Italia a prezzi primaverili, è più conveniente delle altre mete europee

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enit viaggi vacanze immagine20Prezzi di primavera, Italia competitiva più di altre destinazione di solito ritenute low cost come la Grecia e Slovenia. I dati rilevati dall’Ufficio Studi Enit con Remtene restituiscono un quadro di totale attrattività del costo del soggiorno per la settimana dei ponti fino al 5 maggio: se nelle città d’arte il prezzo medio di una doppia in hotel di categoria medio-alta conviene più delle capitali di altre nazioni europee sui 244 euro (241 euro in Spagna), così come al mare (158 euro in Italia, 154 euro in Slovenia), sui laghi il prezzo della stessa doppia si attesta in media a 165 euro contro i 202 della Svizzera. Lo stesso vale in montagna con un prezzo medio di 169 euro in Italia contro i 216 dell Svizzera e i 200 euro dell’Austria. Sui B&B la competitività dell’offerta italiana è ancora più evidente: nelle città d’arte l’Italia è al quarto posto dopo Svizzera (136 euro), Benelux, e Austria con 124 euro a doppia, quarta anche per il lago con 120 euro a camera (dopo Svizzera a 144 euro, UK e Austria), ma è al mare che i prezzi italiani si distaccano maggiormente, con 107 euro a camera contro i 123 della Slovenia. Infine, anche in montagna il prezzo si attesta a 124 euro contro i 141 euro della Svizzera e i 131 euro dell’Austria. Nelle 2 settimane sono attesi in Italia 293 mila viaggiatori aeroportuali: oltre 235 mila passeggeri di provenienza internazionale, ossia l’80,3% del totale, ai quali si aggiungono circa 58 mila italiani (19,7%). (Fonte: Ufficio Studi ENIT su dati Data Appeal). Nel complesso, la finestra di prenotazione dei voli (effettuata tramite GDS) è di 70 giorni, per un soggiorno che si estende in media fino a 9 notti.

Analizzando il dato giornaliero tra il 21 aprile e il 5 maggio, la maggiore parte dei flussi si concretizza il 22 aprile, con circa 30 mila arrivi negli aeroporti italiani che corrispondono al 10,2% del totale. E poi il 24 (22.110 arrivi) e il 25 del mese (20.793), per un’incidenza rispettiva superiore al 7%. Gli statunitensi continuano ad essere i visitatori più assidui. Per il periodo considerato, risultano confermate circa 32 mila prenotazioni aeree dagli Stati Uniti verso l’Italia, il 13,3% sul totale estero.  Il volo verso l’Italia viene prenotato 130 giorni prima della partenza, per una permanenza media di 12 notti. Si viaggia in coppia nel 57,6% dei casi, mentre le prenotazioni di un solo passeggero rappresentano il 24%”.

“Il turismo lento viaggia veloce. Promuoverlo non significa guardare al presente, ma soprattutto al futuro del settore. Questo segmento non è soltanto una tendenza in crescita, ma è diventato un pilastro strategico per lo sviluppo turistico dell’Italia.

Il Ministero del Turismo, consapevole della centralità che questo comparto riveste all’interno dell’ecosistema turistico, ha destinato finanziamenti mirati per sostenerlo: dai 19 milioni di euro per i cammini fino ai 42 milioni di euro per il turismo sostenibile.

Non solo: il dicastero ha istituito un ulteriore fondo da 33 milioni di euro per il turismo all’aria aperta, un altro segmento in costante crescita, finalizzato alla creazione e alla riqualificazione di aree attrezzate per la sosta temporanea. Oggi più che mai, il turismo lento, con il suo legame intrinseco alla sostenibilità, rappresenta un vantaggio competitivo per la nostra meravigliosa Nazione da sfruttare al meglio, in grado di attrarre turisti consapevoli alla ricerca di esperienze autentiche e sostenibili” dichiara il Ministro del Turismo Daniela Santanchè.

“Le presenze si consolidano, l’Europa si conferma tra i nostri principali mercati con Germani e Francia in testa e nonostante il meteo incerto il trend è di vivere il viaggio open air. Torna la Cina al quinto posto tra i Paesi di provenienza internazionale e tutti i mercati long haul soprattutto gli Stati Uniti e in particolare da Los Angeles, Chicago, Boston e Miami.  I turisti si fermano per almeno 13 notti con un picco di arrivi previsto per il 27 aprile (10,5%).  Roma e Milano attendono rispettivamente l’11,6% e il 10,6% dei flussi da Shanghai, il 10,2% e il 7,5% degli arrivi da Pechino. Da Wenzhou, invece, Milano riceve l’8,3% dei passeggeri, mentre Roma FCO il 6%.  I visitatori in arrivo da Germania (7,3%), Francia (6,0%) e Spagna (3,7%) rappresentano insieme il 17 % del totale aeroportuale internazionale in linea con il 2023” dichiara Alessandra Priante presidente Enit.

Ricettivo.  La saturazione del ricettivo venduto online sulle OTA durante i ponti di Primavera. Sempre secondo i dati raccolti dall’Ufficio Studi ENIT su dashboard Data Appeal, in media Italia tra le destinazioni di punta più note e l’offerta ricettiva collaterale, le città d‘arte hanno già riempito come lo scorso anno al 50% totale tutte le loro strutture ricettive per i Ponti dal 25 Aprile fino al 1° maggio (59,4% nelle locazioni brevi), con punte più alte nella giornata del 26 aprile quando arrivano al 60% del totale disponibile.

Friuli Venezia Giulia, Basilicata, Campania, Sicilia o Umbria, il turista dei ponti è alla ricerca di un’esperienza culturale che si combini con l’autenticità dei territori.

Seguono i soggiorni della montagna, che vende in media nazionale, in linea col 2023, il 46,9% (47,8% in hotel e similari) della ricettività proposta sui portali web. Sono il 26 e il 27 di aprile le giornate in cui la media si attesta al 55%, in particolare in Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta con in testa le stelle alpine del Trentino Alto Adige. Infine, i laghi con il 46,2% di saturazione della ricettività sulle OTA crescono ulteriormente rispetto allo scorso anno (+0,7%), sfiorando il 58% nella giornata del 26 aprile.

Toscana, Veneto, Trentino o Lazio, i laghi italiani consentono di assaporare le giornate di vacanza con un gusto primaverile di sole e spiaggia.

Le vacanze scelte in Italia? Sostenibili e active

I ponti di aprile e maggio restano un momento di svago che coniuga la voglia di turismo active con quella di scoperta dei luoghi, delle culture e di noi stessi. Dall’indagine Isnart/Unioncamere sui cicloturisti italiani e stranieri lungo le ciclovie nel nostro Paese, nel 2023 i cicloturisti scelgono più degli altri vacanzieri la vacanza su due ruote per motivazioni culturali (37,1%) per la ricerca di natura (36,4%) o per una vacanza con esperienza enogastronomica (25,9%). Le motivazioni per cui scelgono una ciclovia piuttosto che altre sono perché è ben mantenuta (un terzo dei ciclisti), per le suggestioni del contesto ambientale e paesaggistico (26,2%) e per il desiderio di esplorare nuovi percorsi (22,4%). Determinanti nella scelta della destinazione sono per tutti la bellezza del paesaggio, il livello di traffico (84,1%), l’accessibilità dei percorsi (81%), le destinazioni sostenibili ed ecologiche (65,8%), la qualità dei servizi (63,5%). L’osservatorio sul turismo outdoor di Human Company e Thrends stima per la vacanza all’aria aperta nei mesi estivi una crescita ulteriore sul 2023 del +2% sulle presenze degli stranieri e del +0,3% anche su quelle del turismo domestico. Il turismo open-air fa registrare in Europa nel 2023 un valore record di 402,2 mln di presenze (dati Eurostat), con 28,4 mln di presenze in più rispetto al 2019 (+8%), ai massimi storici per l’Europa.

Un’attrazione per la vacanza sostenibile in Italia che vede nell’autenticità delle sue offerte turistiche la chiave del successo, come quelle segnalate da Legambiente con Enit (vedi allegato).

Un’Italia da scoprire, dunque, come nel caso dei tanti cammini di cui le regioni italiane sono testimoni nei secoli, come la via Francigena che proprio tra aprile e maggio vede il culmine dei suoi visitatori – giovani (22%) o maturi (21,4%) – provenienti da 55 Paesi stranieri che la percorrono in bici (13,8%) ma soprattutto camminando (85,2%). Un trend in crescita quello dei cammini, come attestato da un’analisi qualitativa condotta dal Centro Studi del Touring Club Italiano su un campione di cammini rappresentativo di diverse aree del Paese, emerge un deciso ottimismo degli operatori sul fatto che le prossime festività del 25 aprile e del 1° maggio vedranno tanti camminatori sui percorsi della Penisola. Non saranno soltanto gli italiani a mettersi in cammino – si evidenzia in questo senso una certa disponibilità dei nostri connazionali a spostarsi non solo verso destinazioni di prossimità – ma anche molti stranieri: non a caso un recente studio del Centro Studi TCI ha messo in evidenza che per alcuni Paesi europei monitorati (Francia, Germania e Regno Unito) il nostro è il preferito per fare turismo lento.

Si riscontra, inoltre, che in specifici punti tappa lungo i cammini sia ormai esaurita la disponibilità di posti letto: questo aspetto mette in luce come ci siano certamente ancora margini per incrementare l’offerta locale, prevalentemente costituita da strutture extralberghiere, a fronte di una crescente domanda di turismo a piedi. Sempre da quanto emerge dalle valutazioni degli operatori, non saranno solo i camminatori più esperti a mettersi in viaggio nei prossimi giorni ma anche chi ha meno dimestichezza con l’escursionismo: la riprova viene dal fatto che sono numerosi i gruppi che sono stati organizzati, una modalità che permette un approccio più soft al cammino e che probabilmente rassicura chi non se la sentirebbe di affrontare un viaggio senza un’organizzazione di supporto. Il buon successo che sta riscuotendo il turismo dei cammini è imputabile secondo gli operatori sia a un rinnovato interesse delle persone per le attività all’aria aperta, su cui l’esperienza Covid ha influito certamente, ma anche sul fatto che tanti cammini hanno investito molto in promozione facendo diventare l’offerta più visibile agli occhi di una domanda che oggi è certamente più predisposta per questa tipologia di vacanze.(Francesca Cicatelli/Inform)




Friuli Venezia Giulia: turismo delle radici occasione di promozione per la regione

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turismo radici e1614863459554 512x223Quella del turismo delle radici è un’importante operazione che viene portata avanti a livello regionale e nazionale per contribuire ad accrescere l’attrattività del territorio. Un prezioso punto di forza per diversificare l’offerta turistica e creare le condizioni affinché chi ha visitato il Friuli Venezia Giulia sia incentivato a farvi ritorno, magari per un arco di tempo più lungo e scoprendo nuove località. Nel caso dei corregionali all’estero è possibile fare leva sul legame affettivo con il territorio e la curiosità di conoscere la terra dei propri avi. Sono alcune delle considerazioni espresse dall’assessore regionale alle Autonomie locali con delega ai Corregionali all’estero in occasione del convegno “Turismo internazionale delle radici e nuova occupazione” organizzato all’Nh Hotels di Trieste. L’evento è stato proposto dall’Associazione internazionale dei Cavalieri del turismo ed è stato incentrato sulle nuove strategie implementabili per indirizzare la scelta delle mete turistiche da parte delle giovani generazioni. Dopo aver rilevato come siano più numerosi i discendenti di emigrati di prima generazione che abitano fuori dai confini regionali rispetto a chi vive in Friuli Venezia Giulia, l’assessore ha ricordato il progetto “Ricorda, ritorna, radica Fvg” che dà attuazione al bando delle idee “Turismo delle radici” emanato dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale. L’iniziativa coinvolge, oltre a PromoTurismoFVG ed Erpac Fvg, anche le associazioni di corregionali all’estero riconosciute sul territorio, con l’obiettivo di sensibilizzare le comunità locali e di creare offerta turistica mirata e integrata, attraverso la nascita di nuove figure specializzate in attività di progettazione e promozione dei servizi relativi al turismo delle radici. L’assessore ha individuato, infine, come punto di forza del turismo delle radici la propensione dei visitatori in arrivo dall’estero a visitare anche mete non convenzionali e in qualsiasi periodo dell’anno. Un’occasione doppia, in quanto può consentire di portare in Friuli Venezia Giulia nuovi flussi di persone che, a loro volta, possono portare nei Paesi esteri la testimonianza di una regione più evoluta e ricca di opportunità rispetto alle epoche delle grandi emigrazioni. (Inform)




New York. I tesori turistici della Sicilia in “I love Sicily”

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22sicilynyLa Sicilia promuove le sue eccellenze nella Grande Mela: organizzata da Enit Usa si è tenuta la scorsa settimana “I love Sicily”, una due giorni dedicata ai tesori turistici dell’isola che ha catturato l’attenzione di operatori e media statunitensi.
Guidata dall’Assessore Regionale al Turismo Elvira Amata, ha partecipato a “I love Sicily” una delegazione composta da DMC, tour operator e alberghi siciliani.
I lavori della prima giornata, il 16 aprile, sono stati inaugurati da un saluto del Console Generale a New York Fabrizio Di Michele. Successivamente, oltre 80 rappresentanti dell’industria turistica newyorchese hanno assistito a una presentazione della Sicilia. L’Assessore Amata ha esposto alcuni punti di forza dell’isola: arte, cultura, location cinematografiche, gastronomia, turismo delle radici, oltre ad Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025.
La compagnia aerea Neos Air ha presentato il nuovo volo diretto New York-Palermo, che inizierà a essere operativo da giugno. A seguire, i tour operator e travel advisor newyorchesi hanno incontrato i supplier siciliani nelle sessioni di networking.
Nel secondo giorno, il Consolato Generale d’Italia ha ospitato una conferenza stampa con interventi dell’Assessore Amata, di Neos e del Sindaco di Palermo Roberto Lagalla, che ha svelato il ricco programma di eventi in onore della festa di Santa Rosalia, di cui si celebrano i 400 anni di storia. Presenti una cinquantina di giornalisti, selezionati e invitati da Enit Usa. (aise)




Per entrare a Venezia adesso si paga: 5 euro

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channel 3547224 1280Dal 25 aprile si pagherà il ticket d’ingresso di 5 euro per entrare nella città lagunare.

Per accedere nel centro storico si dovrà pagare 5 euro a persona con obbligo di prenotazione on line.
Saranno esclusi, ovviamente, i residenti, ma anche studenti e minori.

Il “cuore del sistema” del contributo d’accesso, ovvero la piattaforma multicanale e multilingua (inizialmente in inglese poi con implementazione con altre lingue), è online – si legge nel sito del Comune –  Dopo l’approvazione del Consiglio comunale del “Regolamento per l’istituzione e la disciplina del Contributo di accesso, con o senza vettore, alla Città antica del Comune di Venezia e alle altre Isole minori della Laguna dello scorso settembre e le successive delibere di Giunta che ne hanno definito i dettagli operativi, da oggi è raggiungibile all’indirizzo https://cda.ve.it la piattaforma per ottenere il titolo (QR Code) da esibire in caso di controlli. Il titolo attesterà il pagamento del contributo o la condizione di esclusione/esenzione e andrà sempre conservato.

Il provvedimento, che prende origine dalla legge di Bilancio del 2019, poi aggiornata nel 2021, ha l’obiettivo di definire un nuovo sistema di gestione dei flussi turistici e di disincentivare il turismo giornaliero a Venezia in alcuni periodi, in linea con la delicatezza e unicità della Città.

Contributo
L’importo per il 2024 sarà di 5 euro giornalieri e non sono previste riduzioni. Non vi sarà neppure l’individuazione di una soglia di presenze oltre la quale applicare una maggiorazione del contributo di accesso. Il contributo sarà applicato solo alla Città antica e non alle isole minori tra cui il Lido di Venezia (compreso Alberoni e Malamocco), Pellestrina, Murano, Burano, Torcello, Sant’Erasmo, Mazzorbo, Mazzorbetto, Vignole, S. Andrea, la Certosa, San Servolo, S. Clemente, Poveglia.

Le giornate in cui è previsto il contributo
Si tratterà complessivamente di 29 giornate. Si inizierà con un blocco unico dal 25 aprile al 5 maggio, per poi proseguire nei sabato e domenica di maggio (11 e 12, 18 e 19, 25 e 26), giugno (8 e 9, 15 e 16, 22 e 23, 29 e 30) e luglio (6 e 7, 13 e 14). Il contributo è dovuto per la fascia oraria dalle ore 8:30 alle ore 16 e non verrà applicato per l’accesso alle isole.

Chi dovrà pagare il contributo di accesso
Nello specifico si è stabilito che il Contributo di accesso dovrà essere corrisposto da ogni persona fisica, di età superiore ai 14 anni, che acceda alla Città antica del Comune di Venezia, salvo che non rientri nelle categorie dei soggetti non tenuti al pagamento. In linea generale, il contributo sarà richiesto ai visitatori giornalieri che non soggiornano in strutture poste nel Comune di Venezia.

Chi non dovrà corrispondere il contributo di accesso
A norma di Legge, non dovranno pagare il Contributo di accesso i residenti nel Comune di Venezia (ai quali basterà esibire il documento di identità), i lavoratori (dipendenti o autonomi), anche pendolari, gli studenti di qualsiasi grado e ordine di scuole e università che hanno sede in Città antica o nelle Isole minori, i soggetti e i componenti dei nuclei familiari di chi risulta aver pagato l’IMU nel Comune di Venezia. Oltre a questi soggetti, il regolamento comunale ha previsto che siano esentati dal pagamento del Contributo di accesso, tutti coloro che soggiornano in strutture ricettive situate all’interno del territorio comunale (turisti pernottanti), i residenti nella Regione Veneto, i bambini fino ai 14 anni di età, chi partecipa a competizioni sportive, forze dell’ordine in servizio, il coniuge, il convivente, i parenti o affini fino al 3° grado di residenti nelle aree in cui vale il Contributo di accesso, ed una serie ulteriore di esenzioni previste nel Regolamento.

Controlli e Sanzioni
L’Amministrazione comunale può utilizzare gli strumenti previsti dalla normativa per il recupero dell’evasione ed elusione ed in particolare effettuare verifiche, ispezioni e sopralluoghi mediante personale a ciò autorizzato nei principali punti di accesso della Città. La sanzione amministrativa è da 50 euro a 300 euro (+10 euro del contributo di accesso), con possibilità di denuncia ai sensi del Codice penale e delle leggi speciali in materia a chiunque rilasci dichiarazioni mendaci, formi atti falsi o ne faccia uso nei casi previsti dal Regolamento.

“Non è una rivoluzione, ma il primo passo di un percorso che regolamenta l’accesso dei visitatori giornalieri – aveva ricordato il sindaco Luigi Brugnaro alla presentazione del provvedimento – Una sperimentazione che ha l’obiettivo di migliorare la vivibilità della città, di chi ci abita e di chi ci lavora. La porteremo avanti con grande umiltà e con la consapevolezza che ci potranno essere dei problemi. I margini di errore sono ampi, ma siamo pronti, con umiltà e coraggio, ad apportare tutte le modifiche che serviranno per migliorare la procedura. Venezia è la prima città al mondo ad attuare questo percorso, che potrà essere d’esempio per altre città fragili e delicate che vanno salvaguardate”.

“L’attivazione del portale è il primo passo di questo provvedimento  sperimentale definito “contributo d’accesso” che porterà ad un confronto continuo e diretto con tutte le categorie economiche e sociali per monitorare assieme gli effetti a breve e medio termine – commenta l’assessore al Bilancio, Michele Zuin – Sappiamo che il mondo ci guarda e molti sono pronti a criticarci ma ribadiamo con orgoglio che noi siamo i primi a fare qualcosa in questa direzione. A noi interessa capire come andranno questi 29 giorni di sperimentazione perché si tratta di una novità assoluta per la città.  Le esenzioni che sono state stabilite rispondono a norme di buon senso per garantire l’accesso a Venezia a chi lavora, studia, ha i propri affetti, ha esigenze sanitarie o deve recarsi per necessità nel capoluogo della Regione, che ospita tantissime funzioni amministrative. Venezia è una città accessibile, aperta, ma i visitatori, sia nazionali che internazionali, devono comprendere che serve una giusta programmazione per gestire al meglio il delicato equilibrio tra residenzialità e turismo”.

“Dopo decenni di studi che non avevano mai portato a soluzioni pratiche questa amministrazione ha introdotto questo provvedimento che  non sarà l’unico – commenta l’assessore al Turismo, Simone Venturini –  Noi affrontiamo questo primo passo con grande umiltà per valutarne gli effetti ed intervenire con interventi migliorativi  e per questo chiediamo la collaborazione di tutti  e ci scusiamo sin d’ora per eventuali disagi  che potranno esserci in fase iniziale  ma bisogna capire che questa misura ha lo scopo  di trovare un giusto equilibrio tra chi  a Venezia vive  e chi vuole venire a visitarla . Stanno anche iniziando una serie di incontri con operatori qualificati per affrontare tutti i temi legati al turismo  e anche per raccontare al mondo, attraverso una campagna di comunicazione,   questa nuova filosofia mirata alla salvaguardia della città”




Ville venete di terra, oltre il Palladio. Una caccia al tesoro via acqua

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1600x1000 ville riviera brenta heroDecine e decine di grandi e piccole residenze di campagna si allineano lungo il Naviglio di Brenta. Sono dimore, fra Vicenza e la Laguna di Venezia, fatte costruire dalle famiglie veneziane a partire dal 500. A quell’epoca, la Serenissima Repubblica, come Venezia si faceva chiamare, aveva oramai consolidato il controllo sul Mediterraneo e fermato l’espansione ottomana con la decisiva vittoria navale a Lepanto nel 1571. La sua classe dirigente poteva così orientare i propri interessi e i propri investimenti non soltanto sul mare, ma anche sulla terraferma.

Le ville venete d’entroterra che, ancora oggi, ammiriamo erano e sono edifici d’arte eleganti, spaziosi e raffinati, ma anche luoghi dove soggiornare mentre si tenevano d’occhio le proprietà terriere attorno. La parola villeggiatura, che ha preso il nome da questo fenomeno, indicava i periodi dell’anno in cui i possidenti traslocavano nelle loro abitazioni di campagna e curavano di persona i loro beni più materiali.

Questi beni sono ancora ben visibili in termini di architettura, di arte e sono piacevoli da vedere anche solo per la bellezza dei parchi adiacenti: sono mete di visita sicuramente culturali che riempiono gli occhi con i loro spettacoli.

Per scoprirle seguiamo il corso del Naviglio di Brenta. Partiamo da Vicenza.

Villa Valmarana ai Nani a Vicenza

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Vicenza è “la città del Palladio”, l’architetto cinquecentesco che ha progettato molte ville e svariati palazzi in Veneto. Sua è anche l’ideazione della Basilica.Di fronte a tutto questo monopolio viene da chiedersi se nell’entroterra della Laguna non ci siano altre notevoli residenze aristocratiche fatte costruire in altri modi o in altra epoca. Be’… Ci sono.

Il primo clamoroso assaggio di “non Palladio” si trova proprio alle porte di Vicenza: è Villa Valmarana ai Nani, ai margini dei Colli Berici. Fu voluta a fine 600 dal cittadino veneziano ma giurista vicentino, Giovanni Maria Bertolo, poi acquistata e ampliata una cinquantina d’anni più tardi dalla famiglia Valmarana, di origini vicentine e appartenente al patriziato della Serenissima. La villa è nota soprattutto per gli straordinari affreschi realizzati negli interni da Giambattista Tiepolo e dal figlio Giandomenico. Può sembrare strano che ambienti e capolavori di questa importanza siano facilmente visitabili, se si considera che ancora oggi la famiglia Valmarana li possiede e li abita. Fortunatamente questo non è un caso isolato nella terraferma di Venezia: oggi come allora, aprirle ai visitatori rappresenta un motivo di orgoglio, ma anche il piacere di condividere con gli altri ciò che si possiede: un capitolo importante nella storia dell’arte.

Villa Contarini

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Prima di raggiungere Padova, costeggiamo in auto il corso del fiume Brenta: le sue acque, dal carattere forte, sono state fondamentali per la civiltà delle Prealpi e della pianura per quanto temute nel corso dei secoli per le alluvioni eccezionalmente cospicue. Non è un caso che in Veneto dire “una brenta” è come dire “moltissimo”.

È a Piazzola sul Brenta che il fiume incrocia in forma spettacolare le consuetudini della villeggiatura aristocratica, qui racchiusa tra le mura della villa della famiglia Contarini.

I Contarini avevano sempre avuto un ruolo di primo piano sin dalle origini di Venezia, addirittura da quando, come scriveva nel 600 un sunto della storia della Serenissima, la famiglia “concorse l’anno 697 alla nomina del primo Prencipe Marco Contarini”. Per nove volte un Contarini è stato Doge, cioè massimo governante eletto, e si chiamava Marino Contarini il committente della famosissima Ca’ d’Oro lungo il Canal Grande. A volte andare all’indietro nei secoli può aiutare a restituire una piena misura delle cose e delle persone.

La residenza dei Contarini a Piazzola sul Brenta ha una sua storia un po’ meno antica, ma altrettanto indicativa. La Villa, imponentissima quanto elegantissima, quasi si identifica con l’abitato di Piazzola. Sede della Fondazione G.E. Ghirardi, proprietà della Regione Veneto, ospita un ricco programma di concerti, mostre e iniziative culturali, proprio come accadeva in passato: le fastose sale della residenza, impreziosite da affreschi e tele, erano teatro di feste memorabili che la famiglia era solita tenere. Un viale prospettico introduce alla villa, mentre è sul retro che si trova l’ampio e vasto parco con viali alberati, laghetti, piante esotiche e peschiere.

Il Burchiello

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Arrivati a Padova si può decidere di abbandonare il volante e andare a caccia di ville venete nel modo forse più naturale: per via d’acqua, salendo sul ‘burchiello’. Oggi “Burchiello” si scrive con la maiuscola ed è un nome coperto da copyright: indica non semplicemente un battello, ma un’impresa di navigazione in acqua dolce che collega Venezia e Padova, con tappe alle principali ville venete. Il nome però è storico e gli originali burchielli settecenteschi sono stati immortalati in numerose stampe e riproduzioni d’arte, la più nota delle quali è quella dipinta da Giandomenico Tiepolo. A quell’epoca, queste imbarcazioni fluviali servivano a trasportare passeggeri e merci, non erano a motore, ma a vela, a remi o, in alcuni tratti, persino trainate da cavalli.

Per cominciare oggi una crociera sul Naviglio di Brenta ci si può imbarcare a Padova alla Scalinata del Portello. Il primo tratto è nel Canale Piovego e passa davanti alla Villa Giovanelli Colonna, mentre il Naviglio di Brenta lo si incontra a Stra dove, non importa se dall’auto o dal battello, ci si ferma a visitare la Villa Pisani-Museo nazionale.

Villa Pisani – Museo Nazionale

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Villa Pisani è sicuramente una delle soste di visita del Burchiello Il millennio di storia della Repubblica di Venezia ha avuto tra i suoi protagonisti Alvise Pisani, terzogenito di una delle più ricche famiglie veneziane del 700. La sua villa a Stra, dove il Naviglio di Brenta comincia ad avviarsi verso la Laguna, è davvero maestosa e comprende, oltre all’edificio padronale, un parco di dimensioni e di eleganza francamente inimmaginabili.

La visita alla villa e al suo Parco richiede tempo considerando la sua ‘monumentalità’. Sono numerose le meraviglie in cui ci si può perdere, sparse nelle centodieci stanze, tutte opera dei migliori artisti del Settecento veneziano: tra queste, primeggia l’affresco del soffitto del Salone da Ballo in cui Giambattista Tiepolo ha raffigurato la gloria e la potenza di questa famiglia. Nessuna di queste opere è andata persa, neanche dopo che, nel 1807, Napoleone acquistò la villa rifacendo i vari ambienti in stile neoclassico, quando passò poi agli Asburgo e più tardi a casa Savoia. Nel 1882, il complesso è diventato monumento nazionale.

Gli amanti delle scarpe devono invece ritagliarsi del tempo anche per villa Foscarini-Rossi, progettata da Vincenzo Scamozzi nel 1617-35 e rimaneggiata da Giuseppe Jappelli. La residenza ospita il Museo della Calzatura di Rossimoda: insolito, curioso, divertente, ospita alcune stranezze e una collezione molto ampia di scarpe femminili di lusso e di note griffe del 700 e dell’800.

Parco di Villa Pisani

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Il Parco non ha nulla da invidiare, in fatto di grandiosità, alla villa con le sue centodieci stanze. Sono circa undici ettari di verde dove, dopo Alvise Pisani, si è avvicendata a prendere il fresco e a scrivere pagine di storia o d’arte una sfilza di personaggi: Eugenio di Beauharnais, l’imperatrice d’Austria Marianna Carolina, i sovrani di Spagna Carlo IV, di Napoli Ferdinando II, oltre a Richard Wagner, Gabriele d’Annunzio, Benito Mussolini e Adolf Hitler, fino a Pier Paolo Pasolini. Un obelisco ricorda invece l’attentato scampato all’imperatore asburgico Francesco Giuseppe per mano di un irredentista ungherese.

L’impianto dello spazio è ancora quello settecentesco, dove la vasca centrale segue un disegno in lunghezza, che ricorda quello di Versailles, sviluppato verso le Scuderie con le loro colonne ioniche, il timpano, un attico e varie statue. Le aggiunte e i rimaneggiamenti apportati al Parco nell’800, fra cui il Boschetto all’inglese e l’aranciera, hanno arricchito senza cancellare il fascino originario della sorpresa e della bizzarria. Una vera attrazione in sé è offerta dal Labirinto: la scala a chiocciola lascia salire in cima alla torretta centrale, probabilmente concepita per dare aiuto dall’alto ai compagni che potevano essersi persi, oltre che a contemplare l’eleganza del verde. Altro punto panoramico è la terrazza del Belvedere, al di là del Boschetto, con bellissima vista sul parco e sulle rive del canale.

Mira

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Percorrendo il Naviglio di Brenta verso la Laguna, in auto o sul burchiello, si incontrano numerose altre ville non necessariamente visitabili, ma alcune delle quali degne di nota.

Passata Dolo si entra nel territorio di Mira, superando alcuni edifici residenziali sorti fra il 500 e il 700. Al numero 63 di via Nazionale è bene fermarsi alla cinquecentesca Villa Alessandri con una Barchessa da visitare (se non si è in battello) per i suoi affreschi settecenteschi. Alla sponda opposta si trovano gli impianti storici che erano della Mira Lanza, per molti decenni fabbricante di prodotti di consumo popolare come candele e detersivi.

Sempre a Mira, Villa Valier è immersa nel verde, con una barchessa e una chiesetta seicentesca: per vederla occorre prenotare. In località Riscossa, da visitare invece c’è la Villa Widmann Rezzonico Foscari con il suo Parco, prossima tappa di questo itinerario.

Villa Widmann Rezzonico Foscari

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Villa Widmann Rezzonico Foscari si trova a Riscossa di Mira, poco fuori il paese, e la si ammira costeggiando le sponde del Naviglio. Fu costruita agli inizi del 700 dal mercante persiano Seriman come residenza di villeggiatura. Soltanto verso la fine dello stesso secolo fu acquistata dai Widmann-Rezzonico, successivamente per un periodo affittata a un Foscari, per poi tornare nuovamente ai Widmann-Rezzonico. La loro eredità è nel nome e anche nell’aspetto, espressione del loro gusto rococò già evidente fin dall’esterno. Nel suo parco monumentale o nel giardino storico ci si immerge in un’atmosfera da fiaba: amorini, ninfe, statue in pietra tenera sono ovunque, incorniciati da fiori, lungo i viali di tigli e pini o a ridosso del laghetto, scenografica creazione dell’800.

Lo stupore prosegue anche dentro per la ricchezza dei decori. Il salone principale, tra cornici e stucchi, in un affresco illustra la Gloria della famiglia Widmann. Ovunque si ammirano pitture mitologiche o allegoriche, realizzate da Giuseppe Angeli e Girolamo Mengozzi Colonna (aiuto del Tiepolo), motivi rococò, fregi, in un tripudio di giochi di luci e colori. Non manca la barchessa tipica delle ville venete con la collezione di carrozze antiche. Questa era la cornice perfetta delle feste e dei ricevimenti che si tenevano allora. Oggi la villa è di proprietà pubblica, appartiene al governo metropolitano di Venezia ed è una sosta regolare delle crociere lungo canale. Le visite spesso includono, oltre al Parco, la Villa Valmarana, dirimpettaia al di là del Naviglio di Brenta. Chi sia arrivato qui guidando o pedalando può scegliere se continuare in direzione di Venezia fino a Malcontenta, a meno di dieci chilometri dalla Laguna, oppure rientrare verso l’entroterra di Stra magari lungo la riva opposta del canale.

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Piovà Massaia, terra di Vino, tartufi e menta

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piovaDue nuclei contrapposti (Cornegliano e Bricco) che si affacciano sulle colline del Monferrato, una storia di grandissimo fascino e la vocazione per la menta peperita. Sono questi gli ingredienti che fanno di Piovà Massaia uno di quei luoghi da scoprire al di fuori dei soliti itinerari del grande turismo.

Situato in provincia di Asti, il comune conta quasi 600 abitanti e già nel suo nome racchiude pagine di grande storia.

103419697 355b284b 89f3 44dd 8c70 ea8749e2b662Nel 1940 il borgo decise infatti di assumere anche il nome di Massaia per onorare degnamente il cardinale Guglielmo Massaia (foto sotto), missionario cappuccino  che fondò la Missione di Finfinnì (Nuovo fiore), luogo in cui sorse poi Addis-Abeba, divenuta capitale dell’Etiopia nel 1889.

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Situato nel nord Astigiano a meno di un’ora da Torino, il paese è allocato in un’area costituita da ampie colline e profonde e suggestive vallate, un tempo chiamata “Alto Monferrato“. Inizialmente abitato nel periodo dai Liguri, Umbri, Etruschi e Celti, probabilmente il villaggio di Piovà cominciò a formarsi con il Plebanato di Meyrate (che aveva sede nei pressi dell’attuale cimitero, dedicato alla chiesa di San Giorgio)  intorno al 104.

piovam3La Comunità di Plebata apparve infatti per la prima volta in un atto del 12 agosto 1339 rogito nel castello di Chivasso.  L’antico borgo si trovò a subire le vicissitudini delle guerre tra il duca Amedeo IX di Savoia e il marchese Guglielmo VIII del Monferrato. Nel Seicento le continue lotte tra  Savoiardi, Spagnoli, Francesi  portarono (nel 1625) all’incendio dell’intero borgo, che poi fu colpito anche da carestia e dalla peste. Dopo la vittoria dei Piemontesi sui Francesi e la liberazione di Torino il 7 settembre 1706, Piovà passo sotto l’ala di Vittorio Amedeo II di Savoia   ma  le vittorie di Bonaparte e  la   successiva Restaurazione mutarono ancora gli equilibri.  Durante il periodo fascista Piovà fu accorpata con i Comuni di Castelvero e di Cerreto d’Asti, costituendo un unico Comune. Nel 1947 l’aggregazione si sciolse e nel comune di Piovà restò solo Castelvero.

la parrocchiale di piovà massaiaPiovà rivive la sua storia attraverso un centro storico ricco di edifici di pregi (come il Palazzo Municipale)  e di luoghi di culto di grande fascino architettonico. Tra le 11 chiese presenti nel paese spicca la maestosa quella parrocchiale, attribuita a Benedetto Alfieri, realizzata in posizione scenografica tra il 1749 ed il 1774 sul sedime dell’antica chiesa di San Michele in Monte Cornigliano. La chiesa dedicata ai Santi Pietro e Giorgio, di cui il secondo è anche patrono del paese, rappresenta uno dei più mirabili esempi di Barocco Piemontese.  Tra le chiesette minori che meritano di essere visitate, vi sono la piccola confraternita delle Umiliate di Santa Elisabetta, unica per il suo curioso campanile triangolare, la confraternita della Santissima Trinità, oratorio di San Carlo, e la Cappella della Madonnina che, a nordovest del Bricco, segna l’inizio dell’antica via del sale che e conduce, con un percorso di dorsale molto panoramico, fino a Cocconato.

Altro luogo di fascino è l’antico pozzo pubblico, restaurato di recente, che sorge nella valle il concentrico e la frazione San Pietro, conosciuta da tutti come “valle del pozzo” proprio per la sua presenza. Usato un tempo anche come lavatoio pubblico, da sempre questo pozzo rappresenta una ricchezza inestimabile per il paese e oggi si presenta come luogo di sosta e rinfresco per i   visitatori che si muovono fra queste splendide colline scegliendo di percorrerle a piedi, in bicicletta o perfino a cavallo, onde poter cogliere al meglio ogni sfumatura di un territorio famoso per i suoi vini e per i tartufi. Da marzo 2016 Piovà Massaia, insieme ad altri 84 Comuni, fa parte della Riserva della Biosfera del Programma MAB-Man and Biosphere Unesco. CollinaPo è stata dichiarata Riserva della Biosfera, primo caso di un comprensorio naturalistico fortemente antropizzato con oltre un milione e mezzo di abitanti, appartenente a un’area geografica con un interessante biodiversità, ricca di acque e con crescente presenza di flora e di fauna.

tartufo nero tartufo bianco pjx20qqfk3o1vj5bxtkww92yy4pchtmu2ipr4c8olkZona di produzione del Barbera d’Asti e del Barbera di Monferrato (Riconoscimento D.O.C.: D.P.R. 09/01/1970) Piovà si caratterizza anche per la grande disponibilità di tartufo.

Conosciuta anche come “Terra dei Santi”, questa zona, ricchissima di vitigni, ha dato i natali a numerose figure che hanno lasciato il segno nella storia e indicati soprattutto come “Santi Sociali”. In questa zona dell’Astigiano vi è stata infatti un’alta concentrazione di vite straordinarie che hanno fatto la scelta di dedicarsi completamente al prossimo, in particolare ai poveri e ai deboli.   Se Piovà ha infatti dato i natali al venerabile Fra’ Guglielmo (oltre al violinista e compositore Giovanni Battista Polledro),  a  pochi chilometri, a Castelnuovo d’Asti (oggi Castelnuovo Don Bosco) nascevano san Giuseppe Cafasso, san Giovanni Bosco, il beato Giuseppe Allamano e personalità eccellenti, come il card. Giovanni Battista Cagliero, mons. Giovanni Battista Bertagna, mons. Matteo Filippello, mons. Francesco Cagliero

fiera tartufo cortazzone 2007 e1493367896926 300x208“La nostra terra – spiega il sindaco di Piovà Massaia, Antonello Murgia – è conosciuta come  “Terra di Santi di vino e tartufi” perché in questo territorio oltre a Don Bosco sono nati moltissimi altri santi molto importanti. Inoltre è possibile intraprendere percorsi del Romanico legati a chiese e abbazie uniche nel loro genere. In queste colline operano i tartufai più bravi ed è possibile trovare tantissimi profumatissimi tartufi, spesso venduti a carissimo prezzo agli acquirenti provenienti da tutto il mondo.”

È però la menta piperita a dare il carattere più specifico al paese che vide nascere il missionario fondatore di Addis-Abeba. Diffusasi nell’Alto Astigiano nel dopoguerra, la coltivazione di questa pianta officinale prese piede soprattutto nella frazione di Gallareto, dove vi erano terreni particolarmente adatti.  Il lavoro, negli anni passati   veniva spesso delegato alle donne, che la piantavano in primavera, sarchiandola sovente, al fine di levare le erbe infestanti e trattenere l’umidità del terreno. In estate, quando fioriva, veniva raccolta in fascine e portata all’ingresso del paese, dove ora si trova la Bocciofila. Qui sorgeva un grande alambicco, proprietà della famiglia Robba e De Vecchi, attraverso il quale veniva distillata, per essere venduta al paese di Pancalieri. All’epoca per i produttori rappresentava un importante introito economico, dato che l’essenza poteva essere esportata per i suoi numerosi utilizzi in confetteria, liquoreria, profumeria e anche in medicina. Abbandonata la coltivazione per una serie di annate pessime, la menta ha continuato a crescere nel suo habitat e dal 2012 alcuni coltivatori hanno deciso di riscoprire questa preziose erba medicinale.  E da qualche anno, la prima domenica di giugno  rima con una fiera unica nel suo genere, dedicata proprio alla menta. La fiera fa parte del circuito “Ritorno alla Fiera” della Strada del Vino Monferrato Astigiano, e attira numerosi visitatori, anche da lontano.

 

 

 




Internazionali Tennis di Roma, molto più che un torneo

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1600x1000 internazionali di tennis di roma heroGli Internazionali BNL d’Italia sono un evento da non perdere.

Potrete decidere se ammirare la competizione dal vivo, in tv, in diretta Sky sui canali Sky Sport Tennis e Sky Sport 1 o in streaming su Now TV. In ogni caso, si tratta di un’occasione unica per scoprire il volto sportivo della Capitale.

È il 1930 l’anno in cui si giocano per la prima volta gli Internazionali d’Italia, grazie alla passione del conte Alberto Bonacossa, che li organizza al Tennis Club di Milano in via Arimondi. Dopo 5 anni, il Torneo conquista la sua sede attuale, ovvero il Foro Italico di Roma.

Dal 1935 a oggi, l’evento abbandona lo storico impianto della Capitale in sole 3 occasioni. La prima, nel 1961, quando viene scelto lo Sporting di Torino, in occasione delle celebrazioni del centenario dell’Unità d’Italia, e poi negli Anni 80 per il torneo femminile, prima a Perugia, poi a Taranto.

È impossibile parlare degli Internazionali di tennis senza accennare al Foro Italico che li ospita. Realizzato da Enrico Del Debbio tra il 1927 e il 1932 e completato al termine della Seconda Guerra Mondiale, il complesso è dotato di 14 campi in terra battuta ed uno in erba sintetica.

I principali spazi sono tre: il Campo Centrale, che ha una capienza di oltre 10mila posti, la Grand Stand Arena di 5mila posti, e lo Stadio Nicola Pietrangeli da quasi 4mila sedute. Inoltre, il primo successo italiano è stato nel 1933 con la vittoria di Sertorio sul francese Legeay.

Tra una gara e l’altra potrete mangiare all’interno del Foro Italico, grazie ai numerosi stand delle Food Areas, o anche fuori dalla struttura.

Approfittatene per assaporare qualche piatto tipico della cucina romana. Assaggiate i rigatoni alla carbonara, i bucatini all’amatriciana, qualche carciofo alla giudia o alla romana, o concedetevi un aperitivo.

Avete tante opzioni per arrivare al Foro Italico. Se raggiungete l’impianto in auto, il parcheggio più vicino è quello di Piazzale del Foro, nei pressi dello Stadio Olimpico e dello Stadio dei Marmi.

Con i mezzi pubblici, la zona è servita dalle linee Atac 2 e 32. Se vi spostate in treno, dalla Stazione Tiburtina salite sulla metro B (direzione Laurentina) fino a Termini e da qui prendete la metro A (direzione Battistini), fino alla fermata Ottaviano (uscita via Barletta) e poi l’autobus n. 32 (direzione Stazione Saxa Rubra), fino alla fermata De Bosis/Stadio Tennis.

Infine, se arrivate con l’aereo, dall’aeroporto di Roma-Fiumicino partono i treni per le stazioni Termini o Tiburtina, mentre da quello di Roma-Ciampino partono gli autobus Terravision per Termini.

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Domani a Taranto il primo Meeting Internazionale sul “Turismo delle Radici Italiane nel Mondo”

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10tarantoradiciIn occasione dell’“Anno del Turismo delle Radici”, designato per il 2024 dal Ministero degli Affari Esteri, domani, 17 aprile, dalle 9:00 alle 20:00 si svolgerà a Taranto il primo “Meeting internazionale sul Turismo delle Radici” presso il Dipartimento Jonico dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro – Via Duomo 259. In questa occasione, sarà anche presentato – alle 15:00 – il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, con la sua curatrice Delfina Licata.
A ideare e curare il Meeting, la giornalista Tiziana Grassi, per molti anni autrice di programmi di servizio per gli italiani all’estero a RAI International, presidente dell’Associazione “Turismo delle Radici a Taranto e provincia”.
La giornata di studio, di testimonianze e progetti ha l’obiettivo di creare o implementare stabili connessioni culturali e socio-economiche tra le “due Italie”, ovvero tra le comunità italiane dentro e fuori i confini, riconoscendo e valorizzando l’incommensurabile patrimonio affettivo e identitario costituito dalla diffusa presenza dei connazionali nel mondo, giunti oggi sino alla quinta generazione, che hanno coltivato legami profondi con i luoghi di partenza dei loro antenati.
Il Meeting sarà aperto dai saluti di Paolo Pardolesi, Direttore del Dipartimento Universitario Jonico, Loredana Capone, Presidente del Consiglio Regionale della Puglia, e dai rappresentanti del Comune di Taranto e della Provincia di Taranto, rispettivamente Assessore alla Pubblica Istruzione e Università Desirée Petrosillo e Consigliere Provinciale Goffredo Lo Muzio.
Seguiranno gli interventi – tra i partecipanti ai quattro panel tematici che si articoleranno durante la giornata – di Giovanni Maria De Vita, Responsabile Progetto ITALEA del Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale; Gianfranco Lopane, Assessore al Turismo della Regione Puglia; Aldo Patruno, Direttore Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione del Territorio della Regione Puglia; Stella Falzone, Direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto; Stefano Vinci, Coordinatore Corsi Giuridici del Dipartimento Jonico; i Consiglieri Regionali Enzo Di Gregorio, Presidente Commissione Affari generali Regione Puglia e Michele Mazzarano, Presidente Commissione Ecologia Regione Puglia; Giovanni Battafarano, già Sindaco di Taranto e Parlamentare; Sergio Prete, Presidente Autorità di Sistema Portuale del Mar Jonio – Porto di Taranto; Leonardo Giangrande, Presidente Confcommercio Taranto; Marcello De Paola, Presidente provinciale Federalberghi; Fabio Tagarelli Presidente Fondazione Taranto25; Carmelo Fanizza, Fondatore Jonian Dolphin Conservation; Pierpaolo De Padova, Direttore generale Taranto Opera Festival; Nunzia Nigro, già Project Manager Progetto “Europa InCanto”; Enza Tomaselli “ambasciatrice” di Taranto nel mondo, e numerosi rappresentanti dei comparti economico e turistico-culturale del territorio jonico.
“Fondamentale è per la nostra città e la sua provincia, stabilire ponti relazionali con quell’altra straordinaria Italia che ha scritto una pagina fondamentale della storia del nostro Paese”, annota Tiziana Grassi. “Una pagina che ho conosciuto da vicino nel mio lavoro a Rai International, fatta di sogni, sacrifici e conquiste, e che oggi si riverbera in oltre 80 milioni di oriundi che aspettano da noi partecipativi segnali di attenzione e accoglienza nelle feconde sinergie tra ‘Restanti e Ritornanti’, come giustamente auspica la ricercatrice sociale Carla Sannicola. Perciò ringrazio le Istituzioni e i soggetti pubblico-privati locali, nazionali e internazionali che con slancio hanno risposto al mio invito a partecipare a questo Meeting, dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) all’Associazione Nazionale Italiani nel Mondo, dall’Ordine dei Giornalisti Puglia al Gruppo Protezione Civile Taranto e CSV Taranto. E le tante appassionate Scuole del territorio, tra cui il Liceo Scientifico “Battaglini”, l’Istituto Tecnico Commerciale “Pitagora” e l’Istituto Professionale “Cabrini” di Taranto; l’Istituto Superiore “Mauro Perrone” di Castellaneta che negli anni ha portato “i sapori di Puglia” nelle scuole del Canada; la rete di eccellenze gastronomiche del nostro territorio “Salento delle Murge”; FIPPA Federazione Italiana Panificatori e Pasticceri che, con l’Associazione Autonoma Panificatori di Taranto e provincia e l’Istituto Professionale per l’Ospitalità Alberghiera “Mediterraneo” di Pulsano, generosamente cureranno per gli ospiti degustazioni di prodotti tipici locali; Posa Edizioni che a dicembre prossimo pubblicherà gli Atti del convegno, e i numerosi sostenitori che confermano quanto sia indispensabile fare squadra per accompagnare attivamente lo sviluppo e la rinascita dell’area jonica parallelamente alla necessità di una nuova narrazione di Taranto e delle sue innumerevoli bellezze. La sfida oggi per il nostro territorio è fare rete tra aziende, operatori, enti pubblici e associazioni, tutti testimoni attivi delle innumerevoli risorse di cui disponiamo, che sono cultura, tradizioni, natura, enogastronomia, antico senso dell’ospitalità. Siamo dunque la destinazione ideale per il Turismo delle radici, o del ritorno, per accogliere gli italiani nel mondo in un territorio multiforme e tutto da scoprire”.
In questo percorso rigenerativo, un ruolo determinante avranno le Associazioni di Pugliesi nel mondo iscritte all’Albo regionale e presenti in tutti i continenti, nell’ambito delle iniziative avviate dal Dipartimento Sviluppo economico della Regione Puglia che ha promosso una collaborazione con Aret PugliaPromozione per realizzare attività mirate alla promozione del Turismo delle radici proprio con il coinvolgimento attivo di tali Associazioni dalla forte spinta culturale-identitaria. Con il patrocinio di RAI Puglia e RAI TGR Puglia Media Partner, i panel del Meeting saranno moderati dai giornalisti Salvatore Catapano, Giovanna Chiarilli, Monica Golino, Angelo Di Leo e Michele Tursi.
Sarà possibile seguire l’evento anche in streaming sulla piattaforma zoom. (aise) 




In Italia e in Messico due alternative al Cammino di Santiago

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camminantevertIl Cammino di Santiago di Compostela, in Spagna, è stato e continua ad essere uno dei percorsi escursionistici più popolari e celebrati del pianeta. Il grande successo ottenuto dalla promozione effettuata in occasione dell’anno giubilare del 1993 —con l’arrivo di quasi 100mila pellegrini— ha fatto conoscere al grande pubblico il moderno itinerario. Le infrastrutture di supporto create, la disponibilità di informazioni e la facilità di ottenerle hanno diffuso l’interesse per la realizzazione del pellegrinaggio giacobino. Di conseguenza, il numero di persone che transitano lungo questo itinerario ogni anno non ha smesso di aumentare.

Non tutti però sanno che anche in Italia esiste un tragitto analogo e che il Messico sta preparando una propria offerta in questo campo.

La via Francigena in Italia

La Via Francigena è parte di un fascio di percorsi che dall’Europa occidentale conducevano a Roma, proseguendo poi verso i porti d’imbarco in Puglia per la Terrasanta, meta di pellegrini e di crociati.

Nel 1994 è stata dichiarata Itinerario Culturale Europeo assumendo, alla pari del Cammino di Santiago di Compostela, una dignità sovranazionale.

Il cammino nacque nel VI secolo per una necessità strategica delle popolazioni longobarde che avevano bisogno di collegare la loro città principale, Pavia, con i ducati centro-meridionali di Spoleto e di Benevento, semicircondati da territori bizantini. L’esigenza di utilizzare una via sufficientemente sicura portò alla scelta di un itinerario sino ad allora considerato minore, che valicava l’Appennino in corrispondenza dell’attuale Passo della Cisa e, dopo la Valle del Magra, si allontanava dalla costa in direzione di Lucca.

Dalla fine del VIII secolo, dopo la discesa in Italia di Carlo Magno a seguito della chiamata di Papa Adriano I e l’annessione nel 774 dell’Italia settentrionale al Regno dei Franchi, il percorso iniziò ad essere conosciuto come Via Francigena, ovvero “strada originata dalla Francia” e, in una prima fase, la sua destinazione finale iniziò ad essere identificata con Roma, sede del papato.

La prima attestazione della via Francigena a sud di Roma risale invece al 1024, con il Privilegium Baiulorum Imperialium rinvenuto a Troia di Puglia, sulla via Appia Traiana.

Sono oltre tremila i chilometri della Via Francigena da Canterbury a Roma e verso Santa Maria di Leuca, all’estremità meridionale della Puglia. Un collegamento che unisce l’Europa dei popoli e delle culture, toccando 5 Paesi, 16 regioni e più di 600 comuni.

La Via attraversa il Kent nel Regno-Unito, le regioni Haute-de-France, Grand Est e Bourgogne-Franche-Comté in Francia, i Cantoni Vaud e Vallese in Svizzera e le Regioni Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana, Lazio, Campania, Basilicata, Puglia e lo Stato del Vaticano nella penisola italiana.

È caratterizzata da sentieri di montagna, mulattiere di pietra, vie campestri e viabilità minori, senza traffico, su strade bianche tra i cipressi, oppure ombreggiate da solenni pini domestici. Sotto i piedi dei viaggiatori scorrono le più antiche strade d’Europa con segnavia che guidano lungo il cammino. Il percorso ufficiale della Via Francigena —praticabile a piedi, in bicicletta e parzialmente a cavallo— è sicuro, facile, privo di difficoltà tecniche ed accuratamente studiato per essere accessibile a tutti e a tutte le età.

Il Cammino Iniziatico di Santiago in Messico

Venerdì scorso, 12 aprile, la ministra del Turismo dello Stato messicano di Querétaro, Adriana Vázquez, ha presentato il grado di avanzamento del Cammino Iniziatico di Santiago, un percorso di 127 chilometri in una delle regioni del Paese con la maggior varietà di attrazioni per praticare l’ecoturismo e il turismo sportivo.

Il percorso —il cui nome si ispira alla denominazione originale della capitale dello Stato in cui si trova, Santiago de Querétaro— attraversa quattro comuni della Sierra Gorda —Pinal de Amoles, Landa de Matamoros, Arroyo Seco e Jalpan de Serra— e sarà suddiviso in sei tappe, ciascuna compresa tra 16 e 28 chilometri, consentendo ai viaggiatori di immergersi nella ricchezza culturale e naturale della regione.

Lungo il percorso, i podisti avranno l’opportunità di scoprire la biodiversità e i microclimi che caratterizzano il territorio, oltre a visitare le Missioni Francescane presenti nella zona, dichiarate Patrimonio Culturale dell’Umanità dall’UNESCO nel 2003.

Allo stesso modo, saranno accessibili una zona archeologica, cinque musei, sette siti religiosi e i viaggiatori potranno ammirare le cascate, sorgenti e dighe che adornano il percorso.

Foto: challengeinternacional.com

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Il Tevere da Todi alla Città Eterna tra storia, mito e natura

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1600x1000 il tevere da todi heroSiete pronti ad andare alla scoperta di uno dei luoghi più suggestivi d’Italia, culla di antiche civiltà e protagonista di tante pagine della storia d’Italia? Il fiume Tevere nasconde lungo il suo corso dei gioielli di rara bellezza, da borghi antichi a dolci colline e meravigliose oasi naturalistiche in grado di sorprendere e appagare proprio tutti: gli amanti della fotografia, gli appassionati di borghi e storia, coloro che sono in cerca di adrenalina e sport outdoor.

Da Todi a Corbara, passando per Alviano, Nazzano e, ovviamente, la Città Eterna. Ecco un itinerario di 7 giorni all’insegna della sostenibilità per fare un tuffo nella storia del Tevere tra mito e natura.

Lago di Corbara, tra grotte suggestive

Il nostro itinerario inizia da Todi, una delle città più affascinanti dell’Umbria, conosciuta per le sue origini etrusco-romane. Da Piazza del Popolo, cuore del borgo su cui affacciano palazzi civili e religiosi, si parte a piedi o in bici alla scoperta del Parco fluviale del Tevere.

Avvicinatevi al corso del fiume e cominciate l’avventura. Qui le acque del Tevere hanno dato origine a paesaggi davvero particolari, come le rive alte e frastagliate delle Gole del Forello, che arrivano quasi a 200 metri nei punti più alti. Se amate l’arrampicata, qui trovate una falesia attrezzata con circa 20 vie, da affrontare in primavera e autunno o nelle mattine d’estate.

Molto suggestive sono le grotte dell’area delle Gole del Forello, nei dintorni del Lago di Corbara, punto di arrivo di questa prima tappa.

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Baschi, alla scoperta del borgo arroccato

Dopo aver goduto dei paesaggi che circondano il Lago di Corbara, e con un pizzico di fortuna aver avvisato gli aironi che popolano l’area protetta del Parco Fluviale del Tevere, potete ricominciare a camminare, o pedalare. Tra ulivi e vigneti di grande impatto visivo e tante occasioni per scattare foto suggestive, raggiungerete l’area archeologica di Scoppieto. Qui il fiume scorre a poca distanza dalle rovine e vi riporterà indietro nel tempo, quando il Tevere era fondamentale per trasportare merci in tutto il bacino del Mediterraneo. Dopo esservi lasciati alle spalle il sito archeologico, proseguite alla volta di Baschi, piccolo borgo arroccato che vi saprà stupire.

Giorno 3

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Lago di Alviano, Oasi WWF

La terza tappa della discesa lungo il Tevere inizia lasciando il borgo di Baschi. Prima di mettervi in cammino, però, concedetevi una visita all’Antiquarium Museo Archeologico che conserva molti reperti rinvenuti a Scoppieto.

A piedi, in bicicletta, o a colpi di pagaia, raggiungete il vicino Lago di Alviano, Oasi WWF protetta. Qui il fiume si placa e l’acqua, interrotta da una diga, si allarga e si lascia bloccare dalla natura tra splendidi e inaccessibili canneti, giunchi e ciuffi di iris gialli.

Il lago è bassissimo, non supera i 30 centimetri di profondità, e le sue acque sono limpide e brulicanti di vita. Se avete scelto di esplorare questo luogo magico a piedi, potete approfittare dei camminamenti e delle passerelle sull’acqua per raggiungere le torrette di avvistamento da cui poter ammirare i tantissimi nidi nelle numerose isole artificiali al centro del lago. E, al tramonto, preparatevi a uno spettacolo davvero mozzafiato.

Giorno 4

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Attigliano, terrazza naturale sul Tevere

Il quarto giorno è dedicato alla scoperta di una parte di pianura attraversata dal Tevere al confine tra Umbria e Lazio. Dal Lago di Alviano proseguite per la Fonte di Ramici da cui sgorga acqua sulfurea dalle ottime proprietà curative e digestive. Nei pressi della sorgente c’è anche un parco termale, ideale se volete regalarvi qualche momento di relax. Dopo un primo tratto in pianura incontrerete qualche saliscendi tra i terrazzi fluviali generati dalle piene del Tevere, ma non temete: superati i vari dislivelli si ritorna in piano fino a raggiungere Attigliano, meta della giornata: una vera terrazza naturale sulla Valle del Tevere con un centro medievale perfettamente conservato. Pronti a gustare una cena con i generosi prodotti tipici del territorio?

Giorno 5

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Civita Castellana, gioiello dell’Agro Falisco

Il viaggio riprende da Attigliano attraverso paesaggi incontaminati che vi condurranno in un Lazio affascinante e inconsueto. Le tante attrazioni storiche e naturalistiche sono visibili ad occhio nudo: mentre procedete verso sud vedrete allontanarsi i Monti Amerini e in poco tempo arriverete al borgo laziale di Orte: il centro storico è ben conservato e ha come centro nevralgico Piazza della Libertà, luogo di incontro e di festa per tutti gli abitanti.

Dopo un po’ di esplorazione potete rimettervi in marcia verso sud, tenendo il fiume Tevere come riferimento. Arriverete così a un altro borgo di rara bellezza: Civita Castellana, il borgo più grande del territorio denominato Agro Falisco. Imperdibile, bello nel suo tessuto urbano e meraviglioso grazie alle sue terrazze che dominano la Valle del Tevere. È la degna meta della quinta giornata di avventura.

Giorno 6

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Nazzano, il borgo a spirale

Il risveglio a Civita Castellana è splendido: prendetevi del tempo per assaporare l’aria pura e i ritmi lenti del vivere quotidiano. Vi aspettano poco più di 24 chilometri da percorrere tra le verdi campagne in direzione Ponzano Romano. Superato il borgo, con una piccola deviazione avete la possibilità di fare una pausa all’approdo di Filacciano per poi continuare lungo una ciclabile che costeggia la riva sinistra del fiume. Dopo aver attraversato anche Poggio Mirteto vi ritroverete a Nazzano, un bel centro medievale caratterizzato da una struttura architettonica a spirale e dominato dallo spettacolare Castello di pietra da cui ammirare il Tevere e la vallata dall’alto. Imperdibili anche una visita al Museo del Fiume e un giro nella vicina Riserva Naturale Tevere-Farfa.

Giorno 7

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Roma, la Città Eterna

Il traguardo di quest’ultimo giorno, e di tutto l’itinerario lungo il Tevere, si taglia a Roma. Dopo aver esplorato la Riserva Nazzano Tevere-Farfa per godere pienamente delle sue bellezze naturali, potete rimettervi in viaggio verso la Capitale costeggiando le acque del Fiume Biondo. Il percorso è lungo, ma facile da affrontare, circondato dalla natura incontaminata nei primi chilometri e costellato dalle meraviglie architettoniche della Città Eterna nell’ultimo tratto. La destinazione finale di questo tragitto è l’iconico Castel Sant’Angelo, che vi accoglierà nel cuore della Capitale col suo maestoso ponte.

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