di rilancio post-Covid. Con la ripresa degli spostamenti aerei soprattutto dai paesi oltreoceano, potrà essere incentivato un vero e proprio flusso costante con le Marche. Poiché il target è molto ampio, si tratta di costruire un’offerta turistica strutturata con adeguate strategie. Fare in modo che il turista delle radici sappia che è un turista “speciale” facendo leva sul senso di ‘appartenenza’ e che le sue domande di scoperta delle origini possano trovare delle risposte chiare attraverso un’offerta ad hoc. Il turismo delle radici non è tanto quello delle grandi mete classiche, ma proprio di quei luoghi, spesso piccoli paesi e dei borghi dai quali molti marchigiani sono partiti nei secoli scorsi e questa iniziativa è in perfetta coerenza con la legge per la valorizzazione dei borghi approvata dalla Regione”.
“La riscoperta della propria Italianità – ha spiegato Lurgi – e l’orgoglio delle proprie origini vuole essere il pretesto per invitare i nostri connazionali all’estero non solo a tornare in Italia per turismo, ma anche per invitarli a investire per rivitalizzare intere aree del Paese, creando lavoro e occupazione, valorizzando competenze e creando nuovi sbocchi per il mercato alla luce anche di quanto sta accadendo con le sanzioni alla Russia. L’obiettivo è dare vita a un Expo internazionale dell’italianità. Abbiamo già circa 500 gli eventi in programma in tutti i territori della Penisola, dove ogni Regione e ogni Comune, in sinergia con le imprese, potrà esporre le proprie eccellenze culturali, produttive, enogastronomiche e turistiche. Le Marche, visto il nutrito numero di marchigiani all’estero tra i quali si distinguono anche molti imprenditori di successo e figure che rivestono ruoli di prestigio o istituzionali nei loro Paesi di residenza, potrebbero essere anche la regione capofila che ospiterà il workshop mondiale collegato al progetto”.
“È importante aver agganciato questa progettualità nazionale – ha proseguito Sabatini -. Camera Marche la appoggia a pieno, tanto da averla presentata anche alla presidenza di Unioncamere. Le numerose comunità di marchigiani all’estero sono un bacino turistico prezioso ed esclusivo: molti nostri corregionali potrebbero scegliere di visitare la terra delle loro origini. E decidere di tornarvi, specie se si potesse contare su una adeguata politica di defiscalizzazione per residenti di ritorno in terza età. Il Presidente Acquaroli, che ha tenuto per sé la strategica delega del Turismo, saprà mettere a frutto questo progetto, noi, anche col nostro delegato Massimiliano Polacco, faremo la nostra parte proponendo la progettualità anche all’interno di strategie di internazionalizzazione”.
Un’azione riguardante il “turismo di ritorno” è prevista anche all’interno del Programma per i marchigiani all’estero varato dalla giunta regionale ed è stata inserita tra i progetti strategici: prevede il coinvolgimento degli operatori turistici marchigiani che potranno elaborare dei pacchetti turistici ad hoc che saranno poi promossi all’interno del sito www.turismo.marche.it o altra piattaforma che sarà creata, e trasmessi alle realtà associative estere. Nell’elenco dei Comuni che hanno già aderito ufficialmente al progetto, quelli marchigiani sono 17 ma altrettanti hanno manifestato l’interesse a partecipare e la lista è in continuo aggiornamento: Acquasanta Terme, Acquaviva Picena, Amandola, Borgo Pace, Cantiano, Carassai, Comunanza, Gradara, Mergo, Pergola, San Ginesio, San Lorenzo in Campo. Partners sono: Uncem, Unpli, Bim Tronto, Unione Montana Monti Azzurri, ITS turismo e nuove tecnologie, Consulta Marchigiani all’Estero, Borghi più belli d’Italia, Consorzio Discover Italy. (aise) 




‘Italia in bici’, il cicloturismo e le sue potenzialità

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repower italia bici us2Cicloturismo come alternativa di mobilità sostenibile. Questo il tema al centro della prima edizione del report ‘Italia in Bici: scenari, protagonisti e indotto’, realizzato da Repower e Università Iulm. “Presentare uno studio del genere ci permette di mettere in evidenza e avere conferma di alcune intuizioni che abbiamo maturato durante la pandemia. La prima e più importante è che il fenomeno del cicloturismo non è affatto passeggero e rappresenta una grande opportunità, in primis per mettere a sistema le risorse locali in chiave turistica – spiega Fabio Bocchiola, country manager Repower Italia – Con questa analisi Repower non rilancia solo il proprio impegno per elettrificare le ciclovie d’Italia, ma si mette a disposizione degli stakeholder di settore per supportarli nel potenziare i propri strumenti di marketing territoriale”.

In questa prospettiva si colloca il report elaborato dal Cecoms – Centro per la Comunicazione strategica dell’Università Iulm. Secondo il rettore dell’ateneo, Gianni Canova, “questo report può essere una chiave della ripartenza ecologica e dolce del Paese in vista dell’estate dopo i due anni di pandemia che abbiamo vissuto“.

Cicloturismo e impatto economico – Prima della pandemia di Covid-19, nel 2018, il movimento dei viaggiatori in bici in Europa produceva un impatto economico stimato in 44 miliardi di euro: un dato impressionante che certamente ha trovato ulteriore impulso nell’ultimo biennio, anche grazie all’ingresso di nuove fette di utenti in questa forma di turismo. Il fenomeno della e-Bike, con il suo +44% di vendite in Europa nel 2020 in confronto all’anno precedente, è senz’altro uno dei principali driver di questo processo. L’impatto del boom della bicicletta non è solo culturale e sociale ma anche economico e le sue opportunità, anche in vista delle risorse del Pnrr, dovranno essere al centro delle strategie di sviluppo delle località e della visione dei player economici, a cominciare dai singoli imprenditori del turismo. Centrale è la creazione e lo sviluppo delle cosiddette ciclovie, itinerari ciclabili a medio-lunga percorrenza, frutto tanto del disegno di nuove e di recupero di vecchie direttrici dismesse.

I benefici delle ciclovie – Secondo i dati del report ‘The Benefits of Cycling (2018)’ dell’Ecf (European Cyclists’ Federation), un maggiore utilizzo della bicicletta condurrebbe a un risparmio in spese sanitarie fino a 110 miliardi di euro e di 3 miliardi di litri di carburante annui oltre e alla riduzione di inquinamento ambientale e acustico. Le ciclovie decongestionano anche le strade trafficate. A questo si affianca il tema del marketing territoriale, che nel caso del cicloturismo va a coinvolgere non solo le destinazioni più blasonate, ma favorisce lo sviluppo anche di aree meno frequentate. Secondo le stime Fiab, ogni euro investito in ciclovie ne restituisce 3,5 al territorio, e a progetto ultimato ogni chilometro di percorso genera un indotto annuo sulla zona attraversata di 110.000 euro. Una rete strutturata e ben diffusa di ciclovie potrebbe portare, sempre secondo Fiab, 2 miliardi di euro annui nelle casse italiane.

Il decalogo delle ciclovie – L’analisi delle esperienze di successo, in Italia e in Europa, ha consentito a Repower e Iulm di delineare il framework di una ciclovia competitiva sullo scenario dell’offerta turistica: un decalogo di caratteristiche essenziali, una vera e propria checklist per guidare chi vuole credere e investire nel cicloturismo.

Il report conduce nell’analisi dei diversi profili di ciclisti. Questa analisi parte da un dato di fatto: la forte digitalizzazione del cicloturista e del ciclista, indubbiamente una grande opportunità in termini di offerta turistica e comunicazione profilata. Se, infatti, l’83% dei cicloturisti dichiara una curiosità diffusa per il territorio in cui soggiorna, che soddisfa tanto con esperienze in bicicletta che non, esiste una nutrita fascia di utenti che non viaggia in bicicletta, ma la sceglie volentieri per vivere specifiche esperienze sul territorio, aprendo la porta ad ulteriori sviluppi dell’offerta turistica. Basti pensare al fatto che il 54% dei turisti enogastronomici gradisce l’opportunità di prendere parte ad un itinerario in bicicletta o e-bike.

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Versilia e Argentario, la ritirata del turismo russo ora fa paura

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155843836 8fb96c62 f35e 416b 9eca 72b7245ce087AGI – Fino ad ora erano visti con grande favore, perché quando arrivavano in Toscana la loro presenza era abbinata ad affari immobiliari milionari e shopping da favola. Ora la popolarità dei russi, dopo l’invasione dell’Ucraina, è precipitata, ma soprattutto tra sanzioni, congelamenti di beni e rapporti diplomatici ai minimi termini l’estate in arrivo annuncia una ritirata del fronte turistico più ricco. E in tanti cominciano a temere per una nuova crisi che si aggiunge a quella post pandemia.

Cominciano infatti già a fioccare le prime disdette dei turisti russi di alta fascia per l’affitto delle ville per le vacanze nella prossima stagione. Alcuni clienti abituali hanno infatti fatto sapere che non potranno venire in Versilia proprio a causa della guerra in Ucraina. Ed erano proprio i russi a coprire gran parte delle richieste delle abitazioni più esclusive di Forte dei Marmi, con prezzi che arrivavano fino a 250mila euro a stagione.

“Dalla Russia si sono già fatti vivi per far sapere che non verranno. E lasceranno sfitte le abitazioni che prendevano in affitto estate dopo estate”, spiega un agente immobiliare che opera soprattutto con i turisti stranieri. “Confidiamo che parte di questa fetta di mercato possa essere rimpiazzata dai turisti italiani. Ma, a livello di affari, non potrà essere la stessa cosa”.

Stessa preoccupazione all’Argentario, dove sono finiti nel mirino i magnati del petrolio Arkady e Boris Rotenberg, proprietari della Tenuta Olmo, con quasi 6 ettari di parco. La magnifica proprietà acquistata dall’ex presidente del Bologna calcio, Gazzoni Frascara, si trova nell’interno del monte e alle spalle della spiaggia di Pozzarello, subito prima di Porto Santo Stefano. Il valore stimato è di 16 milioni di euro.

Lì vicino, a Porto Ercole, i sigilli sono stati apposti a Villa Feltrinelli, adiacente a Cala Grande, dimora di proprietà del magnate russo-ucraino con cittadinanza tedesca German Khan, fondatore del colosso Alpha Group. Se si aggiungono le due residenze alle tante ville prese in affitto dai russi a prezzo galattici, si capisce la pesante ricaduta per l’indotto di giardinieri, marinai, cuochi, guide turistiche, esperti di immersioni, interpreti, esperti in sicurezza personale.

Non c’è categoria che la prossima estate non ne risentirà, spiegano in un’agenzia di collocamento stagionale.

Ma sono in tanti, soprattutto lungo le coste tra Forte dei Marmi e l’Argentario a tenere ben presente che decine di ville ma anche alberghi, locali e quote azionarie di attività imprenditoriali sono di proprietà della ricca cerchia di oligarchi che ruota intorno a Putin. E solo una minima parte di loro è finita per il momento nelle black list.

A Forte dei Marmi, dove in estate trascorrono, o forse sarebbe meglio dire trascorrevano, le proprie vacanze molti dei personaggi più in vista di Mosca e San Pietroburgo, sono tante le dimore scelte come “buen ritiro” lontano dagli occhi indiscreti (almeno fino ad ora) dell’opinione pubblica internazionale.

Fra i nomi più in vista del mondo politico-finanziario russo, spiccano fra gli altri quelli di Artem Avetisyan, magnate che sembrava intenzionato a trasferirsi proprio a Forte dei Marmi, o di finanzieri del calibro di Aleksandr Khloponin e Mikhail Prokhorov. Sempre a Forte dei Marmi ha stabilito il suo quartier generale anche Oleg Tinkov, uomo d’affari che è stato inserito nella classifica dei venti uomini più ricchi della Russia, che qui ha acquistato un albergo a due passi dall’iconico Pontile di Forte dei Marmi trasformandolo in un resort extralusso (che ha poi ribattezzato “La Datcha”).

E, non contento, al suo personale monopoli ha aggiunto anche uno degli stabilimenti balneari più esclusivi della capitale vip del turismo versiliese. Ma Tinkov – come lui stesso ha tenuto a ricordare in questi giorni – non fa parte del “cerchio magico” di Putin, ma semmai è fra gli imprenditori considerati “meno vicini” al presidente russo.

A non molti chilometri di distanza dalla Versilia dorata, nell’ancor più protetta campagna della Lucchesia, Oleg Savchenko ha invece acquistato di recente Villa Lazzareschi a Camigliano di Capannori, investimento da svariati milioni di euro che da qualche giorno è però finito sotto la lente d’ingrandimento della Guardia di finanza italiana.

C’è poi chi la Toscana l’ha scelta non tanto per trascorrervi le vacanze e comprare casa, quanto per fare affari. È il caso di Roman Trotsenko, già proprietario di una serie di aeroporti in Russia, che è diventato azionista di riferimento della società che gestisce l’aeroporto di Grosseto. A suo tempo dichiarò che l’investimento maremmano era dettato dall’amore per la Toscana ma anche dalle potenzialità di uno scalo che si pone a poca distanza da Roma e Firenze. Ora, però, il suo progetto sembra essere ad alto rischio.




Il turismo delle radici – una nuova opportunità per la pianura veronese: presentazione a Bovolone

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12radiciSabato prossimo, 19 marzo, l’auditorium Comunale di Bovolone (Verona) ospiterà, dalle 16.30, la presentazione “Il turismo delle radici – una nuova opportunità per la pianura veronese”.
– che si terrà in presenza sabato 19 marzo alle ore 16.30 presso
Ad aprire i lavori i saluti istituzionali dell’amministrazione comunale, di Luciano Corsi, vicepresidente dei Veronesi nel mondo, e di Francesca Toffali, assessore al turismo del Comune di Verona.
Quindi, interverranno Riccardo Giumelli, sociologo e docente dell’Università di Verona, e Alessandro Lanteri, già docente dell’Università di Trento. Le conclusioni saranno affidate a Caludio Valente, presidente del Circolo Pianura Veronese dei Veronesi nel mondo.
Modera Federico Melotto, direttore della Fondazione Fiorono di Legnago.
L’evento sarà trasmesso in diretta sulla pagina facebook dei Veronesi nel mondo. (aise) 




Quanto vale il turismo russo che l’Italia rischia di perdere

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183518561 87f3adca 43e5 4a46 b585 c5316f14d9a2AGI – Il turismo a “cinque stelle”, per capacità di spesa e anche per numero di presenze in Italia? È quello russo. E non è un fenomeno né di ieri né dell’altroieri, ma data dalla metà degli annI Ottanta. Basti pensare che a meta 1991, rispetto ai cinque anni precedenti, il turismo da parte di quella che era all’epoca ancora l’Unione Sovietica, si era letteralmente quadruplicato: un milione di presenze contro un milione e trecentomila giapponesi, popolo di girovaghi per eccellenza, sfegatato amante del Belpaese.

Neppure le difficoltà della Perestroyka gorbacioviana, il difficile ciclo economico e lo sfavorevole cambio del rublo di quel periodo avevano impedito al turismo, allora sovietico, di raggiungere livelli di rilievo. Un incremento nemmeno troppo lento ma costante e progressivi, tant’è che l’Enit, l’Ente nazionale per il Turismo, nel marzo del 1995 decise di aprire un ufficio direttamente nella capitale, a Mosca, per favorire e accompagnare il flusso crescente di turisti russi verso il nostro Paese.

Il turismo russo è fatto soprattutto di ‘big spender’. Non solo oligarchi e magnati, ma persone con un certo reddito e tenore di vita. Tant’è che nel 2014 un’indagine sul turismo internazionale dell’Italia, realizzata dalla Banca d’Italia, stabilisce che i russi sono un segmento molto ricco con una capacità di spesa giornaliera che nel solo 2013 è stata di 170 euro, superiore del 65% a quella degli altri turisti stranieri che sono soliti soggiornare in Italia.

Ora tutto questo flusso di presenze e denaro rischia di essere messo in mora dal conflitto Mosca-Kiev, dalla chiusura dei cieli che dal 27 febbraio inibisce agli aerei sovietici di fare scalo anche in Italia. Significativo è questo semplice dato: a partire dal 2009 e fino al 2014 i pernottamenti di turisti russi in Italia sono passati da poco meno di 3 milioni e 600 mila a quasi 8 milioni mentre la spesa è salita da 623 milioni a 1 miliardo e 328 milioni di euro, grazie anche alla capacità di offrire pacchetti differenziati per tutte le tasche: dal turismo deluxe alla formula del “tutto compreso”.

Dell’Italia, i russi amano l’arte, l’ambiente, la moda, lo stile, il cibo, i vini, veri e propri “ambasciatori” che, nel tempo, hanno contribuito a forgiare quell’immagine di Paese che attrae più di tutti anche i turisti e i visitatori dell’est. Tant’è che per i vini, per esempio, Mosca ha ospitato nel maggio 2005 al Grand Hotel Marriot la seconda edizione del Vinitaly Russia (la prima è del 2004) con una partecipazione davvero record, che ha visto di oltre 100 aziende mentre sono state appena una trentina l’anno prima.

Contrariamente a quel che potrebbe accadere oggi, la prima crisi ucraina del 2014 non è riuscita invece a invertire la tendenza e a frenare il flusso dei turisti russi verso lo Stivale. Nonostante la contrapposizione tra Russia e Occidente, la svalutazione del rublo e il rallentamento economico, il turismo russo verso l’Italia all’epoca ha tenuto con una certa efficacia ed è persino cresciuto del 3% rispetto al 2013, secondo i dati emersi nel corso della presentazione del primo Forum sul Turismo italo-russo che si è svolta sempre in quell’anno dal 18 al 19 settembre a Palazzo Reale di Milano.

Tuttavia, il vero salto di qualità del turismo russo in Italia lo si è però avuto a partire dal 2003, quando Vladimir Putin alla fine di agosto è stato ospite di Silvio Berlusconi nella stessa villa in cui nel 2002 avevano già potuto trascorrere qualche giorno in riva al mare le sue due figlie adolescenti: Maria e Iekaterina, ribattezzate in famiglia Mascia e Katia.

E in quello stesso 2003, ad abbronzarsi sulle spiagge del Salento c’è stato pure l’ex leader sovietico Mikhail Gorbaciov. Poi nel marzo del 2015 è stato lo stesso Vladimir Putin ad annunciare da Mosca, nel corso delle dichiarazioni finali con l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi, al termine dell’incontro al Cremlino, che circa 900 mila cittadini russi hanno visitato l’Italia lasciando nel nostro Paese un miliardo di dollari mentre “i nostri investimenti in Italia sono del valore di 2-3 miliardi di euro” a fronte di “oltre 400 aziende italiane in Russia, ciò che rappresenta oltre un miliardo di scambi commerciali” ha tenuto a sottolineare il presidente russo.

Tant’è che nel 2016 l’Enit, in occasione dell’inaugurazione del suo stand al salone turistico Mitt di Mosca, citando stime della Banca d’Italia, fa sapere che i visitatori russi in Italia sono stati il 5,3% in più rispetto al 2015. E lo stesso Ente nazionale per il Turismo nel 2019 è lieto di poter annunciare che i russi amano l’Italia addirittura più della Spagna, che è stata sorpassata per numero di viaggi.

Per assecondare, accarezzare, accompagnare e contribuire a incrementare lo sviluppo dei turisti russi in Italia nel 2009 ci si è messo persino il Codacons, il coordinamento delle associazioni in difesa dei consumatori, che l’11 luglio di quell’anno ha lanciato un servizio ad hoc di “Sos” turistico a favore degli ospiti russi che si apprestano a visitare l’Italia dal titolo “Tourist Protection”.

Si è trattato di un innovativo servizio che ha avuto lo scopo in quel frangente la certezza del diritto per i turisti russi  che subiscano reati contro la persona o il patrimonio nelle principali città storiche e turistiche italiane o che abbiano a che fare con piccoli imprevisti che, considerato l’ostacolo della lingua in un Paese straniero, possono trasformarsi in gravi problemi: ovvero, la possibilità di ricevere, entro 72 ore, una consulenza legale, con l’ausilio di un interprete, nel caso in cui si verifichino reati contro la persona.

Un incentivo a varcare i confini per coloro i quali Bernabo’ Bocca, presidente di Federturismo, già nel 2011 considerava “una manna per l’Italia” in grado di dare “tante soddisfazioni all’Italia, e non solo nelle città d’arte ma anche alle località cosiddette minori”. A partire dal 2003, l’Italia si è spesa molto per facilitare gli ingressi dei russi nel Belpaese, a partire dalla semplificazione delle procedure burocratiche, a partire dal rilascio dei visti non affatto scontato anche per coloro che già all’epoca erano considerati dall’Enit potenzialmente “il più grande serbatoio di utenti europei mai visto”.

Ora la chiusura dello spazio aereo sui cieli europei e italiani provocherà un sicuro stop a questo flusso mettendo in ulteriore seria crisi il settore turistico, già fortemente acciaccato da due anni di pandemia da Covid-19 e sue varianti, mentre anche in Russia, a causa delle sanzioni europee comminate a Putin per l’aggressione all’Ucraina, la crisi economica comincia a farsi sentire ed essere più stringente.




Borghi e turismo delle radici: alla Camera “Le Giornate dell’Emigrazione”

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turismoradiciSi terrà il prossimo 11 marzo, con inizio alle ore 14.00, presso la Camera dei Deputati, a Roma, la presentazione della XV edizione de “Le Giornate dell’Emigrazione”, in cui si parlerà principalmente di borghi e turismo di ritorno.
La presentazione gode del patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e vedrà il Consigliere d’Ambasciata Giovanni Maria De Vita presiedere la tavola rotonda di apertura. Ma son previsti anche molti altri interventi.
La giornata prenderà il via alle ore 14.00 con i saluti iniziali di Salvo Iavarone, Presidente dell’ASMEF, di Luigi Maria Vignali, Direttore Generale della Direzione Generale per gli Italiani all’Estero della Farnesina, Fucsia Fitzgerald Nissoli, deputata di Forza Italia eletta all’Estero, Maurizio Gasparri, Senatore, Fabio Porta, Senatore del Pd eletto in Sud America, e Aniello Di Vuolo, Fondazione ITS Bact.
Poi, entrando nel vivo della Giornata, ci sarà la prima delle tre tavole rotonde, riguardo il “Turismo delle Radici come opportunità per uno slancio del settore turismo in Italia”, moderato da Giovanni Maria De Vita, a cui interverranno Fabrizio Ferragni, direttore Rai Italia, Vincenzo Sepe, Presidente Fareambiente, Sonia Ferrari, Docente dell’Università di Cosenza, Giovanni Bastianelli, Direttore esecutivo dell’Enit, Daniele Kilhgren, Imprenditore, e Catia Monacelli del Museo dell’Emigrazione Gualdo Tadino di Perugia.
La tavola rotonda che avrà luogo alle 15.30, invece, sarà moderata dalla Direttrice e vicedirettrice dell’ASMEF, Valeria Vaiano e Silvana Virgilio. Interverranno Fiorello Primi, Presidente Associazione “Borghi più belli d’Italia”, Loreta Di Fazio, Associazione Italia Gens, Angelo Sollazzo, Presidente CIM, Eleonora Principe, Assessora alla Cultura del Comune di Somma Campagna (Verona), Michele Barbet, Sindaco di Guidonia Montecelio (Roma), Virginia Mariotti, Sindaco di San Marco Argentina (Cosenza).
Alle 16.45, tra la seconda e la terza ed ultima tavola rotonda, avranno luogo la presentazione della Start Up dedicata ai borghi, poi la presentazione di Antionio Ragucci della sua “Esperienza di vita da emigrato – Italia Germania 3-1”, con Concita Borrelli, giornalista RAI, e ancora un collegamento con gli Stati Uniti.
Infine, l’ultima tavola rotonda, dal titolo “Energia, Eccellenza, E-Novation: quali prospettive per il Sistema Italia”, moderato da Massimo Lucidi, ideatore del Premio Eccellenza Italiana, e al quale interverranno Imprenditori e innovatori. (aise) 




Rossano, la perla bizantina della Calabria

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rossano via i torre tunnel exit 20050803C’è chi la scopre  arrivando dalla strada litoranea e guardando il maestoso promontorio sulla quale è costruita. C’è chi la scopre assaggiando il suo prodotto più conosciuto, la liquirizia. E c’è chi vi arriva spinto dalla curiosità di ammirare il Codex Purpureus Rossanensis, straordinario capolavoro del VI secolo di origine bizantina. Qualunque sia il motivo, chi arriva a Rossano sicuramente scoprirà un angolo d’Italia ancora poco pubblicizzata dai grandi operatori turistici ma intriso di quel fascino che solo i borghi italiani sanno vestire nel presentarsi a chi desidera conoscerli.

Dal 2017 Rossano ha deciso di fondersi con Corigliano dando vita a un nuovo comune che prende il nome di entrambi. La scelta amministrativa non intaccherà però la storia che trasuda dalle mura del borgo situato tra la Sila e la costa ionica e che prende inizio dai primi insediamenti dell popolazione degli Enotrii ( secc. XI – VIII a.C.)  epoca romana  (secc. II a.C – V d.C)   una città fortezza, Castrum e poi Frùrion,   la città acquistò il nome di Roscianum   e dal 540 al 1059, divenne una città strategica dell’Impero di Bisanzio, ambita da numerosi invasori (Visigoti, Longobardi, Saraceni) ma mai espugnata. Nel 951 – 952, fu la sede dello Stratego (il capo militare e civile dei due Themi di Calabria e Lombardia), e capitale dei possedimenti bizantini in Italia. Crocevia tra l’Oriente e l’Occidente, zona ascetica di intensa spiritualità  Rossano vanta  una nutrita schiera di personalità di primo piano nel Medio Evo: I Papi Zosimo (417 – 418), Giovanni VII (705 – 707), Zaccaria (741 -752), Giovanni XVI Filagato (997 – 998); San Nilo, (910 – 1004), fondatore di numerosi monasteri ( tra i quali la famosa Badia Greca di Grottaferrata presso Roma), San Bartolomeo (980 – 1055), discepolo di S. Nilo e autore del “Bios”, Shabbettai Domnolo (913 – 982), medico e scienziato ebreo ecc.codex purpureus

Gli anni bizantini rappresentarono il momento d’oro di una città che però  anche nel Secondo Millenio continuò a svilupparsi urbanisticamente arricchendosi con numerosi e grandi i palazzi gentilizi, chiese e monasteri, casini o masserie, torri costiere, (come il castello di S. Angelo), l’Ospedale di San Giovanni di Dio o dei Fatebenefratelli, associazioni culturali e religiose, assistenziali e sociali.

Dai  primi del 500 alla metà del 700, Rossano rinverdì il suo ruolo di Città di cultura dando vita alle istituzioni religiose  (tra le quali il Seminario Diocesano, 1593); all’Accademia dei Naviganti e a quella degli Spensierati; costruendo il teatro Nazionale Amantea poi Palella. Nel 1876 Rossano inaugurò il tronco ferroviario Jonico e, dopo qualche anno, avviò la prima illuminazione elettrica e le prime centrali termoelettriche della Calabria.

Una storia ricca, a portata di visitatori, quella che Rossano offre oggi nel suo ruolo di guida nel vasto territorio della Calabria Jonica Nord Orientale. Pur avendo perso la municipalità a favore di una fusione con Corigliano, la città mantiene intatta il suo orgoglioso patrimonio storico che comprende la cattedrale di Maria Santissima Achiropita, la chiesa di San Nilo,  l’oratorio di San Marco, la chiesa della Panaghia e la chiesa di Santa Chiara ma che vede nel Museo Diocesano del Codex e nel Museo della Liquirizia Giorgio Amarelli i due capisaldi della religiosità e della laboriosità.

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Il Museo diocesano di Rossano, custodisce infatti il Codex Purpureus Rossanensis, un antichissimo evangeliario greco del VI secolo di origine bizantina, inserito nel Patrimonio UNESCO il 9 ottobre 2015. Considerato da molti studiosi il Vangelo miniato più prezioso al mondo  deve l’aggettivo “Purpureus” al fatto che le sue pagine sono rossastre (in latino purpureus) e contiene una serie di miniature che ne fanno uno dei più antichi manoscritti miniati del Nuovo Testamento conservatisi. Il Codex  fu ritrovato nel 1879 all’interno della sacrestia della Cattedrale di Maria Santissima Achiropita di Rossano ed è un evangeliario in lingua greca risalente all’anno 550. È composto di 188 fogli di pergamena (31 x 26 cm) contenenti il Vangelo secondo Matteo e il Vangelo secondo Marco oltre ad una lettera di Eusebio di Cesarea a Carpiano sulla concordanza dei vangeli. Il manoscritto riporta testi vergati in oro ed argento ed è impreziosito da 14 miniature, accompagnate in calce di cartigli descrittivi, che illustrano i momenti più significativi della vita e della predicazione di Gesù, di cui alcune costituiscono tra le prime e più preziose rappresentazioni della figura di Ponzio Pilato, raffigurato come un giudice canuto, assiso sulla sella curulis nell’atto prima di ricevere il Cristo e poi di pronunciare la sentenza della condanna a morte al notarius.

codex purpureus rossanensis 3Il “Rossanensis”, salvato da numerosi tentativi di rapine, dalla distruzione e dall’ oblio, viene custodito, dal 18 ottobre 1952, presso il Museo Diocesano di Arte Sacra.

Risale invece al 1500 la prima testimonianza scritta della commercializzazione della Glycyrrhiza Glabra, ovvero della liquirizia, una radice dolce di cui  la famiglia Amarelli seppe intuirne le potenzialità. Gli Amarelli nel 1731 fondarono un impianto proto-industriale, detto “concio”, per l’estrazione del succo dalle radici di questa benefica pianta, e per produrre  le liquirizie, nere e brillanti. Superando  tre secoli di costanti e radicali trasformazioni, la Amarelli ha infine deciso di aprire, nell’antico palazzo sede dell’azienda, il Museo della liquirizia “Giorgio Amarelli” che ha ottenuto nel Novembre 2001, il “Premio Guggenheim Impresa & Cultura” mentre nel 2004, Poste Italiane vi ha dedicato un francobollo della serie “Il Patrimonio artistico e culturale italiano”. La severità architettonica dell’edificio, ingentilita dagli interventi seicenteschi, le antiche stanze, i pavimenti in cotto e acciottolato, gli agrumi dei giardini, la piccola chiesa annessa, sono la viva testimonianza di quella storia e di quella tradizione di cultura che è possibile ritrovare nell’allestimento del Museo. Con oltre 40.000 visitatori annui, il Museo della liquirizia di Rossano è, in base a una ricerca condotta dal Touring Club Italiano, il secondo il museo d’impresa più visitato in Italia dopo il Museo Ferrari. Al museo è annesso l’Archivio, che raccoglie documenti della famiglia e dell’impresa dal 1445 a oggi e che, con decreto del Ministero dei Beni Culturali del 20/12/2012, è stato dichiarato “d’interesse storico particolarmente importante”

 

 




“Dinastie. Famiglie e potere”: a Gubbio torna il Festival del Medioevo

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13festivalmedioevoGUBBIO\ aise\ – Sarà “Dinastie. Famiglie e potere” il tema del Festival del Medioevo, in programma a Gubbio dal 21 al 25 settembre prossimi. L’immagine scelta per l’ottava edizione è ispirata al celebre ritratto di Federico da Montefeltro immortalato da Piero della Francesca. Un omaggio esplicito all’enigmatico condottiero, mecenate ed umanista del XV secolo, del quale quest’anno ricorrono i seicento anni della nascita, avvenuta proprio a Gubbio, il 7 giugno 1422.
L’inconfondibile profilo del conte di Urbino viene riproposto come una immagine contemporanea, dai colori decisi. Quasi cubista. Con richiami a Arcimboldo e all’arte di Mondrian. Il ritratto (realizzato da Archi’s Comunicazione) è assemblato in forme geometriche e sovrapponibili. Ad indicare i mille volti di un potere da conquistare e difendere. In nome dei legami del sangue, della forza delle armi e anche della potenza del denaro.
Per cinque giorni, medievisti, scrittori, storici dell’arte, scienziati, filosofi, architetti, giornalisti, archeologi e professionisti dei beni culturali accompagneranno il pubblico del Festival del Medioevo in un appassionante viaggio alla scoperta delle dinastie medievali, tra storia e antropologia, guerre e congiure, seguendo le tracce degli antichi lignaggi e l’ascesa, spesso irresistibile, di nuovi gruppi parentali. Fra le grandi casate europee e le signorie cittadine. Nomi legati alle radici profonde dei territori. Famiglie entrate da tempo nell’immaginario collettivo di un Medioevo reale e insieme fantastico: Carolingi, Ottoni, Plantageneti, Altavilla, Hohenstaufen, Sforza, Medici, Borgia…
Araldica e genealogie. Patrimoni e matrimoni. Parenti che spesso si trasformano in nemici. Dinastie economiche, militari e anche monastiche. Dalla “sippe” vichinga ai clan scozzesi, dagli imperatori di Bisanzio ai califfati dell’Islam. Fino ai baroni di Roma, i re longobardi, i Normanni, le famiglie crociate, i Mongoli con i loro khan, Venezia e i suoi dogi, il fratricidio legalizzato nel mondo ottomano, i lontani re africani, le grandi famiglie abbaziali e il degenerante fenomeno del nepotismo dei papi.
Altri importanti appuntamenti arricchiscono i cinque giorni del Festival del Medioevo: la Fiera del libro medievale con tutto quello che c’è da leggere sul Medioevo, il focus sui Medievalismi che indaga la ricezione, l’utilizzo e la rappresentazione postmedievale dell’Età di Mezzo, tra film, saghe televisive, letterature, musiche, fumetti e videogiochi; L’arte della miniatura, la Tolkien session e La scuola dei rievocatori, un appuntamento pensato per valorizzare, attraverso l’analisi e la ricostruzione delle fonti storiche, l’appassionato lavoro di centinaia di associazioni e di migliaia di rievocatori che in ogni regione d’Italia fanno rivivere la storia e le tradizioni popolari dei loro territori.
La manifestazione offre anche mostre, eventi teatrali, recital, concerti di musica medievale, lezioni-spettacolo, laboratori di danza e visite guidate alla scoperta dell’Umbria medievale insieme a spazi particolari dedicati alla rievocazione storica, all’artigianato e agli antichi mestieri.
Nelle precedenti edizioni il Festival del Medioevo ha affrontato La nascita dell’Europa (2015), Europa e Islam (2016), La città (2017), Barbari. La scoperta degli altri (2018), Donne. L’altro volto della Storia (2019), Mediterraneo. Il mare della Storia (2020) e Il tempo di Dante (2021).
Il Festival del Medioevo gode del patrocinio della Regione Umbria e dei patrocini scientifici del Ministero della Cultura, dell’Accademia della Crusca, della Enciclopedia Treccani, della Società Dantesca, della Società Dante Alighieri, del Pontificio Consiglio per la Cultura, della Fondazione Giancarlo Pallavicini Onlus Umanitaria e Culturale, dell’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo (ISIME), della Società Italiana Storici Medievisti (SISMED), della Società degli Archeologi Medievisti Italiani (SAMI), della Associazione Italiana di Public History (AIPH), del Centro Studi Longobardi, del Centro di studi storici mediterranei Marco Tangheroni (CSSM) e del Centro di Cultura e Storia Amalfitana.
L’ente co-organizzatore e il principale sponsor del Festival del Medioevo è il Comune di Gubbio. Nell’ultima settimana di settembre è l’intera “città di pietra”, dalla meravigliosa Piazza Grande al Palazzo Ducale di Federico da Montefeltro, dal convento di San Francesco al complesso monumentale di San Pietro, fino ai quattro storici e antichi quartieri, a diventare il teatro vivente della manifestazione.
Partners per il settore didattico sono l’Università Santissima Maria Assunta (Lumsa) e la Fondazione Giuseppe Mazzatinti di Gubbio. Grazie alla loro collaborazione, il Festival del Medioevo rilascia crediti formativi ai docenti, con diritto all’esonero dal servizio secondo la normativa attualmente in vigore.
La RAI, con RAI Cultura e i canali RAI Storia e RAI Radio3 è il principale media partner della manifestazione, insieme alle riviste di divulgazione storica MedioEvo e Archeo.
Collaborano in modo stabile con il Festival del Medioevo anche Italia Medievale, portale web impegnato da molti anni nella promozione del patrimonio storico e artistico del Medioevo italiano, MediaEvi, pagina Facebook specializzata nell’analisi dei cosiddetti medievalismi, Feudalesimo e Libertà, fenomeno social di goliardia e satira politica e l’Enciclopedia delle donne, un’opera collettiva sul web che raccoglie le biografie di donne di ogni tempo e paese.
Sostengono la manifestazione il Comune di Gubbio, la Regione Umbria, il Gruppo Azione Locale Alta Umbria (GAL), la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e la Camera di Commercio dell’Umbria. (aise) 




Eduitalia per il Turismo delle Radici con la Guida Study in Italy 2022

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scuola studenti studioROMA\ aise\ – È intervenuta anche Eduitalia, associazione di 113 scuole di lingua/Accademie e Università, al Tavolo Tecnico del progetto “Turismo delle Radici”, curato lo scorso 26 gennaio dal Consigliere della DGIT della Farnesina, Giovanni Maria De Vita. Il rappresentante di Eduitalia ha evidenziato come una delle possibili declinazioni del turista delle radici è quella di chi – come emerso nel coinvolgente e commovente video della ragazza italo-argentina – sceglie l’Italia per un’esperienza di studio legata anche ai luoghi dei propri discendenti.
Un’esperienza di studio da interpretarsi anche in chiave di opportunità per la crescita personale per ogni giovane studente grazie a quello che l’Italia sa offrire a livello di eccellenza in vari settori, ivi compreso quello della formazione.
Dunque, Eduitalia ha voluto condividere, a beneficio di chi vuole intraprendere un’esperienza di studio in Italia, la Guida Eduitalia-Study in Italy 2022. Una guida introdotta da una presentazione del Sottosegretario con delega alla lingua e cultura italiana, Benedetto Della Vedova, suddivisa per regioni e che contiene l’offerta formativa di 113 scuole/Accademie/Università pubbliche e private che offrono corsi per studenti di tutto il mondo e può essere visionata e scaricata agevolmente nella home page del portale eduitalia.org.
Nelle decine di fiere e presentazioni in collaborazione con le Istituzioni alle quali, in questi anni, Eduitalia ha partecipato sono innumerevoli le volte in cui i discendenti italiani hanno chiesto informazioni sull’Italia quale meta di destinazione di studio.
Tra i numerosi esempi probabilmente il più significativo è il seguente: in una presentazione svoltasi presso l'(ex)Istituto Italiano di Cultura di Vancouver, una famiglia di oriundi partecipò alla presentazione Eduitalia per individuare un percorso in design per la loro figlia. I genitori, oltre a individuare insieme alla figlia un intero percorso accademico per la stessa, espressero il desiderio di venire a trovarla in estate e frequentare anche loro un corso di formazione quali la madre un corso di pittura e il padre (oriundo che conosceva poche parole in dialetto) un corso di lingua più cucina. Eduitalia fu in grado di dare indicazioni a tutte e tre le richieste formative. (aise)