Un volo diretto Neos collega New York a Palermo

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448064773 10228555009274715 149981930438842397 nGiornata storica per l’aeroporto di Palermo!
È atterrato puntualissimo, il primo volo diretto della Neos Air da New York a Palermo, con un Boeing 787-9 Dreamliner.
Questo collegamento diretto, con 355 posti, sarà attivo due volte a settimana ed offre un viaggio confortevole di circa 9 ore e 20 minuti.
Questo volo Palermo – New York è una grande opportunità non soltanto per l’aeroporto di Palermo, capace di accogliere i giganti dell’aria, ma anche per la Sicilia. Sarà un’occasione per una contaminazione di culture e per un ulteriore richiamo al turismo delle radici, che diventa sempre più importante.
L’aeroporto di Palermo vive un momento positivo, con un aumento del 11% dei passeggeri nei primi 5 mesi del 2024 rispetto all’anno precedente.
Tony Di Piazza



Turismo: oltre 450 milioni di presenze in Italia nel 2023

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Il 2023 ha segnato un record storico nell’andamento del turismo in Italia: è quanto emerge dal Rapporto sull’andamento turistico in Italia, risultato dalle attività del Gruppo di Lavoro interistituzionale sul turismo “Alloggiati web”, costituitosi nell’ambito del Protocollo d’intesa “Sviluppo e valorizzazione dell’informazione statistica sul turismo” tra il Ministero del turismo e Istat.
In base ai dati raccolti, l’anno scorso sono stati registrati più di 134 milioni di arrivi e 451 milioni di presenze negli esercizi ricettivi presenti sul territorio nazionale. Si tratta dei valori più elevati osservati da sempre dalle rilevazioni sul turismo, superiori quindi ai livelli pre-pandemici del 2019: +3,0 milioni di arrivi (+2,3%) e +14,5 milioni di presenze (+3,3%).
Rispetto al 2022 si stima una crescita complessiva degli arrivi del 13,4% e delle presenze del 9,5%. A livello territoriale – si legge nel Rapporto – il maggior numero di presenze nel 2023 si registra nel Nord-est, dove si concentrano circa 177 milioni di presenze, pari al 39,2% del totale nazionale; seguono il Centro (24%) e il Nord-ovest (17,7%). La regione con il maggior numero di presenze è il Veneto (15,9% delle presenze nazionali), seguita dal Trentino-Alto Adige (12,4%), dalla Toscana, dalla Lombardia e dal Lazio (tutte di poco superiori al 10%).
La prima regione del Mezzogiorno è la Campania, con il 4,5% delle presenze nazionali (poco più di 20 milioni di presenze). In termini di variazioni rispetto al 2022, le regioni che registrano un incremento delle presenze superiore alla media nazionale (+9,5%) sono il Lazio (+25,3%), la Lombardia (+16,8%), la Sicilia (+13,9%), la Campania (+13,3%) e la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste (+11%); tali incrementi sono in parte determinati dalla ripresa dei flussi turistici nelle grandi città. Una crescita più contenuta, con valori inferiori a 3 punti percentuali, interessa le Marche (+0,6%), l’Abruzzo (+2,2%) e l’Emilia-Romagna (+2,7%)
Rispetto al 2019, cioè ai valori pre-pandemici, le regioni in cui le presenze turistiche sono aumentate maggiormente – con incrementi superiori al 10% e decisamente più ampi della media nazionale (3,3%) – sono il Lazio, la Lombardia e la Sicilia.
Non hanno ancora recuperato, invece, i livelli del 2019 solo sette regioni: il Molise (-2%), l’Emilia-Romagna (-2,9%), il Piemonte (-3,2%), la Toscana (-4,3%), la Campania (-8,7%), la Basilicata (-15,1%) e la Calabria (-18,3%).
Cresce soprattutto il settore extra-alberghiero
Rispetto al 2022, tra le due macro tipologie di alloggio turistico cresce maggiormente il settore extra-alberghiero. Gli arrivi e le presenze negli esercizi extra-alberghieri aumentano rispettivamente del 16,9% e dell’11%. Il settore alberghiero, invece, fa registrare incrementi leggermente più contenuti; gli arrivi sono infatti aumentati del 11,5% e le presenze del 8,1%.
A livello territoriale, l’incremento delle presenze nel comparto extra-alberghiero è superiore addirittura del 20% nel Lazio (31,5%), in Sicilia (25,2%), in Campania (22,8%) e in Lombardia (22,3%). Nel Lazio, inoltre, l’incremento delle presenze ha raggiunto valori superiori a +20% anche nel settore alberghiero.
Turismo straniero prevalente nel Nord-est, minoritario nel Sud
Dopo l’intervallo pandemico e immediatamente post-pandemico, nel 2023 la componente estera della clientela turistica torna ad essere prevalente rispetto a quella domestica: il 52,4% delle presenze negli esercizi ricettivi è rappresentata, infatti, da clienti non residenti in Italia. I turisti stranieri tornano, quindi, a superare quelli italiani, con un’incidenza addirittura superiore a quella registrata nel 2019 (la quota di presenze estere era pari al 50,5%).
I territori in cui la clientela straniera è fortemente prevalente rispetto a quella italiana sono la provincia di Bolzano/Bozen (70,6%) e le regioni Veneto (69,3%), Lazio (64,2%) e Lombardia (62%).
In tutte le regioni del Mezzogiorno, con la sola eccezione della Campania, la clientela turistica è rappresentata invece in maggioranza dalla componente domestica.
Orientate verso un turismo spiccatamente domestico sono soprattutto Molise, Abruzzo, Marche, Basilicata, Calabria, Emilia-Romagna e Puglia, dove oltre due presenze turistiche su tre (più del 69%) sono riferite a clienti italiani. (aise)




Ferrovia Retica, il capolavoro ingegneristico che attraversa un tratto di Alpi

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Composta da più tratte che collegano l’Italia alla Svizzera attraverso passi di montagna e bellissime vallate, ha una storia memorabile ed è entrata a far parte della World Heritage List dell’Unesco nel 2008 per la sua spettacolare particolarità.

Sempre attiva, la Ferrovia Retica è una vera e propria meta turistica, un’esperienza emozionante tra paesaggi unici da godere da una prospettiva senza pari.

Cos’è e dove si trova la Ferrovia Retica

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La Ferrovia Retica è una linea ferroviaria di montagna composta da più tratte, tra cui la Ferrovia dell’Albula e la Ferrovia del Bernina. Il loro percorso è spettacolare: partono dall’Italia, precisamente da Tirano, in provincia di Sondrio, e arrivano in Svizzera, a Saint Moritz, attraverso le Alpi svizzere.

Ad accompagnare i passeggeri lungo questo spettacolare percorso ci pensa l’amatissimo Trenino Rosso del Bernina, così chiamato per il colore dei suoi vagoni che spicca sullo sfondo spesso candido e innevato o dal verde rigoglioso. È il treno più alto d’Europa, pronto a scalare le Alpi senza l’uso della cremagliera. Importante meta fissa per i turisti, è ancora un mezzo di trasporto molto utilizzato per gli spostamenti locali.

La Ferrovia Retica non è una ferrovia qualsiasi: le sue rotaie, ultimate all’inizio del XX secolo, all’epoca assicurarono un enorme impatto socio economico sulle piccole comunità di montagna fino ad allora condannate a un lungo isolamento.

Storia e informazioni sulla Ferrovia Retica

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La Ferrovia Retica che solca i paesaggi del Bernina, a cavallo tra Italia e Svizzera, e dell’Albula fu inaugurata nel 1904. Nel 1888 i pionieri della ferrovia concretizzarono il progetto di una ferrovia di montagna innovativa: su iniziativa dell’olandese Willem-Jan Holsboer, fondarono la ferrovia a scartamento ridotto Landquart-Davos AG, nota anche come Schmalspurbahn Landquart Davos, che negli anni successivi ha subito numerosi ampliamenti.

Pochi anni dopo, con il primo convoglio datato 1909, venne ultimato anche il Bernina-Bahngesellschaft, meglio noto come Trenino del Bernina, il locomotore a dimensioni ridotte ancor oggi impegnato a solcare le Alpi svizzere.

Perché la Ferrovia Retica è Patrimonio Unesco

 Perché la Ferrovia Retica è Patrimonio Unesco

Questa Ferrovia a scartamento ridotto, al momento ancora considerata la ferrovia più alta d’Italia, è stata inserita nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco il 7 luglio 2008, in quanto perfetto esempio di tecnologia, ingegneria e architettura, una rarità spettacolare in cui l’intervento umano si è perfettamente integrato in un paesaggio di alta montagna, creando uno dei percorsi più spettacolari del mondo.

La Ferrovia Retica, con il suo trenino Bernina Express, è una delle 3 riconosciute nella lista dell’Unesco: le altre si trovano in Austria e in India.

Cosa vedere lungo la Ferrovia Retica: 7 percorsi e fermate imperdibili

Bormio

Organizzare un viaggio e creare il proprio itinerario di visita personalizzato sul Trenino del Bernina è semplicissimo. Tra affascinanti fermate intermedie, visite ed escursioni a piedi e in bicicletta lungo la tratta è bene scegliere cosa vedere prima di iniziare il viaggio. Le tappe imperdibili sono, almeno, 7.

Tra le più amate troviamo il tour dell’Engadina, che parte nella valle dell’Albula, da Coira o Davos, e si inerpica verso Saint Moritz. Qui è possibile fare visita al Museo Segantini o una passeggiata sul lago di Saint Moritz, per poi proseguire verso Zernez, la porta del Parco Nazionale Svizzero.

Tra le fermate più interessanti spicca anche Poschiavo, un antico e affascinante borgo a 1014 metri di altezza in cui passeggiare tra le chiese, i palazzi ottocenteschi e le meravigliose dimore borghesi. Irrinunciabile la Via degli Spagnoli, con le sue ville liberty.

Pontresina merita uno stop: è nota come capitale alpinistica dell’Engadina, perché vi prese il via la prima spedizione alla conquista della cima del Bernina nel 1850. Una passeggiata in paese e una visita al Museo Alpino, posto in un’antica dimora engadinese, vi affascineranno.

Preparatevi a farvi ammaliare dalla fermata Ospizio Bernina, con un panorama da cartolina. A 2.253 metri di quota, è il punto più̀ alto del viaggio con i suoi laghi, gli alti pascoli alpini e lo spettacolare ghiacciaio del Cambrena. Durante la bella stagione è possibile apprezzare il percorso didattico del Lago Bianco, che racconta la storia dell’energia elettrica.

Da ammirare, alla stazione di Alp Gruem spiccano il laghetto Palù e la cima del Piz Palù.

Con il Trenino Rosso è possibile raggiungere anche il Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia: con una ricca flora e una tipica vegetazione alpina, custodisce numerose marmitte dei giganti, un gioiello della natura frutto di glaciazioni millenarie.

Tra i percorsi più utilizzati c’è il Sentiero Avventura della ferrovia Albula, che copre le tratte fra Preda, Bergün e Filisur, considerate fra le più spettacolari al mondo.

Che viviate in Lombardia o siate qui di passaggio, una gita lungo la Ferrovia Retica è un’ottima idea per trascorrere una giornata diversa dal solito, certamente immersi nella meraviglia di un paesaggio senza eguali.

italia.it




Alberobello, la capitale dei Trulli che ti farà vivere una favola

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20210518131932 gettyimages 627087300La capitale dei trulli, straordinarie testimonianze di edilizia in pietra a secco a lastre dal tetto a forma conica o piramidale, vi incanterà con una distesa di oltre 1.500 trulli che dal 1996 sono entrati di diritto nella World Heritage List dell’UNESCO.

L’intera Valle d’Itria si caratterizza proprio per la presenza di queste pittoresche costruzioni che affondano le proprie radici nell’era preistorica, ma è proprio ad Alberobello che si trova la massima concentrazione di esemplari meglio conservati.

Il clima mediterraneo, l’eccellente offerta ricettiva e un’armonia architettonica senza eguali rendono questa cittadina la meta ideale per i visitatori alla ricerca di un’atmosfera che non è stata intaccata dal passare del tempo. Vi è venuta voglia di partire alla scoperta di queste meraviglie?

Storia e curiosità su Alberobello

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La storia di Alberobello non è così antica come si potrebbe pensare. La cittadina così come possiamo ammirarla oggi nacque sul finire del XIV secolo per volontà dei Conti di Conversano, proprietari terrieri che affidarono la gestione del territorio ad alcuni contadini. La legge del Regno di Napoli prevedeva il pagamento di un tributo per ogni nuovo villaggio edificato e, secondo alcuni studi, i trulli sono il risultato di uno stratagemma architettato per non pagare quelle tasse.

L’aspetto di queste costruzioni doveva essere volutamente precario per dare l’idea di edifici facilmente demolibili nel caso di un’ispezione. Dopo un primo insediamento di circa 40 trulli, nel 1620 ci fu una importante espansione. Solo nel 1797 Alberobello fu liberata da ogni richiesta tributaria e dalla servitù feudale dei Conti su decisione Ferdinando IV di Borbone, re di Napoli. Ma la tradizione dei trulli non si è mai interrotta.

Cosa vedere ad Alberobello: i 7 luoghi imperdibili

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Le dimensioni contenute del centro storico fanno di Alberobello un centro facilmente visitabile. Tutti i luoghi da non perdere si trovano a brevi distanze e comunque percorribili a piedi, tra suggestive viuzze e scorci da fotografare. Ecco cosa potete visitare ad Alberobello in 7 tappe:

  • Partiamo dal Trullo Sovrano, situato nella parte settentrionale della città: è l’unico trullo a due piani del paese ed è allestito con mobilio originale dei primi del Novecento.
  • Si passa poi a Rione Monti, il quartiere più esteso e famoso di Alberobello con circa 1.000 trulli: qui vi potreste perdere alla ricerca della foto perfetta. Volete un’ispirazione? Andate a vedere i Trulli Siamesi, due coni fusi centralmente che, secondo la leggenda, simboleggiano la storia di amore e odio che travolse due fratelli.
  • È la volta del Rione Aia piccola, il quartiere più piccolo del centro storico di Alberobello. Qui si trovano circa 400 trulli ad uso residenziale. Visitatelo, ma non aspettatevi di trovare negozi o locali.
  • Andate poi alla ricerca di Casa Pezzolla, un complesso di 15 coni comunicanti tra loro che ospita il Museo del Territorio. Potete visitarlo gratuitamente. Imperdibile anche Casa D’Amore, una casa storica del 1797, primo edificio costruito dopo che Alberobello fu liberata da ogni richiesta tributaria dal re di Napoli.
  • Il Belvedere Santa Lucia, infine, è il punto di osservazione più suggestivo della città. Visitatelo al tramonto per scattare foto da sogno.3 idee su cosa fare ad Alberobello.
  • 3 idee su cosa fare ad Alberobello

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Malgrado le sue dimensioni contenute, Alberobello è una cittadina che offre tantissime opzioni. Potete passeggiare e perdervi tra i vicoli inseguendo odori e colori. Oppure, seguire 3 preziosi consigli su cosa fare ad Alberobello.

Tanti trulli sono visitabili all’interno, ma solo il Museo del Territorio vi darà un esempio chiaro dell’evoluzione della cultura architettonica di Alberobello. La parte su due piani con facciata alta e stretta sormontata da timpano triangolare rappresenta le costruzioni più recenti. Da lì potete passare alla parte più antica, formata da organismi semplici e di piccole dimensioni, tutto in un unico complesso formato da 15 trulli comunicanti.

Passeggiate tra i negozietti di souvenir e le botteghe di artigianato locale fino a raggiungere la sommità della collina lungo Via Monte San Michele. Vi aspetta la pittoresca chiesa a trullo di Sant’Antonio da Padova, unica al mondo. Fu costruita nell’arco di 14 mesi nel 1927 e profondamente trasformata negli anni 60.

Se volete immergervi nel fascino di Alberobello, la cosa migliore da fare in città è un tour dei trulli, magari aiutati da una guida che vi svelerà segreti impossibili da scoprire in altro modo. Se preferite girare in autonomia potrete contare sulla gentilezza dei commercianti, sempre disponibili a farvi ammirare queste insolite costruzioni dall’interno.

Cosa mangiare ad Alberobello: 4 specialità

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Passeggiare nel centro storico di Alberobello regala enormi soddisfazioni. Se all’ora di pranzo vi volete concedere una pausa e regalarvi una food experience che non dimenticherete, dovete scegliere con cura le cose da mangiare ad Alberobello:

  • noi vi suggeriamo di cominciare con le deliziose orecchiette pugliesi condite con cime di rapa e alici salate.
  • Proseguite il pasto con il secondo piatto più famoso della Valle d’Itria: le bombette di carne, piccoli involtini di maiale ripieni di formaggio e aromi.
  • Da assaggiare anche le pettole, sfiziose palline di pasta lievitata fritte in olio bollente. Tipici delle festività natalizie, possono essere consumate anche mentre si passeggia.
  • Concludete con la frutta, provando le barattiere, frutti estivi dalla polpa croccante che danno un’immediata freschezza al palato.

da italia.it




Bandiere Blu 2024, la classifica delle spiagge più pulite d’Italia

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immagine a 4 per il sito 22 1024x576Salgono a 236 le località costiere premiate, sono dieci in più rispetto allo scorso anno, che quest’estate potranno far sventolare le Bandiere Blu assegnate dalla ong Fee, Foundation for environmental education. Il totale delle spiagge che si fregeranno del vessillo arriva a 485 che rappresentano l’11% circa delle spiagge premiate a livello mondiale.

Ottenere il riconoscimento non è facile visto che per concederlo la Fee richiede il rispetto di 32 criteri, uno in più rispetto allo scorso anno: quello dell’impegno sociale e dell’inclusività. La purezza delle acque resta comunque il criterio principale e la certificazione, relativa agli ultimi quattro anni, deve arrivare dalle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente. Con il mare azzurro ad essere premiati sono quindi anche il turismo sostenibile, la funzionalità degli impianti di depurazione, la gestione dei rifiuti, la presenza della raccolta differenziata, la valorizzazione del territorio e le iniziative che i comuni mettono in campo per una migliore vivibilità delle località turistiche nei mesi di vacanza.

REGINA ANCORA UNA VOLTA LA LIGURIA

Anche quest’anno si riconferma prima la Liguria che segna 2 nuovi ingressi ma perde due Bandiere, confermando quindi 34 località; la Puglia a seguire sale a 24 con 3 nuovi Comuni e un’uscita mentre seguono a parimerito con 20 Bandiere la Campania e la Calabria, con un riconoscimento in più ciascuna. Al quarto posto le Marche che ricevono 19 Bandiere Blu, mentre scende a 18 la Toscana che perde un Comune. La Sardegna conferma le sue 15 località e anche l’Abruzzo sale a 15 grazie a un nuovo ingresso, la Sicilia raggiunge 14 Bandiere con tre nuovi ingressi, il Trentino Alto Adige sale a 12, il Lazio resta a 10. L’Emilia Romagna ha 9 località e sono state riconfermate le 9 Bandiere del Veneto. La Basilicata ha sempre le sue 5 località, e sempre 5 sono i Comuni in Piemonte che ottengono le Bandiere. La Lombardia conferma 3 Comuni, il Friuli Venezia Giulia mantiene le sue 2, come il Molise. Sui laghi quest’anno le Bandiere Blu sono 23, con 2 novità.

LE NUOVE SPIAGGE PREMIATE E QUELLE NON RICONFERMATE

Ecco tutti i nuovi ingressi in classifica (sono 14): Ortona (Abruzzo), Parghelia (Calabria), Cellole (Campania), Borgio Verezzi (Liguria), Recco (Liguria), Porto Sant’Elpidio (Marche), Lecce (Puglia), Manduria (Puglia), Patù (Puglia), Letojanni (Sicilia), Scicli (Sicilia), Taormina (Sicilia), Tenno (Trentino Alto Adige), Vallelaghi (Trentino Alto Adige). Quattro i comuni non riconfermati: Ameglia (Liguria), Taggia (Liguria), Margherita di Savoia (Puglia) e Marciana Marina (Toscana).

Agenzia DIRE – www.dire.it




Campania, mare da cartolina e sapori da capogiro

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Ricca di arte e storia, caratterizzata da clima dolce tutto l’anno e da un mare da cartolina, invidiata in tutto il mondo per la sua eccezionale cucina tradizionale e amata per la sua ospitalità: lasciatevi sedurre dalla Campania, terra dai colori intensi e dalle coste punteggiate di baie, insenature e pareti rocciose, che vi riempirà gli occhi e il cuore.

Origini e cenni storici sulla Campania

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Le prime presenze dell’uomo in Campania risalgono al Paleolitico medio, ovvero all’epoca dell’uomo di Neanderthal, poi – era il I millennio a.C. – fu abitata da alcune popolazioni di ceppo indoeuropeo come gli Osci, gli Aurunci, gli Ausoni, i Sidicini e i Sanniti, infine arrivarono gli Etruschi, a occupare l’Agro campano, e i Greci, che fecero della fascia costiera una colonia.
Il principale centro etrusco fu Capua, mentre i primi insediamenti greci fecero nascere centri come Pithecusa (Ischia), Kyme (Cuma), Parthenope prima e Neapolis poi (Napoli), Dikaiarcheia (Pozzuoli) e Poseidonia (Paestum).
Così la Campania divenne un centro culturale tra i più importanti della Magna Grecia.

Nella storia della regione le eruzioni del vulcano Vesuvio furono frequenti: la più violenta fu quella del 79 d.C., che provocò la distruzione delle città di Ercolano, Pompei, Stabia e Oplontis le cui rovine, rimaste sepolte sotto strati di pomici, costituiscono oggi un’area archeologica di grandissimo valore.

Fu di particolare importanza anche l’ascesa della dinastia normanna, durante la quale la Campania visse un periodo di unità politica sotto il Regno di Sicilia. Successivamente, con il susseguirsi delle dinastie degli Angioini, degli Aragona e soprattutto dei Borboni, il Regno di Napoli divenne uno dei principali poli economici, culturali e artistici d’Europa.

Le città principali della Campania

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Non è facile scegliere da dove cominciare a scoprire le numerose meraviglie di questa regione, anche se partire da Napoli è quasi un obbligo: sorta all’ombra del Vesuvio, che merita almeno un’escursione, e bagnata dalle acque dell’omonimo golfo, è una delle città più visitate e amate al mondo.

Impossibile stare qui e non vedere le sue aree archeologiche – Pompei, Ercolano e Campi Flegrei – o non fare una visita al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che custodisce parte dei più preziosi reperti del suo passato.
Terza città più popolosa d’Italia, caratterizzata da una grandissima varietà paesaggistica, Napoli ha un centro storico che è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO grazie alla grande quantità di edifici di valore inestimabile, a partire dal Palazzo Reale che per secoli è stato il centro del potere di tutta l’Italia meridionale, e dal Castel dell’Ovo, il più antico forte della città.

Non dovreste perdere neppure Salerno, porta d’ingresso alla stupefacente Costiera Amalfitana. Nota nel mondo per aver dato origine alla Scuola Medica Salernitana, prima istituzione medica d’Europa, ha un ricco centro storico e una lunga passeggiata sul mare. Nel suo golfo troverete la stupefacente Paestum che, con i suoi templi, è oggi Patrimonio dell’UNESCO poiché sito archeologico meglio conservato.

Caserta è un altro importantissimo punto di interesse, meta di un turismo attirato dal suo notevole patrimonio artistico, storico e culturale: qui vedrete magnifiche chiese, palazzi e abbazie, ma soprattutto vedrete la Reggia di Caserta.
Patrimonio UNESCO, fu edificata per volontà di Carlo Borbone che affidò il compito all’architetto Luigi Vanvitelli ed è uno dei complessi architettonici più grandi in Europa.

Cosa vedere in Campania: 6 tappe imperdibili

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Partite dal Cilento, nella provincia di Salerno, che vi conquisterà sia per la costa che per il panorama. Il suo territorio rientra in buona parte nel Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni che tutela il ricco patrimonio naturalistico della zona.

Non perdete l’Isola di Ischia, diventata celebre negli Anni 50 grazie all’imprenditore Angelo Rizzoli e amatissima a livello internazionale per le sue bellissime spiagge e le sue acque termali.

A proposito di luoghi esclusivi, dovreste certamente visitare Capri, la destinazione più ricercata dai vip che amano fare bagni di folla nei bar della famosa piazzetta.
Tra negozi di grandi brand e costosi ristoranti, locande e artigiani, Capri offre una visuale mozzafiato sui Faraglioni, sul Golfo di Napoli e su quello di Salerno.

Tappa irrinunciabile è l’intera Costiera Amalfitana, che si estende tra il Golfo di Napoli e il Golfo di Salerno e comprende 15 comuni della provincia di Salerno, tra i quali la meravigliosa Amalfi.
Un vero e proprio balcone naturale che si affaccia sul mare blu e le pendici dei monti Lattari, tra spiagge e terrazze coltivate ad agrumi, viti e ulivi.

Gli amanti della storia non resteranno certo delusi dalla Campania e potranno mettersi sulle tracce dell’antica civiltà romana, visitando la vasta area archeologica dei Campi Flegrei, nel golfo di Pozzuoli, o quelle magnifiche di Pompei ed Ercolano a Napoli.

I luoghi insoliti della Campania: 2 mete per i curiosi

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Se amate allontanarvi dagli itinerari turistici, cercate la Casina Vanvitelliana, una deliziosa costruzione dell’epoca borbonica in un’area destinata a caccia e pesca all’interno del parco sul lago del Fusaro, a Bacoli.

Altrettanto affascinante è il Giardino della Minerva, un orto botanico nel centro storico di Salerno che, durante il Medioevo, è stato un laboratorio didattico a cielo aperto per gli studenti della scuola medica salernitana.

I prodotti tipici della Campania: 5 delizie da assaporare

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Saporita e verace come sono i campani, la cucina di questa regione sa sedurre con gusto: vi dice niente la pizza?

Provate il pomodoro di San Marzano, di forma allungata e perfetto per i pelati e per la salsa di pomodoro, o il pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP, una varietà coltivata esclusivamente sulle pendici vulcaniche del Vesuvio.

Gli amanti del formaggio apprezzeranno il provolone del monaco, un formaggio a pasta filata dal gusto burroso, delizioso quanto la celebre mozzarella di bufala campana che tutto il mondo ci invidia.

Tante delizie per il palato, da innaffiare con gli apprezzatissimi vini del territorio: a partire dal Greco di Tufo, amatissimo bianco DOCG prodotto in otto comuni della provincia di Avellino.

Eventi in Campania: la Festa della Candelora

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Tra gli eventi che si tengono in Campania è particolarmente interessante la Festa della Candelora, una festa religiosa che ricorda la presentazione del Signore al Tempio e il rito di purificazione della Vergine Maria 40 giorni dopo la nascita di Gesù.

da italia.it




CREA: “Turismo delle Radici e promozione all’estero dei prodotti agroalimentari italiani”

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turismo radici e1614863459554 512x223“Turismo delle Radici e promozione all’estero dei prodotti agroalimentari italiani. Un focus sul settore olivicolo oleario”: è appena stato pubblicato il Rapporto di Ricerca curato da Sonia Ferrari e Tiziana Nicotera del Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche dell’Università della Calabria,e  da  Milena Verrascina e Barbara Zanetti, del Centro Politiche e Bioeconomia del CREA- Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria. “Questa ricerca sul Turismo delle radici nasce dall’idea di approfondire, oltre al fenomeno della promozione delle produzioni agroalimentari italiane, l’interesse delle attività olivicole dal punto di vista turistico e, in particolare, dal punto di vista di coloro che hanno legami profondi con l’identità culturale italiana. Il Turismo delle radici, che possiamo definire come una forma di turismo basata sulla ricerca delle proprie radici familiari e sul recupero dei luoghi e delle tradizioni, è un tema largamente approfondito dall’Università della Calabria che negli anni passati ha realizzato il Primo Rapporto sul Turismo delle radici in Italia. È un tema di grande interesse per il Centro di Ricerche del CREA che si occupa di Politiche e bioeconomia che analizza da molti anni il settore e le dinamiche territoriali delle aree a elevata vocazione olivicola”.  Lo spiega nella prefazione al Rapporto Milena Verrascina, responsabile di ‘Oleario’. La cornice entro cui è stata realizzata l’indagine è infatti il progetto ‘Oleario. Dove l’Italia lascia il segno’ nato nel 2021, nell’ambito del Programma Rete Rurale Nazionale, con l’obiettivo di “diffondere la conoscenza sul nostro patrimonio olivicolo-oleario, valorizzando il legame tra cibo, agricoltura, territorio, cultura e tradizione”. ‘Oleario’ è frutto di un lavoro congiunto di tre centri del CREA: il Centro di Ricerca Politiche e Bioeconomia, il Centro di ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura di Rende e il Centro di ricerca Alimenti e Nutrizione . “L’olivicoltura italiana è – sottolinea la responsabile di ‘Oleario’ –   un settore fondamentale della nostra economia, cultura e storia. Con una produzione seconda solo alla Spagna, l’Italia è il primo consumatore mondiale anche in ragione del fondamentale ruolo dell’olio nel nostro modello alimentare e nella dieta mediterranea. L’aspetto culturale non è meno rilevante di quello economico e questo è evidente anche nella composizione del paesaggio. Oltre un milione di ettari di superficie olivetata lungo la penisola regalano paesaggi diversificati”.  “Nonostante i diversi elementi di eccellenza evidenziati e il carattere multifunzionale dell’olivicoltura italiana, il settore soffre ancora la concorrenza di altri Paesi. È necessario  quindi – spiega  Milena Verrascina – poter contare su strategie di rilancio sia per il rinnovamento degli impianti, l’innovazione e l’ampliamento  delle produzioni che valorizzino la ricca biodiversità, sia per lo sviluppo delle esternalità positive in termini di paesaggio, mantenimento degli elementi culturali e storici, pregio ambientale e contrasto all’abbandono”. Ed è questo ambito che “si inserisce l’opportunità per le aziende olivicole di orientarsi verso l’offerta turistica, attività che offre all’impresa il duplice vantaggio di diversificare il reddito e migliorare il proprio posizionamento sul mercato e che consente di rivitalizzare territori, spesso marginali, che si distinguono per produzioni limitate, ma qualitativamente di rilievo, e che custodiscono valori e memorie comuni. Questi – ricorda Verrascina – sono luoghi da cui, un tempo, migliaia di italiani sono emigrati e oggi tornano per le loro vacanze con figli, nipoti e pronipoti per riscoprire le proprie radici tra il recupero dei ricordi e la ricerca di emozioni. Il recupero della storia, della memoria e delle tradizioni della propria terra natìa sono – osserva  – le principali motivazioni che inducono gli emigrati italiani, anche di seconda, terza e quarta generazione, a scegliere l’Italia come meta per le loro vacanze e per questo sono ritenuti anche gli elementi fondanti lo sviluppo del turismo delle radici”. “Il turismo delle radici ha in sé una forte componente emotiva legata ai ricordi vissuti e a quelli tramandati grazie al racconto dei propri familiari e delle persone del luogo di origine nell’ambito dei quali un ruolo di rilievo è ricoperto dalle produzioni agroalimentari. Da qui l’idea di approfondire il rapporto tra l’olio di oliva e il turismo delle radici in un momento in cui quest’ultimo vive una crescente attenzione e può rappresentare una opportunità per le aziende di produzione, facilitando – conclude Verrascina – il riconoscimento del giusto valore per un prodotto di eccellenza”. Il Rapporto di Ricerca è disponibile a questo link https://oleario.crea.gov.it/wp-content/uploads/2024/05/TURISMO_olivicolo-2023_def.pdf .  (Inform)




ABRACALABRIA, evento in Svizzera il 14 giugno

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20240507 142929 0000Da una parte, il Dipartimento Turismo della Regione Calabria (e non solo quello a dire il vero) dimostra platealmente e sistematicamente di non avere ancora capito cosa e quale sia la Calabria Straordinaria da privilegiare, raccontare e promuovere nel mondo, confondendo scientificamente la eventuale straordinarietà con tutto ciò che è invece sicuramente ordinario e per nulla competitivo su scala globale (come spiagge e tramonti, mare e montagne, albe ed orizzonti). Dall’altra, il vero progetto dei Marcatori Identitari Distintivi (MID) che resta la fonte, la genesi ed il solo perimetro di sviluppo di quello che doveva essere sin dal 2021 il lancio di Calabria Straordinaria, non solo continua ad essere spiegato e motivato con successo in tutti e cinque i continenti ma esso, anche grazie e soprattutto al supporto della rete di Casa Calabria International, continua ad essere letto, interpretato ed apprezzato come la vera riscrittura della narrazione turistico-esperienziale e competitiva della Calabria che, per usare sempre le parole del Presidente Roberto Occhiuto, l’Italia ed il mondo ancora non si aspettano.
A ribadire quella che sta diventando probabilmente la più grande contraddizione della promozione turistica regionale, con eventuale relativa distrazione di risorse finanziarie, è Lenin Montesanto, Program Manager della Cabina di Regia regionale sui MID e che nel maggio 2023 ha consegnato ufficialmente alla Fondazione Calabria Film Commission, la prima mappatura dei Marcatori Identitari Distintivi, nell’ambito di un programma più ampio, già finanziato con oltre 3 milioni di euro per due annualità, destinato ad internazionalizzare e destagionalizzare la Calabria inedita ed inesplorata, come destinazione esperienziale, non quella ordinaria di albe e tramonti.
A fare da contraltare alle iniziative molto discutibili del Dipartimento Regionale, che a questo punto non sembrano neppure allineate con i contenuti più volte ribaditi dallo stesso Presidente, è l’attenzione internazionale di qualità che invece sul progetto e sul metodo dei MID continuano a riservare prestigiose riviste culturali e turistiche, associazioni, attori e promotori sociali e culturali ed in generale la grande rete delle comunità di italo-discendenti e calabresi residenti nel mondo.
Dopo lo speciale dedicato ai MID dalla prestigiosa rivista francese Radici, dopo il contributo dello stesso Montesanto ospitato nella sede dell’Istituto Italiano di Cultura a Pechino, le interviste e gli approfondimenti su radio, tv e riviste di settore negli Usa ed in Sud America, il racconto diverso della Calabria extra-ordinaria è stato protagonista anche in Svizzera, ospitato da L’ECO, famoso settimanale d’informazione fondato nel 1966 e importante punto di riferimento per la comunità italiana in Svizzera. E proprio nel Paese elvetico, a Marina Lachen, Montesanto è stato invitato da Casa Calabria International presieduta da Innocenza Giannuzzi e dal coordinate della città  elvetica Cosimo La Torre ad intervenire sui Mid il 14 giugno, insieme all’attrice Annalisa Insardà ed a Pino Ambrosio, autore del libro Ferramonti, storia di una vita.
Lo sapevate – esordisce l’editoriale su L’Eco – che in Calabria è stata inventata la chirurgia plastica, con i fratelli Vianeo che nel loro studio a Tropea nel ‘500 hanno ricostruito nasi di mezza Europa; che nello stesso secolo il matematico Luigi Lilio di Cirò progettava la riforma di quello che divenne il Calendario Gregoriano oggi diffuso in tutto il mondo; che a metà ottocento il musicista Alfonso Rendano inventava il terzo pedale al pianoforte; che a Corigliano-Rossano è conservato il Codex Purpureus Rossanesis, il più antico manoscritto onciale greco sulla vita di Cristo ed al cui interno è presente, tra gli altri, anche la più antica rappresentazione de L’Ultima Cena, più attendibile di quella ben più famosa di Leonardo da Vinci?
TROPEA NON È SOLO MARE. È, questa, l’affermazione, che può essere estesa a tutta la Calabria ordinaria appunto, che dà il titolo alla copertina del n.46 della Rivista diffusa nel Paese elvetico e che va alla scoperta del volto non estivo della destinazione esperienziale Calabria.
E lo sapevate – prosegue il racconto diverso e sganciato da cliché paesaggistici – che a Crotone, nella Scuola fondata da Pitagora, prese forma il celeberrimo Teorema a lui attribuito; che a Locri hanno vissuto Nosside, la prima ed unica poetessa d’Occidente e Zaleuco il primo legislatore occidentale; e che è calabrese anche Giovanbattista Palatino, il calligrafo più celebre del Rinascimento, autore del manuale di scrittura più stampato della storia ed al quale è dedicato uno dei caratteri più usati al mondo; oppure che a Ferramonti si trova il Campo di Concentramento aperto nel 1940, il più grande kibbutz del continente europeo e dove non è mai morto nessuno?
Ecco, questi appena indicati, sono soltanto alcuni dei Marcatori Identitari Distintivi (MID) della Calabria Straordinaria, extra-ordinaria appunto perché inedita ed inesplorata; quella Calabria che – rimbalzano sempre le parole del Presidente Occhiuto – l’Italia ed il mondo non si aspettano. Di MID ne sono stati già mappati 100 e la loro promozione – spiega e conclude Lenin Montesanto intervistato sulla Rivista – dovrà rappresentare la strada maestra per destagionalizzare ed internazionalizzare la Calabria come destinazione esperienziale. – (Fonte: Comunicazione Istituzionale/Strategica – Lenin Montesanto Comunicazione & Lobbying).



Gran Sasso, le mille vie dell’arrampicata in Abruzzo

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20220210114847 gran sasso abruzzo photo by valerio mei shutterstock 2076489931In Abruzzo l’Appennino mostra il suo lato “dolomitico”, la montagna è imponente, aspra roccia che si presta alla passione degli arrampicatori, i percorsi sono vari e infiniti. E quando arrivate lassù, lo sguardo è libero di spaziare dai monti agli altipiani fino al mare.

Il massiccio del Gran Sasso, sul dorsale orientale dell’Appennino Abruzzese, è costituito da roccia calcarea, tra le più adatte per gli appassionati di arrampicata sportiva e bouldering. Il panorama è vario e le vie di salita disegnano una mappa fittissima. Il mondo di roccia comprende la via ferrata Brizio e la via ferrata Ventricini, il Sentiero del Centenario e la Ferrata Danesi, i percorsi sul Corno Grande e sul Corno Piccolo e altri numerosi itinerari.

Due Corni, mille itinerari

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Qualsiasi sia la vostra scelta, l’esperienza non può dirsi completa senza l’esplorazione del Corno Grande e del Corno Piccolo, con pareti grandiose e spettacolari dal punto di vista del paesaggio. Il Corno Grande, con i suoi 2.912 metri, è la cima più elevata del Gran Sasso, nonché dell’Appennino, e la Conca del Calderone sulla quale si erge è il ghiacciaio più a Sud d’Europa.

Qui, come sul Corno fratello minore, gli itinerari per arrampicata e alpinismo sono di tutti i tipi e di tutte le difficoltà ed è possibile accedere alle partenze sia da Nord sia da Sud. Lo scenario non vi lascerà indifferenti: pareti bianche e rosate, creste affilate e fessure strapiombanti. Potrete ammirare le cime circostanti e, nelle giornate limpide, anche l’altipiano delle Rocche e Campo Imperatore, la Maiella e il Terminillo, i Monti della Laga e la catena dei Sibillini, il Lago di Campotosto. Da lontano occhieggia il Mar Adriatico, nei tratti compresi tra San Benedetto del Tronto e Vasto.

Il Piccolo Tibet

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Molte delle vie del Gran Sasso partono dalla località di Campo Imperatore, un luogo da non mancare. Un altipiano tra i 1.500 e i 2.100 metri di quota che il grande orientalista e alpinista Fosco Maraini definì il Piccolo Tibet, per la similitudine con gli straordinari scenari visti nel Paese asiatico. Qui siamo all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, dove l’accesso è garantito tutto l’anno dalla funivia del Gran Sasso, fondamentale d’inverno quando la neve impedisce la viabilità in macchina. Si passeggia nel territorio costellato di laghetti e si incontra anche un osservatorio astronomico equipaggiato di un potente telescopio per guardare il cielo da vicino. Il Giardino Botanico Alpino Vincenzo Rivera è per gli amanti della particolare flora montana. L’anello completo intorno all’altopiano è il più lungo d’Italia: 300 km.

A tu per tu con camosci, arvicole e falchi

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Da queste parti non è raro incrociare qualche esemplare di camoscio appenninico, una specie protetta che grazie alla tutela ha potuto di recente ripopolarsi. Osservateli in silenzio, per non impaurirli e indurli alla fuga. D’estate il camoscio cerca le praterie in altitudine, ma in inverno, quando la neve è abbondante, lo vedrete scendere verso i boschi. Mentre vi arrampicate sulle rocce potreste avere come compagna un’arvicola delle nevi e il mammifero vi seguirà fino ai bivacchi in cerca di cibo. E se alzate lo sguardo, avvisterete falchi, coturnici e gracchi alpini. Incontri che costituiscono un motivo di fascino in più, in questo ambiente selvaggio costellato di picchi, boschi, cascate, laghi e anfiteatri glaciali.

Studiate il percorso, scegliete l’estate, evitate i weekend

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Prima di cominciare, siate certi di avere la situazione sotto controllo, per godervi un’arrampicata indimenticabile in tutta sicurezza. Quindi, studiate il vostro percorso con scrupolo e prudenza, tenendo conto che alcune pareti sono per praticanti molto esperti. Chiedete informazioni e consigli sulle vie presso i tanti rifugi e bivacchi e privilegiate l’estate per affrontare le pareti, in particolare i giorni feriali, meno affollati. A qualunque livello siate, consultate guide e scuole, che offrono corsi di arrampicata per tutti. Fate attenzione a rispettare la natura, la sua fauna e flora. Non lasciate segni del vostro passaggio, mantenendo incontaminato l’ambiente.

da italia.it




Il Gargano in bicicletta, la costa settentrionale

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1600x1000 gargano hero 1Capita raramente di vedere tanta varietà naturalistica tutta concentrata in un unico territorio. Così è il Gargano, detto lo “sperone d’Italia” per la sua posizione tanto particolare da sembrare un lembo di terra trasportato dal vento da chissà che lidi lontani. Qui ogni esplorazione è impreziosita da un panorama fatto di coste frastagliate, scogliere bianchissime, un mare color dello smeraldo, pinete con una varietà infinita di habitat e anche luoghi mistici e spirituali.

Rispetto alla costa meridionale, la parte settentrionale del Gargano è più selvaggia e meno appariscente. Qui, al di fuori del periodo da giugno a settembre, troverete soprattutto pace e tranquillità. Distese di spiagge di dune e sabbia finissima si perdono a vista d’occhio e la cornice naturalistica è di un’affascinante bellezza, sia che la si guardi da sdraiati in spiaggia sia dall’alto dei borghi arroccati, magari dissetandosi con una limonata del Gargano Igp. Non servirebbe molto altro e invece il Gargano, territorio protetto dal Parco nazionale del Gargano, è anche il paradiso per gli amanti della natura, esploratori, birdwatcher con il binocolo al collo e praticanti di sport. I cicloamatori in particolare gioiranno, perché la bici è il modo migliore per respirare l’essenza del luogo con le calette deserte, gli scorci, i luoghi solitari e silenziosi e i piccoli borghi da scoprire pedalata dopo pedalata. Gli itinerari possibili sono diversi e di varia difficoltà, qui proponiamo un percorso da Peschici al lago di Lesina. Si raggiunge Rodi Garganico, si segue il lungo rettilineo che lambisce il lago di Varano, e passando da Foce di Varano, un tempo villaggio di pescatori e oggi vivace porticciolo turistico, si arriva a Foce di Capoiale, un caratteristico porto canale dove godersi il panorama sul lago con le montagne sullo sfondo e osservare la vita dei pescatori e gli stenditoi delle reti. Volendo è possibile compiere una variante che gira tutto intorno al lago di Varano, altrimenti si prosegue dritto fino al lago di Lesina.

Giorno 1

Peschici

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A Peschici si è accolti da uno spettacolo perfetto. Se si arriva di giorno, si rimane sbalorditi dalla vista delle case bianche a griglie, affastellate una all’altra per stare aggrappate a una rupe di 90 metri a picco sul mare. Se si arriva la sera, si resta incantati dal gioco di luce e riflessi della cittadina che si specchia sull’acqua. E poi, di fronte alle case, si apre l’ampia e sabbiosa baia di Peschici, che fuori dall’alta stagione è un luogo poco frequentato. Qui, nell’antica Pesclizzo di fondazione slava, la cosa migliore da fare è godersi la passeggiata lungo la spiaggia fino al porto e poi salire le scale che portano in città, dove si affacciano già i primi murales a catturare l’attenzione. Ce ne sono con ritratti, con barche o con viste sul mare, uno è dedicato all’artista metà pugliese e metà istriano, Romano Conversano, che si innamorò di Peschici tanto da acquistare e restaurare il castello per farvi il proprio atelier. L’opera è di tre artisti, Silvestro Regina, Day Gilles Thrinh Dinh e Michel Xhavo, che nella calda estate del 1993 furono ospiti del castello: per riqualificare l’area dall’incuria e dalla discarica sottostante, realizzarono un murale lungo il recinto del castello. Per il panorama affacciatevi al belvedere nei pressi del castello e da qui scegliete di passeggiare lungo le vie principali, via Castello e via Colombo in direzione della città nuova, oppure inerpicatevi su per i tortuosi e stretti vicoli. Tra le case con i caratteristici tetti a semibotte, gli archi e le chiese del borgo vecchio, aleggia un’aria antica e mediterranea, un po’ di Grecia e un po’ di Tunisia, e vi si affacciano tanti negozietti e ristorantini piacevoli. Alle spalle del porticciolo, invece, si trova l’abbazia di Calena, anzi i ruderi di quel che ne rimane, ma che ne testimoniano l’importanza nel Medioevo.

Rodi Garganico

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Da Peschici si imbocca la strada costiera che attraversando la pineta Marzini, che conduce alla bella spiaggia delle Tufare, si fa pianeggiante nel tratto da San Menaio a Lido del Sole, tranne per una breve salita fino a Rodi Garganico. Cittadina molto pittoresca anche se meno ricca delle sue due sorelle Peschici e Vieste, Rodi Garganico è posta su una scogliera a picco sul mare con le case di un bianco brillante che si stagliano contro il blu, una ragnatela di vicoletti tortuosi, che talvolta scendono fino al mare, ripide scale, archi e palazzi nobiliari. Da vedere sono le chiese S. Nicola di Mira, Ss. Pietro e Paolo, la più antica della città, e il barocco Santuario della Madonna della Libera.

Non perdetevi i bellissimi giardini coltivati ad agrumi che punteggiano la città, che si trova al centro di una zona di produzione degli agrumi, con limoni che si perdono a vista d’occhio anche verso l’entroterra (in particolare il limone di Femminiello del Gargano Igp). E se in passato gli agrumi erano la maggiore fonte di reddito della località, oggi Rodi è rinomata soprattutto per il turismo balneare e non c’è da stupirsene vista la distesa di spiagge sabbiose che continuano sia a levante che a ponente del borgo. La spiaggia di San Menaio, ad esempio, con la sua sabbia finissima si allunga per oltre due chilometri e mezzo fino al borgo.

Giorno 2

Lago di Varano

Da Rodi Garganico, tra torri di avvistamento e caratteristici trabucchi, si va verso il lago di Varano. Viste dall’alto, le sue acque si confondono con quelle del mare, ma a separarle dall’Adriatico c’è un cordone sottile di 10 chilometri lungo cui si srotola la strada costiera percorribile in bici. La strada che corre sull’istmo lambisce una spiaggia di sabbia finissima chiamata Isola di Varano, divenuta riserva naturale nel 1977 per le sue dune costiere, gli eucalipti monumentali, le pinete e i pini marittimi. Dovete immaginarlo, più che come un vero lago, come una laguna salmastra, con un ambiente di macchia mediterranea, con dune e migliaia di uccelli acquatici, stanziali e migratori. La laguna è percorribile in bici con un tracciato ad anello disegnato lungo le sponde bordate da canneti, ulivi e pinete, con le montagne che si scorgono in lontananza.
Da vedere nei pressi della laguna c’è la suggestiva Grotta di S. Michele, legata al culto dell’arcangelo e la cui acqua che stilla dalle pareti è ritenuta miracolosa per la vista. Un altro luogo a cui vengono attribuiti poteri miracolosi, questa volta per la siccità, è il santuario del SS. Crocifisso, sulla riva orientale del lago. Sul bacino sorge infine Cagnano Varano, abbarbicato a un roccione che domina il lago con una vista che spazia fino al mare.

Lago di Lesina

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Si pedala ancora tra terra e acqua, lungo tranquille strade secondarie verso la tappa finale, il lago di Lesina. Lungo il percorso potrete ammirare antiche torri di avvistamento, come Torre Calarossa e Torre Mileto. Più piccolo e decisamente meno profondo del lago di Varano ma non meno affascinante, il lago di Lesina è separato dal mare dal Bosco Isola, una striscia di sabbia, dune e macchia mediterranea lunga 22 chilometri. Le sue acque sono poco profonde, pescose e placide, solo lievemente increspate dal passaggio dei sandali, le tipiche imbarcazioni in legno dei pescatori. La scenografia del luogo viene completata dalle traiettorie dei kitesurf che scivolano sull’acqua, da quelle del volo degli uccelli e dalle sagome delle palafitte di legno che si specchiano sulla laguna e a cui sono appese le reti da pesca. La parte orientale del lago è protetta dalla Riserva naturale Lago di Lesina, istituita nel 1981 come zona di ripopolamento animale: qui vivono indisturbati tantissimi uccelli. Da Lesina parte una passerella di legno sull’acqua che permette di raggiungere l’isolotto di Clemente, un tempo insediato da una piccola abbazia del XII secolo, eretta sulle fondamenta di un’antica villa romana.

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