Franciacorta, un vino, una terra

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VINHOSSapete come si produce un Franciacorta DOCG,  il bollicine?

La parola Franciacorta identifica il territorio, il vino e il metodo di produzione che risponde a rigide   e   scrupolose   norme   con   assoluta   qualità   di   questo   vino.

Laproduzione  di una bottiglia di Franciacorta DOCG, avviene tramite la rifermentazione in bottiglia; di fatto si tratta del metodo comunemente detto: “metodo classico” “metodo tradizionale” o come noto per i francesi “metodo Champenoise”.

Tanti modi diversi per indicare lo stesso procedimento che permette di ottenere un vino spumante con la rifermentazione in bottiglia. Tramite la rifermentazione avvenuta in bottiglia, il vino acquisisce la tradizionale pressione (si presenterà sotto forma di bollicine), garantita dall’anidride carbonica prodotta dalla seconda fermentazione che rimane intrappolata nel liquido presente nella bottiglia.

Ci sono vari passaggi dalla vendemmia alla degustazione di un calice di Franciacorta DOCG. Si parte   dalla produzione del vino base, per la cui preparazione è necessaria una particolare cura; si adopera, infatti, una   vendemmia anticipata delle uve, cosicché queste, oltre a possedere un’acidità maggiore, manterranno inalterati molti degli aromi varietali propri del vitigno.

LAGO DISEO FOTO 1Queste uve saranno in seguito adagiate in cassette basse e non eccessivamente ricolme e trasportate velocemente in cantina, dove il mosto fiore, ottenuto da una pressatura soffice ad opera di presse a membrana intera, verrà in seguito posto in serbatoi in acciaio inox, dove alla temperatura di circa 4 °C, dopo l’aggiunta di opportuni enzimi, decanterà per un tempo che può variare dalle 16 alle 24  ore. Durante quest’iniziale fase le particelle solide   contenute nel mosto precipiteranno sul fondo del serbatoio, affinché il vino possa beneficiare di tutti gli aromi primari; terminata tale fase, il vino verrà nuovamente travasato e portato ad una temperatura minima di 16 °C; ad esso verranno aggiunti dei lieviti selezionati per innescare la fermentazione alcolica dell’intera massa, che terminerà dopo un periododi circa 10-15 giorni, quando saranno terminati gli zuccheri ed essa avrà un titolo alcolometrico da 9% a 12%.

Segue una fase di affinamento e stabilizzazione in vasca. Il vino così ottenuto risulterà pronto per la successiva rifermentazione secondo il metodo classico. Al termine di questa fase, seguirà l’assemblaggio dei vini   a disposizione (vini di diversi vigneti e di diverse annate) di cui la cantina dispone (cuvée).

FTO 2 LAGO DISEOSe la cuvée è composta di uve almeno per l’85% della stessa annata, allora lo spumante merita la denominazione di “millesimato” e può essere riportata l’annata in etichetta, ovvero sta ad indicare l’anno in cui è stata vendemmiata l’uva utilizzata per produrre la bottiglia che andremo a degustare. Ciò non toglie che le aziende vinificano per la gran parte uve conferite da piccoli produttori e/o proprietari: pertanto, il concetto di cuveé è “automatico”.

All’estremo opposto si può trovare un metodo classico con un vino base monovitigno, prodotto con uve di una sola piccola parcella, interamente di proprietà dell’azienda, di una sola annata; l’eccezionalità di questi prodotti è motivo di promozione pubblicitaria per l’azienda e debitamente segnalata sulla contro-etichetta.

L’assemblaggio dei vini che andranno a comporre il prodotto di quell’anno viene generalmente realizzata in primavera o a fine inverno, cosi la rifermentazione potrà partire appena le temperature saranno più miti.

Il turismo del vino è pensato per chi desidera esplorare la Provincia di Brescia. Venite e scoprite i segreti che si   celano dietro questo vino e divertitevi ad abbinarlo ai piatti del territorio.Vi aspettiamo!

 




ENIT promuove le città d’arte italiane in Russia

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20enitEnit Russia ha promosso una campagna per la promozione delle città d’arte che ha coinvolto prestigiose riviste del lusso.
In particolare, “Vokrug Sveta” ha pubblicato un servizio su Roma dal titolo “?aleidoscopio di impressioni” sulle ville romane, giardini e alberghi storici della città.
La rivista “Elle” ha pubblicato un eccezionale servizio su Roma dove presenta un’enorme collezione di tesori della Città Eterna che riesce a proiettarsi verso la novità.
Un’altra visione di Roma dall’altezza delle sue meravigliose terrazze di lusso è l’oggetto dell’articolo apparso su “Harper’s Baazar”, mentre “Discovery” ha ricordato che Roma faccia parte delle TOP 15 Meeting Destination in Europa. Rispettoso omaggio alla capitale italiana rendono anche le testate “Kommersant Style” e RBC.
Nella rivista di bordo della compagnia aerea Aeroflot – “Aeroflot Style” – è uscito un pubbliredazionale-combo sulle “Luminose emozioni della soleggiata Italia” tra cui Roma, Milano, Bologna e Genova, con esperienze esclusive per scoprire l’inconfondibile stile italiano.
Le riviste “Psycologies” e “Living.Italy” offrono un emozionante viaggio a Genova mentre “Grazia” presenta un affascinante tour dei palazzi palermitani (location MICE).
Infine, la rivista “Perfect Flight” ha dato risalto alla città di Parma – Capitale Italiana della Cultura 2020-2021. Secondo i dati Enit, la campagna stampa raggiunge 13.730.000 lettori circa.




Vino, menta e tartufi: la città del venerabile Massaia

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piovaDue nuclei contrapposti (Cornegliano e Bricco) che si affacciano sulle colline del Monferrato, una storia di grandissimo fascino e la vocazione per la menta peperita. Sono questi gli ingredienti che fanno di Piovà Massaia uno di quei luoghi da scoprire al di fuori dei soliti itinerari del grande turismo. Situato in provincia di Asti, il comune conta quasi 600 abitanti e già nel suo nome racchiude pagine di grande storia. Nel 1940 il borgo decise infatti di assumere anche il nome di Massaia per onorare degnamente il cardinale Guglielmo Massaia, missionario cappuccino  che fondò la Missione di Finfinnì, luogo in cui sorse poi Addis Abeba (Nuovo Fiore), divenuta capitale dell’Etiopia nel 1889.

Situato nel nord Astigiano a meno di un’ora da Torino, il paese è allocato in un’area costituita da ampie colline e profonde e suggestive vallate, un tempo chiamata “Alto Monferrato“. Inizialmente abitato nel periodo dai Liguri, Umbri, Etruschi e Celti, probabilmente il villaggio di Piovà cominciò a formarsi con il Plebanato di Meyrate (che aveva sede nei pressi dell’attuale cimitero, dedicato alla chiesa di San Giorgio)  intorno al 104.

PIOVA resti della chiesa di San MartinoLa Comunità di Plebata apparve infatti per la prima volta in un atto del 12 agosto 1339 rògito nel castello di Chivasso.  L’antico borgo si trovò a subire le vicissitudini delle guerre tra il duca Amedeo IX di Savoia e il marchese Guglielmo VIII del Monferrato. Nel Seicento le continue lotte tra  Savoiardi, Spagnoli, Francesi  portarono (nel 1625) all’incendio dell’intero borgo, che poi fu colpito anche da carestia e dalla peste. Dopo la vittoria dei Piemontesi sui Francesi e la liberazione di Torino il 7 settembre 1706, Piovà passo sotto l’ala di Vittorio Amedeo II di Savoia   ma  le vittorie di Bonaparte e  la   successiva Restaurazione mutarono ancora gli equilibri.  Durante il periodo fascista Piovà fu accorpata con i Comuni di Castelvero e di Cerreto d’Asti, costituendo un unico Comune. Nel 1947 l’aggregazione si sciolse e nel comune di Piovà restò solo Castelvero.

Conosciuta anche come “Terra dei Santi”, questa zona, ricchissima di vitigni, ha dato i natali a numerose figure che hanno lasciato il segno nella storia e indicati soprattutto come “Santi Sociali”. In questa zona dell’Astigiano vi è stata infatti un’alta concentrazione di vite straordinarie che hanno fatto la scelta di dedicarsi completamente al prossimo, in particolare ai poveri e ai deboli.   Se Piovà ha infatti dato i natali al venerabile Fra’ Guglielmo (oltre al violonista e compositore Giovanni Battista Polledro),  a  pochi chilometri, a Castelnuovo d’Asti (oggi Castelnuovo Don Bosco) nascevano san Giuseppe Cafasso, san Giovanni Bosco, il beato Giuseppe Allamano e personalità eccellenti, come il card. Giovanni Battista Cagliero, mons. Giovanni Battista Bertagna, mons. Matteo Filippello, mons. Francesco Cagliero.

Piovà rivive la sua storia attraverso un centro storico ricco di edifici di pregi (come il Palazzo Municipale)  e di luoghi di culto di grande fascino architettonico. Tra le 11 chiese presenti nel paese spicca la maestosa quella parrocchiale, attribuita a Benedetto Alfieri, realizzata in posizione scenografica tra il 1749 ed il 1774 sul sedime dell’antica chiesa di San Michele in Monte Cornigliano. La chiesa dedicata ai Santi Pietro e Giorgio, di cui il secondo è anche patrono del paese, rappresenta uno dei più mirabili esempi di Barocco Piemontese.  Tra le chiesette minori che meritano di essere visitate, vi sono la piccola confraternita delle Umiliate di Santa Elisabetta, unica per il suo curioso campanile triangolare, la confraternita della Santissima Trinità, oratorio di San Carlo, e la Cappella della Madonnina che, a nord-ovest del Bricco, segna l’inizio dell’antica via del sale che e conduce, con un percorso di dorsale molto panoramico, fino a Cocconato. Altro luogo di fascino è l’antico pozzo pubblico, restaurato di recente, che sorge nella valle il concentrico e la frazione San Pietro, conosciuta da tutti come “valle del pozzo” proprio per la sua presenza. Usato un tempo anche come lavatoio pubblico, da sempre questo pozzo rappresenta una ricchezza inestimabile per il paese e oggi si presenta come luogo di sosta e rinfresco per i   visitatori che si muovono fra queste splendide colline scegliendo di percorrerle a piedi, in bicicletta o perfino a cavallo, onde poter cogliere al meglio ogni sfumatura di un territorio famoso per i suoi vini e per i tartufi. Da marzo 2016 Piovà Massaia, insieme ad altri 84 Comuni, fa parte della Riserva della Biosfera del Programma MAB-Man and Biosphere Unesco. CollinaPo è stata dichiarata Riserva della Biosfera, primo caso di un comprensorio naturalistico fortemente antropizzato con oltre un milione e mezzo di abitanti, appartenente a un’area geografica con un interessante biodiversità, ricca di acque e con crescente presenza di flora e di fauna.

Zona di produzione del Barbera d’Asti e del Barbera di Monferrato (Riconoscimento D.O.C.: D.P.R. 09/01/1970) Piovà si caratterizza anche per la grande disponibilità di tartufo.

Piova Massaia“La nostra terra – spiega il sindaco di Piovà Massaia, Antonello Murgia – è conosciuta come  “Terra di Santi di vino e tartufi” perché in questo territorio oltre a Don Bosco sono nati moltissimi altri santi molto importanti. Inoltre è possibile intraprendere percorsi del Romanico legati a chiese ed abbazie uniche nel loro genere. In queste colline operano i tartufai più bravi ed è possibile trovare tantissimi profumatissimi tartufi, spesso venduti a carissimo prezzo agli acquirenti provenienti da tutto il mondo.”

È però la menta piperita a dare il carattere più specifico al paese che vide nascere il missionario fondatore di Adis Abeba. Diffusasi nell’Alto Astigiano nel dopoguerra, la coltivazione di questa pianta officinale prese piede soprattutto nella frazione di Gallareto, dove vi erano terreni particolarmente adatti.  Il lavoro, negli anni passati   veniva spesso delegato alle donne, che la piantavano in primavera, sarchiandola sovente, al fine di levare le erbe infestanti e trattenere l’umidità del terreno. In estate, quando fioriva, veniva raccolta in fascine e portata all’ingresso del paese, dove ora si trova la Bocciofila. Qui sorgeva un grande alambicco, proprietà della famiglia Robba e De Vecchi, attraverso il quale veniva distillata, per essere venduta al paese di Pancalieri. All’epoca per i produttori rappresentava un importante introito economico, dato che l’essenza poteva essere esportata per i suoi numerosi utilizzi in confetteria, liquoreria, profumeria e anche in medicina. Abbandonata la coltivazione per una serie di annate pessime, la menta ha continuato a crescere nel suo habitat e dal 2012 alcuni coltivatori hanno deciso di riscoprire questa preziose erba medicinale.  E da qualche anno, la prima domenica di giugno  rima con una fiera unica nel suo genere, dedicata proprio alla menta. La fiera fa parte del circuito “Ritorno alla Fiera” della Strada del Vino Monferrato Astigiano, e attira numerosi visitatori, anche da lontano.

Beato Fra’ Guglielmo: Il missionario che fondò la città di Addis-Abeba

Gugliemo Massaia in etiopiaLorenzo Antonio Massaia nacque l’8 giugno del 1809 a La Braja, una frazione di quella Piovà d’Asti che poi prenderà il suo nome ( Piovà Massaia). Divenuto frate cappuccino nel   1826 prese il nome di fra Guglielmo, in onore di suo fratello sacerdote. Terminati gli studi fu ordinato sacerdote e inviato a prestare servizio nell’Ospedale Mauriziano. In seguito fu nominato docente presso lo Studentato fileosfico-teologico dei frati cappuccini. Il 12 maggio 1846 fu chiamato da papa Gregorio XVI a vivere l’esperienza missionaria. Divenne infatti il   Vicario Apostolico dei Galla (in Etiopia) e consacrato vescovo, lasciò l’Italia il 4 giugno 1846 per raggiungere la missione solo quattre anni dopo, nel 1852. Fondò le missioni nel Gudrò (1852), nell’Ennèrea (1854), nel Kaffa, in Lagàmara (1855) e nel Ghera (1859), la Missione dello Scioa (1868-79), e nel 1868 fondò molte case missionarie a Fekerié-Ghemb e Finfinni, quest’ultima destinata a diventare la capitale di tutta l’Etiopia con il nome di Addis-Abeba. Espulso dall’Etiopia per decreto dell’imperatore Joannes IV, divenne cardinale da papa Leone XIII il 10 novembre 1884. Morì a San Giorgio a Cremano, in provincia e diocesi di Napoli, il 6 agosto 1889. Il 1° dicembre 2016 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui il cardinal Massaia è stato dichiarato Venerabile.




“Buy Italy”: in Polonia grande attenzione per il turismo in Italia

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28buyitalySi è concluso con successo “Buy Italy”, l’evento che dal 16 al 20 novembre scorsi ha dato la possibilità a operatori turistici polacchi e italiani di incontrarsi virtualmente e creare nuovi contatti commerciali nel corso di quasi 900 incontri B2B.
Il workshop, organizzato dalla Camera del Commercio e dell’Industria Italiana in Polonia e promosso da ENIT, Agenzia Nazionale del Turismo, ha visto la partecipazione di 60 seller italiani, di cui 57 aziende e tre regioni (Friuli-Venezia-Giulia, Puglia e Trentino) e 100 buyer polacchi che sono stati coinvolti in un totale di quasi 900 incontri B2B.
Si tratta – sottolinea la CCIP – di numeri senza precedenti per un evento di business-matching tra Polonia e Italia che rendono BUY ITALY il workshop di riferimento in Polonia per il turismo verso il Bel Paese.
Gli operatori turistici italiani hanno avuto l’opportunità di presentarsi alle aziende polacche del settore Luxury o Active tramite una piattaforma online e di ampliare il loro network commerciale. I partecipanti hanno apprezzato l’evento e la qualità delle aziende incontrate, tanto che tutti coloro che hanno risposto al questionario finale hanno affermato che parteciperebbero ancora a BUY ITALY in futuro.
Grande la soddisfazione da parte degli organizzatori della Camera del Commercio e dell’Industria Italiana in Polonia e di ENIT. “Il risultato raggiunto – sottolineano da Varsavia – è molto importante dato il periodo complicato che sta attraversando il settore turistico sia in Italia che in Polonia. Nonostante le difficoltà legate al Covid, la portata dell’evento e la soddisfazione dei partecipanti hanno confermato l’interesse verso l’Italia da parte dei tour operator polacchi. BUY ITALY è quindi riuscito a dare un messaggio positivo per il turismo tra la Polonia e l’Italia, la quale rimane la meta di destinazione preferita dai viaggiatori polacchi”.




“Tuscany together”, il turismo toscano si rilancia

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29barbianaErano in oltre duecento i sindaci, assessori e tecnici in rappresentanza dei ventotto ambiti turistici in cui è suddivisa la Toscana alla riunione online del progetto “Tuscany Together”, volto alla discussione delle strategie di promozione turistica della regione nel prossimo futuro. E all’incontro, promosso da Toscana Promozione Turistica e svolto nei giorni scorsi, assieme al direttore dell’agenzia Francesco Palumpo e a Simone Gheri, direttore di Anci Toscana, l’associazione dei comuni, c’era anche il neo assessore regionale Leonardo Marras.
In un momento di così grande difficoltà per il turismo, conseguenza dell’emergenza sanitaria in atto, il metodo scelto dalla Regione Toscana è quello dell’agire condiviso.
Prosegue dunque il percorso “Tuscany Together”, presentato in un convegno a marzo e reso operativo attraverso la piattaforma online di collaborazione che Toscana Promozione ha condiviso in questi mesi con i ventotto ambiti. Da poco si sono conclusi gli appuntamenti one-to-one.
“Il turismo – ha spiegato l’assessore Marras -, come gli altri settori che guardano a mercati internazionali, è tra i più colpiti: l’immagine della Toscana è colpita”. “Dobbiamo dunque – ha aggiunto – prima di tutto riposizionarla nel mondo e per farlo è fondamentale non disperdere le energie, proseguire con il lavoro di coprogettazione che è stato fatto e che gli ambiti stanno facendo in queste settimane sulla piattaforma, puntando sui prodotti turistici omogenei che attraversano trasversalmente proprio diversi ambiti”. “Ovviamente è anche importante mettere a disposizione della promozione le risorse necessarie e ci impegneremo a farlo”, ha concluso infine Marras.
Gheri, come Anci Toscana, ha ribadito la forza dell’agire condiviso fra gli enti locali e il sistema regionale del turismo, quale metodo strutturato per uscire nel miglior modo possibile dalla crisi del settore.
“Collaborare insieme e avere una strategia condivisa – ha commentato Francesco Palumbo, direttore di Toscana Promozione Turistica – vuol dire fare un lavoro puntuale sui prodotti turistici della destinazione, un metodo marketing-oriented, tradotto anche in linee guida e in una piattaforma informatizzata messa a disposizione degli ambiti per guidare le scelte degli attori verso un deciso orientamento al mercato. La piattaforma è uno strumento fortemente innovativo utile per promuovere i molti brand della Toscana noti nel mondo e definire in modo capillare e condiviso obiettivi e risultati da raggiungere con progetti coerenti sui vari asset”. Il direttore ha parlato poi di strumenti dinamici e in adattamento continuo, con workshop, laboratori e webinar per accompagnare gli operatori del territorio ha ribadito le parole chiave per farsi trovare pronti quando i mercati riapriranno: scelte condivise e trasparenti, organizzazione, strumenti innovativi e capacità di proposta.
A partire dunque da questa settimana gli ambiti turistici, attraverso la piattaforma online, potranno inserire e completare le informazioni che riguardano la propria offerta, i propri progetti e le proprie strategie.ny Toghet




2020 “annus horribilis” del turismo in Italia

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touringclub logoIl DPCM del 24 ottobre scorso, l’ultimo in ordine di tempo che ha introdotto ulteriori restrizioni per cercare di contenere i contagi da coronavirus, inciderà di nuovo pesantemente sul settore turistico, già fortemente colpito dalla pandemia. Il Centro Studi del Touring Club Italiano ha analizzato flussi e dati per ipotizzare come chiuderà questo annus horribilis e per elaborare una strategia che guardi al futuro.
“È chiaramente essenziale dare ristoro a tutti quei settori che sono stati chiusi per garantire a professionisti e aziende la sopravvivenza nelle prossime settimane”, afferma Franco Iseppi, presidente del Touring Club Italiano, “ma occorre parallelamente guardare oltre e costruire già oggi la nuova normalità che ci attenderà nel medio periodo. Gli sforzi e le energie che si stanno impiegando nell’affrontare il quotidiano non possono distoglierci dall’attenzione che dobbiamo porre a ricostruire il nostro Paese. Pensare al futuro vuol dire prima di tutto avere chiara la visione da assegnare al Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, occupandosi non soltanto delle singole tessere del mosaico, ovvero dei progetti, ma dell’immagine complessiva che da quel mosaico potrà uscire. Dal nostro punto di vista, anche sulla base delle rilevazioni condotte dal nostro Centro Studi su quanto accaduto nell’estate da poco conclusa, crediamo che la strategia di rilancio del settore debba far leva su alcuni aspetti principali. In primo luogo, una più spinta digitalizzazione dell’offerta perché sia più attrattiva e nota a livello internazionale, un approccio sempre più sostenibile e responsabile per rispondere in modo contemporaneo alle sfide dello sviluppo puntando sui valori dell’accoglienza, che connota ancora il viaggio in Italia, e una maggiore centralità delle aree interne che possono diventare attrattori fondamentali per il nuovo corso del turismo”.
Provando a ipotizzare una stima di chiusura del turismo incoming a fine anno, se le misure di contenimento non dovessero essere sufficienti a rallentare il contagio e fosse necessario un nuovo lockdown generalizzato, è probabile che si possa arrivare per fine anno a una riduzione di circa il 70%, pari a una perdita di oltre 40 milioni di viaggiatori e di 30 miliardi di euro per la spesa turistica nel 2020.
Quanto, infine, ai flussi domestici – quelli su cui si è basata la timida ripresa estiva –, è probabile che, se dovesse bloccarsi la macchina del turismo invernale, l’andamento di fine anno sarebbe ugualmente drammatico. I dati provvisori gennaio-giugno segnalano già -58% e la chiusura 2020 potrebbe segnare una perdita complessiva di 125 milioni di presenze cui parallelamente potrebbe corrispondere un calo della spesa domestica stimata in circa 40 miliardi di euro rispetto al 2019.




Merkel consiglia l’Italia per le vacanze autunnali

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merkel angela afp 258La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha esortato i propri concittadini a evitare viaggi all’estero nelle zone ad alto rischio coronavirus in vista delle vacanze autunnali, definendo allo stesso tempo l’Italia come una destinazione sicura. Le persone sono “molto attente” in Italia e agiscono “con grande cautela”, ha dichiarato la Merkel che ha incontrato i leader dei 16 governi regionali. Al termine della riunione il governo ha anche imposto un limite massimo di 50 persone per eventi al chiuso in spazi pubblici o affittati.




Settembre, è tempo di migrare: la via del “tratturo”

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13transumanzaSettembre, andiamo, è tempo di migrare…La Compagnia dei Cammini ed Ecotour rilanciano in questi giorni la Via del Tratturo, l’antico cammino di centodieci chilometri sulle orme della transumanza dei pastori abruzzesi che, ogni anno, partivano dall’Appennino per portare le greggi a svernare nel clima più mite del Tavoliere delle Puglie.
Le vie d’erba sono cammini perfetti, ma non sono segnati o hanno una segnaletica molto vecchia e poco percorribile. Per questo è nata la Via del tratturo, un cammino riportato alla luce grazie al lavoro congiunto della Compagnia dei Cammini e Ecotour sulle tracce dei due tratturi regi che conducevano i pastori abruzzesi in Puglia.
Il cammino – percorribile in sei giorni a piedi – attraversa l’Abruzzo e il Molise: partendo da Pescasseroli (Aq) si sviluppa nel Parco Nazionale di Abruzzo e Molise, su sentieri segnati con la sigla RT (Regio Tratturo) fa tappa ad Opi, la Val Fondillo, la Camosciara, Civitella Alfedena, Villetta Barrea, il lago di Barrea e Alfedena, entra in Molise e cambia tratturo, per 4 giorni si segue il tratturo Castel Di Sangro-Lucera fino a terminare a Campobasso.
La Via del tratturo è un viaggio nelle tradizioni, nella cultura e nella religiosità delle genti molisane che da sempre hanno legato la loro vita alla pastorizia transumante. Queste vie furono riorganizzate al 1447 quando Alfonso D’Aragona istituì a Foggia la dogana della “mena” (conduzione) delle pecore e creò una vera e propria “industria armentizia” basata sulla produzione della lana. Tutto il tavoliere fu riservato ai pastori transumanti, dando agli antichi proprietari l’utilizzo dei campi solo nei mesi estivi con tanto di dazio da pagare. Per questo Alfonso D’Aragona nel 1447 rivitalizzò le strade su cui si muovevano le pecore e creò una grande rete tratturale, “i regi tratturi” con una larghezza ben definita “sessanta passi napoletani”, corrispondenti a 111 metri.
La pratica della transumanza, il ciclico spostarsi dei pastori con le pecore, iniziava in autunno, ritualmente il 29 settembre, giorno dedicato a San Michele, protettore dei pastori, mentre il ritorno in Abruzzo coincideva con l’inizio dell’estate. I rigidi inverni delle montagne abruzzesi e le torride estati della pianura, obbligavano i pastori alla transumanza a spostarsi stagionalmente affinché le pecore potessero trovare in ogni momento dell’anno il luogo più adatto per alimentarsi e produrre lana, latte e carni di qualità. I pastori percorrevano i tratturi per circa quindici giorni prima di arrivare a destinazione e conducevano una vita di sacrifici, separati dalla propria famiglia durante i lunghi inverni.
“Nel XX secolo, la pastorizia transumante ha visto il suo declino, gli ultimi pastori transumanti hanno percorso i tratturi a piedi fino agli anni sessanta del ‘900, poi gli spostamenti sono stati sostituiti dapprima dal treno e poi dai camion”, spiega Luca Gianotti, coordinatore della Compagnia dei Cammini. “I tratturi sono quindi abbandonati da alcuni decenni, anche se ci sono stati vari tentativi di rilanciarli. Il nostro piccolo intervento dal basso, di rilancio di questi primi 110 chilometri, vuole essere un contributo della Compagnia dei Cammini alla salvaguardia di una storia antica. Inizialmente i camminatori potranno assaggiare una settimana ricalcando i passi di uomini e animali che, per secoli li hanno percorsi per sfuggire alla miseria e alla fame”.
Il cammino proposto ha anche un’importante valenza di attenzione e richiamo verso territori che, ancora non hanno quel ritorno turistico che meriterebbero: la rete tratturale recuperata è un grande patrimonio paesaggistico e culturale che recentemente, nel dicembre 2019, ha ricevuto la designazione da parte dell’UNESCO, come patrimonio immateriale dell’umanità, buon auspicio perché si possa avviare un percorso di rivalutazione sia a livello istituzionale che operativo.
“Vorremmo introdurvi alla scoperta di questo cammino con le parole di un’iscrizione pastorale posta all’inizio del tratturo Pescasseroli – Candela “Molti uomini hanno fatto il cammino che noi facciamo: la nostra orma si perde, ma la strada rimane” che può darci una misura particolarmente significativa del valore della civiltà della transumanza, patrimonio identitario delle attuali comunità che si incontrano durante il nostro percorso”, aggiunge Cesidio Pandolfi di Ecotour. “Un valore che abbiamo deciso di raccogliere e che ci impegneremo a coltivare costruendo una rete di realtà che aiutino a mantenere in vita il cammino. Se il progetto si evolverà positivamente, penseremo a proseguire il cammino fino alle Puglie, come da tradizione”.
Il Cammino è percorribile tutto l’anno in autonomia, scaricando dal sito gratuitamente le tracce gps o unendosi ai gruppi della Compagnia dei Cammini.
Lungo il percorso le quote non sono mai troppo alte, massimo 1.200 metri, per cui anche in inverno si può camminare. Alla partenza da Pescasseroli si può ritirare il Salvacondotto presso Ecotur per essere riconosciuti lungo il Cammino. Lungo il cammino poi le strutture rilasceranno i timbri del proprio passaggio e a Campobasso si potrà ritirare il meritato attestato che testimonierà di aver compiuto interamente il cammino. Il Cammino è percorribile anche in MTB con una certa preparazione fisica e tecnica.




Far turismo delle radici in Sicilia

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carseaugelloSi è parlato di “turismo delle radici” in Sicilia durante l’incontro tenuto nei giorni scorsi tra una delegazione del Coordinamento delle Associazioni Regionali Siciliane dell’Emigrazione (CARSE), guidata dal suo Presidente, Salvatore Augello, e l’Assessore al Turismo dello Spettacolo e dello Sport di Regione Sicilia, Manlio Messina.
Durante l’incontro è stato sviluppato uno scambio di idee partendo dal programma previsto dall’Assessore al fine di agevolare il “turismo delle radici” oltre che il turismo tout court. Il CARSE ha chiesto chiarimenti sul progetto che piglia sempre più corpo e al fine della sua riuscita, ha messo a disposizione la vasta rete di associazioni sparse per il mondo, collegate alle associazioni regionali presenti all’interno del Coordinamento.
Il progetto si articola in una interessante previsione di incentivi che vanno dal contributo sui viaggi aerei all’offerta paghi due notti di albergo e ne dormi tre, dall’ingresso gratuito ai musei pubblici a quello nei parchi archeologici oltre ad altri servizi. Obiettivo principale condiviso in Regione dal CARSE è stato quello di affiancare ai tour classici tradizionali, tour per fare conoscere posti nuovi di cui la Sicilia è ricca, ossia i borghi antichi, parecchi dei quali premiati dalla trasmissione televisiva “borghi più belli d’Italia”. Come, per esempio, Castelbuono, Gangi, le Petralie Soprana e sottana, Sambuca di Sicilia, Sperlinga, Scicli ecc. Borghi che attraverso i loro centri storici ci offrono uno spaccato della composita storia della Sicilia.
A tutto ciò si unisce il turismo rurale e gastronomico: le vie del vino, dell’olio, nonché il fitto calendario di importanti manifestazioni scaglionate nell’anno quali ad esempio “Il Mandorlo in Fiore” di Agrigento, “Taormina Arte” e le molte diecine di fiere, di sacre, di manifestazioni religiose, che tramandano tradizioni mai scalfite dal tempo e che annunciano una Sicilia tutta da scoprire.
Con questo vasto progetto, il CARSE vuole cimentarsi ed a breve stipulerà una convenzione con l’Assessorato dove saranno stabiliti termini e condizioni della collaborazione.
Un altro argomento affrontato durante la riunione è stato il museo regionale dell’emigrazione, dove intanto fare raccogliere e fare affluire il materiale prodotto dalle associazioni nel corso del loro lungo lavoro in mezzo agli emigrati. Stiamo parlando di documenti, pubblicazioni, oggettistica varia, che oggi è ancora possibile rintracciare negli archivi delle associazioni e non solo quelle che operano con sede in Sicilia, ma anche quelle che affondano le radici della loro attività fin dal XIX e XX secolo che sono nate all’estero, per tenere vicine le loro comunità.
A breve le associazioni del CARSE si riuniranno per elaborare l’ambizioso progetto da presentare all’Assessore e per avviare le nuove attività così come verrà previsto nell’accordo di collaborazione che verrà siglato in un prossimo incontro in tempi molto ravvicinati.




A Firenze per Ferragosto tornano i turisti europei

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unnamed 1Mascherine e distanziamento sociale per i turisti che sono tornati ad animare il centro di Firenze. E’ così che la città accoglierà i visitatori anche nel weekend di Ferragosto, nonostante le preoccupazioni per il repentino aumento dei contagi da Covid . Sono stati 61 i casi rilevati domenica, ma l’allarme che sembra già rientrato con i soli 8 casi di oggi.

Lunghe file davanti ai musei e monumenti Firenze, in prima linea nelle richieste di aiuto a favore delle città d’arte promosse dai sindaci al Governo, in questi giorni ha rivisto il suo centro popolarsi: turisti esclusivamente europei, piccoli gruppi, coppie o famiglie, hanno comunque dato vita a lunghe file davanti ai monumenti più importanti come il duomo. Colpa delle stringenti norme di sicurezza e degli ingressi contingentati, più che del numero di visitatori, ben lontano dalle cifre pre Covid.

Norme osservate scrupolosamente anche in bar e ristoranti  Norme applicate puntualmente, non solo dai grandi musei, primi fra tutti gli Uffizi, dove adesivi sul pavimento sono stati posti davanti ai più importanti capolavori per garantire il distanziamento di chi li vuole ammirare, ma anche dai tanti bar e ristoranti che in centro accolgono i turisti in sicurezza. E che sono osservate scrupolosamente, come confermano i dati sui controlli effettuati dalle forze dell’ordine: da inizio luglio, per circa un migliaio di persone e un centinaio di attività commerciali controllate quotidianamente, le infrazioni rilevate sono state minime.

Se l’allarme per il virus sembra non riguardare gli stranieri e chi lavora con il turismo, diverso è il discorso per la movida cittadina, che nelle scorse settimane aveva destato molte preoccupazioni per il rischio di una ripresa dei contagi. Una preoccupazione a cui l’amministrazione comunale ha risposto con una stretta sui controlli e con l’offerta di test sierologici direttamente nei luoghi più frequentati nella città.

Con agosto l’allarme sembra rientrato, complici le tante partenze che hanno ridotto sensibilmente il numero dei fiorentini. Anche molte attività commerciali approfitteranno per una breve vacanza, soprattutto nel centro storico. Nel resto della città, secondo Confesercenti, molti abbasseranno le saracinesche solo per pochi giorni: secondo le stime dell’associazione, negli ultimi 14 anni le ferie d’agosto dei commercianti del settore alimentare si sono più che dimezzate passando da una media di 20 giorni a quella attuale di 7/10 giorni: quest’anno causa il post lockdown, questo dato si è ulteriormente abbassato a 5/7 giorni. (AGI)